Archivio Temporale
Sole che sorgi …….
Gio, 01/05/2008 - 22:45
“E’ una giornata tristissima per Roma. I dirigenti della sinistra devono accollarsi tutte le responsabilità”. Questo commento – ampiamente condivisibile – sulla disfatta elettorale di Francesco Rutelli e dei suoi alleati, appare sull’edizione romana della Repubblica del 29 aprile, il day after che ha seguito l’ascesa al Campidoglio del camerata Gianni Alemanno, fascistone d.o.c., che nel ballottaggio ha letteralmente sbaragliato la consolidata macchina da guerra che sosteneva la continuità Rutelli-Veltroni-Rutelli.
La disfatta romana segue di un paio di settimane la catastrofe nazionale, nonostante, sulla carta, l’impresa del camerata Alemanno apparisse quasi impossibile, stante la pervasività del sistema di potere coagulatosi negli anni attorno alle caste e sottocaste rutelliane e veltroniane. Un sistema di potere fatto di solidi rapporti con tutti i poteri forti, dall’associazione dei costruttori (leggasi: palazzinari) alla lobby delle cooperative sociali, dal Vaticano a Confindustria.
Un sistema di potere tanto sicuro di sé da pensare di poter decidere delle sorti della Capitale fra un aperitivo sulla spiaggia di Sabaudia e una terrazza aristocratica, passandosi lo scettro di Sindaco come se fosse un pallone: nel 2000, Rutelli si dimette anticipatamente, per correre come premier contro Silvio Berlusconi (dal quale verrà sonoramente trombato), e passa la palla a Veltroni, che viene eletto con fatica contro lo scialbo candidato del centrodestra, tale Tajani.
Veltroni giura e spergiura di non avere a cuore altro che Roma, che afferma di voler continuare ad amministrare fino al 2011, senza altri obiettivi. Forte di questa certezza, nel 2006 Veltroni vince il secondo mandato a mani basse contro Gianni Alemanno, candidato alla garibaldina contro un sindaco che nessuno se la sente di sfidare, anche perché gode di un sostegno politicamente sconfinato, che va dai moderati all’estrema sinistra, che mette in piedi un’apposita lista per appoggiarlo (a proposito: quella lista, che prese una percentuale da prefisso telefonico e non elesse nemmeno un rappresentante, si chiamava “Arcobaleno”... premonizione?).
Non passano due anni che Veltroni si rimangia il suo amore per Roma, manda a casa il povero Romano Prodi e decide di correre da solo e a mani nude contro Silvio Berlusconi e, ritenendola ormai cosa propria, riconsegna la Città Eterna nelle fidate mani dell’amico Rutelli, ottenendo il fantastico risultato di essere lui stesso trombato da Berlusconi e di far trombare Rutelli dal camerata Alemanno, coraggiosamente (bisogna ammetterlo) sceso nuovamente in campo per una nuova sfida disperata.
Una sfida, stavolta, vincente, per tanti motivi che avremo tempo di indagare, ma fra i quali pensiamo di potere indicare da subito l’indisponibilità dei Romani a farsi trattare come un pallone che ci si passa fra amici, in una eterna partitella amichevole, cioè finta. La Premiata Ditta Veltroni & Rutelli passerà alla storia per aver cancellato la sinistra dal Parlamento e per aver consegnato Roma ai rappresentanti di quella bella gente che, appena appresa la notizia, è corsa a sbracciarsi nel saluto romano dalla balconata del Campidoglio.
Poiché la sinistra romana, a cominciare da Rifondazione Comunista, è stata complice per la bellezza di oltre dieci anni della Premiata Ditta, non c’è da stupirsi che sia stata stracciata dagli elettori, portando in Campidoglio solo due consiglieri, nessuno dei quali del PRC: uno è Tarzan, esponente di Action, mentre l’altra è una rappresentante della Sinistra Democratica. Il commento che riportavamo all’inizio di questo intervento, dunque, non potrebbe essere più calzante. Peccato che a pronunciarlo non sia stato un qualsiasi cittadino, e nemmeno un anonimo militante, bensì Massimiliano Smeriglio, segretario romano del PRC, quindi uno di quei dirigenti che, secondo le sue stesse parole, “devono accollarsi tutte le responsabilità”.
Smeriglio se le accollerà, le sue responsabilità, fra le quali quella di aver candidato come capolista la madre di Valerio Verbano, compagno ventenne assassinato dai fascisti nel 1980, per poi abbandonarla a sé stessa?
Oppure, farà come hanno sempre fatto i dirigenti come lui, cioè addossare le responsabilità sempre e soltanto agli “altri”, che sarebbero poi quelli con i quali ha condiviso poltrone e stipendi fino a quando il popolo sovrano non li ha presi tutti – metaforicamente parlando – a calci in culo? Lo sapremo presto, e comunque il nostro interesse al riguardo è piuttosto scarso.
In un Paese dominato da Berlusconi e Bossi, con una Capitale in mano ai fascisti, il nostro primo pensiero non può che andare alla necessità di organizzare l’opposizione, anzi, la resistenza.
Sarà dura, perché non abbiamo né mezzi, né audience, ma non ci sono alternative.
E’ la nostra vita che difendiamo, i nostri diritti e la nostra dignità.
Non avremo a fianco personaggi come Smeriglio, ma è molto meglio così.
Germano Monti
Striscioni 1 Maggio
Gio, 01/05/2008 - 22:171 Maggio
Muoia il lavoro con tutti i filistei!
PADRONI GOVERNI SINDACATI ASSASSINI!
Il problema non è il diritto al lavoro ed al salario, ma la loro abolizione, invece.
Il problema non è la galera per i padroni che non rispettano la sicurezza, ma l'abolizione di tutte le loro galere, invece.
Il problema non è lucidare le nostre catene, ma spezzarle, invece.
Le leggi sono fatte dai padroni per difendere il loro sistema di sfruttamento, di insicurezza, di precarietà.
Dal carcere al lavoro a vita, alla schiavitù del salario, alla precarietà: queste sono le uniche sicurezze di questa società da abbattere, le galere di cui liberarci.
Senza forza e lotta di classe non ci sarà mai nessuna sicurezza per i proletari.
MENO SICURI I PADRONI PIU' SICURI NOI
Coordinamento per l'autonomia di classe
IL FUTURO E’ NOSTRO!
Nella società capitalista totalitaria, fondata sulla proprietà privata e sul lavoro salariato, che si manifesta grazie al teatrino della politica e dei mass media, tutto sembra perdere significato scostando appena il velo delle apparenze.
La maggioranza vive di lavoro per poter acquistare oggetti sopravvalutati o poter vivere in alveari di cemento, perde tempo in mezzo al traffico costretta ad andare a svolgere lavori inutili, parla di personaggi dei reality show come se fossero persone reali.
I centri commerciali vengono presentati come punto di ritrovo e socializzazione, mentre stili di vita, aspirazioni e argomenti di discussione dipendono dalle messe in scena propinate dalla televisione, fatte apposta per catturare il pubblico al massimo dell’attenzione per rifilargli uno spot pubblicitario.
La metropoli lavora ventiquattro ore al giorno, sette giorni la settimana, feste incluse.
Quasi la totalità dei rapporti sociali viene letta in termini di scambio economico.
Tutto ha un prezzo. La casa, le informazioni, il cibo, la conoscenza, l’istruzione, le merci, perfino ambire ad un posto di lavoro.
Il regime democratico non può permettersi, nel regno delle apparenze, di dare vita al partito unico.
L’illusione di poter scegliere, e quindi contare qualcosa, è stata appena spacciata con le recenti elezioni, perché aldilà dei nomi delle persone e dei partiti possiamo assistere ad un unico obiettivo: progresso economico per chi è già ricco, guerre, repressione, devastazione ambientale, carovita e sacrifici per chi lavora.
Seppellirsi di rate per acquistare una macchina che ostenta uno stile di vita, o un televisore al plasma, o addirittura accendere un mutuo presso le sedi dell’usura legale chiamate banche significa rinchiudersi nella gabbia del lavoro, precario o a tempo indeterminato che sia, a vita.
Il Primo Maggio nell’immaginario collettivo dovrebbe essere il simbolo dell’esistenza della forza contrattuale da parte dei lavoratori, di tutte le lotte portate avanti nel corso della storia contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per un mondo senza classi e senza schiavitù.
Il movimento rivoluzionario storicamente non ha ancora raggiunto il suo obbiettivo, ma ha saputo imporre almeno delle regole, che oggi non vengono affatto rispettate dai datori di lavoro.
E’ ora di riprendere la lotta collettivamente perché le esigenze del capitale hanno portato a rendere il lavoratore un singolo individuo che viene schiacciato dall’enormità del sistema economico.
L’unità, internazionalista, di tutti i lavoratori è necessaria per poter fronteggiare una classe ben organizzata per lo sfruttamento su scala mondiale.
E’ fondamentale disertare le loro guerre, tra cui quella del lavoro che produce più di tre morti al giorno solo in Italia.
Bisogna organizzarsi in modo autonomo per riprenderci quello che ci rubano ogni giorno, il nostro tempo, la nostra libertà, i nostri desideri, i nostri spazi, la nostra felicità.
E’ essenziale non delegare a nessuno le decisioni sulla nostra vita, né aspettare che sia qualcun altro a difendere i “nostri diritti”.
L’IMPORTANTE NON E’ LA CADUTA, MA L’ATTERRAGGIO!
Comitato di lotta Quadraro - Laboratorio Rivoluzionario Gatto Selvaggio
Lettera a Veltroni
Gio, 01/05/2008 - 21:46Carissimo Walter,
sono Stefania la mamma di Renato, dopo
aver visto l'ultima clamorosa sconfitta con Alemanno al balcone e mani
tese ovunque, ho chiuso la televisione e mai piu' riaccesa.
Pensavo
di aver pianto tutte le mie lacrime invece no, in un attimo tutte le
coltellate si sono riaperte hanno sanguinato in maniera ancora piu'
copiosa, a quest'ora sono davanti al pc a chiedermi e richiedermi come e' possibile, perche' e' accaduto, vorrei trovare soluzioni che non ho.
Lunedi'
ad Ariccia dove si svolgeva la partita di rugby con gli All Reds negli
spalti semivuoti sono arrivati 30 nazyskin, terrore tanto terrore.....
vale rischiare la vita per lo sport?.
Incontro tanti ragazzi nelle
scuole che con gli occhi lucidi mi chiedono...... come facciamo,
abbiamo paura. Cosa puo' dire una madre una donna se non con un
sorriso... e' vero figlio mio stai attento non andare solo guardati
sempre e, poi con dolcezza non far morire mai le tue idee sono un
patrimonio inestimabile credici sempre.
Sai Walter una donna se li
sente suoi, perche' gli appartengono ma il crollo di tutto e' grande,
la paura paralizza e dire nella mia citta' guardati sempre e'
terribile, ma non dai romeni o altri migranti, ma dai tuoi stessi
simili ragazzi come te, imbottiti di violenza.
In questi giorni mi
sono trovata a pormi sempre la stessa domanda, ma tu eri veramente in
buona fede quando parlavi di equidistanza? che il fascismo in definitiva
non esiste piu'? sai e' una mia esigenza personale lo devo sapere, non
posso credere che veramente hai abbandonato tutti questi fiori in mano
a dei criminali armati, i quali non sanno coniugare la parola amore,
dove in loro c'e' solo odio.
Credimi sto piangendo, non voglio piu' vivere in questo paese....... quanto vorra' da chi CREDE a parole come DEMOCRAZIA, LIBERTA', UGUAGLIANZA e PACE?.
Da
uomo e politico dammi una risposta, ti abbiamo votato almeno alcune di
noi lo hanno fatto siamo andati tutti x Rutelli ed ora da dove
ricominciamo?
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Stefania Zuccari
Civitavecchia: video denuncia
Gio, 01/05/2008 - 19:29Continuano ad essere resi pubblici i video di denuncia dalla Centrale dell'Enel di Valdaliga Nord a Civitavecchia, dove la sicurezza non viene minimamente rispettata.
Dopo la morte di Michele Cozzolino per la caduta di un tubo innocenti sopra la sua testa, l'Enel non ha posto nessun rimedio. Tanti ancora i casi di caduta di oggetti sulla testa degli operai.
LA VOSTRA RENDITA E' LA NOSTRA PRECARIETA': PER UN 1° MAGGIO DI LOTTA E DI INDIGNAZIONE
Gio, 01/05/2008 - 18:27Questa mattina centinaia di precari e precarie, senza casa, sfrattati, migranti hanno occupato simbolicamente un palazzo vuoto – ex sede del Messaggero - in viale Castrense, di proprietà di Gaetano Caltagirone per denunciare alla città la vergogna della speculazione immobiliare a fronte di una emergenza abitativa sempre più drammatica.
Proseguiamo in questo modo la mobilitazione iniziata il 6 aprile scorso con il presidio dei palazzi del costruttore Santarelli, con la “Città della dignità” di piazza San Marco e le iniziative che hanno portato alla convocazione di un tavolo in prefettura con i costruttori.
Il “picchetto metropolitano” di oggi inaugura il censimento dal basso degli immobili sfitti, vuoti e abbandonati che porteremo personalmente al prefetto Mosca. Intendiamo avviare una campagna cittadina che allarghi il tavolo proposto dal Prefetto anche ai grandi costruttori, largamente premiati dalla precedente giunta comunale e contestualmente verificare quale discontinuità manifesterà l’attuale sindaco verso i poteri forti di questa città.
Per questo abbiamo scelto un palazzo del noto affarista e immobiliarista Caltagirone che, dopo aver incassato da Veltroni un Piano regolatore su misura, ha deciso di sostenere il neosindaco Alemanno, dal quale si aspetta importanti attenzioni. Così facendo verranno presto smentite le velleità “sociali” della destra ed emergeranno ancora una volta gli interessi dei poteri forti.
Abbiamo scelto di attraversare questo primo maggio in connessione con la MayDay europea di Aquisgrana e in contemporanea con le mobilitazioni dei precari e dei migranti in diverse città italiane (Milano, Reggio Emilia, Napoli, Palermo). Una scelta di autonomia contro la “casta” dei sindacati confederali che ha trasformato da tempo questa data in una kermesse rituale e concertativa.
La crisi della rappresentanza colpisce a fondo anche i sindacati confederali, complici delle politiche neoliberiste, incapaci di difendere i diritti acquisiti dei lavoratori e di affermare nuovi diritti per tutti. Non sarà certo un concerto dedicato ai morti sul lavoro a lavargli un’anima compromessa da anni di cedimenti fuori e dentro i posti di lavoro.
E’ ORA DI CAMBIARE MUSICA: facciamo la festa alla “casta” sindacale confederale e presentiamo il nostro pacchetto sicurezza: reddito, casa e diritti per tutt*
Blocco Precario Metropolitano
SCONFITTA L’ARROGANZA AL 19° MUNICIPIO
Gio, 01/05/2008 - 18:01
Colui che ha voluto e difeso ad oltranza contro tutto e tutti la disastrosa viabilità sperimentale rifiutata dalla grande maggioranza del quartiere ;
colui che ha amministrato con arroganza e sprezzo dei cittadini , della democrazia partecipata e delle norme ;
colui che ha gestito il municipio come un monarca assoluto , E’ STATO SCONFITTO !
Viene posta così fine , e ci auguriamo – per il bene della collettività - per sempre, a quella carriera politica alla quale il succitato tanto teneva .
I cittadini che in tutti i modi , e inutilmente, avevano cercato di convincere i vertici del PD a non riproporre una candidatura impopolare ed autolesionista, hanno mantenuto fede alle promesse e non hanno votato un personaggio indifferente alle istanze dei cittadini, contribuendo così in modo significativo alla sua sconfitta.
E questo atteggiamento determinato e determinante dei cittadini , sia di monito a chi si appresta ad amministrare il 19° municipio : i cittadini vogliono amministratori che rispettino la volontà popolare , ad iniziare dal problema della viabilità sperimentale ; vogliono una amministrazione basata su una reale democrazia partecipata , che li veda protagonisti sempre e non soltanto in occasione delle elezioni.
ADDIO LAZZARA . NON CI MANCHERAI !
A MAI PIU’ RIVEDERCI !!
Comitato Torrevecchia-Primavalle “Cittadine/i per un quartiere migliore”
Something smells different in Cuba
Gio, 01/05/2008 - 16:09Indeed, something begins to smell different in Cuba; perhaps in tune with the flavor of the post-Fidel era. For starters, that verbosity that filled all spaces until the 26 of July of 2006 is no longer there, where it was heard for almost half a century. Since then, the prostrate “commander” has begun to write, but we all know that the written word doesn’t have the same spell as the spoken word and even less when it is elusive, erratic and lacking in interest to anybody who thinks outside of the personality cult. Maybe that is why so many, more than was foreseen, in the streets, in clandestine films, in household blogs, show a desire to liberate the people’s voice from the ties that bounded it. Even the first violins in the governmental orchestra, surely egged on by the same old confidential and carefully whispered commentaries growing louder by the day, have no choice but to recognize what would have been unthinkable years ago. Vice-president Carlos Lage, for example, recently proclaimed at the VII congress of the UNEAC (National Union of Cuban Writers and Artists): “The dual morality, the prohibitions, a press that doesn’t write of our reality as we would like to, the unwelcome inequalities, our dilapidated infrastructure, are wounds of war, but of a war we have won.”
(http://www.kaosenlared.net/noticia/siento-hoy-mas-orgu...). It’s transition language, no doubt, since they can’t even keep alive much longer those moribund triumphal bellicose airs after admitting that the wounds are too many and too severe for a political regime self-conceived and presented to the world as “revolutionary” and “socialist”; even admitting that the military victory only means keeping the elite in power.
Even more direct and piercing than Lage’s was the language used by Alfredo Guevara in the aforementioned congress of the UNEAC, charging against undeniable stalwarts of “revolutionary” pride such as the educational achievements. About them, Guevara asked himself: “Can the primary, secondary and pre-university schools, such as they have become, managed by absurd criteria and ignorant of elementary pedagogic and psychological principles, violating family rights, be the forming mold for children and adolescents, and hence of the future?” He answers that “it can never be solidly built out of dogma, stubbornness, ignorance of reality or by dismissing whistleblowers and the citizenship”. This is a clear show of disconformities and even sorrow that Guevara quickly extended to the Cuban Institute of Radio and Television –under the direct supervision of the Ideological Department of the Communist Party – whose offices he called “neo-colonial media with its stupid programming dominated by such enormous ignorance that they don’t even know they are allies of capitalism in their obscene manifestation”
(http://www.kaosenlared.net/noticia/peor-enemigo-revolu...). Such discourses, however, in spite of their virulence and their bitter complaints, don’t quite criticize in depth the whole power scheme nor disturb its survival.
* Old perfume in new bottles?
The web of power doesn’t seem to have changed too much besides the loss of its charismatic component. There will no longer be a Moses to guide the people through the Red Sea nor to angrily smash the tablets, and everybody knows there is no marketing campaign capable of rendering Raul Castro a seducer. Therefore, the state’s discourse, suddenly deprived of its most inspiring flights of fancy, doesn’t have any other recourse than minimal sincerity and appeals to efficiency.
Today everybody knows – and now by word of the highest hierarchy of the State or its press – that Cuba can’t produce enough food for its population, that agriculture is in a ruinous situation without immediate solution, that the transportation system is ancient, that a good portion of the population of Havana able to work doesn’t even bother to obtain employment because it’s just not worth the trouble!
(http://www.granma.cubaweb.cu/2008/03/21/nacional/artic...) that there continues to be a deficit in water transport, etc. Everybody also knows about the “excess of prohibitions and legal measures that hurt more than they help” because, a few months before Lage, the then acting and later elected, President Raul Castro said it that way in person during his year-end speech at the National Assembly of Popular Power
(http://www.granma.cu/espanol/2007/diciembre/sabado29/d...) Nobody doubts that this all has to change and there are very few remaining that have not yet become aware that credit is for a finite time and patience runs thin. For the great majority of the people the changes have to be now –hic et nunc, they would say in Latin- or they will never happen.
But of course, those changes are in the hands of the same people who should take responsibility for the situation and that’s why you can’t expect much from intelligences and attitudes that up to now they haven’t been able to demonstrate. For this reason the “changes” that have been proposed are trivial: permits for the sale of certain medicines in the neighborhood pharmacies or cell phones which until yesterday were only available from a friend visiting from abroad, permits for farmers to buy agricultural tools, seeds and fertilizer! And also for the permanent use of unproductive state land, permits for computer access, DVD’s and car alarms for those with convertible currency, and also allowing Cubans to stay at the hotels that up top now were reserved exclusively for foreign tourists. What is surprising is not the fact that such prohibitions have been lifted but that such mundane things have been prohibited at all! Meanwhile, there’s a fundamental permit among so many others we still don’t have: Cubans will have to wait a while longer so that a trip abroad will not constitute a via crucis.
The old “commander” stirs in anger or anguish in his convalescent bed and in a letter to the UNEAC congress he expresses the annoyance that an eventual flood of appliances would provoke in him: “Can we even guarantee mental and physical health with the unknown effects of so many electromagnetic waves for which neither the human body nor the human mind have evolved?. The UNEAC congress can not fail to address these thorny issues”,
(http://www.kaosenlared.net/noticia/carta-fidel-vii-con...). His apocalyptic roaring is significant; mostly because he himself has been during all these years the Cuban most exposed to such “electromagnetic waves”. On the other hand there is a certain enigmatic tone in his exhortation to a congress of intellectuals and artists to take on a subject for which, in principle, other disciplines would be better suited to handle. Is it a last minute search for allies; a dramatic call for help to those who share his authoritarian atavisms?
Beyond these comings and goings, it’s time to get used to the idea that the coming avalanche of “liberties” is not general and even less constitutes an abandonment of the harsh punitive measures or of the classic and absurd prohibitions: not paying your bus fare, with its attendant disturbance may be considered an “act of vandalism” that will land its perpetrators in jail (http://www.noticiasdeautobus/tag/sucesos/page/11/), while those who want to have their own blog will be blocked under the assumption that, by its circulation and use of certain programs, they may endanger “national security”
(http://www.kaosenlared.net/noticia/potro-salvaje-tumbo...). Some prohibitions, considered “excessive”, begin to fall on their own weight, but none of that for the time being enables the institutionalized promotion of essential freedoms; amply demonstrated by the harassment of counter-cultural youth initiatives. We can show as evidence the citations and “inconveniences” suffered by the rock band Porno para Ricardo and in particular the harassment of its lead singer Gorki Aguila.
* Self-management: aroma of freedom and equality in solidarity
Something smells different in Cuba, yes; but not enough to harbor too many illusions about the strategy for change that seems to guide the steps of the fossilized “vanguard”. In our view, the current flexibility is due to certain basic political and economic reasons. Among the political reasons, it’s worthwhile to note in the first place the need to make it understood that a change of orientation is taking place and that such change is the telltale sign of the transition from one Castro to another; and second, it’s urgent to encourage minimal expectations in a population that has begun to show with increasing clarity its growing discontent. Among the economic reasons these measures are geared to obtaining additional dollars to revitalize the state’s coffers that are in no condition to finance the importation of basic needs and for which the large Venezuelan subsidy is not enough; a contribution of foreign currency not everybody can afford. Betting mid-term the most frantic search surely consists of finding a way for the nation to recover lost productivity levels and food self-sufficiency before the situation really gets unbearable. Along this road, and not as the result of a coherent project, it is a matter of adopting the “Chinese model” in combination with other initiatives along the “Vietnamese model”, as has been recognized by Omar Everleny, university professor and high level director of the Center for the Study of Cuban Economy (http://news.bbc.co.uk/hi/spanish/latinamerica/newsid73...). Meanwhile, Raul Castro was more eloquent in his year-end speech and together with his wishes for a happy 2008, he said goodbye with the vanguard “materialist” equivalent of governmental hocus pocus: “Let’s work hard!” (http://www.granma.cu/espanol/2007/diciembre sabado29/deseo-e.html).
The political regime wants to show a more flexible face, but that doesn’t seem to be anything other than a self-preservation tactic; something that the stubbornness and pride of the “commander in chief” had not allowed up to now. The extensive network of State repression and control is intact but, even so, we must celebrate that in Cuba there is a healthy tendency to broadcast a discourse different from the official one: one with a different content, different shades, and different rhythm, via other media that are not those still strictly controlled by the government. For the time being, criticism of the complete control of the economy by the state and the mayhem produced during long decades by centralized planning as well as the radical feeling of alienation that the Cuban workers feel towards the “socialist” production structure have led some analysts to return to self-management proposals; about which we anarchists have something to say.
The first thing we have to say is that self-management is not a cosmetic nor a band aid but rather an integral conception totally against private or state capitalism; an idea that rivals any other model of production, distribution and trade and which exists as a whole, without impediments or caveats, only as much as it can be generalized to all spheres of society. In short, self-management can not be understood as a test tube baby, as some practice worthy only of minimalist and isolated experimentation but as a model for relations between free, equal beings in solidarity, capable of deciding, individually and collectively, the affairs of their lives. Just as centralized state planning and market competitiveness require totality, a self-managed economy also wants to be plenary, seeking expression on levels that are not purely economical but include people’s whole lives. Self-management is not a decoration but a principle, is not a model for the occasion but a liberating and revolutionary project by which people can re-invent Cuban society.
Thus, many of us fear that the seditious “self-management” proposals circulating around Cuba can’t go further than the search for a renewed identification of the workers with the state’s enterprises aimed at increasing productivity, something the government may concede with a dropper to small agricultural cooperatives connected with the food industry. That is why it is not generalized and genuine self-management but another turn of the governmental screw that allows the elite the power to extend its time frame and to renew its capacity to control the workers.
Self-management, as we anarchists understand it, can’t even be thought of if it isn’t based on widespread people’s freedom and autonomy for grass roots organizations. To put it clearly: those seditious “self-managers” manifesting in Cuba today will only appreciate one part of the problem as long as they’re not capable of seeing that self-management is not possible in a repressive milieu with an exuberant military and police apparatus, with a monopoly by the only party over all the mechanisms of expression and decision making and with a perpetual disciplinary alignment of “mass” organizations with the power elite. As long as this doesn’t change, it is true that something begins to smell different in Cuba but it is also true that the government continues to act as the most efficient deodorant. Once again we’ll have to opt not for faith in the worn out machinery of domination but in trusting people’s capacity for conquering and expanding their own spaces of freedom. To remember these things on such emblematic occasion as May Day is for the Cuban Libertarian Movement another signature of its dedication to anarchism and socialism; it is our emotional evocation of our far away roots and above all a committed reaffirmation of a horizon of freedom in unmistakable brother/sisterhood with all the people worldwide who struggle for their freedom.
Cuban Libertarian Movement - May 2008
movimientolibertariocubano@gmail.com
[For more information about the Cuban Libertarian Movement go see http://en.wikipedia.org/wiki/Cuban_Libertarian_Movemen.... Or Google Cuban Libertarian Movement.]
Algo huele a diferente en Cuba
Gio, 01/05/2008 - 16:05Sí, algo parece haber comenzado a oler diferente en Cuba; quizás un poco a tono con la aromática de la era post-Fidel. Por lo pronto, aquella elocuencia que ocupaba todos los espacios habidos y por haber hasta el 26 de julio de 2006 ya no está ahí donde estuvo por casi medio siglo. Desde entonces, el postrado “comandante” ha comenzado a escribir, pero ya se sabe que la escritura no ejerce el mismo hechizo que la palabra y menos todavía cuando es elusiva, errática y carente de interés para todo aquel que se sienta por fuera de la celebración del culto. Quizás sea por eso que ya son más de los previstos quienes hoy muestran en calles y plazas, en filmaciones a hurtadillas y en blogs caseros, un sugestivo afán por liberar de sus ataduras la palabra de la gente misma. Incluso, seguramente empujados por aquellos viejos comentarios confidenciales y cautelosos que hoy se están transformando en clamor, hasta los primeros violines del elenco gubernamental no tienen más alternativa que realizar reconocimientos que hubieran sido impensables unos pocos años atrás. El vicepresidente Carlos Lage, por ejemplo, dijo recientemente en el VII congreso de la UNEAC (Unión Nacional de Escritores y Artistas de Cuba): “La doble moral, las prohibiciones, una prensa que no refleja nuestra realidad como queremos, una desigualdad indeseada, una infraestructura deteriorada, son las heridas de la guerra, pero de una guerra que hemos ganado.” (http://www.kaosenlared.net/noticia/siento-hoy-mas-orgu...). Es un lenguaje de transición, sin duda, porque ni siquiera pueden mantenerse por mucho tiempo esos aires finales de triunfalismo bélico luego de admitir heridas que son demasiadas y demasiado importantes para un régimen político que se concibió a sí mismo y se presentó al mundo como “revolucionario” y como “socialista”; incluso aceptando que la victoria guerrera no alude a otra cosa que al mantenimiento de la élite del poder.
Más directo y punzante que el de Lage fue, por ejemplo, el lenguaje utilizado por Alfredo Guevara en el mencionado congreso de la UNEAC, arremetiendo incluso contra baluartes innegables del orgullo “revolucionario” como es el caso de los logros educativos. Sobre el tema, Guevara se preguntó: “¿Puede la escuela primaria y secundaria y el pre, tal y cual han llegado a ser, regenteadas por criterios descabellados e ignorantes de principios pedagógicos, psicológicos elementales, y violadora de derechos familiares, ser formadora de niños y adolescentes, y por tanto fundar futuro?” Contestándose en un mismo acto que “jamás podrá construirse con solidez a partir de dogmas, empecinamiento, desconocimiento de la realidad real o ignorando alertadores de la experiencia y de los ciudadanos”. Una clara muestra de disconformidad y hasta de pesar que Guevara rápidamente extendió al monocorde Instituto Cubano de Radio y Televisión -ubicado bajo la directa supervisión del Departamento Ideológico del Partido Comunista- a cuyas dependencias trató de “medios de comunicación neo-coloniales en su programación estupidizante y dominados por tan descomunal ignorancia que no se saben aliados del capitalismo en su manifestación más soez” (http://www.kaosenla red.net/noticia/peor-enemigo-revoluciones-ignorancia). Discursos éstos que, no obstante, sin perjuicio de su virulencia y de su carga de amargas constataciones, no llegan todavía a penetrar en la crítica a fondo de la entera trama de poder ni a desvelar su supervivencia.
* ¿Perfumes viejos en frascos nuevos?
En efecto, la trama de poder no parece haber cambiado demasiado más allá de la pérdida de su componente carismático. Ya no estará Moisés para conducir al pueblo hebreo a través del Mar Rojo ni para romper irritado las tablas de la ley y todos saben que no habrá operación de marketing capaz de volver seductor a Raúl Castro. Entonces, el discurso estatal, repentinamente privado de sus vuelos más inspiradores, no cuenta con otros recursos que los sinceramientos mínimos y las apelaciones a la eficiencia. Hoy todo el mundo sabe -y ahora por boca de la actual máxima jerarquía del Estado o de su principal órgano de prensa- que Cuba no puede producir los alimentos que necesita su población, que la agricultura se encuentra en una situación ruinosa y sin solución inmediata, que los sistemas de transporte todavía son vetustos, ¡que buena parte de la población de La Habana en condición de trabajar ya ni siquiera se molesta en conseguir empleo porque no vale la pena! (http://www.granma.cubaweb.cu/ 2008/03/21/nacional/artic10.html), que la canalización del agua sigue siendo deficitaria, etc. Y también sabe del “exceso de prohibiciones y medidas legales, que hacen más daño que beneficio” porque, unos meses antes que Lage, el propio presidente entonces en funciones y luego electo, Raúl Castro, lo ha dicho de ese modo y de cuerpo presente en su discurso de fin de año en la Asamblea Nacional del Poder Popular (http://www.granma.cu/espanol/ 2007/diciembre/sabado29/deseo-e.html). Ya nadie duda, entonces, que todo eso tiene que cambiar y quedan muy pocos que todavía no se han percatado que los créditos son a término y las paciencias se agotan. Para la gran mayoría de la gente, los cambios deben ser inmediatos -hic et nunc, dirían los romanos- o no se producirán jamás.
Pero, claro, los cambios están en manos de las mismas figuras repetidas que debieran hacerse responsables de la situación y es por eso que no puede esperarse demasiado de ingenios y predisposiciones que hasta ahora no estuvieron en condiciones de demostrar. Por eso los “cambios” que se han diseñado son hermanos de la trivialidad: permisos para vender ciertos medicamentos en las farmacias del barrio o teléfonos celulares a los que hasta ayer se accedía a través de algún amigo venido de fuera del país, permisos para que los campesinos compren ¡aperos de labranza, semillas y fertilizantes! y también para el usufructo permanente de tierras estatales improductivas, permisos para que aquellos que cuentan con pesos convertibles puedan acceder a computadoras, DVD’s y ¡alarmas de autos! y permisos también para que los cubanos podamos alojarnos en los mismos hoteles que hasta ahora sólo estaban reservados para los turistas extranjeros. ¡Si hasta causa sorpresa, no que se hayan levantado dichas interdicciones sino el hecho de que tantas cosas mundanas hayan estado alguna vez prohibidas! Mientras tanto, sigue estando pendiente un permiso fundamental entre tantos otros y los cubanos tendremos que esperar todavía un tiempo más para que un viaje al exterior o una simple excursión de regreso momentáneo sea algo distinto al via crucis.
El veterano “comandante” se revuelve colérico o angustiado en su lecho de convaleciente y en carta enviada al congreso de la UNEAC pone al tanto del disgusto que le provocaría una eventual avalancha de artefactos electrodomésticos: “¿Puede incluso garantizarse la salud mental y física con los efectos no conocidos todavía de tantas ondas electrónicas para las cuales no evolucionó ni el cuerpo ni la mente humana? Un congreso de la UNEAC no puede dejar de abordar estos espinosos temas” (http://www.kaosenlared.net/noticia/carta-fidel-vii-con...). Y su rugido apocalíptico no deja de llamar la atención; sobre todo porque él mismo ha sido durante todos estos años el cubano más expuesto a “tantas ondas electrónicas”. Además, tiene un cierto tono enigmático su exhortación a que un congreso de intelectuales y artistas aborde un tema para el que, en principio, parecerían estar más capacitados los practicantes de otras disciplinas. ¿Se tratará de una tardía búsqueda de postreros aliados; de un dramático pedido de auxilio en procura de quienes puedan compartir sus atavismos autoritarios y pastorales?
Más allá de estas idas y vueltas, desde ya habrá que hacerse a la idea de que el torrente de “libertades” que se avecina no es genérico y mucho menos prescindente de duras medidas punitivas o de las ya clásicas y absurdas interdicciones: no pagar el boleto en la guagua con los disturbios consiguientes puede ser considerado un “hecho vandálico” y sus autores merecerán pena de cárcel (http://www.noticiasdeautobus.com/tag/sucesos/page/11/), mientras que quienes quieran tener su propio blog serán drásticamente bloqueados por suponerse que, mediante el incentivo de circulación y de uso de ciertos programas, quizás pongan en peligro la “seguridad nacional” (http://www.kaosenlared.net/noticia/potro-salvaje-tumbo...). Algunas prohibiciones consideradas “excesivas” empiezan a caer por su propio peso, pero nada de ello afecta por el momento a la conculcación institucionalizada de las libertades esenciales; algo que el hostigamiento que vienen sufriendo los espacios contraculturales juveniles demuestra sobradamente. Allí están, para ponerlo en evidencia una vez, más las citaciones y “molestias” de que vienen siendo objeto los integrantes de la banda de rock Porno para Ricardo y muy especialmente su vocalista Gorki Águila.
* Autogestión: aroma de libertad e igualdad en solidaridad
Algo huele a diferente en Cuba, sí; pero no tanto como para hacerse demasiadas ilusiones sobre la estrategia de recomposición que parece conducir los pasos de su fosilizada “vanguardia”. A nuestro modo de ver, la flexibilización en curso responde a algunas razones básicas, políticas y económicas. Entre las razones políticas, cabe señalar en primer lugar la necesidad de dar a entender que está produciéndose un cambio de orientación y que ese cambio constituye el signo de distinción del tránsito entre uno y otro Castro; y, en segundo término, la urgencia por alentar expectativas mínimas en una población que ha comenzado a mostrar con mucho mayor claridad su creciente descontento. Entre las razones económicas, mientras tanto, las medidas están orientadas a una captación adicional de dólares que vigoricen arcas estatales que no están en condiciones de responder a las necesidades de importación del país y para las cuales no es suficiente el cuantioso subsidio venezolano; un aporte de divisas que no todos pueden realizar. En una apuesta de mediano plazo, la búsqueda más afanosa seguramente consiste en encontrar el modo de que el país recupere niveles perdidos de productividad y sustentabilidad alimentaria antes que la situación se vuelva decididamente insoportable. En ese camino, y sin que ello responda a un coherente proyecto de conjunto, se trata de ir adoptando medidas tomadas del “modelo chino” y combinadas con otras procedentes del “modelo vietnamita”, tal como lo ha reconocido recientemente Omar Everleny, profesor universitario y alto directivo del Centro de Estudios de la Economía Cubana (http://news.bbc.co.uk/hi/spanish/latinamerica/ newsid7325000/7325340.stm). Raúl Castro, mientras tanto, fue más elocuente en su discurso de fin de año y junto con sus deseos de un feliz 2008, se despidió con el equivalente “materialista” y de vanguardia del abracadabra gubernamental: “¡Y a trabajar duro!” (http://www.granma.cu/espanol/2007/diciembre sabado29/deseo-e.html)
El régimen político quiere mostrar una cara más flexible, entonces, pero ello no parece ser otra cosa que una operación de conservación; un manotazo de ahogado que la tozudez y la soberbia del “comandante en jefe” impedían dar. La extendida trama de órganos de represión y control del Estado está intacta pero, así y todo, es de celebrar que en Cuba haya una saludable tendencia a la irradiación de un discurso distinto del oficial: con otros contenidos, con otros matices, con otros ritmos y por otros medios que no son aquellos sobre los cuales el gobierno mantiene todavía una estricta disciplina. Por lo pronto, las críticas a la completa estatización de la economía y a los descalabros que ha producido a lo largo de las décadas la planificación centralizada así como el radical sentimiento de ajenidad que los trabajadores cubanos experimentan hacia la estructura productiva “socialista” ha llevado a algunos analistas a la recuperación de propuestas autogestionarias; algo sobre lo cual los anarquistas tenemos bastante para decir.
Y lo primero que hay que decir es que la autogestión no es un adorno ni un paliativo sino una concepción integral antagónica del capitalismo privado o estatal; una concepción que rivaliza con cualquier otro modelo de producción, distribución e intercambio y que existe en régimen de completitud, sin trabas ni mediatizaciones, sólo en la medida que pueda generalizarse a todos los órdenes del quehacer social. En definitiva, la autogestión no puede ser entendida como un bebé de probeta, como una práctica digna de alguna experimentación minimalista y en condiciones de aislamiento sino como un modelo de relaciones entre seres libres, iguales y solidarios ubicados en posición de decidir individual y colectivamente sobre su propia vida. Así como la planificación estatal centralizada y la competencia de mercado característica del capitalismo privado se requieren totales, también la economía autogestionaria cuenta con su propia vocación de plenitud; una vocación que la lleva a manifestarse en planos que no son propiamente económicos y que incluyen la entera vida de la gente. La autogestión no es un decorado sino un principio; no es un modelito de ocasión sino un proyecto emancipador y revolucionario mediante el cual repensar a partir de la gente misma la sociedad cubana.
Siendo así, mucho nos tememos que los sedicentes planteos “autogestionarios” que circulan en Cuba no puedan ir más allá de la búsqueda de una identificación recuperada de los trabajadores con las empresas estatales tanto como de una productividad creciente: cosas que tal vez el gobierno pueda pensar en conceder por cuentagotas a pequeñas cooperativas agropecuarias vinculadas al abastecimiento alimentario. Pero eso no es una autogestión generalizada y genuina sino una nueva vuelta de tuerca gubernamental que le permita a la élite del poder extender sus plazos y renovar su capacidad de instrumentación sobre los trabajadores.
La autogestión tal como la concebimos los anarquistas no puede tan siquiera pensarse si no es a partir del despliegue de las libertades populares y de la autonomía de las organizaciones de base. Dicho en buen romance y a la inversa: los sedicentes “autogestionarios” que hoy se manifiestan en Cuba sólo apreciarán una parte del problema hasta tanto no sean capaces de reconocer que no hay autogestión posible en el marco de una configuración persistentemente represiva, de un predominio exuberante de los órganos militares y policiales, de un control monopólico por parte del partido único de todos los mecanismos de expresión y decisión de la sociedad cubana y de un recurrente alineamiento disciplinario de las organizaciones “de masas” a la élite del poder. Mientras ello no cambie, seguirá siendo cierto que algo ha comenzado a oler diferente en Cuba pero también es cierto que el aparato de gobierno continúa actuando como el desodorante más eficaz. Una vez más habrá que optar no por la fe en el gastado aparato de dominación sino por la confianza en la capacidad de la gente para conquistar y ensanchar sus propios espacios de libertad. Recordar estas cosas en una fecha emblemática como el 1º de mayo es para el Movimiento Libertario Cubano la enésima rúbrica de su vocación anárquica y socialista; es la evocación emocionada de nuestras lejanas raíces y sobre todo la reafirmación consecuente de un horizonte emancipador que nos hermana inconfundiblemente con los pueblos del mundo que luchan por su libertad.
Movimiento Libertario Cubano - Mayo de 2008
movimientolibertariocubano@gmail.com
[Al momento de difundir esta declaración, no está operativa nuestra página web, que esperamos tener de nuevo en Internet a la brevedad. Entre tanto, pueden consultarse un buen número de documentos producidos por o referidos a el MLC en http://www.nodo50.org/ellibertario, particularmente en diversas ediciones de El Libertario, la sección de Textos y en http://www.nodo50.org/ellibertario/cubalibertaria.htm.]
Il Giorno della Shoah e il "ghetto" del Casilino 900
Gio, 01/05/2008 - 12:39Oggi è il Giorno della Shoah, che ci invita a imitare gli eroi
di Roberto Malini
1 maggio 2008. In Israele oggi è Yom HaShoah, il Giorno della Memoria. Si ricordano i martiri e gli eroi dell'Olocausto, nella ricorrenza della rivolta degli ebrei nel Ghetto di Varsavia. Yom HaShoah ci induce a ricordare sei milioni di vittime dell'odio razziale, ma ci esorta anche ad essere pronti al sacrificio per difendere gli ideali di uguaglianza fra i popoli e impedire che si ripetano atti di persecuzione contro le minoranze. Non so quanti di noi abbiano raccolto l'eredità dei morti e dei giusti dell'Olocausto, sono però certo che la Memoria ci chiede di essere pronti a insorgere, come gl eroi del Ghetto di Varsavia, opponendo la nostra fede nei valori dell'antirazzismo e della solidarietà ai carnefici del nostro tempo. I Ghetti di oggi, dove gli aguzzini scatenano il loro odio contro i diversi e i poveri, sono gli insediamenti Rom, il cui simbolo è divenuto il Casilino 900. Ho cari amici fra i sopravvissuti all'Olocausto e ripeto volentieri le parole di una donna straordinaria, Mirjam Pinkhof, che salvò settanta bambini ebrei dalle camere a gas e sopravvisse ai lager: "L'Olocausto non fu un guerra, ma un massacro di innocenti. Conosco un solo modo di ricordarli: essere sempre pronti a dire no. No ai potenti, no alle divise, no al potere quando perde il rispetto della vita umana, quando afferma che vi sono esseri umani che hanno più diritti rispetto ad altri esseri umani". Il Gruppo EveryOne celebra in silenzio il Giorno della Memoria. Siamo in contatto con i Rom del Casilino 900 e di altri insediamenti minacciati di sgombero dai potenti che hanno perso il rispetto dei Diritti Umani. Si chiamano Berlusconi, Fini, Bossi, Alemanno: hanno un potere quasi illimitato e dispongono di migliaia di sgherri armati, di mezzi cingolati pronti a distruggere. Sono arroganti, privi di scrupoli e possono diffondere le loro menzogne e i loro proclami razzisti grazie alla complicità dei media. Noi siamo pronti a fare scudo alle vittime designate con i nostri corpi. Se l'Europa non ascolterà il nostro grido di allarme e non li fermerà, saremo di fronte alle loro squadre, alle loro ruspe, ai loro cani feroci, ai loro manganelli e alle loro pistole. Diremo no alle loro malefatte, no alla loro violenza, no ai loro pogrom, no alla loro iniquità. Non alzeremo un dito contro di loro, neanche se ci colpiranno e se affermeranno il contrario - come sono soliti fare, per giustificare i loro crimini - mentiranno. Canteremo, tenendoci per mano, come fece a Varsavia Janusz Korczak, l'eroico direttore dell'orfanotrofio di via Krochmalna di fronte ai soldati tedeschi che avevano l'ordine di arrestare e deportare a Treblinka i suoi bambini. Canteremo e ripeteremo il mantra degli eroi e delle vittime: "Mai più".
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G8 La Maddalena 2009: Abbattere l’architettura securitaria europea
Gio, 01/05/2008 - 06:36Una proposta di contestazione del G8 2009 in Italia
* english: http://gipfelsoli.org/Heiligendamm_2007_english/4819.h...
* german: http://gipfelsoli.org/Home/Maddalena_2009/4818.html
Esattamente come nel caso dalle proteste precedenti, è possibile trarre delle conclusioni riguardo alla riuscita di mobilitazioni su vasta scala anche dalla contestazione del vertice G8 2007 di Heiligendamm.
Oltre ai tre grandi accampamenti di protesta auto-organizzati e una tournée d’informazione, attuati ben prima del vertice, nell’ambito di un campo preparatorio e attraverso incontri organizzati al di fuori dei confini germanici è stato attuato il tentativo di rapportarsi e costruire reti a livello internazionale. All’ interno dei movimenti si decise di non inquadrarsi nel palinsesto incentrato sul clima dettato dal G8, scegliendo piuttosto di implementare le proteste su campagne imperniate su temi propri dei movimenti, come la migrazione, l’antimilitarismo e l’agricoltura globale.
Con il presente documento, che tenta di fare il punto, a grandi linee, degli sviluppi nell’ambito delle cooperazioni di polizia a livello comunitario europeo, vogliamo riprendere, in vista del G8 2009 in Italia, alcuni dei temi di cui sopra e proporre la realizzazione di una campagna di contestazione dell’’’architettura securitaria’’ europea. Quello che ci auguriamo è l’avvio di un lavoro anti-repressione capace di superare la semplice critica degli atti di violenza compiuti dalle forze dell’ ordine e la pura e semplice scandalizzazione degli stessi. Questo lavoro politico di lotta alla repressione va condotto prestando la massima attenzione alle nuove forme di controllo sociale come riferimento cruciale per i movimenti antagonisti.
Bild: Genua
No future for freedom
Dall’ 11 Settembre 2001 in poi, le coordinate della politica estera e non solo dell’Unione Europea sono, al più tardi, profondamente cambiate. Al grido di “Terror comes home” (“Il terrore entra in casa nostra”), da allora sono state stabilite modifiche delle attività di Polizia Europee di lunghissima portata. La blindatura dei confini dell’Unione Europea, procede a ritmo serrato in forza dell’ impiego di nuove tecnologie e di cooperazioni transfrontaliere, mentre aumentano costantemente la sorveglianza e il controllo all suo interno. A questo si aggiungono le Missioni Estere dell’Unione Europea in cosiddetti “paesi terzi”. In veste di “erogatore di servizi”, L’Unione Europea mira all’esportazione di un complesso securitario del quale si è fatta prova campione. Questo inasprimento della pressione securitaria non riguarda unicamente i migranti e i comportamenti “critici” dal punto di vista securitario; esso, infatti, fornisce anche margini di manovra utilissimi per mettere tutta una serie di bastoni fra le ruote di un movimento contestatario della globalizzazione in rimonta.
Dal 1999 L’Unione Europea definisce l’Europa come uno “Spazio di libertà, sicurezza e giustizia”. Tanto in ambito civile quanto in ambito penale, in futuro avranno luogo cooperazioni giudiziarie e di polizia molto più estese. I politici degli interni sognano un Ministero degli Interni Europeo. Fra i personaggi chiave della politica securitaria europea va annoverato Franco Frattini, “Commissario Europeo di Giustizia, Libertà e Sicurezza”. Frattini è membro del partito berlusconiano Forza Italia e vicepresidente della Commissione Europea.
A livello poliziesco, gli organi dell’Unione Europea hanno ottenuto l’ attribuzione di maggiori competenze e hanno visto la luce nuovi Programmi e nuove Autorità. Nel 2007, si è riunito per la prima volta il cosiddetto “Future Group”. Di questo gruppo fanno parte i Ministri dell’Interno dei paesi che nei sei anni a seguire si daranno il cambio alla presidenza dell’Unione. Fra i suoi membri vi sono anche il Commissario Europeo Frattini e il Direttore dell’”Agenzia Europea per la Gestione della Cooperazione Operativa alle Frontiere Estern” FRONTEX. Il “Future Group” si autodefinisce “informale” ed agisce influendo sui procedimenti di definizione delle impostazioni della politica interna europea nel contesto del trattato di Maastricht e dei negoziati di Lisbona. All’ insegna dello slogan: “Vivere l’Europa con sicurezza”, il Ministro dell’Interno tedesco Schäuble si è adoperato con successo per incrementare l’inasprimento della politica interna europea[1].
Le Cooperazioni Transfrontaliere
Finora le Cooperazioni Transfrontaliere erano regolamentate solo fra pochi, singoli paesi in base al “Trattato di Prüm”. Un’ emanazione di tale trattato è stato, ad esempio, l’impiego in territorio svizzero di 500 uomini e di cinque carri idranti della Polizia tedesca contro i manifestanti durante il G8 del 2003. Il “Trattato di Prüm”, come tale fu un esperimento, ora “traslato nel quadro giuridico europeo” e divenuto così vigente in tutti i paesi membri. Ogni Autorità di Pubblica Sicurezza potrà accedere a tutte le banche dati del DNA e dei rilievi dattiloscopici nonché alle informazioni raccolte negli archivi dei registri automobilistici. Per facilitare l’ imposizione di divieti di trasferta e per fare in modo che “soggetti violenti possano essere rapidamente individuati e arrestati”, è stato semplificato lo scambio di informazioni su individui “indiziati di terrorismo e facinorosi itineranti” . Nel contesto del campionato europeo di calcio del 2008 in Austria e Svizzera è previsto l’ impiego di 2000 poliziotti tedeschi. Il Commissario Europeo Frattini ha annunciato l’allestimento di una “Polizia Europea dello Sport”, che scenderà in campo per la prima volta in occasione del campionato europeo del 2008. La formazione di queste “Squadre Speciali Europee” sarà gestita dall’Europol.
Come punto d’intersezione delle cooperazioni di polizia a Den Haag, l’Europol ora non è più solo autorizzata all’ adempimento di funzioni consultive. Con una delibera parlamentare europea del Gennaio 2008, l’Europol, da “Ufficio di Polizia europeo” è assurta ad “Agenzia per il coordinamento e lo svolgimento di attività investigative e di procedimenti operativi”. I suoi settori di competenza saranno estesi da quello originario, relativo alla “criminalità organizzata” ad “altri generi di gravi crimini”, e quindi anche ad azioni di matrice politica. Per mezzo di “Ufficiali di contatto”, l’ il “Sistema Informativo Europol”, in futuro sarà accessibile senza passaggi intermedi. Questi “Ufficiali di contatto” sono inviati delle Polizie di tutti i paesi membri, attivi all’ interno di organi decisionali e di controllo europei. Inoltre, essi sono attivi nelle centrali operative in concomitanza di grandi eventi. Ufficialmente, detti inviati esplicano “funzioni consultive”. Di fatto, sono gli elementi portanti di intersezioni di eminente importanza all’ interno della rete informale delle Cooperazioni di Polizia Europee. Essi hanno accesso a tutte le banche dati del paese d’invio e dspongono, per esempio, di informazioni su gruppi politici attivi nell contesto di contestazioni ai summit. Gli Ufficiali di contatto, fra l’altro, coordinano i divieti di trasferta, che da ultimo in occasione del G8 2007 fecero sì, che 600 persone non potessero entrare nel paese ospite, perché erano state notate in precedenza “in connessione con il G8”.
L’Europa – spazio di sorveglianza e di controllo
La cooperazione tra Polizia e Servizi segreti viene ampliata. In Germania la Polizia Criminale Federale (Bundeskriminalamt) e il Servizio Segreto Civile (Verfassungsschutz) si sono insediati in un comune “centro antiterrorismo”, all’ interno del quale si riuniscono quotidianamente, pur essendo dislocati in reparti separati, per svolgere meeting di analisi e discussione della situazione, e convenendo inoltre nei locali adibiti ai servizi di ristoro. Questo tipo di cooperazione ha, fra l’ altro, dato seguito a un massiccio monitoraggio del movimento contro il G8 e all’ avvio di indagini su attività terroristiche. Il rispettivo paragrafo del Codice Penale tedesco prevede la possibilità di operare compiendo ampie intromissioni nella sfera privata, cosa che, fra l’altro, ha permesso l’individuazione dei cellulari di tutti i partecipanti a un incontro della rete dissent! contro il G8. Dalla presa in visione degli atti concernenti gli interessati, è emerso che le indagini erano state condotte dalla polizia, ma su iniziativa del servizio segreto. Su proposta del ministero dell’interno tedesco, è ora prevista l’ implementazione di “Centri Comuni Antiterrorismo” in tutti gli stati membri dell’UE.
In aumento su tutto il territorio europeo è anche la il monitoraggio dell’ internet. Il Ministero dell’Interno tedesco ha lanciato un’ iniziativa battezzata “check the web”, volta al contrasto di un “terrorismo internazionale”. L’ 8 Maggio 2007, l’Europol ha attivato un “portale d’informazione”. In futuro, la Polizia tedesca e i Servizi segreti germanici vogliono gestire in comune un “Punto di monitoraggio e analisi dell’internet”, adibito alla sorveglianza e all’ archiviazione, parzialmente automatizzata, di siti web. All’interno di queste banche dati, un nuovo software permette di rilevare cosiddette “entità” , vale a dire delle identità di concetto o collegamenti tra persone e località (“Tecnologie Semantiche”). L’ industria della sicurezza elabora programmi che sono in grado di compiere ricerche anche in tipi di file di diverso formato. È così possibile collegare dati contenuti in file di testo, audio, video e di telerilievo satellitare. Le Autorità Giudiziarie di alcuni paesi hanno già adottato l’uso di un software della ditta SPSS, che sarebbe in grado di permettere l’emissione di “previsioni di compimento di reato” per mezzo dell’elaborazione di certi contingenti di dati. Secondo l’impresa che lo ha sviluppato, questo processo rappresenta un vero e proprio “passo in avanti nella lotta anticrimine”.
Anche in altri paesi europei si rileva una crescente repressione e persecuzione giudiziaria. In Italia, per esempio, in diversi procedimenti legati al G8 del 2001 o a manifestazioni antimilitariste e antifasciste, sono state emesse condanne a periodi di detenzione che vanno dai dai sei ai dodici anni. In altri paesi le leggi di Pubblica Sicurezza hanno subito modifiche che estendono sensibilmente i poteri accordati alle Polizie nell’ambito di operazioni di contrasto di cosiddetti “comportamenti critici per la sicurezza”. In Austria, la nuova legge sulla Pubblica Sicurezza rende più semplici controlli razzisti sui migranti. La Polizia Federale tedesca (Bundespolizei) ha ottenuto un ampliamento dei suoi settori di competenza non solo riguardo a operazioni al di fuori dei confini del paese, ma anche all’ interno, fra l’ altro in relazione a contestazioni politiche. I paesi membri dell’UE fissano parametri europei e “armonizzano” le loro leggi nazionali, come nel caso dell’immagazzinamento preventivo di dati (Data retention). I fornitori di servizi di telecomunicazione e i provider sono tenuti a salvare i dati relativi ai collegamenti e a trasmettere gli stessi alla Polizia, se questa li richiede. In questo modo, la Polizia è in grado di ripercorrere il tracciato di qualsiasi comunicazione e di creare diagrammi relazionali a valenza sociologica. Varie forme di preservazione dalla sorveglianza, per contro, subiscono limitazioni sempre di più gravi. In Austria e in Inghilterra, gli utilizzatori di programmi di crittografia, sono obbligati per legge a rendere note le loro password alla Polizia. I politici addetti agli affari interni portano avanti l’accorpamento generale di tutte le banche dati delle Polizie europee.
Istituzioni e programmi di ricerca dell’ architettura securitaria europea
Al fine di controllare fenomeni di contestazione di massa quali quelli che si verificano per esempio in relazione ai Summit G8, non hanno visto la luce solo nuove istituzioni, ma anche nuovi programmi di ricerca scientifica. In questo contesto, Unità di Polizia Europee conducono in comune addestramenti ed operazioni di contrasto a manifestazioni di protesta. In accademie europee di Polizia, vengono ideate tattiche operative per il “crowd management” (controllo delle masse/di assembramenti). In questo campo, è centrale il ruolo dell’ Accademia di Polizia Europe (CEPOL) con sede in New Hampshire (Inghilterra): “CEPOL’s mission is to bring together senior police officers from police forces in Europe – essentially to support the development of a network – and encourage cross-border cooperation in the fight against crime, public security and law and order by organising training activities and research findings”.
Dopo le contestazioni di Genova e Göteborg nel 2001, nel 2004 è stato avviato dall’UE il programma di ricerca “Coordinating National Research Programmes on Security during Major Events in Europe”. EU_SEC si occupa del coordinamento delle Autorità di Polizia degli Stati Membri e dell’ Europol e figura, fra l’altro, come curatrice di un manuale per la gestione di contestazioni di summit. In questo manuale, si consigliano alle Polizie il monitorggio dei movimenti di protesta, lo scambio di dati, l’ emanazione di divieti di trasferta e la realizzazione di strategie di offensiva mediatica utili alla delegittimazione della contestazione. Attraverso la compilazione di appositi questionari vengono raccolte informazioni su persone e gruppi in Europa: forme di lotta, siti web, indirizzi email, contatti internazionali, itinerari di viaggio privilegiati, mezzi di trasporto e luoghi d’alloggio.
Al coordinamento e alla direzione di EU-SEC provvede l’ “Istituto di Ricerca Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sulla Criminalità e la Giustizia” (UNICRI). Con il motto: “Advancing security, serving justice, building peace” questo istituto di ricerca europeo gestisce diversi gruppi che si dedicano a tematiche inerenti la sicurezza. L’ UNICRI è curatrice del manuale antiterrorismo “Counter-Terrorism Online Handbook”. Fra i gruppi allocati presso l’ UNICRI vi è il gruppo di lavoro “Osservatorio permanente per la sicurezza durante i grandi Eventi” (IPO), con sede a Torino, in Italia. Con le sue consulenze, l’ IPO assiste diversi governi nella pianificazione delle architetture securitarie relative al controllo di grandi eventi. Per le Autorità richiedenti, l’utilizzo dei suoi servigi è gratuito. Attualmente, l’ IPO sta lavorando alla compilazione di un “Manuale per gli Stati del G8”. In veste ufficiale, dal giorno della sua fondazione, l’ IPO ha finora operato nel contesto dei G8 di San Pietroburgo e Heiligendamm, del summit della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) a Singapore e della riunione dell’ APEC in Vietnam. Anche le olimpiadi di Pechino e il G8 in Giappone del 2008 si avvarranno del supporto specialistico dell’IPO. Per farsi un’idea dei servizi offerti da questo pool, basta dare un’occhiata all’elenco, fortemente accorciato, delle prestazioni offerte:
* Ricognizione preventiva: banche dati ufficiose o segrete, individuazione di problematiche e obbiettivi, acquisizione e analisi di informazioni, faccende inerenti le telecomunicazioni e l’internet.
* Elaborazione di piani per la gestione di situazioni di crisi e di emergenza: schemi di persecuzione penale, misure di coercizione e provvedimenti giudiziari; pianificazione della gestione di esposti contro Polizie e Organi di Sicurezza.
* Gestione del traffico: riconoscimento automatizzato di targhe automobilistiche.
* Autorità di comando e controllo: infrastrutture informatiche, sistemi di videosorveglianza, centrali di comando, controffensiva in caso di attacchi informatici.
* Pianificazione e gestione di progetti: reclutamento di personale per l’elaborazione di piani specifici e la gestione finanziaria.
* Gestione della Sicurezza in zona evento: recinzioni, sbarramenti, barriere, azioni di contrattacco, tattiche di reazione a dis-ordini pubblici, unità equine e cinofile, gestione di grandi masse, strategie di protezione di obbiettivi “morbidi” quali per esempio sponsor, centri stampa e alberghi.
* Strategie divulgative e relazioni pubbliche: relazioni con esponenti del mondo dell’ informazione, (stampa, mass media), coinvolgimento dei comuni locali, contraenti d’ affari.
* Protezione di VIP: scorte invisibili, gestione di zone rosse, gestione di convogli, elaborazione di piani d’evacuazione, programmi per consorti e conviventi.
* Supporto aereo: operazioni elicoportate, ricognizione dello spazio aereo e logistica.
* Logistica e risorse umane: alloggiamenti, equipaggiamento, pianificazione dei tempi di trasporto, ricreazione e vettovagliamento.
Border control: la militarizzazione della contrastazione dell’immigrazione
Di pari passo con l’ampliamento del numero degli stati membri dell’UE e all’eliminazione dei controlli di frontiera, è in atto un forte riarmo tecnologico: apparecchiature per l’esplorazione ambientale visiva notturna, elaborazione automatizzata di monitoraggi video, cavi a radiofrequenza capaci di misurare e riportare la percentuale d’acqua presente in corpi stazionanti o circolanti nei pressi.
Sono nate inoltre nuove centrali operative cogestite. Grazie all’ ampliamento del Sistema Informativo di Schengen (SIS), le Polizie hanno la possibilità di elaborare maggiori quantità di dati.
Per l’archiviazione delle impronte digitali e dei dati biometrici di migranti sarà presto attivato il Sistema Informativo per i Visti (SIV). I politici degli Interni si crucciano a causa dell’ insufficiente controllo poliziesco dei migranti e sperano nell’introduzione dell’inserimento di dispositivi di controllo RFID (chip per l’identificazione a mezzo di frequenze radio) nei passaporti. Questi chip sarebbero per esempio in grado di identificare i titolari di visti scaduti stazionanti o transitanti in luogo pubblico senza presa in visione del documento.
Con l’istituzione dell’”agenzia di frontiera” FRONTEX a Varsavia, è stato allestito un nuovo baluardo della “difesa” europea dalla migrazione. “Chiunque non lo meriti e non sia gradito sul territorio, deve essere fermato”.
Con l’enunciazione di questa discriminante, il direttore genereale Ilkha Laitinen – un ufficiale della polizia di frontiera finlandese – ha reso in sintesi l’esssenza della “Gestione integrata dei Confini” (“Integrated Border Management”).
In un “Centro Analisi di Rischio” vengono elaborati pronostici su movimenti migratori, trasmesse informazioni a Polizie Frontaliere di competenza ed emesse “indicazioni” su misure adatte al caso.
FRONTEX mantiene un “Registro Tecnico Centrale” (“Toolbox”) delle attrezzature dei paesi membri per il controllo e la sorveglianza dei confini.
Inoltre, Frontex effettua interventi operativi congiuntamente alle Polizie Nazionali (Frontex Joint Teams”). FRONTEX come tale non dispone di squadre per il contrasto dei rifugiati. Le squadre di frontiera dei paesi membri, però, sono destinatarie di massicci rimpasti dell’equipaggiamento.
I Carabinieri italiani, per esempio, sono stati dotati di nuove imbarcazioni, elicotteri e apparecchiature per il monitoraggio.
Su informazione dell’agenzia stessa, nel suo Registro Centrale figurano 115 natanti, 27 elicotteri e 21 aeroplani.
Oltre ad organizzare corsi di addestramento, FRONTEX svolge anche programmi di ricerca.
In questo contesto ha luogo fra l’ altro la sperimentazione di drone per il controllo dei confini, delle quali FRONTEX consiglia espressamente l’ impiego.
Il Direttore Laitinen auspica una futura dotazione diretta di equipaggiamenti e di squadre operative.
Una valutazione dello stato attuale dell’agenzia e la definizione dei suoi parametri futuri figurano nel programmadi lavoro della Commissione Europea del Febbraio 2008.
Repressione poliziesca di sommosse al di fuori dei comfini UE
Il trattato di Lisbona prevede “riforme” anche nel campo della politica militare.
La Politica Europea di Sicurezza e Difesa (Pesd) richiede un “miglioramento progressivo delle capacità militari”.
Al più tardi per il 2010 l’Ue dovrebbe stanziare dei contingenti armati.
La prima brigata mista da combattimento (“battlegroup”) è stata dichiarata pienamente operativa nel Gennaio del 2007, e già nel 2006 un’altra brigata svolse un ruolo determinante durante l’intervento militare UE in Congo.
Peraltro, l’UE ha approntato un ulteriore strumento d’intervento in “Stati terzi” molto meno noto: la “Forza di Gendarmeria Europea” (EGF o anche: “Eurogendfor”). L’EGF è un corpo di polizia militare il cui allestimento fu deciso durante i G8 del 2002 e del 2004 abile allo stanziamento di 3000 uomini e donne nel giro di 28 giorni.
Finora i reparti inquadrati in essa provengono dall’Olanda, dalla Francia, dalla spagna, dall’Italia e dal Portogallo.
L’EGF ha l’incarico di operare in aree di crisi in seguito a interventi militari prendendo il controllo delle attività inerenti la pubblica sicurezza nel quadro di missioni di sostituzione o di assistenza di polizia e garantendo l’”Ordine Pubblico” nel caso di “manifestazioni di turbative” dello stesso.
L’impiego di Forze di Polizia in territorio straniero è considerato uno “strumento civile”.
Finora, la salvaguardia dell’”Ordine Pubblico” in “Stati terzi” era compito delle Forze Armate, a loro volta già operanti congiuntamente a unità di Polizia. Così è stato, ad esempio, nel caso dell’ addestramento di soldati delle Forze Armate tedesche (Bundeswehr), che in Bosnia furono addestrati da Carabinieri italiani.
Fra gli incarichi ufficiali assegnati all’EGF, figurano “l’intera gamma di attività di polizia, Autorità di comando civile o militare, controllo di Autorità di Pubblica Sicurezza locali, attività di investigazione penale, operazioni di procacciamento di informazioni con sistemi di intelligenze, Protezione del Patrimonio” e via dicendo.
Lo statuto dell’EGF non esclude l’impiego all’interno dei confini dell’UE
Il Quartier Generale dell’EGF è collocato in una caserma dei Carabinieri a Vicenza in Italia. Sempre a Vicenza, il corpo gestisce un suo centro di addestramento internazionale (CoESPU – Centro di Eccellenza per le Stability Police Units). Questo centro è finanziato dai membri del G8.
Nel quadro dei corsi di addestramento antisommossa tenuti dal CoESPU, alcuni Dirigenti di Piazza pakistani e kenioti il CoESPU ricevettero una preparazione che nel Dicembre 2007 coszò la vita a centinaia di manifestanti.
Significato per i movimenti antagonisti
La distinzione fra Diritto Internazionale in tempi di pace e di guerra non è più all’ altezza delle minacce del nostro tempo”, ha dichiarato il Ministro dell’Interno tedesco Schäuble. “La distinzione fra Sicurezza Interna ed Esterna è obsoleta”, fanno eco la cancelliera e il capo della Polizia Criminale Federale (BKA) tedesca.
Che cosa significano questi sviluppi per le pratiche politiche dei movimenti antagonisti in generale e per il movimento europeo della contestazione della globalizzazione, se non repressione ancora più aspra? Un confronto sulla repressione deve essere parte integrante delle pratiche di movimento antagoniste.
È chiaro che gli spazi per un’azione antagonista dall’11 Settembre non si sono di certo ingranditi. Noi crediamo che non sono solo i ritmi e le dimensioni delle misure prese a cambiare.
L’intera matrice sociale all’interno della quale vengono svolti percorsi antagonisti è in movimento.
La qualità della sorveglianza e del controllo sociale hanno cambiato forma. Questo non ha a che fare soltanto con le nuove dimensioni createsi dai progressi fatti sul fronte delle possibilià tecnologiche: i sistemi transnazionali di coordinamento di istanze di controllo e l’ “intreccio” politico “della Sicurezza Interna ed Esterna” pesano almeno altrettanto.
Ciò nonostante, ci pare che esistano delle possibilità concrete di vedere la corrente restrizione degli spazi di movimento come occasione per nuove alleanze capaci di avviare dibattiti su larga scala nella società e di consentire interventi di tipo inatteso.
Che la coniugazione dei tradizionali percorsi antimilitaristi, antirepressivi e di solidarietà con i migranti rappresenti un possibile passo molto sensato sembra comunque evidente.
Il fatto poi, che le dimensioni di quanto generato dalle nuove norme e istituzioni penetrano nel più profondo della quotidianità di qualunque abitante dell’Europa, dovrebbe offrire vari spunti per la messa in pratica di una disobbedienza proattiva verso l’architettura securitaria europea.
A nostro parere il G8 del 2009 in questo senso offre tutta una serie di spunti.
Contro l’architettura securitaria europea
Il G8 in Italia potrebbe essere un’occasione per pubblicizzare il coordinamento internazionale per il contrasto delle contestazioni dei vertici.
Alcune delle norme e istituzioni coinvolte sono state implementate sotto l’egida dell’attuale politico estero italiano Fratini, “Commissario Uedi Giustizia, Libertà e Sicurezza”.
Il programma EU-SEC per il contrasto di contestazioni politiche di massa ha origine nel dopo Genova (G8 2001). Il coordinamento dell’iniziativa ONU “Osservatorio permanente per la sicurezza durante i grandi Eventi” è insediato a Torino.
Noi partiamo dal presupposto che il G8 del 2009, dopo i fatti del G8 di Genova sia per queste istituzioni una questione di prestigio.
I loro preparativi per il 2009 dovrebbero essere in atto già da molto tempo.
Se i movimenti italiani decidessero di fare del militarismo uno dei temi portanti delle mobilitazioni contro il G8, la critica della militarizzazione della politica estera potrebbe essere collegata con la resistenza contro i nuovi parametri della politica interna europea.
La resistenza alla “permutazione poliziesca della Sicurezza Interna ed Esterna” potrebbe rapportarsi al movimento contro la Base NATO Dal Molin a Vicenza in Italia, attivo da molti anni e già organizzatore di grandi manifestazioni di protesta.
Va tenuto presente, poi, il fatto che dopo la dichiarazione di indipendenza