Dove va Casa Pound: obiettivi e strategie

Analisi di “Sorpasso Neuronico” il documento politico dell’ex Terza Posizione ed ideologo di Casa Pound Gabriele Adinolfi.

La diaspora dalla Fiamma

Il tentativo di Adinolfi e Iannone di prendere pieno possesso del Movimento Sociale Fiamma Tricolore si è arenato qualche mese fa. Le componenti “movimentiste” raccolte negli ultimi anni attorno alla Fiamma hanno così preso vie diverse.
Chi è rimasto nel partito, almeno formalmente, Veneto Fronte Skinhead; chi si è messo la cravatta ed è entrato in Alleanza Nazionale, Castellino e AIR. ; chi ricatta sottobanco Alemanno, Boccacci e la sua Militia e chi infine ha ripreso l’idea vecchia di quindici anni del network nero alla Base Autonoma, aggiornandolo e arricchendolo si intende, Casa Pound.
E’ proprio quest’ultima componente, che faticosamente sta tentando di ergersi a faro del movimentismo di destra, il prodotto ultimo della risalita della china da parte del “tesoriere” di Terza Posizione.

La desistenza col PdL

Nel documento Adinolfi teorizza il ritorno di Casa Pound alla vecchia strategia della desistenza col centrodestra datata 2005.
L’esperimento pilota come sempre fu il Lazio; Casa Pound in quell’occasione ottenne grazie ad un accordo sottobanco con An una candidatura nella Lista Storace in occasione delle elezioni regionali.
Germano Buccolini detto “Gerry” raccolse però poche centinaia di voti e non venne quindi eletto.
La svolta romana che ha determinato l’elezione a sindaco di Alemanno e la schiacciante maggioranza parlamentare acquisita dal PdL hanno schiuso inediti orizzonti per Casa Pound.

Abbandonata la Fiamma l’area di Casa Pound si configura oggi come una sorta di network aperto ai più disparati contributi. Non più un azione politica a 360° come quella propria di una formazione partitica bensì pochi ma mirati ambiti d’intervento.
Messo da parte l’orgoglio identitario Adinolfi schiude nuovamente le porte all’opzione camerati-candidati nelle liste civiche o in quota PdL: qualche nome quindi su cui concentrare le preferenze ma diretta espressione di quei ristrettissimi ambiti d’intervento. (1) (6)
In questo modo verrebbe così meno l’imbarazzo (?) politico del PdL per l’ostentato neo-fascismo di Casa Pound; una singola candidatura all’interno delle loro liste passa quasi inosservata se poi si riesce a schierare un perfetto incensurato il gioco è fatto.
Una volta ottenuto il proprio referente nelle istituzioni, come esplicitamente teorizzato nel documento, si può tranquillamente fare Lobby costruendo un vero e proprio gruppo di pressione con cui partecipare alla spartizione delle torte economiche istituzionali. (2)
Lobby come strumento quindi per ampliare il raggio d’azione ed intervento di Casa Pound. Consiglieri Municipali, Comunali, Regionali, Deputati e Senatori garanti dell’ “area Casa Pound”. (3)

Strutturazione

L’azione nel sociale diventa così il principale mezzo con cui sdoganare Casa Pound e allontanare la tetra ombra neofascista. Attraverso la costituzione di associazioni, cooperative e comitati del resto si raggiungono due obiettivi. Il primo guadagnare le “coperture” puramente formali con cui penetrare in alcuni quartieri strategici delle città e, laddove è possibile, farsi assegnare gratuitamente degli spazi in cui formalmente si erogano servizi alla cittadinanza, sostanzialmente si allestisce il più classico dei covi fascisti.
Il secondo, altrettanto importante, la possibilità di partecipare grazie alla forma associativa ai vari bandi sociali e culturali di Comuni, Province, Regioni e Comunità Europea con cui ottenere la fetta pattuita di finanziamenti istituzionali dal PdL.
In questa duplice chiave diventa centrale il rapporto con tutto il terzo settore legato storicamente all’Msi prima e alla destra sociale di An oggi.
Contestualmente la strutturazione passa dalla proposizione di un progetto “culturale” ben più ardito.
In questo senso si cerca a tutti i costi una relazione positiva con i più disparati ambienti estranei al neo-fascismo, dall’autore letterario presunto di sinistra al maestro dei tatuaggi gli utili idioti non mancano, proprio per sdoganare l’intera area. La parola d’ordine è quindi trasversalità in modo da veicolare in primis negli ambienti borghesi moderati una percezione di Casa Pound plurale e democratica.
L’ampliamento della visibilità politica, altro elemento cruciale nel processo di strutturazione, passa non solo da concerti, pub, punti vendita ma soprattutto da scuole e università, i luoghi pubblici per eccellenza in cui fare proselitismo fra i giovanissimi. Si tratta comunque di una visibilità caratterizzata dalla cosiddetta aggressività comunicativa.(Fontana di Trevi, Bolla del Grande Fratello, Manichini impiccati) (4) (5)

Il network nero

“[…] Ora ci sono tre modi per convivere con questa conflittualità: assistervi da passivi, arruolarsi in marina (diventare cioé attivisti di base del PdL o affini) oppure passare alla logica corsara. E i corsari non stanno tutti sulla tolda di una sola nave. […]” pag.27

La costituzione del gruppo di pressione/Lobby richiede, secondo Adinolfi, trasversalità alle varie formazioni politico-partitiche, è necessario quindi esprimere i candidati sondando le migliori offerte senza preclusioni di sorta nei confronti di nessuno. Il cuore del documento risiede quindi proprio nell’eliminazione degli steccati identitari con An, Forza Nuova e le altre “comunità militanti”. Quindi addio pregiudiziali “badogliane” nei confronti di An, Casa Pound lancia ponti in primis alla base sociale e nostalgica di An.

[…] Abbandonando i preconcetti e le preclusioni e intraprendendo le relazioni preferenziali su due basi: quelle della qualità degli uomini e quelle dell’impegno oggettivo. Basta con le etichette e con le colonne dei buoni e dei cattivi! Qui nel Lazio esistono forze militanti di An (oggi PdL) che danno lezioni a molti, a quasi tutti, sia di stile, sia di fedeltà al fascismo in tutte le sue manifestazioni (ivi comprese le inaugurazioni di vie o piazze per Ettore Muti o Alessandro Pavolini); che danno lezioni di milizia, di lealtà, di dedizione, di solidarietà. La lista è lunga; per citarle solo in termini “metapolitici” esse sono il Foro, il Reazionario, 2punto11, Teseo Tesei; e non sono esclusivamente metapolitiche.[…] pag.28 (7)

Dopo averci flirtato per anni Adinolfi assegna la patente di buoni squadristi alle suddette organizzazioni di An. In termini pratici significa la sostanziale volontà di Casa Pound di giovarsi del pluriennale sdoganamento politico di Alleanza Nazionale e delle organizzazioni ad esse collegate. (Azione Giovani ed Azione Universitaria).
Altresì viene privilegiata la collaborazione con la base militante ex-missina di An badando a capitalizzare i rapporti anche con “esponenti di altra matrice”. (8) Si nota infatti come i rappresentanti istituzionali non legati ad An siano infatti molto più disponibili al confronto, motivo per cui e qui l’ammissione è esplicita:

[…] Questo significa che è meglio il PdL della destra estrema? Politicamente sì se si tengono in conto le dirigenze, le prospettive e persino i programmi […] pag.29

In definitiva viene rispolverata l’idea del network nero con Casa Pound come faro e primus inter pares delle diverse comunità neofasciste.
Adinolfi sta ben’attento a non proporre federazioni, network o tantomeno partiti, sostiene formalmente la necessità di mantenere ciascuno le autonomie gerarchiche in nome di progetti reali comuni promossi attraverso blog, conferenze e associazioni trasversali alla destra. (9) (10)
In realtà il tentativo di Adinolfi e Casa Pound è quello di accreditarsi come unico referente per le organizzazioni alla destra del PdL ottenendone in cambio visibilità politica e soldi di sottogoverno, tanti soldi con cui divenire garante della pace sociale. Un tempo agrari e latifondisti, oggi banchieri e palazzinari.

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(1) […] E in ogni caso, se proprio non se ne potesse fare a meno d’inseguire questa cantilena, i numeri e le esperienze parlano chiaro: si portano a casa più risultati nelle liste civiche o con candidature indipendenti che non ingessandosi in liste che dovrebbero rappresentarci e che poi, non si sa com’è, tra nullità e farabutti, sono sempre zeppe di personaggi impresentabili e, soprattutto, non hanno niente da dire. […] pag.12

(2) […] Riguardo alla strategia non faccio che ripetermi. Ritengo che il potere sia stratificato su tre livelli del tutto divaricati e che se ne debba tener conto per: localizzarsi, fare lobby e partecipare alla qualifica delle élites. […] pag.19

(3) […] Deve investire culturalmente e simbolicamente le élites; costruire strutture lobbistiche e quindi politiche, che consentano di mantenere aperti i luoghi d’incarnazione di un’Idea del mondo e di garantire spazi di libertà e socialità comuni; realizzare localizzazioni che salvaguardando tradizioni etniche e culturali, favoriscano produzione e autonomia, in chiara prospettiva imperiale. […] pag.21

(4) […] L’ organizzazione poi dev’essere innanzitutto strutturale piuttosto che, come avviene ancora oggi, formale: entità che producano e che agiscano nel sociale, nel culturale, nell’economico e nel politico. […] pag.22

(5) […] La visibilità deve persistere nella vita d’ambiente (concerti, pub, punti vendita); deve moltiplicarsi negli ambiti giovanili (licei, università); deve modificarsi pienamente nell’interventismo sociale laddove sigle trasversali e rapporti dialettici e non fanatici sono premianti. Senza contare che una serena e ingegnosa aggressività comunicativa (Casa Pound, Rosso Trevi) ottiene proscenio anche sui media principali che più di una volta si sono dimostrati empatici: è accaduto persino per la Guardia d’Onore Benito Mussolini! […] pag.27

(6) […] Passare alla Tortuga significa però abbandonare definitivamente una fata morgana: quella della costituzione del partito dei fascisti che vada a fascistizzare la società. Questa strada porta in un vicolo cieco e serve solo a puntellare poltrone cadenti, a favorire quelle figure imbarazzanti che facciamo tutti quando intervistano qualcuno che “ci rappresenta”, ci fa puntualmente vergognare di essergli accanto e ci dà, infine, la misura della nostra, straordinaria, geometrica impotenza. […] pag.26

(7) […] E l’elenco può crescere. Per anni mi si è ribattuto che questo accade solo nel Lazio ma ho scoperto realtà interessanti in Romagna, in Lombardia, in Sardegna per non parlare di intere correnti di Azione Giovani e di Azione Universitaria che affermano cose che nemmeno Ordine Nuovo.[…] pag.28

(8) […] Se ne deduce che l’attenzione sinergica fuori dall’area dr propriamente detta deve privilegiare le basi militanti e diversi quadri del partito ex missino, ma la dialettica politica per trovare sponda deve invece orientarsi piuttosto verso esponenti di altra matrice. Non se ne può fare un ragionamento sistemico senza incorrere in errori da troppa semplificazione, ma non si può non tener conto di quanto ho premesso e cioé: a) esistono componenti serie in An che non hanno nulla da imparare dalla destra estrema neanche sul piano etico; b) si tratta di componenti giovanili ma anche di quadri; c) i rappresentanti istituzionali più aperti al confronto non vengono solitamente da An. […] pag.29

(9) […] E operando per questo fine bisogna tener ben presente che al di qua dello steccato artificiale che permette ai ras di pascere e che irrigimenta e neutralizza le energie ci sono notevoli comunità che hanno tanto da dare e da insegnare sia pure in misura e qualità differente; da Casa Pound alle Osa fino ad Orion, da Cuore Nero a sezioni locali della Fiamma Tricolore e di Forza Nuova per non parlare di diverse realtà locali autonome sparse per la penisola tra cui alcune, ma non tutte, “Comunità militanti”. Tutte queste realtà, da ambo i lati della linea fittizia, mantenendo le dovute autonomie e i supporti gerarchici, dovrebbero confluire non in contenitori o federazioni bensì in progetti reali che ne vincolino i militanti oltre il già forte rapporto di fratellanza che si ribadisce alle feste con la stretta dell’avambraccio. […] pag.29

(10) […] Associazioni culturali, giovanili o universitarie dell’area istituzionale: Promuovere incontri e confronti, conferenze, cooperazioni su riviste e blog, sollecitare corsi di comunicazione e partecipare al “think tank”. […] pag.33