Archivio temporale

Conflitto di Oaxaca, Messico: scarcerato uno dei portavoce della APPO, Flavio Sosa, dopo un anno e cinque mesi di detenzione

autore:
Fabrizio Lorusso

Città del Messico. Sabato 19 aprile, è stato liberato per mancanza di prove Flavio Sosa Villavicencio, uno dei portavoce più conosciuti del movimento sociale di Oaxaca, la APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca), dopo 17 mesi passati in carcere in seguito alle accuse fabbricate contro di lui per furto, danni, sequestro, lesioni, sedizione e attacchi alle vie di comunicazione.
Flavio Sosa è stato più volte ed erroneamente identificato dalla stampa messicana come il presunto leader del movimento, come se tutto il conflitto che ha coinvolto la regione di Oaxaca con manifestazioni, picchetti e scioperi di centinaia di migliaia di persone durante un anno (a partire dal maggio 2006) potesse ricondursi alla volontà di un piccolo gruppo di sovversivi che, secondo questa versione ufficiale e tendenziosa, avrebbero cooptato una massa di contadini, indigeni e poveri contro il governo locale di Ulises Ruiz. Ma la realtà nel regno di Ruiz e del PRI (Partido Revolucionario Institucional), al governo da quasi ottant’anni in questa zona, era un’altra. Sosa ha ribadito che continuerà a “camminare affianco al popolo” e che “non si tratta di una lotta personale contro Ruiz quanto piuttosto di una sfida per la trasformazione democratica delle istituzioni”, un processo incompleto in tutto il paese.
Il 4 dicembre 2006, a soli tre giorni dall’inizio del governo dell’attuale presidente messicano, Felipe Calderon, il signor Flavio Sosa venne arrestato con suo fratello Horacio e altri attivisti a Città del Messico, mentre si apprestava a partecipare ad una riunione con alcuni esponenti del Ministero dell’Interno. E’ l’attivista politico che ha scontato più mesi di carcere in seguito ai tragici eventi che insanguinarono Oaxaca per almeno sei mesi con un saldo di 25 morti, centinaia di feriti, detenuti e ripetute violazioni dei diritti umani. L’escalation di violenza contro i professori scioperanti e la APPO portò a reazioni spropositate da parte di entrambi i bandi in lotta. Queste, a loro volta, furono prese come pretesto per l’ingresso in città di 4000 membri della purtroppo nota e militarizzata PFP, Polizia Federale Preventiva, nell’ottobre 2006. Il 25 novembre, infine, gli scontri, le violazioni, i feriti e i 141 detenuti, subito isolati dal mondo e deportati a centinaia di chilometri di distanza. Accuse false, scambi di persona, violenze fisiche e psicologiche, tortura e mancanza completa di diritto e diritti segnarono quelle giornate. Anche per questi atti e per gli eccessi di brutalità si può parlare ancora infelicemente di “macelleria messicana” e lo stesso Sosa ha parlato di “politica terrorista contro la gente di Oaxaca”.
Durante mesi, è stata condotta una campagna mediatica contro i personaggi più in vista, i consiglieri del movimento sociale di Oaxaca come Florentino Lopez o la maestra Carmen Lopez, che, come suggerisce la parola “portavoce” e come riporta la stessa Lopez in un’intervista, avevano “in realtà il semplice incarico di mantenere i rapporti con la stampa all’interno di una struttura integrata da oltre mille consiglieri con diritto di voto e caratterizzata da processi decisionali democratici e votazioni su ogni punto della agenda politica”, quale è la APPO appunto. La maggiore visibilità di alcuni consiglieri dell’Assemblea per un determinato periodo è stata costantemente identificata come una leadership dalla stampa e dalle TV nazionali (divise in due catene private, TV Azteca e Tele Visa), spesso propense al sensazionalismo e alla condanna facile.
I problemi attuali della società messicana, specialmente degli stati più poveri come Oaxaca, il Chiapas, Guerrero o Veracruz, non sono stati ancora affrontati adeguatamente dalle autorità. Basti pensare al conflitto costante tra i partiti politici a livello locale e nazionale e, a Oaxaca, alla forte emarginazione sociale ed economica, al potere del narcotraffico e alla crescita delle morti violente (oltre 2600 l’anno scorso in tutto il paese) e dell’impunità a tutti i livelli.

Di Fabrizio Lorusso
(http://fabriziolorusso.wordpress.com)

ko alemanno porco dio tutto l'anno

autore:
lele82

Che botta!non è facile immaginare Roma in mano
ad un fascista come Alemanno uno del fronte della gioventù uno che pensa alla capitale come alla città di quella marcia di merda che macchia ogni persona che nasce in questa nazione di coglioni.E' una vera tragedia ogni libertà è in pericolo;sono a rischio centri sociali centri di ritrovo di ogni genere forse vedremo le ronde per Roma e sicuramente vedremo molti fascisti che lentamente ma progressivamente stavano tornando dalle loro terre madri e cioè le fogne tornare in giro a sprangare provocare o semplicemente parlare convinti di farlo e senza rendersi conto di tirar fuori solo merda dalla bocca.Forse è un bene che anche Roma,come Bologna che è tornata nelle disgrazie con Cofferati,ha bisogno di ricordare cosa voglia dire essere nelle mani di uno qualsiasi di questi esseri umani talmente coglioni da fare politica sotto Berlusconi.Roma si è,particolarmente in questi ultimissimi anni,troppo imborghesita anche nei nostri ambienti che oggi vanno difesi con i denti perché sono gli unici posti da cui si può ripartire per far qualcosa per salvarci dalla merda che è arrivata al collo di tutti.Per la capitale è importantissimo incrementare e dare forza all'antifascismo capitolino che deve contrastare sin da stasera chi crede che la vittoria di Alemanno restituisca o semplicemente dia dignita a delle pecore nere maledette....in questi anni di Campidoglio nero tutti abbiamo il dovere di combattere perché le tante poltrone occupate dai fascisti in comune dovranno fare da controaltare ai posti che gli spettano in questa città nessuno ed anzi SOLO UNO.....LE FOGNE!!!!!!

orde di autonomi in giro per roma

autore:
autnomo
Sommario:
orde di autonomi per la città

Dopo la vittoria di Alemanno, cosi come già dichiarato nei precedenti comuicati, la lotta di classe a Roma ha preso il via. Orde di autonomi si sono riversati in strada occupando case e centri sociali e sbeffeggiando coloro che, a detta loro (degli autonomi), se la facevano con Rutelli...

finalmente ora roma tira un sospiro di sollievo, non è vero che tanto peggio tanto meglio...il fatto di non fare lotte prima, da parte dei cosi detti autodichiaratisi autonomi impossibili, era dato solo dal fatto che c'era il centrosinistra, mò che c'è Alemanno, hai da vedè quante lotte fanno!

a proposito, ma quante sono le case occupate dagli autodichiaratisi autonomi impossibili a roma? quanti i csoa? quanti i collettivi studenteschi?

nò cosi per sapere, cosi si poteva fare un rapporto tra il prima e dopo...

Alemanno: Roma ladrona? Bossi sbaglia

ROMA (24 aprile) - Roma ladrona? «Sbagliano Bossi e Calderoli». A pochi giorni dal ballottaggio che deciderà il sindaco della capitale, il candidato del Pdl Gianni Alemanno parla di Roma a Uno Mattina. «Se Roma viene amministrata bene non ce n'è per nessuno, è una città unica al mondo, che batte qualsiasi concorrenza, quella di Milano, di Parigi, di Madrid». Secondo Alemanno «Roma in questi anni è stata amministrata male», e ha aggiunto che i veri nemici della città non sono i leghisti come Bossi e Calderoli ma chi in questi anni «l'ha mal amministrata», ovvero Rutelli e Veltroni. Su "Roma Ladrona" Alemanno aggiunge che quando Bossi e Calderoli «usano questa espressione non si riferiscono né ai romani né alla città ma ai Palazzi, ai ministeri, ai sistemi di potere che sono cresciuti in questi anni e che devono essere smantellati». Durante l'intervista Alemanno ha detto inoltre di voler «trasformare gli affitti dell'Ater in canoni per l'acquisto senza aumentare i costi agli inquilini» e ha sottolineato che nella capitale «servono le infrastrutture ma devono essere fatte in tempi sostenibili». Sui servizi pubblici ha detto: «Non vogliamo il licenziamento del personale e il depotenziamento dei servizi pubblici, ma mandare a casa i clientes e ridurre le norme numero dei consigli di amministrazione nati in questi anni nelle aziende comunali».

Lombardo: sostegno ad Alemanno. Il fondatore del Movimento per l'autonomia (Mpa) e neoeletto alla presidenza della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo ha detto di assicurare «la massima solidarietà e tutto il consenso possibile a Gianni Alemanno».

Francesco Rutelli, candidato sindaco per il centrosinistra, nella tribuna elettorale del Tgr Lazio, ha detto che al primo turno ha pesato «la dispersione del voto fra 14 candidati». «Importante ora - ha aggiunto - è il sostegno della coalizione, delle liste civiche come quella di Baldi che si sono apparentate. Così come è positivo il sostegno del mondo dello sport con campioni come Totti, Biaggi e Fisichella». Rutelli ha detto Roma deve affrontare problemi nuovi: «Non mi immagino di essere un sindaco come allora. So che c'è un lavoro diverso che riguarda problemi nuovi: casa, sicurezza, anziani». «Abbiamo creato 300mila posti di lavori - ha aggiunto - Ma ci sono nuovi problemi che non possiamo nasconderci». Sull'emergenza casa il candidato del centrosinistra ha detto che oggi presenterà «una proposta nuova per i mutui a favore in particolare delle nuove
coppie».

Campi Rom. Per trovare una soluzione ai campi Rom Rutelli ha detto di essere «pronto a collaborare con il governo». «Voglio una risposta al massimo livello per trovare una soluzione definitiva alla questione - ha concluso Rutelli - per questo ho creato un pool con i massimi esperti in materia di sicurezza». Sul ballottaggio poi chiede di moltiplicare gli sforzi: «Chiedo a coloro che mi hanno dato fiducia di moltiplicare gli sforzi e di convincere gli indecisi».

L'incontro con Blair. L'ex primo ministro inglese Tony Blair nel cortile di Palazzo Pallavicini a Roma ha augurato buona fortuna a Rutelli il quale ha detto che «Roma ha bisogno di amici come Blair, di grandi leader mondiali».

Alemannoo fascista ben venga

autore:
autonomo

Alemanno Fascista ben venga.
così che tutti quei compagni che hanno "dimenticato" quali sono le pratiche che negli anni li hanno condotti a vivere l'esperienza dei centri sociali, delle occupazioni, della lotta di classe senza partito, siano costretti a fare i conti con la realtà:
l'incapacità di agire nella prospettiva del cambiamento, accettando collusioni col palazzo che a tutt oggi risultano ridicole;
l'incapacità di analizzare ed individuare le contraddizioni su cui intervenire, lasciando spazio a street parade, feste varie, carnevalate e l'intervento sul luogo di produzione chissà cos'è......;
l'incapacità di difendere gli spazi e le libertà che il movimento autonomo ha imposto alla struttura capitale, affondando nella melma dei riformisti parlamentaristi anche quando ammazzano o accoltellano o assaltano.
siete dei piccolo borghesi, voi che voterete rutelli turandovi il naso, perchè avete qualcosa da perdere e la difendete col male peggiore, anzichè rifiutare ed essre pronti a rimetterci.
pronti a rimetterci. gia.
in fabbrica ed in quartiere............. AUT OP

ATTENTATO INCENDIARIO SEDE SINISTRA ARCOBALENO POMIGLIANO D'ARCO (NA)

* Attacco fascista fascismo antifa antifascismo comunismo pomigliano d'arco napoli campania rossa camorra rifiuti sodano senatore attentato incendio sezione

Autore:
Antifa
link autore:

Da Il Corriere del Mezzogiorno

A Pomigliano d’Arco Incendiata la saracinesca della sede elettorale di Sodano. L’ex senatore: matrice fascista

Ennesimo attentato contro l’esponente della Sinistra Arcobaleno
«I controlli predisposti dopo le prime intimidazioni sono stati ritirati»

NAPOLI – Fuoco alla saracinesca della sede del comitato elettorale, a Pomigliano d’Arco (Napoli), del senatore uscente della Sinistra arcobaleno, Tommaso Sodano, presidente della commissione Ambiente nella legislatura appena conclusa. Nei mesi scorsi ignoti inviarono a Sodano complessivamente 16 proiettili, con una lettera contenente minacce di morte, in due differenti occasioni. Le fiamme, che sarebbero state appiccate con la benzina, hanno avvolto la saracinesca ma, fortunatamente, l’incendio non si è propagato all’interno dei locali, né alla palazzina dove è situato la sede del comitato elettorale.
SODANO – «È assurdo che in pieno centro cittadino, forze occulte, di chiara matrice fascista, riescano a dare fuoco ad una saracinesca. È un chiaro attentato alla democrazia nel giorno della Liberazione», dice l’ormai ex senatore. «Stamattina ho scoperto che i controlli predisposti a Pomigliano dal pm dopo le due intimidazioni ricevute il mese scorso – aggiunge Sodano – sono stati ritirati, ed ora a voce alta, chiedo il perchè. Avevo rifiutato la scorta, ma credevo nei controlli sul territorio, che avrebbero scoraggiato menti criminali dall’agire in questo modo ed in pieno centro cittadino». Secondo Sodano, la sede del comitato elettorale sarebbe rimasta aperta fino al prossimo primo maggio. «Avevamo deciso di attendere la festa dei lavoratori – conclude – ed oggi, festa della Liberazione, scopriamo che sconosciuti hanno dato fuoco alla saracinesca: è, quindi, chiara la matrice fascista dell’attentato».
25 aprile 2008

occupazione fascista a Bari

occupazione fascista a Bari?
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Inserito da Anonimo il Dom, 27/04/2008 - 18:35

* Antifascismo
* Notizia

Corpo: Da RedSkin taranto:
Attenzione, secondo voci ancora non confermate, un gruppetto di (schifosi) neonazisti ha occupato l'ex carcere in disuso a Giovinazzo (Bari) per creare una Casa Pound pugliese.

E' inutile dire che, al di la delle finte attività democratiche che andranno ad organizzare per attirare la popolazione, si tratterà dell'ennesimo quartier generale da dove partiranno spedizioni punitive verso immigrati, omosessuali e chiunque sia diverso per i loro cervelli bacati.

Sollecitiamo i compagni baresi a non lasciare spazio a questa iniziativa e a mobilitarsi in massa per contrastarla.

Nasce la Consulta Romana dei Comunisti

autore:
consulta dei comunisti
Sommario:
Ordine del Giorno approvato a Roma dall'assemblea unitaria

I circa 200 compagne e compagni appartenenti a tutte le componenti comuniste di Roma riunitisi nell'assemblea unitaria “veniamo da lontano, andiamo lontano” per discutere della gravissima situazione determinata dall’esito elettorale approvano la seguente mozione:

L'estromissione dal Parlamento della sinistra intera non ha precedenti nella storia italiana dal tardo 800 a oggi.
Tutti i partiti che hanno combattuto il fascismo e dato vita alla Costituzione italiana non sono più rappresentati nelle Camere.
Le responsabilità di questo crollo elettorale sono da attribuire al progetto, sapientemente condotto da Veltroni, di riconsegnare alla destra un potere senza precedenti in Parlamento e negli Enti locali nonché di liquidare i comunisti e le sinistre.
In poco tempo, infatti, il segretario del PD è riuscito non solo a riportare in auge e far vincere Berlusconi - il quale ancora nell’autunno scorso versava in una grave crisi politica – ma anche a concedere alla destra la possibilità di conquistare la Provincia e il Comune di Roma, senza dimenticare la schiacciante vittoria del Pdl in Sicilia che farà arretrare drammaticamente la lotta alla mafia.
Le responsabilità per questo crollo elettorale della Sinistra senza precedenti non possono essere attribuite in nessun modo ai comunisti.
Le colpe, al contrario, sono da attribuire a coloro i quali hanno sconfessato e rinnegato l'identità comunista e con essa una difesa coerente ed efficace degli interessi dei lavoratori, dei giovani, delle donne. Finché c’è stato il PCI un tale risultato non è stato mai raggiunto, neanche ai tempi della sua fondazione e in momenti difficili della storia del nostro Paese. Anche nel 1924, nel dilagare della violenza fascista e sotto il Governo di Mussolini, il PCI guidato da Gramsci ottenne una percentuale di voti ben superiore a quella della Sinistra Arcobaleno e riuscì ad eleggere un significativo gruppo parlamentare.
Una seria analisi del voto smentisce chiaramente la tesi per cui a far crollare la sinistra sarebbe stato uno “smottamento” di voti dei lavoratori verso il Pdl. Al contrario emerge chiaramente che ampie fasce di proletariato non approvano le scelte di questa sinistra e hanno deciso in larga parte di astenersi o disperdere il voto.
L'esito del voto, ancorché grave (e forse non ancora pienamente compreso in tutte le sue gravi conseguenze) ci deve far reagire fermamente attraverso il rilancio e la ripresa dell'identità e degli ideali comunisti, della lotta di classe, per una politica nuova che sia espressione reale della classe operaia ed estranea alle logiche dei politicanti. Per questa via i comunisti - che in molti frangenti drammatici della nostra storia hanno mostrato senso di responsabilità e capacità di condurre battaglie vittoriose - garantiranno unità, rinnovamento e speranza di rilancio della Sinistra intera.
L’Assemblea lancia:
1. una festa della bandiera rossa con la falce e martello da svolgersi il prossimo mese di luglio.
2. L’istituzione di una Consulta romana dei comunisti come sede che prosegua lo spirito e il significato di questa stessa assemblea.
3. Fa appello a tutte le compagne e compagni d’Italia e dell’emigrazione a non abbandonarsi alla sfiducia, a reagire, unirsi e organizzarsi per rilanciare l’identità e gli ideali comunisti quale unica speranza per la salvezza della Sinistra italiana, a dar vita a consulte comuniste locali unitarie e a discutere la possibile realizzazione di una Consulta Nazionale.

NON C’E’ VITTORIA NON C’E’ CONQUISTA
SENZA UN GRANDE PARTITO COMUNISTA!

L’Assemblea unitaria delle comuniste e comunisti romani
Roma, 18 aprile 2008

1° Maggio 2008 O PREPARAZIONE RIVOLUZIONARIA O PREPARAZIONE ELETTORALE

autore:
Partito Comunista Internazionale
Sommario:
Da "Il Partito Comunista" n° 328

1° Maggio 2008
O PREPARAZIONE RIVOLUZIONARIA
O PREPARAZIONE ELETTORALE

Lavoratori, compagni,

Più di un secolo è trascorso da quando il movimento operaio dichiarò il 1° Maggio giornata internazionale di lotta dei lavoratori: dalle officine, dai luoghi di lavoro le energie proletarie tendevano all’unione del proletariato mondiale. Nel frattempo, la storia ha fatto il suo corso smentendo tutte le ideologie dei movimenti falsamente operai e riproponendo in tutta la sua attualità il significato originario del 1° Maggio: Proletari di tutti i paesi unitevi!

L’illusione di un lento e graduale sviluppo verso il socialismo attraverso le schede elettorali e le riforme è affogata nel sangue di due guerre mondiali e, oggi, nella bancarotta internazionale del capitalismo, che sotto i colpi della crisi di sovrapproduzione, che forse sarà la peggiore dal 1929, si dimostra incapace di impiegare e alimentare una parte crescente della forza lavoro, determinando il flagello del precariato, della sotto-occupazione e della disoccupazione di massa.

Se la crisi economica passerà velocemente dai vecchi capitalismi ai nuovi di Cina ed India, dai paesi poveri la miseria sta sempre più debordando sui proletari dell’Occidente cosiddetto ricco, in realtà ricco solo di corruzione, inganni ed illusioni per i lavoratori. Il progressivo e difforme collasso delle economie e dei mercati, di merci e di capitali, determina la distruzione della vecchia sistemazione imperialista in un processo che porterà inevitabilmente il capitalismo al terzo macello mondiale, se non sarà la Rivoluzione ad impedirlo.

Novant’anni fa la rivoluzione d’Ottobre aveva spazzato via, sperammo per sempre, tutte le menzogne e tutti gli istituti della democrazia rappresentativa, dando luminosa conferma storica che lo Stato non si conquista dall’interno, ma lo si distrugge per erigere sulle sue rovine la dittatura proletaria, negatrice di ogni libertà politica alla vinta classe sfruttatrice.

Oggi che la democrazia è ancora presentata come un sistema di governo al di sopra delle classi, il parlamento come un organismo eterno e lo Stato borghese come una struttura capace di accogliere un’autentica rappresentanza delle forze della classe proletaria, occorre ricordare le parole di Lenin del 1919: «Il Parlamento borghese, sia pure il più democratico della repubblica più democratica nella quale permanga la proprietà dei capitalisti e il loro potere, è la macchina di cui un pugno di sfruttatori si serve per schiacciare milioni di lavoratori».

Nel 1920 l’Internazionale Comunista dettò il motto scolpito col sangue di troppi militanti operai caduti ingannati sul fronte della guerra di classe contro la borghesia: «Il comunismo nega il parlamentarismo come forma del futuro ordine sociale. Lo nega come forma della dittatura di classe del proletariato. Nega la possibilità di una duratura conquista del parlamento; si pone il compito di distruggere il parlamentarismo». Ma per i partiti del tradimento proletario, il parlamento non solo non è da distruggere, è da tenere in piedi, caso mai crollasse, con le forze dei lavoratori e, se occorre, con il loro sangue. Per essi la democrazia non solo non è più una menzogna da denunciare e disperdere, ma un "bene" da proteggere. La via che essi additano ai proletari non è più quella della conquista rivoluzionaria del potere, ma quella del gradualismo riformista, nazionale e patriottico, genuflessi di fronte a quel museo degli orrori che è Montecitorio.

Nel moderno periodo dell’imperialismo finanziario, successivo alla alla Prima Guerra mondiale, le circostanze storiche hanno portato lo Stato ad evolvere nel senso totalitario e fascista, e tutte le forze politiche del capitalismo, comprese quelle "democratiche", hanno favorito e attivamente concorso a questo sbocco. I comunisti - che non sono democratici - fin dal 1919 avversano apertamente la partecipazione alle elezioni per parlamenti, consigli e costituenti borghesi. Non lo fanno alla maniera anarchica o qualunquista piccolo-borghese, ma perché ritengono che in questi organismi non sia più possibile fare opera rivoluzionaria e credono che l’azione e la preparazione elettorale sono un ostacolo alla formazione nelle classi lavoratrici della coscienza protesa verso l’instaurazione della dittatura del proletariato e il comunismo.

I risultati elettorali non misurano la forza delle classi, che non è determinata dalle schede ma dalla reale capacità di organizzazione e di mobilitazione operaia, in opposizione al padronato e a tutta la classe borghese.

In Italia, in queste ultime elezioni del 14 aprile il dimagrimento elettorale del Partito Democratico e l'annientamento dalla Sinistra Arcobaleno non è stata una sconfitta per il movimento operaio. I lavoratori avevano già perso, qualunque fosse il risultato delle urne: hanno perso quando non hanno potuto opporsi con un fronte generale di lotta all’attacco del Capitale alle loro condizioni di vita e di lavoro, all’aumento dello sfruttamento, alla diminuzione di salari e pensioni, ai licenziamenti. I sedicenti partiti di sinistra, anche se da diverse posizioni, si sono rifiutati e si rifiutano di organizzare la lotta operaia, per puntare, come loro tradizione collaborazionista, sul gioco elettorale. Ma è proprio con l’assoggettamento del proletariato a questo gioco, alle regole democratiche, che la borghesia raggiunge il culmine del suo potere, che è sempre dittatoriale dietro la sceneggiata della colluttazione fra partiti di destra e di sinistra.

La vittoria del fronte di destra non significa quindi una svolta particolare della politica del regime, ma è la continuazione di quella azione anti-operaia in atto da decenni, e intensificata da ultimo dal governo Prodi, con il concorso diretto di Rifondazione e della cosiddetta ‘Sinistra radicale’, e che, in politica estera, porta i nomi noti di riarmo e guerre sempre più estese e senza fine e, in politica interna, riforma dello Stato sociale, delle pensioni, del lavoro, dei salari. Ossia, in termini non ambigui: riduzione dei salari (diretto e differito), aumento dell’orario, maggiore libertà di licenziamento. Ogni governo che segua queste strade, si dichiari di ‘destra’ o di ‘sinistra’, riceverà l’appoggio della Confindustria e la benedizione della Chiesa.

La stessa enfasi posta sul successo elettorale leghista serve a confondere i proletari. Il tentativo di sottomettere i lavoratori alla piccola borghesia artigiana e bottegaia del Nord, se non addirittura alla grande borghesia industriale e finanziaria che regge le file dello Stato di Roma e che in esso ha il suo comitato d’affari generale, è volto ad indebolire ulteriormente la identità della classe lavoratrice, proprio quando sarebbe più urgente un suo rafforzamento per fronteggiare il pesante attacco padronale. Dalla Lega a Rifondazione tutti sono allineati in un unico fronte antiproletario.

Con buona pace di Montezemolo, i sindacati di marca tricolore, continuatori dello spirito concertativo del sindacalismo fascista, sono oggi giunti alla tappa conclusiva del loro processo di inserimento all'interno del regime capitalista, divenendo a tutti gli effetti suoi organi di controllo e di repressione della lotta di classe.

Nell'immediato dopoguerra si adoperarono perché il proletariato si sottomettesse alle condizioni di miseria e di fame imposte dalla ricostruzione dell’apparato produttivo nazionale sotto il pretesto di un riconquistato regime ‘democratico e antifascista’, che non sarebbe stato più roccaforte degli interessi delle classi padronali e possidenti.

Nella successiva fase di ripresa economica si impegnarono a tenere sotto controllo le lotte rivendicative e a deviarle nell'illusione di riforme del sistema capitalistico e del "potere in fabbrica", acconsentendo alla politica dei partiti staliniano e socialdemocratici che indicavano l’alleanza con i ceti medi e il successo elettorale "via nazionale" per la scalata al potere delle classi lavoratrici, in realtà smantellando l’idea stessa della necessità del partito, della lotta e del sindacato classista.

In seguito alla ricaduta del capitalismo nella crisi economica e nella recessione, alla metà degli anni ’70 veniva varata la "politica dei sacrifici" e della "solidarietà nazionale". In nome dell’economia, della produttività e della competitività sui mercati del capitale nazionale bisognava rinunciare alla difesa del salario falcidiato dall’inflazione, accettare ritmi e orari più pesanti in fabbrica, cassa integrazione e licenziamenti. Tappe successive sono state l’abolizione della scala mobile (1985), l’eliminazione dell’aggancio delle pensioni alla massa salariale e dei salari all’inflazione programmata anziché a quella reale (1992), il taglio delle pensioni con il passaggio al sistema contributivo (1995), l’introduzione a tappeto di nuove forme di rapporti di lavoro precario (1997)... Fino al protocollo di luglio 2007 su "Previdenza Lavoro e Competitività".

Nelle parole di Franco Marini, ex-sindacalista nonché ex-presidente del Senato: «Nessuno può disconoscere il ruolo di equilibrio e il comportamento responsabile tenuto in questi anni nell’interesse del paese».

Parallelamente, sul piano politico, anche i falsi partiti operai rinati nel dopoguerra, il PCI e il PSI, dopo aver condotto la classe a chinare la testa, rinunciare a se stessa e sottomettersi allo Stato, hanno finito per gettare la maschera, in una serie di scissioni e contorcimenti si sono liberati anche formalmente di una scomoda tradizione e dei simboli e omologati pienamente a tutti gli altri partiti borghesi concorrenti alle poltrone di governo e ad infinite ruberie. Compito dei comunisti, oggi, non può essere che quello di denunciare apertamente tutti questi camaleonti, siano essi bianchi, verdi, neri o, peggio ancora, travestiti di rosso.

È tempo che la classe lavoratrice si opponga a tutti questi! Principale vittima del capitalismo, tanto in pace quanto in guerra, essa deve separare le sue speranze e le sue azioni dalle istituzioni della morente società del capitale. Il futuro dei lavoratori va ricercato nel passato del loro movimento: nella contrapposizione frontale al padronato per la difesa dei salari e del lavoro secondo la tradizione del sindacalismo rosso di classe. Questo inquadra nella lotta tutti i salariati indipendentemente dalle simpatie politiche, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, superando le divisioni fomentate dal regime borghese (pubblici e privati, giovani e vecchi, precari e garantiti, occupati e disoccupati, indigeni e immigrati...). Rifiuta per principio ogni tentativo di sottomettere la lotta operaia alle compatibilità del capitale, come i codici di autoregolamentazione, la registrazione dei sindacati, il riconoscimento della rappresentatività, il voto segreto, la riscossione per delega dei contributi sindacali ed anche i cosiddetti "diritti sindacali" come i distacchi e le riunioni in orario di lavoro, quasi sempre forme di corruzione, intimidazione e ricatto. Per il sindacato di classe è indispensabile una organizzazione territoriale esterna ai luoghi di lavoro, nella tradizione delle Camere del lavoro, dove possano regolarmente incontrarsi le rappresentanze di fabbrica e i singoli lavoratori dispersi in piccole unità produttive per rafforzare e coordinare le iniziative. Il sindacato di classe non si fa carico di nessuna difesa dell’economia nazionale dello Stato borghese, ma si attesta sulla difesa intransigente della classe operaia.

Stracciare la scheda elettorale costa poco. Invece costa molto, ma è il prezzo che si deve pagare per vincere, lavorare per il ritorno ai princìpi secolari del marxismo rivoluzionario, perché senza princìpi non c’è vita per la classe ma solo sbandamento e sottomissione ai princìpi del nemico. Né c’è possibilità di emancipazione senza l’incontro della classe con il suo partito, espressione militante del programma storico del comunismo.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

icparty@international-communist-party.org

In Iran dilaga la repressione

autore:
lele82

Gravissima la situazione iraniana abbandonata ed accantonata dalla nostra stampa mafiosa corrotta e piduista che è sempre più un associazione terroristica che tutti i giorni attenta al nostro diritto all'informazione continuando ad attingere a quel finanziamento pubblico illegittimo solo tanto quanto il voto,anticostituzionale,in questo nostro paese di merda.Degli studenti appartenenti al Freedom and Equality Seekings Students(gruppo di attivisti marxisti dell'Università di Teheran)sono stati arrestati in massa solo ed esclusivamente per il fatto di essere marxisti.Il gruppo,che svolge la propria attività da un anno,si occupa di manifestazioni pacifiche per la richiesta dei diritti minimi che dovrebbero essere garantiti a qualsiasi uomo.Sono stati arrestati 60 membri del gruppo che sono stati portati in carcere e torturati ed uno di loro è in coma.Sono state chieste cauzioni altissime ed i familiari dei ragazzi hanno dovuto vendere tutti i loro beni perché la pena è la PENA DI MORTE.