L’Alcoa annuncia la chiusura in bilico 2.000 posti di lavoro

CAGLIARI – Si fermano due degli stabilimenti italiani dell’Alcoa, il gigante Usa dell’alluminio. L’azienda ha deciso lo stop della produzione primaria a Portovesme, nel Sulcis Iglesiente, e a Fusina (Venezia) dopo la decisione della Commissione Europea che ha chiesto la restituzione degli aiuti ricevuti sul prezzo dell’elettricità.

La multinazionale ha pertanto deciso di sospendere la produzione nei due stabilimenti in Italia, annunciando di voler fare ricorso: “Alcoa fermerà temporaneamente la produzione nelle sue due fonderie di Fusina e di Portovesme”. Alcoa dà lavoro a 2.500 persone in Italia. Nella chiusura dei due stabilimenti sono coinvolte 1000 dipendenti diretti e 1000 lavoratori dell’indotto.

La sospensione è stata decisa a causa “delle incertezze sulla fornitura di elettricità per i suoi forni di fusione a tariffe competitive e per l’impatto finanziario della decisione della Commissione Europea”, si legge ancora nel comunicato di Alcoa. I delegati sindacali della fabbrica stamane sono stati ricevuti dal presidente della Regione, Ugo Cappellacci, per esaminare una possibile risposta ad una decisione che, se verrà confermata, mette a rischio mille posti di lavoro diretti e altrettanti dell’indotto. Al momento i lavoratori di Alcoa si stanno riversando davanti ai cancelli dello stabilimento.

Nelle prossime ore, fanno sapere i sindacati, verranno decise iniziative di mobilitazione e protesta. Poiché però hanno avuto la notizia che l’amministratore delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toia, è stato convocato al ministero dello Sviluppo economico, attendono notizie da Roma prima di decidere iniziative di lotta.

Il possibile blocco della produzione, dopo che nella riunione al ministero dello Sviluppo economico di giovedì scorso era stato annunciato che gli impianti sarebbero rimasti in funzione, è stato paventato ieri dall’amministratore delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toia.

La Commissione ha chiesto ieri al produttore di alluminio di rimborsare le sovvenzioni avute dal 2006 sui prezzi dell’elettricità in Italia, sostenendo che si tratta di aiuti pubblici illegali. L’ammontare degli aiuti da rimborsare non è stato divulgato, ma secondo fonti sindacali citati dai media italiani, si eleverebbe a 270 milioni di euro.

La produzione di alluminio richiede un forte consumo di energia: Alcoa aveva concluso con il fornitore di elettricità italiano, l’Enel, un contratto che gli assicurava tariffe fisse per una durata di dieci anni, fino al dicembre del 2005. La Commissione Europea aveva all’epoca autorizzato ciò che aveva assimilato a una “operazione commerciale ordinaria conclusa alle condizioni del mercato”.

Dal 2006, però, Alcoa ha continuato a beneficiare di tariffe privilegiate, ma secondo un diverso dispositivo: continua ad acquistare la sua elettricità dall’Enel, ma è lo stato italiano che gli rimborsa la differenza con la tariffa storica, ciò che Bruxelles considera come “un aiuto pubblico illegale”. “La tariffe è in vigore da oltre dieci anni in italia e è stata approvata dalla commissione nel 1995, l’anno in cui Alcoa ha acquistato le infrastrutture” si difende il gruppo.

(20 novembre 2009)