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Via Giorgio Almirante, terrorista

Autore:
Gennaro Carotenuto
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In molti hanno scritto dell’Almirante antisemita e dell’Almirante massacratore repubblichino e ci vuole un tir di Maalox (o lo stomaco di Veltroni, “nulla fermerà il dialogo con il PDL”) per mandarlo giù. Ben pochi invece si sono soffermati sul fatto che Giorgio Almirante fu amnistiato solo perché ultrasettantenne dal reato di favoreggiamento aggravato agli autori della strage di Peteano, nella quale tre carabinieri furono fatti saltare in aria. Giorgio Almirante, il grande statista al quale Gianfranco Fini rende omaggio e Gianni Alemanno vuol dedicare una strada romana, per la legge italiana è però un terrorista complice dell’assassinio di tre carabinieri. Ecco tutta la storia.

di Gennaro Carotenuto

Il 31 maggio 1972, in Peteano di Sagrado, in provincia di Gorizia, mentre in televisione trasmettevano Inter-Ajax, morirono dilaniati in un attentato il brigadiere Antonio Ferraro di 31 anni e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Bongiovanni di 33 e 23 anni. Rimasero gravemente feriti il tenente Francesco Speziale e il brigadiere Giuseppe Zazzaro.
Nonostante i morti fossero tre poveri carabinieri (nella foto), immediatamente una cortina di depistaggi fu elevata per coprire i responsabili. Come per Piazza Fontana si diede per anni la colpa ai rossi; la strategia della tensione serviva per quello e funzionava così. Tra i principali depistatori vi fu il generale Dino Mingarelli, condanna confermata in Cassazione nel 1992 per falso materiale ed ideologico e per soppressione di prove, e il generale piduista Giovanbattista Palumbo, che all’epoca era comandante della divisione Pastrengo di Milano e che aveva competenza su tutto il Norditalia, che inventò la pista rossa di sana pianta. Per difendere gli assassini di tre carabinieri due dei maggiori in grado dell’arma delle vittime, per anni ne fecero di tutti i colori, manomettendo e facendo sparire le prove, come si legge nelle sentenze e come racconta benissimo il giudice Felice Casson in un libro intervista che uscirà in futuro.
La strage avvenne a 15 giorni dall’omicidio Calabresi e tre settimane dopo le elezioni politiche del 7 maggio nelle quali l’MSI era cresciuto fino all’8.67%, massimo storico e ad un passo dal PSI. I colpevoli materiali della strage, condannati all’ergastolo con sentenza definitiva, erano gli iscritti all’MSI friulano Carlo Ciccuttini e Vincenzo Vinciguerra insieme ad Ivano Boccaccio, ucciso pochi mesi dopo i fatti in uno strano tentativo di dirottamento aereo all’aeroporto di Ronchi dei Legionari, in ottobre. Con Peteano c’entrano tutti, i vertici dei carabinieri, l’MSI (al quale erano iscritti tutti i terroristi) la P2, Gladio, i servizi italiani e la CIA nel pieno della strategia della tensione. Destabilizzare per stabilizzare.
Per trappolare la 500 di Peteano furono usati materiali di Gladio conservati ad Aurisina e tecniche che venivano insegnate alla Folgore a Pisa. Risoltosi il problema di Boccaccio, restavano Cicuttini e Vinciguerra. Abbiamo già detto che la strategia della tensione serviva a destabilizzare per stabilizzare e proprio l’MSI la stava capitalizzando, come il voto del 7 maggio aveva appena dimostrato. E quindi i camerati andavano salvati. E qui interviene il nostro. Dopo la morte di Boccaccio a Ronchi, Vinciguerra e Cicuttini, segretario dell’MSI a San Giovanni a Natisone, in provincia di Udine, che faceva i comizi con Giorgio Almirante, nonostante non fossero ancora stati inquisiti per Peteano (le piste fasulle staranno in piedi per anni), si erano comunque resi latitanti. Latitanza dorata nella Spagna di Francisco Franco, dove il loro punto di riferimento era Stefano delle Chiaie e dove con questo si dedicavano al traffico d’armi. Cicuttini sposò perfino la figlia di un generale. C’era un solo punto debole del piano: la voce di Cicuttini registrata sia nei comizi dell’MSI sia nella telefonata con la quale Cicuttini attira i carabinieri nella trappola a Peteano.
E fu proprio Giorgio Almirante, il fascista in doppio petto, quello rispettabile, quello con il senso dello Stato, a proteggere l’autore della strage di Peteano fino a mandargli 34.650 dollari statunitensi in Spagna proprio per operarsi alle corde vocali. Ciò è processualmente provato. Almirante consegnò personalmente i soldi all’avvocato goriziano Eno Pascoli che li fece avere a Cicuttini a Madrid, via Svizzera. Almirante e Pascoli, incriminati per favoreggiamento dell’autore della strage di Peteano furono rinviati a giudizio insieme. Ma mentre Pascoli sarà condannato, la condanna di Almirante seguirà un corso diverso. Il capo dell’MSI godeva infatti dell’immunità parlamentare dietro la quale si trincerò perfino per evitare di essere interrogato. La tirò avanti per anni di battaglie nelle quali non fu mai in dubbio la sua colpevolezza, finché non intervenne un’amnistia praticamente ad personam, della quale beneficiava solo in quanto ultrasettantenne. Giorgio Almirante, l’uomo d’ordine, dovette chiedere per sé l’amnistia perché il dibattimento lo avrebbe condannato e ne beneficiò (mentre il suo complice fu condannato) per il reato di favoreggiamento aggravato degli autori (militanti e dirigenti del suo partito) di un attentato terroristico nel quale vennero uccisi tre carabinieri. Non si parla di violenza politica o di strada, di giovani di destra e sinistra che si fronteggiavano e a volte si ammazzavano; stiamo parlando del peggiore stragismo. Dedichiamogli una strada, lo merita: Via Giorgio Almirante, terrorista.

www.gennarocarotenuto.it

Pigneto, migliaia in corteo "Solidarietà, no al razzismo"

Autore:
antifa reporter
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La manifestazione organizzata dopo il raid punitivo di sabato scorso
sfila senza incidenti.

La Digos nega "il movente di tipo politico"

Fava (Sd): "I pestaggi immotivati raccontano di un clima da liberi tutti"

Marrazzo (Pd): "No a strumentalizzazioni. Chiarirà tutto la magistratura"

ROMA - "Solidarietà agli immigrati colpiti dal razzismo, associazione Bangladesh". E' lo striscione che apre la manifestazione organizzata da centri sociali e associazioni di cittadini immigrati dopo l'aggressione contro tre negozi di immigrati avvenuta sabato scorso nel quartiere. Almeno tremila persone, secondo la questura, soprattutto residenti e immigrati, hanno attraversato le stradine di uno dei quartieri più di moda della Capitale proprio perchè multietnico e con mille facce e colori. "Pigneto libero da speculatori, fascisti, razzisti" era scritto su un altro striscione rosso.

La manifestazione è durata circa un'ora e mezzo e si è conclusa senza alcun tipo di tensione. E' partita dall'isola pedonale, ha raggiunto via Prenestina, è passata vicino alla chiesa di San Leone Pio, via Giovenale per poi tornare in via del Pigneto. Molti gli striscioni e le bandiere comprese quelle anarchiche. Un cartello espone la scritta "Xenofobia e razzismo centro sinistra e centro destra, dov'è la differenza". Tra i manifestanti ci sono il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, l'assessore regionale Giulia Rodano, l'europarlamentare Claudio Fava, gli assessori provinciali Massimiliano Smeriglio e Cecilia d'Elia oltre a Roberto Morassut, già assessore al comune di Roma. Presente anche il presidente del Municipio VI Gianmarco Palmieri.

Il corteo ha fatto tappa davanti ad ognuno dei tre negozi che sono stati assaliti e distrutti sabato pomeriggio da una decina di persone con caschi, cappucci e mazze. "Una ritorsione per lo scippo di un portafoglio" è la ricostruzione fornita dagli investigatori della Digos della questura di Roma molto attenti a non indicare un movente di tipo politico dietro il raid di sabato. Gli investigatori sono convinti di poter dare molto presto un nome e un cognome a chi ha organizzato la spedizione punitiva.

Una ricostruzione non condivisa dalle forze della sinistra. "Sarebbe grave sottovalutare il raid violento del Pigneto o derubricarlo ad un esempio di folklore fascista" dice Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sinistra Democratica. "Quei pestaggi immotivati contro immigrati inermi raccontano di un clima da 'liberi tutti', che la stretta repressiva di questo governo sta provocando".

Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo dice "no alle strumentalizzazioni" e che nessuno si metta a fare come Charles Bronson nel film "Giustiziere della notte". C'è la magistratura e "provvederà a chiarire la vicenda". E dice no anche "al commissario straordinario all'immigrazione: ci sono rappresentanze elette democraticamente dai cittadini per questo". Guai, avverte Marrazzo, "non deve assolutamente farsi strada l'idea di potersi fare giustizia da soli altrimenti viene meno il principio di vivibilità e di condivisione dei valori democratici".

L'obiettivo della manifestazione, hanno spiegato gli organizzatori, è "salvaguardare i valori fondanti della democrazia, condannare con fermezza ogni azione di violenza e garantire per tutti i cittadini il rispetto delle regole". Il sindaco Alemanno, che per primo ha negato un movente di tipo politico dietro la spedizione punitiva, ha promesso che il Comune risarcirà i danni subiti dai commercianti extracomunitari. Una reazione che non è piaciuta a Forza Nuova. "E' un inizio senza
mordente - scandisce Roberto Fiore, leader del movimento di estrema destra - che ci sembra non abbia colto gli umori della società. La gente si è spostata a destra, ha voglia di ordine, di sicurezza, di qualcuno che difenda con forza i valori cristiani e quelli dell'italianità, ma finora la politica non ha risposto a questo appello".

(26 maggio 2008) www.repubblica.it

proiezione Nazirock @ Garbatella

28/05/2008 - 21:00
28/05/2008 - 23:59
Promotore evento:
csoa la strada & factory occupata
Indirizzo email:

ore 20.30
dibattito con:
- claudio lazzaro, regista
- guido caldiron, giornalista
- circolo culturale mario mieli
- madri per roma città aperta

ore 21.30 proiezione in piazza sauli

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Corteo al Pigneto 26 maggio ore 18.00 - IL PIGNETO LIBERO DA FASCISTI, RAZZISTI, “SCERIFFI” E SPECULATORI

autore:
csoa ex-snia

IL PIGNETO LIBERO DA:
FASCISTI, RAZZISTI, “SCERIFFI” E SPECULATORI

Condanniamo l’atto vergognoso accaduto sabato 24/05/08 nel quartiere romano del Pigneto.

Una ventina di individui – alcuni dei quali a volto coperto - hanno devastato con spranghe e bastoni le vetrine di tre negozi, a via Ascoli Piceno e via Macerata, gestiti da cittadini migranti.

Il clima di razzismo, alimentato da campagne mediatiche ed elettorali securitarie, che incrementano una guerra tra poveri volta a distogliere l’attenzione dalla mancanza reale di condizioni di vita dignitose, è il terreno fertile in cui tali azioni trovano legittimazione.

Nel caso del Pigneto, l’episodio accaduto è anche conseguenza di scelte politiche precise che hanno, negli ultimi anni, concesso l’apertura indiscriminata di attività commerciali notturne che contribuiscono al disagio e all’invivibilità del quartiere esasperando i residenti.

La riqualificazione del quartiere può avvenire solo con la creazione di luoghi di aggregazione e di servizi necessari alla popolazione, da sempre carenti, che rispondano ai reali bisogni degli abitanti.

Il quartiere, che ha una storia fatta di convivenza e socialità tra i cittadini di diverse provenienze geografiche e culturali, ha voluto immediatamente, insieme a tutta la cittadinanza, esprimere la propria rabbia contro gli atti di violenza di chi si improvvisa “sceriffo” per garantire “sicurezza” e “pulizia” secondo una logica di eliminazione del diverso.

Spontaneamente hanno avuto luogo il giorno stesso, un presidio e un corteo che ha attraversato le strade del quartiere e domenica un’assemblea pubblica molto partecipata che unanimemente ha condannando l’atto squadrista e convocato un corteo per oggi.

Denunciamo l’ipocrisia del sindaco di Roma Gianni Alemanno, in passato attivamente coinvolto in pestaggi e raid squadristi, e che oggi condanna, in modo assolutamente strumentale la vergognosa aggressione.

Alemanno ha contribuito ad alimentare un clima di aggressività ed odio di matrice xenofoba e razzista nei confronti dei cittadini migranti, già a partire dalla sua campagna elettorale, strumentalizzando fatti di cronaca e individuando nella questione dell’immigrazione il capro espiatorio per le tensioni sociali esistenti ed oggi, invece, ne vuole dare una immagine mediatica di apertura e di accoglienza nei confronti dei migranti.

Anziché parlare di “emergenza sicurezza” vogliamo che si parli di diritto alla casa ed ad un lavoro senza sfruttamento, di cittadinanza per tutte e per tutti, di un quartiere che cresca ascoltando le reali esigenze degli abitanti senza trasformarsi in una vetrina, della difesa dei beni comuni della città regalati, come il deposito Atac, agli speculatori.

CSOA Ex Snia Viscosa

Pigneto – Roma 26/05/2008

Corteo Pigneto 26 Maggio ore 18

26/05/2008 - 18:23
26/05/2008 - 21:23

dopo la partecipata assemblea di ieri al pigneto,
Ricordo a tutti/e
il corteo oggi al Pigneto alle 18.00 con partenza dall'isola pedonale in risposta alle aggressioni agli immigrati.

Partecipate tutti!

Manifestazione in difesa dei rom

autore:
l'incarcerato
Sommario:
è ora di non rimanere indifferenti

E ora si esce dal virtuale

Carissime teste di capra, molti di voi giustamente dicono che non basta solamente scrivere su un blog per cambiare la nostra società, non basta solo denunciarle. Verissimo. Adesso c'è l'opportunità di emergere dal sottosuolo, far vedere che c'è anche l'altra Italia. E quella siamo noi, viviamo in un periodo di barbarie e se non facciamo nulla per fermale, ne siamo complici. Il primo giugno, a Roma, ci sarà la manifestazione promossa dai rom e intellettuali italiani. Siamo tutti incarcerati (anche voi, cosa vi credete?), e siccome siamo altruisti e siamo per la fratellanza e sorellanza, aiuteremo i rom e sinti a liberarli e proteggerli da questo genocidio culturale. Ringrazio l'Associazione Them Romano per avermi inviato il programma. Non possiamo non partecipare e chiedo a voi di esserci e soprattutto di diffondere il comunicato tramite i vostri blog. Riporto il testo. Questo è il link da diffondere
http://www.associazionethemromano.it/newsletter.htm

FERMIAMO UN GENOCIDIO CULTURALE

Dopo l'ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare in silenzio,occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole.
C'è un'oscura connivenza tra una parte del giornalismo italiano, una parte delle forze dell'ordine, una parte della politica italiana per giustificare un'incivile repressione.
Il 1° Giugno le Associazioni Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile.
Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!!
Occorre ribadire alcuni concetti che vengono mistificati,
Tutti credono che Rom siano solo stranieri.
Non è vero !, infatti l'80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani
Tutti credono che i Rom sono nomadi.
Non è vero !, Infatti la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari
Tutti credono che il campo nomadi è la soluzione ideale.
Non è vero !, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un'imposizione dovuta alla non conoscenza.
Tutti credono che zingaro sia il nome di questo popolo.
Non è vero !, infatti il termine corretto è Rom o Sinto.
Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, il 70% degli italiani sono razzisti nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell'uomo in Italia per i Rom non vale.
Non abbiamo nulla se non il nostro coraggio!!

http://incarcerato.blogspot.com/

FARC: morto Cte Marulanda

autore:
cubainforma
Sommario:
E' morto Marulanda

Quando, 60 anni fa, l’oligarchia scatenò la guerra fratricida nel nostro paese attraverso il terrorismo ufficiale e gli odi partitici, cercando di modificare la proprietà della terra e di ricomporre il potere politico, sottovalutò l’enorme capacità di resistenza del nostro popolo e le colossali dimensioni della sua dignità.
 
Come centinaia di migliaia di contadini, da allora Pedro Antonio Marín fu perseguitato dal governo e dai sicari paramilitari dell’epoca, obbligato ad abbandonare la propria tranquillità, il proprio lavoro ed i propri averi, e poi a difendersi per sopravvivere alla barbarie ufficiale, in una situazione funesta che costò la vita a circa 300000 compatrioti e che portò alla sottrazione impune di milioni di terre fertili, che passarono nelle mani di potenti capi liberali e conservatori di tutto il paese.
 
Da allora, grazie alla sua leadership ed alle enormi capacità politico-militari, colui che poi si sarebbe chiamato Manuel Marulanda Vélez - in omaggio ad un dirigente sindacale assassinato - iniziò ad assimilare la propria esperienza militare e a sviluppare una visione del mondo rivoluzionaria e comunista, che gli permise di comprendere perfettamente le profonde cause economiche, sociali e politiche non solo della sua situazione personale, ma anche dei profondi squilibri, violenze ed ingiustizia della nostra società.
 
Quando, nel 1964, l’oligarchia lanciò nel sud del Tolima una nuova e criminale offensiva contro i contadini chiamata “Plan Laso”, sotto la palese direzione del Pentagono statunitense, Manuel Marulanda Vélez e 47 contadini, dopo innumerevoli tentativi politici per la pace che furono ignorati, si sollevarono in armi per affrontare l’aggressione ed andare al fondo della soluzione: lottare per il potere politico e gettare le basi di una società con giustizia sociale, in marcia verso il socialismo.
 
Poiché Washington e l’oligarchia non permettevano la lotta rivoluzionaria per la via democratica, optammo per l’unico cammino possibile. Così nacquero le FARC!
 
E’ stato un ineguagliabile stratega, geniale conduttore, invincibile guerriero, imbattuto leader di mille battaglie politiche e militari combattute durante 60 anni di sforzi, rivendicando i diritti dei poveri e contrastando le violenze dei potenti, ed un rivoluzionario integrale che assimilò la teoria dei grandi pensatori fondendola con le verità estratte dalla vita nella sua pratica quotidiana, forgiandosi come uno dei più distinti dirigenti rivoluzionari di tutti i tempi.
 
Nell’umanità non ci sono precedenti di un leader, con le caratteristiche di Manuel Marulanda Vélez, che abbia combattuto ininterrottamente per 60 anni dal seno dell’opposizione armata e che sia uscito indenne e rafforzato da immensi operativi militari di terra bruciata come il Plan Laso a Marquetalia, la Operación Sonora nella cordigliera centrale, l’operazione Casa Verde, la Destructor 1 e la Destructor 2, il Plan Patriota ed il Plan Colombia. Così come indenne e rafforzato è uscito da battaglie politiche di carattere strategico come quelle sviluppate nei processi di dialogo con lo Stato colombiano a Casa Verde, a Caracas, in Messico e nel Yarí, in cui si pretendeva la sottomissione della volontà politica delle FARC senza cambiamento alcuno nelle strutture della società e nei rapporti del potere politico.
 
Negli uni e negli altri scontri, il nostro Comandante ha evidenziato la propria saggezza e la capacità di venirne sempre fuori con vitalità, per quanto avversi e difficili fossero i pericoli e le tormente presentatesi sulla nostra strada.
 
Con immenso dolore rendiamo noto che il nostro Comandante in Capo, Manuel Marulanda Vélez, è morto lo scorso 26 marzo dopo una breve malattia a causa di un arresto cardiaco, tra le braccia della sua compagna e circondato dalla sua scorta personale e da tutte le unità che facevano parte del suo apparato di sicurezza.

Gli abbiamo tributato gli onori che si merita un comandante della sua dimensione e dato una degna sepoltura. Lo congediamo fisicamente a nome delle migliaia e migliaia di guerriglieri fariani e miliziani bolivariani, e dei milioni di colombiani e cittadini del mondo che lo apprezzano, ammirano ed amano al di sopra della schifosa campagna mediatica contro le FARC.

A tutti loro, ed ai loro familiari, facciamo pervenire le nostre solidarietà e condoglianze.
 
Se n’è andato il gran leader. Dei suoi inesauribili insegnamenti, che ci hanno fatto maturare in tutti questi anni al suo fianco, oggi, col nostro dolore, vogliamo risaltare -per il loro gran valore e la loro attualità- la sua profonda fiducia nei nostri principi rivoluzionari, piani e proposte, nonché nella vittoria della causa popolare, il suo temperamento nell’affrontare le difficoltà e l’essenziale importanza rappresentata dalla solida unità interna, che ci ha permesso di svilupparci con vigore in tutti i momenti della nostra esistenza.
 
Nel bel mezzo della più grande offensiva reazionaria contro un’organizzazione rivoluzionaria nella storia dell’America Latina, porteremo avanti i nostri compiti in sintonia con i piani approvati, solidamente uniti e profondamente ottimisti di andare avanti nonostante le avversità.
 
Con le bandiere di Bolívar, di Jacobo e di Manuel in alto, porteremo avanti senza sosta la nostra lotta fino a raggiungere l’obiettivo della Nuova Colombia, la Patria Grande latinoamericana ed il Socialismo. Lo giuriamo di fronte alla tomba del nostro Comandante!
 
Lo scontro non da tregua e la lotta va avanti. Abbiamo concordato unanimemente che a capo del Segretariato e come nuovo comandante dello Stato Maggiore Centrale ci sia il compagno Alfonso Cano, e che come membro pieno del Segretariato entri a farne parte il compagno Pablo Catatumbo, mentre come supplenti i compagni Bertulfo Alvarez e Pastor Alape.
 
Continueremo ad alimentare la lotta popolare, la conformazione del Movimento Bolivariano per la Nuova Colombia e del Partito Comunista Clandestino, così come la convergenza con tutti quelli che lottano per la giustizia sociale, la sovranità nazionale e la democrazia vera.
 
Tutta la forza fariana continuerà ad essere profondamente impegnata a portare avanti i piani in ogni area ed in tutto il paese, strettamente legata alla popolazione civile quale garanzia di successo.
 
Le nostre proposte in merito agli accordi umanitari ed alle soluzioni politiche continuano ad essere vigenti, come abbiamo ribadito in diverse occasioni, così come quelle contenute tanto nel Manifesto quanto nella Piattaforma Bolivariana, e saranno confluenza e genereranno uno sforzo comune per conquistare la pace democratica e la tranquillità di cui l’oligarchia ci ha privato 60 anni fa.
 
Nel commemorare il 44° anniversario delle FARC, rendiamo un sentito omaggio al nostro Comandante Manuel Marulanda Vélez, a Jacobo Arenas, a Raúl Reyes, a Iván Ríos, a Efraín Guzmán ed a tutti quelli che hanno generosamente dedicato ed offerto la vita alla causa dei poveri, senza chiedere nulla in cambio, solo per la loro intima convinzione di cercare il bene comune come caratteristica del loro impegno rivoluzionario.
 
Comandante Manuel Marulanda Vélez: morire per il popolo è vivere per sempre!
 
Di fronte all’altare della Patria, giuriamo di vincere!
 
Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP
 
Montagne della Colombia, maggio 2008

Le contraddizioni di Amnesty International

autore:
cubainforma
Sommario:
Amnesty sbaglia su Cuba

Le contraddizioni di Amnesty International

Amnesty International è senza alcun dubbio la più celebre organizzazione di difesa dei diritti umani al mondo. Creata nel 1961 dall'avvocato britannico Peter Benenson, questa organizzazione non governativa dispone di sezioni in più di 50 paesi e conta più di 2 milioni di aderenti in tutto il pianeta. Il suo eminente lavoro a favore dell'abolizione della pena di morte e della tortura, o contro i crimini politici e per la liberazione dei prigionieri d'opinione, le ha permesso di beneficiare dello statuto di organismo a carattere consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, l'UNESCO, il Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione degli Stati Americani, fra gli altri.

http://cubainforma.interfree.it/2008/dirittiumani/scon...

No Fly Ciampino: Assemblea + Videoproiezione di "Chi non vola è perduto"

26/05/2008 - 18:00
26/05/2008 - 20:00
Locandina
Sommario:
Lun. 26 - ore 18.00 - Sala Convegni - via del Lavoro (Ciampino)
Promotore evento:
Assemblea Permanente No Fly
Indirizzo email:

www.no-fly.info

ASSEMBLEA PUBBLICA E VIDEOPROIEZIONE DELL'INCHIESTA DI REPORT "CHI NON VOLA E' PERDUTO"

Per l'immediata riduzione dei voli e contro l'apertura di nuovi scali aeroportuali.
Assemblea preparatoria in vista della manifestazione di venerdì 6 giugno sotto al Ministero dei Trasporti, delle altre iniziative in programma e di risposta alle dichiarazioni e all'operato del sindaco Perandini nei confronti dei movimenti per la tutela della salute e dell'ambiente

http://www.comune.ciampino.roma.it/notizie/nofly.htm