Archivio temporale

Grave falsificazione dal Messagero sul squadrista del Pigneto

autore:
Tom Welschen
Sommario:
la falsa testata del Messagero sulla confessione di uno dei squadristi che hanno attaccato gli stranieri del Pignete romano

la testata del Messagero sulla confessione di uno dei squadristi che hanno attaccato gli stranieri del Pignete romano va così:

"Pigneto, confessa l'aggressore: «Sono di sinistra»" «Non chiamatemi razzista, ho il Che tatuato sul braccio e sono di sinistra. »

il Messagero falsifica cosi il testo dell'unica intervista che ha dato Dario Chianelli alla Repubblica. Cosa ha detto Chianelli...

«Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so´ nazista...». La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L´avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.

«Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera». L´uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina.

Indica la foto sulla prima pagina dell´edizione di "Repubblica" del 27 maggio. Quella scattata durante il raid con il telefono cellulare da uno dei testimoni dell´aggressione. «Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c´entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c´entrano un cazzo le razze. Non c´entra - com´è che se dice? - la xenofobia."

il messaggio di Dario Chianelli sembra chiaro: "la destra=la sinistra"...la solita tesi degli "opposti estremismi", il Messagero fa il resto...

Oltre che consumo, cessione e spaccio sarà vietato anche conoscienza di cannabis

autore:
mediattivono?

Una legge per dire basta alle manifestazioni pubbliche che si trasformino in una sorta di sagra della droga, anche se leggera. L'intenzione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, e' quella di "introdurre strumenti normativi per non permettere piu' che manifestazioni propagandistiche, come la tre giorni sulla canapa (terapeutica, ndr) a Bologna, in programma dal 30 maggio al 1 giugno, possano svolgersi liberamente". Intervistato dal sito dei 'Circoli della Liberta' di Michela Vittoria Brambilla, Giovanardi spiega: "Vogliamo dire basta alla cultura della droga. E per farlo vogliamo introdurre nell'ordinamento una norma che impedisca di fare propaganda, anche indiretta, a tutte le droghe, comprese quelle cosiddette leggere". "Questo anche alla luce dell'eccessiva e preoccupante leggerezza nei confronti delle droghe, che ha contribuito a creare le condizioni per casi quali quello di Roma, dove un tossicodipendente ha investito con l'auto e ucciso due giovani fidanzati, e quello di Milano, dove una banda di spacciatori adolescenti, sgominata dai carabinieri, riforniva di droga i propri compagni di scuola".

da ADUC

VA FUORI D'ITALIA! VA FUORI STRANIER!

autore:
L'Avamposto degli Incompatibili
Sommario:
la caccia-ta è incominciata

E così dai crescendi rossiniani e i rondò si è passati alla cavalcata delle
valchirie.
Prevedibile.
Le "sonate" sono eseguite da "bande" di paese e da orchestre "rinomate"(?!)
Le "bande" di paese eseguono i piccoli pomeriggi degli specchi contro i
negozianti stranieri a Roma, le aggressioni FASCISTE all'università di Roma,
i tentativi di incendio a Perugia e da altre parti, i ripetuti tentativi di
pestaggi ed aggresioni ,ovunque un po, nei confronti di migranti e compagni.

Questo è il rumore di fondo.

Le orchestre "rinomate" cercano di "eseguire" la grande" partitura".
Eseguire una grande "partitura" non è facile si rischia facilmente di
steccare! Può succedere che qualche orchestrale vada "sotto" tono e
qualcun'altro vada sopra tono!
Infatti se noi "sentiamo" l'ultima bordata di ottoni di Torino in merito al
numero dei bambini nelle scuole altro che stonature!
Intanto perché 10 ogni 100? perché 10 fa tanto decimazione? perché 10 e 100
sono cifre tonde?

La stonatura, la stecca è veramente grande , infatti secondo le ultime
statistiche si dovrebbe dire e dove li troviamo tanti 100 bimbi PURI
italiani?, a parte che parlare di PUREZZA per gli italiani: più bastardi di
noi! ma tanti bambini bianchi 100 + 100 +100........dove li troviamo?
Come al solito si sono scordati che l'Italia, secondo le più recenti
statistiche, è agli ultimi posti per tasso di natalità : nel 2007 1,29
figlio per donna, la denatalità è un dato costante per l'occidente i paesi
industrializzati e la RAZZA BIANCA; in ogni caso l'Italia è fra gli ultimi
posti per natalità in Europa: fra il 1960 e il 2007 il tasso di natalità è
sceso da 2,59 a 1,50 figli per donna, in Italia da 2,41 a 1,29.Se non ci
fosse 1 nato di immigrato su ogni 10 nati, non saremmo a crescita pressoché
vicino allo 0 ma a crescita sotto 0!

Perché poi la realtà è questa non si tratta di centinaia di bambini bianchi
assediati da bambini variegati ma di 1 bambino immigrato su 10 ed è
quel bambino che ci salva che ci da un futuro di vita.
Ma per loro parole come VITA e FUTURO che senso hanno?

Prima stecca, prima stonatura: dati "dati" a cazzo
tanto per avvalorare la "rivolta" infarcita di considerazioni sociologiche
da strapazzo del rumore di fondo delle "bande" paesane; conferma
dalla "partitura" degli orchestrali "rinomati" dell'assedio percepito.

Questo perché si vive in uno stato perenne di Fiction, per cui la
percezione è che gli Italiani, gli Europei, il mondo intero è accerchiato ,
assediato dai migranti, come con la storia dell'inflazione reale e
l'inflazione "percepita".
Io non ho un euro in tasca per arrivare alla terza quarta settimana e mi
dicono "guarda che è una percezione tua! i dati reali non stanno nelle
tasche
tue, ma nel tubo catodico mio!!!".
Si, in tutti i modi si tenta di far dimenticare il reale per il percepito,
fra una fiction e l'altra gli spot televisivi, avete notato che fra
automobili e detersivi sono quasi tutti di finanziarie? alcune dicono
chiaramente: bollette da pagare? fai un prestito con noi! sei un pensionato?
no problema! prestiti fino a ottanta anni!!!
Però l'EMERGENZA reale, dicono, è il bambino 1 su 10.

Grazie bambino 1 su 10 che malgrado tutto e contro tutti vieni al mondo: ben
venuto tra noi!

Meno male che c'è questo 1 su 10 che provoca lo SCANDALO di scuole comunali
con il 95% di bambini e asili nido con il 64% di pupetti
se no sai quante maestri e maestrine a spasso! sai che tristezza di scuole
vuote e banchi vuoti!

http://www.informa-azione.info/ondata_repressiva_nei_c...

Le notizie si accavallano, un vero e proprio bollettino di guerra: retate
sui bus, campi smantellati, baracche date a fuoco, provvedimenti contro i
mendicanti......
a me,che ho la mia età,mi pare di essere tornata bambina con mia madre che
mi portava via in collo "zitta,sta buona, zitta, che arrivano i tedeschi".
E su tutto la nota stridente,l'acuto degli anarchici arrestati e
perseguitati. E' vero la musica e i suonatori sono sempre gli stessi e io mi
dico anche Sacco e Vanzetti erano anarchici e immigrati, ora ci hanno
aggiunto l'aggettivo insurrezionalista.

Sacco e Vanzetti erano anarchici e immigrati.

Dove stiamo andato?
Dove corre questo treno maledetto?

Facciamolo deragliare prima che il SILENZIO
trionfi del tutto, perché se ci si limita ad ascoltare cattiva musica poi
giunge il SILENZIO

http://it.youtube.com/watch?v=U2_gJc4ZH2M&feature=rela...

vittoria

L'avamposto degli Incompatibili
www.controappunto.org

pubblico il comunicato del crash

Sommario:
pubblico questo testo che sta girando da qualche giorno

Scriviamo questa lettera indirizzata a tutte le strutture del movimento
bolognese, e ad alcune strutture del movimento nazionale, ad ulteriore
chiarezza in merito agli epiloghi che una dinamica del movimento bolognese
ha assunto negli ultimi giorni. Nelle nostre volontà non c'è quella di
rendere pubblico questo testo. Chi ha provocato, ha mistificato, ha fatto
polemica sui media pubblici del movimento
(http://emiliaromagna.indymedia.org/node/2666;
http://emiliaromagna.indymedia.org/node/2672)
non avrà risposta in quella sede.

In un clima che per il movimento intero ha assunto tinte fosche negli
ultimi anni, con l'avanzata della destra radicale su un piano sociale e
militare, c'è chi, come il gruppo Fuoriluogo di Bologna, nell'ultimo anno
e mezzo ha assunto come sua priorità quella di attaccare altri segmenti
del movimento, estraendosene e additandoli come nemici.

Le voci di "inciuci" e accordi con l'amministrazione Cofferati durante
l'esperienza di occupazione dello stabile di via Zanardi 48, poi
sgomberato immediatamente dopo, scientemente diffuse da esponenti di
questo gruppo.
Le scritte da loro fatte che sono apparse sui muri di Bologna attorno alle
date del corteo del 6 ottobre, tese a depotenziare quella data assunta dal
movimento bolognese, di cui noi attribuimmo, ben conoscendone però gli
autori, la responsabilità alla Lega Nord per non suscitare polemiche
all'interno del movimento.
Gli arresti che alcuni esponenti di Fuoriluogo subirono divennero
ulteriore pretesto per attaccare componenti del movimento in un'assemblea
convocata all'XM24: di fronte all'espressione di solidarietà che portò
tutte le componenti del movimento ad essere presenti quel giorno, un
appartenente al gruppo Fuoriluogo definì come nemiche quelle stesse
componenti del movimento, fra cui il Laboratorio Crash!, incitando a non
prendere parte alle iniziative di solidarietà, di fatto assumendosi la
responsabilità di impedire tale espressione nei confronti degli arrestati.
Negli stessi giorni nuove scritte contro il Laboratorio Crash! furono
tracciate da Fuoriluogo sui muri di Bologna.
Nella preparazione del corteo del 9 febbraio in solidarietà ai detenuti
minacce pubbliche furono fatte a mediattivisti di Indymedia Bologna e a
militanti del Circolo Anarchico Berneri da appartenenti a Fuoriluogo.
Fino a qui solo un principio di solidarietà etica, nel non voler aggravare
mostrando isolamento la situazione degli arrestati di Fuoriluogo, ci ha
fatto scegliere di non rispondere come dovuto ad atti di questo tipo,
nonostante i molteplici segnali già mandati nei loro confronti. Questo
anche perché la nostra identità ed il nostro lavoro politico in ambiti
nazionali e territoriali si sono sempre fondati sulla tensione al fare
dell'antifascismo e del contrasto alla repressione un fronte comune.
Il quasi impossibile confronto politico, su queste basi, non ha fatto
venir meno, in quel frangente, un riconoscimento politico della loro
realtà.

Nell'ultima settimana un appartenente a Fuoriluogo è stato visto tracciare
scritte accusatorie riportanti nomi di singoli compagni appartenenti al
Laboratorio Crash!, a Libera, al Collettivo Autonomo Modenese. Chiamiamo
le cose col loro nome: additare pubblicamente, su un muro o ovunque sia,
il nome di un compagno è delazione e come tale va trattata. Organizzare la
propria azione per muoversi e fare delle scritte che accusano di infamità
il Laboratorio Crash! citandone i nomi dei compagni è inaccettabile come
pratica del movimento e Fuoriluogo se ne è reso protagonista. Lo stesso
per quanto riguarda simbologie anch'esse tracciate dalle stesse mani che
vedono Crash! impiccato a cappi e quant'altro.
Qui un limite è stato superato, che traslittera in assoluto il piano da
quello della, seppur aspra, dialettica politica, all'estraneità ad un
futuribile percorso di movimento condiviso. Quello stesso limite che
distingue chi legittimamente si può far chiamare compagno, e chi no.
All'avviso mandato all'autore di tali scritte si sono susseguiti
appostamenti di Fuoriluogo sotto casa di singoli compagni del Laboratorio
Crash!, ulteriori scritte recitanti "Crash! infami" e minacce pubbliche di
morte in occasione di una mobilitazione antifascista in zona
universitaria.
Qui si consuma una rottura definitiva, che nega la possibilità di un loro
riconoscimento da parte nostra nel movimento. Da qui abbiamo mosso le
nostre iniziative successive, presentandoci laddove ci cercavano per porre
fine a questa dinamica, rispondendo ad ulteriori provocazioni.
Travisamenti, spranghe e quant'altro stanno nella fantasia di alcuni.
Sono strumenti che appartengono alla nostra lotta politica, me che non
avevamo nel momento in cui si voleva dar luogo ad un netto passaggio
comunicativo, che pure non ammetteva le repliche che ci son state.

Sulla polvere alzata successivamente due piani sono assolutamente confusi
e mistificati:
Verona, per quanto ci riguarda, non c'entra nulla. Le nostre posizioni in
merito stanno sul nostro media Infoaut scritte a chiare lettere. Questa è
una dinamica bolognese. E basta.
C'è chi si è lasciato andare ad ambigui e cavallereschi calcoli di
rapporti aritmetici tacciandoci di infamità. Laddove noi facciamo lotte
sociali in una prospettiva rivoluzionaria, di fronte ad una realtà che si
elegge a nemica ed estranea al movimento, e oltrepassa quei limiti
etico-politici condivisi da tutte le componenti dei movimenti, non abbiamo
"onori", questi si fascistoidi, da praticare o difendere. E questo è
quanto.

Come ad altri non "piace fare", ci firmiamo.
Laboratorio Crash!

Dall'America Latina all'Europa: Voci di donne ribelli

31/05/2008 - 18:00
31/05/2008 - 23:00
Promotore evento:
action_a - a sud

31 maggio ore 18.00 a Lucha Y Siesta Dall'America Latina all'Europa:
Voci di donne ribelli
incontro dibattito con le rappresentanti della delegazione indigena Colombiana del Comosoc
-Nelly Celorio Parameno, Movimiento de Huellas Afrodicientes, Colombia
-Gloria Amparo Suárez, Organización Femenina Popular, Colombia
-Alessandra Riccio,Vicedirettrice di Latinoamerica

a seguire:
Comida Resistente per finanziare la delegazione

ore 21.30 spettacolo teatrale
"Scampoli. Scarti-sociali-reciclati"
di e con Alessia Sorvillo,
regia Alejandra Manini

A tutte le donne che si sentono resistenti in questa città

Action-A e A Sud sono liete di invitarvi a partecipare e a contribuire a una giornata per noi molto particolare. Il 31 Maggio, nell'ambito delle iniziative in occasione della presenza qui di una delegazione dei movimenti indigeni e sociali colombiani, incontreremo le donne di questa delegazione presso l'occupazione "al femminile" di Lucha y Siesta. Una giovane comunità di donne, nata con l'occupazione di una vecchia sottostazione del tram abbandonata che ha l'ambizione di costruire un innovativo spazio di socialità e di confronto per tutte le donne che vogliono organizzarsi per riconquistare i loro diritti e condividere percorsi e pratiche di resistenza.
Non abbiamo resistito alla voglia di dedicare alcune ore a Gloria e Nelly, da anni protagoniste di interessanti lotte sociali in Colombia, che hanno come protagoniste le donne. La giornata vuole essere occasione, non (o quanto meno non solo) per ascoltare con interesse accademico una esperienza, ma concreta possibilità di confronto e crescita collettiva. Oggi, come è già avvenuto molte altre volte nella storia, il continente latinoamericano ci manda delle suggestioni molto interessanti e concrete sperimentazioni di autogoverno e autodeterminazione.
Per questo invitiamo tutte le associazioni, collettivi e singole a partecipare per costruire davvero gli unici ponti che ci servono, quelli che uniscono i cuori e le lotte del mondo!

Nelly Celorio Parameno, Movimiento de Huellas Afrodicientes, Colombia
Fondatrice e una delle leader del Movimiento Afrodescendiente Huellas Africanas ("impronte africane"). Si è formata come dirigente nei processi di base promuovendo e accompagnando Huellas Africanas; Ha completato la sua formazione nel Centro si Studi Etnici. Negli ultimi sette anni ha coordinato gruppi di base e piccole imprese di economia solidale a Buenaventura e nella Valle del Cauca. Fa parte dell'equipe nazionale di coordinamento di Huellas Africanas.

Gloria Amparo Suárez, Organización Femenina Popular, Colombia
Leader sociale, lavora da anni nelle comunità ed in particolare nell'appoggio a gruppi di donne a Barrancabermeja, Bogotà, Neiva e Cartagena. Partecipa e promuove processi di accompagnamento ed appoggio per il rispetto dei diritti umani, economici, sociali, culturali, civili e politici. Ha 11 anni di esperienza nel lavoro con organizzazioni di donne. E' parte del direttivo della Organización Femenina Popular ed è la coordinatrice della stessa organizzazione a Barrancabermeja.

Alessandra Riccio, Latinoamerica

ISTAT;2/3 delle famiglie senza risparmi,stipendi -13%

autore:
Altromedia
Sommario:
Notizie importanti da diffondere,spedire,volantinare,attacchinare

E' uscito il Rapporto Annuale 2007 dell'Istat.Fra i tanti dati che balzano agli occhi,
il sempre maggiore impoverimento delle famiglie che nel 66% dei casi non riescono a risparmiare nulla in fondo al mese usando tutto lo stipendio per vivere.Forte anche il calo degli degli stipendi ;negli ultimi 6 anni calati del 13% rispetto alla media europea .Quasi il 30% non riesce a far fronte ad una spesa imprevista di 600 euri e quasi il 40% non si può permettere 1 settimana di vacanza all'anno.Andiamo male,
si sente dalla aggressività che gira nel paese.

http://altromedia.blogspot.com/

Se bastasse un tatuaggio

autore:
antifa

I media stanno dando ampio risalto all'autodenuncia di un romano che si è accollato le colpe del raid xenofobo compiuto nei giorni scorsi al Pigneto. Per dimostrarci che lui non è razzista ecco un bel Che comparire sul braccio del "sinistro"...Ma io mi domando: Basta un simbolo per essere di sinistra? Siamo ridotti a questo?

E' ovvio che non basta, e la riprova lo si è avuto durante le ultime elezioni quando migliaia e migliaia di ex-elettori di rifondazione sono passati a votare Lega e PdL come se niente fosse. Le masse ignoranti non capiscono un cazzo e credono di poter conciliare comunismo (o anche l'anarchismo) con il razzismo e la xenofobia.

Ricapitolando, dando per vera la sua autodenuncia, anche se mi domando come mai prima si è fatto intervistare da La repubblica (bisogno di soldi?): il vendicatore si dichiara di sinistra e in cuor suo può pure esserlo, ma l'aggressione ha ugualmente i connotati razzisti e fascisti e si è sviluppata in quell'humus pseudoculturale che è tanto caro alla classe politica nostrana e ai suoi lacchè dei media.

Aggressione fascista all'università La Sapienza

Martedi 27 maggio , verso l'ora di pranzo, è avvenuta un'aggressione all'entrata de La Sapienza a Via de Lollis da parte dei fascisti di Forza Nuova, armati di bastoni e catene (questa volta i coltelli non c'erano).

Motivo dell'aggressione il fatto che è stata negata l'aula per un convegno sulle foibe che lotta studentesca stava organizzando a La Sapienza. Gli/le studenti/esse avevano occupato la presidenza di lettere per protestare contro la concessione dell'aula.

"Al Pigneto sono stato io, Non chiamatemi Razzista"

L'uomo del raid del Pigneto, "l'italiano sulla cinquantina" cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il "Capo", arriva all'appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d'oro al polso.

"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.

"Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera". L'uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina. E, naturalmente, un nome. "Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò 'sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare ndr.) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto... ".

Indica la foto sulla prima pagina dell'edizione di Repubblica del 27 maggio. Quella scattata durante il raid con il telefono cellulare da uno dei testimoni dell'aggressione. "Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io".

La "verità" di "Ernesto" ha un incipit. Giovedì 22 maggio. Quarantotto ore prima del raid. "A metà mattina, a una donna di cui non faccio il nome e a cui voglio bene come a me stesso, rubano il portafoglio in via Macerata. Non faceva che piangere. Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano. In via Macerata. Perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino, mi dice l'amico mio. Venerdì, verso mezzoggiorno, ci vado. Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: "Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ripasso il pomeriggio e quello mi dice: "Scusa. Non fatto in tempo. Torna domani". Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"".

Alle 17 di sabato, dunque, arriva "Ernesto". Ma non da solo. "Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all'angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l'ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l'ho mica chiamati o invitati".

"Ernesto" fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un "Oban". Strizza l'occhio. "Lo vedi questo? E' cresciuto con me al Pigneto". "Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n'erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo. Te lo ripeto, io non l'ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell'indiano, gli ho detto di mettersi da una parte".

Forse "Ernesto" vuole solo coprire quei ragazzi. Forse la sua storia comincia a pattinare. "Aspetta. Io ti ripeto che i nomi di quei pischelli non li conosco e, comunque, se anche li conoscessi non li farei mai. Ma la dimostrazione che dico la verità sai qual è? E' che loro erano tutti coperti. Con i caschi, con i cappucci. E io invece ero l'unico a volto scoperto. Perché, come t'ho detto, io se devo andare a fare a cazzotti ci vado a mani nude, da solo e a viso scoperto. Te ne dico un'altra. La dimostrazione che sto dicendo la verità è che quando l'indiano di via Macerata mi vede e se la dà, dopo che gli ho sfasciato le vetrine, i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. E non capisco quelli che vogliono fare. Allora li raggiungo a piedi e quando all'angolo tra via del Pigneto e via Ascoli Piceno vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: "A pezzi de merda che state a fa'? Annatevene da lì, a rincojoniti!". Per questo, come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito "il Capo" dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando".

Cosa aveva capito "Ernesto"? L'uomo butta giù il fondo di "Oban" rimasto nel bicchiere. Accende una Marlboro rossa. "Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell'alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l'avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?".

"Ernesto" chiede un altro wiskey. "La storia potrebbe finire qua. Ma non finisce qua". L'uomo, ora, ha voglia di raccontare chi è e come è cresciuto. "Perché tutto si deve sapere. Tutto. Perché poi, quando ti si bevono, i giornali scrivono un mucchio di cazzate". E' il quarto di cinque figli, "Ernesto". Suo padre è un carabiniere. Lo perde a 8 anni e finisce in collegio, perché a casa, al Pigneto, non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Quando esce dall'istituto, comincia a rubare. "Per fame. Ho sempre rubato solo per fame. E mai al Pigneto". A 24 anni perde anche la madre. Comincia a entrare e uscire di galera. Regina Coeli, Sollicciano, "dove a Pacciani, j'ho fatto 'na faccia tanto. Sto schifoso... ". "Sempre accusato di reati contro lo Stato... ". Contro lo Stato? "Sì, rapine in banca. Perché, le banche non sono dello Stato?". Ride, per la prima volta. Poi si fa di nuovo cupo.

"Il Pigneto era bellissimo. Da ragazzino giocavo a ruzzichella dove adesso ci stà quello schifo di isola pedonale. Dove adesso vomitano e pisciano fino alle cinque de mattina, ci stava il cocomeraro e quello che vendeva le cozze col limone. Posso sopportare che mentre vado al mercato a comprare il pesce per mia figlia che è una ragazzina, lei deve vedere uno che se tira fuori l'uccello e sui banchi del mercato ci piscia? Eh? Lo posso sopportare?". Il colore della pelle, dice, non c'entra. "Io ho litigato con tutti quelli che non portano rispetto alla gente del Pigneto. Bianchi e neri. Io ho fatto casino qualche settimana fa al pub di via Fanfulla, perché quattro stronzetti italiani non mi facevano rientrare a casa con le bambine e quando ho chiesto di spostare una macchina in doppia fila, mi hanno imbruttito dicendo: "Perché, se no che succede?". "Succede che te gonfio", ho detto. E si sono spostati. Ho litigato con degli algerini sotto casa, che mi stavano fregando il motorino. Ne ho appicciati al muro un paio e da allora sai come mi chiamano? "Grande mujaheddin. Grande talibano". Beh, l'altra sera m'hanno riportato le chiavi della macchina che mi ero dimenticato sul cofano. Hai capito, sì? Io non ce l'ho con nessuno. Io voglio bene ai neri e ai bianchi che rispettano gli altri. Che rispettano il Pigneto, che insieme alla mia famiglia è l'unica cosa che ho. Io sono cresciuto al bar Necci, hai presente? Sai, no? Quello del film di Pasolini "Accattone". Vai a chiedere di me lì. Vedi che ti dicono. Vai a chiede di me allo stagnaro di via Ascoli, o al bar di fronte. Vedi che dicono. Io ci sono poche persone che non rispetto. I bugiardi, i laidi, gli ipocriti, le pecore. E ti racconto ancora una cosa che mi devi promettere di scrivere".

"Ernesto" tira fuori l'ultima sigaretta del pacchetto di Marlboro, che poi accartoccia come carta velina. "Pifano. Daniele Pifano, hai presente? Collettivo di via dei Volsci. Autonomia, anni '70 e compagnia cantante. Beh, stai a sentire. Viene a vivere al Pigneto e due anni fa becca un fascistello che gli rompe il cazzo. Ti dico: questo qua lo umilia e gli distrugge la bici davanti a tutti. Io mi metto in mezzo e da allora, quando vedono Pifano, si scansano. E lui che fa? Sabato, dieci minuti dopo il casino, si mette con i centri sociali nell'isola pedonale a strillare che sono arrivati i nazisti al Pigneto. Ma come si fa? Ma che uomo sei? Ma che dignità c'hai a giocare sulla pelle del Pigneto e del sottoscritto? L'altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: "Dovemo parlà". E lui: "Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione". Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?".

Chi ci pensa? "Ernesto" ride. "A pagare i wiskey ci pensi tu, perché io stò in bianco e devo pure pensare a trovare un avvocato bravo. Poi, quando sarà finita tutta questa storia, offrirò io. Ora vado. Mi raccomando. La verità. Io non sono un esempio per nessuno. Ma stavolta, davanti alle mie figlie, voglio che sia diverso. Non come le altre volte che m'hanno visto andare in Centrale o carcerato. Stavolta l'ho fatto per loro. E per il Pigneto. In fondo, non ho ammazzato nessuno. E tutto 'sto casino, non l'ho armato io"

(29 maggio 2008)

In ricordo di "Francone" Coppini

Autore:
Gli amici ed i compagni di "Francone"
immagine:
Sommario:
Scompare "Francone" ma non la sua forza

Ognuno ha la sua storia e nella nostra c'è quella di Franco Coppini. Non si capisce mai se è il caso o la necessità a condurci accanto a certe persone, a farcele conoscere, per condividere con esse ciò che ha trasformato le nostre stesse vite in pagine viventi di storia. Così è per Francone, ce lo siamo visto a un certo punto accanto, come lui ha visto noi.
Storie e caratteri diversi, che a un certo punto si intrecciano e vanno a formare insieme il tessuto, l'ordito di una storia più grande. A volte nella storia umana la necessità può presentarsi per puro caso.Ma la necessità più ferrea può anche presentarsi sotto le spoglie della più pura libertà di scelta. Questo accade quando per un ragazzo, per una ragazza - quale noi eravamo quando ci siamo incontrati - la libertà diventa una necessità assoluta, ferrea legge e forza della storia che ci spingeva sulla stessa strada, sulla stessa barricata. Quando lo abbiamo visto ci è sembrato di averlo semplicemente re-incontrato. Un volto, una voce della nostra infanzia, di tutta la nostra storia, presente, passata e futura.
L'incontro con Francone non ci ha mai delusi. Avevamo bisogno della sua forza, intelligenza, tenacia, costanza, caparbietà e della sua fiducia, e lui ce le ha date senza risparmio. Avevamo bisogno della sua ironia sferzante, canzonatoria, del suo affetto, della sua bontà di gigante dei sentimenti autentici e dell'autentico antagonismo, e qualcuno può dire di non averlo visto sempre scaricarcele a piene mani?
Il capitalismo chiude e blocca la coscienza degli individui dentro a una serie di barriere sociali, culturali, economiche difficilmente superabili. Ci vuole lo slancio libertario e liberatorio di una generazione per tentare di scavalcarle. Con Francone, molti di noi qui hanno fatto parte di una di quelle generazioni. Pure, Franco Coppini ha davvero rappresentato meglio di tutti noi, nella sua figura umana, la possibilità e la capacità di un lavoratore, di una lavoratrice di liberarsi di quei limiti, di quei condizionamenti imposti, per assurgere all'autonomia del proprio pensiero, delle proprie scelte individuali e del proprio agire sociale.
I condizionamenti agiscono fin nel profondo delle viscere, non si presentano solo nella forma del ricatto economico, ma anche in quella della paralisi psicologica, dei luoghi comuni mentali, culturali. A Francone non sfuggivano questi aspetti; come semplice lavoratore li aveva vissuti e combattuti anche dentro di sé. Per questo sapeva sempre come rivolgersi a chi vi lavorava accanto, qui al Policlinico e ovunque, per spronarlo al ragionamento e all'azione. E gli altri coglievano questa testimonianza fisica, e la sua vitalità e forza erano l'espressione materiale stessa di questa liberazione e autonomia della coscienza individuale dentro la più vasta trama della storia politica e sociale.
Se c'è un'immagine umana netta che abbia rappresentato l'esperienza dell'Autonomia Operaia al Policlinico, nella sanità, nei quartieri proletari di Roma, a livello nazionale, siamo certi che è proprio quella di Francone.
Si possono dire tante belle parole, ma la verità è che senza tutto ciò che Franco Coppini ha messo in gioco di se stesso, la nostra esperienza non avrebbe avuto la forza che ha avuto. Noi lo sappiamo e per questo ci riesce difficile esprimere adeguatamente quello che Franco ha rappresentato individualmente per ognuno di noi e collettivamente nella nostra vicenda umana, sociale e politica. È così fortemente radicata in noi la sua presenza che non sarà certo la lontananza e la morte a dileguarla. La sua non è la scomparsa dalla certezza della nostra ragione.
Non è cenere, non è polvere ciò che egli ci lascia, ma tutto il suo corpo: le sue gambe per camminare, la sua testa, la sua mente, come in quegli anni, per pensare, certo anche per dubitare, ma sempre per ragionare con quella lucida e caparbia passione politica che ci ha accomunato. Ciao, Francone. Non avremmo neanche bisogno di ricordarti, perché visibilmente o invisibilmente sei sempre accanto a noi.

***Gli amici e compagni di "Francone"