Archivio Temporale
ASSUMEVA LE POLACCHE CON LA SCUSA DI ASSISTERE IL PADRE AMMALATO, E POI NE ABUSAVA SESSUALMENTE
Ven, 11/04/2008 - 23:50E’ accaduto a Modica in provincia di Ragusa, in Sicilia, a metà del 2005.
Un pensionato dell’ufficio della Condotta Agraria di Modica, Emanuele Pulino di circa 60 anni, abitante a Modica, è stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Modica nel 2008, con l’accusa di aver abusato sessualmente della ventottenne badante polacca, una donna di nome Barbara sposata con un figlio.
Insieme a Pulino è stata rinviata a giudizio la sua concubina, la nullafacente Silvana Ferraro di circa 45 anni, originaria di Pozzallo, paese limitrofo a Modica. La Ferraro è imputata per aver accusato sulla pubblica via, la ragazza polacca di voler loro estorcere del denaro. Ovviamente si trattava di un disperato quanto ridicolo tentativo, di aiutare il suo convivente Pulino.
Il pensionato Emanuele Pulino è anche imputato per aver causato a Marco Tumino, che sarebbe la persona per mezzo della quale aveva conosciuto e assunto la donna polacca, lesioni gravi. Infatti lo aggredì davanti al supermercato Ard discount dal quale il Tumino era appena uscito dopo aver fatto la spesa, fratturandogli un braccio.
Insieme a Pulino ed alla sua convivente, anche una terza persona è stata rinviata a giudizio nello stesso processo, il pregiudicato Michele Rizza di circa 40 anni, amico del Pulino, il quale lo avrebbe inviato a minacciare la Barbara e il Tumino, affinché la donna non sporgesse denuncia nei confronti del Pulino stesso.
O forse per prendere tempo, e sporgere per primo lui una denuncia nei confronti della donna polacca e del Tumino. Infatti pare proprio che l’ex impiegato della Condotta Agraria si sia recato a denunciare i due, addirittura per tentata estorsione nei suoi confronti.
Marco Tumino era la persona a cui il Pulino si era rivolto per trovare una badante per il genitore, ed era quindi colui che gli aveva presentato la polacca Barbara. Tumino era stato negli anni precedenti arrestato con varie accuse, fra cui quella di tentata estorsione, e che insieme al Tumino era stata indagata la stessa Barbara, senza però essere arrestata. Niente di strano che il Pulino si sia ispirato proprio a questo avvenimento per dare credibilità alla sua accusa.
Molto originale, quindi, la strategia di difesa del Pulino. Infatti solitamente chi è accusato di violenza sessuale si difende dicendo che non è accaduto nulla, o che è accaduto, ma col pieno consenso e con sommo piacere della vittima. Invece lui si difende accusando. E accusando non la donna che lo ha denunciato, ma addirittura una terza persona.
Ancor più originale la difesa del suo avvocato. Pare infatti che all’udienza preliminare abbia difeso il suo assistito accusando il Tumino, quello al quale Pulino aveva rotto il braccio, di aver costretto la polacca a denunciare falsamente il Pulino. E che invece la polacca si era innamorata del Pulino.
Ipotesi questa molto verosimile, se si considera che trattasi di uomo basso, grasso e di appena 30 anni più vecchio della polacca, dalla stessa donna definito “vecchio, enorme, brutto”, nell’intervista di cui diamo il link più avanti, e che la frequentazione era durata 19 giorni, i 19 giorni durante i quali la donna aveva lavorato, ovviamente in nero, assunta dal Pulino per assistere il padre ultraottantenne.
Però è anche vero che l’articolo e l’intervista pubblicate in internet possono essere falsi, magari scritte dallo stesso Tumino, così come sostiene l’avvocato difensore del Pulino. Ma la ragazza polacca è stata intervistata dai giornalisti del periodico ragusano “La Città”, con tanto di fotografia in prima pagina. E sembra che sia stata anche intervistata e filmata dai giornalisti di un’emittente televisiva della provincia di Ragusa. Che siano false anche le interviste?
In ogni caso si tratta di una vicenda abbastanza avvincente per la sua atipicità.
E siccome pensiamo che non si tratti per nulla di un caso isolato, che probabilmente episodi del genere accadono frequentemente e nessuno aiuta le donne straniere che rimangono vittime di episodi di violenza e molestia, le quali non hanno altra scelta che tacere e tornare al loro Paese, invitiamo chiunque fosse a conoscenza di situazioni anologhe, a pubblicare un commento.
Analogamente invitiamo tutti quelli che hanno altre informazioni riguardanti i protagonisti di questa vicenda a postare un commento.
La storia, in dettaglio, è raccontata al link:
http://community.girlpower.it/-vp2409516.html
in quest’altro link si trova un’intervista, che è seguita da alcuni interessanti commenti:
http://italy.indymedia.org/news/2005/08/857997_comment...
Del caso di Marco Tumino si scrive al seguente link:
http://www.leinchieste.com/marco_tumino.htm
e qui c’è un’intervista all’amico di Tumino che fu arrestato insieme a lui:
http://italy.indymedia.org/mail.php?id=1003593
Questo post sintetizza informazioni tratte dall’intervista rilasciata dalla donna e da altre notizie di cronaca, della cui esattezza non possiamo essere certi. Ci scusiamo, pertanto, per eventuali imprecisioni, che peraltro possono essere tranquillamente corrette dagli stessi interessati che possono postare un commento all’articolo.
Dance Hall reggae di autofinanziamento - CSOA Ipò - Marino
Ven, 11/04/2008 - 23:30SABATO 12 APRILE
Serata di autofinanziamento per le lotte No-Fly di Ciampino e Contro l'inceneritore di Albano.
Si alterneranno 4 sound raggae e sarà in distribuzione materiale informativo.
Il CSOA Ipò di Marino si trova in via del Giardino Vecchio, a due passi dalla rotonda di piazza Garibaldi.
www.no-fly.info
http://www.noinceneritorealbano.it
* VOGLIONO I PROFITTI AVRANNO LA LOTTA *
Università Popolare di Attac
Ven, 11/04/2008 - 18:02Programma della ottava edizione dell’Università Popolare di Attac
La finanziarizzazione dell’economia mondiale e la sua crisi.
Come restituire potere ai cittadini?
Pomezia, 25 - 27 aprile 2008
Pubblicato mercoledì 2 Aprile 2008
Versione stampabile
Il processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale è cominciato, con concomitanza con la seconda globalizzazione, nell’ultimo quarto del XX secolo. E’ stato caratterizzato da una rinnovata ed accresciuta importanza del capitale finanziario, libero di spostarsi senza vincoli tra i mercati mondiali, dall’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, a vantaggio dei rentiers ma a detrimento delle condizioni occupazionali in tutto il mondo e delle possibilità di sviluppo delle economie arretrate. Questo processo ha comportato un aumento dell’instabilità dell’economia mondiale negli anni Ottanta e Novanta, fino all’odierna crisi dei mutui subprime statunitensi, che minaccia l’innesco di una recessione su scala mondiale. La finanziarizzazione è stata accompagnata dall’adozione di politiche economiche neoliberiste, dalle privatizzazioni su larga scala delle economie pubbliche, fino ad arrivare a servizi essenziali come la gestione dell’acqua e dei rifiuti, erodendo il potere decisionale dei cittadini e svuotando il fondamento stesso della democrazia. Vogliamo interrogarci in questa sede - dopo aver approfondito le dinamiche attuali della crisi dell’economia mondiale - sulle possibili contromisure da adottare, dalle proposte di tassazioni globali alla ripubblicizzazione dei servizi pubblici essenziali e alla difesa dei beni comuni.
Venerdì 25 aprile 2008 - ore 10-18
* Gli anni Ottanta, dalla crisi del debito al neoliberismo (Ernesto Screpanti - Università di Siena)
* Le proposte dei movimenti altermondialisti per un sistema di tassazioni globali (Andrea Baranes - CRBM)
* La demolizione dello stato sociale e le disparità di genere (Daniela Danna - Università di Milano)
* Le multiutilities europee e l’attacco ai servizi pubblici. Dalla direttiva Bolkestein al progetto Lanzillotta (Stefano Lucarelli - Università di Bergamo)
Ore 20: cena sociale al presidio NO Turbogas
Sabato 26 aprile 2008 - ore 9-18
* Da Maastricht a Lisbona: il nuovo modello economico-sociale europeo (Michel Husson - Ires)
* Le crisi economiche degli anni Novanta e la crisi attuale dei mutui subprime (Susan George - TNI)
* La politica dei redditi e le relazioni sindacali nell’epoca della globalizzazione (Giorgio Cremaschi - Fiom Cgil)
* Finanziarizzazione, nuova divisione internazionale del lavoro e disparità di genere (Valeria Sodano - Università di Napoli)
Ore 21: Spettacolo teatrale H2Oro
Domenica 27 aprile 2008 - ore 9-13
* La solitudine competitiva nell’era del mercato globale (Marco Bersani - Attac)
* La sfida del movimento femminista per un nuovo modello di relazioni sociali (Lidia Cirillo)
* Beni pubblici per la sicurezza sociale: protezione dai rischi e riduzione delle diseguaglianze in epoca neo-liberista (Tommaso Vitale)
Per ulteriori informazioni e prenotazioni:
web: www.attac.it
mail: segreteria@attac.org
tel: 333 334 6371 (Fabio)
Pubblicato mercoledì 2 Aprile 2008
Università Popolare di Attac
Ven, 11/04/2008 - 17:58Programma della ottava edizione dell’Università Popolare di Attac
La finanziarizzazione dell’economia mondiale e la sua crisi.
Come restituire potere ai cittadini?
Pomezia, 25 - 27 aprile 2008
Pubblicato mercoledì 2 Aprile 2008
Versione stampabile
Il processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale è cominciato, con concomitanza con la seconda globalizzazione, nell’ultimo quarto del XX secolo. E’ stato caratterizzato da una rinnovata ed accresciuta importanza del capitale finanziario, libero di spostarsi senza vincoli tra i mercati mondiali, dall’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, a vantaggio dei rentiers ma a detrimento delle condizioni occupazionali in tutto il mondo e delle possibilità di sviluppo delle economie arretrate. Questo processo ha comportato un aumento dell’instabilità dell’economia mondiale negli anni Ottanta e Novanta, fino all’odierna crisi dei mutui subprime statunitensi, che minaccia l’innesco di una recessione su scala mondiale. La finanziarizzazione è stata accompagnata dall’adozione di politiche economiche neoliberiste, dalle privatizzazioni su larga scala delle economie pubbliche, fino ad arrivare a servizi essenziali come la gestione dell’acqua e dei rifiuti, erodendo il potere decisionale dei cittadini e svuotando il fondamento stesso della democrazia. Vogliamo interrogarci in questa sede - dopo aver approfondito le dinamiche attuali della crisi dell’economia mondiale - sulle possibili contromisure da adottare, dalle proposte di tassazioni globali alla ripubblicizzazione dei servizi pubblici essenziali e alla difesa dei beni comuni.
Venerdì 25 aprile 2008 - ore 10-18
* Gli anni Ottanta, dalla crisi del debito al neoliberismo (Ernesto Screpanti - Università di Siena)
* Le proposte dei movimenti altermondialisti per un sistema di tassazioni globali (Andrea Baranes - CRBM)
* La demolizione dello stato sociale e le disparità di genere (Daniela Danna - Università di Milano)
* Le multiutilities europee e l’attacco ai servizi pubblici. Dalla direttiva Bolkestein al progetto Lanzillotta (Stefano Lucarelli - Università di Bergamo)
Ore 20: cena sociale al presidio NO Turbogas
Sabato 26 aprile 2008 - ore 9-18
* Da Maastricht a Lisbona: il nuovo modello economico-sociale europeo (Michel Husson - Ires)
* Le crisi economiche degli anni Novanta e la crisi attuale dei mutui subprime (Susan George - TNI)
* La politica dei redditi e le relazioni sindacali nell’epoca della globalizzazione (Giorgio Cremaschi - Fiom Cgil)
* Finanziarizzazione, nuova divisione internazionale del lavoro e disparità di genere (Valeria Sodano - Università di Napoli)
Ore 21: Spettacolo teatrale H2Oro
Domenica 27 aprile 2008 - ore 9-13
* La solitudine competitiva nell’era del mercato globale (Marco Bersani - Attac)
* La sfida del movimento femminista per un nuovo modello di relazioni sociali (Lidia Cirillo)
* Beni pubblici per la sicurezza sociale: protezione dai rischi e riduzione delle diseguaglianze in epoca neo-liberista (Tommaso Vitale)
Per ulteriori informazioni e prenotazioni:
web: www.attac.it
mail: segreteria@attac.org
tel: 333 334 6371 (Fabio)
Pubblicato mercoledì 2 Aprile 2008
PERCHE' BISOGNA VOTARE
Ven, 11/04/2008 - 16:12Bisogna votare.
In Italia è in corso una crisi economica di cui ancora non si vede la fine.
La Destra ,nell'affrontarla,va posizionandosi ;
##sugli argomenti pseudo-spirituali di Tremonti (identità-campanili-alzabandiera-autorità-protezionismo) che sono un potenziale preludio a repressione interna e guerre
##sulla delegittimazione subliminale della Resistenza (dichiarazione sulla correzione dei manuali di storia di Dell'Utri)
##sulla rilegittimazione subliminale del Fascismo (episodio Ciarrapico del PDL ,rappresentanza elettorale articolata con La Destra di Storace, Forza Nuova di Roberto Fiore, Alessandra Mussolini nel PDL)
##sull'appoggio dichiarato all'epistemologia della Mafia (dichiarazioni di Dell'Utri -non smentite da Berlusconi-sull'eroismo di Mangano e sull'inattendibilità/insanità dei pentiti)
##sulla delegittimazione oggettiva della giustizia attraverso l'attacco ai PM
##sull'incoraggiamento all'epistemologia dell'evasione fiscale
L'andamento dell'economia,non essendosi ancora totalmente dispiegati gli effetti della crisi dei Subprime,dirà l'ultima parola.
Ma il potenziale politico di questa fase è da emergenza democratica nazionale.
Con questi scenari,nessun Aventino astensionista è possibile.
Adesso BISOGNA votare
Casilino 900: come il Ghetto di Varsavia
Ven, 11/04/2008 - 13:25Casilino 900: sembra il Ghetto di Varsavia e dobbiamo mobilitarci se vogliamo evitare a tante famiglie Rom una catastrofe umanitaria
di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
Roma, 11 aprile 2008. Ieri abbiamo incontrato alcune famiglie al Casilino 900. Prima di raggiungere il campo, siamo stati "messi in guardia" da alcuni cittadini che vivono nel quartiere: "Ma vi rendete conto di che rischio correte, a entrare in quel campo di zingari? Ma non li leggete i giornali? C'è sempre la polizia lì, oggi per un'aggressione, domani per una rapina o per spaccio di droga. Quelli sono come bestie: sfruttano i loro bambini e si nutrono anche di cani e gatti". L'ultima diceria è la più recente e nasce da una notizia diffusa da stampa e televisioni: con una "brillante azione" congiunta, la Questura, il Corpo forestale dello Stato, il Nucleo investigativo per i reati contro gli animali e l'Ufficio per i diritti degli animali hanno infatti confiscato ai Rom del Casilino 66 gatti e 36 cani. "Tutti in pessime condizioni igienico-sanitarie e quasi tutti tenuti alla catena," precisano i solerti funzionari, gonfiando il petto di orgoglio. La verità è la ben diversa: è vero che gli animali vivevano in pessime condizioni igienico-sanitarie, ma solo perché la politica razziale del Comune di Roma ha ridotto il campo in condizioni di miseria tragiche. I gatti e i cani dei Rom che vivono a Roma - e che vengono difesi con tanta passione da un piccolo esercito di "amici degli animali", mantenuto con il denaro pubblico - si trovano nelle stesse condizioni dei Rom che li accudiscono, condizioni che non è un eufemismo definire simili a quelle dei campi di concentramento nazifascisti. Togliere ai bambini del Casilino 900 i loro animali domestici, che sono per molti di loro l'unico conforto in un'esistenza ben lontana da quelli che dovrebbero essere i "Diritti del bambino" e che versano in condizioni di salute pietose, è stata l'ennesima violazione, l'ennesima violenza morale (ma non mancano quelle fisiche!) commessa dalle autorità romane contro i Rom del Casilino 900. "Noi non mangiamo i cani e il mio cucciolo mi manca," mi ha detto fra le lacrime una bimba di 5 o 6 anni. Nonostante le voci, diffuse dalla propaganda razzista grazie ala complicità dei media, al Casilino 900 non vive una banda di criminali, ma circa duecento famiglie composte in prevalenza da bambini e ragazzini. Bambini: ecco l'umanità che si incontra nel campo. Decine di bambini terrorizzati dalle forze dell'ordine ("Quando mi si avvicina un poliziotto, io smetto di respirare e spero che non mi veda. Ricomincio a respirare quando se ne è andato via," mi confida un ragazzino di circa 10 anni), affamati, spesso affetti da parassiti o infezioni, perché al Casilino 900 sono state interrotte sia l'erogazione di acqua ( a parte una fontanella che getta un fiotto sottile come un rivo di pianto), sia quella di energia elettrica. Così, nel 2008, nell'era delle più grandi conquiste della scienza e della tecnologia, nell'era in cui tutti parlano di Diritti Umani, in una delle città più importanti del mondo, avviene che un popolo, il popolo dei Rom, sia costretto a vivere nelle condizioni dei ratti, in attesa dell'annunciata opera di disinfestazione, a cura del Comune di Roma. Abbiamo contattato autorità comunali e di forza pubblica, ma le loro risposte sono state sempre evasive: non pare vi sia una reale intenzione di provvedere a ripristinare l'erogazione di acqua e corrente elettrica né di fornire assistenza alle famiglie Rom. Al contrario, ai capifamiglia che svolgono attività (piccoli trasporti, vendita ambulante ecc.) sono stati sequestrati gli autoveicoli e di fatto sono stati inibiti i loro mezzi di sostentamento. Le ruspe abbattono decine di baracche con i pretesti più disparati: dobbiamo allargare la strada per consentire l'eventuale passaggio dei vigili del fuoco, in caso di incendio; quella baracca era pericolosa perché costituita da materiale infiammabile ecc. Alcune famiglie, fra cui una con otto bambini, di cui alcuni malati, sono costrette a dormire sulla nuda terra, perché non è stato prevista neppure l'istallazione di roulotte, container o casse mobili. Un funzionario mi ha confessato la verità, riguardo alle operazioni: "Non si tratta di sicurezza, ma la sorte del Casilino 900 è già stata decisa, perché qui si faranno i lavori per la metropolitana". E ha aggiunto: "Tenga conto che i politici devono anche ascoltare i cittadini e francamente qui gli zingari non li vuole nessuno. Non sarà una bella cosa, ma in tanti hanno costruito le loro campagne elettorali sulla promessa di mandarli via". Quando gli ho chiesto se secondo lui si stava vagliando un'alternativa di campi di qualità, ben attrezzati e in linea con norme e convenzioni internazionali, si è messo a ridere e mi ha guardato con un'odiosa smorfia d'intesa, come per dire: "Ma le pare che quelli stano pensando al bene degli zingari di Roma?". Qui di seguito, il documento propositivo che abbiamo presentato al Presidente del consiglio del Municipio VIII, documento condiviso dai capifamiglia Rom che abbiamo interpellato e che provvederemo a diffondere capillarmente presso le Istituzioni romane, fermo restando che non abbiamo notato la benché minima apertura, da parte loro e che non deve essere questa la via maestra da seguire, se non vogliamo arrivare a uno sgombero-pogrom dagli esiti catastrofici.
Casilino 900: lo sgombero annunciato è una violazione dei diritti dei Rom. Il Gruppo EveryOne propone alternative solidali o una ferma resistenza gandhiana
Francesco Rutelli, il prossimo sindaco di Roma, intende celebrare il suo 54° compleanno, il 14 giugno 2008, con lo sgombero del Casilino 900, il più antico campo Rom della Capitale, un insediamento in cui si susseguono, da più di 40 anni, generazioni di famiglie Rom. La storia del Casilino 900 è una storia di emarginazione, povertà, segregazione, ma è anche una storia di coraggio, di fierezza, di orgoglio. L'orgoglio di far parte di un popolo antico, che da secoli contribuisce alla cultura e alla civiltà d'Europa. Nonostante i pregiudizi che li circondano, i Rom sono infatti da secoli protagonisti della vita delle società del vecchio continente, che hanno arricchito di importanti innovazioni nei campi della tecnologia, della musica, dello spettacolo. La partecipazione dei Rom alla vita degli Stati europei si è svolta in condizioni difficilissime, basti pensare ai 500 anni di schiavitù nei Principati Romeni e allo sterminio subito durante l'Olocausto. Il 14 giugno, oltre che il compleanno di Rutelli, è anche la data in cui venne inaugurato il campo di morte di Auschwitz, nel 1940, con l'arrivo dei primi deportati. Migliaia di famiglie Rom persero la vita nella "fabbrica della morte". Nel suo programma elettorale, Rutelli ha annunciato che “Il campo nomadi Casilino 900, il più grande di Roma sarà sgomberato e noi impediremo nuovi insediamenti, pretenderemo la legalità e saremo inflessibili nei confronti di chi non rispetta le regole”. Nei suoi proclami improntati all'odio razziale, Rutelli non è diverso da Walter Veltroni, il sindaco che ha trasformato Roma in un luogo di persecuzione razziale, degna della Varsavia dominata dai carnefici di Hitler. Sull'altro fronte, la destra, non si respira aria più pura, visto che da Berlusconi a Fini, da Bossi alla Santanché, ogni candidato si è premurato di inserire un progetto di purga etnica nei confronti dei Rom nel suo programma elettorale: "Sgombereremo i campi, espelleremo gli zingari, impediremo accattonaggio e servizi di strada". Trasformare un'emergenza umanitaria in una questione-sicurezza non è una strategia inventata dalle nostre Istituzioni e autorità, visto che già dal Medioevo gli zingari venivano sottoposti a restrizioni, oppressioni e violenze con la scusa di una predisposizione alla delinquenza e all'immoralità che veniva loro attribuita. Il nazionalsocialismo utilizzò lo stesso genere di campagna razziale. Il razzismo istituzionale che imperversa in Italia è già stato condannato dal Parlamento europeo e dalle Nazioni unite, come attestano:
- la Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;
- le Osservazioni conclusive del Comitato per l'eliminazione della Discriminazione razziale (Cerd - Nazioni Unite), 18 Febbraio - 7 Marzo 2008;
- la Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una Strategia Europea per i Rrom (il Parlamento ha discusso prevalentemente la persecuzione dei Rom in Italia, prima di approvare il documento);
- la Denuncia per Crimini contro l'Umanità nei confronti delle Istituzioni italiane accolta dalla Corte Penale Internazionale de L'Aja nel mese di gennaio 2008.
Il Casilino 900, un insediamento in cui vivono 748 Rom censiti, è il campo-simbolo della persecuzione in Italia, un crimine contro l'umanità che avviene nella quasi totale indifferenza del popolo italiano e con la colpevole complicità dei media nazionali, che censurano regolarmente dati, statistiche ed eventi relativi alla vasta operazione di purga etnica, preferendo compiacere le forze politiche, che illustrano tali crimini come "operazioni di sicurezza". La repressione del popolo Rom in Italia è stata, invece, stigmatizzata dai più importanti media internazionali, da Newsweek al Washington Post, dalla BBC al Financial Times. Union Romani, l'ERRC e le più importanti organizzazioni che si battono per i diritti dei Rom hanno protestato ripetutamente contro l'annientamento dell'etnia Rom che è in atto nel nostro Paese.
Il Gruppo EveryOne, che ha avuto un ruolo determinante nell'approvazione delle Risoluzioni europee e delle Osservazioni conclusive del Cerd, sta cercando di portare il dramma dell'imminente sgombero del Casilino 900 all'attenzione delle Istituzioni internazionali e contemporaneamente ha avviato incontri con rappresentanti delle Istituzioni romane. Al Casilino 900 e in genere negli insediamenti Rom della Capitale, la situazione delle famiglie che sono costrette a vivere in quei luoghi atroci è simile a quella degli ebrei nei ghetti di Varsavia o di Lodz, negli anni dell'Olocausto. Uno sgombero coatto, senza un'alternativa valida - non certo i grandi lager di cui si è parlato, invivibili e civilmente indegni anche solo come progetti - sarebbe una follia, una follia criminale che distruggerebbe centinaia di famiglie, cancellerebbe ogni speranza di un futuro sopportabile per un'umanità già provata da un'oppressione lunga e spietata - fra cui 400 bambini e ragazzini - e metterebbe queste persone sulla strada, incamminandole verso una tragica "marcia della morte" in direzione del nulla, perché nulla è stato previsto come alternativa al loro allontanamento. Attualmente il nostro gruppo vede una sola via percorribile, in due tappe ben definite:
a) migliorare le condizioni di vita delle famiglie del Casilino 900 e degli altri insediamenti, fornendo acqua, fognature, elettricità, assistenza, migliorie alle abitazioni e attuando programmi di desegregazione, agevolando l'inserimento scolastico e/o professionale dei più giovani e favorendo la costituzione di piccole imprese Rom;
b) dopo aver istituito un Comitato di consulenza, composto da rappresentanti Rom del Casilino 900 (e di ogni altro campo in cui sarà necessario intervenire), istituire campi di qualità, ben attrezzati e non lontani dal sito attuale, qualora il sito attuale non possedesse requisiti sufficienti.
Ribadiamo che, dopo tanti anni di persecuzione, è necessario che le Istituzioni locali, se desiderano agire con coscienza e secondo le Convenzioni internazionali che proteggono la minoranza Rrom, riconoscano l'autorità dei rappresentanti dei campi, costituiti in Comitati, e si prodighino ad ascoltare le loro richieste per dare una risposta concreta ed efficace alle loro legittime istanze. In Francia, dopo che le autorità hanno verificato l'inutilità pratica e la tragedia umanitaria susseguente a sgomberi ed espulsioni, si parla finalmente, a livello governativo, dell'ipotesi di creare 'campi di qualità', almeno fino a quando non saranno operativi i programmi per i Rom di assegnazione di alloggi e di inserimento nel mondo del lavoro. Se ne deve parlare seriamente anche da noi, prima di commettere ulteriori sbagli e di minacciare l'esistenza di tanti esseri umani innocenti. Quando le Istituzioni saranno realmente in grado di mettere a disposizione dei Rom alloggi adeguati, senza chiedere loro requisiti irraggiungibili, allora e solo allora si potrà parlare di un'alternativa efficace ai campi di qualità.
Il Gruppo EveryOne è in stretto contatto sia con rappresentanti Rom del Casilino 900 che con rappresentanti delle Istituzioni locali, nazionali ed internazionali. Lo strumento che la nostra organizzazione ritiene assolutamente indicato alla soluzione delle emergenze umanitarie negli insediamenti Rom della Capitale è proprio l'incontro fra le parti, finalizzato all'eliminazione dei pregiudizi e delle violazioni che rendono assolutamente inaccettabili per una società che si dica civile le condizioni di vita cui sono costrette le famiglie Rom. E' assolutamente prioritario anche l'abbandono da parte di Istituzioni e autorità dell'attuale politica razziale e repressiva. Nessuna famiglia Rom deve più essere sottoposta a trattamenti inumani o degradanti né deve essere privata dei suoi beni e di un luogo in cui ripararsi, a meno che non sia stata concordata - con l'accettazione piena e consensuale della famiglia stessa - un'alternativa abitativa adeguata, in linea con i Diritti Umani e senza che la famiglia abbia a che soffrire di tale nuova soluzione oppure che - a causa di tale alternativa - essa rischi di perdere la propria identità o i propri valori etnici, tradizionali, religiosi ecc.
Nel caso le Istituzioni romane, dopo gli incontri con in nostro Gruppo, che si coordinerà sempre con i rappresentanti Rom, dovessero rifiutare le alternative civili e solidali e dovessero procrastinare la politica razziale, in violazione delle Convenzioni e delle norme che tutelano i diritti dei Rom, il Gruppo EveryOne si opporrà ad eventuali operazioni di sgombero coatto con una resistenza passiva, nonviolenta, gandhiana. Ribadiamo in tal senso il nostro invito agli amici, agli antifascisti, agli attivisti di Roma e a tutte le persone che credono in una civiltà basata sui Diritti Umani: scriveteci, organizziamo una resistenza pacifica, ma ferma; facciamo scudo agli oppressi - i Rom di oggi sono come gli ebrei durante l'Olocausto - con i nostri corpi. Teniamoci per mano, nel caso la forza pubblica volesse sgombrare con prepotenza i nostri fratelli Rom, cantando canzoni di pace e giustizia, come fecero Janusz Korkzac e la sua assistente Stephania Vilchinska, quando i criminali nazisti decisero di deportare a Treblinka i ragazzi ebrei ospitati nel loro orfanotrofio. In ogni caso, non consentiamo un nuovo, intollerabile e gravissimo abuso contro i Rom del Casilino 900 o degli altri insediamenti romani.
info@everyonegroup.com
roberto.malini@annesdoor.com
www.everyonegroup.com
www.annesdoor.com
Ammazzate due compagne a Oaxaca
Ven, 11/04/2008 - 10:54Oaxaca: assassinano due compagne della radio comunitaria di Copala
Di Jessica Martinez (corrispondente) e Guadalupe Gomez
Oaxaca, 8 aprile – Teresa Bautista e Felicitas Martinez di 22 e 20 anni di eta’ rispettivamente, voci e giornaliste della Radio Comunitaria “La Voce che Rompe il Silenzio”, del Municipio Autonomo Popolare di San Juan Copala, furono assassinate ieri in un’imboscata nella localita’ Llano Juarez, nella strada che conduce da Joya del Mamey a Putla de Guerrero, mentre viaggiavano insieme con altre persone in un’automobile privata verso la capitale dello stato.
Nell’attacco sono rimasti feriti Faustino Vasquez Martinez, responsabile amministrativo dell’Anagrafe di Juxtlahuaca e militante dell’organizzazione Unita’ del Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort), cosi’ come sua moglie Cristina Flores di 22 anni e dei suoi figli Agustin Gustavo e Jaciel Vasquez Flores di 3 e 2 anni, rispettivamente. Cosi’ hanno informatoo le autorita’ giudiziarie del posto e l’organizzazione Centro d’Appoggio Comunitario Lavorando Uniti (CACTUS).
Le donne erano partite insieme con le altre persone per andare verso la citta’ di Oaxaca, approsimativamente all’una del pomeriggio, dove avrebbero coordinato il tavolo Comunicazione comunitaria e alternativa: radio comunitarie, video, stampa, internet, nell’Incontro Statale per la Difesa dei Diritti dei Popoli di Oaxaca, che inizia domani mercoledi’ nell’edificio del Magisterio della sezione 22 del Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (SNTE).
Le persone ferite dalla sparatoria – avvenuta a circa 50 km da San Juan Copala, ubicata a 350 km a ovest della citta’ di Oaxaca – mostrano diversi impatti di proiettili d’arma da fuoco, motivo per cui dovettero essere trasferiti all’Ospedale “Amico del Bambino e della Madre” che si trova nel municipio di Putla de Guerrero.
In un’intervista telefonica, il Procuratore di Giustizia locale ha informato che sul luogo dell’imboscata sono stati trovati 20 bossoli di calibro 7.62, utilizzati per mitra d’assalto AK-47. I fatti sono stati consegnati nell’indagine preventiva numero 105/2008.
Svolgevano un incarico comunitario
L’associazione civile CACTUS, con sede a Huajuapan de Leon, ha condannato i fatti e ha esigito che le autorita’ statali indaghino e puniscano i responsabili del crimine.
In un comunicato emesso oggi, i/le integranti di CACTUS esprimono “nostro dolore, nostra rabbia e il sentimento del nostro cuore” per la morte di Felicitas e Teresa.
Insieme a loro, ricorda CACTUS, “abbiamo camminato nella creazione della radioc comunitaria Radio Triqui, La Voce che Rompe il Silenzio; le risate e il nervosismo nel vedere che la sua voce dava voce a quelli a cui sempre gli e’ stato negato, coloro che hanno fatto vivi gli accordi di San Andres, esercitando un diritto alla propria autonomia nella forma piu’ viva, nel pieno esercizio della liberta’ d’espression; nella pratica al diritto di dire quello che pensavano come donne, come indigene, come triqui era e sara’ sempre commovente”.
La stazione, progetto del municipio autonomo di San Juan Copala, fu inagurata dalle autorita’ municipali il passato 19 gennaio e inizio a trasmettere nella frequenza modulada 94.9, nel segno dell’incontro delle comunita’ e delle organizzazioni per il primo anniversario della creazione del municipio autonomo.
Fu creata per informare sopra la realta’ che si vive nella regione Triqui, per diffondere quello che fa il municipio e come si vive qui e nello stato, sopra la politica federale e internazionale; dissero durante l’apertura della radio, “perche’ la regione e’ stata molto isolata e cosi’ cercheremo di rompere l’assedio che impedisce la comunicazione con altre comunita’ di Oaxaca e della Repubblica”.
In questo senso le due speakers avrebbero partecipato, svolgendo un incarico comunitario, il 9 e 10 aprile all’Incontro Statale per la Difesa dei Diritti dei Popoli Indigeni, nel quale La Voce che Rompe il Silenzio coordinerebbe il tavolo di lavoro sulle radio comunitarie.
I membri del CACTUS affermano che l’attacco si somma all’insicurezza che esiste nello stato e alla repressione esercitata dallo stato contro i municipi autonomi e contro le radio comunitarie che eserciscono il proprio diritto alla comunicazione, come stipulato nella Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Si somma, inoltre, al clima di violenza che si respira e vive nella zona triqui negli ultimi anni, nella parte piu’ occidentale dello stato di Oaxaca, nel distretto di Juxtlahuaca, Tlaxiaco e Putla, nella regione Mixteca, dove esistono gruppi politici come il Movimento di Liberazione Triqui (MULT), l’Unita’ del Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort) e il MULT indipendente.
Da:
http://www.cimacnoticias.com/site/08040808-Oaxaca-ases...
solidarietà alle famiglie in lotta per la casa
Ven, 11/04/2008 - 10:29Alla luce dello sgombero effettuato ai danni delle famiglie in lotta per il diritto alla casa, esprimiamo solidarietà e sdegno verso l'amministrazione comunale di Roma per i metodi utilizzati a danno degli occupanti. Consapevoli del fatto che la lotta sia l'unica strada per acquisire il diritto all'abitare, manifestiamo la nostra vicinanza a chi in queste ore lotta con ogni mezzo per vedersi riconosciuto un sacrosanto diritto.
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