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COLLI ALBANI, ASIA-RDB: SFRATTO 86ENNE RINVIATO DI UNA SETTIMANA
Gio, 07/02/2008 - 23:427 febbraio 2008 - Omniroma
COLLI ALBANI, ASIA-RDB: SFRATTO 86ENNE RINVIATO DI UNA SETTIMANA
(OMNIROMA) Roma, 07 feb - «Questa mattina, decine di attivisti della Rete precaria metropolitana e del sindacato Asia-RdB si sono mobilitati per difendere il diritto di un inquilino a rimanere nell'appartamento di via Giuseppe De Leva 39, dove abita da oltre quarant'anni. Il signor Giovanni Battista Zito, un uomo di 86 anni, ha rischiato di finire per strada in assenza di qualunque tutela di tipo legislativo perché i proprietari, eredi del costruttore Corina, non sono disponibili a rinnovargli il contratto di affitto a meno di 1.500 euro al mese». Lo comunica, in una nota, l'Asia Rdb-Cub. «Ad attendere l'ufficiale giudiziario, insieme agli attivisti - prosegue la nota - c'erano anche il consigliere Fabio Nobile e il presidente del Municipio IX Susi Fantino, che si sono attivati per chiedere al Prefetto Mosca di fermare l'esecuzione dello sfratto. Di fronte all'indisponibilità del commissariato di polizia a concedere la forza pubblica, l'ufficiale giudiziario e l'avvocato dei proprietari, con a seguito un medico e il fabbro, hanno provato comunque a forzare il blocco degli attivisti, alcuni dei quali si erano nel frattempo barricati dentro l'appartamento insieme al signor Zito. Fallito il tentativo di passare, hanno chiesto l'intervento delle forze dell'ordine nei confronti degli attivisti. Dopo alcuni momenti di tensione, l'ufficiale giudiziario si è allontanato concedendo un rinvio al 14 febbraio. La breve proroga mira evidentemente ad anticipare l'eventuale decreto antisfratto in discussione la prossima settimana nel »mille proroghe« governativo e dimostra, se ce ne fosse bisogno, l'accanimento delle proprietà (piccole e grandi) anche contro le cosiddette categorie protette. A seguito delle nostre mobilitazioni il Prefetto ha deciso di incontrarci lunedì 11 febbraio. In quest'incontro rappresenteremo la drammaticità della situazione e chiederemo un provvedimento d'urgenza. Così come l'abbiamo chiesto ai capigruppo della maggioranza capitolina incontrati quest'oggi. Dalla prossima settimana presidieremo in forma permanente la Camera dei Deputati per chiedere l'immediata approvazione di un blocco generalizzato degli sfratti e domani, venerdì 8 febbraio, manifesteremo in Campidoglio dalle 15».
rompiamo il silenzio! manifestazione a Bologna sab. 9 febb
Gio, 07/02/2008 - 17:49
ROMPIAMO IL SILENZIO
Rinnoviamo l'appello a partecipare numerosi al corteo di SABATO 9
FEBBRAIO a Bologna.
Il concentramento è alle 14,30 in piazza di Porta Ravegnana (sotto le
due torri).
Il percorso (ufficialmente autorizzato dalla questura) sarà il seguente:
p.zza di Porta Ravegnana, via Zamboni, p.zza Verdi. largo Respighi,
via Castagnole, via Belle Arti, via Mascarella, via Irnerio, via
Indipendenza, via Matteotti, P.zza dell'Unità.
Durante il corteo sarà attivo un microfono aperto per esprimere
testimonianze e contributi sulle tematiche della repressione e dello
sfruttamento.
Ci vediamo sabato in piazza.
LA SOLIDARIETA' E' UN'ARMA!
Coordinamento "rompere il silenzio" - Bologna
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[riportiamo di seguito il comunicato di convocazione della
manifestazione, evidenziando il fatto che in questo mese la
situazione descritta è cambiata prima con l'arresto di altri 4
compagni per lo stesso episodio e in segutio con la recentissima
concessione degli arresti domiciliari a buona parte degli arrestati]
A Bologna 5 compagni da oltre tre mesi sono in carcere, in uno stato di detenzione aggravato dall’elevato indice di vigilanza (EIV) e dalla censura sulla corrispondenza, per aver cercato di opporsi a un TSO in una piazza del centro; altri due stanno scontando pene da 10 mesi, non ancora definitive, per una scritta sui muri del centro fatta in solidarietà con gli altri arrestati.
E questi sono solo gli ultimi di un lungo elenco di episodi che nei mesi recenti hanno segnato la fitta “cronaca repressiva” bolognese.
La città è satura di divieti e il centro storico è ormai massicciamente presidiato da polizia e vigili urbani. Vengono sgomberate case e spazi sociali, demoliti con le ruspe gli accampamenti e le baracche dei nomadi, criminalizzate tutte le forme di dissenso politico e sociale.
Tutto ciò in nome della “sicurezza” e della lotta al degrado, ritornelli che da tempo riempiono le prime pagine dei giornali con l’effetto, e lo scopo, di aumentare artificialmente il senso di insicurezza dei cittadini e di stendere sui reali problemi della gente una cappa di silenzio assordante fatta di cinismo, di indifferenza e di rassegnazione.
Bologna sembra tornata ad essere un laboratorio nel quale, proprio attraverso un sindaco “di sinistra”, sperimentare tecniche di controllo sempre più raffinate e dispiegate. Il sindaco di Bologna è l’ideatore del “pacchetto sicurezza” fatto proprio dall’assemblea dei sindaci e tramite il ministero degli interni Amato presentato in parlamento e quindi adottato a livello nazionale.
D’altra parte, lungi dall’essere una problematica prettamente locale, la “questione sicurezza” è ormai diventato un cavallo di battaglia di tutti i politici di professione a livello nazionale, un tema su cui destra e sinistra fanno a gara nel proporre le soluzioni più liberticide possibili. In tutta Italia, giorno per giorno, cresce l’intolleranza nei confronti delle categorie più “deboli”. Proprio un sistema fondato sull’assoggettamento autoritario sancisce chi è da tutelare e chi da perseguitare esponendo gli esclusi alla violenza vigliacca: dagli attacchi ai campi rom e in generale alle comunità immigrate, alla violenza sulle donne, dall’uso sempre più sfacciato delle istituzioni totali, delle carceri e delle strutture psichiatriche, alle quotidiane scorribande dei neofascisti.
Questa, progressiva, ed evidente devastazione dei rapporti sociali non avviene casualmente e al contrario, secondo noi sta a testimoniare come sia in atto un lucido processo di ristrutturazione che, con passi da gigante, cerca di trasformare radicalmente le regole di questo stato “democratico”. E più che una restaurazione rivolta al passato crediamo rappresenti piuttosto la necessaria condizione per il mantenimento di un sistema politico, economico e sociale ormai basato strategicamente sulla guerra. Infatti, mentre gli eserciti di tutte le potenze occidentali (compreso il nostro) sono impegnati in ogni angolo del globo a massacrare le popolazioni più povere per “esportare la democrazia”, la riduzione di ogni spazio in cui agire il dissenso e il controllo di ogni tipo di opposizione diventa una priorità imprescindibile a tutti i livelli, da quello internazionale a quello iper-locale: aumento della militarizzazione, tassi di carcerazione in costante crescita, internamento e deportazione degli immigrati, persecuzione sfacciata di ogni lotta sociale, dagli scioperi alle occupazioni di case, dalle proteste contro la devastazione ambientale alla opposizione alla guerra stessa. E ovviamente tra i più colpiti ci sono coloro che si dichiarano apertamente nemici dello stato e del suo ordine sociale.
Dovrebbe essere allora evidente a chiunque non si lasci abbindolare completamente dalla propaganda di regime che l’insicurezza reale delle persone deriva in realtà da ben altri problemi.
Il quotidiano stillicidio di morti bianche e di incidenti sul lavoro provoca un numero di morti, invalidi e feriti di gran lunga superiore a quello delle vittime della criminalità. Così come l’impoverimento che colpisce la stragrande maggioranza della popolazione non dipende da furti e rapine ma da salari sempre più scollegati dal costo della vita in costante aumento.
L’insicurezza reale è data dall’aumento costante dei lavori precari, malpagati e senza tutele, dai continui licenziamenti (motivati per lo più dallo spostamento delle attività all’estero, dove è possibile sfruttare ancora più brutalmente la manodopera con guadagni ancora maggiori per i padroni); dagli affitti ormai insostenibili; da uno stato sociale che non ha più nulla da offrire, anzi: si muore d’ospedale e ci si intossica soffocati dai rifiuti.
Su queste tematiche abbiamo deciso di convocare a Bologna una manifestazione nazionale per il 9 febbraio. Un’occasione importante per riportare con il giusto peso la “questione sicurezza” nei suoi termini reali, per denunciare pubblicamente il terrorismo di politici e giornalisti che in tutta Italia si adoperano per scongiurare il rischio che ci si unisca nella lotta contro i potenti, unica via d’uscita concreta dalla miseria incalzante. Un’occasione per riaffermare con forza la volontà di difendere gli spazi in cui agire il dissenso messi pesantemente in discussione da queste strategie repressive.
Un'occasione, insomma, per rompere il silenzio.
La manifestazione attraverserà le strade di Bologna ribadendo e articolando il discorso fatto sinora con l’intento di portare queste riflessioni all’orecchio degli abitanti di questa città e di coinvolgere chiunque condivida questo tipo di necessità.
rompiamo il silenzio! corteo nazionale a Bologna sabato 9 febbraio
Gio, 07/02/2008 - 17:45Contro una sicurezza fatta di morti sul lavoro,
di violenza poliziesca,
di guerra contro popolazioni inermi,
di deportazioni di immigrati e propaganda razzista,
di repressione spietata del dissenso e del "diverso".
Un’occasione importante per riportare
la “questione sicurezza” nei suoi termini reali.
Una possibilità di riaffermare con forza
la volontà di difendere gli spazi in cui agire e il dissenso
messi pesantemente in discussione
dalla repressione delle istituzioni.
Buone Notizie per Avni e Zeynep
Gio, 07/02/2008 - 16:36Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
CP 380, 80133 Napoli – Italia
Email: Ass-solid-prol@libero.it
Dalle prime informazioni ricevute dai compagni presenti al presidio in sostegno di Avni Er tenutosi oggi 7 febbraio a Sassari, giungono buone notizie.
Apprendiamo infatti che la decisione della Corte d'Appello sull'accoglimento della richiesta di estradizione avanzata dalle Autorità turche nei confronti di Avni è stata posticipata al 10 aprile e che lo stesso Pubblico Ministero ha avanzato dubbi sulla sua legittimità.
Una prima vittoria per tutti coloro che hanno portato avanti la campagna in sostegno di Avni e Zeynep, un segnale di quanto sia importante la mobilitazione, la solidarietà e la politica da fronte contro la repressione, nel frenare e ostacolare i nefasti progetti di chi vorrebbe restringere fino ad annullare i nostri spazi di libertà.
Una prima vittoria che deve vederci da oggi ancora più uniti ed attivi perc impedire che quand'anche venisse respinta la richiesta di estradizione, Avni e Zeynep non siano comunque “consegnati” nelle mani dei loro aguzzini in virtù dell'espulsione dal territorio italiano che li attende a fine pena.
La lotta continua dunque, ma da un livello più alto.
Seguirà un comunicato più dettagliato.
Lettera aperta delle Madri contro la manifestazione del Blocco Studentesco
Gio, 07/02/2008 - 14:27 Il Comitato
Madri per Roma Città Aperta, costituitosi intorno a Stefania , madre di Renato
Biagetti, giovane di 26 anni, accoltellato un anno fa sulla spiaggia di Focene
e a cui il sindaco ha intitolato la sala convegni della Città
dell’Altraeconomia, vuole esprimerle la preoccupazione per lo svolgimento della
manifestazione nazionale prevista per l’8 febbraio a Roma,di Blocco
Studentesco organizzazione di chiaro
stampo neofascista, nei metodi e nei contenuti .
Il loro sito,
con esigui slogan su alcuni temi scolastici, diventa portale di accesso, per lo
studente che volesse visitarlo, verso
tornei di calcio chiamati “Mattanza, esponenti politici e figure di
riferimento negazioniste dei campi di sterminio, gruppi musicali neofascisti,
siti dove si leggono programmi deliranti
di odio, razzismo e intolleranza.
Da tempo i
gruppi neofascisti a Roma e in tutto il paese stanno ricercando visibilità e
dimensione sociale nei temi del disagio e del degrado delle città come
l’emergenza dei rifiuti in Campania, e nei “vuoti” storici, sociali, economici
lasciati dalle istituzioni democratiche.
Anche la
manifestazione di Blocco Studentesco dell’8 si inquadra in questo senso. Una
ricerca di visibilità e di validazione sociale di un gruppo di matrice
neofascista, sui temi della scuola e sulle Foibe, che non devono diventare
“luogo” della memoria fascista, ma
restare un pezzo della nostra storia italiana..
Una
manifestazione che “promette”, viste le caratteristiche dei partecipanti, di
essere occasione di atti di apologia di fascismo vietata dalla Costituzione e
dalle nostre leggi.
Una
manifestazione che infanga la storia della nostra città, medaglia d’oro nella
lotta di Liberazione dal fascismo e dal nazismo.
Per tutto
questo chiediamo alle istituzioni e alla società democratica di fermare questa
manifestazione.
Comitato Madri per Roma
Città Aperta
Il cinema di Guy Debord o la negatività dell'opera (1952-1978)
Gio, 07/02/2008 - 00:34Il cinema di Guy Debord
o la negatività all’opera (1952-1978)
Retrospettiva dei film e giornata di studi a cura di Fabien Danesi
da giovedì 7 a sabato 9 febbraio 2008
Ingresso libero
Il cinema di Debord affonda le proprie radici nella vita, in particolare nella sua: una vita caratterizzata dal rifiuto categorico di qualsiasi tipo d’alienazione. Nel 1951 al Festival di Cannes, Debord si imbatte in un gruppo di giovani agitatori, i cosiddetti “lettristi”, mentre costringono gli organizzatori a proiettare il film Traité de bave et d’éternité, diretto dal loro leader Isidore Isou. L’anno successivo, a Parigi, sarà la sua opera prima Hurlements en faveur de Sade a irrompere fragorosamente sulla medesima scena. Una vera e propria bomba, questo film privo di immagini si conclude con una sequenza di 24 minuti in cui lo schermo rimane completamente nero. Debord afferma la propria ambizione nella maniera più radicale: egli intende distruggere il cinema, in quanto spettacolo che offre al pubblico nient’altro che vite sostitutive. Più tardi scriverà: «quello che, nel mio lavoro, ha disturbato più a lungo, è senz’altro ciò che ho fatto nel 1952».
Tuttavia, realizzerà altre opere cinematografiche, impiegando il metodo del “détournement” (estrapolazione) in cui brani di film o di testi sono riutilizzati e accostati al fine di conferir loro un nuovo significato.
All’epoca, tale tecnica veniva usata soprattutto per contestare i discorsi dominanti e le espressioni artistiche classiche. Con estrema coerenza tra forma e contenuto, Debord intende da un lato superare il cinema commerciale, che egli considera uno spaventoso strumento di pacificazione sociale e, dall’altro, scavalcare le opere d’avanguardia, le cui esigenze sembrano limitarsi a fattori estetici.
Nei suoi film, sono tangibili la passionalità della sua esistenza e le sue teorie, ormai indissociabili dalla sua persona: Debord non è un semplice regista, anzi ha sempre tenuto a sottrarsi alla definizione specialistica.
Egli è un rivoluzionario cui le immagini non sono mai state sufficienti: giudicandole invasive, gli contrappone, da stratega, una praxis, un atteggiamento di cui i suoi film rendono perfettamente conto. E se è vero che secondo lui, ogni forma di rappresentazione sia destinata intrinsecamente a impoverire, rispetto alla intensità della vita, le sue opere appaiono a tutt’oggi come manifesti di una eclatante negazione di quella società, che noi stiamo ancora imparando ad accettare. Portano ammirevolmente il vessillo d’un singolare
percorso privo di concessioni. I film di Guy Debord sono delle rovine incandescenti.
Fabien Danesi
GIOVEDI 7 FEBBRAIO
Ore 19.00
Hurlements en faveur de Sade (Urla in favore di Sade, 1952, video, b/n, 64’)
L’opera prima di Guy Debord è un film completamente privo di immagini. Lo schermo bianco accompagna i dialoghi ed è sostituito dallo schermo nero in assenza di sonoro. Le varie voci enunciano frasi isolate, preesistenti, tratte da giornali, testi letterari o giuridici che
costituiscono un disordine poetico. In tal modo, Debord intende segnare la morte del cinema.
Ore 21.00
Sur le passage de quelques personnes à travers une assez courte unité de temps (Sul passaggio di alcune persone attraverso un'unità di tempo abbastanza breve, 1959, 35mm, b/n, 18')
Questo cortometraggio ripercorre i primi passi dell’avventura rivoluzionaria conosciuta da Debord e dai suoi compagni nel 1952, durante la creazione di un primo collettivo, chiamato
“Internazionale lettrista”. Si tratta di un documentario in cui sono associate fotografie, immagini di attualità e sequenze su Parigi, che evocano nostalgicamente l’intenso splendore di
quei momenti passati e la drammatica insoddisfazione del non riuscire a raccontarli.
A seguire
Critique de la séparation (Critica della separazione, 1961, 35mm, b/n, 19')
In questo terzo film prosegue la riflessione critica sul cinema e sulla società, riproponendo il metodo del “détournement”. Un’opera romantica, sostenuta da una dolorosa coscienza del
tempo che passa e dalla furia di vivere che ne consegue. Estetica e politica sono qui coniugate per porre fine al condizionamento sociale dello spettatore.
VENERDI 8 FEBBRAIO: GIORNATA DI STUDI
Ore 09.30 – 18.00
L’Impossibile posterità dell’Internazionale situazionista e di Guy Debord
Nel suo ultimo film In girum imus nocte et consumimur igni, del 1978, Guy Debord rammenta che l’Internazionale situazionista «non aveva altra intenzione se non quella di rendere visibile in pratica una linea di demarcazione che separi coloro che sono ancora interessati a ciò che ci circonda da quelli che invece non ne vogliono più sapere». In tal modo egli denigrava ogni tipo di approccio intellettuale sulle azioni del collettivo rivoluzionario che non ne riprendesse l’esigenza concreta, ossia il rovesciamento della società. Tuttavia a distanza di trent’anni, quel gruppo è oggetto di studi e ormai assimilato dall’ambito culturale. Che dire di questo fenomeno? Sarà una insidiosa forma di recupero, oppure un inserimento dovuto in una storia che sta ancora scrivendosi ?
Ore 9.30
Apertura: Richard Peduzzi, Direttore dell’Académie de France à Rome
Introduzione: Fabien Danesi (Académie de France à Rome)
Evgenia Théodoropoulou (Dottoranda Université Paris 1)
L’Art total de l’Internationale situationniste ou la perspective expérimentale de l’action
Anna Trespeuch (Dottoranda Université Paris 1)
La Légitimation de l’Internationale situationniste (mai 1968 – mai 1981)
Christophe Bourseiller (Docente all’Institut d’études politiques di Parigi)
Le Miel et les abeilles. La Question de l’héritage (1980-2008)
Ore 15.00
Anselm Jappe (Docente all'Accademia di Belle Arti di Frosinone)
La cohérence de la théorie - l’influence des situationnistes sur quelques autres formes de critique radicale
Francesca Comisso (Archivio Gallizio di Torino)
Antibrevetto, antimondo, ensemble. Riflessioni intorno ad alcune parole chiave di Pinot-Gallizio come indici di pratiche attuali
Maria Rosa Sossai (Critico d’arte e curatrice indipendente)
La Pratica del détournement nel cinema d’artista contemporaneo
Enrico Ghezzi ('ri-autore televisivo', Fuori Orario, Blob a Rai Tre)
Invisiblement en faveur de quoi
SABATO 9 FEBBRAIO
Ore 19.00
La Société du spectacle (La società dello spettacolo, 1973, 35mm, b/n, 80')
Questo film è l’adattamento del saggio eponimo di Guy Debord, pubblicato nel 1967. Vi sono riprese numerose tesi, qui associate a diversi estratti di pellicole hollywoodiane e sovietiche, come anche a pubblicità e telegiornali. A seguito della rivolta del maggio 1968, l’analisi della meccanica delle società di classe trova in questa versione cinematografica una potente espressione, sia formale che ideologica. Filmando una teoria, Debord raggiunge il progetto che fu di Eisenstein: mettere in scena Il Capitale di Karl Marx.
A seguire
Réfutations de tous les jugements, tant élogieux qu’hostiles, qui ont été jusqu’ici portés sur le film « La Société du spectacle » (Contestazione di tutti i giudizi, sia elogiativi che ostili, che sono stati fatti fino a qui sul film 'La societé du spectacle', 1975, 35mm, b/n, 22')
Debord risponde ai critici cinematografici, rimettendo in discussione il recupero della sua opera nello spazio culturale. Afferma la dimensione sovversiva dei suoi film e incrementa
le offensive contro gli specialisti, il cui giudizio è degradato dal loro piegarsi agli stili di vita preordinati. E si conferma tanto rivoluzionario quanto regista.
Ore 21.00
In girum imus nocte et consumimur igni (1978, 35mm, b/n, 100')
Con quest’ultimo film, Debord compie il proprio panegirico cinematografico. Ripercorre temi a lui cari : lo scorrere del tempo, la critica dello spettacolo e la bohème degli anni giovanili. Con fare malinconico, tratteggia il ritratto d’un uomo che ha sempre tentato di vivere secondo le proprie regole.
I N F O R M A Z I O N I
O r g a n i z z a t o r i
Marc Bayard, Responsabile del dipartimento di storia dell'arte all’Académie de France à Rome
Fabien Danesi, borsista all’Académie de France à Rome, Dottore in storia dell’arte
Lili Hinstin, organizzazione delle manifestazioni cinematografiche
P r o i e z i o n i
Film proiettati in 35mm in versione originale con sottotitoli in italiano
tranne Hurlements en faveur de Sade (copia video)
I n g r e s s o
Ingresso libero nel limite dei posti disponibili
I n f o
Académie de France à Rome - Villa Medici
Viale Trinità dei Monti, 1 - 00187 Roma
Tel. 06/ 67 61 1 www.villamedici.it
Metro: Spagna – Bus: 117 / 119 – Parcheggio Ludovisi
In collaborazione con Love Streams agnès b. productions e bATìK [Film] Festival Perugia