La battaglia clerico -leghista sulla Ru486

Dopo Cota, Zaia: “Mai la pillola negli ospedali veneti”

Nel giorno del suo arrivo negli ospedali italiani, la pillola abortiva Ru486 (da non confondere con la pillola del giorno dopo) innesca una dura battaglia clerico-leghista. Dopo Roberto Cota, il neo governatore del Piemonte che ha promesso di tenerla in magazzino, ora anche il neo governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, avverte che farà di tutto per impedire al farmaco di venire utilizzato negli ospedali della regione, dove, peraltro, il tasso dei medici anti-abortisti supera ormai il 90%. Come una reazione a catena, altri governatori appena eletti decidono di esternare sulla Ru486. Renata Polverini, nel Lazio, dichiara che l’utilizzo della pillola avverrà all’interno delle strutture sanitarie come prevede la 194, la legge che regolal’interruzione volontaria di gravidanza. Così anche Renato Scopelliti, neo governatore della Calabria. Nel frattempo mons Fisichella, presidente della pontificia accademia della Vita, plaude all’iniziativa di Cota introducendo una nota dichiaratamente politica alle parole del Papa che, giusto oggi, ha ricordato ai cattolici di combattere contro leggi ingiuste come quelle che prevedono “l’uccisione di bambini innocenti non ancora nati”. E interviene anche Maurizio Gasparri, prendendosela con i vertici dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco che ha dato il via libera dopo anni alla commercializzazione in Italia della Ru486: “Porrò al governo il problema della gestione dell’Aifa, che a mio avviso non garantisce adeguati livelli di competenza, trasparenza, imparzialità. Con la salute e con la vita non si scherza”. Guido Rasi, direttore dell’Aifa, ha ricordato che non è compito dell’agenzia decidere come e quando il nuovo farmaco deve arrivare nelle strutture sanitarie pubbliche, essendo compito dei presidenti delle Regioni. Nonostante la volontà dei governatori leghisti, i vertici regionali non possono sequestrare un farmaco già inserito nel prontuario farmaceutico nazionale. Possono, però, ritardare l’iscrizione della Ru486 nel prontuario farmaceutico regionale. Tuttavia i ginecologi possono fare richiesta urgente della pillola, se richiesta dalle pazienti, e ottenerla. “E’ chiaro che vogliono mettere i bastoni tra le ruote”, commenta Mirella Parachini, ginecologa dei Radicali e medico al San Filippo Neri di Roma: “Forse l’unico problema è il ricovero ospedaliero obbligatorio, visto che una paziente che opta per la Ru486 può comunque decidere di firmare le dimissioni dall’ospedale e tornare a casa”.

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