Polverini e la campagna elettorale degli autogol

Vista dal Pdl la campagna elettorale di Renata Polverini continua a non convincere. Dopo i manifesti rossi, accusati di plagio addirittura da Sinistra e libertà, sono arrivati i poster sugli autobus, tutti rigorosamente su sfondo arancione e con parole d’ordine considerate storicamente dell’altra parte politica. Per gli ex di Alleanza nazionale il principale problema di Polverini è farsi conoscere almeno quanto Emma Bonino e, soprattutto, far capire ai propri elettori che è lei la candidata da votare. Un’opera, però, ostacolata anziché agevolata da scelte comunicative che sembrano più adatte a suscitare la curiosità degli elettori di sinistra che a richiamare l’attenzione e soprattutto a mobilitare quelli di destra. Insomma, il timore è che si crei un “effetto spiazzamento”, ma nei confronti del proprio elettorato.
L’apertura della segretaria Ugl sulle coppie di fatto, per esempio, ha quasi azzerato in un colpo solo la campagna fatta da Libero contro le battaglie condotte più di trent’anni fa da Bonino e ha colpito non poco certi esponenti del Pdl come il cattolicissimo Francesco Giro. Il quale, tra l’altro, da settimane non riesce più nemmeno a parlare con Polverini. Forse anche perchè la candidatura nel “listino” del suo capo di gabinetto, che in un primo tempo era stata assicurata, alla fine è stata sacrificata per far posto ai tanti parenti eccelenti.
Incomprensibile è apparsa anche la sortita contro la campagna del ministro Brunetta sui cosiddetti fannulloni. Poi c’è il nucleare. Il timore è che la candidata del centrodestra appaia doppiamente incerta: rispetto al no netto pronunciato dalla sua avversaria, e rispetto alla scelta governativa di reintrodurre il nucleare in Italia a partire dai siti esistenti prima del referendum abrogativo, uno dei quali si trova proprio nel Lazio. Una situazione di imbarazzo accentuata – ma qua Polverini nulla può – dal ricorso di Palazzo Chigi contro le leggi regionali che bloccano la costruzione di centrali nucleari sul loro territorio. Una sorta di autogol, tanto che nel centrodestra c’è chi giunge a interpretarlo come “fuoco amico” contro la finiana Renata. Se poi Velardi, la mente della campagna elettorale, non trova il tempo di dare udienza agli strateghi di An, riuscendo invece a parlare solo con il suo vicino di casa Silvio Berlusconi, è comprensibile che qualcuno vicino a Polverini cominci a sospettare che la vera regia della campagna elettorale si trovi a un altro piano di Palazzo Grazioli.