L’articolo che si riporta di sotto è alquanto istruttivo. Vi si polemizza con un forsennato livore contro la scadenza del 1 marzo. Ora, questa scadenza era per la sua genesi discutibile. Bene hanno fatto quei compagni che, pur partecipandovi, hanno rimarcato il fatto che uno sciopero degli immigrati è cosa altra da una convocazione virtuale e che semmai in piazza quel giorno si faceva una sorta di prova generale, più che uno sciopero vero e proprio.
Ma la polemica ringhiosa di cui sotto ha chiaramente una matrice altra: non si è interessati tanto allo sviluppo del movimento di classe degli immigrati, bensì si è preoccupati per la perdita di visibilità della propria ipotesi (i comitato solidali).
Vi sono dei passaggi abbastanza osceni. Si rimarca il fatto che la stampa – che ha dato un certo spazio all’evento – è in Italia perlopiù padronale. D’accordo: ma è la prima volta (sì, in senso assoluto la prima volta) che questi di socialismo rivoluzionario si ricordano di questa semplice verità.
In genere prendono per buono quasi tutto quello che la stampa suddetta pubblica. Facciamo 3 esempi:
a) mi è capitato che qualcuno di loro mi chiedesse se era vera che alle occupazioni del movimento di lotta per la casa si prendeva il pizzo, nell’ordine dei 150 euro. Gli ho risposto molto semplicemente che una fonte come “Il Messaggero”, principale veicolatore di tale fandonia, era troppo di parte (di parte palazzinara) per essere credibile. Gli è incredibilmente rimasto il dubbio;
b) Sulle foibe hanno sempre parlato degli orrendi crimini di Tito e dei suoi sgherri. Be’, e gli orrendi crimini italiani, e tutti gli jugoslavi che sono passati per le fucilazioni sommarie e per i campi di concentramento. Non li hanno mai nominati: d’altronde, se il “Corriere della Sera” non lo fa, perché lo dovrebbero fare loro?
3) Rispetto al conflitto tra Georgia e Russia, lo hanno definito per come appare e non come uno scontro tra la Russia stessa e la NATO (che sta chiaramente dietro la Georgia). Da parte mia, lo schieramento è per i proletari di ambo le nazioni e non per uno dei due contendenti (lo dico perché chi simpatizza per la Russia commette un errore capitale), da parte loro, velatamente, lo schieramento è in favore della NATO. E, ad ogni modo, prendono per buono tutto ciò che su quel teatro di conflitto dicono i grandi giornali italiani.
Poi, per squalificare la data del 1 marzo, si sottolinea che è stata (relativamente in realtà) appoggiata dai radicali filo-yankee. Anche qui: questi di SR non hanno mai citato prima il filoimperialismo dei radicali, di cui peraltro condividono l’impianto sulla questione giorgiana.
Ad ogni modo, per spazzare via i disonesti come l’editorialista principe di socialismo rivoluzionario, ci vuole chiarezza. Ossia: nella data del 1 marzo erano in effetti in campo due opzioni. Una basata sul fatto che gli immigrati debbono avere qualche diritto, anche per evitare che altrimenti si rivoltino (è questa impostazione che è stata appoggiata da una parte della stampa borghese). L’altra gridava viva Rosarno!, viva le rivolte degli immigrati, vero episodio della lotta di classe del XXI secolo. Ritengo che questa ultima impostazione vada ribadita e che forse doveva essere più visibile in seno alle iniziative per il 1 marzo. Così, le polemiche di SR (che magari strumentalmente mettono in evidenza qualche contraddizione effettiva della data in questione), vengono deprivate di senso e ne esce fuori in modo più nitido il vero carattere. Che è quello, squallidino, di polemiche di una organizzazione che – rispetto all’antirazzismo ed alla immigrazione – cerca un posto al sole.
Metodio.
dopo il 1° marzo: attenti allo zio Tom
Scritto da Dario Renzi
Thursday 04 March 2010
Strano “sciopero” quello sponsorizzato dal Partito Radicale, borghese, filoimperialista e pro yankee. Strano “sciopero” quello favorito e lodato dalle aziende, che incassa l’apprezzamento del presidente della Camera, delle associazioni di padroni e padroncini. Strano “sciopero” quello che viene esaltato dalla stampa di regime perché ha messo al centro l’“utilità” degli immigrati e perché prova a fugare l’indignazione sacrosanta che tra loro serpeggia.
La patina di antirazzismo light non copre l’autentico significato del primo marzo, così come esso non muta per la buona fede di coloro che – immigrati ed indigeni – lo hanno appoggiato né tantomeno per le adesioni di apparati sindacali grandi e piccoli e di svariate sigle della sinistra decadente. Il fatto che anche a causa delle difficoltà della situazione parte della nostra gente si inganni ci sollecita a una maggiore chiarezza e responsabilità. Si è trattato di una scadenza integrazionista e paternalista, strumentale e riduttiva nei confronti dei bisogni più profondi di milioni di esseri umani che vivono e giungono in Italia provenienti da altri paesi. Siamo di fronte a un intento bipartisan di mediare o occultare l’inconciliabile conflitto tra la tensione umana e sociale a una comunanza nuova basata sull’uguaglianza e il rispetto reciproco da un lato e gli obsoleti assetti oppressivi e padronali intrisi di sciovinismo e xenofobia dall’altro. Dietro le leggerezze antirazziste democratiche e lo spettacolino buonista offerto da stampa e televisione per il primo marzo è malcelato un progetto culturale, sociale e politico, grave e pericoloso che va capito e fronteggiato senza mediazioni.
Proviamo a comprendere meglio quello che sta avvenendo. Da un anno e mezzo a questa parte a fronte di un’ondata di razzismo dilagante nella società, alimentata dallo Stato e niente affatto contrastata dalle forze progressiste si sono cominciati ad esprimere alcuni processi in controtendenza. In più occasioni fratelli e sorelle immigrati hanno preso l’iniziativa ingaggiando lotte e proteste in difesa delle proprie condizioni di vita e dignità umana. Appoggiando queste feconde e sacrosante insorgenze, noi di Socialismo rivoluzionario abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione per suscitare solidarietà antirazzista, dando vita a un processo di aggregazione di avanguardie che si è concretizzato nella costruzione dei Comitati solidali e antirazzisti (CSA). Al contempo abbiamo promosso assieme ad altre forze (Unicobas e Partito umanista) la coalizione StopRazzismo. Questo processo ha avuto una prima espressione nella manifestazione nazionale del 4 ottobre 2008 a Roma che, malgrado l’isolamento e il boicottaggio da parte della politica, ha permesso una radicalizzazione di settori antirazzisti e clamorosamente ha scosso momentaneamente l’assieme della sinistra intorno al tema cruciale del razzismo. Attraverso un percorso complesso si giunse così alla conformazione di un vasto fronte unitario (comprendente tra l’altro la Cgil) attorno a una piattaforma del tutto analoga a quella proposta da StopRrazzismo, e si giunse quindi alla manifestazione del 17 ottobre 2009. Quest’ultima non solo è stata la più significativa manifestazione antirazzista dopo il 3 febbraio 1996, riaccendendo speranze ed attività, permettendo un ulteriore sviluppo dei CSA; ma è stata anche in assoluto la più importante espressione di opposizione unitaria coerente e propositiva contro il centrodestra negli ultimi anni. Da allora mentre le lotte dei fratelli continuavano – assumendo anche forme drammatiche come nel caso di Rosarno in risposta alla caccia all’uomo – e lentamente si sviluppava l’iniziativa solidale e antirazzista capillare, ha preso corpo una decisa e subdola reazione democratico borghese tesa a contrastare questi processi.
La grande stampa – finanziata da potenti gruppi industriali – ha accentuato la propria sistematica grancassa per l’integrazione degli immigrati “buoni” e “regolari” che lavorano disciplinati e sono disposti ad essere sudditi di seconda classe in questo regime. Perché quando si parla di “integrazione” si intende questo: sottomissione senza condizioni, accettazione del proprio ruolo di utili servi o di “liberti” sotto tutela. La dimensione umana dei nostri fratelli e sorelle è assolutamente ed esplicitamente ignorata o calpestata come dimostrano numerose leggi e misure “integrazioniste” già adottate sul piano delle espulsioni, della libertà religiosa, dell’assistenza sanitaria, dell’accesso all’educazione, eccetera.
Per quanto ci riguarda nessuna integrazione è possibile se non c’è innanzitutto il riconoscimento e la pratica attiva – in tutte le sfere dell’esistenza – della comune umanità nella diversità di espressioni culturali che le è propria, nel rispetto reciproco e nel dialogo costante. È precisamente contro questa priorità della comune umanità a favore della prevalenza degli interessi statali e padronali nazionali che è stato convocato il primo marzo; è precisamente contro l’insorgenza umana e autorganizzata dal basso di cui sono protagonisti fratelli e sorelle in difesa delle proprie esigenze che è in atto il tentativo paternalista e verticista che denunciamo; è precisamente contro un movimento solidale e antirazzista sviluppato capillarmente che si muovono burocraticamente e freddamente le grandi forze della conservazione.
La reazione democratico borghese, padronale e paternalista che si svela con il primo marzo disgraziatamente trova complicità a sinistra, ma si spiega non sappiamo se per inconsapevolezza o per un’irrefrenabile arrendevolezza alle logiche dominanti. Le stesse organizzazioni che avevano aderito alla piattaforma unitaria per il 17 ottobre, ne hanno disinvoltamente e senza spiegazione alcuna abbandonato il dettato e lo spirito per soccombere alla prospettiva di mediazione e capitolazione esplicita nelle parole d’ordine e nelle forme del primo marzo. Peggio ancora succede che immigrati “responsabili”, “moderati” e “collaborativi” difendano e difenderanno queste stesse logiche, se ne fanno portavoce sperando di essere ricompensati.
Queste sono ragioni ulteriori per condurre il nostro impegno con rinnovata determinazione ed intransigenza, continueremo la nostra lotta in virtù dei contenuti e dei metodi che hanno ispirato e permesso la realizzazione del 4 ottobre 2008 e del 17 ottobre 2009.
Persino il primo marzo ha detto, sotto forma di farsa, che la questione cruciale in questo paese è l’immigrazione quindi il contrasto antirazzismo/razzismo. Per noi è una questione essenzialmente umana e come tale va affrontata, per i poteri negativi è una questione economica ed amministrativa, di caporalato e polizia e come tale continueranno a trattarla. Per i religiosi – che pure tanta importanza potrebbero avere – non è ben chiaro, visto che nell’ultima fase le loro associazioni (con rare eccezioni) sono state praticamente assenti dalla scena pubblica. Ai fratelli e alle sorelle di altri paesi, alle persone animate da sentimenti e pensieri coerentemente solidali e antirazzisti spetta la risposta fondamentale: moltiplicare lo sforzo cosciente di costruzione e organizzazione capillare di ambiti solidali attivi e complessivi, assolutamente indipendenti da istituzioni statali e padronali, che possano migliorare la vita e far maturare la coscienza di tutti e ciascuno in ragione della comune umanità e del bene condiviso. I consigli di qualche zio Tom servono solo a mascherare le ricette oppressive e padronali, i CSA sapranno fare proprie le lezioni di Malcolm X e di Jerry Masslo.
Dario Renzi
3 marzo 2010

