Comunicati / Volantini

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Archivio Temporale

Data

Nascita del collettivo della Scuola Speciale Archivisti e Bibliotecari della Sapienza

autore:
Collettivo "Saperi Infiniti Spazi Zero" Scuola Speciale archivisti e bibliotecari - Univ. La Sapienza
Sommario:
Occupato il quarto piano della palazzina Regina Elena

Il collettivo della Scuola Speciale Archivisti e Bibliotecari dell’Università la Sapienza di Roma ha deciso in data 12 maggio 2008 di occupare il 4° piano della sede di Via Regina Elena 295, attualmente abbandonato e destinato in futuro agli Uffici degli Atenei federati.
Con questo gesto ci proponiamo di chiedere il ripristino delle necessarie e dovute condizioni per un proficuo servizio didattico.
Ci preme denunciare non solo l’indisponibilità di una parte sostanziosa della nostra raccolta libraria (imballata da oltre due anni in condizioni ambientali assolutamente inadatte , all’interno di un edificio dismesso), ma ricordare che il nucleo di un Ateneo sono gli studenti e la loro formazione e non la burocrazia degli amministratori.
Vi invitiamo caldamente a visitare il nostro sito http://collettivossab.altervista.org dove troverete ulteriore materiale informativo, compresa una video-inchiesta sullo stato di abbandono dei libri.

Collettivo SSAB “Saperi Infiniti Spazi Zero”
collettivossab@gmail.com

NELLE PAROLE DEI MINISTRI UN'IPOTECA SUL FUTURO

autore:
www.ciardullidomenico.it
Sommario:
Il peso delle parole. Molti uomini politici non sanno di avere responsabilità enormi per le affermazioni spregiudicate che sono soliti fare

DOPO L'ATTENTATO DI KABUL IL MINISTRO DELLA DIFESA
ha detto di non avere preconcetti alla trasformazione della missione di pace in missione di guerra.
Parole queste che, sommate a quelle di Maroni sui rom, costituiscono un'ipoteca pericolosa sul futuro di tutti noi.
E' UTILE QUINDI UN'ANALISI RAGIONATA SUL LESSICO MINISTERIALE

LA TROVATE SU www.ciardullidomenico.it

DIRETTA DAL CORTEO VERONESE !

autore:
Blackoutico
Sommario:
Dal corteo Veronese Antifascista:

Sembra che alla manifestazione veronese abbiano partecipato circa 10-15 mila persone a meta' corteo ci sarebbero stati scontri, e qualche sassaiola con la polizia, nonchè scritte murali e qualche danneggiamento a vetrine di banche ed altro, molti gli slogan, di ispirazione antifascista e anti leghista !

tratto da RADIO BLACKOUT !

http://www.radioblackout.org/streaming

Immigrazione: la convivenza civile implica che ognuno faccia la propria parte.

autore:
Claudio Maffei

Abbiamo scritto spesso in favore degli extracomunitari, onde favorire ed incentivare l'integrazione.
Non possiamo però esimerci dal constatare che gli sforzi debbano essere vicendevoli. Occorre che tutti facciano la propria parte. Occrre rendersi conto che l'Italia per il semplice fatto che è affacciata sul mare, più di qualsiasi altro paese, non può assumersi la responsabilità ed il peso di assorbire da sola le ondate ormai inarrestabili dei flussi migratori.
Parliamoci chiaro e lo dico a quelli che sono tolleranti, sempre e costantemente però purchè paghino gli altri, o meglio ancora lo Stato: vizio tipico della Sinistra qualunquista.
"Occorre un salto d qualità all'insegna della responsabilità, della solidarietà, ma anche delle esigenze di tutti, ivi compresi gli italiani.
Non siamo più nell'ordine di una esigua minoranza di extracomunitari che circolano sommessamante, come avveniva all'inizio del fenomeno immigrazione.
Stanno sorgendo problemi sociali enormi che non siamo più in grado di fronteggiare con razionalità. E' evidente che se sparsi per il mondo vi sono alcuni miliardi di disadatttati, poveri o indigenti, non possono essere ospitati tutti in Italia, pena la distruzione dell'autodeterminazione di un popolo. Quale? Il popolo italiano.
Innanzitutto bisogna concretizzare un collegamento massiccio,"ISTITUZIONALE ED INTERNAZIONALE" tra le richieste di manodopera, comunque non indifferenti, delle imprese italiane e la forza lavoro sia essa regolare o clandestina, in modo che in base alla richiesta si proceda anche alla regolarizzazione, questo ovviamento prima di procedere all'espulsione.
E SOPRATTUTTO SI DEVE CREARE UN COLLEGAMENTO TRA L'ITALIA ED I VARI STATI DI ORIGINE, DA DOVE PARTE L'IMMIGRAZIONE. In queste sedi, site nei paesi d'origine, è opportuno creare appositi uffici, gestiti in collaborazione tra l'Italia e gli stati interessati, in modo da vagliere le richieste di emigrazione, edaccettarle o meno in base alla richiesta di manodopera esistente in Italia.
C'è in genere una incongruenza sostanziale quando si pretende che dovremmo acccettare solo gli immigrati che già abbiano un lavoro. Scusate ma come può un morto di fame del terzo mondo, sapere o scoprire se per lui c'è un lavoro in Italia, se non creando sedi opportune in cui si presentino le richieste e si diano tutte le informazioni.
Bisogna giungere ad una regolamentazione del flusso, considerando che effettivamente esistono grosse richieste di manodopera da parte delle imprese del nostro paese e concertare tra i paesi interessati l'doneità penale ad essere accettato, di chi vuole emigrare.
Inoltre occorre anche valutare le esperienze di altri paesi che hanno affrontato lo stesso problema in modo analogo, cercando di adottare le procedure più interessanti e di non commettere gli stessi errori. Vorrei citare Stati Uniti, Germania, Svizzera, Argentina e Canada.
Claudio Maffei

ALEMANNO: MAI STATO FASCISTA IO!

Gianni Alemanno nega di essere mai stato "fascista, ex fascista o postfascista", ma allo stesso tempo sottolinea che esiste un'eredita' "positiva" del fascismo: "fu fondamentale per modernizzare l'Italia". Cosi' il neo sindaco di Roma risponde alle domande del 'Sunday Times', Nella prima intervista a un giornale straniero dopo la sua elezione Alemanno tra l'altro ricorda che, "il regime prosciugo' le paludi; realizzo' le infrastrutture del Paese", e cita l'Eur come, "esempio dell'architettura (che fu) parte del processo di modernizzazione che diede rilievo all'identita' culturale dell'Italia". L'edizione domenicale del quotidiano di Rupert Murdoch a partire dal titolo - 'L'Italia aveva bisogno del fascismo, dice il nuovo Duce' - non e' tenera con Alemanno, descritto da John Follain come "un ex neo-fascista che ha elogiato Benito Mussolini come un brillante architetto che modernizzo' l'Italia". Sul suo passato il sindaco ricordando che, "la sinistra mi definisce come un uomo nero, una camicia nera cattiva, ma e' una totale bugia. La gente che mi chiama Duce mi fa ridere. Non sono in alcun modo affatto fascista e penso che oggi quella parola appartenga ai libri di storia. Sono giunto a odiare tutte le forme di totalitarismo, sia di sinistra, sia di destra. Neanche quando ero giovane mi sono mai definito fascista, anche se - ricorda Alemanno - negli anni '70 e '80 a destra pensavano che il fascismo fosse sostanzialmente positivo. Ora capiamo che era (un regime) totalitario e generalmente negativo, che dev'essere condannato". (AGI) - Roma, 11 mag. -

ahahahahhahahahahhah!

Alcune cose su Delfo Zorzi parte 2

Alcune cose su Delfo Zorzi parte 2

tratto da Stragi di Stato NO COPYRIGHT
Questo ipertesto è stato realizzato con la finalità di essere divulgato nella maniera più ampia possibile, per cui, per quanto ci riguarda, può essere copiato e citato integralmente.
Ringraziamo anticipatamente chi lo farà

Sentenza - ordinanza del Giudice Istruttore presso il Tribunale Civile e Penale di Milano, dr. Guido Salvini, nel procedimento penale nei confronti di ROGNONI Giancarlo ed altri tra cui

ZORZI Delfo, nato ad Arzignano (VI) il 3.7.1947,I R R E P E R I B I L E, ma elettivamente domiciliato presso il difensore di fiducia, avv. Gaetano Pecorella, Viale Majno n°9, Milano.

parte 2

LA POSIZIONE DI ANNAMARIA COZZO, FIDANZATA DI DELFO ZORZI, IN RELAZIONE AGLI ATTENTATI DI TRIESTE E DI GORIZIA

Sin dai primi interrogatori resi dinanzi a questo Ufficio, Martino SICILIANO e Giancarlo VIANELLO avevano parlato della presenza, a bordo dell’autovettura del dr. MAGGI diretta a Trieste e Gorizia per l’esecuzione degli attentati, oltre a Delfo ZORZI, di una ragazza all’epoca legata a ZORZI da un rapporto sentimentale.

Entrambi l’avevano descritta, in modo assolutamente concordante, come una ragazza intorno ai venti anni, forse di nome ANNA MARIA, di aspetto gradevole, con i capelli neri a caschetto, di origine napoletana, gravitante nell’area di Ordine Nuovo di tale città, probabilmente compagna di studi di ZORZI presso la Facoltà di Lingue Orientali e appassionata di arti marziali (int. SICILIANO, 18.10.1994, f.7; 25.1.1995, f.2; int. VIANELLO, 19.11.1994, f.6).

Tale ragazza era venuta a Mestre con Delfo ZORZI solo in occasione dell’esecuzione dei due attentati, anche se il legame che la univa a ZORZI, sia personale sia politico, appariva stabile e non occasionale.

Il tentativo di identificare la ragazza, delegato da questo Ufficio in varie riprese, a partire dall’autunno 1994, al R.O.S. Carabinieri, alla D.C.P.P. presso il Ministero dell’Interno e alla Digos di Milano, nonostante il massimo impegno e le laboriose ricerche effettuate, non dava l’esito sperato.

Infatti la difficoltà a reperire, visto il tempo trascorso, i cartellini di iscrizione all’Università di Napoli, la mancanza di tracce documentali in ordine alla presenza della coppia in alberghi o simili, il fatto che la ragazza non si fosse in seguito probabilmente evidenziata in modo particolare sul piano dell’attivismo politico, non avevano consentito una identificazione certa anche se, sommando i dati raccolti, si era formata una rosa di quattro o cinque nomi, ciascuno però caratterizzato dalla discordanza di qualche particolare con quelli forniti da SICILIANO e VIANELLO e dal fatto che non era stato acquisito alcun elemento del rapporto di conoscenza di tali donne con Delfo ZORZI (in ordine alle ricerche di ANNAMARIA cfr. le note della varie Autorità di p.g. in vol.17, fasc.3).

L’esistenza di tale misteriosa fidanzata di Delfo ZORZI risultava comunque assolutamente certa in base ai dati che venivano via via raccolti.

Guido BUSETTO, all’epoca componente della cellula di Mestre, aveva ricordato di avere conosciuto al campo di addestramento di Tre Confini, in Abruzzo, svoltosi nell’agosto del 1969 con la partecipazione di soli elementi di Ordine Nuovo, una ragazza napoletana (forse l’unica ragazza presente al campo) assolutamente coincidente con la descrizione della giovane presente pochi mesi dopo a Trieste (cfr. dep. BUSETTO, 18.2.1995, f.1, e, in merito al campo di Tre Confini, vol.8, fasc.4) ed anche un altro mestrino, Giuliano CAMPANER, ricordava di avere avuto notizia di una fidanzata napoletana di Delfo ZORZI, probabilmente studentessa universitaria e forse di nome ANNAMARIA, che tuttavia Delfo ZORZI non gli aveva mai presentato (dep. 27.4.1995, f.2).

Anche Nico AZZI aveva sentito parlare da Delfo ZORZI di tale ragazza di Napoli, inserita in Ordine Nuovo, presente anche agli scontri di piazza di Valle Giulia, nel 1968 a Roma, e che in tale occasione si era dimostrata abile nell’uso della fionda durante gli scontri (int. 6.6.1996, ff.1-2).

Il mistero in ordine all’identità della ragazza di Delfo ZORZI iniziava casualmente a dissolversi riesaminando una fotocopia di una agenda di Franco FREDA sequestrata durante le indagini dell’A.G. di Treviso ed allegata agli atti del processo di Catanzaro.

In una pagina di tale agenda da tavolo appare infatti questa annotazione manoscritta: ""Annamaria Cozzo, Via Gigante 204 - Napoli (contatto) (mi deve dire il nome di chi si prende l’iniziativa di vendere libri a Napoli - vedi Delfo - anche per le xilografie"" (cfr. fotocopia dell’agenda di FREDA, vol.18, fasc.1, f.23).

Era quindi possibile che in Annamaria COZZO potesse identificarsi la ragazza di Delfo ZORZI, avendola perdipiù Franco FREDA interessata in quel periodo per la diffusione delle pubblicazioni delle "Edizioni A.R." a Napoli.

Acquisita quindi una fotografia di Annamaria COZZO che ne riproducesse fedelmente le fattezze dell’epoca, ella veniva riconosciuta senza alcun dubbio da Martino SICILIANO (int.14.3.1996, f.5, e 1°.6.1996, f.1) e da Giancarlo VIANELLO (int.27.5.1996, f.4) come la ragazza presente alla spedizione di Trieste e Gorizia, da Giampaolo STIMAMIGLIO e, seppur con qualche margine di incertezza visto il tempo trascorso, da Guido BUSETTO come la ragazza presente al campo di addestramento di Ordine Nuovo a Tre Confini (dep. STIMAMIGLIO a personale R.O.S., 29.5.1996, f.2, e dep. BUSETTO, 14.1.1997, f.1).

La mancata identificazione in precedenza di Annamaria COZZO, nonostante le complesse ricerche effettuate, era dovuta ad un marginale errore dei testimoni.

Ella infatti non era stata iscritta, con Delfo ZORZI alla Facoltà di Lingue Orientali di Napoli, bensì ad altra Facoltà e la mancanza di tale elemento di collegamento aveva fatto venire meno la messa a fuoco della sua persona e indotto la p.g. delegata a seguire o a curare prevalentemente altre piste.

Peraltro, proprio nei giorni in cui era avvenuto il recupero dell’agenda di Franco FREDA, quando ancora non vi era alcuna certezza in ordine alla identificazione nella COZZO, fra le diverse donne possibili, della ragazza presente a Trieste, ella veniva sentita in sede di sommarie informazioni testimoniali da personale del R.O.S. Carabinieri.

In tale sede Annamaria COZZO, spiegando di avere militato per lungo tempo nell’area di estrema destra, e in particolare nel FUAN di Napoli, e di avere partecipato agli scontri del marzo 1968 all’Università di Roma, riconosceva, dopo molte titubanze e reticenze, di avere conosciuto Delfo ZORZI, frequentatore come lei di una palestra di arti marziali a Napoli, e di avere intrattenuto con lo stesso un legame sentimentale (cfr. s.i.t. 18.1.1996, f.6).

Annamaria COZZO riferiva altresì, dopo altre esitazioni, di avere partecipato ad un campo di addestramento "filosofico-ideologico" sugli Appennini, organizzato dal prof. Paolo SIGNORELLI (si tratta certamente del campo di Tre Confini) e di ricordare bene il nome, anche se non le fattezze, di Guido BUSETTO (s.i.t. citato, f.7).

Proseguiva ammettendo di essere stata coinvolta in due attentati dimostrativi, collegati alla visita del Presidente Saragat in Jugoslavia ed avvenuti uno a Trieste e il secondo in una zona di confine.

Ricordava che in tale spedizione era presente Delfo ZORZI e che per commettere l’attentato di Trieste era stata deposta una cassetta vicino ad un muro di cinta ed erano stati lasciati sul posto dei volantini (s.i.t. citato, f.8).

A seguito di tali sintetici ma inequivoci riferimenti agli attentati di Trieste e Gorizia, questo Ufficio procedeva a indiziare formalmente la COZZO in ordine ai reati connessi ai due episodi, con informazione di garanzia ed invito a comparire per il giorno 9.3.1996.

Tuttavia Annamaria COZZO, che si era resa conto o era stata probabilmente, nel frattempo, "invitata" a rendersi conto della gravità e dell’importanza per le indagini delle dichiarazioni che ella stava per rendere, non si presentava inviando inoltre all’Ufficio un fax con cui comunicava la scelta di avvalersi comunque della facoltà di non rispondere.

Anche non volendo tenere conto, su un piano di correttezza processuale, dell’ultima parte della deposizione di Annamaria COZZO in quanto contenente dichiarazioni pregiudizievoli per se stessa, rese nella qualità di testimone, è certo che gli elementi forniti sulla sua persona tolgono ogni dubbio in merito all’identificazione nella COZZO della ragazza di Delfo ZORZI presente ai due attentati e che l’intera testimonianza, utilizzabile comunque a riscontro delle altre dichiarazioni, contiene elementi del tutto in sintonia con le acquisizioni processuali.

La presenza di Annamaria COZZO a Trieste e Gorizia non deve inoltre essere considerata casuale ed occasionale alla luce di quanto riferito da Martino SICILIANO in merito agli avvenimenti immediatamente precedenti.

Martino SICILIANO, infatti, era stato convocato qualche giorno prima da Delfo ZORZI a Napoli, aveva raggiunto tale città in treno portando, sempre su richiesta di ZORZI, un fucile tedesco della seconda guerra mondiale quasi certamente consegnatogli da Paolo MOLIN e, alla stazione ferroviaria di Napoli, aveva incontrato Delfo ZORZI e la ragazza.

Da qui erano partiti a bordo della FIAT 500 della COZZO in direzione di Bari e sull’autostrada, all’altezza di Candela, si erano fermati e ZORZI e la ragazza si erano allontanati per qualche minuto occultando il fucile in qualche nascondiglio.

Ripassando rapidamente per Napoli erano subito ripartiti alla volta di Mestre, raggiungendola in un’unica tappa, e nel giro di un paio di giorni vi era stata l’operazione di Trieste e Gorizia (int. SICILIANO, 18.10.1996, f.4; 14.3.1996, f.5).

Di tali strani spostamenti, Martino SICILIANO ha fornito una sua spiegazione che appare del tutto condivisibile:

"...ho sempre avuto sin dai primi giorni la netta sensazione che la spedizione a Trieste e Gorizia fosse una messa alla prova dei mezzi e delle persone e della loro affidabilità per le operazioni successive.
Anche il complesso tragitto iniziato con il trasporto del fucile a Napoli, il viaggio a Candela insieme ad Anna Maria, il lungo viaggio con la Fiat 500 di nuovo sino a Mestre, seguito nel giro di pochissimi giorni dalla spedizione a Trieste e Gorizia, dava la netta idea di una verifica della disponibilità delle persone.
Del resto non ho mai capito perché mi fu chiesto di portare a Napoli un fucile di non particolare pregio, anzi un residuato bellico, privo di munizioni, al solo fine di occultarlo, dopo un altro viaggio, nei pressi di un'autostrada". (SICILIANO, int.20.3.1996).

I singolari spostamenti di SICILIANO da Mestre a Napoli e del gruppetto prima in direzione di Bari e poi, senza alcuna sosta, sino a Mestre costituiscono quindi un’altra prova indiziaria del fatto che le attività di quei giorni e la spedizione a Trieste e Gorizia non fossero altro che una prova, in termini di affidabilità dei mezzi e delle persone, di operazioni ben più gravi che sarebbero state portate a termine poco tempo dopo.

Si noti del resto che Delfo ZORZI deve avere valutato il pericolo che Annamaria COZZO fosse identificata e che, in ragione del bagaglio di conoscenze di cui certamente la donna dispone in merito alle attività dello stesso ZORZI nel 1968/1969, potesse rendere dichiarazioni pregiudizievoli sia per la sua posizione sia per Ordine Nuovo in generale.

Non è probabilmente un caso che Delfo ZORZI, in sede di spontanee dichiarazioni rese a Parigi nel dicembre 1995 al P.M. di Milano, parlando dei suoi legami sentimentali alla fine degli anni ‘60, abbia fatto riferimento a tale Marina CUZZOLIN e ad una certa ANNA MARIA o ANNA CLAUDIA, ma non di origine napoletana, bensì dalmata.

In proposito Martino SICILIANO ha fatto presente che Marina CUZZOLIN era persona esistente, ma del tutto estranea all’attività politica del gruppo, mentre non esisteva nell’ambito delle conoscenze di ZORZI alcuna ANNA MARIA o ANNA CLAUDIA di origine dalmata, ragazza di cui certamente, in caso contrario, SICILIANO avrebbe almeno sentito parlare in ragione del legame di amicizia che lo legava a Delfo ZORZI (int. 17.4.1996, f.2).

In sostanza è molto probabile che in tale occasione ZORZI, mescolando, secondo una tecnica sperimentata, notizie vere ma prive di qualsiasi interesse e notizie false, abbia deliberatamente cercato di stornare l’attenzione degli inquirenti dalla vera ANNAMARIA, persona che non doveva essere identificata e quindi nemmeno nominata in quanto coinvolta negli attentati di Trieste e Gorizia.

In conclusione è opportuno sottolineare che una completa testimonianza di Annamaria COZZO avrebbe molto probabilmente consentito di acquisire, in ragione del suo rapporto confidenziale con Delfo ZORZI e della comune militanza politica negli anni cruciali, elementi di grande importanza per le indagini.

Ciò non è stato reso possibile anche dallo sconsiderato comportamento di un funzionario della Digos di Milano (non di tale Ufficio nel suo insieme) che, alla fine del 1995, non ha ritenuto suo dovere fornire a questo Ufficio gli ulteriori dati in corso di acquisizione in merito all’identificazione di ANNAMARIA (ma solo eventualmente alla Procura di Milano che aveva attivato, senza alcun coordinamento e a dispetto degli accordi assunti con questo Ufficio, ricerche parallele).

Tale possibilità è stata infatti frustrata anche dall’assoluto rifiuto della Procura della Repubblica di coordinare le attività investigative e l’intervento processuale relativo ad ANNAMARIA, riducendo così in modo sensibile le probabilità di un risultato positivo e l’utilizzo al meglio dei dati raccolti.

Gli incresciosi strascichi cui ha dato luogo, non per responsabilità di questo Ufficio, la ricerca di ANNAMARIA sono ampiamente esposti nella memoria inviata nella primavera del 1996 al Consiglio Superiore della Magistratura, allegata agli atti della presente istruttoria.

No Fly Ciampino - denunce e intimidazioni

autore:
Assemblea Permanente No-Fly
Sommario:
Resistenza

Note di "colore" (nero): dal verbale risulta che i tre agenti erano circondati da 50-60 di noi, non identificabili. Peccato che eravamo tutti stati identificati la sera prima e che per un volantinaggio non abbiamo certo quei numeri!!! Il nome di battesimo di uno dei tre agenti è "Junio Valerio". Uno degli attivisti denunciati, stando al verbale, sarebbe intervenuto contro tutti e tre i poliziotti, perché a noi No-Fly può fermarci solo la criptonite...

COMUNICATO

Lo scorso 1 giugno 2007 prima del concerto di Enrico Ruggeri , svoltosi all'interno del parco “Aldo Moro” di Ciampino, una quindicina di attivisti dell'assemblea No-Fly, lì presenti per diffondere materiale informativo relativo ai danni provocati dalla presenza sul territorio dell'aeroporto, furono identificati e ripetutamente intimiditi da una folta presenza delle cosiddette forze dell'ordine, chiamate dall'amministrazione comunale col pretesto di garantire la sicurezza pubblica.
La sera successiva, durante l'esibizione di un gruppo jazz, la scena si ripeteva, con gli stessi pretesti.
Verso le 22:15 alcuni attivisti subirono intimidazioni anche fisiche da parte di un ufficiale di polizia con due agenti al seguito, che tentavano di reprimere una libera e autorizzata iniziativa di controinformazione riguardante i danni causati dall'aumento del traffico aereo.
Tutto ciò fu puntualmente denunciato nel volantino che l’Assemblea Permanente NO-FLY divulgò, ormai un anno fa, a seguito di questi vergognosi episodi di repressione violenta, la cui responsabilità politica è da addebitare per intero all’ amministrazione comunale ciampinese.
A distanza di un anno, dopo l'inchiesta televisiva di Report, il corteo di sabato 10 maggio per ottenere l'immediata diminuzione dei voli e la visibilità mediatica del problema, si è svolto senza la partecipazione delle istituzioni locali. Passano pochi giorni e puntuali piovono denunce nei riguardi di due attivisti No-Fly, a cui si contestano i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale per i fatti riportati sopra.
Tale ignobile provvedimento si caratterizza come strumento di repressione verso cittadini che contribuiscono allo sviluppo di una giusta lotta collettiva e come un inaccettabile tentativo di intimidazione. Evidentemente, denunciare le responsabilità dell’amministrazione comunale relative all’espansione incontrollata ed eccessiva dell’aeroporto di Ciampino, ha determinato un’ostilità da parte di alcuni personaggi politici, non ultimo l’attuale sindaco, tale da indurli a segnalare alle forze dell’ordine una presunta “sovversività” dell’assemblea. Di fatto, dopo due cortei cittadini, decine di iniziative di contro-informazione rispetto ai seri rischi e ai danni provocati dall’incessante incremento del traffico aereo, nonché di opposizione reale verso tutti i responsabili materiali, istituzionali e non, l’assemblea NO-FLY si colloca come organizzazione principalmente attiva all’interno della battaglia per la diminuzione dei voli.
Probabilmente la presenza di chi combatte la condizione di disagio vissuta dagli abitanti colpiti dall’inquinamento, promuovendo la pratica della partecipazione diretta della cittadinanza, infastidisce molto i politici-amministratori, poiché ne va della loro carriera e dei loro interessi.
Facendo passare l’assemblea No-FLY come un’organizzazione composta da personaggi “violenti” e “minacciosi”, i politici di carriera dell’amministrazione ciampinese vorrebbero costruire un'immagine distorta tale da indurre le persone a non partecipare ad una lotta che li riguarda.
L’assemblea No-Fly continuerà senza soste a svolgere la propria attività di contro-informazione, perseguendo l' obiettivo di riduzione dei voli e costruendo, attraverso la mobilitazione popolare, momenti di contrapposizione e di lotta, finalizzati a ristabilire un livello di vivibilità del territorio in termini di salute e salvaguardia dell’ambiente.
Per questo invitiamo tutti/e a partecipare alle prossime iniziative che culmineranno con una manifestazione sotto al ministero dei trasporti a Roma, venerdì 6 giugno (ritrovo alla stazione di Ciampino, alle ore 10.00).
Nessuna intimidazione della polizia ordinata dai politici locali e nessuna aggressione fascista notturna, come quella subita la scorsa settimana, potranno stroncare un percorso di lotta che ha come fulcro la partecipazione diretta delle persone che vivono e lavorano in un territorio così duramente provato dall’aggravarsi dell’emergenza-voli.

Ciampino, 17 maggio 2008

Assemblea Permanente No Fly – nofly@inventati.orgwww.no-fly.info

No Fly Ciampino - denunce e intimidazioni

autore:
Assemblea Permanente No Fly
Sommario:
Resistenza

Note di "colore" (nero): dal verbale risulta che i tre agenti erano circondati da 50-60 di noi, non identificabili. Peccato che eravamo tutti stati identificati la sera prima e che per un volantinaggio non abbiamo certo quei numeri!!! Il nome di battesimo di uno dei tre agenti è "Junio Valerio". Uno degli attivisti denunciati, stando al verbale, sarebbe intervenuto contro tutti e tre i poliziotti, perché a noi No-Fly può fermarci solo la criptonite...

COMUNICATO

Lo scorso 1 giugno 2007 prima del concerto di Enrico Ruggeri , svoltosi all'interno del parco “Aldo Moro” di Ciampino, una quindicina di attivisti dell'assemblea No-Fly, lì presenti per diffondere materiale informativo relativo ai danni provocati dalla presenza sul territorio dell'aeroporto, furono identificati e ripetutamente intimiditi da una folta presenza delle cosiddette forze dell'ordine, chiamate dall'amministrazione comunale col pretesto di garantire la sicurezza pubblica.
La sera successiva, durante l'esibizione di un gruppo jazz, la scena si ripeteva, con gli stessi pretesti.
Verso le 22:15 alcuni attivisti subirono intimidazioni anche fisiche da parte di un ufficiale di polizia con due agenti al seguito, che tentavano di reprimere una libera e autorizzata iniziativa di controinformazione riguardante i danni causati dall'aumento del traffico aereo.
Tutto ciò fu puntualmente denunciato nel volantino che l’Assemblea Permanente NO-FLY divulgò, ormai un anno fa, a seguito di questi vergognosi episodi di repressione violenta, la cui responsabilità politica è da addebitare per intero all’ amministrazione comunale ciampinese.
A distanza di un anno, dopo l'inchiesta televisiva di Report, il corteo di sabato 10 maggio per ottenere l'immediata diminuzione dei voli e la visibilità mediatica del problema, si è svolto senza la partecipazione delle istituzioni locali. Passano pochi giorni e puntuali piovono denunce nei riguardi di due attivisti No-Fly, a cui si contestano i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale per i fatti riportati sopra.
Tale ignobile provvedimento si caratterizza come strumento di repressione verso cittadini che contribuiscono allo sviluppo di una giusta lotta collettiva e come un inaccettabile tentativo di intimidazione. Evidentemente, denunciare le responsabilità dell’amministrazione comunale relative all’espansione incontrollata ed eccessiva dell’aeroporto di Ciampino, ha determinato un’ostilità da parte di alcuni personaggi politici, non ultimo l’attuale sindaco, tale da indurli a segnalare alle forze dell’ordine una presunta “sovversività” dell’assemblea. Di fatto, dopo due cortei cittadini, decine di iniziative di contro-informazione rispetto ai seri rischi e ai danni provocati dall’incessante incremento del traffico aereo, nonché di opposizione reale verso tutti i responsabili materiali, istituzionali e non, l’assemblea NO-FLY si colloca come organizzazione principalmente attiva all’interno della battaglia per la diminuzione dei voli.
Probabilmente la presenza di chi combatte la condizione di disagio vissuta dagli abitanti colpiti dall’inquinamento, promuovendo la pratica della partecipazione diretta della cittadinanza, infastidisce molto i politici-amministratori, poiché ne va della loro carriera e dei loro interessi.
Facendo passare l’assemblea No-FLY come un’organizzazione composta da personaggi “violenti” e “minacciosi”, i politici di carriera dell’amministrazione ciampinese vorrebbero costruire un'immagine distorta tale da indurre le persone a non partecipare ad una lotta che li riguarda.
L’assemblea No-Fly continuerà senza soste a svolgere la propria attività di contro-informazione, perseguendo l' obiettivo di riduzione dei voli e costruendo, attraverso la mobilitazione popolare, momenti di contrapposizione e di lotta, finalizzati a ristabilire un livello di vivibilità del territorio in termini di salute e salvaguardia dell’ambiente.
Per questo invitiamo tutti/e a partecipare alle prossime iniziative che culmineranno con una manifestazione sotto al ministero dei trasporti a Roma, venerdì 6 giugno (ritrovo alla stazione di Ciampino, alle ore 10.00).
Nessuna intimidazione della polizia ordinata dai politici locali e nessuna aggressione fascista notturna, come quella subita la scorsa settimana, potranno stroncare un percorso di lotta che ha come fulcro la partecipazione diretta delle persone che vivono e lavorano in un territorio così duramente provato dall’aggravarsi dell’emergenza-voli.

Ciampino, 17 maggio 2008

Assemblea Permanente No Fly – nofly@inventati.orgwww.no-fly.info

Alcune cose su Delfo Zorzi parte 1

Alcune cose su Delfo Zorzi parte 1

tratto da Stragi di Stato NO COPYRIGHT
Questo ipertesto è stato realizzato con la finalità di essere divulgato nella maniera più ampia possibile, per cui, per quanto ci riguarda, può essere copiato e citato integralmente.
Ringraziamo anticipatamente chi lo farà

Sentenza - ordinanza del Giudice Istruttore presso il Tribunale Civile e Penale di Milano, dr. Guido Salvini, nel procedimento penale nei confronti di ROGNONI Giancarlo ed altri tra cui

ZORZI Delfo, nato ad Arzignano (VI) il 3.7.1947,I R R E P E R I B I L E, ma elettivamente domiciliato presso il difensore di fiducia, avv. Gaetano Pecorella, Viale Majno n°9, Milano.

L’ATTENTATO IN DANNO DELLA SCUOLA SLOVENA DI TRIESTE E L’ATTENTATO AL CIPPO DI CONFINE ITALO-JUGOSLAVO IN LOCALITA' MONTESANTO DI GORIZIA

L'attentato alla Scuola Slovena di Trieste era già stato oggetto di interesse nel corso dell'istruttoria contro FREDA, VENTURA e gli altri componenti della cellula padovana condotte dal G.I. dr. D'Ambrosio in quanto gli inquirenti avevano già sospettato un collegamento fra tale grave episodio e gli attentati del 12.12.1969 ed in quanto uno dei possibili testimoni, l'avv. Gabriele FORZIATI di Trieste, entrato in rotta di collisione con i suoi ex-camerati di Ordine Nuovo e quindi soggetto passibile di un cedimento dinanzi all'A.G., era stato per lungo tempo fatto sparire sottraendolo alle convocazioni dei giudici.

Si era quindi avuta la netta sensazione (l'avv. FORZIATI era stato, fra l'altro, vittima di un tentativo di estorsione da parte di Franco FREDA) che l'episodio di Trieste fosse maturato nello stesso ambiente in cui erano stati ideati e organizzati gli altri attentati della campagna terroristica della primavera-inverno 1969.

Sintetizzando quanto emerge dai rapporti giudiziari e dalle perizie tecniche relative ai due attentati, è sufficiente in questa sede ricordare che la mattina del 4.10.1969 (un lunedì) il custode della scuola elementare di lingua slovena, sita in Via Caravaggio 4 a Trieste, scoprì sul davanzale di una finestra una cassetta portamunizioni militare con scritte in inglese avvolta da filo zincato.

Quando i Carabinieri intervenuti sollevarono il coperchio, la cassetta risultò contenere sei candelotti di gelignite spezzati a metà, avvolti in carta paraffinata rossa, e un congegno ad orologeria formato da una pila, due detonatori e un orologio da polso con una vite inserita nel quadrante e collegata ai fili elettrici a loro volta collegati ai detonatori (cfr. rapporto riassuntivo del Nucleo Investigativo Carabinieri di Trieste in data 2.2.1970).

Ai piedi dell'edificio venivano inoltre rinvenuti otto foglietti di carta con scritte in stampatello di carattere antislavo quali "NO AL VIAGGIO DI SARAGAT IN JUGOSLAVIA", "NO ALLE FOIBE" e così via, firmati FRONTE ANTI SLAVO.

La perizia disposta dall'A.G. di Trieste evidenziò che la cassetta conteneva complessivamente kg. 5,700 di gelignite e che l'ordigno non aveva funzionato per un difetto tecnico connesso o al basso voltaggio della pila elettrica o a un cattivo contatto fra i fili conduttori o fra la lancetta dell'orologio e la vite inserita nel quadrante.

L'ordigno inesploso deposto vicino al cippo di confine italo-jugoslavo a Gorizia veniva invece rinvenuto casualmente solo in data 6.11.1969, in occasione di lavori di potatura di alcuni alberi eseguiti da operai italiani.

La cassetta rinvenuta presentava le medesime caratteristiche di quella deposta dinanzi alla scuola di Trieste e risultava contenere un ordigno anch'esso del tutto identico a quello di Trieste, composto da innesco a orologeria e candelotti di gelignite per il peso complessivo di kg. 1,500 (cfr. rapporto riassuntivo del Nucleo Investigativo Carabinieri di Gorizia in data 5.3.1970).

Anche in tale occasione venivano rinvenute nelle vicinanze della cassetta cinque foglietti con slogan antislavi.

L'ordigno rinvenuto sulla linea di confine veniva quasi immediatamente fatto brillare per ragioni di sicurezza dagli artificieri intervenuti sul posto e l'esplosione risultava di tale potenza da far saltare i vetri di numerosi edifici nel raggio di un centinaio di metri sia in territorio italiano sia in territorio jugoslavo e da danneggiare comunque gravemente il muro di sostegno della rete di confine.

Del resto, per comprendere la potenzialità offensiva dei due ordigni deposti a Trieste e a Gorizia, basti pensare che essi complessivamente contenevano una quantità di esplosivo pari a oltre quattro volte quello contenuto nella cassetta metallica lasciata alla Banca Nazionale dell'Agricoltura.

L'iter processuale delle istruttorie, che all'epoca avevano interessato il solo episodio di Trieste toccando comunque, anche se con pochi elementi di prova, l'ambiente politico/eversivo che alla luce delle nuove risultanze risulta effettivamente coinvolto nei fatti, era stato alquanto accidentato.

In un primo momento, sulla base di pur vaghe dichiarazioni accusatorie di tale SEVERI Antonio, appartenente all'area di estrema destra di Trieste, erano stati indiziati gli ordinovisti triestini NEAMI, BRESSAN e FERRARO (i cui nomi ricorrono nelle attuali dichiarazioni di SICILIANO e VIANELLO come effettivi basisti dell'attentato) i quali si erano dati a precipitosa fuga rifugiandosi presso un ordinovista di Torino.

I tre, in seguito, erano stati tuttavia prosciolti stante la labilità degli elementi a loro carico.

In seguito, dopo il rientro dell'avv. FORZIATI dal suo "soggiorno" in Spagna, questi, sentito dall'A.G. di Trieste e di Milano, aveva dichiarato di avere appreso da un altro componente del gruppo triestino, Manlio PORTOLAN, che autori dell'attentato erano stati due ordinovisti di Mestre e cioè Delfo ZORZI e Martino SICILIANO.

Anche tale seconda istruttoria si era tuttavia conclusa con un proscioglimento poiché le indagini a Mestre erano state assai superficiali e non era stato possibile acquisire elementi più consistenti. Anche alla luce delle successive dichiarazioni di Vincenzo VINCIGUERRA, che aveva indicato quale profilo non sufficientemente esplorato dalle indagini l'unità di azione, a partire dalla fine degli anni '60, del gruppo mestrino e del gruppo triestino, era comunque sempre rimasto il fondato sospetto che le indagini iniziali avessero imboccato, anche se non coltivato fino in fondo, la pista giusta.

L'attentato di Trieste e quello contemporaneo di Gorizia sono stati i primi episodi di cui Martino SICILIANO ha parlato al momento della sua scelta di collaborazione sia per l'intrinseca gravità dei fatti sia per la netta percezione che egli aveva immediatamente avuto che essi fossero collegati agli attentati del 12.12.1969.

Vi era infatti la presenza dei candelotti di gelignite, vi era l'utilizzo di cassette metalliche (seppur portamunizioni e non portavalori e quindi diverse da quelle usate per il fatti del 12.12.1969) che avrebbero dovuto aumentare la potenza della deflagrazione; vi era la netta sensazione che la spedizione a Trieste e Gorizia costituisse una prova di affidabilità e una sperimentazione degli uomini e dei mezzi in vista di azioni ancora più gravi.

Non a caso Martino SICILIANO, forse giudicato non sufficientemente determinato o forse troppo facilmente individuabile in caso di indagini abbastanza approfondite (interr. SICILIANO, 12.9.1996, f.5), era stato escluso dopo gli attentati di ottobre dal nucleo operativo.

Ecco il racconto in merito ai due attentati reso immediatamente da SICILIANO sin dai primi interrogatori:

"ATTENTATO ALLA SCUOLA SLOVENA DI TRIESTE - OTTOBRE 1969

Il 2 ottobre 1969 ZORZI mi parlò della necessità di effettuare un atto dimostrativo al confine orientale in funzione di contestazione alla preannunciata visita di Saragat a Tito.
La visita poi non si verificò comunque, ma per motivi che non attenevano al nostro fallito attentato
Fui incaricato da lui di realizzare col pantografo dei volantini manoscritti anti-Tito da lasciare in loco.
Ne parlò solo a, me ma ci mettemmo d'accordo per partire il giorno dopo, insieme a Giancarlo VIANELLO, con la macchina di MAGGI.
L'appuntamento era a Piazzale Roma, dove io, Zorzi e Vianello arrivammo in autobus e presso il garage San Marco c'era la macchina di Maggi.
Nel baule della stessa vi erano due contenitori metallici del tipo per nastri da mitragliatrice, di colore grigio/verde, riempiti di bastoni di gelignite con un timer già approntato al quale mancava solamente di essere attaccata la batteria.
Chiesi a Zorzi perché vi erano due ordigni al posto di uno e mi risponde che uno dovevamo deporlo a Trieste e l'altro a Gorizia.
Preciso che i soldi per la benzina, l'autostrada e il mangiare furono forniti da Maggi.
Zorzi, poiché glielo chiesi, mi disse che gli ordigni erano stati preparati dallo ZIO OTTO che ribadisco essere DIGILIO.... Poiché avevo paura di poter saltare in aria innescando l'ordigno, espressi le mie preoccupazioni a ZORZI il quale mi tranquillizzo dicendomi che tutto era stato preparato dalla solita persona.... Io non sapevo come effettuare il collegamento dei timers agli ordigni, ma lo ZORZI mi spiegò come i due poli dovessero essere collegati alle batterie.
Non sono in grado di spiegare perché fossi stato prescelto.
Saliti in macchina andiamo a TRIESTE ove abbiamo appuntamento con dei locali e cioè NEAMI e PORTOLAN, quest'ultimo ci portò a casa della nonna o della zia, deceduta da poco per cui la casa era libera e dove fu effettuato il collegamento del primo ordigno.
Dagli stessi siamo stati chiamati a questa scuola di lingue slovena ove l'ordigno è stato collocato se non erro su una finestra. Non ricordò chi lo collocò, io ho lasciato nelle adiacenze i volantini.
Prendo visione delle fotografie contenute nel fascicolo originale dei rilievi tecnici del procedimento relativo all'attentato alla scuola slovena.
Riconosco i fogliettini con scritte che furono redatti da me con scritte antislave ed abbandonati sul posto.
Io avevo iniziato a scrivere i foglietti con un pantografo, ma dopo poco mi stufai e continuai a scriverli a mano a stampatello.... Riconosco altresì la cassetta portamunizioni, i candelotti e il congegno di accensione, quest'ultimo che ebbi occasione do osservare da vicino prima di effettuare personalmente il collegamento dei fili.
L'orologio era stato munito di un perno per costituire il contatto.
Eravamo convinti, andando via, di sentire un boato che avrebbe dovuto verificarsi quando noi uscendo da Trieste saremmo stati ormai sulla strada per Gorizia.
Il tempo programmato non era molto, meno di un'ora, forse 40 o 45 minuti, ma comunque non sentimmo nulla.
Prendo atto che il congegno non esplose in quanto la batteria era quasi del tutto scarica e che ciò è stato accertato dalla perizia.
In merito non so cosa dire; io ero convinto che il congegno esplodesse tanto è vero che ho avuto paura di saltare in aria innescandolo, ma evidentemente qualcuno aveva programmato l'azione in modo diverso perché mi sembra difficile che possa avvenire un errore del genere.
Come è noto, io e Delfo Zorzi, sulla base delle dichiarazioni di Gabriele FORZIATI, fummo indiziati in istruttoria di tale attentato doversi anni dopo lo stesso.
Fummo prosciolti, ma Forziati in realtà aveva detto il vero.
Egli non aveva avuto alcun ruolo nella vicenda, ma evidentemente nell'ambiente di Trieste, che era piccolo, aveva avuto delle confidenze esatte.
Subì anche una bastonatura per ritorsione che proveniva ovviamente dall'ambiente di Ordine Nuovo di Trieste.
Preciso che sui quotidiani locali apparve la notizia che la bomba avrebbe dovuto esplodere intorno a mezzogiorno causando vittime fra i bambini che frequentavano la scuola.
Ciò non è assolutamente esatto perché l'ora prevista di scoppio non era certo mezzogiorno, ma intorno a mezzanotte e cioè poco dopo che l'ordigno era stato deposto e innescato.
D'altronde la posizione del perno non consente un periodo di attesa superiore ad un'ora in quanto veniva usato un comune orologio da polso.

ATTENTATO AL CIPPO DI CONFINE CON LA JUGOSLAVIA A GORIZIA

Da Trieste Neami e Portolan ci accompagnarono alla strada per Gorizia ove arrivammo con la luce e quindi ci intrattenemmo in un bar onde aspettare il buio e innescare l'ordigno in macchina. Non avemmo appoggi locali.
Fu scelto il cippo situato di fronte alla vecchia stazione ferroviaria. Il luogo era adatto anche perché la strada era poco illuminata.
Nei pressi del cippo c'era la rete metallica che segnava il confine.
Non sono in grado di ricordare chi depose la cassetta, forse fui io stesso. Fui invece certamente io a lasciare lì vicino dei volantini del tutto analoghi a quelli lasciati a Trieste, anche questi da me manoscritti.
Il congegno deposto a Gorizia, per quanto ricordo, era del tutto identico a quello deposto a Trieste.
Sapemmo che anche questo ordigno non esplose in quanto non apparve alcuna notizia sui giornali e Neami e Portolan ci confermarono poi la notizia e a distanza di qualche settimana comparve sui giornali la notizia del ritrovamento dell'ordigno inesploso.
Io e Zorzi commentammo il fallimento dei due attentati attribuendolo ad un errore nostro e cioè di manipolazione dell'ordigno al momento dell'innesco. Non pensammo ad un difetto originario dell'ordigno...." (SICILIANO, 18.10.1994, ff.3-5).

Il dr. Carlo Maria MAGGI era perfettamente consapevole delle finalità della spedizione e dei motivi per cui la sua autovettura veniva utilizzata:

"....posso precisare che il dr. Maggi, prestandoci la vettura per andare a Trieste e a Gorizia, era perfettamente a conoscenza degli attentati che dovevano essere compiuti e dei loro obiettivi.
Preciso che quando arrivammo al Garage San Marco, Maggi non c'era e la macchina era parcheggiata nel garage con le chiavi nel quadro in quanto era obbligatorio lasciarvele...." (SICILIANO, 19.10.1994, f.8).

In data 20.10.1994, Martino SICILIANO ha fornito ulteriori precisazioni in particolare quelle importantissime relative al color rosso della carta che avvolgeva la gelignite:

"....In merito agli attentati alla Scuola Slovena di Trieste e al cippo di confine a Gorizia, faccio presente che Zorzi mi disse, nel corso del viaggio a Trieste, che nel caso in cui l'effetto sperato sull'opinione pubblica non fosse stato sufficiente, era già stato approntato un terzo ordigno per il sacrario di Redipuglia, ove sono sepolti i caduti della prima guerra mondiale, attentato che ovviamente avrebbe dovuto essere attribuito ai gruppi sloveni di sinistra.
Sempre in merito agli attentati di Trieste e Gorizia, posso precisare che le due cassette metalliche contenenti l'esplosivo erano una un po 'più grande dell'altra, ma comunque molto simili e di colore e di chiusura uguali.
I candelotti di gelignite erano avvolti in carta color rosso di sfumatura intorno al mattone/bordeaux.
Posso inoltre precisare che i detonatori erano del tipo elettrico al fulminato di mercurio.
Voglio aggiungere che, in occasione dell'incriminazione per i fatti di Trieste e Gorizia, io fornii al giudice istruttore un alibi falso affermando che quella sera mi trovavo a Trieste con una entreneuse originaria di Bolzano e che a Trieste aveva un bar-latteria. Io conoscevo effettivamente quella ragazza, che si chiamava Ivana Deck, nota come Ivonne, ma ovviamente quella sera non ero con lei...." (SICILIANO, 20.10.1994).

Durante e dopo la spedizione a Trieste e Gorizia, Delfo ZORZI aveva fatto a Martino SICILIANO discorsi ancora più inquietanti: vi erano ancora molti candelotti di gelignite e molte cassette metalliche utilizzabili per altre operazioni e ZIO OTTO (cioè Carlo DIGILIO) aveva migliorato e reso più sicuro il sistema di timeraggio cosicché le nuove azioni in progettazione sarebbero state portate a termine in condizioni di assoluta affidabilità (interr. SICILIANO, 20.10.1994, f.3).

Anche Giancarlo VIANELLO ha parlato sin dal primo interrogatorio degli attentati di Trieste e Gorizia, i fatti più gravi in cui durante la sua militanza era stato coinvolto sotto la spinta e la determinazione carismatica di Delfo ZORZI:

"....I due episodi di Trieste e di Gorizia nacquero in concomitanza con una visita del Presidente Saragat in Jugoslavia.
Secondo Zorzi il senso di questi attentati non era tanto antislavo, quanto di creare tensione all'interno del nostro Paese con un ripetersi di episodi, magari non gravi ma diffusi, che colpissero l'opinione pubblica e provocassero disagio ed una richiesta comunque di maggior autorità e ordine.... L'organizzazione degli episodi era dovuto anche nei suoi particolari a Delfo Zorzi, ma pur senza alcuna reticenza non riesco a ricordare se io ne avessi avuta qualche notizia in anticipo o al momento stesso della partenza.
Comunque, il senso del mio coinvolgimento, e probabilmente di quello della ragazza che era con noi, era comunque pormi in una situazione tale da non potere più poi fare marcia indietro rispetto alla nostra militanza, essendo compartecipe di fatti di una certa gravità
Martino Siciliano, invece, all'epoca non aveva mostrato segni di distacco dai progetti e dalle proposte di Zorzi.
Ricordo comunque che partimmo in macchina da Venezia con una Fiat 1100 di colore chiaro, credo beige, del dr. Maggi, vettura che già conoscevo essendo stata usata in occasione di propaganda politica e attacchinaggi.
Martino Siciliano, unico di noi ad avere la patente, guidava e oltre a lui c'eravamo Delfo, io e una ragazza della Campania in qualche modo collegata a Delfo e che non ebbi più occasione di vedere in seguito.... Io vidi per la prima volta le due cassette metalliche quando ci fermammo a Trieste per l'approntamento definitivo degli ordigni.
Raggiungemmo infatti Trieste nel pomeriggio e ci aspettavano due triestini che conoscevo e che erano noti attivisti di Ordine Nuovo di quella città.
Uno era sicuramente Francesco NEAMI e il secondo era un altro militante che conoscevo, ma non riesco assolutamente a ricordare se si trattasse di BRESSAN o di PORTOLAN.
In sostanza c'erano due dei militanti triestini più conosciuti.
Ricordo che ci incontrammo in un certo punto e li seguimmo in macchina fino ad una abitazione che per quanto ricordo era la casa vuota di una nonna o di una parente di uno dei due e quindi poteva essere utilizzata per approntare i congegni con tranquillità. Era una casa in città a Trieste.
In questa casa Delfo Zorzi fece un primo collegamento dei congegni probabilmente non completo perché ancora un certo tratto di strada ci divideva da Gorizia. Gli ordigni, per quanto ricordo, erano costituiti appunto da cassette metalliche con all'interno dei candelotti e un congegno di innesco formato da batteria e filo elettrico, detonatore e orologio o sveglia che fungeva da timer.
Ricordo, per affermazione di Zorzi, che i candelotti erano di gelignite, ma non saprei descriverli in particolare perché li vidi al più per pochi attimi in quanto Zorzi si era appartato in un'altra stanza per armeggiare con essi.
Ripartimmo da questo appartamento, che ricordo modesto, alla volta di Gorizia dove arrivammo solo noi quattro intorno all'ora di cena.
C'era ancora movimento e ci recammo quindi a cena in una trattoria e poi al cinema all'ultimo spettacolo, cioè quello che inizia intorno alle 22.00/22.30, solo per tirare la mezzanotte e poterci muovere con più libertà.... Ricordo ancora molto bene quale fosse il film che vedemmo quella sera.
Il cinema era a Gorizia-città e si trattava di un film e brevi episodi di carattere realistico, ma con toni surreali, a colori, credo americano, nel corso del quale c'era ad esempio un episodio di questo genere: due innamorati, che si erano lasciati, si erano dato un appuntamento per molto tempo dopo e in un'altra città, e per la fretta di raggiungersi al momento convenuto si erano scontrati con le rispettive vetture rimanendo uccisi.
Era un film con attori poco noti o che io non conoscevo.
Terminato lo spettacolo ci portammo in una zona fuori città e isolata e al buio, all'interno della macchina e con la luce interna, Zorzi collegò l'ultimo contatto
Prendemmo poi una strada sterrata ove, ricordo, ebbi molta paura in quanto la macchina sobbalzava e con l'ordigno già innescato c'era il serio rischio di saltare per aria.
Raggiungemmo il punto di confine con la Jugoslavia nei presso di una stazione ferroviaria.
Zorzi scese e collocò personalmente, mostrando una notevole freddezza, l'ordigno nei pressi del cippo di confine jugoslavo, superando quindi da solo il cippo italiano e la cosiddetta zona di nessuno.... Ripartimmo rapidamente per Trieste, che raggiungemmo quindi intorno all'una di notte.
Preciso che a Trieste, prima di raggiungere la casa della parente di uno dei due triestini, costoro ci avevano mostrato dove era la Scuola Slovena e quindi, dopo Gorizia, raggiungemmo il secondo obiettivo senza particolare difficoltà.
Credo, anche se non ho un ricordo preciso, che come per l'episodio precedente, sia stato effettuato qualche minuto prima l'ultimo collegamento e poi Delfo depose l'ordigno in qualche punto presso la struttura della scuola.
In questo caso ricordo che lasciammo un certo numero di bigliettini con scritte antislave nei pressi della scuola. Io li vidi per la prima volta poco prima dell'azione e ricordo che mi inquietai in quanto le iniziali del "Fronte Anti Slavo" citato negli stessi, erano le stesse della sigla "F.A.S - Fronte di Azione Studentesca" che avevamo usato per diffondere volantini di destra nelle scuole di Mestre e Venezia e ciò avrebbe potuto condurre le indagini fino a noi.... Ricordo un altro particolare e cioè che insieme all'ordigno fu deposto un contenitore con benzina che avrebbe dovuto, se fosse avvenuta l'esplosione, creare un incendio.
Ripartimmo a rotta di collo per Venezia.... Posso ancora aggiungere che ebbi la sensazione che l'utilizzo di questa sigla "F.A.S." che almeno in un certo contesto era ben leggibile e l'utilizzo di una notevole quantità di esplosivo fossero un messaggio a referenti di Zorzi per rafforzare il senso della sua capacità operativa.
Ritengo peraltro che gli ordigni non siano esplosi per un casuale malfunzionamento, ma che non dovevano esplodere per costituire proprio il messaggio di cui ho appena parlato, oltre naturalmente a rafforzare il coinvolgimento degli altri compartecipi...." (VIANELLO, 19.11.1994).

Anche Giancarlo VIANELLO ha dichiarato di avere appreso da ZORZI che il congegno di innesco era dovuto all'aiuto fornito da "OTTO" e che la gelignite era custodita in un deposito segreto di Delfo ZORZI.

Giancarlo VIANELLO è stato in grado di ricordare sia come si presentava la gelignite sia un altro importante particolare di riscontro e cioè la trama del film che il gruppo aveva visto quella sera a Gorizia in attesa di passare all'azione:

"....Mi sono ricordato, dopo il precedente interrogatorio, che i candelotti di gelignite erano avvolti con carta oleata di colore rosso scuro tendente al mattone o al bordeaux.
E' questo un ricordo visivo netto, anche se non sono in grado di dire a quale momento della vicenda risalga e cioè a quale momento degli episodi, di cui ho parlato, dell'ottobre 1969.
Comunque non avevo mai visto tali candelotti prima del viaggio a Trieste e Gorizia.
Per quanto concerne la sosta a Gorizia in attesa del momento più opportuno per agire, posso confermare che assistemmo in città ad una proiezione cinematografica in un comune cinematografo che certamente non era una cineteca o simili.
Ribadisco che il film era di produzione statunitense e che era un film ad episodi di carattere fantastico che rappresentava vicende grottesche o surreali.
Mi sono ricordato di qualche frammento di un altro episodio che raccontava la vicenda di un automobilista decapitato in autostrada da lamiere trasportate da un camion. L'automobilista aveva proseguito la sua corsa senza testa provocando incidenti dovuti alla sorpresa degli altri automobilisti...." (VIANELLO, 6.12.1994).

In sostanza i due racconti di SICILIANO e VIANELLO, resi separatamente da parte di persone che avevano perso i contatti da oltre vent'anni, sono quasi integralmente sovrapponibili e danno quindi garanzia di piena affidabilità.

L'unico lapsus di memoria, più che divergenza, consiste nel fatto che Martino SICILIANO, nella concitazione del primo interrogatorio in cui egli ha dovuto mettere a fuoco in poche ore i ricordi relativi a molti episodi lontanissimi nel tempo, ha collocato l'episodio di Gorizia come successivo, pur nell'ambito della stessa serata, a quello di Trieste.

Sentito peraltro sul punto in data 25.1.1995, Martino SICILIANO ha ricordato che l'esatta scansione temporale dei fatti era quella descritta da Giancarlo VIANELLO.

I particolari forniti dai due ex-militanti di Ordine Nuovo in merito alle caratteristiche dei due episodi coincidono inoltre perfettamente con quanto emerge dai rapporti giudiziari redatti nell'immediatezza dei fatti.

Perdipiù sia SICILIANO sia VIANELLO hanno riferito di avere assistito in un cinema di Gorizia, attendendo la notte e quindi il momento di passare all'azione, ad un film a carattere surreale e grottesco diviso in singoli episodi (interr. SICILIANO, 25.1.1995, f.2, e 8.11.1996, f.2; VIANELLO, 19.11.1994, f.7, e 10.12.1996, f.2).

Tale film è certamente "La realtà romanzesca", un film ad episodi che era appunto in programmazione in quei giorni presso il Cinema Verdi di Gorizia, come si desume dai quotidiani locali dell'epoca, acquisiti da questo Ufficio tramite la Digos di Venezia.

Tale riscontro conferma in modo assolutamente indiscutibile la presenza del gruppo, quella sera, a Gorizia.

Carlo DIGILIO, completando il già ricco quadro probatorio relativo ai due attentati "preparatori", ha confermato che in quel periodo, in occasione di diversi incontri avvenuti a Mestre, svolgeva attività di "consulenza" in favore di Delfo ZORZI in merito alle tecniche più adeguate per l'innesco di ordigni esplosivi e che Delfo ZORZI gli aveva confidato di avere organizzato e personalmente partecipato all'attentato alla Scuola Slovena di Trieste e al cippo di confine di Gorizia (interr. DIGILIO 12.11.1994 e memoriale allegato; 21.2.1997 f.3).

Tali azioni, sempre secondo ZORZI, anche se gli attentati materialmente erano falliti, avevano avuto un effetto positivo per l'ambiente di destra del Veneto in termini di prestigio e di operatività e soprattutto avevano contribuito a meglio selezionare e coagulare il gruppo di militanti che ruotava intorno allo stesso ZORZI (interr. DIGILIO 13.1.1996 f.2).

In relazione all'attentato do Gorizia, Delfo ZORZI si era vantato con DIGILIO di essersi portato personalmente sulla linea di confine e di avere deposto l'ordigno sfidando il pericolo di essere sorpreso da qualche pattuglia di "graniciari" (le guardie di confine jugoslave) che pattugliavano la zona (interr. DIGILIO 21.2.1997 f.2).

Tali particolari corrispondono alle effettive modalità dell'attentato, oltre che alla assoluta determinazione di Delfo ZORZI quale emerge dagli atti, e corrispondono altresì alla descrizione della materiale esecuzione dell'attentato fornita da Giancarlo VIANELLO, il quale ha rievocato la "freddezza" dimostrata da ZORZI nell'avvicinarsi da solo alla linea di confine (interr. VIANELLO 19.11.1994 f.7)

Infine, sul piano dei riscontri documentali, sono state acquisite al presente procedimento alcune copie di lettere inviate via telefax da Stefano TRINGALI a Delfo ZORZI, presso la sua residenza in Giappone, che erano state rinvenute casualmente e sequestrate dal Nucleo Regionale polizia tributaria della Guardia di Finanza di Firenze nell'abitazione di Roberto LAGNA (componente del gruppo di Delfo ZORZI, deceduto nel 1993) durante un'operazione in materia di evasione fiscale e di utilizzo di marchi falsi.

Il contenuto di tali lettere, che attestano la costante opera di informazione svolta da TRINGALI in favore di ZORZI in merito a quasi tutte le indagini in materia di eversione di destra in corso in Italia e in cui si fa cenno a molte cose "scottanti" affidate in passato da ZORZI a TRINGALI, sono state contestate a quest'ultimo, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, nel corso degli interrogatori svolti in data 2.8.1996 e 16.10.1996 ai sensi dell'art.348 bis c.p.p. del 1930.

In una di queste lettere, risalente all'estate del 1986, si fa chiaro riferimento al fatto che le indagini allora in corso potessero toccare gli elementi più "deboli" e cioè Martino SICILIANO e Giancarlo VIANELLO in quanto "si tratta di roba molto vecchia" e gli inquirenti "cercano sempre un tuo (nota Ufficio: di Delfo ZORZI) parere nella faccenda (GO)".

E' evidente la preoccupazione di TRINGALI che, a seguito di un possibile cedimento di SICILIANO e VIANELLO potesse emergere la responsabilità (il "parere") di ZORZI in relazione all'attentato di Gorizia.

Inoltre nella stessa lettera si fa chiaro riferimento alla soddisfazione legata al successo per l'assoluzione di FREDA e VENTURA ai processi di Catanzaro e Bari, ma nel contempo alla preoccupazione per la possibilità che gli inquirenti, indagando sul gruppo mestrino, possano trovare "l'anello di congiunzione" tra "l'amico FRITZ" (quasi certamente Franco FREDA) e il dr. Carlo Maria MAGGI e cioè provare il collegamento che era mancato nelle prime istruttorie sugli attentati del 12.12.1969.

Sono quindi espressi a chiare lettere da TRINGALI, sin dal 1988, i timori la cui fondatezza sarà confermata, quasi 10 anni dopo, dalla collaborazione di Martino SICILIANO e Carlo DIGILIO ed in questo senso il messaggio sequestrato costituisce un pieno riscontro anticipato e documentale a quelle che saranno le acquisizioni della presente istruttoria.

In conclusione, a carico del dr. MAGGI, così come a carico di Delfo ZORZI (cui la contestazione è già stata effettuata con notifica al domicilio eletto presso il difensore), sussistono gravi indizi della sua corresponsabilità sul piano decisionale ed operativo nei due attentati dell'ottobre 1969.

Tale circostanza non è di poco conto in quanto, pur non apparendo corretto contestare in relazione a tali episodi, come era avvenuto nelle prime istruttorie, il reato di tentata strage (in quanto l'ordigno doveva esplodere quando la scuola era chiusa), sono assai significativi gli indizi di continuità strategica e di progressione operativa fra tali due attentati e quelli del 12.12.1969.

Ci riferiamo alle circostanze riferite da Martino SICILIANO ed esposte all'inizio di questo paragrafo e in particolare alla presenza a Trieste e Gorizia di candelotti di gelignite, contenenti binitrotoluene, esplosivo fortemente compatibile, in base alle perizie effettuate all'epoca, con quello utilizzato per la strage di Piazza Fontana e i 4 attentati ad essa contemporanei.

Ci riferiamo altresì ad altri particolari che Martino SICILIANO non poteva conoscere.

I frammenti degli ordigni esplosivi collocati il pomeriggio del 12.12.1969 a Roma dinanzi all'Altare della Patria, sottoposti a perizia, hanno evidenziato infatti che i candelotti utilizzati in tale occasione erano avvolti da carta rossa paraffinata, e cioè dello stesso colore di quella che avvolgeva i candelotti venduti da Roberto ROTELLI a Delfo ZORZI, visti e maneggiati da SICILIANO, da VIANELLO e, successivamente, per l'attentato al COIN di Mestre, da Piero ANDREATTA.

Inoltre anche i candelotti fatti rinvenire da Franco COMACCHIO dopo il rinvenimento delle armi a Castelfranco Veneto nel novembre 1971, e a lui consegnati da Giovanni VENTURA, erano in parte candelotti di gelignite avvolti in carta rossa.

Perdipiù Ruggero PAN, commesso della libreria di Giovanni VENTURA, nel corso della prima istruttoria ha riferito che questi, nell'agosto del 1969, dopo gli attentati ai treni, aveva espresso il proposito di utilizzare, per l'avvenire, delle cassette di ferro al fine di provocare danni maggiori, incaricando l'elettricista Tullio FABRIS (che ha confermato la circostanza) di reperirle.

Poche settimane dopo, a Trieste e a Gorizia, sono comparse per la prima volta le cassette metalliche, fortunatamente non esplose.

Gli elementi di collegamento sono quindi più di quanti lo stesso Martino SICILIANO potesse immaginare.

segue

Roma: ventenne aggredito a colpi di casco

autore:
antifa

AGGREDITO A ROMA A COLPI DI CASCO
GIOVANE COMUNISTA ROMA (ANSA) – ROMA, 16 MAG – “Fai parte dei collettivi della sinistra?” e alla risposta affermativa ha preso il casco e lo ha colpito al volto e poi sul corpo. E’ quanto è avvenuto stamani, alle 11, in piazza Re di Roma, nel quartiere San Giovanni, a Roma, ad un ragazzo di 20 anni che stava prelevando del denaro da un bancomat. Il giovane è stato refertato al pronto soccorso con tre giorni per contusioni al volto ed in varie parti del corpo e nel pomeriggio si è presentato al commissariato San Giovanni per denunciare l’* aggressione

*, resa nota dal segretario della Federazione romana del Partito dei Comunisti Italiani, Fabio Nobile. “Nella tarda mattinata di oggi – ha spiegato – si è verificato l’ennesimo pestaggio ai danni di un ventenne vicino ai movimenti e al Pdci. Il dramma è che questa è una dinamica di quotidianità poiché il ragazzo che stava tranquillamente passeggiando, è stato avvicinato da un individuo che, dopo avergli chiesto se fosse un militante di sinistra, lo ha aggredito a colpi di casco. A un giorno dalla manifestazione di Verona – sostiene Nobile – questo è il segno tangibile dell’atteggiamento squadristico dei neofascisti nel nostro paese. Facciamo appello a magistratura e forze dell’ordine – conclude l’esponente dei comunisti italiani – ma soprattutto a tutte le forze democratiche e antifasciste della città ad alzare il livello di attenzione, di mobilitazione e di vigilanza democratica”.(ANSA)