23 NOVEMBRE – Domani prende il via il processo per una
delle stragi sul lavoro piu’ dolorose della recente storia italiana,
quella che ha visto la morte di 4 lavoratori di una ditta esterna alla
Umbria Olii di Campello sul Clitunno (Pg), il 25 novembre del 2006.
Un presidio ci sarà davanti al Tribunale di Spoleto, dove si celebrera’ il processo, insieme ai familiari delle
vittime, all’associazione Articolo21, la CGIL, all’onorevole Antonio Boccuzzi,
operaio sopravvissuto alla strage della Thyssen di Torino, ad alcune
forze politiche del territorio e ai cittadini.
La strage alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno – dove il
25 novembre 2006 morirono bruciati vivi Giuseppe Coletti, Maurizio
Manili, Tullio Mottini e Vladimir Thode, 4 operai di una ditta
esterna della provincia di Terni – continua a bruciare le coscienze e a
produrre indignazione per l’indecente comportamento padronale.
Non contento dell’atroce fine dei quattro lavoratori Giorgio Del Papa -
il padrone dell’impresa rinviato a giudizio per strage con accuse che
vanno dall’omicidio colposo plurimo, con l’aggravante della colpa
cosciente, all’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione – ha
l’indecenza di reiterare la richiesta di risarcimento alle vittime
della strage in attesa del processo fissato per il 24 novembre, vicino
al terzo anniversario della strage. Questo è di fatto il secondo
tentativo, dopo la prima richiesta di 35 milioni di euro che però è
decaduta a seguito dell’annullamento della perizia risarcitoria del
padrone della Umbria Olii. La cifra è comunque la stessa: sempre 35
milioni di euro notificata alle parti il 24 luglio, formalmente dalla Gestoil Srl,
società in liquidazione, già Umbria Olii; ma anche se cambia la forma,
la sostanza è sempre la stessa: in Umbria è stata aperta una nuova
pagina dello sciacallaggio padronale, chiedere i danni alle vittime del
lavoro tramite i loro familiari e all’unico sopravvissuto. Dopo aver
tentato di allungare i tempi del processo a suo carico tentando di
ricusare il tribunale, l’aver messo in liquidazione la Umbria Oli
appare come un ulteriore tentativo di sottrarsi alle responsabilità
civili della strage. Invitiamo la magistratura al sequestro cautelare
dei beni della fu Umbria Olii per contrastare la strategia padronale.
Il 3 ed il 4 ottobre ad Orvieto ci sarà un convegno nazionale sui morti di lavoro,
perché questo non accada più e perché non si verifichino situazioni
come queste il nostro sindacato invita alla mobilitazione dei
lavoratori ed al boicottaggio delle attività economiche del sig. Del
Papa Giorgio.
LA CONFEDERAZIONE COBAS – TERNI
Sono Lorena Coletti sorella di una delle vittime della strage
della Umbria Olii.
Il 25 novembre 2006 quattro uomini si alzarono e
partirono per andare al lavoro per guadagnarsi da vivere. Era di
sabato, il lavoro lo avevano iniziato il martedì, dovevano installare delle passarelle sopra a dei silos.
In quei silos c’era gas Esano, gas molto infiammabile, questo poiché nessuno aveva fatto una bonifica di questi silos.
Verso le 13 di quel maledetto giorno una enorme esplosione avvenì. Venni a sapere della notizia solamente la sera molto tardi.
La moglie che lo aspettava per il pranzo non vedendolo tornare fece un
giro di telefonate verso i suoi colleghi, ma fu un vano tentativo,
perchè non ottenne nessuna risposta.
Fino a che non telefonò alla moglie del datore di lavoro che gli diede
la notizia. Giuseppe Coletti mio fratello, Maurizio Manili datore di
lavoro, Vladimir Thode e Tullio Mottini erano morti nell’espolsione.
Unico sopravvissuto Dimiri Claudio.
Il proprietario della Umbria Olii fu indagato e rinviato a giudizio con
l’ accusa di omicidio plurimo con l’ aggravante della colpa cosciente e
della previsione dell’evento. Secondo l’ accusa Del Papa avrebbe dovuto
avvertire i lavoratori della ditta Manili, della pericolosità delle
sostanze contenute nei serbatoi dove non era mai stata fatta la
bonifica.
Un’omissione che sarebbe secondo i giudici e i periti dell’accusa, alla
base dell’incidente causato dall’utilizzo di una fiamma ossidrica per
terminare i lavori sulla superficie metallica dei silos. Il 24 novembre
prossimo doveva iniziare il processo penale, ma Giorgio Del Papa e la
sua difesa impugna il tutto facendo ricorso in Cassazione.
Oggi apprendo la notizia dal mio avvocato che la cassazione decide a
ottobre sul rinvio a giudizio penale. Ma per la seconda volta viene
alla mia famiglia fatta un’ altra richiesta di risarcimento.. Sono
passati quasi tre anni, e l’ anno scorso ci fu la prima richiesta: di
oltre 35 milioni di euro. Ora mi chiedo se anche quest’anno la cifra
sia sempre quella oppure, se hanno messo a conto anche gli interessi,
visto il tempo che è passato.
Sottolineo che a mio fratello Giuseppe Coletti e’ stata stroncata la
vita, e a Giorgio Del Papa non è stato neanche dato un giorno di
carcere e tanto meno di arresti domiciliari.
Questa e’ la giustizia Italiana!!!!!
In tre anni mio fratello e’ stato ucciso diverse volte ora dico basta.
Degli operai che partono la mattina per fare il loro dovere, per
mantenere la famiglia e fare una vita onesta e dignitosa, non meritano
di morire.
Come non meritano che la loro dignità’ venga calpestata da assurde richieste di risarcimento, mandate da chi li ha uccisi .
Non lo permetto.
Mi chiedo come un uomo se si può chiamare uomo, abbia il coraggio di
alzarsi la mattina e di specchiarsi con quattro morti che pendono sopra
la sua testa. E’ una cosa che mi fa venire i brividi solo a pensarci,
mi chiedo se ha un cuore o al suo posto una pietra. Vorrei che lui
sapesse che la vita di quattro persone vale molto più’ di qualsiasi
cifra che lui chiede.
Ma il peggio di tutto e’ che e’ ancora libero e che lo stato Italiano gli permette di fare queste cose.
Chiedo inoltre di poter incontrare il Presidente della Repubblica per poter parlare personalmente con lui.
Io non mi arrenderò e non permetterò più che la memoria di mio fratello
e delle altre vittime venga calpestata, sono esseri umani morti per
lavorare non per divertimento. Finchè avrò vita li difenderò; di sicuro
non mi limiterò a fare fiaccolate, ma cercherò di fermare chi ancora
una volta vuole calpestare i lavoratori di Italia.
Basta prendersela con Giuseppe Coletti e le altre vittime della Umbria Olii. Saluti
Lorena Coletti

