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I precari della sanità agli assessori «Stop lavori esterni, assunti subito»

autore:
Clarida Salvatori
Sommario:
Rdb in assemblea

5 aprile 2008 - Corriere della Sera

Roma - «Assunti subito. Assunti davvero». Firmato: tutti i 7.000 precari della sanità del Lazio. Il che, tradotto, vuol dire: va bene la delibera per 800 assunzioni e va bene l'apertura dimostrata dalla politica regionale, ma ancora tanto bisogna fare per arrivare a regolarizzare tutti i lavoratori ed eliminare gli sprechi. Per i quali occorre prima di tutto reinternalizzare i servizi, facendo a meno delle cooperative che si riducono «alla mera somministrazione di mano d'opera».
Nel giorno dello sciopero dei precari della pubblica amministrazione, gli assessori regionali al Lavoro Alessandra Tibaldi, alla Sanità Augusto Battaglia e al Bilancio Luigi Nieri sono stati accolti da scritte e affermazioni come queste all'assemblea dei sindacati di base (RdB Cub). E la Regione era lì, pronta a tendere la mano. «Ci sono attività in cui le cooperative possono operare e altre in cui sarà preferibile la reinternalizzazione del servizio - ha spiegato Battaglia - Dove sarà necessario assumeremo, non lasceremo la delibera approvata dalla giunta chiusa in un cassetto. E, pur non tralasciando nessuno, partiremo dalle situazioni più critiche come Sant'Andrea, San Giovanni, Asl RmB, Tor Vergata e Umberto I».

Presidio a Primavalle in memoria di Mario Salvi

07/04/2008 - 17:00
07/04/2008 - 19:30
Promotore evento:
Spazio Antagonista “il Comitato”

7 aprile 1976, sono passati 32 anni dall’assassinio di Mario Salvi, giovane del nostro quartiere: Primavalle. Fu assassinato da un agente di polizia penitenziaria a sangue freddo, impugnando la pistola e prendendo la mira. Verdetto della giustizia dello Stato al processo del poliziotto Domenico Velluto: assolto nell’adempimento del dovere.

Ma cosa muoveva un giovane di 21 anni fino al punto di rischiare la morte, fino al sacrificio della vita?:

La voglia irrefrenabile di giustizia: Quel giorno era sotto il Ministero di “Grazia e Giustizia” a contestare un’altra sentenza scandalosa, si condannava per omicidio chi si era difeso da un’aggressione di una squadraccia di fascisti, che si sa, hanno sempre fatto il lavoro sporco dello stato, dagli omicidi alle stragi di stato: e i propri sicari lo Stato li copre!

Il desiderio di riscatto da una condizione di quartiere di periferia come il nostro, dal ghetto e dall’emarginazione, dalla disoccupazione e dai soldi, sempre pochi; per quello in quegli anni organizzavano il mercato popolare vendendo i prodotti acquistati dai produttori di carne e verdure a prezzi di costo cosi da far risparmiare le famiglie a basso reddito.

La lotta per la casa e per i diritti in un quartiere di muratori e manovali che le case le costruivano per i palazzinari, ma che non se le potevano permettere e così le occupavano. Quando organizzavano le lotte contro il carovita con le autoriduzioni di bollette e tariffe.

Il desiderio di libertà da ogni dittatura e dai soprusi a fianco dei popoli in lotta, degli emigranti meridionali, contro lo strapotere USA e della Democrazia Cristiana, e contro i fascisti, foraggiati dalla CIA americana e italiana (GLADIO), che aggredivano, accoltellavano e mettevano le bombe assassinando gli oppositori dei padroni e dello stato, operai, studenti e compagni.

Questo era Mario Salvi, la generosità e l’esuberanza, l’umiltà e il senso di giustizia, il gioco ed il coraggio, la rabbia contro i padroni e contro la corruzione dei partiti, per questo lo hanno ucciso prendendo la mira, ma non hanno colpito la nostra voglia di lottare per un mondo libero e senza ingiustizie, per l’uguaglianza e la fratellanza. Continuiamo a lottare per i diritti veri e per un mondo senza padroni senza galere e senza frontiere oggi come ieri per il futuro.

HASTA LA VICTORIA SIEMPRE ! !

Il 7 aprile ore 17, presidio alla lapide a Primavalle, p.zza. Mario Salvi già Clemente XI

I compagni e le compagne di Primavalle, Spazio Antagonista “il Comitato”
Via Girolamo Casanate 2a

Aderiscono
Circolo Prc "Guido Puletti"
Sinistra 19

Bolivia, verso la secessione

autore:
Francesco Zurlo

di Francesco Zurlo
da CamminareDomandando

A un mese esatto dall’incostituzionale referendum sullo statuto autonomista del prossimo 4 maggio, l’establishment cruceño ha deciso di alzare nuovamente la posta in gioco nello scontro contro il governo di La Paz.
E’avvenuto l’altro ieri nel corso di un’affollatissima (ahimè) manifestazione tenutasi al Parque Industrial di Santa Cruz de la Sierra. In mezzo a un tripudio di bandiere verde-bianco-verde, Ruben Costas, prefetto dissidente della città orientale, ha affermato coram populo che in caso di vittoria del sì nella consultazione, il governo dipartimentale della regione promulgherà una lunga serie di decreti per scavalcare le leggi e le direttive che arrivano dal Palacio Quemado.
Si comincerà con uno “sciopero fiscale” sui generis: l’IDH, l’imposta sugli idrocarburi voluta da un referendum promosso da Mas e movimenti sociali nel 2004, rimarrà in loco, negando il finanziamento de la Renta Dignidad, la pensione di vecchiaia universale istituita coraggiosamente mesi fa dal governo.
Quindi si procederà a un superamento della proibizione di esportare l’olio, misura recentemente adottata da Morales per proteggere il fabbisogno interno e combattere la speculazione. A seguire si darà il via a una serie di promesse di forte impatto popolare per le classi subalterne di Santa Cruz (perché nessuno le chiama populiste questa volta?), finanziate dalla futura autonomia fiscale e dal mantenimento in loco dell’IDH: un piano di edilizia popolare, aumenti salariali, un assicurazione sanitaria dipartimentale. Il tutto grazie a «los recursos que [el departamento] va a recuperar». Con buona pace del pauperimmo resto del paese, ovviamente.

Il carattere eversivo di queste proposte è sotto gli occhi di tutti. All’origine vi è il rifiuto di prender atto della bocciatura del referendum da parte della Corte Nazionale Elettorale di qualche settimana fa’. Il presidente di quest’ultima, Jose Luis Exeni, noto anche per la sua attività di blogger, ha infatti fatto cadere entrambe le consultazioni che erano in programma: quella “governativa” sul nuovo progetto costituzionale – per l’assenza di un clima adatto – e quella autonomista - per la sua palese incostituzionalità. Ma mentre l’oficialismo ha accettato di buon grado il verdetto della Corte, l’oligarchia cruceñista non si è rassegnata e ha deciso di portare avanti il referendum, costi quel che costi. Anche se a difenderlo – come abbiamo ricordato qui – dovranno essere le ronde neonaziste dell’UJC, la Forza Nuova locale. Il tutto mentre qualcuno continua a vedere nella cricca cruceñista la vera Bolivia democratica, ostaggio del populismo nazionalista (sic!) del governo indigenista di La Paz.

E così nell’indifferenza dei grandi media internazionali, la Bolivia, a due anni dall’elezione di Morales assomiglia sempre più al Cile pre-golpe del ’73. Pochi giorni fa un massiccio sciopero dei sindacati degli autotrasportatori – alleati a doppio filo con l’oligarchia agroesportatrice di Santa Cruz – ha paralizzato il paese, in maniera non dissimile a quanto accadde nei giorni della morente Unidad Popular cilena.
E non finisce qui. La tensione cresce infatti in tutti i dipartimenti governati dai prefetti “autonomisti”, così come a Sucre dove un pretestuoso e strumentalizzatissimo conflitto sulla Capitalia (da riportare nella vecchia ciudad blanca togliendola all’”usurpatrice” La Paz) crea non pochi grattacapi al gabinetto Morales e non pochi disordini e violenze.
Inoltre la guerra di spie scoperta qualche settimana fa’ (gli Stati Uniti pagavano studenti e borsisti nordamericani per spiare cittadini venezuelani e cubani nel paese) ha rivelato che le oscure manovre della diplomazia Usa in Bolivia non sono mai finite – anche se forse ora hanno meno incidenza che in passato.
Infine non dovrebbe rappresentare un segreto per nessuno l’evidente simpatia per gli autonomisti di tutte le multinazionali degli idrocarburi che operano nel paese, per le quali una vittoria della fronda anti-Morales potrebbe significare un rapido ripristino della situazione anteriore all’insediamento del presidente indio.

Tuttavia, come già detto altre volte, la scelta di questa strategia autonomistico-secessionista è già di per sé un ripiego. E’indubbio che fino a dieci anni fa, quando l’ortodossia del Washington Consensus non era ancora stata intaccata dal vento progressista che spazza da anni il vecchio “cortile di casa”, la situazione boliviana sarebbe stata risolta nel più classico dei modi: con un golpe militare, finanziato ad altre latitudini. Ma di questi tempi come ha detto los tesso Evo Morales tempo fa, gli autonomisti “bussano alle porte delle caserme, ma i militari hanno [...] un'altra mentalità”. Anche perché la mutata situazione internazionale – comprensiva di minacce del Venezuela di Chávez di vietnamizzare la Bolivia in caso di rovesciamento di Morales- funge da valido deterrente. Ma non scaccia gli spettri di una crisi di difficilissima soluzione. Nè quelli di una vera “balcanizzazione” del paese. Prospettiva rispetto alla quale la recente e scellerata proclamazione unilaterale di indipendenza da parte del Kosovo, potrebbe fungere da pericolosissimo precedente.

Insomma gli ingredienti per rendere nuovamente la Bolivia la polveriera del Sudamerica ci sono tutti. L’unica speranza è che la volontà distruttiva di qualcuno degli attori in campo (la destra moderata che spalleggia l’oltranzismo di Marinkovic e soci) venga meno prima della catastrofe.

Mobilitazione a Tor Vergata

07/04/2008 - 14:30
07/04/2008 - 23:59
Sommario:
crediti, debiti, 3+2, moratti, mussi...basta!
Promotore evento:
Assemblea Autoconvocata

ASSEMBLEA - SIT IN

LUNEDI 7 APRILE, ORE 14.30,

DAVANTI AL BAR DEI NUOVI EDIFICI DI INGEGNERIA

http://aatorvergata.noblogs.org

L'Assemblea Autoconvocata degli studenti e delle studentesse di Tor Vergata si è riunita pubblicamente ieri presso la facoltà di ingegneria, in un incontro al quale erano stati invitati tutti i professori ed i ricercatori impegnati nella didattica.

Purtroppo, solamente due docenti hanno partecipato all'iniziativa che era stata indetta per discutere insieme dei problemi che ci saranno con il passaggio dall'attuale disastroso sistema 3+2 al nuovo ordinamento.
Professori a cui diamo atto di essersi per lo meno venuti a confrontare. Così come in questa assemblea c'è stato un notevole aumento della presenza degli studenti, nonostante l'orario e i numerosi esami incombenti sia per chi è iscritto a ingegneria che per chi frequenta scienze.

Il nuovo ordinamento sta per essere imposto dagli organi collegiali, cioè dai nostri professori, senza tenere conto minimamente delle esigenze delle migliaia di studenti iscritti; in particolare, con un cervellotico sistema ad "incastro" verranno formalmente accorpati gli attuali quattro bimestri in due semestri avendo solamente due sessioni d'esami fruibili nell'intero anno accademico.

Questa consapevole scelta dei docenti provocherà un inaccettabile allungamento dei tempi di laurea. Non vogliamo rimanere impantanati in questo ateneo nel quale invece di migliorare la didattica rivedendone gli obiettivi, le impostazioni, i contenuti e le modalità si cerca in tutti i modi di portare lo studente a pensare esclusivamente in funzione del passaggio di un esame che si può sostenere in soli due periodi dell'anno.

Evidentemente le nostre richieste, che riguardano anche l'abolizione di assurdi e ingiustificati ostacoli per chi si è immatricolato in questo anno, devono ancora trovare spazio nei pensieri e nei calcoli di chi ha progettato per noi e senza di noi un percorso accademico subordinato ai propri particolari interessi e a quelli delle ultime riforme universitarie.

Per questo la prossima iniziativa pubblica degli gli studenti e delle studentesse sarà un'assemblea-presidio lunedì 7 aprile, alle ore 14.30, con ritrovo presso il bar della facoltà di ingegneria.

Continueremo la mobilitazione in modo permanente nonostante il ritmo di lezioni, esami, progetti a cui siamo costretti fino a quando questo sistema schizzofrenico non avrà recepito le nostre istanze e invitiamo chi studia in altre università a farsi sentire perché siamo certi che non si tratta di un problema relativo solo a Tor Vergata. Anche se a nostro avviso, la situazione qui da noi è veramente vergognosa e fuori da ogni logica.

Mobilitazione a Tor Vergata

autore:
Assemblea Autoconvocata
Sommario:
crediti, debiti, 3+2, moratti, mussi...basta!

ASSEMBLEA - SIT IN

LUNEDI 7 APRILE, ORE 14.30,

DAVANTI AL BAR DEI NUOVI EDIFICI DI INGEGNERIA

http://aatorvergata.noblogs.org

L'Assemblea Autoconvocata degli studenti e delle studentesse di Tor Vergata si è riunita pubblicamente ieri presso la facoltà di ingegneria, in un incontro al quale erano stati invitati tutti i professori ed i ricercatori impegnati nella didattica.

Purtroppo, solamente due docenti hanno partecipato all'iniziativa che era stata indetta per discutere insieme dei problemi che ci saranno con il passaggio dall'attuale disastroso sistema 3+2 al nuovo ordinamento.
Professori a cui diamo atto di essersi per lo meno venuti a confrontare. Così come in questa assemblea c'è stato un notevole aumento della presenza degli studenti, nonostante l'orario e i numerosi esami incombenti sia per chi è iscritto a ingegneria che per chi frequenta scienze.

Il nuovo ordinamento sta per essere imposto dagli organi collegiali, cioè dai nostri professori, senza tenere conto minimamente delle esigenze delle migliaia di studenti iscritti; in particolare, con un cervellotico sistema ad "incastro" verranno formalmente accorpati gli attuali quattro bimestri in due semestri avendo solamente due sessioni d'esami fruibili nell'intero anno accademico.

Questa consapevole scelta dei docenti provocherà un inaccettabile allungamento dei tempi di laurea. Non vogliamo rimanere impantanati in questo ateneo nel quale invece di migliorare la didattica rivedendone gli obiettivi, le impostazioni, i contenuti e le modalità si cerca in tutti i modi di portare lo studente a pensare esclusivamente in funzione del passaggio di un esame che si può sostenere in soli due periodi dell'anno.

Evidentemente le nostre richieste, che riguardano anche l'abolizione di assurdi e ingiustificati ostacoli per chi si è immatricolato in questo anno, devono ancora trovare spazio nei pensieri e nei calcoli di chi ha progettato per noi e senza di noi un percorso accademico subordinato ai propri particolari interessi e a quelli delle ultime riforme universitarie.

Per questo la prossima iniziativa pubblica degli gli studenti e delle studentesse sarà un'assemblea-presidio lunedì 7 aprile, alle ore 14.30, con ritrovo presso il bar della facoltà di ingegneria.

Continueremo la mobilitazione in modo permanente nonostante il ritmo di lezioni, esami, progetti a cui siamo costretti fino a quando questo sistema schizzofrenico non avrà recepito le nostre istanze e invitiamo chi studia in altre università a farsi sentire perché siamo certi che non si tratta di un problema relativo solo a Tor Vergata. Anche se a nostro avviso, la situazione qui da noi è veramente vergognosa e fuori da ogni logica.