Archivio Temporale
Dipendenti Ericsson ancora in piazza
Ven, 21/03/2008 - 22:52
Dipendenti Ericsson ancora in piazza
tecnici e laureati rischiano il posto
Ci sono ingegneri, fisici e matematici.
In piazza questa mattina sono tornati i lavoratori della Ericsson Marconi che rischiano di perdere il posto a causa dell'annunciata scelta dell'azienda di decentrare il settore ricerca e sviluppo.
Così mentre a piazza Venezia nella sede dell’associazione civita si discuteva dell’importanza delle nuove tecnologie, fuori c’erano i ricercatori, gli studiosi, quelli che le nuove tecnologie le creano ma che da qualche tempo sono minacciati dall’incubo licenziamento.
A rischiare il posto sono in 300, tra questi tecnici con molti anni di esperienza, laureati nelle migliori università italiane. Questa mattina aspettavano il ministro Francesco Rutelli al quale hanno perfino dedicato questa piccola provocazione.
E alla fine rutelli è arrivato. Prima di prendere parte al convegno si è avvicinato ai lavoratori, ha scambiato qualche parola defindosi vicino ai problemi dei lavoratori.
In attesa di fatti, conunque, il personale della Ericsson Marconi si è già attivato per un’altra manifestazione. La settimana prossima i lavoratori saranno all’Anagnina davati l’azienda che a breve rischia di chiudere i cancelli.
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Contro le menzogne di Internazionale e Ugo Pipitone
Ven, 21/03/2008 - 21:32Cari amici!
Questa volta non si tratta della newsletter ma di una replica scritta
alla svelta a un articolo di Ugo Pipitone pubblicato su Internazionale
il 13 marzo.
Fate circolare la replica per fare sapere a tutti a che si presta
internazionale e che bugiardo è Ugo Pipitone. Dato che non credo che
internazionale pubblicherà la replica....
cari saluti da Caracas
Dario Azzellini
Replica all'articolo Tragedia a lieto fine di Ugo Pipitone su
Internazionale, 13. marzo 2008,
http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=186...
Anzitutto c'è da chiedersi come mai Internazionale si fà piattaforma per
una propaganda così evidentemente senza fondo e di estrema destra.
1. Non mi sembra assolutamente che sia accettabbile per un democratico o
per chi solamente rispetta la soveranità nazionale, che un paese
bombardi un paese vicino e sviluppi delle operazioni militari senza il
consentimento del paese. Sembra che Pipitone non se ne sia accorto. Ma
questa è stata anche la decisione unanime di tutti i paesi
latinoamericani meno la Colombia. E la Colombia è stata condannata dalla
OEA e il secretario generale Insulza ha ripetuto varie volte che il
attaccare altri paese non è un "diritto alla leggittima difesa" come
dice Colombia. Per fortuna l'America intera ha preso questa posizione e
così evitato che l'America Latina diventi un'altro Oriente Medio. O Ugo
Pipitone non ha pensato nel cancellamento del diritto internazionale che
propongono le sue parole e le conseguenze o - ancora peggio - lo sa e lo
propone a proposito. In ogni caso non si giustifica pubblicarlo.
2. Pipitone sembra di voler cancellare da chi è partito l'attacco quando
dice che "tutti gli elementi si sono posizionati per inscenare una
nuova tragedia latinoamericana" e parla solamente dell'invio di truppe
alla frontiera da parte del Venezuela, Ecuador e Nicaragua. Visto che la
Colombia ha attaccato un suo vicino e inoltre dichiarato ciò come un
diritto, comportamento che quindi è disposta a ripetere con altri paesi
vicini, che altra reazione si aspetta dai paesi vicini? E ció dato che
non è il primo incidente di questo tipo, ma il più grave. Colombia non
rispetta nemmeno le frontiere marittime fissate da corti internazionali
tra il Nicaragua e la Colombia.
3. Pipitone si è anche dimenticato di menzionare ce fù il comportamento
di Chávez - e non quello di Uribe che ha continuato a mentire - che rese
possibile un accordo al vertice di Rio per evitare un ulteriore
conflitto, punto che anche Insulza ha ringraziato.
4. Ugo Pipitone dice di partire "da un dato evidente: ci troviamo in un
teatro della guerra fredda ai suoi ultimi bagliori tropicali". L'unica
cosa evidente è che Pipitone non ha capito assolutamente nulla
dell'America Latina. Visto che nonostante il crollo della URSS i
conflitti politici e di classe in America Latina non siano terminati ma
addirittura aumentati, e che la guerriglia in Colombia sia da allora
aumentata in numero e influenza nelle scienze sociali e politiche è
generalmente visto come prova che i conflitti non hanno niente a che
fare con una "guerra fredda" ma con le forti contradizioni interne
esistenti.
5. "C'è chi sostiene che il governo colombiano di Uribe sia uno
strumento dell'imperialismo e quindi la guerriglia che da anni semina il
terrore in Colombia sia un suo problema." Beh, in effetti è più che
evidente... e se guardiamo tutti i dati di amnesty international, human
rights watch e tutte le organizzazioni di diritti umani internazionali e
colombiane vediamo che chi "semina il terrore" è il governo colombiano,
tramite esercito e specialemente il paramilitarismo (che viene definito
da human rights watch, che sicuramente non simpatizza con la guerriglia,
di essere "la VI. divisione dell'esercito"). E si, si tratta di un
conflitto interno. Che altro?
6. Il paragone della guerriglia colombiana con l'Eta è più che assurdo.
E inoltre l'inserimento dell'Eta tra le organizzazioni terroristiche,
come l'ha fatto la UE, a caso a aiutato a risolvere il conflitto nei
paesi baschi? E i "terroristi" dell'IRA, dell'OLP, dell'UCK ecc. non
sono a caso diventati politici accettabbili?
Non ci vuole molto a capire che conflitti che coinvolgono gran parte
della popolazione e contano su tanto appoggio si possono soluzionare
solo per la via politica. Non importa il giudizio personale che uno
possa avere sulle loro mete politiche o metodi implicati.
7. Pipitone sostiene "I documenti di Reyes rivelano gli stretti rapporti
tra le Farc e Chávez e i contatti amichevoli con il nuovo governo di
Correa". Questa è la bugia più grande che Pipitone abbia sparato.
Pipitone ha visto i documenti di cui sta parlando? Ovviamente no. E il
presidente della OEA (Organizzazione degli Stati Americani) ha
dichiarato che i documenti non provano assolutamente niente e possono
essere stati fabbricati da qualsiasi persona. I documenti presentato dal
governo colombiano per dimostrare i contatti tra Chávez, il govreno
ecuatoriano e le FARC erano dei semplici documenti word nei quali
inoltre si dice letteralemnte. "questo è un documento segreto, perció da
adesso in poi invece di ministro di difesa ecuatoriano Larrea si palerá
di Juan" e in un'altro: invece di Chávez si dirà "angelo". Mi sa che non
ci vuole molto per capire di che qualità sono queste "prove". Nemmeno
nei messaggini segreti che ci inviavamo a scuola a dieci anni mettevamo
il nome vero e l'alias nella stessa comunicazione. Un'altra prova, una
foto di Larrea con Reyes si è anche dimostrata falsa, non era Larrea.
Quindi di prove non ne esistono.
E forse anche ora di ricordare che l'unica condanna di un paese per
terrorismo che esiste da parte di una corte internazionale ampliamente
accettata e la condanna degli Stati Uniti per aver minato porti
nicaraguensi negli anni 80. Fatto per il quale furono condannati dalla
Corte internazionale di La Haya a pagare un risarcimento. Cosa che
naturalmente non hanno mai fatto.
8. Inoltre "le stragi indiscriminate, la crudeltà e
l'ottusità ideologica" sono il segno distitntivo del governo colombiano.
Ció, come già detto, si può facilmente leggere nei rapporti di qualsiasi
organizzazione di diritti umani. Quando la FARC ha fondato l'Unione
Patriotica come alleanza elettorale con il partito comunista 15 anni fà,
il governo colombiano ha massacrato 3.000 quadri del partito in dieci
anni. Ogni anno il 70% dei sindacalisti assasinati nel mondo intero sono
assassinati in Colombia. E sicuramente non dalle FARC.
9. Pipitone omette anche che Reyes era la persona di contatto per il
governo francese, venezolano, ecutoriano ed altri per le negoziazioni
sul rilascio degli ostaggi nelle loro mani e che era l'incaricato di
possibili negoziazioni con il governo. E che il Venezuela aveva già
raggiunto 4 liberazioni e sia la Francia che il venezuela continuavano a
trattare per raggiungere la liberazione di altri ostaggi, tra i quali
anche Ingrid Betancur. Chi vuole la guerra e non la pace se uccide
l'emissario durante le negoziazioni?? Infatti il comportamento è stato
condannato anche da Sarkozy. Terrorista e amico dei terroristi anche lui?
E perchè l'esistenza di - come dice la Colombia - di 10 campamenti delle
FARC in Ecuador sono prova che il governo ecuatoriano tollera le FARC? E
allora l'esistenza di più di 500 campamenti delle Farc in COlombia che
sono? E perchè la Colombia non controlla le sue frontiere e rende
possibbile alle Farc oltrepassare la frontiera ed entrare a territorio
ecuatoriano?
10. Pipitone dice cosa significa "quello che chiamano terrorismo"? e
continua: "Come bisogna chiamare un'organizzazione che uccide,
sequestra, si finanzia con il narcotraffico ed è considerata un incubo
di arbitrarietà e soprusi dai contadini che hanno vissuto sotto il suo
controllo?"
C'è da dire che fino al giorno di oggi sono stati condannati più membri
del corpo diplomatico statunitense in Colombia per narcotraffico che
membri delle FARC. E Uribe stesso, il presidente della Colombia, in un
documento del servizio segreto statunitense DIA (Defense Intelligence
Agency) del 1991, declassificato nel 2004 sui "100 narcotrafficanti più
importanti della Colombia" appare come numero 82 e i servizi dicono
litteralemente:
""Alvaro Uribe Velez - a Colombian politician and senator dedicated to
collaboration with the Medellin cartel at high government levels. Uribe
was linked to a business involved in narcotics activities in the US. His
father was murdered in Colombia for his connection with the narcotic
traffickers.
Uribe has worked for the Medellin cartel and is a close personal friend
of Pablo Escobar Gaviria."
http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB131/index.ht...
Dei diputati che sostengono Uribe sono gìa piu di 10 gli incarcerati per
coinvolgimento nello scandalo della parapolitica, cioè accordi e
collaborazione con il paramilitarismo, Noguera, ex-capo della sicurezza
di Stato DAS e poi console colombiano a Milano, è stato richiamato in
patria e accusato di collaborazione stretta con il paramilitarismo
(nella giustitzia colombiana esistono elemnti liberali, perció la
giustizia e spesso attaccata dal paramilitarismo).
E giusto ieri, 19 marzo, l'ex console colombiano di Tabatinga (Brasile),
Marco Antonio Caicedo Avendaño, è stato arrestato con undici chili di
cocaina nell'aeroporto di Bogotá. Era tra l'altro anche stato
rappresentante politico a Medellin, la cittá donde ha avuto inizio la
carriera politica di Uribe.
Di fronte a ciò secondo la logica di Pipitone dovrebbero essere gli
altri paesi latinoamericani e anche gli Stati Uniti a bombardare la
Colombia.
E che le FARC vengano considerata un'incubo dai contadini sarebbe da
provare. La maggior parte dei contadini, con buone ragioni considera
l'esercito colombiano e il paramilitarismo organizzato dal governo e
l'esercito un'incubo. Perció le guerriglie colombiane FARC e ELN sono
riuscite a resistere 50 anni all'esercito colombiano appoggiato
dall'esercito più potente del mondo, quello degli Stati Uniti, che ha
messo a sua disposizione tutti i mezzi tecnologici e finanzari possibbili.
11. Pipitone sostiene che "Sembra di essere di fronte all'estensione
politica della sindrome del soldato giapponese, che continua da solo,
nascosto nella selva, a combattere la guerra senza sapere che è finita
da vent'anni." In effetti, solo che il soldato giapponese sono Uribe e
Pipitone, che non vogliono vedere la realtà.
12. E Pipitone continua con la sua campagna di menzogne sfacciate,
propagandistiche e benniche: "Quali conseguenze interne avrà in
Venezuela ed Ecuador la scoperta che chi governa è vicino a
un'organizzazione guerrigliera che si è guadagnata sul campo la
qualifica di terrorista?" Dato che la scoperta non esiste fuori dai
sogni di Uribe e la propaganda di Bush e Pipitone, non succede niente.
Piuttosto, da un punto di vista democratico, ci sarebbe da chiedersi
come mai non reagisce di più il popolo colombiano e la comunità
internazionale al fatto che alla guida della Colombia ci sia un
narcotrafficante e alleato paramilitare al governo?
13. Un'altra bugia si trova quando Pipitone sostiene che, "al vertice di
Rio, il presidente colombiano ha chiesto scusa al suo omologo
ecuadoriano. Ma Correa e Chávez non hanno smentito i loro
ambigui rapporti con le Farc." Sia il governo venezolano che
l'ecuatoriano hanno smentito in continuazione di avere altri contatti al
di fuori che umanitari (per la liberazione degli ostaggi) con le FARC. E
Uribe si è "scusato" dicendo che non è stato intenzionalmente, che gli
dispiace che sia successo, ma che fù leggittima difesa. Non pare una
scusa accettabbile per nessuno. O che ne direbbe Pipetone se gli
bruciamo la casa perchè pensiamo che sia entrato qualcuno che ci
scagliato una pietra e poi gli chiediamo scusa dicendo che non l'abbiamo
fatto apposta e inoltre lo continueremo a fare?
14. I capitoli della storia li chiude la storia (che la fanno i popoli)
e non di sicuro Pipitone sostenendo: "La stagione della guerriglia in
America Latina si è chiusa quando sono usciti di scena gli ultimi
dittatori di un ciclo storico che va da Anastasio Somoza ad Alfredo
Stroessner e da Augusto Pinochet a Jorge Rafael Videla. Solo le
guerriglie di Sendero Luminoso in Perù e delle Farc in Colombia sono
rimaste attive".
A parte che anche questo non è vero. Solamente nel paese in cui dice di
residere Pipitone, in Messico, si stima l'esistenza di più di 100
organizzazioni guerrigliere. Tra le più conosciute l'EZLN, l'EPR, l'ERPI
e FARP. Ma probabilmente non se ne è reso conto, dato che vive in
un'altro mondo che l'80 % della popolazione latinoamericana.
In Colombia, oltre le FARC esiste anche l'ELN e vari gruppi minori.
Non parliamo di altri paesi. Ma anche in Nicaragua, El Salvador,
Guatemala, Uruguay ed altri, la condizione della fine della guerriglia
fù non il fine della storia dichiarato da Pipitone, ma aperture forzate
dalla guerriglia stessa per rendere possibbile l'attività politica
legale. Infatti come semplice porva storica si può notare che anche se
le dittature sono finite, la repressione continua. E in Colombia non è
mai esistita una dittatura formale durante gli ultimi 60 anni. I più di
4 millioni di rifugiati, decine di migliaia di desaparecidos e vittime
mortali sono stati prodotti da una "democrazia" formale.
15. Pipitone sta evidentemente delirando quando dice: "se dei settori
importanti di una sinistra che è arrivata al governo con metodi
democratici simpatizzano con il delirio omicida delle Farc, è
chiaro che qualcosa non va". Nessuno dei governi ha mai sostenuto di
simptizzare con i metodi delle FARC. Anzi Sia l'Ecuador che il Venezuela
hanno chiamato ripetutamente le FARC a no secuestrare, a cercare una via
di pace ecc. L'Ecuador e il Venezuela durante l'ultimo anno hanno
smantellato più campamenti delle FARC sul loro territorio che i governi
anteriori. Mi sa che non va qualcosa con Pipitone se simpatizza con un
narco e assassino delirante come Uribe. Usando quasi le sue parole, ma
con prove alla vista: "In Colombia c'è un presidente e un governo
narcoparamilitare fascista".
16. E Pipitone, che ovviamente non ha un'alta considerazione della
democrazia, continua con la sua propaganda sostenendo: "In Bolivia e in
Ecuador la sinistra riscrive le regole costituzionali, anche se metà del
paese è contraria." E come hanno vinto le elezioni questi presidenti???
E non sará piuttosto che una minoranza (inoltre chiaramente
identificabile come classe medie e alte legate agli interessi degli
Stati Uniti e le multinazionali) cerca di impedire con tutti i mezzi,
quello che un'ampia maggioranza ha deciso?
Forse Pipitone non conosce ne le regole della demcrazia ne la storia
italiana. Seguendo i suoi argomenti anche la costituzione italiana non è
leggittima...
Ma la storia non sembra in ogni caso i lato forte di Pipitone, quando
accusa Ortega in Nicaragua di continuare con la logica di "uno, due,
molti Vietnam". A caso si è dimenticato di chi ha provocato la guerra in
Vietnam? e che ha anche attacato il Nicaragua con una guerra spietata?
Il mondo non si è fermato "trent'anni fa" e i "ritardi culturali" che
conservano "il peggio del presente e del passato", come dice Pipitone in
riferimento alla sinistra, sono piuttosto ritrovabbili in Pipitone,
Uribe, Bush ecc..
E anche "Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile e Michelle
Bachelet in Cile", che tanto piacciono a Pipitone, hanno condannato
nettamente a Colombian. E specialmente il Brasile ha ottime relazioni
con il Venezuela. In cambio non godono di molto sostegno nei loro paesi
stessi. La loro politica non ha cambiato le condizioni di vita dell'80 %
più povero. E qesta però e la meta fondamentale in America Latina per
chi vuole la democrazia. L'Ecudaor, il Venezuela e la Bolivia sono su
questa strada, come dimostrano anche tutte le statistiche ufficiali dell
UNO sulla qualità di vita, salute ecc. Perció la maggior parte dei
popoli dell'America Latina si inclina sempre di più verso queste
proposte e non quelle di guerra, morte e ingiustizia che porta avanti
Pipitone.
Att.
Dario Azzellini, esperto di relazioni latinoamericane, residente a
Caracas e Berlino.
www.azzellini.net
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Palestina, calcio e solidarietà - Via al torneo nei campi profughi
Ven, 21/03/2008 - 20:48ROMA - Scherzando la chiamano la carica dei 101. E' la carovana di ragazzi e ragazze, in prevalenza italiani, che parteciperanno alla quarta edizione di "Sport sotto assedio". Una manifestazione, a metà tra solidarietà e sport, che inizia domani e finisce il 30. Si giocherà in Palestina e anche quest'anno calciatori e calciatrici italiani (ovviamente dilettanti) incontreranno squadre formate da coetanei palestinesi della Striscia di Gaza e della West Bank. Ragazzi e ragazze che provengono da associazioni di volontariato, centri sociali e curve degli stadi. E che da tempo hanno imboccato questa strada per dare una forma concreta alla solidarietà. Calcio, ma anche incontri nelle università e con le associzioni palestinesi.
Si giocherà nei campi profughi e nelle città: a Jabalia camp, Khan Younis, Jayyus, Qalqiliya, Dehisheh camp, Abu Dis e Gerusalemme. Più difficile invece che si giochi a Gaza. Troppo pericoloso fare entrare gente in una situazione di tensione così alta. Tanto che dal governo israeliano sarebbe arrivato un secco altolà all'ingresso dei 101. Un peccato soprattutto per gli abitanti del campo che lo scorso hanno tributarono ai ragazzi italiani un'accoglienza degna della Nazionale.
L'idea di portare lo sport laddove c'è la guerra è nata da un gruppo di ragazzi facenti delle associazioni milanesi Jalla Onlus e Salah Onlus. Gente con la passione per il calcio che da tempo ho deciso di condividere con i ragazzi dei campi profughi palestinesi "un percorso di educazione allo sport come strumento di dialogo e di convivenza".
Ed è spuntata così l'idea di un torneo per regalare alle disastrate zone della Palestina momenti di serenità e sport. Ma non solo. Nel 2006 una delegazione di calciatori palestinesi, sette ragazzi della squadra Free Palestine, venne in Italia a giocare a pallone. Videro un mondo diverso dal loro. Ma al momento del rientro la realtà si ripresentò in tutta la sua crudezza. L'offensiva delle truppe israeliane a Gaza li bloccò a Roma per giorni. La stessa crisi che, adesso, potrebbe non permettere ai cittadini di Gaza di vedere un pallone rotolare in nome della Pace.
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RESUSCITIAMO I NOSTRI CORPI
Ven, 21/03/2008 - 20:44LUNEDI 24 MARZO
RESUSCITIAMO I NOSTRI CORPI
Pasquetta liberata nel parco del CSA LaTorre
MercaTorre Special Edition
Mercato Contadino del biologico autocertificato
Per una riappropiazione dei sapori e dei saperi contadini, per l'incontro diretto tra chi produce e chi consuma.
Dalle 10 fino al tramonto
banchi di frutta, verdura, miele, conserve, prodotti artigianali, salumi, formaggi, vini, ecc.
bivacco collettivo, spazio birreria,
FORNO a LEGNA ACCESO
cuoci la tua prelibatezza..
e lasciaci una fetta!
... altrimenti portateve tranquillamente tutto voi!!!
alle selezioni musicali RadioTorre, Soul Roots and friends
INGRESSO SUPER LIBERO
PORTATEVE ER PALLONE!!!!
CSA La Torre
via Bertero, 13
00156 Casal de' Pazzi - ROMA
web: http://www.csalatorre.net
mail: latorre@ecn.org
tel: 06822869
autobus
341 da Metro B Ponte Mammolo
311 da Piazza Sempione
La ruota gira
Ven, 21/03/2008 - 20:20Ho scritto dei commenti su Tibet a un giornale recentemente, che erano categoricamente rigettato, per rispetto nei confronti del tibetano presumibilmente, poiché ero affilato. Che hanno dimenticato e che non ho voluto menzionare è che sono un tibetano, e tutto so di Tibet, probabilmente anche migliore di il Lama di Dalai. I giornali sono troppo conservatori, col loro approccio sentimentale, ed è una bestemmia reale vedere che la sciocchezza accettano - tutto il molto amichevole - sì, ma ipocrita al centro! Castro di Fidel è come condannato un fascista, ma adesso che il pacifico tibetano sorgono su, prendono sentimentale ed abbiamo per piangere. Un doublemindedness reale è rivelato, come se non è generalmente capito che la soppressione di Tibet non può tenere essendo incontrato i sorrisi archetipi,, dispiaciuti Asiatici - i nostri occhi sono inclinato la maniera, è detto, ma possiamo vedere tuttavia - come di fare i mezzi di comunicazione piangono. Molte persone manovrano il tibetano davanti al loro proprio carro. La ruota gira. Siamo soltanto un pretesto. Tenere a sorridere. I tempi, cambiano. Maggio Maitreya ci risparmia.
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[Genova] Se la Repubblica e L'Unità scoprono Bolzaneto
Ven, 21/03/2008 - 18:53Hanno anche intervistato l'infermiere che anni fa ha pubblicato un libro. Pluri intervistato nel corso del tempo. Due, invece, gli anni di processo in corso. Tre, tra memorie e requisitoria, gli atti fondamentali dell'accusa. Centinaia di testi giunti in aula a testimoniare le violenze. Centinaia le occasioni di stigmatizzare quanto accaduto a Bolzaneto.
Eppure, per due anni, limitandoci agli ultimi due, Repubblica confinava la cronaca del processo nelle pagine locali genovesi, l'Unità era troppo persa tra Prodi e neo Pd per dedicarcisi. Ora, improvvisamente la scoperta: c'è stata Bolzaneto. Proprio nel momento in cui il ragionamento sui processi avanza, perché 76 anni di richiesta di pena è una pagliacciata, si discute di tortura e si mette in prima pagina la sofferenza di centinaia di persone. E si torna indietro.
Per scopo elettorale, ma non solo.
La prima traiettoria è sicuramente quella: Repubblica gioca, l'Unità la mette dentro. Oggi titolone in prima pagina: accuse alle destre. Fini nella sala controllo della questura. Ma và?
La seconda traiettoria, ben più grave, secondo me è un'altra. Perché i politici, saranno senza dubbio persone completamente fuori dalla realtà, ma non si può dire non abbiano lungimiranza. E allora, poiché dopo Bolzaneto arriverà alla fine anche il processo Diaz, poiché la teoria del PD è quella della polizia cattiva e di quella buona, poiché nel PD ci sono comunque candidati Serra e un po' di codazzo, poiché Serra fa parte della Polizia anti De Gennaro, bisogna pur fare qualcosa. Ovvero non si può dare addosso alla polizia in generale, ma bisogna sottolinearne una parte malata, possibilmente non quella del proprio nemico, ma anche, interlocutore. Dire a De Gennaro: non ci piaci, ma anche un po' si.
Bolzaneto è perfetta: 45 imputati che contano zero, frilli, due di briscola. Tanti banali torturatori. E allora diamo addosso a Bolzaneto e teniamoci ben ben pronti a dire che Bolzaneto è ok, la Diaz no. Perché no? Perché il pm è un esagitato, un matto, che ha tentato di mettere nel sacco TUTTA la polizia. Invece, ci diranno, doveva limitarsi a portare a processo il VII nucleo, i Canterini Boys, i cattivi di turno, tanto Canterini è un vecchio rintronato ormai, e lasciare perdere Gratteri, Calderozzi e compagnia. Quelli SONO la Polizia, adesso. E Serra e i suoi amici, volere o volare, devono farci i conti. Perché De Gennaro ha fatto centinaia di nomine, ha colonizzato la Polizia ed è ancora lì, in regia, al comando, nonostante la Diaz, nonostante le intercettazioni, nonostante tutto. E allora Bolzaneto è la merce di scambio.
Castelli lo ha già annunciato, e c'è da credere che sia lo stesso pensiero di Uolter: “La storia italiana è piena di pm che sostengono tesi rivelatesi fasulle”. Nella Procura di Genova, tranne per quattro o cinque magistrati, partiranno i festeggiamenti.
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Amato: su Bolzaneto colpevole indifferenza
Ven, 21/03/2008 - 18:25ROMA - "Bolzaneto è una gran brutta storia...". Giuliano Amato, ministro dell'Interno, non si lascia nemmeno porre la domanda. Ripete ancora: "È una bruttissima storia".
È un'opinione condivisa che sia un gran brutta storia, meno condivise sono le ragioni del perché sia potuto accadere. Qual è la sua opinione?
"Mi deve consentire un ricordo personale. Tra i miei primi libri c'è Individuo e autorità nella disciplina della libertà personale. C'era, ricordo, un capitolo sulla tortura dove ne elencavo anche le tecniche. Era il 1968. In quell'Italia pre-pasoliniana, negli anni cinquanta/sessanta, ci sforzavamo di correggere un'interpretazione riduttiva dei principi costituzionali che sentivamo inespressi in una cultura dello Stato non ancora consapevole di dover essere al servizio del cittadino. Quarant'anni dopo, dover prendere atto che, anche se per un breve stagione, siamo tornati là da dove ci siamo mossi è dura da accettare".
Se capisco bene, è dura da accettare che ancora oggi ci siano servitori dello Stato che hanno dimostrato di disprezzare la disciplina costituzionale della libertà personale. Allora devo chiederle: come e chi forma questi uomini? È nella loro formazione il problema?
"Guardi, io da ministro ho capito che le nostre scuole di polizia hanno processi di formazione che creano tra le migliori professionalità del mondo. Va però detto che è una professione che attira anche gli "istintivamente Rambo". Non ce ne dobbiamo meravigliare. Come non ci dobbiamo sorprendere se, in una situazione di tensione, magari alla 14esima ora del servizio in piazza e dopo ripetuti insulti e lanci di oggetti, ci sia chi non controlla il suo istinto di reazione".
Forse, e non tutti saranno d'accordo, questo può giustificare le violenze nelle strade di Genova, ma non quel che è accaduto alla Diaz. Tantomeno quel che è successo nella caserma di Bolzaneto, luogo chiuso, dove non c'era alcuna emergenza, nessuna minaccia.
"Infatti per la Diaz e Bolzaneto si va al di là di ogni capacità di comprensione. Osservo che questo è vero soprattutto per Bolzaneto dove più che la polizia, c'era soprattutto la polizia penitenziaria che non doveva fare i conti con la pressione della piazza e che, custodendo persone assoggettate, dovrebbe guardarsi dall'abuso di autorità, dovrebbe saper rispettare la dignità umana. Come è stato possibile, dunque? Posso soltanto pensare che bisognerà guardare ulteriormente ai processi di formazione, selezione e avanzamento del personale. Il tema del rispetto della dignità umana è una questione che ho posto ripetutamente nei miei interventi nelle scuole di polizia ricordando che, se è forse agevole un comportamento corretto nei confronti di un bianco con giacca e cravatta, l'obbligo deve essere avvertito ancor di più quando si ha a che fare con disgraziati che possono scatenare quel particolare e violento rapporto che si crea tra il superiore e l'inferiore. So di che cosa si tratta. Sono diventato socialista in una corsia d'ospedale dove gli infermieri e i medici davano il lei ai signori e il tu a mio nonno. Non è un problema irrilevante, però, la disciplina giuridica. Non possiamo giudicare quei comportamenti inumani e vessatori semplicemente come violenza privata o abuso d'ufficio. È qualcosa di più. Deve esserci una severità maggiore quando si esercita violenza contro chi è assoggettato al tuo potere. Intendiamoci: spesso abbiamo la tentazione di risolvere i problemi di ordine pubblico, sicurezza, criminalità con un inasprimento delle pene. E ho detto più volte che inasprire le pene non sempre aiuta a risolvere i problemi. In questo caso - nel caso delle violenze inflitte a chi è assoggettato a un potere - aggravare non tanto le pene ma il tipo di reato è giusto e necessario".
Non aiuta a rimarginare la ferita di Genova la promozione dei funzionari coinvolti nelle violenze.
"Il procedimento disciplinare può seguire l'esito del processo penale con sentenza passata in giudicato. Prima della sentenza penale, è possibile sospendere un funzionario dal servizio soltanto se accusato di alcuni gravi reati, come la collusione con un'associazione mafiosa. Qui, però, davanti a reati trattati come abuso d'ufficio o violenza privata ciò è impossibile. Altro sarebbe il discorso se esistesse una norma che punisse espressamente gli atti di tortura o i comportamenti crudeli e disumani, che ritengo possano essere parificati, per gravità, alla collusione mafiosa".
Capisco, ma c'è una differenza tra non sospendere e promuovere.
"È vero, ma c'è chi è stato promosso dopo un concorso. Chi ha lavorato all'arresto di Bernardo Provenzano e aveva le carte e i tempi giusti per esserlo. E lo dico anche se queste promozioni sono precedenti al mio incarico. Credo che regole e garanzie debbano valere nei confronti di tutti, per chi ha subito le violenze e anche per chi è accusato di essere il presunto violento. Non nego che esiste quel che potremmo definire "un margine di responsabilità oggettiva" che dovrebbe implicare di mettersi da parte, come accade a chi è accusato di reati molto gravi. Diciamo che ritengo questo atteggiamento una "collaborazione rafforzata" con la giustizia. Sono rimasto coinvolto in fatti gravi. Ritengo di non aver colpe e responsabilità. Mi faccio, però, da parte nell'interesse dell'istituzione che rappresento. Se sono poi assolto, ho pagato senza ragione un prezzo. Può accadere. Accade".
Molti ritengono che il capo della polizia all'epoca del G8, Gianni De Gennaro, avrebbe dovuto fare quel passo indietro di cui lei parla, sentire sulle spalle una responsabilità oggettiva. È un fatto che la permanenza di De Gennaro al vertice della Dipartimento della sicurezza pubblica non abbia aiutato a scolorire le polemiche, a sciogliere il rancore che molti giovani nutrono nei confronti degli uomini in divisa, a restituire credibilità alle amministrazioni coinvolte nelle violenze di Genova.
"Non è che debba volare per forza una testa posta in alto perché altrimenti si dice che sono volati solo gli stracci. Io non credo che immolare il capo della polizia avrebbe risolto il problema. Il capo della polizia ha ritenuto di non dimettersi. Ha con fermezza detto di non essere il responsabile di quanto è accaduto. Le violenze di Genova gli sono apparse così lontane dalla sua cultura professionale, dalla sua storia di poliziotto che ha pensato di restare al suo posto, di difendere se stesso".
E lei che ne pensa? Era la cosa giusta da fare?
"Si voleva mettere al rogo De Gennaro per fare l'incendio più fiammeggiante. Lui era quello più in vista, e poco importa se a Bolzaneto c'era soprattutto la penitenziaria che non dipende certo da lui. Io penso invece che va sempre accertato chi ha fatto che cosa. Anche per questo non vedo l'ora che i processi di Genova si concludano in modo che se ne possa riprendere il bandolo e riportarlo all'interno dell'amministrazione assumendo le decisioni più opportune".
Veltroni chiede di accertare se ci siano state, per Genova, responsabilità politiche. È un'opinione condivisa che se oggi la politica ha a lungo taciuto, allora parlò.
"Guardi, io escludo nel modo più assoluto che Gianfranco Fini, della cui presenza a Genova si è molto parlato, abbia potuto dare l'ordine di picchiare duro. Lo conosco. E so che la sua cultura è altra. È possibile piuttosto che, con un governo di centro-destra, ci sia stato chi tra le forze dell'ordine e nella polizia penitenziaria abbia pensato di dare una lezione ai "comunisti". E d'altronde le frasi che sono state gridate a Bolzaneto non lasciano margini al dubbio che si è voluto colpire e punire i "comunisti"".
Questa conclusione, però, rende ancora più inspiegabile il lungo silenzio della politica. Non le pare?
"Non parlerei di silenzio. Parlerei di indifferenza, o meglio di ritrosia. Sorprendente, se ci pensa: si è strillato molto più per Guantanamo che non per Genova. Siamo più sensibili ai diritti umani nel mondo, che al loro rispetto a casa nostra. Anche per questo sarebbe essenziale che rilevassimo come una macchia l'eccezione del 2001 e attivassimo le difese per evitare che si ripeta".
Ma perché quella ritrosia?
"Per l'incompiutezza della nostra democrazia. Le forze politiche affrontano questioni dell'ordine pubblico con un sentimento da "taci il nemico ti ascolta". Alcune pensano che le forze dell'ordine possano essere un territorio di conquista, altre credono che - facendone un bersaglio di furori polemici - possano guadagnare consensi. Nasce così, tra eccessi e reticenze, una frattura nel sistema politico, diviso tra chi parteggia e chi accusa".
Ancora ieri la "Sinistra Arcobaleno" di Bertinotti ha chiesto una commissione parlamentare d'inchiesta già invocata nella scorsa legislatura e bocciata anche dal centro-sinistra. Lei pensa che una commissione d'indagine possa essere utile?
"Le dico quel che penso e non da oggi, ma dall'epoca in cui scrissi quel libro di cui parlavo all'inizio: per accertare la verità, mi fido della giustizia non della politica. Noi - e non soltanto noi politici - siamo sempre tentati dal deformare i fatti, piegarli alle nostre convenienze e utilità. Il più straordinario frutto della nostra civiltà è stata la creazione della giurisdizione, di quel potere autonomo e indipendente da altri poteri a cui abbiamo affidato il compito di ricostruire che cosa è accaduto e per responsabilità di chi. Per accertare la verità di Bolzaneto conviene affidarsi al lavoro del giudice e lasciar perdere le commissioni parlamentari".
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Cineforum "Sopralluoghi in Palestina - Fotogrammi di un conflitto"
Ven, 21/03/2008 - 16:36Associazione per la Pace
Associazione Culturale Aktivamente
Associazione giovani palestinesi Wael Zwuaiter
"Sopralluoghi in Palestina"
fotogrammi di un conflitto
8 film, 8 temi
Un percorso cinematografico su Palestina/Israele attraverso la storia, i popoli, il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza
Ogni lunedì a partire dal 7 Aprile alle 21
Serata d’apertura del cineforum
Giovedì 27 Marzo 2008 h 19.30
Cortometraggi inediti, mostra fotografica, suggerimenti di lettura e buffet palestinese
Libreria Caffè Flexi
via Clementina 9, Rione Monti, Roma
www.libreriaflexi.it
- ingresso libero -
Per consultare il programma aggiornato: www.assopace.org - www.aktivamente.it - www.palestinawz.org - www.libreriaflexi.it
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