INCENDIO AL CIE DI CALTANISSETTA. IL SISTEMA DEI CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPLUSIONE AL COLLASSO
Il prolungamento della detenzione amministrativa previsto dalla legge 94 costerà oltre 200 milioni di euro, ma non aumenta la capacità espulsiva
(24 Novembre 2009) – L’ennesimo gesto di disperazione in un Centro di Identificazione ed espulsione. E’ accaduto pochi giorni fa, il 14 novembre al Cie di Pian del Lago di Caltanissetta (nella foto) alcuni immigrati, dopo aver tentato invano la fuga, hanno appiccato il fuoco ad alcuni materassi e suppellettili del Centro. Secondo le agenzie di stampa nessuno è riuscito a fuggire, ma il Centro adesso è chiuso per inagibilità e gli immigrati ivi detenuti, sono stati trasferiti in altri Centri di identificazione ed espulsione dello Stato.
Un nuovo episodio che si è compiuto nel silenzio generale dei media, che continuano a tacere sulle condizioni di vita all’interno dei Cie e sulle conseguenze che comporta la nuova disposizione di legge che prolunga sino a 6 mesi il tempo massimo della detenzione amministrativa per gli immigrati irregolari in attesa di rimpatrio forzato.
Dai dati diffusi dal Ministero dell’Interno non è affatto aumentato il numero dei rimpatri, mentre continuano giorno per giorno le rivolte, i tentativi di fuga, gli atti di autolesionismo e i suicidi all’interno dei Cie.
Oltre che deleterio per la dignità umana, il prolungamento del tempo di detenzione appare poco funzionale all’obbiettivo, che dovrebbe essere quello di aumentare il numero delle espulsioni degli immigrati irregolari, e determina un aumento dei costi della stessa detenzione. Passando da un periodo medio di detenzione di 27 giorni a 120 giorni sorge l’esigenza di aumentare il numero dei posti disponibili. Per mantenere l’attuale capacità occorrerebbe passare dagli attuali 1160 a 3480 posti, un aspetto preso in considerazione solo a livello teorico dalla stessa legge, che tuttavia non prevede nessuna forma attuativa nel concreto. Al contrario e per assurdo, la relazione tecnica stabilisce che nel 2009 non saranno resi operativi nuovi posti nei CIE.
Una valida alternativa alla detenzione e al rimpatrio forzato potrebbe essere il ricorso al rimpatrio volontario, previsto anche nel Regolamento Frontiere Schengen. Sebbene tale regolamento dal 2008 prevede la possibilità della detenzione amministrativa per gli immigrati irregolari fino a 18 mesi, richiama espressamente il principio dell’adeguatezza e della proporzionalità delle misure di allontanamento forzato (art. 15). Solo dopo il rifiuto di una partenza volontaria possono essere intraprese misure quali la detenzione e il rimpatrio forzato.
Ma l’Italia non sembra agire in una direzione che favorisca e promuova i rimpatri volontari, più umani e al tempo stesso certamente più economici, ma al contrario interviene con il prolungamento della detenzione.
Il prolungamento della detenzione, richiede nuovi investimenti per l’ampliamento dei Cie, si stima che per costruire i nuovi Cie sarà necessaria una spesa di 117 milioni di euro e di 22 milioni di euro per la ristrutturazione degli edifici già esistenti.
Investimenti che permetteranno solamente di mantenere la attuale capacità recettiva, senza incidere comunque sulla capacità espulsive, che richiede un tipo di sforzo e di azione differente, certamente l’aumento del periodo di detenzione non coincide automaticamente con l’aumento del numero di espulsioni, lo conferma la logica, lo confermano gli attuali numeri. Del resto per procedere all’espulsione forzata necessita la collaborazione dei paesi di provenienza degli immigrati e non si capisce perché, se viene negata tale collaborazione nei primi sessanta giorni, questa dovrebbe essere concessa nei successivi 4 o 16 mesi.
Anna Laura Casano
23/11/2009

