Influenza A: il pasticciaccio brutto del vaccino, a vincere saranno le multinazionali

di Oliviero Beha
Che quello dei vaccini per prevenire o ridurre l’effetto del Virus A sia un pasticcio, è l’unica cosa certa della faccenda. Non lo dico io, che non conto nulla, bensì ahimè la realtà. E trattare la questione in modo calcistico come ormai si fa per tutto in Italia, dal destra/sinistra a escort/trans al Ponte sullo Stretto eccetera eccetera, serve solo a rimbambire ulteriormente un popolo già sufficientemente rimbambito di suo dalla realtà (ndr: smettetela di vederla da destra o da sinistra, siamo tutti inguaiati…). Ma qui la cosa è ancora più grave, essendoci di mezzo la salute, la salute dei bambini, la salute dei neonati: è come sparare su civili indifesi e disarmati.
Un paio di note per partire: la prima riguarda il fatto che a tutt’oggi a quanto mi risulta la Corte dei Conti, cioè la nostra massima magistratura contabile, non sa quanto costerà allo Stato Italiano la fornitura di vaccini anti-influenza suina o H1N1. Pare incredibile, ma è lo stesso contratto firmato tra la Novartis, la multinazionale produttrice, e i Ministeri competenti a generare una montagna di dubbi e incertezze. Le ho già riportate sul mio blog e su Il Fatto Quotidiano, mai smentite, e qui le riassumo sinteticamente e per importanza:
1) Anche se la Novartis non fosse arrivata in tempo a fornire i vaccini (e non è arrivata in tempo), noi pagheremmo lo stesso 24milioni e 80.000 euro al netto dell’IVA;
2) Il Ministero pagherà Novartis anche in caso di “non ottenimento dell’autorizzazione all’immissione in commercio del Prodotto”;
3) Nell’eventualità che ci siano difetti di fabbricazione, sarà la Novartis a dire l’ultima parola sulla consistenza degli stessi;
4) Novartis pagherà i danni in caso di difetto di fabbricazione, in tutti gli altri casi di danni a terzi li pagherà il Ministero;
5) Per la Novartis non è prevista alcuna penalità.
Vi chiederete come la Corte abbia fatto passare tutto ciò: ”Queste dettagliate deroghe – anche se non del tutto esaustive – inducono la Sezione a ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali e di conseguenza – nel riconoscere l’eccezionalità e somma urgenza dell’intervento – a non procedere alla disamina dei vari punti di rilievo sollevati dall’Ufficio di controllo. ” E’ evidente che ci si è approfittati dell’urgenza, e della confusione tra pandemie, panico, influenze diverse e vaccini simili, statistiche sulla mortalità consueta e sulla mortalità “eccezional-suina” e così via. Fatto sta che né il Papa né Berlusconi, il primo perché non ha figli né nipoti in tenera età almeno a quanto risulta, il secondo perché è un furbo di tre cotte, si vaccinano, e così una montagna di medici di base e di personale paramedico (lo chiamo così per brevità, visti i tempi non s’offendano pure loro).

A leggere le cronache il vaccino sarebbe un’operazione di marketing ben riuscita e mal comunicata o mal nascosta. Stando ai fatti, senza derby pro o contro. Chiunque se vuole grazie a internet si può fare un’idea più chiara e complessa. Ma avevo promesso una seconda nota. Questa. Su La Stampa di sabato scorso,7 novembre, mentre infuriano polemiche, mortalità, obiezioni di massa anti-vaccino ecc., un articolo a firma di Pierangelo Sapegno intitolato “Suor Teresa da Internet e la sua guerra contro il vaccino”, articolo non ripreso da nessuno almeno a mia saputa (se mi sbaglio “corriggetemi” per dirla con Woytila), dice cose interessanti. La suora benedettina ha tre lauree in medicina, una in teologia, un Master consegnatole a Oxford, studi a Cambridge e praticantato svolto all’Ospedale Suny at Buffalo di New York. Dovrebbe sapere quello che dice. Ebbene, sul suo blog la monaca spagnola fa tutta la storia del Virus A, lo stesso, dice dati alla mano, che causò la famigerata “spagnola” nel 1918 con 20 milioni di morti. Virus che girò fino al 1957, scomparve e riapparve nel 1977 girando tranquillamente per il mondo.
Suor Teresa sostiene che “non c’è nulla di differente quest’anno”, solo “il ceppo: secondo tutti gli studi epidemiologici i dati sui decessi dicono che si tratta di un’influenza ad alta contagiosità ma a bassa mortalità, visto che ogni anno nel mondo i decessi per complicazioni da influenza arrivano a 220 mila”. Ma lo scorso 11 giugno l’Oms, la massima organizzazione sanitaria mondiale leggermente coinvolta nel campo delle multinazionali farmaceutiche, dichiara lo stesso lo stato di pandemia. Come mai? Perché un mese prima ne aveva modificato la definizione: non era più necessaria per la pandemia l’alta mortalità ma bastava “la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente”.
Di qui l’allarme e le “conseguenti campagne di terrorismo psicologico”. Di qui il vaccino, meglio se obbligatorio per il marketing. Ma almeno è innocuo? No, dice sempre Suor Teresa dei Miracoli via internet, ”ci sono dei rischi collaterali e delle differenze. Per esempio l’Oms raccomanda di somministrare il nuovo vaccino in almeno due dosi e di non eliminare la tradizionale vaccinazione influenzale. Una persona si espone così a una tripla iniezione di virus che moltiplica per tre i possibile effetti secondari”. Vi risparmio altre indicazioni in questa direzione. Conclusione: secondo Suor Teresa ed evidentemente tutti gli obiettori di massa di vaccini, ” meglio l’influenza di questo vaccino”. Se se ne parlasse di più e più chiaramente?