Ponte Galeria, clima esplosivo nello zoo per esseri umani

Chiudete tutti i Cie
Ponte Galeria, clima esplosivo nello zoo per esseri umani
Stefano Galieni
Liberazione, 21.11.09, pag. 5

Chiudere il Cie di Ponte Galeria. Lo chiedono a gran voce non solo le associazioni antirazziste o impegnate nella difesa dei diritti minimi della persona, le forze politiche della sinistra radicale, i consiglieri regionali, i parlamentari e i giornalisti che sono entrati più volte nello zoo per esseri umani, situato a Roma, sulla via Portuense, a pochi chilometri dall’aeroporto di Fiumicino. Da mesi nel centro la situazione – già di per se invivibile – va sempre più precipitando, tanti gli elementi che contribuiscono. Scaduta già all’inizio del 2009 la convenzione fra prefettura e Croce Rossa, per la gestione, si è proceduto di mese in mese attraverso proroghe. Nel frattempo rivolte, scioperi della fame, atti di autolesionismo e due morti accertate, una per cause mai chiarite, l’altra per suicidio. Nello scorso fine settimana si era diffusa voce di un altro decesso. Un uomo, Faid, che a detta dei suoi compagni di prigionia era stato portato via privo di vita. Ci sono voluti 4 giorni per scoprire che Faid è sopravvissuto ad un problema cardiaco o forse cardiovascolare (infarto? Ischemia?), che da giorni lamentava un forte malessere e che non era stato curato per tempo. Come spesso è già accaduto a Faid non hanno creduto. È stato invece ricoverato, sempre con ritardo Mohamed Bachir, con una sospetta influenza A. I reclusi hanno visto che il personale sanitario del centro lo visitava con la mascherina sul volto. Bachir sarebbe poi riuscito a fuggire dall’ospedale. Su Ponte Galeria c’è una coltre di silenzio difficile da superare. L’ex consigliere regionale Anna Pizzo, entrata mercoledì nel centro, racconta di condizioni in continuo deterioramento: bagni intasati, riscaldamenti non funzionanti, luce accesa 24 ore al giorno per dare tepore. Scarseggiano addirittura le coperte. Le realtà auto organizzate di movimento romano attuano da tempo azioni di sensibilizzazione sul tema. Ieri si sono date appuntamento per un presidio e un volantinaggio davanti all’ospedale S. Camillo Forlanini – dove dovrebbe essere in cura Faid – per informare sulla mala sanità nei Cie. Il 25 novembre, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, collettivi di femministe e lesbiche, migranti e native, effettueranno un sit in presso il centro. Accadrà simultaneamente nelle altre città che ospitano simili strutture, per tentare di rompere il muro di omertà su un aspetto ignorato, le molestie e gli abusi che le donne detenute subiscono spesso nel silenzio. Joy, una ragazza nigeriana detenuta nel Cie milanese di Via Corelli ha trovato la forza di denunciare il suo stupratore ma tante sono le voci che confermano di una pratica diffusa. “Nella tua città c’è un lager” è lo slogan scelto per denunciare e per far conoscere ciò che avviene dietro le mura, dentro le gabbie. «Tutti i Cie vanno chiusi – afferma Roberta Fantozzi – della segreteria nazionale del Prc – Non esistono ragioni per mantenerli aperti se non la propaganda di una destra che li utilizza come esempio di efficienza repressiva».

21/11/2009