Alemanno, la ‘Ndrangheta e la monnezza. Passando per Andrini

Senza rinunciare al suo cospicuo stipendio, lo squadrista Stefano Andrini – piazzato da Alemanno alla guida dell’AMA – ha dovuto lasciare il suo incarico.
L’ex (?) naziskin che tiene a bada le frange più nere per conto del comune, è pesantemente invischiato nelle inchieste partite dal riciclaggio sporco di Telecom Sparkle e Fastweb e che hanno portato alla luce l’elezione illecita all’estero di altro. Evitando di respingere le dimissioni di Andrini, il sindaco con la celtica al collo ammette che il danno è fatto e che è tempo di prendere le distanze. Un gesto che automaticamente lo rende correo trascinandolo nella monnezza. Mokbel, Di Girolamo, Andrini, Alemanno, Fini, Scaglia, i servizi segreti, la massoneria, la ‘ndrangheta e l’ambasciatore.
Tutti a fermentare nello stesso cassonetto. Una associazione a delinquere fiorita nel gabinetto del sindaco che demolisce l’immagine della destra sociale ma che finalmente rende merito alla parola gabinetto. C’è poco da meravigliarsi, i fascisti possono cambiare colore, nome, abito, dopobarba, ma il dna non tradisce mai.
L’olfatto nemmeno.