L’impegno dei ciclisti critici romani può essere il fulcro di un’azione in cui convergono molteplici istanze.
La Critical Mass è acefala, ma non priva di teste. Non conosce gerarchie e perciò è organizzata.
Come da sempre gli anarchici dimostrano, è possibile e auspicabile vivere liberi.
La CM come pratica antiautoritaria e azione diretta blocca il traffico (e parla da massa a massa); è tattica, è una minima espressione di libertà e per molti un modo di pensare.
L’accrescimento del senso della Critical Mass romana è necessariamente legato alla lotta. Per il cambiamento: della mobilità, della partecipazione sociale, contro i vecchi e nuovi fascisti della città di Roma e per la memoria di tutti coloro schiacciati da un crimine legale, il cui ricordo il sistema pretende che vada perso nella inesorabilità dei suoi ingranaggi. Lottiamo nella memoria anche di una giovane ciclista, la nostra amica Eva, uccisa da un modo criminale di non-pensare e non-muoversi, come molte vittime di una sorta di guerra civile travisata da traffico quotidiano.
Riconosciamo e sappiamo chi è colpevole della devastazione del territorio, delle aggressioni squadriste, degli omicidi di stato, del danno perpetuo che un sistema infligge alle molecole umane obbligate al moto insensato della produzione.
Produzione nemica di ogni cosa viva su questo pianeta.
Produzione inutile e assassina.
Ci fa schifo il nazi-fascismo democratico che appesta un paese già reazionario, ulteriormente avvelenato da un sistema mediatico servo di mafiosi. Un paese che non sa che i lager sono già in funzione.
Ovviamente, siamo ben più che disobbedienti.

