Comunicati / Volantini

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Archivio Temporale

Data

foto corteo Valerio Verbano _03

Autore:
nkh
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Sommario:
Il ricordo va inevitabilmente a Renato Biagetti, a Roberto Scialabba, alle tante vittime dal fascismo vecchio e nuovo.

Quel fascismo che ancora oggi è matrice di agguati squadristi, come quello subìto domenica scorsa da Simone, pochi isolati più in là.

E poi l'arrivo in palestra: l'entusiasmo, la partecipazione, lo spazio aperto, il futuro. Sul muro un enorme ritratto di Valerio. Anche dal suo sguardo traspariva sorniona la soddisfazione.

foto corteo Valerio Verbano _02

Autore:
nkh
immagine:
Sommario:
Almeno in duemila sciamano per Montesacro e Tufello in modo consapevole, senza smettere mai di comunicare. Un corteo maturo e innocente allo stesso tempo che ha riempito il cuore di molt*.

Durante il percorso i diversi approfondimenti sulle condizioni di lavoro e le morti nei cantieri, sulle derive autoritarie del proibizionismo, sulla città ostaggio dei palazzinari, sui diritti violati delle donne, sulla recrudescenza neofascista nelle scuole e nei quartieri.

foto corteo Valerio Verbano _01

Autore:
nkh
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Sommario:

Come ogni 22 febbraio c'è movimento in via Monte Bianco, sotto casa di Valerio Verbano. Quest' anno però c'è più gente del solito ad affollare la strada. Ci sono un sacco di ragazze e ragazzi, insieme alle compagne e i compagni di vecchia data. C'è la Roma antifascista di ieri e di oggi, ci sono i contenuti e l'impegno che i movimenti esprimono ogni giorno.

Minacce mafiose e fasciste ai compagni del PCL Enna

autore:
Micio

minacce mafiose e fasciste ai compagni del Partito Comunista Dei Lavoratori di Enna,
l'unico partito che si contrappone a centrodestra e centrosinistra alle prossime elezioni
http://it.youtube.com/watch?v=jVQO8IqrfZM

un tale della Fiamma Trcolore ha minacciato i compagni del PCL

"Mitrovica, manifestazione studenti simula morte diritto internazionale"

autore:
Matteo
Sommario:
Testimonianza di uno dei partecipanti alla delegazione dell'Associazione per la Pace a Mitrovica in Kosovo

Mitrovica 21 febbraio, ore 23
Stasera a Mitrovica si respira una tensione maggiore
rispetto ai giorni scorsi, sia perché le notizie
provenienti da Belgrado fanno temere che gli scontri si
possano spostare nelle città del Kosovo, sia perché un
paio di ore fa si è sentita una forte esplosione nella
zona nord. Dalle telefonate che ovviamente si stanno
susseguendo qui alla sede dell’Associazione per la Pace
pare che si tratti, come nelle occasioni precedenti, di un
ordigno contro un edificio, in questo caso contro il
tribunale, che si trova nelle vicinanze del palazzo
dell’Eulex a Mitrovica nord.
Mentre scrivo stiamo discutendo sulle attività di domani,
siamo in cinque, in una stanza fumosa con della buona
cioccolata per smorzare il momento. Gianna, Monica, Farshid
e Guido di Assopace hanno una lunga esperienza in diversi
contesti di crisi, e conoscono bene Mitrovica e le sue
dinamiche.
Anche qui tra noi sale la preoccupazione, come è naturale,
ma allo stesso tempo si rafforza la volontà di continuare
a dare all’esterno notizie oggettive, prive di
quell’enfasi sensazionalistica che rischia solo di
accentuare inutilmente il clima di tensione e la paura.
In questo senso devo raccontare di un’altra giornata senza
incidenti seppur movimentata. Si è svolta regolarmente la
manifestazione degli studenti di Mitrovica nord, che per il
terzo giorno consecutivo anche oggi alle 12.44 hanno
marciato dall’Università fino alla piazza davanti al
ponte che divide la città.
La coreografia oggi è stata molto ben studiata e
decisamente originale.
Arrivati alla piazza gli studenti hanno simulato la morte
del diritto internazionale. Alcuni ragazzi che indossavano
fasce con i nomi degli Stati che hanno riconosciuto il
Kosovo (Stati Uniti, Italia, Francia, Germania,…) hanno
finto di uccidere un altro ragazzo con la fascia con scritto
“diritto internazionale”.
Il “diritto internazionale” steso a terra veniva soccorso da una
ragazza che rappresentava la Russia, che fingeva una
respirazione artificiale e un massaggio cardiaco. Alla fine,
il “diritto internazionale” morto veniva coperto da una
bandiera della Serbia.
Il corteo era aperto da studenti che portavano le immagini
dei capi di governo dei paesi sopracitati con la scritta “Wanted”.
Tra le bandiere sventolate al corteo, oltre a quelle serbe,
erano presenti anche una bandiera spagnola e una greca.
Gli studenti hanno organizzato un loro servizio d’ordine
per prevenire provocazioni o violenze da parte dei
partecipanti. Durante i discorsi tenuti, sono stati fatti
anche in inglese appelli decisi affinché non ci fossero
azioni violente e affinché venisse accettata pacificamente
anche la presenza degli internazionali e dei giornalisti.
Bisogna riconoscere che una troupe albanese è stata
allontanata un po’ bruscamente e con decisione
accompagnata al ponte, ma non in maniera così violenta
come ho letto in alcune agenzie. La manifestazione in
generale, molto rumorosa e partecipata, si è svolta in
maniera assolutamente pacifica, come nei giorni scorsi.
Matteo

Comunicato stampa - Mitrovica, 21-02-08

autore:
Associazione per la Pace
Sommario:
Comunicato stampa della delegazione dell'Associazione per la Pace a Mitrovica in kosovo

Dal 19 febbraio alle 12.44 gli studenti dell’Universita’di Pristina con sede nella parte nord di Mitrovica stanno manifestando la loro contrarieta’alla proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo.
12.44 come momento simbolico per richiamare l’attenzione sulla violazione della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La loro protesta e’ nella forma e nei contenuti pacifica e nonviolenta, il loro sforzo di mantenere le distanze dalle frange piu’ estreme e di controllare che nessuno risponda a provocazioni o crei disordini va sostenuto e rispettato.
Facciamo appello in questi giorni, soprattutto ai mezzi di informazione internazionali presenti a Mitrovica e in tutto il Kosovo di non creare inutili tensioni attraverso la diffusione di notizie false su atti violenti accaduti nella citta’di Mitrovica, notizie che possono diventare un boomerang pericoloso e compromettere gli sforzi degli organizzatori e dei manifestanti nel concentrare l’attenzione sui contenuti della protesta evitando che l’accendersi di scoppi di violenza annullino il significato delle inizative del 12.44.

Le organizzazioni promotrici continuano, inoltre, a sottolineare in questi giorni come le loro manifestazioni non sono rivolte contro la comunita’ albanese ma contro l’incapacità politica della comunità internazionale di arrivare ad un compromesso che soddisfi le esigenze delle due maggiori comunità presenti in Kosovo.
In questo momento cosi’ delicato per questa citta’ e per l’intero paese e’ importante informare su quanto sta accadendo, contribuendo a tenere bassa la tensione e a focalizzare l’attenzione su tutti quei manifestanti, che rappresentano le diverse componenti della societa’ civile serba e kosovara che attendono dalla comunita’ internazionale delle risposte.

da Mitrovica - Delegazione dell'Associazione per la Pace

Il Kosovo: un altro stato etnico nei Balcani

autore:
Gianni Rocco - Associazione per la Pace
Sommario:
I dirigenti kosovari hanno dichiarato unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia: è nato un altro staterello etnico nei Balcani.

In piena Europa si fa scempio del diritto internazionale, si contraddicono le risoluzioni dell’Onu, si disegnano nuovi confini, si crea un precedente che potrebbe diventare dirompente. Partendo dal concetto di autodeterminazione, diritto per altro sacrosanto, legandolo però alla etnia si apre una questione che rischia di aprire scenari inquietanti. Perché per gli Albanesi del Kosovo sì e per quelli della Macedonia no? E i Serbi della Bosnia non avrebbero anche loro diritto all’indipendenza? E gli ungheresi della Transilvania? E i Russi della Moldavia che già hanno un loro stato autoproclamato che si chiama Transnistria? E ancora i Ceceni, i Kurdi che da anni la chiedono e qui nell’Unione Europea i Baschi in Spagna, gli Scozzesi in Gran Bretagna, gli Irlandesi dell’Ulster, i Fiamminghi e i Valloni in Belgio, e perché no i cosiddetti “padani” di Bossi qui nel nostro paese? E la lista potrebbe continuare all’infinito.
Ancora una volta l’Unione Europea non ha saputo essere autonoma dalla politica estera americana che ha fortemente voluto l’indipendenza del Kosovo sapendo che questa avrebbe causato nuove divisioni in Europa ed un aumento di tensione nei confronti della Russia che questa indipendenza non voleva. Ora avremo in Europa un altro stato assolutamente non in grado di andare avanti con le sue gambe, privo dei minimi standard democratici, non ha nemmeno una costituzione, senza bandiera perché prende in prestito quella dell’Albania, con una dirigenza impresentabile, sempre sul filo dell’incriminazione presso il tribunale dell’Aja. e con una economia inesistente Sarà quindi uno stato totalmente assistito da ingenti finanziamenti internazionali che, come già abbiamo visto in questi anni, andranno ad alimentare le mafie locali che già controllano il mercato della droga, delle armi e del traffico di esseri umani.
Il Governo Italiano avrebbe potuto opporsi a questa situazione solo se avesse proseguito con forza ciò che ha fatto invece molto timidamente: chiedere cioè la continuazione dei negoziati con la Serbia che già aveva offerto al Kosovo una autonomia molto superiore a quella del nostro Alto Adige. Ma come sempre, come nel 1999 quando la Nato ha fatto una guerra, si diceva allora, per impedire la pulizia etnica degli albanesi da parte dell’esercito serbo senza poi però riuscire ad impedire la contropulizia etnica dei serbi alla fine dei bombardamenti, l’Italia si è adeguata; anche nel ‘99 purtroppo con un governo di centro sinistra con D’Alema, ieri Presidente del Consiglio, oggi Ministro degli Esteri.
Si poteva fare diversamente?
Nel 1991, all’inizio delle tragedie nella ex Jugoslavia, i pacifisti chiedevano uno sforzo politico perché tutti i Balcani venissero integrati nell’Unione Europea. Solo dentro un quadro di questo tipo forse le rivalità etniche e nazionali potevano trovare soddisfazione. Non si è fatto allora e non si sta facendo nemmeno ora. Speriamo solo che le contraddizioni che si aprono con questa proclamazione unilaterale di indipendenza non facciano esplodere nuovamente la violenza i quelle terre già martoriate.

Trasmissione del 19 febbraio

L'aggressione ad un giovane militante e il corteo alla memoria di Valerio Verbano, gli argomenti della trasmissione.

Ascolta e/o scarica qui

I nuovi neofascisti

autore:
rs
Sommario:
Ecco i nuovi fascisti.

ROMA - I balilla che governano la "Cosa nera", parlamento delle scuole romane, non si riconoscono dalla divisa: non ce l'hanno. Nemmeno quella diffusa sui giornali da foto d'archivio: ray-ban a goccia specchiati e bomber di pelle, capelli cortissimi. Non si usa più: sono i più grandi semmai a bardarsi ancora così, gli ultra ventenni e Cesare Previti quando si veste da giovane, la domenica mattina. I ragazzini di 15-17 anni eletti in liste di destra che gestiscono gli 80mila euro della Consulta provinciale studentesca insieme alla gloria di aver defenestrato la sinistra da sempre al potere sono indistinguibili da migliaia di loro simili.

Andrea Moi, 17, presidente della Consulta, è un adolescente con la voce ancora sottile, secondo di tre figli cresciuto in mezzo a due sorelle, vive a Roma Sud - Colli Albani - e va a scuola al Terzo istituto d'arte, fermata della Metro Giulio Agricola. Milita in Azione giovani da quando aveva 13 anni, è in consulta da quando ne aveva 14. Dice che "un tempo a scuola in assemblea si parlava solo di temi difficili e lontani dagli interessi dei ragazzi tipo l'Europa, gli anni Settanta. Ora finalmente di discute di cose che interessano a loro: il caro cd, il caro libri". Va così e attenzione a sottovalutare o liquidare con spallucce la portata dell'onda.

Le battaglie sono per utilizzare l'aula di informatica, mettere i pannelli solari sul tetto, fare più ore di educazione fisica e più gite "a contatto con la natura", possibilmente senza telefonino perché "lo spirito se ne giova". Per avere libri di testo non obbligatori, insomma non studiare la storia solo sul Villari, ma almeno affiancarlo, dice Moi, a "un libro che mi dica che la Rivoluzione francese è stata anche una carneficina e che non liquidi in tre righe la rivolta di Vandea".

A Roma otto anni fa gli studenti di destra eletti nel Parlamento dei ragazzi erano 20 su 400. Oggi sono la maggioranza assoluta, più di 200. Decuplicati. Marco Perissa, 25 anni, responsabile scuola per Roma di An: c'era allora e c'è adesso. Nel '99 era uno dei consiglieri della Consulta, "facemmo il libro bianco sull'edilizia scolastica". Dice: "Ha vinto la destra perché ha perso la sinistra. Ci siamo inseriti nell'antipolitica e abbiamo rubato voti alla sinistra ideologica. Le abbiamo opposto una destra pragmatica: non tutti gli studenti che ci votano sono di destra, anzi. Ci votano perché facciamo le cose. Perché gli anni Settanta sono lontani e non si può restare lì, perché pensiamo all'oggi".

Dunque vediamo, oggi. Oggi al Tufello, periferia romana, c'è qualche centinaio di studenti di sinistra che sfila in mezzo ad una impressionante saracinesca di polizia: ricordano Valerio Verbano, studente dell'Archimede ucciso dai fascisti nell'80, sua madre apre il corteo. Esprimono solidarietà a Simone, ex studente dell'Aristofane di Vigne Nuove picchiato qualche giorno fa da una spedizione punitiva del Blocco studentesco, falange scolastica della Fiamma.

Il Blocco - sede principale a Casa Pound, centro sociale di destra - ha conquistato quest'anno 55 rappresentanti alla Consulta. Uno di loro è Giorgio Evangelisti, 17 anni, studente del Convitto nazionale fin da quando era in terza elementare. Il Convitto è la scuola della classe dirigente, fama di rigore estremo. Giorgio dice che "è l'ora di finirla con questa storia che siamo violenti e razzisti. Al corteo per le foibe c'erano quattro ragazzi di colore, uno di loro è attivista nella sezione di Roma Nord. Picchiare ci si picchia, ogni tanto, succede da sempre. Però quando noi abbiamo fatto volantinaggio davanti al Tasso due mesi fa sono venuti a menarci con caschi e bastoni, una cosa organizzata, non dico bugie, e non ne ha parlato nessuno. Fa notizia, la violenza, solo quando fa comodo a sinistra". Non è proprio così, questa è una versione di Giorgio, parte in causa.

Dice anche che è una bugia che la destra cresca solo in periferia e la sinistra mantenga le roccaforti del centro storico. Vediamo la mappa delle scuole, come è cambiata. Fortino del Blocco è il Farnesina, scientifico di Vigna Clara: è lì che è cominciata la prima occupazione della Destra "perché non se ne poteva più di far lezione nei container, ci pioveva dentro". Due del Blocco sono eletti al liceo classico Visconti, piazza del Collegio romano, la sede del processo a Galilei. Al Righi, lo scientifico più rinomato della città, il rappresentante di istituto è di Azione studentesca, braccio nella scuola di Azione giovani. Il Giulio Cesare, un tempo classico di destra, ha oggi un esponente di sinistra e uno cattolico. Restano "rossi" il Mamiani, il Virgilio, il Tasso.

La destra va fortissimo allo scientifico dei Parioli, l'Azzarita, dove il Blocco raccoglie firme per far intitolare l'aula magna a Nanni De Angelis. "Sa chi è? - domanda Evangelisti - un ragazzo degli anni Settanta". Due consiglieri di destra sono stati eletti al classico Nomentano, uno allo scientifico Benedetto da Norcia, due al tecnico Armellini di San Paolo fuori le mura. Non si parla solo di Ostia, dunque. Andrea Moi cita il coraggio del giovane eletto con As al Machiavelli di via dè Volsci, quartiere San Lorenzo, roccaforte storica della sinistra radicale, Radio popolare e controcultura militante. "Però non lo nomini per favore perché magari a scuola non lo sanno che è di destra". Ecco, magari non lo sanno.

La novità è che il 65 per cento degli studenti romani ha votato a destra ma magari, una parte almeno, non lo sa. Azione studentesca ha uno slogan che dice "Contro lezioni tristi e grigi professori, per una scuola capace di divertire e unire": un programma capace di raccogliere l'unanimità dei consensi. Quando il Blocco chiede "più ore di ginnastica" non lo fa esponendo un manifesto di prestanza fisica neomussoliniana, sui manifesti delle elezioni scolastiche ci sono gli eroi del film western e Bart Simpson quello dei cartoni animati, e poi fare più ginnastica vuol sempre dire fare meno greco e estimo. Per arrivare allo scacco del due a uno (la Cosa nera vede 15 consiglieri alla destra, 10 alla sinistra) le due liste romane di destra, fra i quattordicenni, hanno fatto "propaganda sulle cose".

Aule più belle, libri e cd meno cari, più ginnastica e più gite. L'anticomunismo un sottile sottofondo, scenario per ora marginale. Intanto stare meglio, divertirsi di più. Poi è alle manifestazioni politiche che tornano fuori i simboli, le croci runiche e le aquile. Arrivano i venti e anche trentenni, lì. Sono loro che menano la danza. L'8 febbraio era previsto un convegno della Consulta al teatro Brancaccio. Tema: "Istria, Slovenia, Dalmazia: anche le pietre parlano italiano". Dopo tanti convegni sulla Resistenza, dicono i balilla, ora che il vento è cambiato finalmente uno sulle foibe.

Perissa, il responsabile scuola: "Purtroppo 15 attivisti del collettivo del Virgilio hanno tirato un fumogeno nel teatro, Costanzo ha ritirato la disponibilità della sala, duemila studenti pacifici sono rimasti per strada. La riprova questo che non è un paese libero". Le cronache di quel giorno raccontano una storia diversa. Scontri violenti in via Nomentana fra adulti neofascisti e studenti delle scuole del centro. Nel blog di Casa Pound però c'è scritto che non bisogna leggerli i giornali. La verità è nella "forza dell'azione". La rivoluzione è la nostra: "Sveglia bastardi, la ricreazione è finita". Marx, ha stancato: "Dopo Marx, aprile". Una nuova primavera invisibile, per alcuni inconsapevole. Ma si sa che la coscienza politica si forgia con costanza: a tredici anni voti per la gita in Abruzzo, a sedici per i computer nuovi in aula d'informatica. Le foibe dopo, c'è tempo.

(23 febbraio 2008)