Dopo qualche mese di fermo, mo.na.ca.libera è tornata a farsi sentire: nemmeno a comparire che immediatamente sono arrivate le prime critiche al nuovo banner-volantino, quasi come se ci fosse qualcuno, lì, che non aspetta altro che criticare senza nemmeno preoccuparsi di dare un’occhiata a quanto si scrive.
Bisogna chiarire alcuni punti. Primo fra tutti: alla monaca piace lìerba, la Ganja, la marijuana. Chiamatela come vi pare, qua in Italia prima che la proibissero si chiamava CANAPA e si coltivava, la gente ci viveva.
Le altre cose, quelle che entrano più nel merito dell’idea di ‘droga’, si è scoperto che è meglio non toccarle: lasciare la vita per un overdose? per una pasticca con dentro qualcosa di diverso, come un po’ di ratticida? morire per un po’ di roba tagliata male?
E’ pericoloso giocare alla roulette russa.
Quando c’è chi parla di droghe leggere, di droghe pesanti o di droghe e basta, è forse importante fare una distinzione più indicativa del rischio: ci sono sostanze che hanno un rischio fatale, ovvero quelle che anche prendendole una sola volta puoi morire, e ci sono sostanze che non hanno questo rischio. Droghe che anche solo a provarle puoi rimanerci e droghe che se le prendi una volta non muori sicuramente. Del primo gruppo fanno parte quelle robacce che vanno di moda adesso e che sono andate di moda anche qualche tempo fa, del secondo gruppo fanno parte gli evergreen: vino, birra, alcool in genere, caffè, sigarette e CANAPA.
Certo è sbagliato dire che non fanno male perché ovviamente ci sono delle ripercussioni per la salute, ma si usano, tant’è. La vita è bella perché è varia.
Su questa base, si chiarisce finalmente di cosa si sta parlando: cocaina, chetamina, pasticche e roba simile è meglio lasciarle là. Non bisogna proprio pensarci. Chi usa questa roba è in grave errore e se ne renderà conto quando aprirà gli occhi.
Qua si parla di CANAPA.
Ci sono una serie di miti e leggende che ruotano attorno a quest’argomento. Il primo è proprio che non fa male: è una cazzata colossale. Pensare di fumarsi 20 spinelli al giorno è pura idiozia: sarebbe come bersi un litro di vino ogni sera. Certo, se lo fai col vino dopo un po’ ti scoppia il fegato e ci resti secco, e su questo ci sarebbe da riflettere non poco, ma comunque non è una grande idea.
C’è anche chi confonde le canne con i TRIP. Si, con i TRIP. C’è chi pensa che se ti fai una canna vedi le stelle brillare, gli uccellini parlare e le giraffe nel parco. Ovviamente è tutto falso: chi si è fatto una canna sa che le stelle brillano sempre, gli uccellini parlano solo a S. Francesco e le giraffe stanno allo zoo, o in Africa.
Purtroppo, le leggi degli ultimi 30 anni non hanno contribuito a generare una coscienza collettiva, quel ‘fumare con cultura’ che si sentiva qualche tempo fa in alcune canzoni, come è avvenuto naturalmente per cose come il vino, la birra e l’alcool in genere: chi si sognerebbe mai di andare al lavoro o a scuola ubriaco? Chi, sapendo di dover concentrarsi per fare qualche cosa, prenderebbe a bere vino?
Nessuno: questo comportamento è dato dalla cultura.
Il problema, però, è che le leggi attuali vanno in direzione completamente opposta. Si era stabilita, infatti, una distinzione elementare qui in Italia: quella tra droghe leggere e tra droghe pesanti, cosa che lasciava comprendere una certa differenza.
Ben conscia dell’impossibilità di frenare il consumo, e con esso il mercato nero, questa distinzione portava con sé un minimo d’informazione. Del resto, una legge ha comunque una certa influenza sull’immaginario collettivo delle persone: il consumatore era avvisato, sapeva che c’erano delle differenze, sapeva che queste erano ben consistenti.
Ora come ora, invece, è stato messo tutto in un bel calderone, mischiando a fuoco lento, così da generare un bel miscuglio omogeneo: ci sarebbe da chiedersi, a questo punto, quali sono le altre possibili percezioni della frase ‘Le droghe sono tutte uguali’.
L’aumento dei consumi di cocaina, il ritorno dell’eroina, la moda delle paste sono tutti degli indicatori piuttosto evidenti. Il mercato si sta muovendo da tempo per diminuire la differenza di prezzo tra droghe leggere e droghe pesanti, perché si sa: le droghe sono tutte uguali.
Diminuita la differenza di prezzo, il salto è fatto: le nuove generazioni pensano che le ‘droghe sono tutte uguali’, perché è questo che gli viene detto, e la conferma viene anche dallo stato. Alla situazione concorrono anche le tabelle delle dosi minime: oggigiorno conviene quasi girare con tre strisce di cocaina che con un paio di grammi d’erba, perché l’applicazione pratica di quelle tabelle è una scienza oscura.
Si genera quindi una situazione in cui il mercato gestito dalle mafie tende a spostare le masse verso il consumo di droghe letali e la legge si comporta in modo da accelerare questo processo. In altre parole, le leggi fanno il gioco delle mafie.
Quel che viene da pensare è: si tratta di un caso?
I ringraziamenti, in battuta finale, vanno a Fini e a Giovanardi.
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