Archivio Temporale
NUOVA LOTTERIA ITALIA: DECRETO FLUSSI!
Dom, 17/02/2008 - 20:34Sono le 17 e a piazza Santissimi Apostoli c’è ancora poca gente. I poliziotti si guardano attorno un tantino confusi, aspettando l’arrivo delle masse di migranti. Fra oggi e domani, in tutta Italia, sono previste mobilitazioni contro il decreto flussi. Qualche romano ignaro si guarda attorno domandandosi perché, in giro, c’è così tanta polizia. “Verrà qualcuno di importante!”, esclama un signore di mezza età. E invece no, oggi non viene nessuno di importante. Oggi vengono i migranti, vengono a protestare contro il decreto flussi, contro il “click –day”, contro “l’ansia da pulsante”. Perché di ansia si è trattata. Le richieste di lavoro, teoricamente fatte dai padroni italiani, sono state per gli stranieri una fonte di speranza non indifferente. La possibilità di essere regolarizzati, in un paese che troppe volte li giudica invisibili, ha reso gli stranieri euforici e al contempo inquieti. A dicembre, quando le domande furono spedite, file di immigrati si posizionarono davanti agli internet point, ad aspettare le otto del mattino, a litigare per un computer, pronti a premere il pulsante “invio” in tempo, prima delle otto e cinque. Un trattamento ansiogeno. Le domande dovevano essere spedite, teoricamente, dal datore di lavoro, rivolte ad uno straniero che, altrettanto teoricamente, non aveva mai messo piede in Italia. Nella pratica, a compilare il questionario e a premere il pulsante furono gli stranieri già presenti nel nostro territorio. Una finta legalizzata. Un ottimo modo per speculare sulla pelle di chi non ha diritti. Un giusto proseguimento della tanto discussa Bossi-Fini.
Alle 17 e 05, a piazza Santissimi Apostoli, inizia ad arrivare la gente. Sono africani, bangladesi, indiani, sud americani, uniti da un unico grido, l’accettazione di tutte le domande presentate per il decreto flussi. Accanto a loro numerose associazioni. C’è il centro sociale ex-Snia, c’è INsensINverso, l’Arci, Senza Confini, Lunaria e Action. C’è un movimento nascente, il Coordinamento Romano per la Promozione della Libertà di Movimento; ci sono i singoli cittadini e i semplici curiosi. C’è molta polizia che però ride e scherza con i manifestanti. Mohammed, del Bangladesh, dice, “Sono in Italia da cinque anni e sono clandestino, sono un venditore abusivo, vendo vestiti; vorrei vivere qui in Italia senza problemi, vorrei pagare le tasse e non essere costretto a scappare; ma non posso, non ho il permesso di soggiorno”. C’è Huda, “Ho fatto la domanda attraverso il padronato, so che, se non la inviavi entro le otto del mattino non c’erano speranze, la mia è arrivata alle undici”. C’è Luis, “Ho paura di uscire da Magliana, il quartiere dove vivo, ho paura che la polizia mi fermi e mi spedisca in un CPT”. C’è molta gente, a piazza Santissimi Apostoli, e ognuno porta in strada la sua voce, il suo dissenso. Un dissenso accumulato da anni di diritti negati e frasi non dette. Un dissenso accumulato da 700.000 domande, quelle presentate per il decreto flussi. “Ne accettano solo 170.000”, mi dice Enrica, un avvocato che da anni si batte per i diritti dei migranti. A piazza Santissimi Apostoli si respira una bella aria, in giro ci sono decine di uomini provenienti dalle parti più disparate del mondo, molti li chiamano “gli invisibili”. Un nome azzeccato. Alle 19 e 30 la delegazione sale a parlare con il prefetto. Gli altri restano giù, in strada. La delegazione, dodici persone scelte fra migranti e membri delle varie associazioni, entra in prefettura, pronti a presentare una serie di domande al prefetto di Roma. Prima consegnano i documenti al poliziotto all’entrata, poi salgono due piani di scale, superano un piccolo corridoio e vengono accolti da una signora gentile che li fa accomodare in una grande stanza. La stanza che li attende ha un soffitto dove è dipinto un affresco elegante. Nazim, un bangladese con regolare permesso di soggiorno, osserva esterrefatto la bellezza del disegno, i colori compatti che vanno sfumando lentamente, “Questa è casa mia”, scherza con gli altri. Ma non è casa sua, casa sua è molto più piccola, e non ha i soffitti dipinti. Quando il prefetto entra saluta tutti stringendo le mani. Poi comincia la discussione. La richiesta della delegazione è semplice, accettare tutte le domande presentate. Il motivo altrettanto semplice, il decreto flussi è una finta plateale. Un terno al lotto che riempie i migranti di false speranze. Il prefetto ascolta tutti con attenzione. Ascolta le parole degli uomini e delle donne seduti attorno a lui. La proposta, unica, delle differenti realtà presenti. Promette di parlare con Amato e Ferrero. Promette di riferire, di confermare. Dice che non può infrangere la legge, che è importante seguire le istanze, che è contento di vedere un gruppo così omogeneo. Parla molto, il prefetto, usando parole di conforto. Ma non dà garanzie. Non si sbilancia. Viene tirato fuori il problema del Bangladesh, paese martoriato dal ciclone Sidr, e il prefetto conferma l’annullamento temporaneo delle espulsioni, ma nulla di più. Quando la delegazione scende in strada si sono fatte le nove di sera. Sotto sono rimasti in pochi, in attesa. Fa freddo e Islam dice, “Mi si sono surgelati i piedi”. Domani, in altre città, verranno presentate le stesse richieste che sono state fatte a Roma. Domani, in altre città, i migranti scenderanno in piazza. Dal nord al sud la domanda salirà in alto, nei palazzi del potere. Accettare tutte le richieste. Annullare la finta del decreto flussi, dare visibilità a chi non ce l’ha.
X-Rated Iraq -- A Tortured Story
Dom, 17/02/2008 - 20:30X-Rated Iraq -- A Tortured Story
By Captain Eric H. May
Military Correspondent
"The most fun thing? Definitely the women." -- Soldier X
An anonymous man wearing a US Special Forces T-shirt is a war criminal, if his three-minute YouTube interview is to be believed. In it, he claims to have taken part in routine torture of Iraqis -- Hajji's in soldier slang -- in the infamous Abu Ghraib prison, and to have been part of a scheme with other guards to prostitute a 15-year-old Iraqi girl who later hung herself.
YouTube continues to be the worst nightmare of a White House that has practiced infowar -- the militarization of information -- since 9/11. I heartily encourage each of my readers to view the clip, then make his or her own decision as to whether or not to believe that Soldier X is in earnest, as my military contacts and I believe, or is part of a well-acted hoax, as Bush apologists are arguing: http://www.youtube.com/watch?v=fQnv2H4uv08
If Soldier X is telling the truth, he isn't telling us anything new. In April 2004 American journalist Seymour Hersh was writing in articles and saying in interviews that the shocking treatment of Iraqi prisoners in Abu Ghraib, proved by photographs, was systemic, encouraged and enabled by the CIA, and was expressly okay-ed by the Bush administration.
The CIA showed us a lot of shit, man. -- Soldier X
It bears remembering that the US government and the US media collaborated to keep the vast majority of the photographic record detailing torture, rape and murder from the American people and the international community. While endless images of 9/11 were completely kosher for broadcast and print by a cheerleader media that took its signals from a cheerleader-in-chief, the images of our war crimes were not.
It all started at Guantanamo Bay, apparently, and was exported to Abu Ghraib in September, 2003 along with Major General Geoffrey Miller, the Gitmo commandant who was willing to teach the special touch to our soldiers in Iraq. Specialist Alyssa Peterson, a former Mormon missionary and military intelligence soldier serving in the US detention apparatus in Iraq, made strong objections to what she saw after Miller took charge in Iraq -- and died from a shot in the head a few days later. Military officials at first called it a weapons discharge, then later labeled it a suicide.
A few days earlier, Captain James Yee, a veteran of the first Iraq war and West Point graduate, had been arrested and detained as he traveled to the US from Gitmo, where he was serving as a Muslim chaplain. The military would later release and discharge him without charges, after months of media repetition of the official line, which was that he was a traitor. When he was arrested I wrote an e-mail to my friend Chase Untermeyer, a former Assistant Secretary of the Navy, guessing that the chaplain was trying to make a report of abuses. Ever cynical, I even suggested that torture and sexual degradation were at the bottom of it all -- and am sorry to find that I was right. Citizens who have heard ad nauseum that there's no way we could have seen Abu Ghraib coming should read my e-mail to Untermeyer: http://www.ghosttroop.net/untermeyersep22.htm
"What's the big deal about making a Hajji walk around like a dog and bark?" -- Soldier X
Infowar is still being waged against the American people by my former colleagues in military public affairs and the mainstream media. Accordingly, not one in a hundred Americans has a clue that the five-year war in Iraq, once sold to us as a spring fling to quickly snatch up WMD's and liberate a pro-US Iraqi people, has resulted in around one million Iraqi dead and four million Iraqi refugees. Like the misinformed masses of Orwell's Oceania, most Americans don't even realize that the current official objective of fighting Al Qaeda in Iraq wasn't always the objective.
One of the lessons of Abu Ghraib is that we are now fighting a genocidal war against Arabs for oil, just as we once fought a genocidal war against Indians for land. Soldier X, who believes that all Arabs are guilty, is a brutal reminder of the innumerable soldiers who once believed that the only good Indian was a dead Indian. Like the Indians of yesteryear, the Arabs of today have what we want. In such cases, it has always been necessary for our nation to be deceived into thinking that extermination is self defense, and that the human beings we are exterminating aren't very human anyway.
Another lesson of Abu Ghraib is that torture, rape and murder are things that can quite easily be taught to the boy or girl next door. There is no immunity in the American character to war crime -- nor is there any assurance that what we practice abroad will not be practiced against us at home. In the last week, President George Bush has argued the benefits of torture; presidential candidate Senator John McCain has decided that his former dislike of torture was misplaced; Attorney General Michael Mukasey has refused to define waterboarding as torture; and Supreme Court Justice Antonin Scalia has expressed the opinion that torture is not unconstitutional. General Sherman was right when he said that war was hell, and these are the devils who guide us to it as they order lesser demons like Soldier X to do their bidding.
* * *
Captain May is a former Army military intelligence and public affairs officer, as well as a former NBC editorial writer. His political and military analyses have appeared in The Wall Street Journal, The Houston Chronicle and Military Intelligence Magazine. His homepage is: http://www.spiritone.com/~pazuu/pow-mia/Ghost_Troop_Ca...
Le lotte dell'umanità contro il neoliberismo
Dom, 17/02/2008 - 20:09
Le lotte dell'umanità contro il neoliberismo
Sabato 23 febbraio
CSOA Corto circuito
Via Filippo Serafini 57 - Roma
Ore 10.00
La Guerra Globale, i suoi fronti si allargano e si diversificano alla conquista delle risorse del pianeta, dei beni comuni, cancellando lotte e diritti delle donne e degli uomini del mondo.
Ne discutiamo con
·Alberto Sciortino, autore e coordinatore di progetti di sviluppo in Africa
·Alberto Castagnola, economista, formatore
·Roberto Zanini, redazione esteri de Il Manifesto
Ore 15.00
LABORATORIO SUD AMERICA: popoli che costruiscono pratiche di alternativa al neoliberismo
Ne discutiamo con
·Geraldina Colotti, Le Monde Diplomatique
·Aldo Garzia, giornalista, scrittore
Voci dal Sud America
·Sergio Ciancaglini, docente di comunicazione sociale a Buenos Aires, attivista della coop.LAVACA e autore del libro Sin Patron sull'esperienza delle fabbriche recuperate argentine
·Simona Granati, Ya Basta Moltitudia, l'autogoverno e la resistenza nelle comunità zapatiste del Chiapas
·Giuseppe De Marzo, A Sud, Dalla difesa dei beni comuni ad una democrazia della Terra. Il laboratorio Bolivia.
Sandra De Prada, la casa femninista de rosa, centro autogestito dalle donne e movimenti sociali a Quito, Equador
Action Diritti In Movimento
www.actiondiritti.net
Agguato fascista
Dom, 17/02/2008 - 19:25
A pochi giorni dalla data in cui Valerio Verbano venne ucciso nel 1980, questo pomneriggio ad un altro ragazzo della stessa età, 19 anni, è stato teso un agguato da 2 fascisti, sotto casa, in zona Vigne Nuove.
Il ragazzo, impegnato nella lotta all'interno delle scuole, è dovuto ricorrerre a punti di sutura in testa per i numerosi colpi ricevuti con un tirapugni.
Assemblea e conferenza stampa il 18 febbraio alle ore 12 presso l'Horus Occupato, in piazza Sempione.
Un'altra aggressione dopo quella avvenuta ai danni di un attivista di Action mentre lavorava.
Il 22 febbraio 2008, alle ore 17, corteo contro precarietà, fascismo e razzismo, a seguire inaugurazione della palestra "Valerio Verbano" e Dance Hall.
- Prossimi appuntamenti:
- 26 febbraio: Fuori il fascismo dalle scuole, appuntamento in mattinata sotto l'Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, in Via Ostiense 131 [Rassegna Stampa]
- Aggiornamenti:
- 22 febbraio: foto dal corteo [1,2,3]
- 21 febbraio: occupato ufficio scolastico regionale
- 20 febbraio: mobilitazione studenti del Ripetta
- 19 febbraio: Corteo studenti del Mamiani
- 18 febbraio: Liceo Virgilio occupato questa mattina dagli studenti in solidarietà al ragazzo aggredito. portate appoggio e solidarietà
NO ALL’ESTRADIZIONE, NO ALL’ESPULSIONE DI AVNI ER E ZEYNEP KILIC
Dom, 17/02/2008 - 12:17Il 1 aprile 2004 un’operazione repressiva di dimensioni internazionali organizzata dalle Autorità turche in collaborazione con le Autorità di vari Stati europei, provoca l’arresto di 82 persone in Turchia e 59 persone tra Germania, Olanda, Belgio e Italia. Sono giornalisti della stampa di opposizione, membri di organizzazioni democratiche di massa, avvocati, architetti, artisti, ex prigionieri politici, tutti impegnati nel campo dei diritti umani e dell’informazione.
Tra di essi, i militanti comunisti Avni Er (turco) e Zeynep Kiliç, (curda, il cui vero nome è Nazan Ercan), che svolgevano qui in Italia, a Perugia, uno strenuo lavoro di contro-informazione sulla politica fascista e criminale dello Stato turco. Avni Er e Zeynep Kiliç sono, di tutti gli incriminati dell’operazione internazionale del 2004, le uniche due persone ad essere ancora oggi rinchiuse in un carcere.
La Corte di Assise di Perugia, il 20 dicembre 2006, li ha condannati infatti a 7 e 5 anni di detenzione per “appartenenza” al DHKP-C, un partito comunista della sinistra rivoluzionaria turca inserito nelle famigerate liste nere stilate dall’Unione Europea dopo l’11 settembre.
E recentemente, il 23 gennaio 2007, la Corte d’Appello di Perugia ha confermato le condanne di primo grado, con l’espulsione dal territorio italiano a fine pena.
Alcune cifre della repressione in Turchia: 4 i colpi di stato dalla fondazione dello Stato turco (l’ultimo nel 1980); 30.000 i Kurdi uccisi, 8.000 i villaggi bruciati e centinaia di migliaia i profughi della guerra del Kurdistan turco del 1990; 21 le prigioni che, il 19 dicembre del 2000, per 4 giorni vennero assaltate da 8 battaglioni della gendarmeria e 8.335 i soldati utilizzati per stroncare la resistenza dei detenuti che si opponevano al trasferimento nelle celle di isolamento di tipo-F, 20.000 le bombe lanciate nei dormitori, 28 i prigionieri assassinati e circa un migliaio quelli feriti e/o violentati in questa operazione definita cinicamente “Ritorno alla vita”; 122 i martiri dello sciopero della fame fino alla morte contro la violazione dei diritti umani e l’isolamento carcerario; 2.000 i prigionieri politici, decine gli intellettuali minacciati dall’estrema destra al potere e parecchie migliaia i mandati d’arresto internazionali contro gli oppositori in esilio……..
Cos’è terrorismo? Chi sono i veri terroristi? Per permetterci di rispondere correttamente a questa domanda Zeynep e Avni si sono posti contro chi per interessi finanziari enormi promuove l’immagine di una Turchia democratica, pronta a fare il suo ingresso nella democratica Europa. Per questo essi si sono meritati l’accusa di terrorismo internazionale, per questo essi ora rischiano l’estradizione o espulsione…..verso la tortura.
Per Avni infatti le Autorità turche hanno avanzato una richiesta di estradizione su cui la Corte d’Appello di Sassari, che doveva pronunciarsi il 7 febbraio, ha espresso dei dubbi rinviando la sentenza al 10 aprile 2008.
Per Zeynep qualora fosse scongiurata l’estradizione in Germania, già accolta dall’ex ministro Mastella, persiste l’imminente rischio di espulsione verso la Turchia ad aprile prossimo quando avendo scontato i 4/5 della sua pena, sarà, secondo la legge, liberata.
Le Autorità italiane procedendo all’estradizione o/e espulsione di Avni Er e Zeynep Kiliç consegneranno due oppositori politici nelle mani dei loro aguzzini, contravvenendo alle stesse norme di diritto internazionale che non consentono di rimpatriare verso paesi che praticano la tortura e violano i diritti democratici, ignorando altresì quanto sentenziato il 23.01.2008 dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) che ha riconosciuto le procedure impiegate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CSNU) e dalla UE- al fine di iscrivere sulla lista nera i nomi di coloro che sono sospettati di avere presunti legami con il terrorismo- lesive dei diritti umani fondamentali e “completamente arbitrarie”.
In Europa il 7 febbraio 2008 la Corte d’Appello belga di Anversa, chiamata ad esprimersi sul caso di 11 presunti membri del DHKP-C, anch’essi oppositori politici del regime di Ankara, recependo positivamente quanto sentenziato dal Consiglio d’Europa, ha rifiutato di criminalizzare il DHKP-C (in relazione alla sua presenza in Belgio e alle azioni che questa organizzazione ha condotto in questo stato, il DHKP-C non può essere considerato né un’associazione di malfattori, né un’organizzazione criminale, né un gruppo terroristico) ed ha prosciolto tutti gli imputati di quel processo dall’accusa di appartenenza ad una organizzazione "criminale e terroristica".
I processi contro Avni e Zeynep sono stati processi sommari, che hanno leso ripetutamente i diritti della difesa e accolto “per oro colato” testimonianze a carico degli imputati rese da ufficiali di collegamento turchi “incappucciati”.
Le accuse mosse contro i due militanti sono inconsistenti ed errate.
Lottare contro l’estradizione e/o espulsione di Avni e Zeynep significa lottare in difesa delle libertà democratiche, contro ogni forma di fascismo, contro la persecuzione dei comunisti, dei rivoluzionari e dei progressisti; significa lottare in definitiva contro la barbarie del sistema capitalista unica vera causa dello sfruttamento, della miseria e delle guerre.
Invitiamo tutti a esprimersi pubblicamente contro l’estradizione e/o espulsione dei compagni Avni Er e Zeynep Kiliç inviando telegrammi e fax di protesta al Ministero di Giustizia, Via Arenula 70, 00186 Roma. Fax:+39 06.68897777. Inviare una e-mail per conoscenza all’Associazione Solidarietà Proletaria (ASP), e-mail: Ass-solid-prol X6u libero.it
Firma l’Appello
“NO ALL’ESTRADIZIONE, NO ALL’ESPULSIONE DI AVNI ER E ZEYNEP KILIC” inviando una e-mail a Ass-solid-prol@libero.it
Sit In Contro il rifinanziamento delle guerre Montecitorio
Dom, 17/02/2008 - 04:07COMUNICATO STAMPA URGENTE
Ritirate subito
le truppe italiane dai fronti di guerra
Non votate quel decreto
Mercoledi 20 ore 16 manifestazione sotto Montecitorio
L'uccisione di un
altro militare italiano sul fronte di guerra in Afghanistan (sono ormai
tredici i soldati uccisi in questi anni), conferma la validità della
richiesta del ritiro immediato delle truppe italiane dall'Afghanistan e
dagli altri teatri di conflitto
La prossima settimana alla Camera e
quella successiva al Senato si discuterà ancora una volta del decreto
che finanzia e approva le missioni militari italiane all'estero.
Il
Patto permanente contro la guerra chiede ad ogni singolo parlamentare
di votare contro l'intero decreto di rifinanziamento delle missioni di
guerra e su questo lancia un appello alla mobilitazione a cominciare
dal 20 febbraio sotto alla Camera. Sulle missioni di guerra ormai non
sono accettabili né credibili i distinguo che abbiamo sentito ripetere
in questi mesi.
Un altro soldato italiano è stato ucciso ma il
numero degli afghani uccisi in questa assurda guerra, più civili che
militari, è ancora sconosciuto sia a noi che all'intera opinione
pubblica e continua a ispirarci rabbia e vergogna come per tutte le
vittime di guerra - italiane e straniere - delle nostre finte "missioni
di pace".
PERCIO' CHIEDIAMO IL RITIRO IMMEDIATO DALL'AFGHANISTAN
E DA TUTTI I FRONTI DI GUERRA, CONDIZIONE INDISPENSABILE PER UNA
SVOLTA IN POLITICA ESTERA ED UNA VERA POLITICA DI PACE.
Primo
appuntamento MERCOLEDI' 20 FEBBRAIO a Montecitorio
Il Patto
permanente contro la guerra
HeavyVat
Dom, 17/02/2008 - 01:46
Il metallo è un materiale che riflette la luce,
una religione è un complesso di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali, mediante cui un gruppo umano esprime un rapporto con qualche ordine soprannaturale o realtà ultraterrena. Una religione contiene sistemi di valori e significati che investono la condizione umana, l'esistenza, l'ordine cosmico, e spesso altri aspetti della vita. Le religioni sono sempre in qualche misura istituzioni sociali. Caratterizzò non solo gli anni settanta, ma anche gli ottanta e parte dei novanta oltre che nel Regno Unito, anche negli Stati Uniti. Dall'hard rock derivano altri generi musicali di grande popolarità, e in particolare l'heavy metal.