Giornata delle donne, femministe manifestano contro i Cie

Il Velino
Agenzia stampa quotidiana nazionale

Giornata delle donne, femministe manifestano contro i Cie

Roma, 25 nov (Velino) – Oggi, 25 novembre, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, le donne manifestano contro i Cie, i centri di detenzione per immigrate e immigrati senza documenti. Le donne – migranti e native, singole e collettivi di femministe e lesbiche – saranno davanti ai Cie della loro città, per affermare che non vogliono essere complici della violenza razzista e sessista, né dei pacchetti sicurezza varati in loro nome, né delle campagne mediatiche basate sull’equazione clandestino=stupratore.

A Bologna, città da cui è partito l’appello a costruire iniziative locali di femministe e lesbiche contro i Cie, dalle 17.00 si volgerà una scorribanda informativa in centro e dalle 18.30 un presidio sotto il Cie di via Mattei. A Milano è previsto un presidio informativo, dalle ore 18.30 in piazzale Cadorna. A Roma l’appuntamento è alle 16.00 alla stazione Ostiense, per un volantinaggio sul treno che porta verso il Cie, poi, dalle 17.00, presidio davanti al Cie di Ponte Galeria (via Gaetano Rolli Lorenzini angolo via Cesare Chiodi) con musica e parole di femministe e lesbiche.

A Catania, al Centro di iniziativa gay lesbica bisessuale trans Open Mind, verrà presentato e distribuito il dossier Noi non siamo complici!, che contiene una cronologia delle violenze agite sulle donne migranti fuori e dentro i Cie. Azioni informative si svolgeranno anche a Torino, Genova, Spezia, Pisa, Livorno, Venezia… “Noi non siamo complici” è il nome collettivo di un percorso di donne contro i Cie, intesi come luoghi privilegiati di violenza contro le donne. Uno slogan per denunciare che nei Cie si stupra, come nel caso di Joy, la donna nigeriana che ha denunciato il tentativo di violenza sessuale subito da parte di un ispettore della polizia nel Cie di Milano e che ora rischia a sua volta una denuncia per calunnia.

Oggi le donne saranno in piazza per gridare che tutti i centri di detenzione per migranti devono essere chiusi; per dire che rifiutano ogni tentativo di usare i loro corpi per giustificare le politiche securitarie e gli stereotipi razzisti e sessisti. Per esprimere solidarietà alle lotte delle recluse e dei reclusi nei Cie. Ma soprattutto per far sentire a Joy che non è sola, perché la sua denuncia rappresenta un atto di resistenza e di autodeterminazione, che rovescia il ruolo di vittima tradizionalmente assegnato alle donne immigrate, dando forza a tutte le lotte contro la violenza sulle donne, fuori e dentro i Cie.

(com/gda) 25 nov 2009 11:27