No all’espulsione di Avni Er! Articolo stampa ed intervista

Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
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Diffondiamo un articolo di giornale uscito ieri su Liberazione a proposito della vicenda di Avni Er, oppositore politico turco, attualmente rinchiuso nel CIE di Bari Palese e a rischio di estradizione in Turchia.
Avni è stato intervistato il 7 marzo anche da Radio Onda Rossa e potete ascoltare la sua voce su http://www.ondarossa.info/news_index.php
Egli ha fatto richiesta di asilo politico e recentemente la Commissione che deve decidere in merito, ha comunicato che si riserva del tempo ulteriore per la risposta.
Nell’attesa è necessario tenere alta ed estendere la mobilitazione in suo sostegno.
Contro l’espulsione di Avni si stanno mobilitando in molti: il CIR, il Consiglio Italiano per i Rifugiati ha firmato l’appello lanciato in suo sostegno e così molte associazioni, esponenti politici, sinceri democratici e singoli individui.

Firma anche tu, inviando una mail a uno dei seguenti indirizzi:

herms18@libero.it
cantore@arci.it
csidf@libero.it
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Metti in campo iniziative, presidi, dibattiti per pretendere il rispetto di quelle norme che riconoscono il diritto a non essere espulso, respinto o estradato in uno stato dove ci siano serie ragioni di credere che esista un rischio di tortura, per pretendere che l”Italia non si renda ulteriormente complice dello stato fascista turco

Condannato in Italia come membro del Dhkp-c che per Ankara è terrorismo
Evni Er, dal carcere al Cie, a rischio tortura in Turchia

di Stefano Galieni, Liberazione 11 Marzo 2010

Fra i tanti trattenuti nel Centro di identificazione ed espulsione di Bari Palese c’è Evni Er, cittadino turco, sposato con una donna italiana. Evni Er venne arrestato il 1 aprile del 2004, in un’operazione congiunta di dimensioni internazionali.
82 le persone arrestate in Turchia, da dove risulta partita l’operazione, altre 59 fra Germania, Olanda, Belgio e Italia. Molti sono giornalisti della stampa di opposizione, appartenenti ad organizzazioni democratiche, avvocati, architetti, artisti, molti impegnati nella salvaguardia dei diritti umani e nella libera informazione.
Evni Er è accusato di far parte del Dhkp-c, un partito comunista della sinistra rivoluzionaria inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Infatti viene condannato a sette anni con l’accusa di “terrorismo internazionale” dal tribunale di Perugina. Fra i testimoni, a volto coperto, alcuni degli agenti speciali, spesso responsabili di torture, provenienti dalla Turchia. Nella condanna, confermata in appello è prevista l’espulsione di Evni Er a fine pena, ma la Turchia ne chiede l’estradizione che viene scongiurata anche grazie ad una vasta mobilitazione internazionale.
Il detenuto trascorre il resto della pena nel carcere di Nuoro ed è proprio un tribunale sardo, la Corte di Appello di Cagliari nella sezione distaccata di Sassari, a rigettare la richiesta turca. Secondo i giudici, Evni Er in Turchia potrebbe essere riprocessato e condannato per gli stessi reati che sta scontando in Italia e un imputato non può essere condannato due volte per lo stesso motivo.
La liberazione giunge in anticipo, il 19 febbraio per buona condotta, ma il detenuto è immediatamente trasferito nel Cie di Bari per essere espulso. Ha chiesto asilo politico con l’aiuto del suo legale, teme fortemente per la sua vita in caso di rientro in patria. «Sono uscito da un carcere, per entrare in un altro carcere (il Cie) in attesa di essere portato nel carcere peggiore», racconta, «in Turchia mi aspettano e non certo per salutarmi. Il giorno successivo alla mia scarcerazione la agenzia governativa Anatolia mi ha “dedicato” una pagina, aspettano la mia espulsione».
Evni è stato ascoltato pochi giorni fa dalla commissione territoriale per i richiedenti asilo e una richiesta per garantirgli salva la vita è stata inoltrata anche alla Corte europea di Strasburgo. «Cosa rischio? In teoria – continua – una condanna da 7 a 15 anni, ma quando si parla di terrorismo è facile che i tribunali propendano per una condanna all’ergastolo. E c’è qualcos’altro che sfugge ad ogni controllo e che dovrebbe far riflettere l’opinione pubblica italiana e pesare sulla decisione della Commissione: quando prendono un oppositore in Turchia è scontato che per almeno 4 giorni finisca per essere torturato. È capitato recentemente ad un ragazzo, Engin Ceber. Lo hanno preso mentre distribuiva una rivista legale, neanche legata al partito. È uscito morto dalle torture».
Se si sopravvive la sorte è poi segnata, dal 2000 la Turchia ha inaugurato le carceri dette Type F, isolamento per 24 ore e spesso deprivazione sensoriale. Evni è anche molto scettico rispetto alle riforme democratiche tanto decantate: «Hanno fatto arrestare alcuni generali con l’accusa di preparare un golpe, solo per sostituirli con altri più presentabili.
Dichiarano di processare i torturatori che hanno imperversato nella polizia e nell’esercito, ma poi i reati finiscono prescritti o spariscono le prove. A volte nei tribunali hanno anche il coraggio di dichiarare che non riescono a rintracciare gli agenti identificati. Temo veramente per la mia vita, ringrazio i tanti compagni che mi portano solidarietà e spero veramente di ottenere asilo politico».
Se le leggi e le disposizioni ratificate anche dall’Italia verranno rispettate, Evni Er non dovrebbe essere espulso in Turchia, sono infatti inespellibili coloro che rischiano di essere sottoposti a trattamenti disumani e degradanti, ma sull’altro piatto della bilancia ci sono gli ottimi rapporti fra il presidente del consiglio Berlusconi e il premier turco Erdogan e in questi casi – le relazioni con la Libia insegnano – c’è forte il rischio che si trovi l’escamotage per procedere al rimpatrio.
Un caso simile è accaduto con un’altra detenuta, questa legata ai movimenti kurdi, Nazan Ercan, ma in quel caso prevalse la voglia di non rendersi responsabili di un crimine e la donna, dopo un periodo di trattenimento nel Cie di Ponte Galeria, a Roma, venne sì estradata, ma in Germania. O forse la situazione di Evni diventerà simile a quella di altri invisibili ancora presenti in Italia, che hanno espiato una pena, non possono essere rimpatriati nel proprio paese, non hanno ricevuto lo status di rifugiato, non possono avere un permesso di soggiorno. La sola speranza è che la commissione apposita, lo riconosca come rifugiato politico.

Appello per Avni Er

Per sottoscriverlo:

herms18@libero.it
cantore@arci.it
csidf@libero.it
info@solidarietaproletaria.org

Qualche giorno fa è stato trasferito nel CIE di Bari il cittadino turco Avni Er, rispetto al quale il governo turco di Ankara ha avanzato tempo addietro formale richiesta di estradizione.
Avni Er è colpevole solo di aver svolto nel corso degli anni una puntuale denuncia delle violazioni dei diritti umani e della libertà d’informazione in Turchia.
Avni Er è un oppositore politico, accusato di appartenere al partito comunista DHKP-C . Il 1° aprile 2004 un’operazione repressiva ha provocato l’arresto di 82 persone in Turchia ed altre 59 persone tra Germania, Olanda, Belgio, Grecia ed Italia.
Tra loro giornalisti dell’opposizione, membri di organizzazioni democratiche e per la difesa dei diritti umani, avvocati ed artisti.
Avni Er, a seguito di un processo scandaloso durante il quale testimoniarono contro di lui, a volto coperto, i torturatori turchi, fu condannato dalla Corte di Assise di Perugia nel 2006 con successiva conferma della Corte d’Appello di Perugia.
Seguì una vasta campagna di mobilitazione e sensibilizzazione cui aderirono diverse associazioni nazionali (Arci, CRVG- Conferenza nazionale del volontariato della giustizia, Antigone) e vari esponenti politici; ci fu una dichiarazione a tutela dell’incolumità di Avni Er e per il rispetto delle norme internazionali a difesa dei diritti dell’individuo da parte dell’europarlamentare Giulietto Chiesa; ci furono molti ordini del giorno da parte del Consiglio provinciale di Lecce (19 marzo 2008), del Consiglio Regionale della Toscana, della Sardegna e della Campania.
Anche il Consiglio Regionale della Puglia, in data 24 giugno 2008, sottoscrisse una mozione contro l’estradizione di Avni Er in Turchia, con esplicito riferimento all’art.10 della Costituzione italiana che recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
Ricordiamo che secondo associazioni internazionali ed autorevoli come Human Rights Watch, Amnesty International, nonché la Commissione ONU per i diritti umani ed il comitato Europeo per la prevenzione della tortura, in Turchia vi è il fondato timore di violazioni dei diritti, di trattamenti inumani e degradanti, di tortura.
Ricordiamo inoltre che il curdo Ocalan, nonostante il riconoscimento dell’asilo costituzionale rilasciato dal governo italiano, è da 11 anni detenuto in regime di isolamento totale nell’isola di Imrali.
Infine, a dimostrazione della condizione politica in Turchia, citiamo il tentativo di qualche giorno fa dell’ennesimo colpo di stato manu militari.
Allo stato attuale, Avni Er ha inoltrato formale richiesta d’asilo nel nostro paese e, per quanto affermato, – anche in considerazione che la Corte d’Appello d’Anversa il 7 febbraio 2008, impegnata a giudicare 11 militanti del DHKP-C, si è rifiutata di riconoscere tale organizzazione quale “gruppo terroristico”, prosciogliendo tutti gli imputati;

CHIEDIAMO a tutte le forze democratiche, ai partiti, alle associazioni, alla società, ai sindacati, di aderire e sottoscrivere l’appello in favore di Avni Er, affinchè GLI VENGANO RICONOSCIUTE TUTTE LE FORME DI TUTELA ED IL PRINCIPIO DI NON RESPINGIMENTO.

Primi firmatari:
CIR,Consiglio Italiano per i Rifugiati
ARCI, associazione Gruppo Lavoro Rifugiati(Bari), Reteantirazzista
(Bari),Undesiderioincomune (Bari),
associazione Saro-wiwa (Bari)
Rifondazione Comunista (Bari),
Magda Terrevoli (assessore regione Puglia),
Silvia Godelli (assessore regione Puglia)
Piero Manni (consigliere regione Puglia)
Patrizio Gonnella (Antigone)
Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo)
Walter Peruzzi (dir. Guerre e Pace)
Fiorella Rathaus (Consiglio Italiano per i Rifugiati)
Paola Altrui (Roma)
Patrizia Sentinelli
Loredana de Petris
Massimiliano Smeriglio (assessore Provincia di Roma)
Gianluca Peciola (consigliere Provincia di Roma)
Onofrio Romano (Università di Bari)
Monica mc Britton (Università del Salento)
Stefano Cristante, (Università del Salento)
Vito Lisi, veterinario di Tricase
Michele Rizzi,candidato alla presidenza della Regione Puglia
Massimo Bonfatti, presidente dell’organizzazione per il volontariato”Mondo
in cammino”
Donato Pellegrino,consigliere regionale PSI
Vinicio De Vito, coordinamento regionale “Sinistra e Libertà”
Pati Luceri,docente del Liceo Stampacchia di Tricase
Gino Stasi, responsabile di Medicina Democratica, Brindisi
Bobo Aprile,responsabile COBAS di Brindisi
Simone Chiga,presidente Laboratorio delle idee, Zollino
Riccardo Rossi, 28 Aprile, CGIL
Circolo aziendale ferrovieri”Spartaco Lavagnini”, Firenze
Circolo giovanile di Rifondazione comunista, Casamassima
Senza Confine (Roma)
Alfonso Di Stefano (Rete antirazzista catanese)
Sabino Derazza (segret provinc. PRC)
Teresa Masciopinto (Bari)
Associazione Solidarietà Proletaria (ASP), Napoli
Circoscrizione dei soci di Banca Etica Bari
Nicola Fratoianni
Onofrio Introna (ass. regione Puglia)
Corsina Depalo (insegnante, Bari)
Mara Clemente
Silvia Cigoli
Tonia Guerra (segreteria regionale PRC Puglia)
Anna Brambilla ( avv. Milano)
Cristina Sebastiani (Comitato Primo marzo 2010)
Anna Catacchio
Ass.cult. Artnove
Alfonso Perrotta (Roma)
Michele Losappio (ass. Regione Puglia)
Associazione Integrazioni Puglia
Monica Dammaso (Bari)
Centro sociale “ex canapificio” (Caserta)
Teatro Astrakali Lecce
Annamaria Rivera (Università di Bari)
Alfio Nicotra
Etnie (associazione di promozione sociale Bisceglie)
Marianna Ruggeri
Assoc. LINK (Bari)
Maria Rosaria Iarussi
Gianmatteo Vulcano, Nicola Carella (Bari)
Giovani Comunisti/e provincia di Bari
Daniele Barbieri (Imola)
Paola Cecchi (Firenze), Antonella Bottiglione (Bari), Dario Di Stefano,
Stefano Galieni (resp.nazion. immigraz PRC)
Giovani Comunisti (Bari)
CO.L.F. (Bari)
Pietro Pasculli
Sportello dei diritti-RDB CUB
Assoc. Cult. Torre di Babele (Bari)
Silvia Torneri (Imola-Bo)
Associaz. Trama di terre (Imola – Bo)