Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
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Diffondiamo di seguito l’appello recentemente promosso dall’Arci in sostegno di Avni Er oppositore turco, attualmente rinchiuso nel CIE di Bari Palese, su cui pende la spada di Damocle dell’espulsione in Turchia con i rischi esposti nell’appello stesso.
Per aggiornare quanti seguono questa vicenda informiamo intanto che l’avvocato, Flavio Rossi Albertini, ha presentato ricorso al giudice di sorveglianza di Napoli contro la sentenza del giudice competente di Avellino che aveva, nelle settimane scorse, confermato il giudizio sulla pericolosità sociale di Avni e che si è ancora in attesa del responso.
Mentre la Commissione territoriale competente che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di asilo politico avanzata, si è già recata nel CIE di Bari per incontrare Avni, ma le impressioni scaturite a seguito di questa visita non sono per nulla positive.
La Commissione da quanto abbiamo appreso si è trattenuta infatti per diverse ore nel CIE, sottoponendo Avni a una sorta di secondo processo per terrorismo (evidentemente non è bastato quello scandaloso che ha visto testimoniare contro di lui gli stessi torturatori turchi e che lo ha condannato ingiustamente a 7 anni di detenzione), piuttosto che appurare i timori fondati legati a una sua consegna alle Autorità di Ankara.
Il rischio che l’Italia contravvenga alle norme di diritto internazionale che vietano l’espulsione o estradizione verso i paesi in cui è concreta la minaccia della tortura, per favorire i rapporti politici ed economici con il Governo di Erdogan sono purtroppo molto forti.
Chiediamo ai giornali, ai sinceri democratici, ai compagni di dare ampia diffusione all’appello seguente.
Chiediamo a tutti di prendere pubblicamente posizione e inviare fax di protesta alla Commissione nazionale per il diritto di asilo
c/o Caserma S. Marcello
Via SS. Apostoli, 16 – 00187 Roma
Tel: 06/69767692
fax 06 69767616
e a quella di Bari
c/o Prefettura Piazza Libertà, 1, 70122 Bari
Tel. 080.5293111
Fax 080.5293198
dicendo No all’espulsione di Avni Er!
Appello dell’ARCI per Avni Er
Avni Er, giornalista turco, da circa tre settimane è trattenuto nel CIE di Bari.
A seguito della richiesta d’asilo politico, la scorsa settimana è stato ascoltato dalla competente Commissione Territoriale che dovrà decidere se accogliere la sua richiesta o rigettarla. Nell’immediatezza del suo trasferimento a Bari, è stato promosso un appello che ha raccolto un grande consenso. Hanno aderito associazioni come l’Arci, l’Asgi, Libera e il Cir, rappresentanti di organizzazioni come il Cnca, Sos razzismo, Centro Astalli, Save the cildren, Banca Etica e ancora uomini e donne della politica e del mondo universitario.
Allo stato attuale, non si sa ancora nulla sul futuro di Avni Er.
Esprimiamo preoccupazione per la sua vicenda e per l’eventuale trasferimento in Turchia, e temiamo per la sua vita.
Infatti contro Avni pendono due ordini di arresto in contumacia emessi dalla Autorità Giudiziaria turca: nella misura in cui l’interessato dovesse essere espulso verso detta Nazione, sarebbe immediatamente arrestato e condotto in carcere.
Il timore è pertanto giustificato da quelle che appaiono le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti arrestati o condannati per motivi politici, i quali vengono sottoposti a durissime condizioni di vita all’interno delle carceri di “tipo F”, ove l’utilizzo di trattamenti disumani e degradanti, il ricorso alla tortura fino alla morte rappresentano pratiche di uso quotidiano secondo quanto costantemente denunciato dalle Organizzazioni internazionali Amnesty International e Human Right Watch nonché dalla Associazione per i Diritti Umani turca (IHD), tanto che la stessa Corte di Giustizia Europea ha reiteratamente condannato detta Nazione a causa delle violazioni delle disposizioni di Diritto internazionali previste in materia perpetrate dalla Turchia
In Turchia la semplice manifestazione delle proprie opinioni politiche, ove le stesse siano difformi da quelle espresse dal regime vigente, comporta la immediata carcerazione preventiva e l’applicazione di sanzione detentive che in Italia e in tutte le Nazioni ove vige lo Stato di diritto non avrebbero e non hanno ragion d’essere.
La recente messa al bando del Partito per una società democratica (DTP) , l’arresto di oltre 1500 componenti di detta formazione politica (membri del parlamento, consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindaci, ecc.), la privazione della libertà imposta ad oltre 3.000 minorenni aventi una età ricompresa tra i 14 ed i 17 anni – con l’accusa di aver compiuto atti terroristici e che costringe i minori a vivere la reclusione in strutture penitenziarie insieme ad imputati o condannati maggiorenni -, rappresenta la ennesima prova di forza del governo turco contro la popolazione kurda.
Il tutto nonostante da oltre un anno le forze politiche e la popolazione kurda cerchino di promuovere una soluzione pacifica del conflitto che ha fino ad oggi prodotto tante morti ed un esodo forzato della popolazione anche in conseguenza della distruzione di interi villaggi da parte delle forze militari turche.
Facciamo appello al Governo italiano affinchè Avni Er possa restare in Italia, che venga applicata la normativa internazionale a tutela dei Diritti Umani ratificata e resa esecutiva nel nostro Paese; che Avni Er non venga espulso e che gli sia garantita ogni forma di tutela con il rilascio di un permesso di soggiorno che gli permetta di evitare la morte e ricostruirsi una vita dignitosa in Italia, sulla base dei principi affermati dalla Costituzione (art. 10 Cost.) e dai Trattati e dalla Convenzioni internazionali ovunque vigenti .

