Aggredito nella periferia di Roma. Ma non ha fatto notizia
E’ in coma da una settimana Massacrato perché immigrato
Paolo Persichetti
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Stanno lì appollaiati sul muretto, presidiano il loro angolo di strada, un pezzo di marciapiede, un semaforo trasformato nel Totem sacro del loro territorio. Parte da qui l’odio incarognito che muove le piccole bande di giovani italiani spesso minorenni, che a Tor Bella Monaca, immenso quartiere della periferia sud-est della capitale, imperversano contro gli immigrati. Vessazioni e intimidazioni sono un fatto quotidiano. Piccole angherie, minacce, insulti, vetri rotti, macchine danneggiate finché un episodio un po’ più grave, una rapina, un’aggressione o un pestaggio, buca l’indifferenza e finisce nelle cronache locali, a volte nelle pagine nazionali. Stavolta neanche questo è successo.
Otto giorni fa, lunedì 23 marzo, Mohammad Basharat, un negoziante pakistano di 35 anni è finito in coma dopo una brutale aggressione. Ma la notizia è uscita fuori solo domenica 29, quando i familiari indignati per il completo blackout mantenuto sull’episodio hanno dato la notizia al Messaggero .
ROMA (30 marzo) – Oggi in Questura forse se ne saprà di più. Naziq Mehmood, 35 anni, testimone del raid a sfondo razziale che ha ridotto in fin di vita un pakistano, cercherà di dare un volto ai teppisti che lunedì scorso hanno quasi ucciso Mohammad Basharat.
L’uomo, aggredito e preso a pugni da un gruppo di giovani italiani a Tor Bella Monaca, è tuttora in coma nel Reparto Rianimazione del “Policlinico Casilino”. L’amico, che era con lui sul furgone da cui Basharat è stato tirato fuori a forza, è stato convocato negli uffici della Squadra Mobile. Gli verranno fatte vedere alcune foto segnaletiche. Gli estremisti, secondo gli accertamenti, erano cinque: uno aveva una specie di cappuccio, gli altri erano a volto scoperto, nonostante portassero in testa cappellini da baseball.
Gli investigatori ormai non hanno più alcun dubbio sulla matrice xenofoba dell’assalto. La notizia dell’aggressione non è stata divulgata per diversi giorni. Ma i familiari del pakistano, sabato, hanno deciso di denunciarla chiamando Il Messaggero. «Non potevano più tacere: era giusto che la gente sapesse dice Faruk Tabassum, amico di famiglia di Basharat, interprete di professione Il pugno ricevuto da Mohammad è stato talmente violento che gli ha provocato una emorragia cerebrale e ora lui rischia di morire. La moglie per lo stress ha perso un bambino. Lui è una persona eccezionale. Pensare a quello che è accaduto fa male: lo hanno tirato fuori a forza da un furgone fermo a un semaforo e lo hanno colpito come pazzi solo perché è uno straniero. Qui qualcuno è impazzito».
L’assalto è avvenuto al semaforo di fronte al supermercato “Pewex” di Tor Bella Monaca. Mohammad e Naziq erano stati a fare la spesa: Basharat gestisce un piccolo negozio di alimentari a Torre Maura. «È successo tutto all’improvviso rivive l’amico della vittima Mohammad era alla guida. Quelli lì sono apparsi all’improvviso. Un paio sono venuti dalla mia parte e hanno cercato di aprire lo sportello. Ma sono riuscito a tenerlo chiuso. Mohammad invece sono riusciti a tirarlo fuori. L’hanno colpito con una tale violenza che lui è crollato a terra. Gli italiani che erano nelle macchine dietro di noi hanno chiamato la polizia e un’ambulanza. All’ospedale sembrava che stesse benino. Poi si è paralizzato. Speriamo che ce le faccia e speriamo che vengano presi questi pazzi».
ROMA (31 marzo) – «Gli episodi di razzismo sono in aumento e Roma non è da meno, soprattutto, in certe periferie cariche di frustrazioni e di odio. Zone come Tor Bella Monaca dove tutto deve rimanere incompleto e insicuro perché questo fa gioco a qualcuno». E’ quanto afferma Ejaz Ahmad, membro della consulta islamica e componente della comunità pakistana in Italia riferendosi al pestaggio del negoziante pakistano Mohammad Basharat.
«Basharat vive in Italia da dieci anni con la moglie – continua Ahmnad -. Ora giace in coma all’ospedale Casilino di Roma. Basharat gestiva un negozio di alimentari alla periferia della capitale. E’ stato picchiato per essere eliminato come in un video-game da sicuramente dei “bravi ragazzi” italiani razzisti. Basharat ha perso tutto. Anche il bimbo che la moglie aspettava. Possibile, che non interessi a nessuno? – si chiede Ahmad -. Possibile, che questa non sia una notizia? Possibile, che la deriva che stiamo vivendo ci abbia anestetizzato a tal punto da non percepire la “banalità del male” che impregna il Paese? Il non intervento nelle politiche di integrazione non è astensione ma compartecipazione alla violenza. E’ un’aggravante. Indignarsi, sempre. Questo è il messaggio, che noi parte della società civile vogliamo far passare. Aprire un dibattito, non allentare la morsa, ad ogni episodio ad ogni violenza, sempre».
«Le soluzioni per migliorare questa società, immancabilmente, multiculturale ci sarebbero e hanno carattere politico sono: visibilità e partecipazione attiva nella politica del Paese – dice ancora il componente della consulta islamica -. Ma questo già tutti lo sanno, bisogna preoccuparsi invece di chi non vuole aderire a questi modelli, i quali in mancanza di buone idee sfrutta l’inconsapevolezza e l’ignoranza della sua manovalanza. Ogni episodio razzista ha sempre una matrice politica responsabile».
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=16190&sez=HOME_ROMA&npl=&desc_sez=
31/03/2009

