Archivio temporale

3 LUGLIO A ROMA PRESIDIO OPERATORI SOCIALI ALL'ASSESSORATO

autore:
Coordinamento Romano lav. Terzo settore
Sommario:
Contro i tagli ai servizi sociali presidio assemblea il 3 luglio in Viale manzoni 16 sotto l'assessorato dalle 12,30 alle 15,30

Comunicato radio/stampa del 30-6-2008

CONFERMATO PRESIDIO E MANIFESTAZIONE DEL 3 LUGLIO 2008 DALLE 12.30 ALLE 15.30 SOTTO L’ASSESSORATO ALLE POLITICHE SOCIALI DEL COMUNE DI ROMA (VIALE MANZONI 16).

L’INIZIATIVA PUBBLICA E’ FINALIZZATA AD OTTENERE ASSICURAZIONI IN MERITO ALLE CONDIZIONI DI SALVAGUARDIA OCCUPAZIONALE DEGLI OPERATORI E OPERATRICI DI COOPERATIVE SOCIALI ED ENTI DEL TERZO SETTORE (a rischio molte centinaia di posti di lavoro dei precari), LO SBLOCCO DEI FINANZIAMENTI AI MUNICIPI PER GARANTIRE I SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI ED EDUCATIVI ESSENZIALI, PER IL REGOLARE PAGAMENTO DI STIPENDI E SALARI CONSEGUENTE A TALE BLOCCO DI FINANZIAMENTI, CONTRO LE RIDUZIONI E I TAGLI AI SERVIZI PER UNA RIORGANIZZAZIONE DEI SETTORI.
INIZIATIVA ORGANIZZATA DAL COORDINAMENTO DI ROMA LAVORATORI E LAVORATRICI DEL TERZO SETTORE E DALLE RAPPRESENTANZE SINDACALI AZIENDALI USI AIT.
Il sindacato è stato inoltre convocato per il 2 e il 4 Luglio dalla segreteria dell’Assessorato e dalla Commissione consiliare permanente sulle politiche sociali.
Ancora in agitazione le lavoratrici precarie dei nidi della Farmacap, che hanno scioperato e manifestato il 26 giugno, in attesa di notizie dall’Assessora Belviso, competente anche per la vicenda dell’Azienda Farmacap (che ha convenzioni sia per la teleassistenza e la telecompagnia agli anziani sia per alcuni servizi educativi dove sono impiegate circa 60 educatrici in scadenza di contratto).

Le Rappresentanze sindacali aziendali USI AIT

Segreteria provinciale Unione Sindacale Italiana USI AIT

Coordinamento lav. di Roma del Terzo settore

per info
Unione Sindacale Italiana
Confederazione sindacale nazionale e di federazioni intercategoriali
Segreteria prov. di Roma e rappresentanze sindacali aziendali USI AIT Coop. Sociali
Via Iside 12 00184 Roma tel. 06/70451981 fax 06/77201444 e mail usiait1@virgilio.it

Il Compagno Spadino

autore:
Antifa

Malgrado abbia attraversato un periodo di profonda incertezza sul da farsi e su come l'avrebbero ribattezzata, senza troppo suonare comunista, alla fine ce l'ha fatta: spunta la Festa dell'Unità rivisitata ovviamente nel logo, nello spirito e nei colori. E se come è chiaro che sia, un cambio d'abito, di marcia e di stile, dove piuttosto che intonare un benaugurante "bella ciao" si gioca malamente su un'inversione di tendenza e d'ordine persino delle parole ripiegando sul più blando e urbano "ciao bella", degno di uno slogan di stradaiola memoria. Non contenti di questa rivoluzione involutiva di ciò che fino a poco tempo prima questa festa rappresentava e per il popolo della sinistra più verace e delle famiglie, dei lavoratori e della classe operaia stava a significare in una parentesi dove la propaganda di base si univa a quel filo diretto elettore-partito, piazza-vertice "onorevole", eccola qui.
La Festa dell'Unità, di un Partito talmente convinto del proprio assetto democratico di coalizione trasversale, da ibrido di razza, da potersi permettere scivoloni o nella migliore delle ipotesi macrosopiche disattenzioni. Così fra uno stand di cucina sudamericana, una bandiera cubana, una salsiccia con broccoletti a ricordarci le genuine radici, impianti della cola alla spina spunta una sorpresa inimmaginata nemmeno alla mente miglior prestigiatore della linea pacificatrice di era veltroniana: lo stand di Ultras Romani. Lo stand di gadgets marchiati di un gruppo nato nel 2002 che è simbolo di quella strategia fascista di curva e che è capeggiato (lo si può vedere passeggiare e sostare presso il suo espositore senza dare troppo nell'occhio) da Spadino, al secolo William Betti, noto per il suo passato nella boxe, oggi proprietario di due negozi, lui celebre per le risse da stadio e per la cultura di estrema destra che questa non nuova tipologia di tifoseria dà bella mostra di sé e palese sfoggio in proclami e striscioni (vedi il disciolto Tradizione e Distinzione e il pur attualissimo come fascistissimo Boys).
Dove non ci si arriva con le cattive si giunge con le buone più o meno dappertutto.
Con le strette di mano e le inaugurazioni di vie, con gli agguati a Villa Ada e aggressioni di varia forma. Si arriva fino quasi al Paradiso. Sempre col beneplacito dei camerati e di chi gli regge da troppo tempo il gioco.

Date asilo politico a Ibrahim

autore:
diritto di asilo
Sommario:
Era sull'Achille Lauro, oggi dopo aver scontato 20 anni è in un Cpt. Rischia l'espulsione in paesi a rischio

Campo profughi, campo di prigionia, campo di detenzione temporanea. Ci sono vite sempre avvolte dal filo spinato. Ci sono vite che non hanno asilo, non hanno luogo, non hanno scampo, come quella di Ibrahim Abdellatif Fatayer. 43 anni, nato in uno dei campi storici della diaspora palestinese, in Libano, e oggi rinchiuso nel Cpt di Ponte Galeria, alle porte di Roma, dopo aver trascorso oltre venti anni nelle prigioni speciali italiane, dove è entrato nel 1985. Ibrahim ha scontato la sua intera condanna per il coinvolgimento nel sequestro dell'Achille Lauro, l'ammiraglia della flotta da crociera italiana dirottata nell'ottobre di quell'anno in pieno Mediterraneo. Ma la sua storia non comincia su quella nave. Il suo lungo viaggio di dolore, rabbia e lotta, inizia in un posto situato a ridosso del porto di Beirut, nel vecchio quartiere della "Quarantine", chiamato la "collina del Timo", Tal Al-Zatar. Il campo dove ha avuto luogo una delle maggiori tragedie del popolo palestinese.
La vita in un campo profughi è concentrata in un chilometro quadrato, non un millimetro di più. Mura intorno. Un solo accesso perennemente sorvegliato. Questo, nient'altro che questo, è un campo profughi gestito dall'agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi. Polvere, fogne a cielo aperto, baracche e case fatte alla meglio, sorrette e sormontate una sull'altra. I materiali laterizi hanno divieto d'ingresso eppure tutto cresce verso l'alto, impedendo alle viuzze sottostanti di ricevere luce. Il sole non arriva mai e l'umidità è perenne. Frotte di bambini che corrono, anziani e donne, vite orfane della propria terra, condannate a non vedere più l'orizzonte, ammassate, accalcate, addensate tra miseria, fame, voglia di libertà e soprattutto desiderio del "ritorno" in quella Palestina ormai occupata dove un tempo era la propria casa, gli ulivi, gli aranci.
Ibrahim è nato in un posto così, il 7 ottobre 1965. Non ha conosciuto altro, come quei suoi compagni saliti con lui sull'Achille Lauro, come tutti gli altri fedayn palestinesi che, come lui, sono stati arrestati e hanno trascorso decenni della loro vita nelle prigioni italiane per ritrovarsi, una volta finita la condanna, a vivere come "fantasmi" in un limbo, senza documenti, clandestini per forza, indesiderati ma tollerati, apolidi senza più un luogo. Paria assoluti.
A soli 10 anni Ibrahim aveva scoperto che nascere profugo non voleva dire soltanto una esistenza di stenti accompagnata dai racconti di una dolce terra lasciata in poche ore, su un mulo, con qualche sacco pieno di soprusi e terrore. Essere venuti al mondo senza luogo significava dover rivivere continuamente le tragedie, quasi che l'orrore di quelle passate non fosse mai sufficiente. Alla vita del profugo doveva appartenere il timore quotidiano che il massacro sarebbe tornato, prima o poi, anche dalla porta del campo che offriva rifugio ma non riparo. Nel 1975 un bombardamento israeliano uccise 7 membri della sua famiglia. L'anno dopo "la collina del Timo" si trasformò in pochi momenti nella collina del genocidio, dello stupro di massa, del terrore assoluto. I siriani lasciarono carta bianca alle milizie falangiste (sotto il controllo di ufficiali israeliani) che si abbandonarono a sistematiche violenze e esecuzioni sommarie di massa, passate alla storia come il massacro di Tal Al-Zatar.
Il padre di Ibrahim venne ucciso davanti agli occhi del figlio. Sopravvissuto al massacro, poco più che bambino, due anni dopo entra in al-Fatah e inizia l'addestramento militare. È il 1978. Ibrahim aveva perso la sua innocenza davanti alla scuola dell'odio: ora voleva solo combattere.
Nel 1982, con l'operazione "Pace in Galilea", le truppe israeliane arrivano alle porte di Beirut e utilizzando le milizie falangiste tentano di mettere fine alla resistenza palestinese. L'intervento di una forza multinazionale (Usa, Gb, Francia, Italia) riesce a imporre una tregua, dopo le migliaia di morti provocate dagli scontri. Ma il prezzo è salato: 13 mila fedayn devono abbandonare i loro campi, le loro famiglie. Si imbarcano seguendo Arafat che trasferisce il suo nuovo quartier generale a Tunisi. Ibrahim, che ha appena 17 anni, è tra questi. L'accordo, di cui anche l'Italia si porta garante, prevedeva il «non rientro dei profughi». Dopo l'identificazione, una lista dei fuoriusciti fu stabilita dalle autorità libanesi. Ma due settimane dopo la partenza le fazioni falangiste, con l'ausilio logistico dell'esercito israeliano, entrano nei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, per realizzare un nuovo terribile massacro.
Quando, il 7 ottobre 1985, Ibrahim sale sull'Achille Lauro non ha con se soltanto un mitra ma anche questo pesante fardello. Insieme con altri giovani profughi palestinesi, tutti membri del Flp, una formazione palestinese affiliata all'Olp di Yasser Arafat, si era imbarcato con l'obiettivo di raggiungere il porto israeliano di Ashdud, dove il commando avrebbe dovuto catturare alcuni soldati israeliani per scambiarli con dei prigionieri palestinesi. Le cose non andarono come previsto. Scoperti in modo del tutto casuale da un membro dell'equipaggio, che si accorse delle loro armi, i giovani combattenti improvvisarono un maldestro sequestro nello specchio di mare egiziano. Preparati militarmente, i fedayn si rivelarono incapaci d'affrontare un dirottamento non programmato che innescava complesse ripercussioni internazionali.
La situazione sfuggì di mano e un passeggero, con doppio passaporto israeliano e statunitense, Leon Klinghoffer, venne ucciso da uno dei membri del commando. Inizialmente all'oscuro del grave episodio, il governo italiano si prodigò per una soluzione "politica" della vicenda. Dopo un negoziato, i dirottatori vennero consegnati all'Egitto e la nave liberata in modo incruento. Ma quando riemerse dal mare il corpo di Klinghoffer, i caccia americani della sesta flotta intercettarono l'aereo che portava in salvo i fedayn, insieme al loro dirigente Abu Abbas, costringendolo ad atterrare nella base siciliana di Sigonella. Nel giro di una notte si rasentò la più importante crisi diplomatica e militare mai avvenuta tra Italia e Stati uniti. Un commando della Delta force circondò l'aereo egiziano, ma venne a sua volta accerchiato da un plotone di ausiliari della Vam, comandati da un tenente dei carabinieri che non esitò a dare l'ordine di mettere "il colpo in canna". Intercorsero momenti di fortissima tensione, mentre le linee telefoniche tra Roma e Washington divennero roventi. Il capo del governo Craxi riuscì a imporre all'alleato il rispetto della sovranità nazionale. I dirottatori vennero messi a disposizione dell'autorità giudiziaria italiana, incarcerati e processati, mentre Abu Abbas fu trasferito a Belgrado.
Rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Spoleto, insieme ai suoi compagni, Ibrahim è rimasto oltre 2 anni in totale isolamento. Quindi ha conosciuto le sezioni di "elevato indice di vigilanza" di Voghera, Livorno e ancora Spoleto. Durante gli anni di carcere ha potuto incontrare sua madre soltanto due volte, prima che morisse. Scarcerato nel 2005, ha vissuto e lavorato a Perugia dove era sottoposto a libertà vigilata con l'obbligo di firma. Dormiva in un'abitazione della Caritas.
Il 20 aprile 2008 il magistrato di sorveglianza ha revocato la misura di sicurezza, che pesava nei suoi confronti, ritenendolo ormai privo di "pericolosità sociale". Il giorno successivo, convocato in questura per la notifica del provvedimento, che lo rendeva finalmente libero, è stato fermato e trasferito nel Cpt di Roma in attesa di espulsione. La singolare richiesta è stata motivata dalla questura e dalla prefettura del capoluogo umbro richiamando quella stessa pericolosità sociale annullata dalla magistratura il giorno prima.
Ora Ibrahim rischia di essere espulso, nonostante sia apolide e non abbia più famiglia. C'è chi pensa di inviarlo di nuovo in Libano oppure in Tunisia, magari facilitando uno di quegli scambi occulti che alla fine lo facciano arrivare nelle mani dei servizi israeliani o americani. Nonostante abbia scontato la sua condanna, continua a essere considerato un nemico da questi paesi. Ovunque venga spedito rischia per la sua vita. Abu Abbas, il dirigente del Flp arrestato dagli americani in Irak, è morto nel 2002 in "circostanze misteriose" nel famigerato carcere di Abu Ghraib.
In realtà la vita sociale, lavorativa e affettiva di Ibrahim è ormai interamente radicata in Italia. Per questo attraverso il suo avvocato, Francesco Romeo, ha chiesto asilo politico. Rifiutando la domanda l'Italia verrebbe meno ai suoi impegni presi al momento della evacuazione dei miliziani palestinesi a Beirut e quando decise di salvaguardare la propria sovranità nazionale durante la crisi di Sigonella.
Ma c'è anche un'altra ragione che depone a favore dell'asilo politico: ovvero il percorso di vita realizzato negli anni della sua dura esperienza carceraria. Ibrahim è oggi un ponte aperto tra le due rive del Mediterraneo, un simbolo d'integrazione tra culture diverse. La sua esistenza contiene un sapere sociale, una densità di vissuto, un esempio di scoperta dell'altro e di confronto, senza mai perdere se stesso, che sarebbe stupido pregiudicare per inerzia burocratica e cecità repressiva. Come tutti gli esseri umani Ibrahim ha diritto a una terra. È uno tra noi.

lottiamo uniti conrto carovita e speculazione

autore:
un comunista

Basta con gli speculatori!

Basta con il governo che sostiene gli speculatori! Mettiamo fine alla speculazione sui carburanti, sul cibo, sulle medicine e sulle materie prime!

(nuovo)Partito comunista italiano
Commissione Provvisoria del Comitato Centrale

Sito: http://lavoce-npci.samizdat.net
e.mail: lavocenpci40@yahoo.com

Delegazione
BP3 4, rue Lénine 93451 L'Île St Denis (Francia)
e.mail: delegazionecpnpci@yahoo.it

Comunicato 27 giugno 2008

Basta con l’aumento dei prezzi e delle tariffe!
Basta con gli speculatori!
Basta con il governo che sostiene gli speculatori!
Mettiamo fine alla speculazione sui carburanti, sul cibo, sulle medicine e sulle materie prime!

Non è vero che il governo e le altre Autorità sono impotenti di fronte all’aumento dei prezzi e delle tariffe, che non possono fare niente perché “è la globalizzazione”, “è il mercato”, “è la speculazione”: come se globalizzazione, mercato, speculazione fossero un “castigo di dio”!
Gli speculatori sono responsabili della bolla speculativa e dell’aumento dei prezzi delle materie prime, del petrolio, delle derrate alimentari, di tutta la sequela di aumenti di prezzi e tariffe che derivano direttamente o indirettamente dalle loro speculazioni. Ma gli speculatori sarebbero impotenti se non fossero protetti e favoriti dalle Autorità dei maggiori paesi imperialisti. Le autorità dei maggiori paesi imperialisti non sosterrebbero gli speculatori se la Corte Pontificia e le Autorità di paesi come l’Italia anziché collaborare, si opponessero energicamente agli speculatori, con i mezzi che già hanno a disposizione. La Corte Pontificia e le altre Autorità italiane sono quindi complici degli speculatori. Protestiamo contro la Corte Pontificia e le altre Autorità italiane fino a costringerle a mettere fine all’attività degli speculatori.
La speculazione non cade dal cielo, non è un’epidemia, una calamità naturale. Gli speculatori sono finanzieri noti alle Autorità, sono persone che dispongono di grandi somme di denaro, che manovrano il denaro dei fondi pensioni, delle assicurazioni, dei ricchi, delle banche e delle banche centrali (anche della Banca d’Italia), delle grandi aziende. Gli speculatori dominano il terreno, fanno i loro affari, mettono nelle tasche loro e dei loro mandatari soldi che succhiano dalle tasche di miliardi di uomini e donne, perché sono alla testa di un meccanismo finanziario e borsistico a cui collaborano tutte le Autorità. Per quanto riguarda il nostro paese, noi non saremmo colpiti dalle azioni criminali degli speculatori e dalle attività che seguono a catena, non verseremmo una parte ogni giorno crescente dei nostri salari, delle nostre pensioni, dei nostri redditi e risparmi nelle tasche degli speculatori, se questi non fossero spalleggiati dalla Corte Pontificia, dal governo, dalla Banca d’Italia, dalle grandi associazioni padronali, dalle forze politiche borghesi, da tutti quelli che hanno voce in capitolo e una qualche autorità in questo paese. Tutta questa gente è complice degli speculatori. O profittano anch’essi direttamente delle plusvalenze della speculazione o tengono spalla agli speculatori e ai complici degli speculatori perché hanno altri interessi in comune. Il governo Berlusconi si è precipitato a stabilire con la Finanziaria che i salari l’anno prossimo non potranno crescere più dell’1.7% (inflazione programmata), quando è già adesso evidente che sui beni elementari avremo un’inflazione superiore al 15%. Chi è in posizione di poter mobilitare la protesta delle masse popolari contro gli speculatori e i loro complici, contro le autorità che spalleggiano gli speculatori e non lo fa, non incomincia già ora a mobilitare, è responsabile delle conseguenze di quello che avviene, delle sofferenze e delle difficoltà che ogni giorno rendono più difficile, amara e incerta la vita di milioni di famiglie, della piccola criminalità che dilaga, del lavoro nero e dei traffici a cui milioni di persone devono darsi per sopravvivere.
La speculazione non è una calamità naturale. È un semplice e banale sistema di operazioni di Borsa, tenuto in moto da uomini ben vestiti, istruiti e rispettati. Persone perbene, avide di denaro come un maniaco sessuale è avido di sesso. Il potere gli viene dai mandatari che gli affidano i loro soldi e dalle Autorità che consentono loro di trafficare nelle Borse. Uomini che dispongono della massa enorme di denaro fornita dai ricchi e dalle loro istituzioni, dalle banche ordinarie e dalle banche centrali. Uomini che godono del sostegno e della complicità delle Autorità, del clero e dei ricchi.

Quale è a grandi linee il meccanismo della speculazione?
Nell’ultimo anno la speculazione ha investito il campo del petrolio, delle derrate alimentari e di altre materie prime e sta portando il loro prezzo al consumo a livelli crescenti di cui è impossibile prevedere la fine. Da venti anni oramai il sistema finanziario internazionale, di cui il nostro paese fa parte perché dominato dalla Corte Pontifica e dalla borghesia imperialista, passa da una bolla speculativa a un altra. Gran parte delle bolle speculative precedenti però riguardavano titoli di proprietà di aziende: le perdite e le vincite degli speculatori direttamente colpivano soltanto i proprietari di denaro che coscienti o meno lo affidavano agli speculatori. Solo indirettamente colpivano le aziende e quindi l’economia reale (quella che produce beni e servizi, che impiega proletari, che alimenta l’attività dei lavoratori autonomi). La bolla attuale invece riguarda materie prime, derrate alimentari e semilavorati. Essa si ripercuote direttamente sui prezzi al consumo e all’investimento. Causa direttamente fame, miseria, dissesto economico, disordini e delitti di ogni specie. I complici degli speculatori sono affamatori del popolo!
Come si è creata l’attuale bolla speculativa?
I mercati delle merci oggetto della speculazione sono già da tempo monopolistici. Il petrolio, le derrate alimentari, le materie prime più importanti sono nelle mani di poche grandi società che trafficano a livello mondiale. Una di queste è l’ENI. Prendono in mano o hanno già in mano la produzione e gestiscono tutto il giro fino al supermercato o alla società di distribuzione che rifornisce i venditori al dettaglio. Sono quindi mercati che erano predisposti per la speculazione. La sovrapproduzione assoluta di capitale e lo scoppio della bolla precedente, quella dei mutui ipotecari USA, hanno resa attuale la bolla speculativa.
Il meccanismo della speculazione in sintesi si svolge così. Ogni derrata (petrolio, grano, soia, riso o che altro), materia prima o semilavorato è accaparrato per una somma h (di dollari, euro), in largo anticipo sulla produzione e la consegna. Nasce quindi un titolo di proprietà: un certificato che dà diritto a ritirare alla data x un quantitativo y. Il proprietario di questo titolo lo mette in vendita a un prezzo H. Il nuovo proprietario lo rivende a un prezzo H’. I passaggi possono proseguire senza limiti, alla velocità che l’organizzazione delle borse e la rete mondiale dei loro collegamenti consentono. Esistono borse specializzate per le operazioni di compravendite di questi titoli, ognuna specializzata per alcuni tipi di merci. Le principali a livello mondiale sono a New York, Chicago e Londra. Gli speculatori di tutto il mondo fanno capo, direttamente o tramite intermediari, a queste Borse.
I prezzi H, H’, ecc. di ogni titolo (il corso del titolo) sono determinati dalla speculazione. Uno speculatore che è convinto che tra qualche ora, giorno o mese potrà rivendere un titolo al prezzo H”, è disposto a pagare cifre che si rapportano non al prezzo h segnato nel contratto iniziale (quello che il produttore ha percepito o percepirà) né al prezzo che la merce ha in quel momento sul mercato dei consumatori e degli investitori (capitalisti industriali, lavoratori autonomi, ecc.), ma a quello che prima o poi potrà ricavare dalla vendita del titolo.
Il prezzo del titolo (il corso del titolo) può salire al di là di ogni limite
1. se gli speculatori (cioè i proprietari di somme di denaro non impiegato altrimenti: né come capitale nel ciclo produttivo di beni o servizi, né come capitale finanziario, né come tesoro, né per consumi) sono numerosi;
2. se la fiducia nella crescita del prezzo è alimentata con opportune iniziative (voci su guerre in arrivo tipo l’aggressione sionista e americana all’Iran, minacce di guerre o disordini che turberebbero la produzione, previsioni di brusche variazioni della produzione o del consumo futuri, voci su determinate politiche di scorte da parte di Autorità, ecc. ecc.);
3. se gli speculatori ricevono in abbondanza denaro a basso tasso di interesse dal sistema bancario (che fa capo a banche centrali e nel quale ogni banca si muove con tanta maggiore autonomia quanto maggiore è la liquidità di cui dispone e più liberali le leggi e le norme che regolano la sua attività, insomma quanto più le Autorità lasciano liberi i banchieri);
4. se le leggi e le norme che regolano l’attività delle borse lasciano agire ogni speculatore con molta libertà (bassi anticipi sugli acquisti a termine, scarse garanzie, possibilità di emettere titoli derivati sul corso dei titoli primari, ecc.).
Come si vede le quattro condizioni indicate sono tutte condizioni che non cadono dal cielo né sono fatali: le leggi e le regole sono stabilite da Autorità politiche o di categoria (come la Banca Centrale Europea, la Federal Reserve USA, le Commissioni di Sorveglianza delle Borse, le associazioni di categoria, che a loro volta dipendono più o meno strettamente dalle Autorità politiche). La speculazione non potrebbe aver luogo se le Autorità volessero impedirla, anche solo con un centesimo della determinazione con cui si impegnano e collaborano a stroncare i finanziamenti delle organizzazioni da esse proscritte come terroriste.
La speculazione in corso e il carovita conseguente sono possibili perché i finanzieri dispongono di cifre enormi di denaro da giocare nelle speculazioni. Le fonti di questa disponibilità sono
1. la privatizzazione delle pensioni (fondi pensioni), delle assicurazioni, della sanità (mutue private): essa ha posto e pone cifre enormi a disposizione di finanzieri che devono farle fruttare;
2. la sovrapproduzione di capitale e la crescente disuguaglianza dei redditi: chi percepisce alti redditi, per quanto viva nel lusso e scialacqui, non li consuma interamente in acquisto di beni e servizi e affida denaro a istituzioni finanziarie perché lo facciano fruttare - il lavoratore a basso reddito consuma tutto il denaro che riceve in spese per acquistare beni e servizi;
3. la possibilità per le banche centrali e le altre di creare denaro concedendo prestiti: l’accesso al credito a sua volta dipende da leggi, norme e accordi espliciti o taciti, ma noti e chiari.
Quindi, ancora una volta, se le Autorità non seguissero le politiche di arricchimento dei ricchi e impoverimento dei lavoratori, di privatizzazione, di libertà per i ricchi che invece seguono, la speculazione non sarebbe possibile. L’impotenza che le Autorità proclamano di fronte alla speculazione è un imbroglio.
Quando arriva la scadenza di un dato titolo, il signor A che lo ha in mano ritira la derrata che ha pagato H e la mette in vendita (a consumatori o investitori) alla somma X.
Perché nonostante i prezzi crescenti i consumi non diminuiscono e la derrata viene pagata X?
1. Perché alcune domande sono incomprimibili (qualunque sacrificio o delitto piuttosto di farne a meno: cosa non si farebbe piuttosto che farsi tagliare la luce, restare al freddo o smettere di mangiare?).
2. Perché le aziende possono alzare i prezzi di vendita dei loro prodotti e quindi sono disposte a pagare a qualsiasi prezzo le merci di cui hanno bisogno.
3. Perché i ricchi possono pagare qualsiasi cifra.
4. Perché in alcuni paesi (Cina, India e altri) aumenta il numero dei ricchi (in grande misura grazie alle delocalizzazioni e allo sfruttamento all’osso dei lavoratori fatto da Autorità sostenute da quelle dei nostri paesi).
5 Perché i sussidi pubblici coprono una parte del prezzo al consumo e così mantengono alta la domanda.
6. Perché il sistema bancario mette a disposizione dei consumatori e degli investitori nuovo denaro (acquisto a credito).
7. Perché vi sono ancora vecchi risparmi da prosciugare.
Ancora una volta si vede che senza il concorso e la complicità delle Autorità e la distribuzione ineguale del reddito (che le Autorità fomentano) i prezzi al consumo non potrebbero crescere come crescono.

Ma le Autorità di un paese come l’Italia potrebbero da sole contrastare la speculazione?
Consideriamo anzitutto il caso dell’ENI. L’ENI il petrolio non lo compra né a New York né a Londra. Ha accordi a lungo termine con molti paesi per lo sfruttamento di giacimenti. L’ENI è dello Stato italiano e obbedisce alle leggi e agli ordini delle Autorità italiane. È il governo che nomina i suoi dirigenti principali. L’ENI è in grado di determinare il prezzo dei carburanti e delle benzine in Italia e costringere chi vuole stare sul mercato italiano ad adeguarsi ai prezzi che fa. Può stringere accordi con altri paesi produttori di petrolio, assicurare sbocchi sicuri a paesi minacciati di sanzioni come l’Iran. Invece conferisce il suo petrolio al mercato della speculazione e fa enormi profitti ogni anno. Sono i soldi che i lavoratori dipendenti e autonomi ci smenano ogni anno per benzina, riscaldamento e le ripercussioni che l’aumento del prezzo del petrolio e dell’energia ha sul prezzo di mille altri prodotti.
Quello che vale per l’ENI e il petrolio, vale per altre società in altri settori. Ci sono produttori di molti paesi che le potenze imperialiste sottopongono a sanzioni economiche, che hanno difficoltà a vendere i loro prodotti e che sarebbero felici di fare accordi a lungo termine con le grandi società dell’industria alimentare italiana e con le catene della grande distribuzione. Perché queste non lo fanno? Perché sono in mano agli speculatori, ai complici degli speculatori o perché per farlo hanno bisogno del sostegno finanziario e politico delle Autorità e delle banche, di fronte alle minacce e alle sanzioni di cui sarebbero bersaglio.
Credete poi che se le Autorità di un paese come l’Italia, la Corte Pontificia con la sua grande autorità internazionale prendessero decisamente e praticamente posizione contro gli speculatori e i loro crimini, contrastassero energicamente la loro azione, le Autorità di altri paesi potrebbero tutte continuare indisturbate a condurre la loro attuale politica criminale di collusione con gli speculatori? Già qua e là esplodono ribellioni, rivolte, proteste. Si moltiplicherebbero e diventerebbero irresistibili.

Ma proporre una simile azione nazionale dalle grandi, sicure ed efficaci ripercussioni internazionali alla Corte Pontificia e alle altre Autorità italiane è come chiedere alle volpi di proteggere i polli, ai ladri di lottare contro i furti, ai pedofili di custodire bambini. Ma noi non siamo né polli né bambini. Noi possiamo lanciare campagne di proteste contro la Corte Pontificia e le altre Autorità italiane perché tengono corda agli speculatori, perché non fanno neanche un centesimo di quello che possono fare per mettere fine, almeno nel nostro paese, a cominciare dal nostro paese, ai crimini degli speculatori. Tutti i partiti politici, dal PD al PdL alla Lega Nord oggi sono complici degli speculatori, perché non fanno niente per fermarli, ammesso che non profittino anche delle loro operazioni. Non Lega per la libertà del Nord dovrebbe chiamarsi, ma Lega per la sottomissione del Nord agli Speculatori (LNS)! Non Popolo delle libertà, ma Popolo delle Libertà per gli Speculatori (PdLS)! Non Partito Democratico, ma Partito della Democrazia degli Speculatori (PDS)! Non a caso distraggono la gente con chiacchiere innocue sulle (vere) malefatte di Berlusconi che ogni giorno da bravo gliene fornisce una nuova a fare da diversivo!
Cosa aspetta la CGIL a chiamare lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi a scendere in piazza uniti contro la Corte Pontificia e le altre Autorità italiane che spalleggiano gli speculatori? Una iniziativa del genere metterebbe la Corte Pontificia e le altre Autorità con le spalle al muro: o ammettere pubblicamente la loro complicità e solidarietà con gli speculatori e smascherarsi o prendere le misure e fare i passi necessari per porre fine alla speculazione.
Ma quello che non fanno di loro iniziativa né Epifani né gli altri esponenti della destra dell’aristocrazia operaia, possono almeno iniziare a farlo gli altri esponenti della sinistra sindacale e della sinistra politica.
Noi chiediamo ai sindacati di base, ai sindacati alternativi (Slai Cobas, Slai Cobas per il sindacato di classe, Sindacato Lavoratori in Lotta per il sindacato di classe, Sindacato dei Lavoratori, Rappresentanze di base, ecc.), alla sinistra sindacale (FIOM, Rete 28 Aprile, ecc.), a quello che resta della sinistra borghese (PRC, PdCI, ecc.), ai frammenti in libertà della vecchia sinistra borghese (PCL, SC, PdAC, ecc.), alle FSRS (P-CARC, Proletari Comunisti, Rete dei Comunisti, ecc.), ai comitati di resistenza e a tutte le associazioni e i gruppi veramente popolari e decisi a difendere senza riserve gli interessi e i diritti delle masse popolari, di prendere accordi per convocare assieme manifestazioni di protesta contro la Corte Pontificia e la altre Autorità complici degli speculatori.

Non lasciamo via libera ai fautori della fame, della miseria, del malessere!

La migliore e più radicale misura per migliorare la sicurezza e la solidarietà è un ordinamento sociale che permette a tutti di guadagnarsi da vivere lavorando onestamente. Per prevenire il crimine e i traffici loschi, bisogna anzitutto che tutti possano vivere dignitosamente del proprio lavoro. La speculazione è anche un’infezione criminogena.
La lotta contro il carovita e contro gli speculatori e i loro complici è una parte essenziale della resistenza al procedere della crisi generale del capitalismo.
L’inquinamento della Campania per la gestione criminale dei rifiuti ha smesso di essere un affare per le Autorità ed è diventato un problema che devono risolvere, solo quando le masse popolari si sono mosse e l’hanno fatto diventare un problema di ordine pubblico.
Il successo finora conseguito dagli oppositori alla seconda base USA a Vicenza, da quanti lottano contro la TAV in Val di Susa e da altri organismi di resistenza, indica la strada che bisogna seguire contro la Corte Pontificia e la altre Autorità complici degli speculatori.

Facciamo della speculazione e del carovita un problema di ordine pubblico!

Abbasso il governo della miseria, della tasse e della repressione!

Promuovere e appoggiare la resistenza delle masse popolari del nostro paese al procedere della crisi!

Organizzare e promuovere la protesta delle masse popolari contro il carovita, contro gli speculatori e i loro complici!

La lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista è il contesto necessario perché crescano su grande scala la coscienza politica e l’organizzazione delle masse popolari italiane autoctone e immigrate e si sviluppino con forza e con successo la loro lotta per la difesa e l’ampliamento delle conquiste e per un lavoro dignitoso e sicuro per tutti, la loro resistenza al procedere della crisi, la loro lotta contro il carovita, contro gli speculatori e contro la Corte Pontificia e le altre Autorità che li sostengono, contro lo squadrismo fascista e razzista e contro le Organizzazioni Criminali, per la civiltà e il benessere!

Che i lavoratori, le donne, i giovani più avanzati si arruolino nelle fila del Partito comunista, degli organismi della resistenza e delle organizzazioni di massa e contribuiscano alla rinascita del movimento comunista!

Rafforzare la struttura clandestina centrale del (nuovo)Partito comunista italiano, moltiplicare il numero dei Comitati di Partito e migliorare il loro funzionamento, sviluppare il lavoro sui quattro fronti indicati dal Piano Generale di Lavoro!

Costruire in ogni azienda, in ogni zona d’abitazione, in ogni organizzazione di massa un comitato clandestino del (n)PCI!

Imprenditore chiede risarcimento ad operai morti

Un risarcimento di 30 milioni di
euro è stato chiesto ai familiari dei quattro operai morti in
un'esplosione alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno e
all'unico sopravvissuto dai titolari dell'azienda dove avvenne
l'incidente. Le vittime lavoravano per una ditta esterna
impegnata in interventi di manutenzione. Nella richiesta di
danni Del Papa sostiene che l'esplosione sia stata provocata da un
erroneo uso della fiamma ossidrica.

La notizia è riportata dal Messaggero. La richiesta di
risarcimento sarà esaminata dal tribunale civile di Spoleto in
un'udienza fissata per il gennaio prossimo. «Preferisco non
commentare e lasciare il giudizio all'opinione pubblica» ha
detto oggi l'avvocato Dino Parroni che con il padre Sandro
rappresenta la vedova e il figlio del titolare della ditta di
manutenzione, anche lui tra le vittime dell'incidente.
Il risarcimento è stato chiesto in seguito a un accertamento
tecnico preventivo svolto in sede civile su richiesta della
stessa Umbria Olii dal quale emerge che la fiamma ossidrica non
doveva essere utilizzata per i lavori. Le conclusioni saranno
depositate in un'udienza fissata per il 15 luglio ma l'avvocato
Dino Parroni ha già sollevato diverse eccezioni al riguardo.
In sede penale è invece in corso l'udienza preliminare a
carico del titolare della Umbria Olii, Giorgio Del Papa. Una
decisione è attesa l'11 luglio prossimo.

LIBERA RESISTE

autore:
Libertad
Sommario:
Libera resiste -- Otto anni di Autogestione

LIBERA RESISTE!

Compleanno otto anni di autogestione

SABATO 5 LUGLIO

Via Pomposiana 271 - MARZAGLIA(MO)

http://www.libera-unidea.org/

WILL INTERNATIONAL COMMUNITY RESCUE POORER AMERICANS?

autore:
DOUGLAS FIELD
Sommario:
REPRESSION,LEGAL,US GOVERNMENT

WHEN THE US INNOCENT ARE ABANDONED BY THE GUILTY ! I hate to say it, but I do believe that this injustice that our US judicial system has been inflicting on the tens of thousands of our Middle Class and Working Poor Amercans (who are the least educated US prison inmates) with prolonged incarceration, is a very realistic human rights violation if not a crime against humanity issue.

The International World Court and United Nations should be investigating why only wealthy Americans are able to receive federal retrials using proper legal representation and US poorer prison inmates are forced to be their own best lawyers from prison and failing in mass at their opportunities for federal retrial reviews.

Our judicial system just recently released 360 men who spent 25 to 40 years being incarcerated for rapes they never committed! Had these judicial victims been given appeal attorneys for their federal appeal reviews, just maybe they might have been given retrials and not have had to wait until DNA evidence exonerated them decades later.

Until our judicial system becomes so perfected to always accurately charge and convict the right individuals with crimes,we all have to stay focused on preserving every legal opportunity for the truly innocent to be able to rise up and out of our cold hearted prison system that treats everyone in their grasp as guilty equals.

***GREAT SOCIETIES THAT DO NOT PROTECT THE INNOCENT, BECOME THE GUILTY !

POORER AMERICANS NEED THE WORLD'S COURT HELP !!!
A MUST READ ABOUT AMERICAN INJUSTICE :
Google or Yahoo MANNY GONZALES THE KID THAT EVERYONE FORGOT IN THE CA PRISON SYSTEM.

lawyersforpooramericans@yahoo.com

Sul piano rifiuti di Marrazzo

autore:
COMITATO MALAGROTTA

COMUNICATO DEL COMITATO MALAGROTTA
SUL PIANO RIFIUTI DI MARRAZZO

Il piano rifiuti presentato da Marrazzo il 24 giugno, l’ultimo – si spera – di una lunga serie, ricalca sostanzialmente tutte le contraddizioni e i condizionamenti imposti da una scelta: quella di affidare al privato monopolista la responsabilità della gestione dei rifiuti nel Lazio.
Soprattutto non è un piano rifiuti, ma è un compromesso, una mediazione tra diversi interessi, tra i quali quelli dei cittadini contribuenti sono all’ultimo posto.
Le anticipazioni dei mass media dei giorni precedenti e uno studio pieno di tabelle e dati fatto circolare prevedevano:
 l’obiettivo del raggiungimento della Raccolta Differenziata al 44,5% (che precisione!) nel 2012;
 il gassificatore di Albano;
 l’innalzamento della discarica di Malagrotta e/o l’apertura di un’ulteriore discarica in località Monti dell’Ortaccio, a poche centinaia di metri da quella di Malagrotta e, di fatto, un allargamento della stessa.
Ma questo studio, che si presume abbia impegnato esperti e tecnici per settimane e mesi, ha trovato l’opposizione di una parte della maggioranza che governa la Regione Lazio.
E così la presentazione del piano di Marrazzo è prima stata spostata dalle 11.00 alle 14,30 per poi iniziare dopo le 16.00, nella spasmodica ricerca di un accordo, o meglio di un compromesso, con la Sinistra.
I numeri e le soluzioni sono allora cambiati, diventando:
 la Raccolta Differenziata al 50% nel 2011;
 del gassificatore di Albano non si è parlato, pur se si è fatto cenno ad un’ulteriore necessità di combustione per 160.00 tonnellate/anno;
 le discariche verranno ampliate e prolungate fino al 2012, fino all’entrata a regime degli impianti, ma senza fare nomi o indicare luoghi.
Ora c’è da chiedersi che credibilità possa avere un Piano Rifiuti che è stato studiato per mesi, e nel quale sono state elaborate le previsioni di produzione dei rifiuti e i mezzi e soluzioni con cui farne fronte; e che poi invece viene cambiato nel giro di poche ore per accontentare quei “rompiscatole” della Sinistra. Allora non era uno studio serio.
E c’è da chiedersi anche come i rappresentanti della Sinistra possano ritenersi soddisfatti solo perché hanno ottenuto qualche percentuale in più di Raccolta Differenziata, senza nemmeno la garanzia che sarà raggiunta; perché aumentare e anticipare la RD significa mettere in campo risorse diverse e maggiori di quelle previste nel Piano, e delle quali però non si è fatto cenno nell’esposizione di Marrazzo. Mentre per quanto riguarda l’inceneritore di Albano e l’apertura di nuove discariche con l’ampliamento di quelle esistenti per milioni di tonnellate, questa prospettiva non è stata affatto esclusa, anzi, si è solo preferito non parlarne in termini chiari, nascondendo la testa nella sabbia.
Una prova di forza, quella della Sinistra, che dimostra ancora una volta tutta la sua debolezza e la mancanza di una prospettiva coerente, e non improvvisata di volta in volta, di un progetto di gestione dei rifiuti che superi il mero smaltimento e la subalternità al privato monopolista.
In tutto questo dobbiamo ricordare che non si è detta una sola parola su Malagrotta, che oltre alla megadiscarica in predicato di ampliamento e innalzamento, vedrà tra breve l’avvio di un gassificatore che non ha garanzie di funzionamento, ma che anzi nelle sue precedenti esperienze ha clamorosamente fallito; un impianto di cui non si conosce l’effettiva tecnologia di costruzione, né dove né come saranno trattate le migliaia di tonnellate di scorie inquinanti prodotte. E questo in una Valle Galeria già piena di impianti inquinanti e a rischio di incidente rilevante, che però non ha mai avuto un sistema di monitoraggio ambientale, e dove stiamo assistendo anche alla penosa vicenda di una centralina mobile “rimediata” dopo 8 mesi dall’autorizzazione all’acquisto “urgente”. Una centralina mobile messa a disposizione dei pur volenterosi e meritevoli tecnici dell’ARPA, che non può però entrare in esercizio perché non funziona l’impianto di refrigerazione e, a quanto pare, mancano anche i fondi per acquistare un condizionatore portatile….E nulla si sa ancora sul monitoraggio del sistema di controllo specifico delle emissioni del gassificatore, e sul protocollo di accordo fra COLARI, ARPA e Provincia che abbiamo proposto per la trasmissione in continuo dei dati e la loro pubblica accessibilità.
Nel frattempo però veniamo a sapere che per la riduzione della tassa sui rifiuti ai residenti intorno alla discarica, quello che noi avevamo definito “L’obolo della vergogna!”, sono stati spesi 574.000 euro nel 2007 e ne sono stati stanziati 1.000.000 per quest’anno!
In conclusione: un NON Piano che NON dice, NON indica, NON indirizza, lasciando, di fatto, mano libera alla lobby dell’incenerimento per scelte a favore dei soliti noti e contro gli interessi di tutti i cittadini. Ma che è coerente con il comportamento del Presidente/Commissario, che già pochi mesi dopo la sua elezione illudeva i cittadini della Valle Galeria dicendo di aver sospeso la costruzione del gassificatore; che nel 2006 proponeva la sceneggiata farsesca dei Tavoli di Confronto, e che nell’incontro in pompa magna del 20 luglio 2007 con i cittadini, dal Sindaco Veltroni, si guardava bene dall’informarli che 4 giorni dopo avrebbe ordinato un ulteriore prolungamento della discarica di Malagrotta.
Ma si evidenzia anche l’errore strategico che secondo noi è stato commesso dalla Sinistra in questi anni: di abbandonare, in fondo, il gassificatore di Malagrotta al suo destino.
Dopo una prima fase di resistenza attiva, infatti (“Sarebbe un fatto di una gravità inaudita se i lavori per il gassificatore fossero ripresi”, aveva dichiarato nel 2005 l’allora capogruppo Filiberto Zaratti, quando ancora vigeva la cosiddetta “sospensione” annunciata da Marrazzo…), l’opposizione al gassificatore si è progressivamente affievolita fino a scomparire del tutto. Creando, di fatto, una vera e propria frattura concettuale perché non si puo’ coerentemente sostenere una posizione anti-inceneritorista e un’alternativa seria e reale a sistema “cerroniano” di gestione dei rifiuti, se poi alla fine si approda ad una posizione di “real politik” in cui ci si riduce a dire, in sostanza, che “tre inceneritori vanno bene, ma quattro no…”
Un’ultima obiezione sul Piano Rifiuti, Marrazzo nella sua esposizione ha parlato anche di impianti di Trattamento Meccanico Biologico - evidentemente sotto la pressione delle Associazioni Ambientaliste e dei Comitati che spingono da tempo per questa soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti – tentando però di spacciare per TMB anche gli impianti di preselezione dei rifiuti, già presenti a Malagrotta e Rocca Cencia e finalizzati alla produzione di Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR).
Poche idee ma ben confuse quindi; oppure una sola ma ben chiara: Non disturbare il manovratore !
Il quale esegue diligentemente gli ordini del “Partito Unico del CIP-6”, che unifica in una vasta coalizione tutto “l’Ambientalismo del Fare (Affari)”.

COMITATO MALAGROTTA
Roma 28 giugno 2008

Lampi di Critica Radicale

autore:
Surfer
Sommario:
Parliamo di una rivista online

Vorrei sapere cosa ne pensate di questo giornaletto che si trova online e, a volte, in giro per Roma.
L'ho trovato con una ricerca su google, dopo averlo visto per terra al Tiburtino III...
Parliamone.

Coste e costi....lu cunto de li cunti

autore:
L'Avamposto degli Incompatibili
Sommario:
il proletariato non ha nazione!

17 giugno 20008

Ultima ora.

140 e più morti nel mediterraneo in viaggio dalla Libia verso le nostre coste.
Altri due barconi avvistati al largo di Lampedusa con 130 persone a bordo,poco dopo da un gommone erano sbarcati altri 72 migranti.

il 15 giugno sei migranti somali "dispersi" al largo di Malta, il loro barcone aveva urtato contro le gabbie per la pesca dei tonni.

Comincia la conta dei naufragi e degli annegati estivi.
Tanti troppi,di anno in anno.di estate in estate, di giorno in giorno, di minuto in minuto.
il costo di chi muore per raggiungere le coste si somma al costo di chi muore
sul lavoro e di lavoro.Il costo di un sistema infame che priva della vita e della speranza di una possibilità di vita.

I monti si guardano da una costa all'altra.
E' bello pensare che si è così vicini.

Ma essere vicini hanno decretato che è male.

Quando venite da noi terroni coi vostri traghetti o coi vostri panfili a mareggiare
le vedete all'orizzonte le coste che volete
lontane.
Da Kusadasi a occhio nudo si vede l'isola di Samos.
Da Zuwarah si annusa la Sicilia.

No,non è una fata morgana
è solo il mare che solcarono Fenici, Greci, Arabi.....
passare il mare: trafficare, vendere, comprare
l'odore delle spezie,il fruscio delle sete dei broccati e gli uomini che si annusavano, che dall'odore si riconoscevano.
E solo il mare che passò Enea

"Io canto l'uomo e le sue armi che per primo
da Troia giunse esule all'Italia per volere del fato
e le rive di Lavinia toccò,molto patì in terra e in mare per l'ira di Giunone dea
molto soffrì in guerra,
e una nuova città cercando
approdò nel Lazio dove posò i suoi Penati
da lui i padri albani e le mura della grande Roma
O musa, dimmi il perché, per quali offese alla dea crudele,per quali motivi
la spietata dea, la regina degli dei costrinse un uomo nobile per pietà
a patire tante sventure? a subire tali strazi?
Così feroci sono gli dei?"

Solita eterna storia.
Solita eterna storia di vite che si incrociano e si fondono nel mediterraneo, solita ed eterna storia di fughe e approdi.

Quanto costa un viaggio in un traghetto da costa a costa ?
qualche euro se si parte dalle coste dell'Europa.
Ma quando il viaggio è inverso?
Migliaia di euro e quasi sempre costa la vita.

E quanto dura?
poche ore dall'Europa
ma se il percorso è inverso?
tanto tanto di più.
dal Senegal, dal sub-Sahara alla Tunisia a
Malta a Lampedusa.
Dal Corno d'Africa lungo le coste tra Malaga e l'Almeria fino alla Murcia ad est; ad ovest tra le coste di Cadice ed Huelva fino alle coste delle Canarie.
Dall'Iraq e dall'Afghanistan alla Siria alla Turchia.
Attraversare le montagne innevate della Turchia orientale,quanti assiderati?
il costo dell'approdo costa non si sa quanto: solo nel 2002 19 assiderati di cui 9 bambini.
Dall'interno dell'Africa fino alla Turchia , la Libia, la Sicilia, Malta.

Prima dei gommoni ci sono gli autobus, i taxi, i camion e i piedi i piedi prima di tutto, i piedi che lasceranno i sandali sfondati sulle nostre
coste.
Queste orme che segnano la colpa della vostra potenza e del nostra indifferenza: che sporcano i nostri giardini, magari pieni di immondizia ma
giardini!
Da Istambul ad Adirne, costi di morti soffocati, annegati e saltati in aria lungo i confini minati.
Dalla Libia africani, tanti africani per raggiungere l'altra Africa: Lampedusa.
Fuggire dalla fame, dalle guerre: fuggire da Troia arsa col figlio in collo, Anchise non ha posto, e poi chi arriva alla veneranda età di Anchise in Africa? Fuggire col figlio in collo nei tir, sui gommoni,
spesso valicando le montagne, ricordate "il cammino della speranza"? : ma non ci sono le guardie di frontiera a darti il ben venuto.

In Libia chi riesce a salvarsi da arresti, abusi e deportazioni collettive prosegue il viaggio.

Libia, Marocco, Algeria, Tunisia e Turchia fanno le prime rappresaglie, poi l' Europa, per chi sopravvive, completa l'opera.
E' dal novembre 2006 che la Libia con la conferenza di Tripoli ha accentuato il suo ruolo di Boia per conto dell'Europa abbandonando i profughi nel deserto, a volte anche fra il fuoco incrociato di Algeri e Marocco.

http://www.migreurop.org/article1045.html

http://www.atmf.ras.eu.org/article.php3?id_article=856

Quante volte i pescatori di Sicilia di Malta fra i pesci hanno trovato resti umani? non si contano più. Non è più ultima ora, per ora si tiene solo il
conto di chi già forza lavoro muore in fabbrica, in cantiere, in fondo ai pozzi, per ora, ancora.
Le leggi feroci della fortezza Europa contaminano i cuori da costa e costa: un costo alto.
per la paura di vedersi sequestrare i tonni e per il timore di favorire l'immigrazione clandestina i pescatori non soccorrono più i migranti sulle
navi di Lazzaro in avaria: i costi dei tonni valgono di più delle vite umane fra le coste del
mediterraneo.
E il costo turistico delle coste vale più dei tonni.

Legge di mercato, semplice legge di mercato.

Per questa legge prosperano le Guantanamo nei deserti: prima rastrellati poi deportati.
E per chi sopravvive a tutti questi strazi e agli innumerevoli lutti ad attenderli c'è la galera in Europa: la galera chiamata Cpt o Cpe.
Ma lo zelo di Libia, Egitto ,Algeria, Marocco, Tunisia, Turchia non è sufficiente a fermare l'esodo.E allora l'Europa, e l'Italia nel caso degli
ultimi naufragi , ancora una volta dice: La Libia non ce la fa, accordi bilaterali, ancora! si succedono i governi: i programmi sono sempre gli
stessi. E ancora una volta si chiede collaborazione all'Europa continentale.

Potete inventarvi una caterva di LEGGI sempre più feroci, potete riempire i mari di sbirri di tutti i generi e di tutti i paesi più o meno "civili",
L'ESODO CONTINUERA'.

Non esiste solo la legge del mercato.

La legge della FAME la legge della SOPRAVVIVENZA vince sulla legge di mercato, la legge di mercato è destinata ad essere travolta dalla legge della FAME e dalla legge della SOPRAVVIVENZA: prima si cerca in tutti i modi
di sopravvivere, poi si pretende di VIVERE.
E' un dato naturale a cui la innaturale legge soccomberà.
E più la fortezza Europa diventa feroce, più quelli che riusciranno a sopravvivere e poi a pretendere di vivere saranno i più forti: i più forti ce la faranno, anche questa è una semplice legge naturale. I vostri numeri chiusi fanno ridere di
fronte a questa semplice legge naturale, il vostro "questi si quelli" no non contano un cazzo di fronte a questa semplice legge naturale.

Voi con i vostri meccanismi di ferocia favorite questa semplice legge naturale, senza capirlo come sempre, per questo siete destinati
a fallire.

SI I PIU' FORTI CE LA FARANNO E
VI TRAVOLGERANNO.

Di contro colla paura montata ad arte della CONTAMINAZIONE, noi a cui volete imporre una assurda pretestuosa CASTITA' diverremo più deboli: altra semplice legge naturale.

Il costo della liberazione fra queste coste è sempre stato alto;questo piccolo mare,il mediterraneo,ha visto un fiorire di miti che raccontava il costo di trovare la speranza, l'approdo e una nuova città da fondare su queste coste.

Verranno in massa dall'Africa, ne avete approfittato troppo:da quanti secoli?
fatevi raccontare da qualche portaborse lu cunto de li cunti della Storia, data la vostra ignoranza abissale, fatevi fare lu cunto de li cunti del colonialismo delle potenze d'Europa prima e poi di tutte le altre potenze poi.

Arriva l'ora della resa del cunto de li cunti.

E voi e le vostre leggi sempre più feroci non farà che rendere più pesante questa resa dei conti.

Loro e noi proletari occidentali non abbiamo da perdere che le nostre catene.
Questo è il dato che non fa temere la VOSTRA
LEGGE e le vostre vendette:
questa e una legge storicamente scientifica, una legge naturale pure questa.

Si i Lager tutti i Lager prenderanno fuoco e il mediteranno tornerà ad essere luogo di CONTAMINAZIONE e la Contaminazione si spargerà per la fortezza Europa.
Gli esseri umani si spartiranno il cibo, si scambieranno poesie e musiche, danzeranno uniti
sulle vostre tombe.
O vi credete immortali?
Hanno lottato e vinto contro gli Dei: vi credete DEI?
No, siete solo DEI MISERABILI!
Pieni di soldi ma siete solo DEI MISERABILI!
LA PATTUMIERA DELLA STORIA VI SPETTA E VI ASPETTA!
a proposito di immondizia.

vittoria
L'avamposto degli Incompatibili
www.controappunto.org