A Roma continua la campagna ‘Nella tua città c’è un lager’

A Roma continua la campagna ‘Nella tua città c’è un lager’.
Dopo la rivolta degli immigrati chiuso il CIE di Caltanissetta
Marco Santopadre, Radio Città Aperta, 22.11.09

Si moltiplicano le iniziative di protesta contro i CIE in tutto il paese. A Roma, venerdì pomeriggio, circa 80 manifestanti si sono materializzati in città muniti di striscione, megafono, volantini e manifesti della campagna “Nella tua città c’è un lager”, di fronte all’ospedale in cui si trova ricoverato per un’ischemia cerebrale Faid. L’uomo, che si trovava rinchiuso nel CIE di Ponte Galeria, per 5 giorni aveva tentato inutilmente di farsi portare in ospedale, esplicitando la sua richiesta direttamente al personale della Croce rossa presente nel lager alla periferia della capitale. Faid lamentava di essere malato di cuore, ma come è successo in molti altri casi in precedenza chi all’interno del CIE dovrebbe in teoria garantire un adeguato servizio sanitario ai reclusi non ha ritenuto di doversi occupare del caso. Lasciato senza cure per cinque giorni le condizioni dell’immigrato si sono aggravate fino a causargli un’ischemia cerebrale.
“Riteniamo come diretti responsabili gli operatori della Croce rossa, che in quei giorni sono entrati in contatto con Faid e che evidentemente hanno preferito avere sulla coscienza la sorte di una persona che, di lì a poco, avrebbe visto peggiorare le sue condizioni di salute fino a rischiare la morte. Come li riteniamo complici e conniventi rispetto a tutte le altre situazioni individuali di chi, all’interno di quel lager, lamenta situazioni sanitarie di un’importante rilevanza e gravità ma che, come nel caso di Faid, non vengono minimamente prese in considerazione. Sappiamo che i reclusi e le recluse vengono imbottiti e imbottite di psicofarmaci (l’unica “assistenza” elargita a piene mani) che inducono le persone a essere sedate e quindi incapaci di reagire e ribellarsi. In molti casi questi sedativi sono presenti anche all’interno delle pietanze che vengono servite quotidianamente nel CIE, oltre agli innumerevoli casi in cui vengono trovati vermi e scarafaggi” hanno denunciato i manifestanti.
Dopo circa mezz’ora trascorsa di fronte all’ospedale i manifestanti hanno deciso di continuare a informare i cittadini realizzando un volantinaggio itinerante, affiggendo manifesti e megafonando durante tutto il percorso, fino ad arrivare di fronte alla stazione Trastevere, dove ferma il treno che porta alla stazione di Ponte Galeria, a poche centinaia di metri dal CIE. Anche lì si è dato vita ad un presidio informando con megafono e volantini le persone che, incuriosite, entravano o uscivano dalla stazione. Il calendario delle iniziative è fitto: il prossimo mercoledì 25 novembre alcuni collettivi femministi daranno vita a un volantinaggio itinerante dalla stazione Ostiense (a partire dalle 16.00) in direzione del CIE di Ponte Galeria, di fronte al quale dalle 17.00 comincerà un presidio contro la violenza sulle donne migranti nei CIE e in solidarietà con Joy e Hellen, le due donne che, in seguito alla rivolta nel CIE di via Corelli a Milano, hanno denunciato un tentativo di stupro da parte dell’ispettore-capo di polizia Vittorio Addesso e che, incredibilmente, rischiano ora una denuncia per calunnia e diffamazione.

Una buona notizia arriva intanto dalla Sicilia, dove la forte mobilitazione degli immigrati e le denunce continue da parte delle associazioni e dei collettivi antirazzisti hanno ottenuto la chiusura del Cie di Pian del Lago a Caltanissetta. La decisione è stata annunciata sempre venerdì dopo che la protesta dei migranti detenuti all’interno ha danneggiato in modo grave le strutture. Secondo i media locali, sabato 14 Novembre un gruppo di migranti esasperati avrebbe tentato di forzare i cancelli laterali del Cie per tentare la fuga; in seguito all’intervento delle forze di polizia e dell’esercito per evitare un’evasione degli ‘ospiti’, si sarebbero generati duri scontri e alcuni migranti avrebbero appiccato il fuoco ai materassi e ad altri oggetti bruciando le camerate. Secondo l’agenzia di stampa Misna all’interno del Cie c’erano 94 persone; coloro che avevano inoltrato una domanda di asilo sono stati trasferiti nel centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) contiguo al Cie, gli altri, la maggioranza, sono stati trasferiti in altri CIE sparsi nel resto d’Italia. Commentando la vicenda, Fulvio Vassallo Paleologo, giurista e membro del consiglio direttivo dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), afferma che “quanto succede oggi nei Cie italiani (rivolte analoghe si erano verificata poche settimane fa anche in quelli di Trapani, Roma, Torino, Milano, e ancora a Gradisca d’Isonzo, Brindisi, Bari e Modena), è conseguenza della scelta aberrante del governo che ha portato a sei mesi il tempo massimo di detenzione amministrativa: l’entrata in vigore delle nuove norme ha fatto esplodere i Cie in tutta Italia, non solo con rivolte e tentativi di fuga, ma anche con numerosi atti di autolesionismo e persino suicidi, mentre come confermano i dati diffusi dal ministero dell’interno, il numero degli immigrati effettivamente espulsi dall’Italia non è affatto aumentato rispetto al periodo precedente nel quale la permanenza nei Cie era limitata a due mesi”.