Archivio Temporale
ai comitati di lotta, a chi pratica il mutuo soccorso, a chi resiste… A PROPOSITO DI ELEZIONI
Dom, 30/03/2008 - 23:15A PROPOSITO DI ELEZIONI
ai comitati di lotta, a chi pratica il mutuo soccorso, a chi resiste…
Al di là delle dichiarazioni, tutti i partiti dell'arco parlamentare hanno rivelato da che parte stanno.
L'esperienza della partecipazione della cosiddetta sinistra radicale al governo Prodi ha ampiamente confermato ciò che era prevedibile: il prevalere dei poteri forti sulle promesse di libertà e uguaglianza. La "sinistra arcobaleno" ha la pesantissima responsabilità di aver tradito le aspettative di chi subisce la dittatura del mercato, di chi nel mercato e dal mercato continuerà ad avere la vita macinata. Ora, in periodo elettorale, fa di nuovo la voce grossa e chiede il sostegno di comitati e movimenti. Dopo aver approvato le missioni e le Finanziarie di guerra, dopo aver votato per i CPT, il TAV, i rigassificatori, gli inceneritori, le leggi razziste, chiede ancora fiducia. Non concediamole alcuna legittimazione.
Pensiamo che il sistema della delega e della politica professionale abbia sufficientemente dimostrato di saper integrare e svilire ogni opposizione interna. La brama di potere pesa, il privilegio anche. La pratica dei compromessi parlamentari ha corrotto – in epoche di grande effervescenza sociale – donne e uomini che avevano temprato la propria fibra morale durante la Resistenza, l'esilio, il carcere. Quale "fedeltà ai princìpi" volete che mantengano, nel dilagante conformismo, coloro che ci chiedono il voto oggi?
Il fatto è che non è possibile alcun cambiamento di rotta aspirando ad amministrare il presente ordine sociale, politico, economico, tecnologico. Quando si è a bordo di un treno lanciato ad alta velocità verso il collasso ecologico e sociale, non ha senso chiedersi qual è il colore della casacca del macchinista, oppure se tutti hanno pagato il biglietto, o se i sedili sono confortevoli. C'è un solo gesto sensato: tirare il freno di emergenza.
Chi si batte contro le nocività non può che rifiutare il proprio consenso a chi le nocività le produce, le vota, le finanzia. Lottare contro le scelte di partiti che si è contribuito ad eleggere, eleggere i partiti contro le cui scelte lotteremo domani non è forse assurdo? Ancor prima di una questione di pratica sociale, è un problema etico, di dignità: non collaborare con ciò che si considera ingiusto.
Se il rifiuto dei partiti parlamentari si è assai diffuso tra i comitati dal basso, sembra invece serpeggiare una "nuova" illusione: le liste civiche.
Permane, cioè, l'idea che in discussione non sia un intero sistema sociale, bensì il personale politico che lo amministra, o la trasparenza democratica del suo amministrare. L'esperienza dei Verdi tedeschi dovrebbe illuminare. All'inizio erano sostanzialmente delle liste civiche. Oggi votano i bombardamenti "umanitari" (inaugurati nel 1999 con la guerra ai danni della popolazione serba, condotta anche dal governo tedesco di cui erano parte).
Tra i comitati di lotta e la partecipazione istituzionale è necessaria una linea netta di demarcazione. In caso contrario, oltre ad affossare l'autonomia delle lotte, si insinua il sospetto che queste ultime siano finalizzate e strumentalizzate a scopi elettorali. Si tratta di un veleno pericoloso e per nulla sconosciuto. Tant'è che per prevenire le immancabili obiezioni, si presenta la scelta elettorale con un linguaggio nuovo e accattivante. Ma dire che si ricorre alla delega per favorire la partecipazione, affermare che si vuole sperimentare l'autogestione entrando nei consigli comunale vuol dire confondere le carte. Partecipare al sistema rappresentativo è rappresentanza. Anzi, le liste civiche sono oggi l'ultima àncora di salvezza fornita alla "crisi della rappresentanza".
I vari comitati contro le nocività hanno dalla loro una preziosa caratteristica: quella di dire "NO". Tutti si trovano su di un obiettivo preciso, rispetto al quale non è possibile alcuna mediazione. Il TAV si fa o non si fa. Una base militare si fa o non si fa. Se invece un comitato diventa una lista civica, dovrà affrontare mille problemi diversi da quello per cui era nato. Problemi che non si conoscono in anticipo, sui quali quindi la delega rimane in bianco. La lotta permette quella partecipazione che la routine dei consigli comunali tende, nel tempo, a scoraggiare. E poi, quando si hanno dei consiglieri, perché non volere anche un assessore? Eccoci così imprigionati nell'amministrazione di ciò che esiste. Non solo. Perdendo rispetto all'obiettivo iniziale (il NO TAV, il NO alla base, ecc.), si potrà sempre dire che però si sono ottenute tante altre cose: piste ciclabili, parchi, nuovi statuti comunali, bilanci partecipativi, ecc.
La specificità e la non negoziabilità degli obiettivi sono tra le poche "garanzie" contro l'opportunismo politico.
Senza contare che la partecipazione elettorale ha, per quanto riguarda le lotte, la sua ricaduta psicologica e sociale. Essa alimenta l'illusione che si possa raggiungere l'obiettivo (impedire la costruzione di una base militare, di un inceneritore, di un rigassificatore, ecc.) con il 50 per cento più uno dei voti. Nel caso di opere in cui gli interessi in ballo sono enormi l'illusione è evidente. Ma essa, ben funzionale alle mire politiche di alcuni, incontra anche l'inconfessata speranza dei più che sia possibile ottenere certi risultati senza rischiare in prima persona.
Non dovremmo illuderci a vicenda.
"Cambiare come, allora?", chiederà qualcuno.
Bella domanda, a cui dovremo continuare a rispondere individualmente e collettivamente. Scoprendo ed affermando ciò per cui ci battiamo, certo, ma precisando anche ciò che non siamo e ciò che non vogliamo.
Nessuno se ne avrà a male, dunque, se diciamo fin d'ora, nel nostro piccolo, dove continueremo a cercare, da appassionati e testardi, i nostri compagni di viaggio.
Imboccando la strada asfaltata della partecipazione istituzionale non si va dove si vuole andare, ma dove porta la strada.
Preferiamo battere altri sentieri.
Trento, marzo 2008
Spazio aperto NO Inceneritore NO TAV
P.S. Ci piacerebbe conoscere il parere di altri comitati e non solo su queste nostre riflessioni.
L'osceno Benny & Magdi Show
Dom, 30/03/2008 - 22:51Inatteso, nel bel mezzo di alcune guerre già perse che volgono al peggio, è calato sulle famiglie italiane intente a godersi le festività pasquali, il Benny & Magdi Show. Come nel famoso circo nel quale più gente entra e più bestie si vedono, il nostro paese ha goduto immensi benefici dall'importazione di un prete tedesco e di un agitatore politico egiziano, e anche se qualcuno potrà sgradire questi, che vengono da fuori e rubano il lavoro ai molti ciarlatani locali, lamentando che di personaggi pericolosamente balordi ne abbiamo abbastanza, senza bisogno d'importare quelli altrui, ma si tratta di nostalgie e localismi che all'alba del ventunesimo secolo sono destinati a colare nel nulla.
Il problema non è da sottovalutare, perché il paese che ha dato i natali a personaggi come Wanna Marchi e Silvio Berlusconi fatica a trovare fieri difensori della Fede e della Civiltà Occidentale. La società si è estremamente secolarizzata, le chiese sono vuote e le vocazioni scarseggiano, così come scarseggiano i volontari per le guerre in corso. Vero, ci sono almeno tre paesi invasi e devastati per combattere -preventivamente- la minaccia islamica, tendiamo a dimenticarlo. Così la tensione cala e cala il consenso, visto che nessuno spiega o vuole spiegare a cosa serve veramente perdere tre guerre in una volta sola spendendo molti soldi e molte vite, anche se in gran parte vite di “altri”.
Il Benny & Magdi Show ha provato a dirci che lo facciamo per Dio. Magdi Cristiano Allam è stato esibito come il perfetto convertito alla superiorità del cattolicesimo in mondovisione. Molti musulmani si sono lamentati di questa rozza operazione di propaganda, ma ad insorgere avrebbero dovuto essere ben altre voci. Tanto rozzo è apparso lo show che pochi giorni dopo il Vaticano si è visto costretto a prendere le distanze dalle posizioni di Allam.
Che si tratti di rozza propaganda lo testimonia l'intera storia “professionale” di Allam, sempre pronto a dichiararsi più occidentale di un occidentale, più italiano di un italiano e ora più cristiano dei distratti cattolici italiani. Allam è da anni una delle firme di punta a sostegno della guerra. Come molti altri suoi colleghi Allam ha pubblicato parecchie falsità, escludendo in tal modo il poter invocare la buona fede a sua discolpa. Falsi plateali, alla verifica dei quali Allam si è sempre sottratto buttandola in caciara. In rete, dove gli scritti permangono alla verifica del lettore, Allam si è guadagnato il titolo di Pinocchio d'Egitto. Non è quindi strano che un tale alfiere della libertà di pensiero e d'espressione non abbia mai trovato un attimo per scrivere una riga di critica alla dittatura egiziana, alla spietata repressione del dissenso nel suo paese o anche, più modestamente, alla pretesa di Mubarak di lasciare il governo in eredità al figlio Gamal. Betulla d'Egitto?
Allam non ama il confronto, Allam parla ex-cathedra dalle pagine del Corriere e di più non dimandare. Fenomenali perle rimangono le invenzioni sul misterioso saladino “l'amante dello sceicco” e tutta la produzione su terribili “Fratelli musulmani”, che preoccupano il nostro sopra ogni altra cosa.. Allam si difende attaccando, di solito parlando d’altro; posso dire di averlo verificato di persona quando, dopo aver espresso dubbi sulla sua fede musulmana, peraltro suffragati da sue affermazioni e da racconti di suoi partner nel sostegno alla lotta all'islamico, ho avuto il discutibile onore di essere indicato tra gli “odiatori di sinistra” in una delle sue fatiche editoriali.
Non a caso la sua conversione ha scandalizzato poco i musulmani, più colpiti dalla rilevanza che le si è voluto dare, che dai turbamenti di Magdi Cristiano; Allam da tempo non può più pretendere di essere l'uomo per il quale si spaccia dalle pagine del Corriere. Indomito giornalista indipendente, minacciato dai cattivi islamici, paladino e inventore dell’Islam “moderato” che aspirava a rappresentare, scrive prima Viva Israele (alcuni dicono stimolato dal premio di quasi mezzo miliardo delle vecchie lire ricevuto l’anno prima da una fondazione israeliana) e poi si converte al cattolicesimo in gran pompa. Ovviamente non ha mancato di lanciare il cuore oltre l'ostacolo, dicendo che non ha paura di morire e condendo il tutto con un'affermazione dal suono sinistro:”.., la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”. Islam in minuscolo nell'originale. Gli uomini della sua scorta lo avranno sicuramente ringraziato.
Magdi Cristiano Allam, cinque minuti dopo essere diventato cattolico, ha declamato il credo del cattolicesimo più oscurantista e fanatico, abbracciando Benny Sixteenth e con lui esibendosi sotto le volte le di San pietro. Esibizione volgar di una scelta di vita, al minimo, ma si cadrebbe nel buonismo e nell'ingenuità. Allam mostra sprezzo del pericolo, ma lo fa protetto da una robusta scorta procurata proprio dalle sue esibizioni spericolate. C'è chi, come Renato Farina ha subito sanzioni e condanne perché accettava denaro dai servizi italiani per scrivere articoli falsi e utili ai sostenitori della guerra all'Islam, c'è chi invece dallo scrivere lo stesso genere di articoli trae vantaggi relativamente indiretti e gode della protezione dello stato. In teoria Farina (e altri) dovrebbero correre gli stessi rischi di Allam, ma è lo stesso Allam che ha preparato il terreno menandola con le condanne a morte per apostasia, cioè per chi da musulmano si converte ad altra fede. Dopo anni trascorsi a parlare di fantomatici convertiti dall’Islam ad altre religioni, che nelle sue parole parrebbero inseguiti ovunque da misteriosi sicari anche se non si è mai registrato un solo omicidio del genere, Allam si converte e dice che così sfida una condanna a morte che non c’è. Tutto si tiene, verrebbe da dire, sarà anche per questo che i musulmani non l’hanno preso troppo sul serio questa volta.
Purtroppo, tutto si tiene con un papato reazionario che ha appena ribadito la sua superiorità della sua dottrina sull'ebraismo, posizione che Allam faticherà a difendere presso i suoi amici della destra estremista ebraica. Allam, che italiano non è, dimostra di non conoscere la storia della Chiesa che lo accoglie, storia che agli italiani è ben nota. Feudalesimo, simonie, processi agli eretici, torture, razzismo, sessismo, schiavismo, fascismo, nazismo, crociate e annientamenti genocidari, i cattolici non si sono fatti mancare niente e mai è giunto loro un rimprovero papale; ancora meno succede oggi, nei giorni del regno del Papa tedesco; Papa che peraltro ha protetto per lunghi anni anche i preti pedofili, invece di preoccuparsi della protezione delle loro vittime. Il papato è da anni il primo puntello di tutti governi autoritari, in particolare di quelli dittatoriali; sono ben poche le dittature alle quali si è opposta la chiesa cattolica e quasi nessuna in paesi cattolici.
In questo mare di falsità ed ipocrisia M.C. Allam non stona assolutamente, non è altro che l'ennesimo giornalista che tenta di farsi personaggio seguendo le profonde orme del Cicciopotamo, ora impegnato a testa bassa contro l'aborto; più papale del Papa, speriamo che faccia anche lui la fine del povero Socci e si vaporizzi delirando. Purtroppo non possiamo sperare che si vaporizzi la propaganda di guerra, perché quella c'è chi l'alimenterà con vigore e denaro fino a che sarà possibile e qualche equilibrio non si romperà irrimediabilmente.
Per ora ci teniamo il prete tedesco che incorona novello crociato l'egiziano che vi vuole insegnare come essere italiani e cristiani e che ci vuole mettere paura con gli “islamici” cattivi mentre i nostri li stanno bombardando e ci sono quattro milioni di profughi in Iraq, un paio in Afghanistan e un altro milione in Somalia, disperati senza nemmeno un tetto. Gente che abbiamo ucciso o che abbiamo buttato in mezzo al deserto perché dovevamo dare la caccia a quattro beduini che Bush, Benny e Magdi conoscono benissimo, ma che non riescono a prendere nemmeno demolendo tre nazioni e facendo di tutto in molte altre. Anche i morti sono nella scala del milione; sicuramente più di un milione di morti hanno seguito le “nostre” invasioni a portare loro democrazia. Strano contrasto con i progetti di attacchi terroristici millantati sa Allam e dai nostri servizi; quelli non si sono visti e se n’è parlato molto, mentre della realtà relativa a qualche milione di vite devastate non se ne parla proprio; per Benny ed M.C. il problema in Iraq è la persecuzione dei cristiani. Che muoiono in proporzione perfetta agli altri iracheni che professano altre religioni, ma che quando muoiono è perché sono “perseguitati” dai cattivi islamici. Oscenità.
Un numero di vittime che è più di cinque volte il massimo ipotizzato per il “genocidio” del Darfur, per dare la caccia a una minaccia che secondo gli stessi americani era costituita, nel 2001, da cinquemila persone. Per rendere inoffensive cinquemila persone si è data la morte ad oltre un milione di innocenti, altri milioni li si è resi profughi devastando le loro abitazioni e città, senza considerare le cifre iperboliche che sono state fatte sparire nell'urgenza della guerra, cifre che tutti ripaghiamo a rate al distributore. Tutto questo perché al Benny & Magdi Show dicono che il saladino cattivo non aspetta altro che di sgozzarci ed imporci la legge islamica omettendo, non solo a beneficio dei credenti nei miracoli, tutta la parte che attiene alle azioni e agli errori ed orrori commessi in nome della superiore civiltà giudaico-cristiana e del controllo delle fonti energetiche. Continueranno a lungo, almeno fino a quando a qualcuno non verrà in mente di dare la colpa di questi disastri, secondo cattolicissima tradizione, agli sfortunati fratelli ebrei.
L'ingerenza cattolica nel nostro paese è storicamente pesante, ma in un periodo nel quale l'adesione al credo frana, la Chiesa ed il papato si agitano scompostamente sposando una visione intrisa di fanatismo e dall'impatto eversivo sulle istituzioni. L'Italia non può andare in guerra in nome di Dio e nemmeno perché lo dicono Allam e il Papa. L'introduzione della guerra in nome del primato religioso dovrebbe preoccupare molto chi abbia a cuore la democrazia, anche quei politici che pure baciano l'anello, dovrebbero mantenere il minimo di dignità necessario a smarcarsi da pretese e affermazioni del genere.
Affermazioni che influenzano inevitabilmente la politica estera italiana, in particolare se non si trova uno straccio di politico disposto a mettere al suo posto l'insorgente fanatismo cattolico, senza considerare il devastante esempio (dis)educativo di storie del genere; nella vecchia Italia dei tempi andati ai bugiardi cresceva il naso, ai tempi di Benny, Magdi, Silvio e George, crescono loro solo il portafogli e la visibilità; la loro visibilità rischia di farsi immagine del paese e questo è qualcosa che l’Italia non può permettersi, non solo per questioni di dignità istituzionale,
Sport sotto l'assedio in Palestina
Dom, 30/03/2008 - 21:18E' partita sabato 22 marzo la quarta carovana di sport sotto l'assedio, "Lo sport utilizzato come strumento di approfondimento del conflitto israelo – palestinese".
10 giorni di partite di calcio (ma non solo) maschili e femminili contro rappresentanze locali palestinesi di diverse città e campi profughi, incontri e dibattiti con università e associazioni.
::ASSEMBLEA CITTADINA PER LA COSTRUZIONE DEL 25 APRILE::
Dom, 30/03/2008 - 21:10ASSEMBLEA CITTADINA PER LA COSTRUZIONE DEL 25 APRILE
Il 25 Aprile 2008 ricorre il 63° anniversario della Liberazione dalla dittatura nazifascista.
Nei due anni trascorsi la giornata di mobilitazione cittadina si è caratterizzata come concreta alterità alla logica commemorativa che vede nella resistenza un passaggio storico morto e definitivamente sepolto e invece, proprio per la natura delle organizzazioni sociali che l’hanno costruita, ha rappresentato un’ esperienza di movimento organizzata dal basso e senza strumentalizzazioni o cappelli istituzionali e partitici.
Questi due cortei e le feste popolari del pomeriggio in alcuni importanti quartieri di Roma hanno saputo rinnovare l’immagine della resistenza come fenomeno storico insito al sistema capitalista, che attraverso le lotte sociali ha vissuto e si è sviluppato con diverse forme e pratiche, fino ad oggi. E continua! Insieme ai partigiani e alle partigiane, insieme a migliaia di giovani che hanno attraversato le strade di Roma per rivendicare spazi di libertà e diritti sociali.
Oggi il nuovo fascismo è ben rappresentato dalla deriva securitaria legittimata dall’intero ceto politico, dal servilismo dei media, dalla cancellazione della memoria collettiva, dall’aggressione alla cultura laica da parte del Vaticano e delle aree più reazionarie del Paese.
Il nuovo fascismo si esplicita nello strapotere del capitale sul lavoro, nel tentativo becero di rimettere in discussione i diritti e la dignità delle donne, nel razzismo che caratterizza le politiche nei confronti dei cittadini immigrati relegati al duplice ruolo di braccia da lavoro e di capro espiatorio, nella devastazione ambientale, nella storica impunità delle forze del dis-ordine e delle organizzazioni dichiaratamente neofasciste e neonaziste.
Per il terzo anno consecutivo la R.A.M.(rete antifascista metropolitana) propone a tutta la cittadinanza sinceramente antifascista e democratica di costruire insieme un’ assemblea cittadina per organizzare le mobilitazioni in ricordo della lotta di liberazione e per rilanciare una pratica di libertà che si conquista ogni giorno con la lotta.
Contro il fascismo, non un passo indietro!
Giovedi 3 aprile presso il CSOA Forte Prenestino ore 19.00
Rete Antifascista Metropolitana
::ASSEMBLEA CITTADINA PER LA COSTRUZIONE DEL 25 APRILE::
Dom, 30/03/2008 - 21:05ASSEMBLEA CITTADINA PER LA COSTRUZIONE DEL 25 APRILE
Il 25 Aprile 2008 ricorre il 63° anniversario della Liberazione dalla dittatura nazifascista.
Nei due anni trascorsi la giornata di mobilitazione cittadina si è caratterizzata come concreta alterità alla logica commemorativa che vede nella resistenza un passaggio storico morto e definitivamente sepolto e invece, proprio per la natura delle organizzazioni sociali che l’hanno costruita, ha rappresentato un’ esperienza di movimento organizzata dal basso e senza strumentalizzazioni o cappelli istituzionali e partitici.
Questi due cortei e le feste popolari del pomeriggio in alcuni importanti quartieri di Roma hanno saputo rinnovare l’immagine della resistenza come fenomeno storico insito al sistema capitalista, che attraverso le lotte sociali ha vissuto e si è sviluppato con diverse forme e pratiche, fino ad oggi. E continua! Insieme ai partigiani e alle partigiane, insieme a migliaia di giovani che hanno attraversato le strade di Roma per rivendicare spazi di libertà e diritti sociali.
Oggi il nuovo fascismo è ben rappresentato dalla deriva securitaria legittimata dall’intero ceto politico, dal servilismo dei media, dalla cancellazione della memoria collettiva, dall’aggressione alla cultura laica da parte del Vaticano e delle aree più reazionarie del Paese.
Il nuovo fascismo si esplicita nello strapotere del capitale sul lavoro, nel tentativo becero di rimettere in discussione i diritti e la dignità delle donne, nel razzismo che caratterizza le politiche nei confronti dei cittadini immigrati relegati al duplice ruolo di braccia da lavoro e di capro espiatorio, nella devastazione ambientale, nella storica impunità delle forze del dis-ordine e delle organizzazioni dichiaratamente neofasciste e neonaziste.
Per il terzo anno consecutivo la R.A.M.(rete antifascista metropolitana) propone a tutta la cittadinanza sinceramente antifascista e democratica di costruire insieme un’ assemblea cittadina per organizzare le mobilitazioni in ricordo della lotta di liberazione e per rilanciare una pratica di libertà che si conquista ogni giorno con la lotta.
Contro il fascismo, non un passo indietro!
Giovedi 3 aprile presso il CSOA Forte Prenestino ore 19.00
Rete Antifascista Metropolitana
manifestazione no inceneritore
Dom, 30/03/2008 - 20:41Venerdì 4 aprile, a Roma si terrà la giunta regionale ed il coordinamento di Albano contro l'inceneritore andrà in loco per manifestare la contrarietà alla costruzione dell' impianto nella zona di Roncigliano (Albano). E' previsto un incontro con il commissario straordinario per la gestione dei rifiuti Piero Marrazzo, colui che ha il potere e la responsabilità di autorizzare definitivamente la costruzione dell' inceneritore. Marrazzo infatti, lo scorso 30 dicembre 2007, ha dato il via all' iter burocratico per la costruzione dell' impianto, firmando nero su bianco un attacco alla salute di cittadine e cittadini della regione Lazio ed ai prodotti agricoli (peraltro molti certificati D.O.C.) di questa zona.
Il coordinamento di Albano sta organizzando dei pullman che partiranno dai castelli romani ed arriveranno direttamente agli uffici della Regione Lazio. E' importante che si uniscano a questa iniziativa quante più persone possibili, è importante essere tanti/e per esprimere la nostra contrarietà alle decisioni che dall' alto attaccano il benessere di ognuno/a.
PARTECIPATE TUTTI ALLA MANIFESTAZIONE
Marcello 347-7844486
Blitz del PD approva Turbogas di Aprilia
Dom, 30/03/2008 - 16:52Comunicato stampa:
La conferma dell'Autorizzazione Integrata Ambientale ad opera del Consiglio dei Ministri dello scorso 19 Marzo 2008 è un atto vergognoso che mette in luce le gravissime responsabilità della politica e, segnatamente, del Partito Democratico sull'intera partita della centrale turbogas di Aprilia.
Nonostante l'accoglimento del ricorso da parte del Tar del Lazio, Bersani ed i Ministri pronti a traslocare da Palazzo Chigi, con la sola lodevole eccezione di Pecoraro Scanio e Paolo Ferrero, hanno voluto cercare di mettere un rattoppo assolutamente fuori tempo ad una procedura giudicata illeggitima e che resta tale.
E' vergognoso che a pochi giorni dal voto, in maniera del tutto segreta (non compariva nell'odg del Consiglio dei Ministri) nonostante la fortissima tensione sociale su questa vicenda ben nota a tutte le forze politiche, si realizzi una presa di posizione che non risponde all'interesse generale ma alle connivenze politiche ed elettorali del PD e dei soliti poteri tra cui non poteva mancare il gruppo CIR De Benedetti.
La Rete dei Cittadini contro la Turbogas proseguirà la sua azione di pressione con tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione verso tutte le forze politiche e le istituzioni, per continuare ad affermare il nostro diritto alla salute ed alla partecipazione contro gli interessi di pochi per i diritti di tanti.
La rete dei cittadini contro la Turbogas
"Notizia recente:"
Nel frattempo l'occupazione e l'autogestione del casale dove dovrebbe sorgere la centrale prosegue e gli abitanti della piccola città alle porte di Roma si dichiarano pronti a proseguire la lotta contro la multinazionale Sorgenia per la loro stessa vita e per le energie rinnovabili con gli stessi mezzi usati dai dimostranti in Val di Susa, o, di recente a Napoli.
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Prestazioni sessuali per pagare l'affitto
Dom, 30/03/2008 - 12:17GUARDA IL VIDEO SU REPUBBLICA TV
C'E' chi scrive "cerco un aiuto domestico". E invece vuole sesso in cambio di un tetto, una stanza. Perché desidera una ragazza che si muova per casa, che entri ogni tanto gli faccia compagnia. Una donna con la quale ridere davanti alla tv. "Offro a ragazza italiana o europea max 32 anni posto in camera doppia centro di Milano. Completamente gratis. Prestazioni saltuarie da concordare. Sono un professionista di 29 anni, sano e pulito".
Per avere quella ragazza si va su internet, ci si affida ad una bacheca virtuale, un portale di annunci. Si spera che dall'altra parte, davanti al computer, ci sia una studentessa, magari fuori sede, senza troppi soldi. Una disponibile. E la si trova. Perché se decine e decine sono i messaggi di maschi che cercano e che ogni giorno vengono pubblicati da portali conosciuti e rispettabili, parecchie sono le risposte delle ragazze.
"Ho bisogno di mini appartamento e persona discreta con cui condividere affitto in zona centrale. Sconto in cambio di sesso". Repubblicatv ha incontrato gli uomini che preferiscono la scorciatoia. Ha risposto ai loro inviti lanciati dai siti più comuni: Kijiji, Porta Portese, Bakeka. Da una mail è nata una telefonata. Poi un appuntamento al bar. Dopo diversi imbarazzi ecco l'appartamento, la stanza, il conteggio dei rapporti. "Quante volte al mese?". Dipende. Davanti ad una persona in carne ed ossa, gli uomini sembrano più impacciati. Sospettosi. Il video che testimonia gli incontri (girato con telecamera nascosta) è all'indirizzo web tv. repubblica. it. Qui vi raccontiamo come è nata e cresciuta questa inchiesta.
LO STUDENTE
Marco ha un altro nome. Ma viene davvero dall'Abruzzo, studia Giurisprudenza a Roma, ha 23 anni. Lui su internet è spavaldo. Da Bakeka. it annuncia: "Offro a studentessa una stanza doppia, costo 270 euro. Per il pagamento chiedo solo prestazioni sessuali". Rispondiamo al messaggio, ci manda una mail con il suo numero di cellulare. Telefoniamo. È mattina. Lui è a casa a studiare. "Vediamoci, così parliamo con calma". Sì, ma quante volte, non vorrei ci fossero equivoci. "Ora non so dirti, è meglio se ci incontriamo".
Ci troviamo in un bar sulla via Tuscolana, non lontano da Cinecittà. Marco si nasconde dietro agli occhiali neri. Ha l'aria un po' arrogante. Ordina il caffè, si siede. Alza le lenti. Racconta. "Ci sono dei miei amici che lo fanno, hanno delle ragazze in casa. Sono studentesse pure loro. Solo che facendo sesso risparmiano sull'affitto. Io sto in una camera grande. C'è un letto a una piazza e mezza. Se vuoi quello lo do a te, ne possiamo mettere uno più piccolo vicino. Ogni mese pago 270 euro, in casa c'è pure un coinquilino. Tu magari potresti trasferirti piano piano. Così non se ne accorge il proprietario". Non voglio diventare una fidanzata, cosa ti aspetti, due o tre volte al mese? "Non lo so, te l'ho detto. Ma non faccio beneficenza, all'annuncio hanno già risposto tre ragazze prima di te. Non voglio forzature".
Un caso isolato? No. "Non si può dire quanti siano gli universitari che alimentano questo mercato - dice Giulia Serventi Longhi, direttrice di Studenti Magazine - ma dal nostro sito Studenti. it abbiamo lanciato due forum per sapere se in ateneo c'è chi usa il corpo per fare soldi. Pensavamo ad una provocazione, ci hanno risposto in tantissimi. C'è chi ha l'amico gigolò, chi la compagna che fa la camgirl e si spoglia davanti alla webcam. Se non si hanno problemi di coscienza, l'affitto in cambio di sesso è una strada percorribile".
IL QUARANTENNE
In Francia a gennaio è stato pubblicato il romanzo-confessione Mes chères études ("I miei cari studi") della ventenne Laura D. Senza falsi pudori la giovane parla delle sue esperienze di studentessa costretta a prostituirsi, via internet, per pagare le tasse universitarie. Il quotidiano "Le Figaro" si è occupato di sesso in facoltà: citando uno studio del sindacato Sud etudiantes del 2006 ha registrato che 40mila giovani tra i 19 ed i 25 anni erano pronti a concedersi per pagare rette e affitti. E un altro giornale, "Liberation", si è interessato al fenomeno del "sesso per un tetto": pagamenti in natura in cambio di una stanza o un appartamento.
Notizie che hanno colpito un inserzionista napoletano di 45 anni. Su Vivastreet. it ha pubblicato questo messaggio: "Annuncio serio. Come a Parigi. Offro gratuitamente una stanza arredata indipendente con bagno in palazzo signorile zona Vomero a studentessa universitaria. In cambio di due prestazioni sessuali mensili". Non siamo arrivati all'incontro. Il signore aveva già trovato compagnia.
L'UFFICIALE DELLA FINANZA
Lui ha 30 anni. Una casa grande. Intorno troppo silenzio, Arriva in anticipo in un bar sulla via Prenestina, a Roma. Vuole spiegare. "L'appartamento me l'ero venduto, adesso però lo sto ricomprando. Vorrei qualcuno con cui ridere se vedo un film comico, una persona con la quale scambiare due parole. Questa cosa del sesso sì, l'ho scritta. Ma adesso non so quantificare. Tu come fai? Quattro volte al mese che vuol dire? Conosciamoci, proviamo a capire di più. Non ti sto chiedendo di fare le pulizie. L'importante è avere in casa una persona fidata. Una che se lasci un braccialetto non te lo fa sparire".
Tra i vialetti dell'università "La Sapienza" nessuno si scandalizza. Entriamo in diverse facoltà, spieghiamo dell'inchiesta. Non si sorprendono. Molti studenti dicono che "non si fa per necessità, ma per avere una vita più facile". Però non vogliono giudicare. "Ne ho sentite parecchie di queste storie. Ognuno è libero. L'importante è non essere sfruttati".
IL PAPA, LA SAPIENZA E L’ANTICLERICALISMO BORGHESE
Dom, 30/03/2008 - 00:45IL PAPA, LA SAPIENZA E L’ANTICLERICALISMO BORGHESE
L’ “incidente”, come è stato definito dall’Osservatore Romano, che ha impedito la partecipazione dell’attuale papa alla cerimonia di apertura dell’anno accademico è nato e si è sviluppato a seguito di una lettera inviata al Rettore della Sapienza, lo scorso 14 novembre, da un professore emerito di Istituzioni di Fisica teorica e di Teorie quantistiche. Nella lettera, che avrebbe poi ottenuto l’adesione di 67 professori, di un consistente gruppo di studenti e di tutto il laicismo nazionale, venivano ripresi i vecchi argomenti dell’anticlericalismo risorgimentale (Roma non è più la capitale dello Stato Pontificio; la Teologia non è materia che si insegna nelle Università pubbliche) e temi facili ad effetto, stile talk televisivo (i cristiani hanno regalato al mondo le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione; e poi, poteva mancare?, il Sant’Uffizio ha condannato Galileo). Da professori universitari ci saremmo aspettati delle argomentazioni un po’ più, diciamo così, “attuali”.
I 67 professori, a loro volta, il 20 novembre inviavano al Rettore dell’Università un nuovo documento nel quale, tra le altre cose, si accusava l’allora cardinal Ratzinger, in un intervento tenuto a Parma nel lontano 1990, di avere approvato il processo a Galileo definendolo “ragionevole e giusto”.
Da parte sua il Rettore aveva pensato bene di ignorare le lettere e di andare avanti per la propria strada. Questo accadeva a novembre.
A gennaio, nell’imminenza della cerimonia, le lettere improvvisamente rispuntavano fuori, venivano pubblicate (per intero o in parte) e commentate, in maniera spesso stravolta, da tutti i giornali, tanto che divenivano, per giorni e giorni, l’argomento principale della politica e della vita italiana. Stampa e televisione quasi non parlavano d’altro. Il paese si divideva fra papisti e antipapisti, credenti ed atei, razionalisti ed oscurantisti, libero-pensatori e restauratori dell’inquisizione. Come al solito abbiamo assistito, da entrambi gli schieramenti, alle più squallide e volgari prese di posizione, che denotano il grado di decomposizione, anche morale, raggiunto dalla società capitalista.
Il papa, poi, alla Sapienza non c’è andato. Con soddisfazione per entrambe le parti: i laicisti hanno esultato per la “vittoria”; il papa ed i confessionalisti altrettanta vittoria hanno ottenuto con la servile sfilata di tutte le autorità civili e politiche che si sono spezzate schiena e ginocchia in espressioni di scuse e miserevoli genuflessioni.
Eppure la Sapienza, questa “Università laica” i cui professori con orgoglio ricordano e rivendicano la breccia di Porta Pia, aveva accolto a braccia aperte il precedente papa, Giovanni Paolo II. A Giovanni Paolo II, inoltre, la Sapienza di Roma, nel non lontano 2003, conferiva una laurea honoris causa in Giurisprudenza, motivata dal fatto che il Pontefice “aveva contribuito e contribuisce all’affermazione universale dei diritti dell’uomo, della giustizia e della pace nei rapporti tra le persone e i popoli”. Quel 17 maggio 2003, dopo le allocuzioni del Rettore e del Preside della Facoltà di Giurisprudenza, e dopo la laudatio del professore ordinario di Diritto civile, Giovanni Paolo II pronunciò la sua lectio magistralis. L’Osservatore Romano del giorno successivo dedicò ben quattro pagine all’avvenimento, pubblicando integralmente anche tutti i testi degli interventi. Alla cerimonia avevano partecipato numerose autorità civili (il presidente del Consiglio Berlusconi, quello della Corte costituzionale, il governatore della Banca d’Italia), ed ecclesiastiche, a cominciare proprio dal cardinale decano Ratzinger. Nessuno, allora, ebbe niente da ridire.
Perché questa differenza di atteggiamenti nei riguardi dei due papi? L’immancabile risposta è che papa Wojtyla era uomo moderno, aperto, progressista, mentre Ratzinger, l’“ex capo del Sant’Uffizio” è dogmatico, antimodernista, reazionario. Ecco il punto, il borghese, laico o perfino ateo, non nega il ruolo della religione nella società, nella scuola, nello Stato, vuole solo una religione fatta come al momento gli comoda, che cioè, a seconda dell’opportunità e dei bisogni, sia democratica o fascista, pacifista o bellicista, ecc. ecc.
Tipico esempio sono Pannella ed il Partito Radicale: anticlericali a morte, ma non antireligiosi; combattono l’ingerenza Vaticana negli affari dell’italica borghesia, ma nel loro sito ufficiale troneggia sempre la fotografia di Pannella e Bonino ricevuti da Giovanni Paolo II.
Questo è del tutto naturale perché, anche quando la borghesia si presenta con l’aspetto scapigliato dell’anticlericalismo, un patto d’acciaio ed un unico destino lega il suo potere di classe e la chiesa: la rovina dell’uno determinerà anche la rovina dell’altra. Chierici e antichierici sono infatti ugualmente nemici del comunismo e l’ateismo borghese, seppure si fonda sul razionalismo e nega l’esistenza di dio, afferma e rivendica la divisione della società in classi.
Il marxismo, anticipazione della scienza di domani, si colloca al di sopra sia del dogma religioso sia della universitaria scienza borghese attuale, che entrambi riduce storicamente e verrà a superare.
Per noi quindi la religione prima che un fatto personale è un problema di rapporti di classe; non la libertà di coscienza o di religione, ma la libertà dalla religione è quello per cui combattiamo, come combattiamo per la libertà dallo sfruttamento capitalista. E la vittoria sul capitalismo precederà la vittoria sulla religione. Sarà dopo la distruzione del capitalismo che dio morirà di morte naturale.
Mentre a Roma gli studenti di Rifondazione Comunista contestano papa Benedetto XVI, il loro capo Fausto Bertinotti è intervenuto ufficialmente alle università cattoliche di Lima e di Quito. In Ecuador, nella Università Cattolica di Quito, dove gli è stata conferita una laurea honoris causa in Scienze Politiche, Bertinotti ha tenuto la sua lectio magistralis nel corso della quale ha ammonito che “oggi il nuovo sovrano che minaccia la politica è la estremizzazione del mercato unita al matrimonio con la scienza e con la tecnica”, mentre ha indicato come unica via d’uscita la “restituzione all’uomo del controllo del suo destino”. Belle applaudite parole... le avrebbe potute dire Ratzinger!
Il governo cubano, proprio in questi giorni, annuncia ufficialmente la imminente visita del cardinale Bertone e la realizzazione di un monumento in onore di papa Wojtyla, mentre manifesta orgogliosamente gli ottimi rapporti esistenti tra il regime “comunista” e il Vaticano. A Cuba non sanno che “il cristianesimo ha regalato al mondo le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione, e che il Sant’Uffizio ha condannato Galileo”. O forse non gliene frega niente. In Vaticano non sanno che a Cuba i diritti umani non sono garantiti. O forse non gliene frega niente!
Ma, fortunatamente, in Europa abbiamo pur sempre la Francia, modello di laicismo e di separazione netta fra Stato e Chiesa; la Francia repubblicana il cui presidente non si sognerebbe mai di assumere atteggiamenti servili o compiacenti per ingraziarsi Vaticano e preti.
Nicolas Sarkozy, il 20 dicembre scorso, veniva ricevuto in udienza dal papa. Dopo l’incontro dichiarava all’Osservatore Romano. «Io mi sento cattolico di tradizione e di cuore. Gli ho detto [ al papa – n.d.r.] quanto siano importanti per me i valori cristiani nella storia della Francia”. Sarkozy, si rammaricava però del fatto che “mancano gli intellettuali cristiani, le grandi voci che si facciano sentire nei dibattiti per far progredire la società, darle un senso e mostrare che la vita non è un bene di consumo come gli altri”. Poi, il presidente teorizzatore della “laicità positiva”, il pomeriggio dello stesso giorno si recava nel palazzo del Laterano per ricevere, dalle mani del cardinal Ruini, il titolo di protocanonico onorario della Basilica del Laterano e prendeva possesso del relativo stallo. Nel discorso di ringraziamento così si esprimeva: “La fede cristiana è penetrata in profondità nella società francese, nella sua cultura, nel suo modo di vivere. Le radici della Francia sono essenzialmente cristiane. E la Francia ha dato un contributo eccezionale alla diffusione del cristianesimo”. Questo sì che è parlare da laici!
Perché i 67 professori della Sapienza che hanno contestato Ratzinger, non invitano Nicolas Sarkozy, il laico presidente della laica Francia, a tenere la lectio magistralis per la cerimonia di apertura del prossimo anno accademico?