Muore Sher Khan «Di Liegro non ci perdonerebbe la sua morte»

Conoscevo Sher Khan, l’uomo che è morto questa notte per freddo a Roma, in piazza Vittorio. Una persona che nella nostra città ha vissuto a lungo, impegnandosi in numerose lotte sociali, un punto di riferimento per la comunità pakistana, per i migranti di Roma e, più in generale, per tutti coloro che si occupano e si sono occupati di immigrazione. L’ho conosciuto nel corso dell’occupazione dell’ex pastificio ‘Pantanella’ insieme a Dino Frisullo e don Luigi Di Liegro, in quella che fu una stagione di lotte ma anche di grande democrazia. Non si trattava di quello che, genericamente, alcuni organi di stampa hanno definito un barbone. Io nessuno definirei barbone così come nessuno definirei clandestino. E’ questo un modo per declassare storie e vite che non si vogliono conoscere, né raccontare. Sher Khan, al contrario, anche negli ultimi anni, è stato sempre presente in ogni battaglia per i diritti dei migranti. Ricordo una delle ultime, quella contro l’introduzione delle ronde. Fu proprio in quella fatale Piazza Vittorio che lo scorso febbraio, insieme a lui, alla comunità pakistana e alle tante associazioni, organizzammo un sit-in di protesta.

Sher Khan era l’uomo delle telefonate impossibili. Chiamava a mezzanotte per un problema di un suo connazionale o per chiedere una qualche forma di aiuto. L’ultima era per una buona notizia. Il 3 dicembre era stato liberato dal Centro di Ponte Galeria dopo una ingiusta e ingiustificata detenzione. In quel caso ci eravamo impegnati a offrirgli assistenza legale. Dopo tanti anni in Italia fu portato in un centro per essere espulso. Un fatto assurdo, segno di una Italia che fa il volto truce contro i deboli e gli ultimi.

Ultimamente qualche problema di salute lo tormentava. Cercammo di indirizzarlo ad una buona struttura nella quale curarsi. Chi lo ha conosciuto da giovane ne ricorda la ruvida gentilezza, nonostante il contesto e la vita difficile che gli è toccata. Svolgeva, senza alcun riconoscimento, il ruolo di mediatore sociale, un ruolo importantissimo per i tanti immigrati di Roma. Aveva sempre nel cuore monsignor Di Liegro, il suo grande maestro. Lo ricordava in ogni circostanza. Forse lo stesso Di Liegro non ci perdonerebbe di aver trascurato uno dei suoi più cari allievi e di non averlo messo a disposizione della società lasciandolo, al contrario, morire in solitudine, al freddo.

Sono profondamente addolorato e arrabbiato. Le circostanze in cui è maturata la morte di Sher Khan ci danno il segno di una città che sta diventando sempre più inospitale e indifferente ai problemi dei più bisognosi. E’ grave che un individuo come lui, che conosceva benissimo questa città, sia potuto morire nel totale abbandono e nell’indifferenza, in pieno centro. Questo ennesimo brutto episodio ci convince sempre più del fatto che Roma ha bisogno di una nuova stagione di tolleranza e accoglienza. Mancano totalmente le forme di aiuto a chi è privo di alloggio e a chi è incapace di provvedere al proprio sostentamento. Questa volta non mi ha chiamato. Non so se sarei riuscito a aiutarlo. Se lo avesse fatto ci avrei provato, come altre volte. Sicuramente la città di Alemanno non lo ha aiutato.

* Luigi Nieri è assessore al bilancio della Regione Lazio