Il giornalista turco Avni Er e S.Nicola – dalla stampa di oggi

Da Il Corriere del Mezzogiorno
04.05.2010

IL GIORNALISTA TURCO AVNI ER E SAN NICOLA

Di tanto in tanto, Amnesty International promuove delle «azioni urgenti». Si tratta di campagne intensive di mobilitazione in prossimità di eventi che potrebbero mettere a rischio le libertà e i diritti inviolabili di uno o più individui, minarne l’incolumità fisica e persino l’esistenza in vita. Di norma, le azioni urgenti mirano a proteggere soggetti braccati dai tentacoli velenosi di «stati canaglia», regimi autoritari, democrazie all’eau de rose (come quelle che vanno tanto a genio al nostro premier). Fa dunque una certa impressione scoprire che, tra le azioni lanciate nell’ultimo periodo, ve n’è una che riguarda il nostro Paese. L’Italia figura come stato «minacciante», insieme al solito Iran, alla solita Libia, alla Bielorussia, l’Arabia Saudita ecc. E fa ancor più impressione scoprire che l’atto di minaccia sta per consumarsi qui in Puglia, più precisamente a Bari.

Che la vita di un essere umano possa essere messa a repentaglio dalle «nostre» istituzioni, tanto da far scattare il grido d’allarme della più autorevole organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, è un fatto oltremodo inquietante. Esso dovrebbe suscitare l’indignazione generale, la mobilitazione compatta dell’intera comunità e soprattutto dei suoi rappresentanti più autorevoli. Invece, nulla. La cosa passa quasi sotto silenzio. Al massimo, diventa un affare per gruppuscoli di radicali o per professionisti della sottoscrizione di appelli umanitari. Ebbene, qui c’è un uomo la cui esistenza è in bilico. Avni Er— questo è il suo nome— è un giornalista turco residente in Europa da quando era bambino, il quale ha già scontato in Italia una condanna a sette anni di carcere per terrorismo

Nessun fatto di sangue a suo carico. L’unica colpa è quella di aver lavato in pubblico i panni sporchi del suo paese, ossia di aver diffuso notizie a tutto spiano sulla situazione sociale, le violazioni dei diritti civili e politici, la condizione carceraria, l’uso sistematico della tortura, soprattutto contro gli oppositori. Sorvolando sul processo subito in Italia (fondato sulle dichiarazioni in aula di militari turchi incappucciati…), egli ha, giusto o sbagliato che sia, pagato il suo prezzo con la giustizia.

Ma il bello arriva solo adesso. In Turchia non hanno digerito il rifiuto dell’estradizione chiesta a suo tempo, così gli hanno confezionato ad hoc nuovi dossier per lo stesso reato, affinché egli provi di persona gli orrori che ha sempre denunciato. Il 6maggio prossimo, il Tribunale di Bari deciderà se accordargli la protezione internazionale oppure se rispedirlo forzatamente nel suo paese d’origine, come spetta agli stranieri a fine pena. Avni non è un dead man walking. Magari. La morte è un lusso che i carcerieri turchi concedono raramente (ne ha beneficiato per errore Engin Çeber nel 2008) per non compromettere le aspirazioni europee del paese: preferiscono cucinare i corpi delle vittime al fuoco lento della degradazione nelle famigerate carceri di tipo F. La Turchia è troppo importante negli equilibri geopolitici, quindi occorre far finta di non vedere quello che riferiscono le organizzazioni internazionali (come ha fatto la commissione che, qui a Bari, gli ha già negato l’asilo politico). Il giorno successivo alla sentenza, sempre qui a Bari, festeggeremo San Nicola, del quale secoli fa siamo andati a trafugare le reliquie in terra turca. Strane coincidenze. Fossimo all’altezza dei nostri miti fondatori, oggi dovremmo mostrare lo stesso coraggio e impedire che il corpo vivo di Avni Er venga trafugato dalla nostra terra.

La Gazzetta del Mezzogiorno
04.05.2010

«Asilo politico per il dissidente turco che si trova nel Cie di Bari»

BARI – “Cambia l’Italia Puglia”, area del Pd, aderisce all’appello perché venga concesso asilo politico in Italia a Avni Er, giornalista e oppositore politico turco che attualmente si trova nel Cie di Bari, “dopo avere scontato 6 anni di carcere nel nostro Paese”. Lo rende noto il portavoce di “Cambia l’Italia Puglia”, Enrico Fusco il quale ricorda che il 6 maggio il tribunale di Bari deciderà sulla richiesta di asilo politico presentata da Avni Er, “Cambia l’Italia Puglia” aderisce quindi all’appello “perchè gli venga concesso l’asilo politico in Italia, e si unisce in questa richiesta ad Amnesty International, al Consiglio Italiano per i Rifugiati, ad associazioni e personalità italiane, tra le quali il presidente della Puglia Nichi Vendola”.
“Cambia l’Italia Puglia” nella nota invita i cittadini a documentarsi sul caso del giornalista turco, “che rischia, se espulso dall’Italia e rimandato in Turchia, ritorsioni e probabili torture”. “La Turchia, infatti, anche in vista dell’ingresso nell’Unione Europea, – sottolinea Fusco – ha adottato provvedimenti che contrastano la pratica della tortura, ma purtroppo i casi di maltrattamenti e sevizie verso gli oppositori politici sono ancora frequenti in quel Paese, come documenta la stessa Amnesty International”.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=332160&IDCategoria=11

Ulteriori info su Avni Er su: www.avni-zeynep.net