Archivio Temporale
"Io, l'infame della caserma che ha denunciato quelle torture"
Mar, 18/03/2008 - 21:18MARCO Poggi, infermiere penitenziario, entrò in servizio a Bolzaneto alle 20 di venerdì 20 luglio 2001 e ci rimase fino alle 15, 15.30 di domenica 22 luglio. "Ho visto picchiare con violenza e ripetutamente i detenuti presenti con schiaffi, pugni, calci, testate contro il muro". "Picchiava la polizia di stato ma soprattutto il "gruppo operativo mobile" e il "nucleo traduzioni" della polizia penitenziaria. Ho visto trascinare un detenuto in bagno, da tre o quattro agenti della "penitenziaria". Gli dicevano: "Devi pisciare, vero?". Una volta arrivati nell'androne del bagno, ho sentito che lo sottoponevano a un vero e proprio linciaggio...".
Marco Poggi dice che sa che cos'è la violenza. "Ci sono cresciuto dentro. Ho "rubato" la terza elementare ai corsi serali delle 150 ore e sono andato infermiere in carcere per buscarmi il mio pezzo di pane. Per anni ho lavorato al carcere della Dozza a Bologna. Un posto mica da ridere. Tossici, ladri di galline, mafiosi, trans, stupratori. La violenza la respiravi come aria, ma quel che ho visto a Bolzaneto in quei giorni non l'avrei mai ritenuto possibile, prima. Alcuni detenuti non capivano come fare le flessioni di routine previste dalla perquisizione di primo ingresso in carcere. Meno capivano e più venivano picchiati a pugni e calci dagli agenti della polizia penitenziaria. Gli ufficiali, i sottufficiali guardavano, ridevano e non intervenivano. Ho visto il medico, vestito con tuta mimetica, anfibi, maglietta blu con stampato sopra il distintivo degli agenti della polizia penitenziaria, togliere un piercing dal naso di una ragazza che era in quel momento sottoposta a visita medica e intanto le diceva: "Sei una brigatista?"".
Marco Poggi è "l'infame di Bolzaneto". Così lo chiamavano alcuni agenti della "penitenziaria" e lui, in risposta, per provocazione, per orgoglio, per sfida, proprio in quel modo - Io, l'infame di Bolzaneto - ha voluto titolare il libro che raccoglie la sua testimonianza. Poggi è stato il primo - tra chi era dall'altra parte - a sentire il dovere di rompere il cerchio del silenzio. "Delle violenze nelle strade di Genova - dice - c'erano le immagini, le foto, i filmati. Tutto è avvenuto alla luce del sole. A Bolzaneto, no. Le violenze, le torture si sono consumate dietro le mura di una caserma, in uno spazio chiuso e protetto, in un ambiente che prometteva impunità. Solo chi l'ha visto, poteva raccontarlo. Solo chi c'era poteva confermare che il racconto di quei ragazzi vittime delle violenze era autentico. Io ero tra quelli. Che dovevo fare, allora? Dopo che sono tornato a casa da Genova, per giorni me ne sono stato zitto, anche con i miei. Io sono un pavido, dico sempre. Ma in quei giorni avevo come un dolore al petto, un sapore di amaro nella bocca quando ascoltavo il bla bla bla dei ministri, le menzogne, la noncuranza e infine le accuse contro quei ragazzi. Non ho studiato - l'ho detto - ma la mia famiglia mi ha insegnato il senso della giustizia. Non ho la fortuna di credere in Dio, ho la fortuna di credere in questa cosa - nella giustizia - e allora mi sono ripetuto che non potevo fare anch'io scena muta come stavano facendo tutti gli altri che erano con me, accanto a me e avevano visto che quel che io avevo visto. Ne ho parlato con i miei e loro mi hanno detto che dovevo fare ciò che credevo giusto perché mi sarebbero stati sempre accanto. E l'ho fatta, la cosa giusta. Interrogato dal magistrato, ho detto quel che avevo visto e non ci ho messo coraggio, come mi dicono ora esagerando. Non sono matto. Ci ho messo, credo, soltanto l'ossequio per lo stato, il rispetto per il mio lavoro e per gli agenti della polizia carceraria - e sono la stragrande maggioranza - che non menano le mani".
Marco Poggi ha pagato il prezzo della sua testimonianza. "Beh! - dice - un po' sì, devo dirlo. Dopo la testimonianza, in carcere mi hanno consigliato - vivamente, per dire così - di lasciare il lavoro. Dicevano che quel posto per me non era più sicuro. Qualcuno si è divertito con la mia auto, rovinandomela. Qualche altro mi ha spedito la mia foto con su scritto: "Te la faremo pagare". Il medico con la mimetica e gli anfibi mi ha denunciato per calunnia. Ma il giudice ha archiviato la mia posizione e con il lavoro mi sono arrangiato con contratti part-time in case di riposo per anziani. Oggi, anche se molti continuano a preoccuparsi della mia integrità più di quanto faccia solitamente la mia famiglia, sono tornato a lavorare in carcere, allo psichiatrico di Castelfranco Emilia. Mi faccio 160 chilometri al giorno, ma va bene così. Sono tutti gentili con me, l'infame di Bolzaneto".
Dice Marco Poggi che "se i reati non ci sono - se la tortura non è ancora un reato - non è che te li puoi inventare". Dice che lui "lo sapeva fin dall'inizio che poi le condanne sarebbero state miti e magari cancellate con la prescrizione". Dice Poggi che però "quel che conta non è la vendetta. La vendetta è sempre oscena. Il direttore del carcere di Bologna Chirolli - una gran brava persona che mi ha insegnato molte cose sul mio lavoro - ci ripeteva sempre che lo Stato ha il dovere di punire e mai il diritto di vendicarsi. Mi sembra che sia una frase da tenere sempre a mente. Voglio dire che importanza ha che quelli di Bolzaneto, i picchiatori, non andranno in carcere? Non è che uno voglia vederli per forza in gabbia. La loro detenzione potrebbe apparire oggi soltanto una vendetta, mi pare. Quel che conta è che siano puniti e che la loro punizione sia monito per altri che, come loro, hanno la tentazione di abusare dell'autorità che hanno in quel luogo nascosto e chiuso che è il carcere, la questura, la caserma. Per come la penso io, la debolezza di questa storia non è nel carcere che quelli non faranno, ma nella sanzione amministrativa che non hanno ancora avuto e che non avranno mai. Che ci vuole a sospenderli da servizio? Non dico per molto. Per una settimana. Per segnare con un buco nero la loro carriera professionale. È questa la mia amarezza: vedere i De Gennaro, i Canterini, i Toccafondi al loro posto, spesso più prestigioso del passato, come se a Genova non fosse accaduto nulla. Io credo che bisogna espellere dal corpo sano i virus della malattia e ricordarsi che qualsiasi corpo si può ammalare se non è assistito con attenzione. Quella piccola minoranza di poliziotti, carabinieri, agenti di polizia penitenziaria, medici che è si abbandonata alle torture di Bolzaneto è il virus che minaccia il corpo sano. Sono i loro comportamenti che hanno creato e possono creare, se impuniti, sfiducia nelle istituzioni, diffidenza per lo Stato. Possono trasformare gli uomini in divisa - tutti, i moltissimi buoni e i pochissimi cattivi - in nemici del cittadino. Non ci vuole molto a comprendere - lo capisco anch'io e non ho studiato - che soltanto se si fa giustizia si potrà restituire alle vittime di Genova, ai giovani che vanno in strada per manifestare le loro idee, fiducia nella democrazia e non rancore e frustrazione. I giudici fanno il loro lavoro, ma devono fare i conti con quel che c'è scritto nei codici, con quel che viene fuori dai processi. Non parlo soltanto dei processi, è chiaro. Parlo della responsabilità della politica. Che cosa ha fatto la politica per sanare le ferite di Genova? Gianfranco Fini, che era al governo in quei giorni, disse che, se fossero emerse delle responsabilità, sarebbero state severamente punite. Perché non ne parla più, ora che quelle responsabilità sono alla luce del sole? Perché Luciano Violante si oppose alla commissione parlamentare d'inchiesta? Dopo sette anni questa pagina nera rischia di chiudersi con una notizia di cronaca che dà conto di una sentenza di condanna, peraltro inefficace, senza che la politica abbia fatto alcuno sforzo per riconciliare lo Stato e le istituzioni con i suoi giovani. Ecco quel che penso, e temo".
(18 marzo 2008)
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NEW NAZI MURDER IN MOSCOW
Mar, 18/03/2008 - 18:41http://img80.imageshack.us/img80/9440/riphn5.jpg
Today (March 16) around 6.30 or 6.40 pm in the Moscow city centre at the exit of Kitai-Gorod metro station a group of about 15 neonazis armed with knives have attacked 5 people who were going to a hardcore / punk gig headlined by Karelian oi band NICHEGO KHOROSHEGO at Art Garbage club. As a result of attack a punk aged 21, Alexei Krylov from the Moscow Region town of Noginsk, has died due to multiple stab wounds some 15 minutes later, before the ambulance arrived. A girl attacked in the same incident survived by a chance - the knife got stuck in her backpack less than an inch from her body. There were several nazi mobs in the area each numbering 10-15 people attacking antifascists. The gig was cancelled a few bands in after some pepper spray was used and windows broken by unknown people. The attack appears to have been planned in advance with involvement of some FC Spartak hooligans.
Alexei’s survived by his mother and two sisters. The family is poor and they need material help for the funeral. (Russians can send money via http://money. yandex. ru, account number 4100164493592), other can use Web-money
USA Dollars Z260630952047
Russian Rubles R321197368781
Euro E311886845482
Ukrainean Grivna U237258703810
Belorussian Rubles B477420859355
Nearly two years ago in Moscow 19 years old Alexander Ryukhin has been murdered by a nazi gang on his way to a hardcore gig.
http://ru. indymedia. org/newswire/display/20208/index. php
http://avtonom. org/index. php?nid=1648
http://maximitch. livejournal. com/289528. html
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QUANDO SI DICE UN PAESE RAZZISTA!
Mar, 18/03/2008 - 16:10L’ONU dichiara che l’Italia non mantiene gli accordi per l’eliminazione delle discriminazioni razziali.
Nel 72° rapporto del CERD (Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazioni Razziali), a fronte del rapporto presentato dall’Italia, l’ONU ha pubblicato (Marzo 2008) 30 raccomandazioni per il nostro Paese (di cui 7 sono gli aspetti positivi, 20 gli aspetti negativi).
Ne farò un breve riassunto.
L’ONU denuncia la mancanza di accesso ai più basilari servizi per Rom e Sinti, la mancanza di azioni contro le misure adottate dalle autorità locali per negare la residenza ai Rom e la loro illegittima espulsione, la mancanza di prevenzione dell’uso della forza illegale da parte degli agenti della polizia nei riguardi dei Rom, la mancanza di prevenzione e punizione nei confronti degli atti di violenza contro i Rom e altre persone di origine straniera motivati da razzismo.
Denuncia inoltre di essere l’unico Paese in Europa a non avere ancora costituito una istituzione nazionale indipendente per i diritti umani in linea con i Principi di Parigi; il comitato nota che in Italia c’è un basso numero di casi giudiziari per discriminazione razziale, ma non giudica il dato positivo, poiché tale situazione potrebbe essere dovuta ad una informazione inadeguata fornita alle vittime sui propri diritti e ad una inconsapevolezza da parte delle autorità dei reati di razzismo.
Il Comitato si dichiara preoccupato anche per la situazione dei lavoratori senza documenti, sulla violazione dei loro diritti umani, visto che in Italia queste persone hanno stipendi al di sotto dei minimi garantiti, orari di lavoro troppo lunghi, ci sono condizioni di lavoro forzato, e parte dei loro salari vengono trattenuti dai datori di lavoro per pagare le loro sistemazioni in alloggi sovraffollati senza elettricità o acqua corrente.
Il CERD si dichiara fortemente preoccupato per le segnalazioni ricevute di discorsi di odio razziale, incluse dichiarazioni contro cittadini stranieri e Rom attribuite ai politici. In questo punto ci tiene a sottolineare che “l’esercizio del diritto alla libertà d’espressione implica speciali doveri e responsabilità, in particolare l’OBBLIGO di non diffondere idee razziste”. Chiede alla Stato Italiano di contrastare la propaganda razzista per fini politici.
Un punto specifico è dedicato ai CPTA, nello specifico quello di Lampedusa, in cui i migranti hanno subito maltrattamenti, non hanno accesso all’assistenza legale, vivono in condizioni di sovrappopolamento, igiene, nutrizione e assistenza sanitaria insufficienti. I CPTA devono essere conformi agli standard internazionali e devono garantire che i migranti non vengano portati in un Paese in cui possono essere soggetti a serie violazioni dei diritti umani, compresa la tortura.
Infine il Comitato denuncia il fatto che “i mass media continuano a giocare un ruolo nel proiettare un’immagine negativa delle comunità Rom e Sinti” e che lo Stato non ha fatto niente in contrasto con questo. Raccomanda quindi di “incoraggiare i media a combattere pregiudizi e stereotipi negativi che portano alla discriminazione razziale e di adottare tutte le misure necessarie per combattere il razzismo nei media”.
Insomma, entro un anno l’Italia deve dare prova di avere intrapreso misure contro il razzismo, mentre normalmente il rapporto si fa dopo 5 anni, proprio perché la nostra situazione è particolarmente grave. Sono cose che già sappiamo, ma che sicuramente ai nostri politici fanno un altro effetto se detti dall’ONU.
Presentazioni di Acqua in movimento al Csa La Torre
Mar, 18/03/2008 - 13:24per continuare a parlare dei temi che hanno portato alla costruzione della campagna per la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione delle risorse idriche.
In funzione
*Trattoriola* - *Birreria*
*Biblioteca Itinerante Pigmea*
libri di movimento in prestito
http://www.inventati.org/pigmea/
Dall'introduzione:
"Questo è un libro militante. Si colloca e vuole essere uno strumento al servizio di quelle lotte, alle quali prova ad apportare ulteriori conoscenze, informazioni, analisi per renderle ancora più incisive e determinate."
Il libro tematizza la complessità legata al problema acqua, sia a livello locale che globale. L’autore affronta la crisi idrica planetaria e le politiche di privatizzazione portate avanti dalle corporations del settore e sostenute dalle grandi istituzioni internazionali (Fmi, Banca Mondiale, Wto), la storia della privatizzazione in Italia, le lotte e le mobilitazioni sociali che attraversano i continenti del sud del mondo. Per arrivare poi ad analizzare i percorsi di lotta nelle realtà territoriali del nostro
paese, arrivando fino alla costituzione del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e alla campagna nazionale per una legge di iniziativa popolare per la pubblicizzazione dell’acqua. Di particolare rilevanza l’analisi teorica sull’alternatività strutturale e non mediabile fra gestione privata e gestione pubblica dei servizi idrici, così come le proposte risultato di un’ampia riflessione culturale e politica dell’autore per una gestione pubblica fondata sulla partecipazione diretta delle comunità locali.
CSA La Torre
via Bertero, 13
00156 Casal de' Pazzi - ROMA
web: http://www.csalatorre.net
mail: latorre@ecn.org
tel: 06822869
autobus
341 da Metro B Ponte Mammolo
311 da Piazza Sempione
"Acqua in Movimento": presentazione del libro con M. Bersani
Mar, 18/03/2008 - 04:01Giovedi 20 marzo
ore 18:30
Presentazione del libro
Acqua in Movimento. Ripubblicizzare un bene comune
di Marco Bersani
Presentazione - Dibattito
con l'autore Marco Bersani
per continuare a parlare dei temi che hanno portato alla costruzione della campagna per la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione delle risorse idriche.
http://www.inventati.org/pigmea/images/08.03.20-prova3...
In funzione
Trattoriola - Birreria
Biblioteca Itinerante Pigmea
libri di movimento in prestito
http://www.inventati.org/pigmea/
Dall'introduzione:
"Questo è un libro militante. Si colloca e vuole essere uno strumento al servizio di quelle lotte, alle quali prova ad apportare ulteriori conoscenze, informazioni, analisi per renderle ancora più incisive e determinate."
Questo libro tematizza la complessità legata al problema acqua, sia a livello locale che globale. L'autore affronta la crisi idrica planetaria e le politiche di privatizzazione portate avanti dalle corporations del settore e sostenute dalle grandi istituzioni internazionali (Fmi, Banca Mondiale, Wto), la storia della privatizzazione in Italia, le lotte e le mobilitazioni sociali che attraversano i continenti del sud del mondo. Per arrivare poi ad analizzare i percorsi di lotta nelle realtà territoriali del nostro paese, arrivando fino alla costituzione del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e alla campagna nazionale per una legge di iniziativa popolare per la pubblicizzazione dell'acqua. Di particolare rilevanza l'analisi teorica sull'alternatività strutturale e non mediabile fra gestione privata e gestione pubblica dei servizi idrici, così come le proposte - risultato di un'ampia riflessione culturale e politica dell'autore - per una gestione pubblica fondata sulla partecipazione diretta delle comunità locali.
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