Archivio temporale
assemblea sabato 29 a roma su:LE RAGIONI DELL'ASTENSIONISMO DI CLASSE NEL PERCORSO DELL'AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE
Mer, 26/03/2008 - 21:38LE RAGIONI DELL'ASTENSIONISMO DI CLASSE NEL PERCORSO DELL'AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE
Eccoci di nuovo qui, davanti un'altra campagna elettorale.
Crediamo sia possibile ribellarci a quest'ennesima truffa disertando le urne, non andando a votare.
Il nostro rifiuto non è però ne una scelta qualunquista e ne una protesta per una legge elettorale più o meno democratica. Nel cielo della politica dove vivono abitualmente i potenti non è possibile sentire battere un solo cuore umano, regnano la disuguaglianza, l'ingiustizia, la sete di potere, l'imposizione dell'interesse di pochi sulle spalle di molti, lo sfruttamento. Per difendere e perpetrare tutto questo negli ultimi anni si sono alternati governi di destra e di sinistra. I risultati raggiunti sono stati gli stessi: peggioramento delle condizioni di vita dei/lle proletari/e attraverso precarietà, flessibilità ed aumento del costo della vita (affitti, bollette), sfruttamento sempre più massiccio dei migranti (costretti a sottostare al ricatto del lavoro e del permesso di soggiorno), devastazioni ambientali (basti pensare al progetto del TAV in Valsusa, portato avanti sia da destra che da sinistra), aumento della repressione contro ogni forma di lotta "non integrata" (sgombri di posti occupati, perquisizioni inchieste e anni di carcere a danno di decine di compagni/e, annientamento di ogni forma di autorganizzazione nei posti di lavoro), uno stato di guerra divenuto ormai globale (Iraq, Medio Oriente, Balcani).
Il nostro rifiuto è quindi una scelta cosciente.
Non ci fidiamo dello stato perchè sappiamo che non fa i nostri interessi, ci fa ribrezzo l'idea di raccogliere le briciole che elargisce a destra e a sinistra. Per noi non si tratta di scegliere le persone fisiche che devono stare nella stanza dei bottoni, ma di mettere in discussione questa stanza in quanto tale. Per questo pensiamo che il rifiuto di partecipare a questo ennesimo teatrino elettorale non possa fare a meno dello sviluppo di lotte e battaglie nei luoghi dove è presente l'oppressione di questa società. Nei quartieri, nelle scuole, nei posti di lavoro, nelle carceri la priorità deve essere quella di agire in prima persona, rifiutando ogni delega, diffondendo coscienza e lotta, costruendo le basi per una vita migliore e radicalmente differente, che non trova spazio in questo marcio esistente.
DISERTA LE URNE! RIEMPI LE STRADE E LE PIAZZE!
SABATO 29 MARZO H.15.00 ASSEMBLEA PUBBLICA PRESSO LA SEDE DEL COMITATO DI QUARTIERE ALBERONE IN VIA APPIA NUOVA 357
coordinamento per l'autonomia di classe
comitato di lotta quadraro
corrispondenze metropolitane
l'avamposto degli incompatibili
rioters 77
o. p. la scintilla
gruppo comunista rivoluzionario
per contatti e adesioni:
olivavittoria@virgilio.it
[sportsottoassedio] Diario 25 e 26 marzo
Mer, 26/03/2008 - 20:3025/03/08
La strada verso Abu Dis e' un lungo cammino tortuoso in cui si e' costretti a passare un check point e nonostante siano pochi km ci mettiamo circa 1 ora e mezza; se si potessero usare le strade israeliane la strada si potrebbe percorrere in circa 15 minuti.
Abu Dis e', anzi ERA, un quartiere della periferia di Gerusalemme che e' stato completamente circondato dal muro e reso municipio autonomo nell'ambito della "de-arabizzazione" di Gerusalemme stessa. L'universita' si trova proprio a ridosso del muro regalando un profilo inquietante e rendendo la vita se non impossibile sicuramente ardua per tutti e tutte coloro che ci vivono, visto che qualsiasi movimento deve essere "registrato" dai militari israeliani. Lo stesso discorso vale per coloro che non abitano a Gerusalemme ma che frequentano pero' l'universita' di Abu Dis.
Dopo la calorosa accoglienza da parte di docenti e studenti, la giornata sportiva e' proseguita con due sconfitte delle nostre rappresentative negli incontri di calcio maschile e femminile e basket femminile. Un gruppo di persone ne ha approfittato per lasciare "il segno" attraverso la realizzazione di un paio di graffiti proprio sull'infame muro, di cui uno dedicato a "Dax".
In serata il trasferimento a Jayuss, nel "Charity Center" del villaggio. Il benvenuto della comunita' locale e il party che inizia con canzoni italiane e inno palestinese e si conclude con la proiezione di un documentario che racconta la storia del villaggio e le drammatiche conseguenze della costruzione del muro e' emozionante e coinvolgente.
La giornata e' stata intensa, si cerca quindi di dormire.
26/03
La sveglia naturale del gallo e delle pecore ci riporta alla realta' del villaggio di Jayyus. La giornata che aspetta la carovana e' densa di avvenimenti.
La mattina l'incontro con con "Stop the Wall", grazie al quale tutte e tutti abbiamo una situazione piu' chiara sul muro e sulla "prigione" di Gaza e sulla situazione di tutta la palestina e del suo popolo. In seguito andiamo a visitare la "porta" meridionale che limita l'accesso ai campi degli ulivi e alle coltivazioni. Lo spettacolo e' impressionante e i militari non tardano ad arrivare vista la nostra presenza. Ai nostri piedi una terra particolare che permette all'esercito di poter tracciare ogni passaggio che sia a piedi o con un mezzo. Il destino di questo villaggio e' simile a quella di coloro che hanno visto in questi anni costruirsi intorno un muro ed essere cacciati dai campi coltivati, prima risorsa economica degli abitanti della zona. Sorprende come una zona ricca di alberi di olivi non riesca a sfamare una intera popolazione e tutto questo grazie alle "politiche" di apertura e chiusura di quelle porte che una volta li portava neo "loro" campi. Dopo la visita incontriamo il sindaco di Jayyus.
Nel pomeriggio la carovana si reca alla "porta" settentrionale dell'enorme paese dove "l'accoglienza" dei militari israeliani e' immediata, entrano nel territorio palestinese proprio per fronteggiare gli attivisti e le attiviste "ree" di essersi avvicinate troppo al muro. Come deterrente per la carovana e per gli abitanti di Jayyus sono stati sparati anche alcuni lacrimogeni, esplosi a distanza, sintomo dell'arroganza delle forze armate israeliane.
La giornata e' terminata con gli emozionanti workshop per bambini con i giocolieri e la murga da una parte e di un incontro tra le compagne e le donne della comunita' di Jayyus.
Da registrare l'ennesima sconfitta della squadra maschile di calcio... i bimbi incontrati all'uscita del campo ci sfottono simpaticamente al grido di 8 a 1... si prospettano cambi al vertice e dimissioni dell'allenatore :)
Festa @ Scienze Politiche Roma 3
Mer, 26/03/2008 - 18:46venerdì 28 marzo h22
Festa x i 5 anni di Collettivo Scienze Politiche RM3
rock punk electro d'n'b rocksteady
facoltà di scienze politiche Rm3
via chiabrera 199 metroB (s.paolo)
Censurata istanbul.indymedia.org
Mer, 26/03/2008 - 17:49Il sito istanbul.indymedia.org è stato bloccato dalla Telecom Turca e abbiamo bisogno di aiuto per diffondere questa informazione. (Scrivendo articoli, coordinandosi con gli attivisti di Istanbul, stampando volantini ecc. )
Inoltre, se conosci la lingua turca e puoi essere d'aiuto con le traduzioni, faccelo sapere - le barriere legate al linguaggio sono piuttosto alte.
Per favore entra nel canale IRC #istanbul sul server irc.indymedia.org, usando anche l'interfaccia web https://chat.indymedia.org/
C'è anche una pagina sul wiki di indymedia usata per raccogliere tutte le informazioni:
http://docs.indymedia.org/view/Global/IstanbulBlock
Abbiamo bisogno del tuo aiuto adesso!
Grazie
-----
"Col ferro e col fuoco" - Serata per gli operai vittime della Thyssen
Mer, 26/03/2008 - 17:38Il 29 marzo all'Ambra Jovinelli di Roma film e testimonianze
per non dimenticare la tragedia della fabbrica torinese
Una serata "col ferro e col fuoco"
omaggio alle vittime della Thyssen
L'incasso della serata sarà devoluto ai familiari degli operai morti
Partecipano Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Claudio Gioè
ROMA - Non sempre ciò che si consuma sul palcoscenico di un teatro si può definire "spettacolo". Questo è uno dei quei casi. Una serata per rianimare memoria, coscienza e responsabilità collettiva. Il senso è nel titolo: Col ferro e col fuoco. Che cosa è morto con i ragazzi della Thyssen. L'appuntamento è per sabato 29 marzo, dalle 18.30 al Teatro Ambra Jovinelli di Roma che ospita un'iniziativa del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, dedicata agli operai della Thyssen Krupp di Torino, vittime della tragedia dello scorso 5 dicembre. Il costo del biglietto è di 20 euro, l'incasso della serata sarà devoluto alle famiglie dei lavoratori deceduti.
"E' la vicenda che più mi ha colpito in tanti anni di lavoro - spiega Mauro - e non riesco a separarmene. L'invisibilità degli operai è legata all'indebolimento dei loro diritti, alla loro vulnerabilità, nel lavoro e nella sicurezza. E più che una colpa, è già il segno di una mutazione in corso nella nostra società, dove sembra contare solo il consumatore e non più il produttore, dove stiamo cancellando il concetto di lavoro per sostituirlo con parole che vogliono dire altro, e non vogliono dire nulla".
Torino, acciaierie della Thyssen Krupp, la fabbrica dei ragazzi, dove i 180 lavoratori hanno quasi tutti meno di trent'anni. Lavorare in un'industria siderurgica significa lavorare in squadre per coprire tutta la giornata. Trattare l'acciaio significa lavorare 24 ore su 24 accanto a forni giganteschi che arrivano a 180 gradi. Col ferro e col fuoco, appunto. Il 5 dicembre del 2007 il nastro scorre ad alta velocità, poi sbanda. L'attrito dà vita a un principio di incendio. Gli operai pensano di poterlo domare come è già successo. Ma un flessibile pieno di olio esplode, ed è come un lanciafiamme. Sette operai carbonizzati, sette funerali di rabbia e dolore.
Immagini, testimonanze e linguaggi artistici diversi danno vita alla serata del 29. Si comincia alle 18.30, con il film Il posto dell'anima, di Riccardo Milani (con Silvio Orlando, Michele Placido, Claudio Santamaria, Paola Cortellesi), le vicende personali e familiari di un gruppo di operai in lotta dopo la chiusura della fabbrica per la quale lavorano e il loro licenziamento.
Intorno alle 20.15 è la volta di Trevirgolaottantasette (con Elio Germano, Jasmine Trinca, Marco Giallini), cortometraggio di Valerio Mastandrea vincitore di un Nastro d'Argento nel 2005: anche qui, tutto comincia quando Andrea vede un tubo staccarsi dall'impalcatura e cadergli addosso. Il titolo (3,87) è la media delle persone che in Italia muore ogni giorno sul lavoro.
Infine, comincia alle 21 la lettura dei testi-interviste di Ezio Mauro, con Paola Cortellesi, Claudio Gioè e Valerio Mastandrea. "Una serata Thyssen ha un senso qui e oggi - spiega il direttore di Repubblica - in un Paese che sembra non sapere più quanta gente lavora ancora col ferro e col fuoco, e non riesce a fare una narrazione collettiva, sociale, politica, culturale del suo mondo. Ci sono due modi per non rendere inutile la tragedia della Thyssen, aspettando la giustizia: il primo - continua Mauro - è la solidarietà con le mogli e i bambini delle vittime. Il secondo è la memoria consapevole. Cercare di capire, per non dimenticare".
Cena benefit per i detenuti marocchini
Mer, 26/03/2008 - 13:29Domenica 6 gennaio 2008, ore 20:00, circa trecento persone sono sulla piazza di Boumaln Dades, un gruppo di circa cento manifestanti blocca la circolazione. Non ci sono bandiere.
I manifestanti reclamano l’assistenza del governo in merito alle strade bloccate dalla neve e alla mancanza d’acqua e elettricità nei loro villaggi. Alcuni abitanti sono bloccati a Boumaln Dades. E’ quasi sistematica, ogni anno, la non assistenza dello stato per questi paesi d’alta montagna, situati in fondo alla valle a 2600m di altitudine.
Gli abitanti, di questi paesi, hanno boicottato le ultime elezioni del settembre 2007.
La manifestazione è cominciata alle due del pomeriggio con l’occupazione della strada ed è terminata con scontri con la polizia.
Una bandiera del marocco sarebbe bruciata.
L’indomani si registrano molti feriti (tra i quali due poliziotti) e 50 persone sono state arrestate (studenti, disoccupati …). E’ stato dichiarato lo stato d’emergenza, la polizia accerchia la città e sei giovani del liceo vengono arrestati, a scuola, col permesso del direttore (durante la notte vengono effettuate varie perquisizioni). Alcuni studenti non vanno più alle lezioni perché temono che la polizia possa tornare. Nei giorni seguenti, la polizia, ha continuato le ricerche dei manifestanti nei villaggi, nelle città e nei licei. In tutto rimangono in carcere dieci persone. Ci sono state numerose manifestazioni, come a Agadir, Errachidia e Marrakech…
Giovedì 17 gennaio, alle nove di mattina, c’è stata la seconda parte dell’istruttoria a Ouarzazate; i dieci arrestati, tra cui un minorenne, sono accusati di varie infrazioni al codice penale (manifestazione illegale, violenza contro la polizia, blocchi stradali, incendio della bandiera marocchina, ‘attacco allo stato’). Circa cinquanta persone (parenti, amici, associazioni e militanti) erano fuori il tribunale per sostenerli dato che l’udienza era a porte chiuse.
I dieci arrestati negano le violenze contro la polizia e di aver bruciato la bandiera, affermano la loro partecipazione all’occupazione dello spazio pubblico senza autorizzazione.
Il 21 febbraio c’è stata la sentenza del processo che ha condannato duramente tutti gli imputati a 34 anni complessivi:
- Oubaali younes ben mouhamed (20 anni) 6 anni di reclusione
- Abdenacer charif ben brahim ( 21 anni) 4 anni di reclusione
- Oubaali elhoussein ben mouhamed ( 36 anni) 4 anni di reclusione
- Atil mostafa ben lahcen ( 19 anni) 4 anni di reclusione
- Ait said my brahim lahcen ( 35 anni) 4 anni di reclusione
- Elouardi mostafa ben mouhamed ( 35 anni) 4 anni di reclusione
- Mimoun chaouki ben lahcen ( 32 anni) 4 anni di reclusione
- Orouzane brahim ben mouhamed ( 58 anni) 2 anni di reclusione
- Ait hssein Mohamed ben idir ( 54 anni) 2 anni di reclusione
- Adjik noureddine ( 17 anni) 2 anni di reclusione
Permaggiori informazioni: boumalnmanifestation@yahoo.fr
Cena Vegan benefit
Presso Torre Maura Occupata
Via delle Averle 10
Roma
[Bolzaneto] Se 80 mi dà tanto
Mer, 26/03/2008 - 11:17Meno di 80 anni per i 45 torturatori di Bolzaneto: queste le richieste dei pm genovesi.
Premettendo che siamo contro il carcere, non possiamo esimerci dal commentare le richieste di pene per i 45 imputati al processo per le torture di Bolzaneto. La premessa dei pm recitava frasi di grande impatto, parlando di episodi gravissimi, di torture, vessazioni, impunità. Nel leggere poi le richieste di pena il comportamento dei pm si è tramutato in una prudente lettura giuridica, alla ricerca di appigli e codicilli in grado di alleggerire le richieste. Ben venga la prudenza e il garantismo. Però ci chiediamo: perché solo per le forze dell'ordine e non per i manifestanti (colpiti invece duro, sia dalle richieste, sia dalle sentenze)? Infine: la conclusione cinica e spietata, che ci viene dal cuore e da quel poco di esperienza con le aule giudiziarie che abbiamo, è la seguente. Evidentemente in uno stato di diritto conviene più agire violenza contro le persone, specie se in un clima di impunità e discriminazione, razziale e sessuale, piuttosto che colpire qualche vetrina in giro per il mondo. Agire contro "cose" è peggio che agire contro le persone. Il risultato giuridico, e purtroppo sociale e culturale, che ne deriva, ad oggi, è questo. Vietato toccare la merce.
La storia siamo noi
Supportolegale
leggi tutto