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islam
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Molfetta, strage in una cisterna: cinque operai morti intossicati

autore:
da Repubblica
Sommario:
MOLFETTA - Un'altra strage sul lavoro.

A Molfetta, cinque operai sono morti intossicati dalle esalazioni di zolfo provenienti da un'autocisterna. Ricoverato anche un sesto intossicato: le sue condizioni sono preoccupanti. Tra le vittime, il titolare dell'azienda e l'autista dell'autocisterna.

L'incidente è avvenuto nel pomeriggio all'interno dell'azienda Truck Center che si occupa di parcheggi, attrezzature e impianti nella zona industriale del paese. Il primo operaio si è calato nell'autocisterna e subito si è sentito male per le esalazioni; gli altri lo hanno raggiunto per aiutarlo ma sono rimasti intossicati anche loro.

Un incidente del tutto simile a quello accaduto non più di un mese e mezzo fa a bordo di una nave attraccata a Porto Marghera. Morirono soffocati due operai calati nella stiva del mercantile satura di anidride carbonica; intossicato un terzo compagno di lavoro che aveva tentato di soccorrerli.

Prosegue così la catena della morti bianche. Dalla tragedia della Thyssen a oggi, si è registrato un lutto al giorno. A testimonianza che il problema della sicurezza sul lavoro è tutt'altro che risolto.

Roma: 4 marzo -fiaccolata per Gaza

autore:
Associazione per la Pace
Sommario:
LA COMUNITA’ PALESTINESE DI ROMA E DEL LAZIO NVITA TUTTI/E A PARTECIPARE ALLA “FIACCOLATA” CHE SI TERRA MARTEDI 4 MARZO ALLE ORE 18.00 A PIAZZA SANTA MARIA DI LORETO.

Fermiamo il massacro di civili palestinesi!

Il numero di morti, stamattina, ha superato i cento. Un terzo dei morti sono bambini, il più giovane, ucciso ieri, aveva solo due giorni.
Le ambulanze palestinesi non possono raggiungere i feriti, perché prive di benzina, in seguito al blocco israeliano. I soldati israeliani sparano contro le ambulanze per impedire il salvataggio dei sopravvissuti.
Una flotta militare USA si è recata dall'Italia e da Malta verso le coste del Libano, per fare da supporto, mentre una nave da guerra tedesca, abitualmente di stanza nelle acque libanesi in base alla Risoluzione 1701, si è ridispiegata nelle acque della Striscia di Gaza per dare manforte alla marina militare israeliana.
Il governo israeliano ha fatto sapere che, anche se Hamas dichiarasse una tregua unilaterale, non fermerebbe l'offensiva militare contro la popolazione della Striscia di Gaza, anzi, promette che quest'offensiva sarà aggravata. Il Vice ministro della Difesa israeliano ha promesso ai palestinesi un nuovo e più grande Olocausto.

La Comunità Internazionale è inerme di fronte alla tragedia di tanti palestinesi, i paesi democratici occidentali, Italia compresa, sembrano indifferenti all’annichilimento dei diritti e della dignità di un popolo intero perpetuato da Israele da oltre 60 anni con picchi cruenti come le invasioni e distruzioni a Gaza in questi giorni.
Noi chiediamo all’opinione pubblica italiana ed internazionale di non permettere che questa tragedia continui. Noi chiediamo alla società civile di prendere coraggio e mobilitarsi per manifestare sdegno per la politica di apartheid che Israele porta avanti ai danni dei palestinesi.
Chiediamo a voi, amici italiani, di unirvi alla nostra voce per chiedere il rispetto dei diritti inalienabili dell’uomo per il nostro popolo, per dire no all’ennesimo atto di razzismo che lo stato di Israele attua verso i palestinesi, per manifestare la vostra solidarietà ad un popolo, quello palestinese, che continua ad essere decimato, ormai da troppo tempo, dalla violenta e spregiudicata politica israeliana.

Roma 4 marzo

FERMIAMO IL MASSACRO A GAZA
CESSATE IL FUOCO

LA COMUNITA’ PALESTINESE DI ROMA E DEL LAZIO
INVITA TUTTI/E A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE “ FIACCOLATA”,
CHE SI TERRA MARTEDI 4 MARZO ALLE ORE 18.00 A PIAZZA SANTA MARIA DI LORETO.

PER UNA PACE GIUSTA IN PALESTINA.

ADERISCONO: RETE EBREI CONTRO L’OCCUPAZIONE, COMITATO CON LA PALESTINA NEL CUORE, ASSOCIAZIONE AMICI DELLA MEZZA LUNA ROSSA PALESTINESE, ASSOCIAZIONE WAEL ZUAITER, FORUM PALESTINA, LA RINASCITA DELLA SINISTRA, PRC NAZIONALE, PDCI FEDERAZIONE DI ROMA, PDCI NAZIONALE, DONNE IN NERO, GIOVANI COMUNISTI, FIOM ROMA NORD, ASSOCIAZIONE PER LA PACE, ASSOCIAZIONE CULTURALE AKTIVAMENTE, ARCI, ASSOCIAZIONE NAZIONALE ITALIA PALESTINA, SERVIZIO CIVILE INTERNAZIONALE, CENTRO INTERNAZIONALE CROCEVIA-CIC, FIOM NAZIONALE, WILPF ITALIA (LEGA INTERNAZIONALE DI DONNE PER LA PACE E LA LIBERTA), LUISA MORGANTINI - VICE PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO, PIATTAFORMA ONG ITALIANE PER IL MEDIORIENTE, MARY RIZZO PEACEPALESTINE.
Per adesioni: comunitpalestinese.romaelazio@gmail.com

I° marzo 2008- Inaugurazione della sala prove Renoize

sala prove renoize

“...Scegliere
di costruire un laboratorio musicale è una scommessa al buio poiché
investire sul linguaggio, qualunque esso sia, comporta l’enorme
incertezza dell’interpretazione personale.
Questa incertezza si crea
quando più soggetti provano a ricercare un vocabolario comune coscienti
che le sfumature saranno dominanti e determinanti; questi soggetti
scelgono di utilizzare un linguaggio sonoro che, sicuramente, si
riferisce all’ingegno intellettuale ma si rivolge fortemente al gusto,
alle passioni, alle “pulsioni della pancia” rischiando di fraintendersi
e non comprendersi.
Ma quest’incertezza, quest’ansia, questo salto
nella commistione e nella sperimentazione, come anche la prodotta
“confusione”, creano la pulsione necessaria alla genesi e all’ascolto.
Il
desiderio costruisce contaminazioni e solidifica legami impensabili
costituendo l’elemento primario dell’innovazione e del voler fare,
ascoltare e vivere la musica.  
Il 1 Marzo inauguriamo una sala
prove/studio di registrazione. Inauguriamo la realizzazione di un
desiderio collettivo. La nostra volontà di dare vita ad uno dei sogni
di Renato.
Uno spazio fisico nel quale realizzare un intreccio di
espressioni musicali differenti, nell’intento di costruire un
meticciato culturale che faccia convivere e mescolare generi differenti
in una condizione generale di condivisione, inclusione e
riappropriazione.
RenoizeProject

Dalle18: BRASMATI Awirkestra! con aperitivo

a seguire

ORE 22: Filippo Gatti in concerto
ORE 23: BARACCA SOUND+LIONHEART SOUND+ MORE FIRE+RADIO TORRE (si salvi chi può crew)+ WOMEN IN REGGAE

Ingresso con sottoscrizione 5 €

L.o.a. Acrobax Project  Via dela Vasca Navale, 6

Boicottare Israele per aiutare concretamente la resistenza palestinese

autore:
L'altra Lombardia - SU LA TESTA
Sommario:
Perché boicottare Israele

Boicottare Israele per aiutare concretamente la resistenza palestinese

Gaza-Palestina: continuano i crimini del sionismo imperialista contro il popolo palestinese.
Israele si accinge a rioccupare la striscia di Gaza militarmente.

Organizzare con metodo il boicottaggio dei preparativi e gli sponsor della Fiera del libro che si terrà a maggio a Torino. Il comitato della Fiera del Libro vuole rendere omaggio a Israele nel 60° della sua nascita invitandolo come ospite d’onore, nonostante si fosse impegnato precedentemente con l’Egitto e ignorando ipocritamente che questo anniversario rappresenta la catastrofe per il popolo palestinese, la Nakba.

Boicottare permanentemente ed attivamente tutte le attività economiche, culturali e politiche del governo israeliano.
Boicottare attivamente le aziende, gli enti italiani ed europei e le multinazionali che mantengono e sviluppano rapporti economici con lo stato sionista.

Israele è uno stato imperialista che occupa arbitrariamente, con la protezione degli USA e della UE, il territorio palestinese.

Nell’ultima settimana a Gaza, a seguito degli attacchi militari israeliani, vi sono stati più di 100 morti, di cui più del 70% costituito da civili, fra i quali decine di bambini.
L’invasione da parte dell’esercito israeliano della striscia di Gaza costituisce l’ennesimo criminale attacco al popolo e al territorio palestinese. Questa operazione tende ad annientare la resistenza, il legittimo governo eletto dopo libere elezioni e le sue giuste rivendicazioni di indipendenza.
La violenza praticata dagli Israeliani anche sui civili ricordano la violenza e la barbarie del nazismo di cui peraltro gli ebrei furono vittime. Il governo israeliano, con la complicità oggettiva di Abu Mazen, vuole risolvere definitivamente la “questione palestinese”, annientando Hamas e le sue milizie. Il tutto con il pretesto che il governo di Hamas a Gaza metterebbe in pericolo l’integrità dello stato di Israele attraverso il lancio di razzi su alcune colonie israeliane.
Israele giustifica tutte le sue violenze, i suoi arbitri e i bombardamenti contro i civili come guerra al terrorismo, coadiuvato in questo dai mass media internazionali e dai governi di ogni colore politico.
Vergognose sono nel nostro paese le modalità con cui vengono date le notizie provenienti da Gaza e dai territori occupati. Gli aggrediti (i palestinesi) diventano gli aggressori; mentre gli Israeliani sono trasformati in vittime. I 21 bambini palestinesi uccisi in meno di una settimana non fanno notizia, mentre 4 morti in tre anni nelle colonie israeliane di confine diventano odiosi episodi di terrorismo.
In realtà il governo israeliano, gli USA, assieme all’UE come complice attiva, vorrebbero risolvere la questione palestinese tramite la costituzione di una “entità” priva di autonomia destinando ad essa una piccolissima area senza continuità territoriale.
Tutto ciò non avrebbe niente a che vedere con uno stato indipendente, ma molto con l’apartheid del Sud Africa prima di Mandela.
Vorrebbero costituire delle specie di bantustan, vale a dire riserve all’interno dello stato di Israele prive di qualsiasi autonomia statuale, tanti lager sotto la tutela israeliana, coordinati magari da un governo fantoccio presieduto da Abu Mazen.
Questo progetto e questo obiettivo passano necessariamente attraverso la sconfitta e l’annientamento di Hamas e delle sue milizie, del suo legittimo governo e di tutta la resistenza armata comprese quelle formazioni che ancora sono nell’orbita di Abu Mazen.
Una “normalizzazione” che non è nient’altro che una operazione di pulizia etnica. Il governo israeliano sta cercando con ogni mezzo di creare condizioni di vita talmente insopportabili per i palestinesi da costringerli ad abbandonare la loro terra. Il vero scopo di Israele e del suo alleato USA è la dearabizzazione della Palestina. Il popolo palestinese è coraggioso, ma quanto ancora potrà resistere dopo 60 anni di umiliazioni, sconfitte, tradimenti, morti e distruzione? Il diritto internazionale e umanitario è dalla sua parte eppure viene trattato sempre come un popolo di serie B che non merita l’appoggio della comunità internazionale.
La vera questione morale è la situazione in cui versa il popolo palestinese da 60 anni, che è compito di tutti noi risolvere.
Non con il “politicismo”, non con le posizioni “equidistanti”, non con l’ipocrita senso di sconfitta se le iniziative intraprese non hanno successo immediato, ma con la determinazione e la forza che vengono dalla consapevolezza che la salvezza di questo popolo passa attraverso gli atti di resistenza di tutti noi.
Possiamo impedire che l’Italia abbia accordi commerciali con Israele? A breve termine certo no, ma si possono creare le condizioni perché questo avvenga in tempi ravvicinati, ad esempio iniziando a compiere magari degli atti tipo quelli di non comprare certi prodotti o di non frequentare luoghi in cui sono venduti i prodotti israeliani. Se guardiamo alla storia passata chi di noi avrebbe mai pensato trent’anni fa che Mandela sarebbe diventato presidente del Sudafrica?
Ebbene incominciamo a diffondere capillarmente l’informazione che l’Italia è tra i 5 maggiori partner commerciali europei di Israele; è uno dei più importanti mercati europei per le esportazioni israeliane con l’11% pari ai Paesi Bassi, segue solo la Francia con il 10% ed è superata dalla Germania con il 21% e il Regno Unito con il 18%; che le esportazioni italiane in Israele hanno raggiunto nuovi primati proprio nello scorso anno e che anche le esportazioni israeliane verso l’Italia stanno crescendo; che Israele è uno dei più importanti esportatori mondiali di attrezzature militari con il 10% nel 2007; che Israele importa dall’Italia il 4,8% delle sue importazioni totali che comprendono attrezzature militari, beni di investimento, diamanti grezzi, combustibili, beni di consumo.
Aggiungiamo che l’Italia è l’unico paese europeo in cui non vi è stata una manifestazione di piazza contro l’assedio di Gaza coordinata insieme alle altri capitali europee e che l’Italia è il paese europeo in cui la campagna di boicottaggio contro Israele si è improvvisamente arrestata, diversamente da altri paesi in Europa in cui negli ultimi tre anni si è invece consolidata.
ECCO PERCHE’ di fronte a questo quadro drammatico si impongono scelte chiare anche per chi nel nostro paese intende contribuire concretamente al sostegno della resistenza e della causa palestinese.
Quindi rinunciare o attenuare l’organizzazione del boicottaggio alla Fiera del Libro di Torino significherebbe, tra l’altro:
1. subire il ricatto dei sionisti e della sinistra moderata che fanno di tutto per manipolare la realtà, mettendo sullo stesso piano il razzismo antisemita con una coerente lotta contro il sionismo e la sua politica di aggressione e di occupazione;
2. avallare la confusione di chi mette sullo stesso piano la lotta e l’impegno militante contro il governo israeliano ed il suo esercito con una politica razzista contro la religione ebraica. Con la decisione di boicottare la Fiera del Libro a Torino non si mette in discussione il diritto a praticare liberamente una religione, l’ebraica in questo caso, ma si contrasta la decennale politica di occupazione da parte di Israele di un territorio non suo e si combatte il disprezzo con cui i governi israeliani hanno sempre ignorato le risoluzioni dell’ONU contro la sua politica di espansione imperialista, di annessione e di negazione di qualsiasi diritto statuale dei palestinesi. Far celebrare ad Israele i 60 anni della sua nascita avallerebbe anche la strategia dello “stato di fatto” perpetrata da sempre dai suoi governi. Nel 1948 non è nato lo stato di Israele, Israele si è autoproclamato stato e non ha mai soddisfatto la condizione imposta dall’ONU, con la risoluzione 194, per rendere legittima la sua costituzione, cioè quella di consentire il ritorno dei profughi palestinesi.
Usciamo dall’ambiguità e diciamo basta al ricatto morale dell’olocausto!
Lo diciamo con la serenità di chi lotta da sempre con coerenza e determinazione contro i rigurgiti fascisti e nazisti: non abbiamo paura delle critiche scontate di una certa parte corrotta della società israeliana e di alcuni rappresentanti della comunità ebraica italiana. Non è più tollerabile il silenzio e la compiacenza verso i crimini israeliani.
E’ ora di dire basta.
In ogni città ci si mobiliti in ogni modo e con ogni mezzo per denunciare e far fermare i crimini israeliani a Gaza e in tutta la Palestina
A fianco della resistenza palestinese
Rompiamo l’assedio di Gaza
Abbattiamo il Muro dell’Apartheid
Palestina libera

Milano, 2 marzo 2008

L’altra Lombardia – SU LA TESTA
laltralombardia@laltralombardia.it
www.laltralombardia.it

UN MAIALE DI MENO!

autore:
lele

Finalmente una cosa buona dalla politica e cioè MASTELLA VAFFANCULO!dato che ieri sera era la data ultima per la presentazione degli agglomerati partitici vari e questo maiale democristiano che ha deciso di far cadere l'ultimo governo per gli affari giudiziari della sua signora.Con Mastella sparisce una mini-Forza Italia come l'Udeur partitino di pregiudicati e ladri in politica come il sottosegretario Marco Verzaschi ex enfant-prodige democristiano e forzista nel Lazio talmente incapace come amministratore da essere il responsabile primario della assurda situazione economica della sanità nel Lazio come assessore responsabile con Storace presidente e poi passato,insieme a buona parte del partito del berlusca regionale,a Mastella con una campagna elettorale in cui il piccolo partito del politico campano non aveva eguali tra quelli del manifesto selvaggio.Già da adesso in una veloce progressione i nostri occhi saranno violentati dai manifesti politici per le elezioni nazionali\provinciali\comunali ma nella nostra testa potremo pensare ad un politico del calibro di Mastella di meno,il calibro di un colluso con la camorra un padrone di un paesino chiamato Ceppaloni in cui la gente sembra essere distante migliaia e non poche decine di km da quell hinterland napoletano immerso nella monnezza anche per merito di quella santa donna di Lady Mastella che è presidente del consiglio regionale campano e tanto quanto quel fenomeno di Bassolino non si schioda dalla sua poltrona.Pensateci bene ragazzi è davvero una cosa tanto rara a cui non possiamo rimanere indifferenti perché un politico della peggio specie è rimasto incastrato nel suo sporco sistema...uno,dieci,cento,mille Mastella

Comunicato Manifestazione 1° Marzo a Firenze

autore:
solidali
Sommario:
Oltre 1500 in corteo in solidarietà ai condannati per Resistenza Contro la Guerra

ltre 1500 persone, come riportato anche dai media, hanno manifestato oggi contro le scandalose condanne del 28 gennaio.
Questo è il volantino che abbiamo distribuito in piazza

Manifestiamo oggi contro la sentenza del Tribunale di Firenze per il processo sul 13.05.99 che ha visto 13 condannati a 7 anni di carcere. Crediamo importante che questa Giornata del 1° Marzo ed il Corteo siano decisioni collettive prese nell'Assemblea Cittadina tenutasi presso l'Archivio 68 a cui erano presenti praticamente tutte le realtà fiorentine: una volontà comune di ribadire in modo unitario, ad un mese dalle sentenze, la solidarietà ai condannati.
E' inutile specificare che per quanto ci riguarda le mobilitazioni di solidarietà continueranno fino a quando sarà necessario, condividendo questo percorso con tutti quelli che vorranno farlo. E questo ben lungi da farci fagocitare da una iniziativa monotematica sulla repressione, mentre faremo vivere invece in ogni conflitto all'interno del quale ci troveremo la questione del processo. E per questo che fin da ora proponiamo di caratterizzare la data del prossimo 25 Aprile contro i processi alla Resistenza quella di ieri e di oggi.

Riteniamo certamente centrale il tema della Repressione e pensiamo che sia importante ribadire la necessità di rompere quel silenzio che troppo spesso cade attorno a chi ne è colpito.
La Repressione va conosciuta, saputo come agisce, come si affina, non solo laddove si rende esplicita ( sentenze ecc..), ma soprattutto altrove: nei licenziamenti politici dei lavoratori più in vista, nelle campagne mediatiche, nella caccia agli immigrati, nei daspo agli ultrà ecc...in pratica in tutte quelle forme di controllo più o meno evidenti che si dà il potere per mantenere un livello di ordine, funzionale al proprio interesse, costi quel che costi.....
Questo diventa parte della cassetta degli attrezzi di cui ognuno si dota nel suo protagonismo politico e sociale. Un pezzo della propria capacità di essere cosciente di quello che possiamo trovare davanti a noi e agli altri, una parte di quanto necessario proprio per non piangersi addosso, per non rimanere stupiti, per non dover dire “perchè a noi?”, per non rifuggire la solidarietà verso chi ne viene colpito.

Una solidarietà che deve andare al di là della condivisione o meno delle stesse prospettive o obiettivi politici, ma dentro una comune tensione nel voler manifestare apertamente la volontà di vedere assolta la resistenza alla guerra, allo sfruttamento sul lavoro, alla precarietà delle nostre vite. Non stiamo qui a vedere se l'animo è “sinceramente democratico” o rivoluzionario, è la solidarietà che esprime che conta.
Potremmo dire che questo è l'aspetto che può rendere veramente unitaria la Solidarietà senza che la Repressione invece vada ulteriormente a dividere.

E proprio per questo non ci interessa ad oggi dover obbligatoriamente definire passaggi politici ma riuscire a far manifestare anche lo sdegno di coloro con cui non condividiamo percorsi comuni.

Tutti vogliamo rilanciare le lotte come risposta alla repressione, anche se poi per qualcuno non si deve rispondere per non cadere nella spirale repressione/lotta alla repressione, ma pensiamo che se è giusto trovare momenti comuni di mobilitazione in difesa degli spazi di agibilità politica, allo stesso modo pensiamo che ad oggi non con tutti si possa e si debba rilanciare un percorso di lotta generale. Si può esprimere insieme la solidarietà, ritrovarsi talvolta su obiettivi comuni, ma non si può per questo cadere nell'ambiguità. Assistiamo ad iniziative dentro una logica che ripresenta come resuscitata, sarà la vicinanza alla Pasqua, quella che fu l'esperienza del Social Forum, con gli stessi soggetti e ambiguità. Si ripresentano vestiti di nuovo gli stessi che dopo essersi fatti rappresentanti dei movimenti hanno dato pieno appoggio direttamente o indirettamente al defunto Governo Prodi, alle sue politiche di precarietà e di guerra.
Firenze non è mai stata “Città Aperta”! Firenze città del delirio securitario ... ma quali sono i partiti e i soggetti che fanno parte delle maggioranze della nostra città e regione? Forse gli stessi che dichiararono Aperta la città? Quali sono i soggetti e associazioni che sostengono queste maggioranze e sostenevano il Governo Prodi? Oggi nessuno dice di conoscerlo, nessuno ha mangiato dal suo piatto.
E quella Firenze Città Aperta del 2002 con la kermesse di Domenici e Martini servì proprio a questo: il cosiddetto Movimento imbrigliato dentro logiche istituzionalizzanti ed elettoralistiche, un movimento che non si è preoccupato di 8 anni di inchieste, arresti e processi, finchè non ne è stato colpito.

Alla base dei movimenti e quello che li contraddistingue è la loro autonomia. Un autonomia persa nelle maglie dei giochi politici e di bottega, nel rendere il tutto compatibile e governabile.
L'autonomia, la voglia che cova dietro a quella crisi della rappresentatività di cui molti si preoccupano non può essere non valorizzata né tantomeno sottovalutata. La delusione verso i soliti giochi, gli inciuci deve trovare una sponda nella chiarezza della pratica e non su un terreno che ripresenta dal basso quello che abbiamo sempre rifiutato dei cosiddetti salotti della politica.

Cantiere sociale K100fuegos, Cpa Firenze Sud, , Voci dalla Macchia, Rete Collettivi Studenti medi fiorentini, Collettivo Politico di Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia, Realtà ed individualità anarchiche