«Io, Mr. Fandango dal cinema al fumetto in nome di Andrea Pazienza»

Sono convinto che Andrea Pazienza avrebbe fatto cinema.E mi sarebbe piaciuto produrre i suoi film». Chissà se è un po’come tener fede a una mancata collaborazione? Il fatto è che Domenico Procacci, produttore di cinema, si è messo a produrre anche fumetti. Di Andrea Pazienza, ovviamente, con accurate riedizioni (per l’etichetta Fandango Libri) delle sue opere: quelle notissime come Zanardi e quelle dimenticate o ritrovate come la recentissima raccolta di disegni che illustrano Jacques Prévert.Epoi, diun maestro dei maestri, Will Eisner, con una nuova ristampa dell’autobiografico Verso la tempesta. Però il patron della Fandango Cinema osa di più e ora entra comesocio di maggioranza nella Coconino Press, fondata dal disegnatore e autore Igort e dal compianto Carlo Barbieri, editrice bolognese leader nel fumetto di qualità, una «riserva indiana – per dirla con parole dello stesso Igort – per far fiorire talenti». L’annuncio ufficiale della joint-venture è stato dato nel corso di una conferenza stampa tenuta qualche giorno fa da Domenico Procacci e Igort nell’ambito di Lucca Comics & Games, che è un po’ il festival di Cannes (o di Venezia, fate voi) del fumetto. «Non è un dettaglio che l’alleato della Coconino – ha precisato pubblicamente Procacci – sia Fandango e non il suo ramo editoriale. Di solito le alleanze di questo tipo si fanno tra case editici, ma questa è un’alleanza inusuale e nasce dalla convinzione di non avere compartimenti stagni, di lavorare per avvicinare mondi, di credere nei contatti, negli sviluppi dei progetti ». E il primo frutto di questa venture (davvero un’avventura, una sfida) editoriale sta già nelle librerie ed è Marzi di Sylvain Savoia e Marzena Sowa, un graphic novel che qualcuno ha già definito la «Persepolis polacca», ovvero: l’infanzia di una ragazzina nella Polonia comunista, raccontata a fumetti in oltre 600 pagine (questo primo volume riguarda gli anni tra il 1984 e il 1987). Del resto, ci conferma Domenico Procacci, il fumetto e il disegno non sono una passione recente, persino il logo della Fandango e le copertine dei suoi libri si affidano all’innovativo segno grafico di Gianluigi Toccafondo, illustratore e animatore conosciuto internazionalmente. «Come tutti leggevo fumetti fin da ragazzino: quelli popolari della Marvel, poi più tardi è arrivata la passione per il fumetto d’autore».

Ma ora non è più soltanto passione, è diventata impresa?
«Dopo anni di lavoro come produttore di cinema, ho sentito l’esigenza di allargare il discorso. È così che sono nate la Fandango Libri, la Fandango Musica e perfino un Fandango Café a Roma.La mia ambizione è sempre stata quella di creare un piccolo mondo nel quale fosse possibile moltiplicare i contatti e far circolare le idee».

Insomma: non solo affari, piuttosto una forma di politica culturale?
«In questo paese c’è una forte carenza di politica culturale e quella poca che c’è guarda al presente, cerca e si accontenta soltanto dei risultati immediati. E invece bisogna avere una prospettiva, mirare al futuro, coltivare gli autori, ricercare un pubblico che, magari può non rispondere subito, ma poi… Anche autori diventati di successo come Matteo Garrone e Gabriele Muccino all’inizio…».

Sì, ma l’equilibrio tra la cultura e i conti?
«I conti? Tornano con fatica. Ma non si deve smettere di perseverare se si crede in un’idea o in un’autore, bisogna continuare a fare il proprio lavoro».

Secondo lei è giusto che lo Stato sostenga la cultura con fondi pubblici (Fus, fondi per l’editoria ecc.)? O ha ragione il ministro Brunetta che parla di culturame e di parassiti?
«Le esternazioni di Brunettamisembrano degli spettacoli di cabaret che posso apprezzare per i tempi, le pause e la sintonia che riesce a creare con il pubblico, ma per me non significano altro. Sia chiaro: una cosa è unsostegno vero e un’altra l’assistenzialismo e, certamente, io spero che il denaro pubblico sia utilizzato al meglio. Però parlando di cinema, è un gioco al massacro quello di far passare chi usufruisce degli aiuti statali per un parassita, soltanto perché il suo film non ha avuto successo. I fondi devono essere un investimento, aiutare a costruire il futuro. Mi viene facile il paragone con la ricerca scientifica nella quale, anche se i risultati non sono immediati, nessuno si sogna di non fare più ricerca o di tagliare i fondi. Per me, anche chi fa cinema o chi fa musica o libri, non deve smettere… come dire? di fare opere prime».

Coconino Press, sotto la direzione di Igort,in questi anni ha fatto conoscere e ha allevato i migliori autori del fumetto italiano e internazionale, portando avanti una sua linea indipendente. Cambierà qualcosa con l’arrivo di Fandango?
«No, Igort manterrà la direzione e le scelte editoriali, mentre Paola Barbieri continuerà a condurre la società, e la sede resterà a Bologna. Noi porteremo un aiuto, soprattutto per le produzioni più impegnative, anche sul piano economico, come Marzi».

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Dal fumetto al cinema il travaso è sempre più frequente: dobbiamo aspettarci film Fandango tratti da fumetti Fandango? Magari qualche film d’animazione?
«Non ne abbiamo mai parlato, non è il motivo per cui ci siamo messi insieme, ma è possibile».

«Emmaus», il nuovo libro di Alessandro Baricco, che è uno degli azionisti di Fandango Libri, esce da Feltrinelli. Come mai?
«È stata una sua scelta, aveva voglia di lavorare con loro. E poi Baricco è un autore che può permettersi di scegliere lui l’editore».

Che cosa si augura Domenico Procacci dall’avventura Coconino Fandango?
«Spero, anche nel campo dei fumetti, di continuare un lavoro sugli autori italiani che del resto Coconino porta avanti da anni. Fin dall’inizio mi sono trovato benissimo con Igort e gli altri e poi la vita è troppo breve per lavorare con chi ti trovi male».