NOA: BUSINESS AS USUAL

Non credo che l’ARCI abbia organizzato il concerto di Noa a Villa Ada per fare propaganda filoisraeliana. Penso che la situazione sia anche peggiore, nel senso che l’ARCI si è ridotta ad essere una macchina da soldi, per cui tutto quello che produce profitto va bene, compresa una stornellatrice guerrafondaia come Noa. Altrimenti, come si potrebbe spiegare l’oscenità di un festival sul cui sito promozionale campeggia una bandierina della pace e che ospita una che ha plaudito pubblicamente al più feroce massacro degli ultimi tempi?
Lo stesso discorso vale per gli artisti cosiddetti impegnati, compresi quelli che vanno tanto di moda a sinistra, anche nei centri sociali, artisti per i quali pace e giustizia sono argomenti buoni per qualche canzoncina, ma poi quello che conta è un buon contratto e una bella tournèe, non importa se in pessima compagnia.
E che dire, infine, dei tanti giovanotti che riducono il loro essere “alternativi” al gonfiarsi di birra e di fumo ed al ciondolare ritmicamente al suono di qualche musichetta?
Il discorso è lungo, ma da qualche parte si dovrà pur cominciare. Penso che alzare la voce contro una truffa come quella di spacciare per pacifista una trombettiera della guerra sia un buon inizio. Magari, l’ARCI imparerà la lezione.