cesare monamour

In un aula sorda e grigia occupata da manipoli di squadristi di tutti i colori si è levato l’applauso bipartisan per la decisione del Supremo Tribunal Federal, l’intero emiciclo ha scandito il grido di guerra per il nemico ucciso, manca solo il cadavere, ma il vilipendio della salma è in corso. Nella calca degli sciacalli succede anche di smarrire il senso del ridicolo, scrive l’inviato di Repubblica Omar Ciai che Battisti sta al Brasile di Lula come Ocalan stava all’Italia di D’Alema, medesimo ricatto di un’ultra sinistra in pappa ( in effetti, se la sinistra brasiliana somigli a rifondazione non saprei dirlo) medesimo terrorismo del duo battisti Ocalan, e ancora Bianconi sul Corriere si permette di argomentare che la giustizia è salva parche il tribunale brasiliano nel confermare il delitto comune ha stabilito che le leggi d’emergenza italiane furono, sono, saranno conformi al diritto, salvo lamentare il biasimo per la sola risposta giudiziaria che però al tempo è giusta perché viceversa nell’ingiustizia tratta tutti i terroristi nello stesso modo.
Il “Manifesto” degli alfieri della dissociazione se la cava con la protesta ignorata da tutti gli altri giornali del figlio di Bachelet che guardando più alla forma che alla sostanza inorridisce per il puro istinto di vendetta dell’emiciclo tutto e della schiera di figli vittime assise sullo scranno parlamentare con la D’Antona in prima fila, la stessa D’Antona convinta alfiere dei boia della Blefari.
La cosa che più mi ha colpito delle cronache è quel tornare al ghigno beffardo del Battisti un sorriso che finalmente si spegne nella certezza del fine pena mai.
In questi anni ci siamo poco occupati della vicenda Battisti, complice la sua indifferenza per il destino altrui, cosa che sottolineava una difficoltà e che solo la voce stentorea dell’intramontabile suonatore di fisarmonica l’ineffabile Scalzone ci ha ricordato in questi anni. Tutti i nodi vengono al pettine, la realtà è più forte degli specchi ideologici che per sopravvivere gli interponiamo, in un mondo piatto non c’è Tortuga che può salvare i vecchi pirati, nel regno dei diritti disumani solo facendosi Ghandianamente vittime si può sperare di aver salva la vita. Mi viene da pensare che se per il povero Stefano avessimo fato fuoco e fiamme se il fumo fosse stato cosi alto da vedersi nel nuovo mondo anche Lula avrebbe capito che in Italia come in Brasile la giustizia è solo giustizia di classe.