
Dall’11 al 14 febbraio 2010 si svolgerà presso il csoa Forte Prenestino “Partizan – fucina antiautoritaria”, una quattro giorni incentrata sulle tematiche dell’antifascismo e dell’antiautoritarismo.
Eventi culturali e tavoli di discussione si intrecceranno all’interno di uno spazio comune di attraversamento, un’opportunità per mettere in relazione punti di vista, pratiche di lotta, creatività e desideri.
Dopo il meeting nazionale antifascista di Bologna svoltosi nel giugno scorso con la partecipazione attiva di centinaia di persone, dopo l’assemblea cittadina di Piazza Navona dello scorso 29 ottobre e in vista del nuovo appuntamento nazionale che si terrà a Bologna della prossima estate, “Partizan – fucina antiautoritaria” vuole porsi come tappa di un percorso che continui a costruire circuiti di solidarietà e di iniziativa politica.
E’ ormai un dato di fatto che questo paese sta scivolando lungo il piano inclinato di una deriva autoritaria di cui ancora non vede la fine. La crisi economica, assume sempre più le caratteristiche di fenomeno duraturo con il suo portato di precarizzazione generale, devastando il quadro sociale in tutti gli aspetti, da quello strettamente legato alla distribuzione delle ricchezze fino al manifestarsi di una grave involuzione culturale ed etica.
Da più parti si evoca lo spettro della fascistizzazione della società, da altre si minimizza e si invita a non drammatizzare. Siamo consapevoli che gli scenari del ventennio mussoliniano non sono riproducibili, ma siamo altrettanto coscienti che il fascismo non è un incidente della storia, un fenomeno relegato ad un periodo particolare. Il fascismo è, piuttosto, un modo di intendere le relazioni tra chi detiene il potere economico-politico e chi quel potere deve subire, la sua essenza è in grado di ripresentarsi adeguandosi in maniera camaleontica alle trasformazioni della società, alle modificazioni degli assetti produttivi, alle evoluzioni delle dinamiche sociali nel loro complesso.
Viviamo un’epoca di crisi permanenti: oltre a quella economico-finanziaria, dobbiamo fare i conti con una gravissima crisi ambientale che già produce gravissimi disastri sociali, e con la una situazione di guerra globale permanente che accompagnerà le nostre vite forse per sempre. Di fronte alle problematiche generate dalle crisi, il potere costituto nel nostro paese risponde ai disagi ed ai conflitti con un modello autoritario di governance che si esplica nel ridurre a problema di ordine pubblico qualsiasi manifestazione singola o collettiva controcorrente.
Militarizzazione dei territori, carcerizzazione sociale, controllo pervasivo, razzismo e sessismo istituzionali, deriva securitaria, uso tendenzioso dei media, attacco ai diritti sociali, limitazione della libertà di espressione, familismo e omologazione coatta degli stili di vita sono alcuni dei fenomeni che disegnano una svolta autoritaria dai tratti fascistoidi.
Abbiamo anche analizzato, oltre ai meccanismi del potere, le pulsioni regressive che salgono dal basso di un corpo sociale incattivito e culturalmente imbarbarito: fenomeni di xenofobia, di omofobia e violenza di genere, di fastidio per il diverso.
Viviamo in una società complessa, dove si confrontano spinte differenti e contrarie, dove i comportamenti sociali non sono univoci, ma è innegabile il pericolo che alcuni stati d’animo divengano egemoni in strati sempre più ampi della società italiana ed europea.
I recenti fatti di Rosarno ci consegnano in grande stile uno scenario di guerra fra poveri che potrebbe diventare un modello per il futuro: in una situazione di crisi avanzante milioni di immigrati/e rappresentano la concorrenza sul mercato del lavoro per gli/le autoctoni/e colpiti/e dalla recessione. I burattini del potere, ovvero i neofascisti di ogni risma, fomentano, coerenti con il loro ruolo, la guerra fra poveri, in nome dell’identità nazionale contro l’invasore straniero.
A questo scenario già abbastanza fosco bisogna aggiungere la presenza di attori particolarmente inquietanti abituati a segnare le sorti di questo paese come le mafie, i piduisti, i servizi, ecc.
Questo breve excursus, molto parziale, ha semplicemente lo scopo di segnalare la necessità di confronto, di analisi, di approfondimento delle tematiche relative all’autoritarismo e al neofascismo, per individuare in maniera condivisa le iniziative e i percorsi di lotta per fronteggiare adeguatamente questi fenomeni. Gli antifascisti e le antifasciste che stanno dando vita all’iniziativa ritengono infatti che il miglior antidoto all’autoritarismo e al fascismo sia la ripresa della conflittualità sociale che superi la semplice denuncia rilanciando percorsi concreti di liberazione.
Ma per ottenere questo risultato abbiamo bisogno di confrontarci all’interno di percorsi condivisi di autoformazione, approfondimento, nuova consapevolezza.
Nella quattro giorni si svolgeranno quattro diversi tavoli di discussione che affronteranno alcuni aspetti particolari inseriti nel contesto generale, quattro tematiche diverse che aiutino i partecipanti a focalizzare il quadro generale a partire dalla specificità.
Si parlerà di guerra tra poveri, del ruolo delle destre nell’indirizzare lo scontento verso il proprio simile invece che contro i responsabili della crisi. Parteciperanno compagn* in grado di raccontare esperienze concrete, da Rosarno a Ponticelli a Verona, insieme a esperienze che producono iniziativa e lotta contro la deriva securitaria.
Si parlerà della riproposizione della triade Dio (guerriero), Patria (da difendere da ogni tipo di “invasore”), Famiglia (patriarcale), una gabbia che elimina la possibilità di qualunque autoderminazione e minaccia i percorsi di liberazione. Antisessismo, antifascismo, antirazzismo sono lotte, necessarie l’una all’altra, da condurre insieme, per non prestarsi al gioco del potere che tenta una parziale assimilazione di alcune soggettività per reprimerne altre.
Questo tavolo è concepito in preparazione del corteo nazionale “No Vat” che si svolgerà sabato 13 febbraio nel centro di Roma.
Si parlerà di revisionismo storico a partire dalla problematica delle foibe, di come si ridisegnano gli avvenimenti storici del ‘900 al fine di dipingere fascismo e razzismo come mali minori e necessari rispetto al pericolo “rosso”.
Si parlerà del ruolo della psichiatria, del suo ruolo nel medicalizzare e rinchiudere in gabbia il disagio sociale, trattato non come fenomeno da affrontare con politiche adeguate ma come malattia da curare.
I primi due tavoli si svolgeranno al Forte Prenestino nel pomeriggio di venerdì, gli altri due presso l’Università la Sapienza nella giornata di giovedì. Per convergere poi nell’assemblea conclusiva della domenica pomeriggio.
Per lo specifico dei tavoli e del programma in generale si possono consultare i seguenti siti:
RAM // FortePrenestino // Facciamo Breccia
La costruzione dell’iniziativa si è caratterizzata fin da subito come un work in progress. Vorremmo che questa metodologia si affermasse anche nel suo svolgimento durante la quattro giorni. Si chiede ai/alle partecipanti ai tavoli di stilare ove possibile un documento finale che illustri il dibattito e le eventuali proposte concrete di mobilitazione che usciranno.
Vorremmo anche che l’assemblea plenaria finale non fosse semplicemente il resoconto dei tavoli ma che assumesse la qualità di assemblea dotata di senso autonomo proprio, in grado di giungere a una sintesi politica dei tavoli e delle proposte da condividere nei percorsi di lotta futuri.
Vogliamo anche sottolineare come gli eventi “culturali” della quattro giorni non siano slegati dai dibattiti ma facciano invece parte a pieno titolo dell’iniziativa politica.
I concerti, il teatro, le mostre fotografiche, le installazioni, le presentazioni di libri, i tavoli di discussione fanno parte di un tutto organico e inscindibile che proverà a dare maggiore forza alle pratiche e ai percorsi di lotta contro l’autoritarismo e il fascismo.

