Archivio Temporale
Le cattive frequentazioni di Fiamma Nirenstein e del sionismo occidentalista
Lun, 10/03/2008 - 19:32Fiamma Nirenstein si sentiva a casa sua nel Popolo della libertà e ne ha accettato con entusiasmo la candidatura. Ma la presentazione dell’orgogliosamente fascista Giuseppe Ciarrapico nella stessa lista ha rivelato quanto velleitario ed omissivo fosse il suo percorso politico.
L’alleanza tra occidentalismo aggressivo e sionismo espansionista era il luogo nel mondo di Fiamma. Negli ultimi anni su tali presupposti ha costruito una buona parte della sua carriera e pensava di poter giungere in parlamento.
La demonizzazione dei palestinesi e dell’Islam in generale e la difesa muscolare delle ragioni del colonialismo israeliano rendono bene pubblicisticamente e hanno fatto della giornalista de La Stampa una sorta di seconda Oriana Fallaci.
Viva Bush, viva la guerra al terrorismo. Viva la destra occidentalista che avrebbe fatto i propri conti col passato fascista, abbasso quella sinistra che in quanto antiamericana diventa antisraeliana e quindi antisemita. In queste parole d’ordine tutto il mondo di Fiamma Nirenstein si teneva. Un mondo nel quale l’antifascista Nirenstein dava del “fascista” e dell’ “antisemita” a chiunque si fosse opposto all’espansionismo israeliano meno che a chi fascista e antisemita è sempre stato.
E’ bastato un Giuseppe Ciarrapico qualsiasi, facoltoso arnese della prima Repubblica, orgogliosamente e dichiaratamente fascista, messo in lista insieme a lei da Silvio Berlusconi, per far crollare il castello di carte del sionismo espansionista posto sotto l’ombrello dell’ideologia della guerra infinita occidentale.
Ha poco da protestare adesso Fiamma Nirenstein e a dichiararsi antifascista e alternativa a Ciarrapico: il fascismo, e più ancora l’antisemitismo sono intimamente parte di quella parte di Occidente che rifiuta la modernità che il diverso rappresenta. Non si può rifiutare il diverso Rom, o negro, o omosessuale e il diritto stesso alla diversità in un mondo complesso e non rifiutare allo stesso tempo il diverso ebreo. E il problema non è Ciarrapico per Nirenstein, ma è la destra, la destra occidentale nella quale si riconosce. Bush e l’unilateralismo. La Bossi-Fini. Non si può essere a favore delle invasioni militari e non essere antisemiti. Non si può essere omofobi e non essere antisemiti. Non si può essere per la Bossi-Fini e non essere antisemiti. Non si può essere antislamici e non essere antisemiti.
Basteranno poche ore per sapere come si risolverà l’aut aut posto da Fiamma Nirenstein (”o me o Ciarrapico”), ma di colpo tutti i nodi sono venuti al pettine.
L’unilateralismo occidentale può usare il sionismo e perfino far credere a questo di farsi usare inducendo Israele all’errore tragico dell’espansionismo mascherato da lotta antiterrorista. Ma Israele, l’ebraismo e con esso il sionismo, non potranno permettersi di fare sconti al virus dell’antisemitismo che continua a manifestarsi nel corpo dell’Occidente cristiano prima che in qualunque altro corpo al mondo. E’ in quanto espressione (di parte) della cultura Occidentale che il cosiddetto “antisemitismo di sinistra”, presente soprattutto nella sinistra radicale, si manifesta. E’ l’Occidente che in questi anni, soprattutto dopo l’11 settembre, ha usato Israele come un’estensione di sé, come se 5.000 anni di storia dell’ebraismo potessero essere ridotti e barattati in un avamposto “crociato” in Giudea e Samaria. E’ Israele che in quanto avamposto “crociato” e non più centro culturale e politico autonomo al centro del Medio Oriente a rischiare di rimanere stritolata.
Stritolata nell’illusione che fu di Ariel Sharon e che ancora oggi è della destra sionista nella quale Nirenstein si riconosce. L’illusione che lo scontro di civiltà con il mondo musulmano offrisse l’opportunità di saldare tale alleanza e aprire la prospettiva di una grande Israele a scapito dei palestinesi, ignorando in maniera razzista l’altro palestinese rivela in questo episodio da palazzi romani, tutta la propria immaturità culturale. Un’immaturità che ha prodotto l’infantile pretesa di ignorare l’altro paese colonizzando in maniera avventurista e spesso criminale Cisgiordania e Gaza. Un’infantilismo cieco che ha messo Nirenstein nella stessa lista con il fascista Ciarrapico e chissà quanti altri antisemiti non dichiarati.
La destra occidentalista, che coincide con le classi dirigenti occidentali e che non è da confondersi con l’ultradestra apertamente antisemita, ha giocato a mettere Israele con le spalle al muro, contro tutti i propri vicini. La destra sionista ha accettato questo gioco perverso e pericoloso. Fiamma Nirenstein in questi anni ha scritto molte infuocate pagine contro la sinistra e il cosiddetto “antisemitismo di sinistra”. In qualche caso, chi scrive l’ha spesso sottolineato, non aveva tutti i torti nel denunciarlo. Ma è solo nella sinistra, nei valori di uguaglianza e fratellanza che possono essere combattuti i germi del fascismo dei quali l’antisemitismo è naturale espressione. Il fascista Ciarrapico nelle liste del Popolo della libertà è a casa propria. E’ Fiamma Nirenstein che per anni è andata a letto col nemico.
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Documento del Comitato Madri per Roma Città Aperta
Lun, 10/03/2008 - 11:39A
Roma crescono
disparità sociali, disagi alloggiativi , precariato selvaggio,
con un ritardo
nella valutazione da
parte delle istituzioni delle
condizioni di degrado createsi nella città e un’
inefficacia degli interventi risolutivi offerti.
Una
“città aperta” non deve
consentire la diffusione di condizioni di degrado economico e
sociale, adottando in tempo misure di monitoraggio delle esigenze dei
cittadini che
via via si vengono a creare con le modifiche del mercato del
lavoro, lo sviluppo di tessuti urbani periferici, l’afflusso dei
migranti e attivando interventi sociali tempestivi che contrastino
efficacemente il proliferare dei contesti degradati in tutto il
territorio urbano.
L’impressione
diffusa che si ha oggi a Roma è quella di “disordine”. di
incertezza , di paura, spesso alimentata dai media e dalle
stesse reazioni delle istituzioni che rispondono ai fatti di violenza
con atti repressivi indiscriminati, come casi
recenti
che hanno visto protagonisti appartenenti a
gruppi rom e cittadini romeni. Sgomberi
e demolizioni hanno cancellato insediamenti esistenti da tanto tempo,
teatri di sofferenza e di morte, ignorate e dimenticate troppo a
lungo.
In
risposta a questo stato di malessere si è spesso scelto lo
scontro sempre più aspro fra esclusione e inclusione, che è
diventato occasione per la destra di richiedere deportazioni di
massa per romeni, rom, persone con disagio e senza tetto, con
dichiarazioni che riecheggiavano “modalità” dei regimi
fascisti e nazisti e che hanno rappresentato un “invito” agli
interventi squadristici razzisti dei gruppi neofascisti .
Interpretare
il disagio della città solo come lotta tra esclusione e
inclusione , significa alimentare la cultura dell’ineguaglianza da
sempre peculiare del pensiero della destra, istituzionale e
neofascista, accompagnata dal principio della difesa della
nazionalità da qualsiasi inquinamento etnico. Per la destra
l’ineguaglianza è in natura e legittima la caccia al diverso
che di volta in volta può essere Rita Levi Montalcini,
l’omosessuale, il calciatore di colore, la “zecca” comunista,
quello a cui piace una musica diversa dalla tua.
Ma
agli odiosi temi del razzismo e dell’intolleranza, la destra ,
istituzionale e neofascista, sta affiancando in modo sempre più
capillare e sistematico, quelli dell’attacco alla vita democratica
del paese, cercando di
radicarsi
nel disagio sociale e nelle difficoltà del vivere della nostra
città e del paese.
Per
trovare
spazi la destra si è trasformata,
ha cambiato la sua immagine
“a cura“di uomini comunque cresciuti secondo
modelli e pensieri del regime fascista e dei protagonisti del
neofascismo delle stragi e dei golpe.
Una
trasformazione evidente nelle formazioni neofasciste, che da gruppi
“militari” si ricostituiscono come
gruppi “ sociali”, sulla base dei principi del primo fascismo,
rifacendosi al suo carattere”rivoluzionario” e populista. Un
neofascismo che non assume più le forme del terrorismo
militarizzato , ma che usa la democrazia come strumento per
conquistare quegli spazi sociali che la Costituzione gli ha negato
sessanta anni fa, dove la parola popolo è riferita alla folla
che omaggia il trionfatore, dove l’oppositore viene intimidito,
dove il diverso viene deportato, dove l’uso della forza e della
violenza è funzionale all’esercizio del potere.
Perché
oggi tanti giovani, anche quelli che non si definiscono di destra,
subiscono il fascino della destra e dei gruppi neofascisti ?
Ce
lo dicono proprio i gruppi e le tante associazioni che la
rappresentano e che ormai si muovono a loro agio nella musica, nel
web, nella scrittura, nelle forme artistiche . Citiamo dal web:
“Oggi
esiste una vena che può fare tendenza ed erodere, con messaggi
decisamente più incisivi, fette di attenzione giovanile fino a
ieri considerate irraggiungibili. Per agire nella società
occorre saper comunicare. Occorre prestare la massima attenzione nei
confronti di settori come la grafica, la musica, la pittura, la
comunicazione informatica. “Perimetro“ intende riappropriarsi dei
settori che ritiene indispensabili per edificare una nuova tendenza
culturale che contribuisca a creare un retroterra recettivo,
preparato o almeno non ostile nei riguardi di tematiche politically
incorrect….”
“Fare
tendenza” per attrarre giovani e renderli ricettivi
alle tematiche “politically incorrect”come :
Il
razzismo,
caccia al diverso, allo straniero, al povero, al deviante, a chi non
accetta di appartenere al gruppo.
La
cultura sessista,
omofoba, intollerante, escludente che nasconde la paura e
l’incapacità di misurarsi con altre culture, di mettersi in
discussione.
La
violenza,
ovvero la mitizzazione e l’uso della forza, delle armi, dei
coltelli che vengono sfoderati e mostrati in ogni occasione.
L’ammirazione per il più forte, il più macho, il più
prepotente. La nascita di numerose bande di adolescenti che
terrorizzano i quartieri di periferia. Il bullismo che si diffonde
nelle scuole.
Attrarre
le fasce giovanili: dove? Nel web, nei concerti… Organizzare le
fasce giovanili: dove: negli stadi………Così un giovane
ultrà di sinistra racconta la curva:“il tifo organizzato è
quasi tutto ispirato da una cultura che ha fatto della prepotenza,
dell’arroganza e, più in generale, dell’odio verso l’altro
il proprio carattere distintivo. E forse è un fatto ancora più
grave. Perché sono cani sciolti antipolitici che agiscono in
modo spontaneo, in un humus fascistoide. Come il caso di Renato
Biagetti, ragazzo di sinistra, ucciso da un giovane animato da questi
valori ma non riconducibile a una sigla politica dell’estrema
destra. La curva è una spugna della società: se
nei quartieri, non solo periferici, si respira un clima fascista,
nello stadio ciò si manifesta.”
Le
curve sono diventate spazi di aggregazione e organizzazione,
utilizzate dai gruppi neofascisti e dalla destra per costruirsi una
visibilità mediatica e una dimensione sociale in occasione di
emergenze non solo locali ma anche nazionali come è accaduto
per i rifiuti .
Per
tutti questi motivi nasce il Comitato Madri Per Roma Città
Aperta. Nasce dalla paura di una madre che ha perso il proprio figlio
per un’aggressione da parte di due giovani che si rifacevano
proprio ai modi di pensare e di agire del fascismo violento, razzista
e intollerante. Nasce dalla paura delle molte aggressioni avvenute
nella città di Roma e della debolissima risposta delle
istituzioni.
Le
madri del comitato si sono domandate cosa si potesse fare di
costruttivo perché non si potevano più tollerare altre
morti né situazioni che diventavano sempre piu' violente.
Le
donne, e le madri non vogliono figli uccisi, né desiderano
lapidi alla memoria, piazze e vie intitolate. Le madri generano, e
vogliono rigenerare le vite dei figli spezzate dalle lame, spezzate
sulle strade rincorrendo la precarietà del lavoro, ad un posto
di blocco, durante una manifestazione. Vogliono rigenerare anche i
sogni spezzati dei loro figli, da contratti non rinnovati, da spazi e
case negate, dall'impossibilità di amarsi e generare.Le madri
argentine hanno rigenerato la memoria dei figli scomparsi, le madri
dei paesi violentati dalla guerra continuano a generare figli e a
mantenere in vita i popoli del mondo.
Per questo il Comitato
intende agire in prima persona con una frase d'ordine:
RITORNO
ALLA VITA
Come
ritornare alla vita?
Impedendo
che la nuova destra conduca le nuove generazioni, a cui sono stati
tolti i sogni e taciuto o mentito su tante verità, verso
l’intolleranza e la violenza razzista e fascista , armando
giovani come i due assassini di Renato.
Decidendo
di prendere voce ,diventare visibili e denunciare la pericolosità
di questa nuova forma di fascismo. Nuova perche' il fascismo, si sta
adattando ai cambiamenti del nostro Paese e dei suoi cittadini,
trovando “case” diverse che gli hanno offerto e continuano ad
offrirgli ospitalità.
che
riaccreditano queste nuove forme di fascismo come “culture” di
destra.
Chiedendo
che
Roma continui ad essere città libera e aperta rifiutando che
sul proprio territorio possano attivarsi squadracce che si muovono
contro i suoi stessi cittadini. Roma città aperta rifiutava
nel 1943 la militarizzazione, rinunciando a mezzi difensivi e
offensivi. Una condizione del passato che va riproposta oggi
Costruendo
e percorrendo
la via della convivenza perché Roma continui ad essere una
città aperta e mai più luogo di vili aggressioni
mortali, scontri, assalti.
Rom ed elezioni 2008: Dijana Pavlovic è in Lista Arcobaleno!
Lun, 10/03/2008 - 01:23Ce l'abbiamo fatta! Dijana Pavlovic è entrata nella Lista Arcobaleno!
7 marzo 2008. Il comitato promotore per Dijana Pavlovic ci conferma l'attesa notizia: "Ce l'abbiamo fatta e vi ringraziamo per il vostro sostegno! Saluti a tutti i membri di EveryOne Group!". Il Gruppo EveryOne non fa politica, ma ha appoggiato con assoluta convinzione la candidatura della Rromnì Dijana Pavlovic nella Lista Arcobaleno. E' il primo passo, perché adesso Dijana deve diventare deputato del Parlamento italiano: unica voce Rrom che possa esprimere il dolore di un popolo perseguitato. Abbiamo incontrato Dijana sul campo, durante uno sgombero in via Triboniano, mentre documentava con una videocamera la barbarie di uno sgombero, l'arroganza e la violenza delle forze dell'ordine, la sofferenza delle vittime Rrom insultate, percosse, umiliate, allontanate verso il nulla in una drammatica "marcia della morte". Dijana era lì, per sostenere la sua gente nell'ora della persecuzione, nel mostruoso frangente del pogrom, per sostenere le famiglie Rrom vessate da un potere malato di razzismo con il suo grande cuore di donna. Tutti i membri del Gruppo EveryOne hanno deciso di sostenere ora e nel prossimo futuro una giovane donna di notevole valore umano, una persona che ha realmente a cuore il futuro dei circa 200 mila Rrom che vivono in Italia e si batte con tutte le sue energie contro il mostro della discriminazione. "Per questo noi abbiamo proposto alla Sinistra l’Arcobaleno di accogliere nelle proprie liste Dijana Pavlovic," afferma con fierezza il comitato promotore, "una Rromnì serba, cittadina italiana, impegnata, nella sua attività di attrice e in quella civile quotidiana, nella battaglia contro tutte le forme di pregiudizio e di razzismo, in particolare quelle che colpiscono il suo popolo, l’anello più debole della catena sociale contro il quale si sfogano le ansie, le insicurezze di una società sofferente di ingiustizia, precarietà e diritti negati".
Breve curriculum di Dijana Pavlovic
Nata in Serbia l’11.11.1976, laureata presso la Facoltà di Arti drammatiche di Belgrado, è cittadina italiana dal 1999.
Candidata alle elezioni comunali di Milano del 2006 nella lista Uniti con Dario Fo per Milano, dopo i fatti di Opera, nel gennaio 2007 è tra i promotori della Rete Nopattodilegalità che raccoglie associazioni, comitati, esponenti della società civile contro il Patto di legalità e socialità del Comune di Milano che sottopone a un doppio regime legale i cittadini Rom. Con questa rete organizza per il 2007 iniziative – come la grande partecipazione dei Rom al corteo del XXV Aprile – e sostegno alle condizioni di precarietà dei Rom (a Milano circa 40 sgomberi in un anno).
Nell’ottobre 2007 con lo sciopero della fame contro il Comune di Milano favorisce la costituzione di un tavolo – che raccoglie le associazioni e il sindacato milanesi – che elabora una piattaforma di intervento sulla questione Rom . Contribuisce a costituire il Comitato Rom e Sinti insieme, prima forma di auto organizzazione dei Rom. Per nome di questo Comitato interviene alla Conferenza europea sulla popolazione rom organizzata dai ministeri degli Interni e della Solidarietà sociale, il 22, 23 gennaio 2008 e alla audizione del Comitato dell’ONU per l’eliminazione della discriminazione razziale, a Ginevra il 20 e il 21 febbraio 2008. Sul piano artistico e culturale – con una carriera in Italia di attrice di teatro, cinema e tv – nel 2006 è coautrice e protagonista di Porrajmos, azione scenica con testi e musiche sullo stermino dei Rom; coautrice e protagonista di Rom Cabaret, spettacolo costruito con testi della poesia popolare, canzoni e racconti della cultura rom che rappresenta in diverse realtà; promuove e anima la Settimana Rom nell’ottobre 2007 a Milano; in occasione della giornata della memoria, febbraio 2008, organizza con la casa della cultura di Milano una iniziativa con testimonianze dello sterminio di ebrei e “zingari”, infine è attiva in tutte le occasioni di dibattito sul territorio nazionale sul tema della discriminazione e della questione Rom.
Nella foto, Dijana Pavlovic