Berlusconi, migliore amico di Israele

Io chiedo l’accompagno per il premier. Non si può lasciarlo andare in giro da solo. Non solo non vede i muri, ma straparla in nome del popolo italiano!
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Ormai è vecchio e la statuetta del Duomo in pieno viso qualche strascico l’ha sicuramente lasciato. Altrimenti non si spiegano le sue intemperanze, la mancanza di tatto e le dichiarazioni unilaterali in un consesso internazionale in cui ogni parola dovrebbe essere pesata. Per uno che è partito con l’intento di avviare un processo di pacificazione tra i popoli di Israele e Palestina, ne ha fatte di gaffe il nostro premier!

Alle attestazioni di stima del presidente israeliano Shimon Peres che ha avute parole lusinghiere per il premier, Berlusconi ha replicato con dichiarazioni ancora più amorevoli. Il popolo israeliano, secondo il nostro primo ministro, “…è il nostro fratello maggiore. Israele è il più grande esempio di democrazia nel Medio Oriente. Tutto il popolo italiano ama Israele”. Dududu dadadà! Cuore, sole, amore…mandolino e pizza!

Ora vorrei fare subito un distinguo. Quello che il premier sente, pensa, dice, fa in nome del popolo italiano non ci trova affatto d’accordo perché non ci sembra di averlo delegato a rappresentare il nostro pensiero. Il noi è riferito alle persone che, come me, hanno seguito con ansia e partecipazione le vicende della Palestina. Quando Berlusconi liquida l’operazione Piombo Fuso come una “giusta reazione” di fronte ai lanci di razzi di Hamas, dimostra di avere una visione miope della vicenda. Sventolare con orgoglio il no dell’Italia all’Onu al rapporto Goldstone che condannava i crimini di guerra israeliani a Gaza è stato, oltre che iniquo, anche controproducente per un Paese che vuole porsi come negoziatore del conflitto. L’attacco israeliano, condotto su una popolazione inerme, è stato un genocidio vero e proprio, soprattutto per l’uso del fosforo bianco e di altre armi ancora più letali.

Si è trattato di un massacro premeditato (circa 1.000 morti, tra cui 300 bambini), seguito ad una politica repressiva che ha segregato un popolo entro confini sempre più ristretti, lo ha sottoposto ad embarghi e a restrizioni della libertà personale sempre più duri. È una storia lunga quella che vede la Palestina e Israele coinvolti in una lotta impari, è una storia con molte vittime da una parte e dall’altra, con la striscia di Gaza a fare da spartiacque. Mai terra fu più insanguinata! Ma se è vero che Israele trema per gli attentati dei kamikaze e per i razzi lanciati dalla Palestina, è pur vero che la Palestina è chiusa da una morsa ferrea e che le condizioni di vivibilità si fanno sempre più difficili per i civili rinchiusi tra alte mura e torrette di avvistamento vigilate giorno e notte da soldati che hanno l’ordine di sparare a vista.

L’Italia, dunque, è diventata “il miglior amico” di Israele grazie alle dichiarazioni del premier che si è schierato così apertamente in difesa delle ragioni israeliane. Berlusconi ha suscitato simpatia e consenso. Peccato che le occasioni di incontro internazionale non siano feste di famiglia dove si può ridere e scherzare su tutto. In contesti simili bisogna pesare ogni parola perché gli equilibri sono precari e le gaffe possono provocare reazioni che si ripercuotono sui futuri rapporti politici. La reazione dei palestinesi non si è fatta attendere. È stata una reazione indignata, come doveva essere d’altra parte, e a nulla è valso il tentativo del premier che, per mettere una toppa alla bella figura fatta, ha dichiarato “Come è giusto piangere i morti della Shoah è giusto manifestare dolore per le vittime di Gaza”.

Altro errore diplomatico. Pare che agli ebrei non vada proprio giù il fatto che si paragonino i genocidi contemporanei con la Shoah. Hanno glissato sulla ennesima buccia di banana sulla quale il premier ha messo il piede ed evitato commenti. Tanto Berlusconi si commenta da solo!