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sommosa a Bari, la celere in affanno si ritira

Dal CARA di Bari un esempio per tutti, riprendersi le strade e riaffermare la propria identità svincolandosi dalle repressioni governative è possibile. Solidarietà ai migranti in lotta http://www.youtube.com/watch?v=Ubzr1CRpg3s

La reazione mascolinista e la violenza contro le donne

L’articolo originale in francese ["La réaction masculiniste et les violences contre les femmes" del quale via avevamo parlato nel post sulla guerra alle madri (2°)] è leggibile qui: http://www.topicsandroses.com/spip.php?article465

Si tratta di un documento prodotto da un collettivo maschile contro il sessismo.

Ringraziamo Olympe per aver scovato questo ottimo materiale e per averlo tradotto in pochissimo tempo:

(nota: alcune parti molto specifiche sulla situazione canadese sono
state tralasciate nella traduzione, gli/le interessate/i possono fare
riferimento all’originale
)

La reazione mascolinista e la violenza
contro le donne

In questa conferenza, svoltasi davanti
al Consiglio federale della Federazione interprofessionale della sanità del
Quebec il 6 dicembre 2007, all’occasione della commemorazione del tristemente
celebre “massacro del Politecnico” (compiuto da un pazzo assassino che voleva
dimostrare il suo odio nei confronti del femminismo ammazzando quattordici donne), l’autore dimostra come il
mascolinismo, il quale si fonda sul malessere identitario che sarebbe generato
negli uomini dalle rivendicazioni di parità tra uomini e donne e dei diritti
delle donne, sia un discorso di destra: un integralismo che bisogna analizzare
politicamente e globalmente, e non come una resistenza psicologica e personale.
Inoltre, in quest’occasione, l’autore analizza diverse manifestazioni della
resistenza antifemminista nell’ambito della sanità.

Voglio innanzitutto ringraziarvi per
l’immenso onore che fate a un semplice militante come me nell’invitarmi qui. La
FIQ è un sindacato modello in Quebec per ciò che riguarda la sua pratica
rispettosa dello spazio delle donne e allo stesso modo solidale circa le
rivendicazioni pertinenti.

Quando
gli antifemministi hanno cercato di far “cadere” il Consiglio dello statuto
della donna, tre anni fa, l’Intersindacale delle donne lanciò una petizione, e
noi, del Collettivo maschile contro il sessismo – con qualche alleato in Quebec
–, una petizione per affermare che il movimento mascolinista non parlava in
nome degli uomini, non in nostro nome. Siete stati più di quattrocento uomini
della FIIQ a firmare questa petizione e ci tengo a ringraziarvi calorosamente
per l’appoggio. Questo fece la differenza e forzò il governo Charest a fare un
passo indietro, come fa sempre quando gli si tiene testa con abbastanza forza.
Gli uomini della FIIQ hanno avuto l’intelligenza di fidarsi della leadership delle
donne, come l’hanno fatto altri sindacati in altre centrali. Voi siete, a
questo titolo, un modello per il sindacalismo quebecchese e una forza per
bloccare la deriva verso la Destra. 

Presentazione del collettivo maschile
contro il sessismo

Noi
abbiamo innanzitutto tentato di sensibilizzare altri uomini sul ruolo giocato
dalla pornografia nelle dinamiche di stupro. Abbiamo incontrato uomini che
sapevano molto bene quello che facevano, degli uomini che si organizzavano con
altri uomini per una politica antifemminista portata avanti in nome della
“condizione maschile” – non tutti gli uomini, assolutamente, ma abbastanza
uomini da nuocere gravemente alla parità tra i sessi, soprattutto grazie
all’aiuto dei mass media. Degli uomini organizzati in reti a scala
internazionale, che lavorano allo scopo di invalidare e bloccare i progressi
delle donne e, soprattutto, per proteggere i privilegi degli uomini i più
egoisti e violenti, certamente i meno meritevoli. Questi uomini lavorano per
rinforzare e accrescere alcuni privilegi maschili abusivi. Per esempio,
reclamano l’immunità per la violenza maschile all’interno della famiglia, per i
pedofili soprattutto, e il “diritto” di tagliare i viveri alle donne e ai
bambini dopo un divorzio
.

I loro gruppi reclutano adepti anche in prigione, e
se ne vantano; noi l’abbiamo costatato assistendo – a rischio della nostra vita
– alle loro riunioni, dove uomini si vantavano di aver stuprato la loro moglie
perché affermavano di averne il diritto, nello spazio privato della loro dimora
.

I media parlano poco di questa natura
iperaggressiva del movimento
. A credere ai messaggi che ci indirizza la
televisione, questi uomini sarebbero semplicemente “destabilizzati”: vivrebbero
un “malessere” e sarebbero spinti all’angoscia e al suicidio dalla richiesta di
un po’ più di equità tra uomini e donne. A credergli – e voi riconoscerete
certamente in questo lo stesso discorso dei tenori della Destra –, sarebbe
arrivato il tempo di invertire il corso e di opporre al femminismo un valore
che si pretende simmetrico, la “parola degli uomini”, il “mascolinismo”. Ma,
strano paradosso: i mascolinisti, che pretendono di parlare nel nome di tutti
gli uomini, rappresentano soprattutto dei criminali…!
Ammettiamo che non si
tratta certo del ritratto il più lusinghiero degli uomini… e, contrariamente a
ciò che spesso si spaccia, a proposito delle femministe che odierebbero gli
uomini, queste associazioni di stupratori e picchiatori non vengono certo dal
femminismo, ma dai loro oppositori. Bizzarro…

Per
coloro i quali, tra voi, che sono genitori o che hanno intenzione di
diventarlo, cercano di agitarvi insinuando che i vostri figli lasceranno la
scuola o, quanto meno, avranno performance basse; e questo a causa delle donne,
dominanti nel mestiere dell’insegnamento, e favorite da questo clima femminile
nello studio e nel rendimento scolastico.

Ma
se sono le donne a ritrovarsi insegnanti alle primarie e alle secondarie – come
d’altra parte negli impieghi che implicano le cure degli altri – non è forse
perché questi posti sono ancora sottopagati e che gli uomini sono abituati ad
interessarsene molto meno, a trascurare questi “lavori da donne”? Questa è
un’altra buona ragione per lottare – come voi lo fate – per una reale
uguaglianza salariale, piuttosto che lasciare che gli antifemministi tolgano
degli impieghi a delle insegnanti qualificate e calorose – delle eroine della
vita quotidiana, che si spendono tutti i giorni generosamente per evitare che
ragazzini e ragazzine lascino la scuola – e pagare di più degli uomini con idee
maschiliste per convincerli ad insegnare alle primarie e alle secondarie.

D’altra
parte, mi sembra che i vostri posti di lavoro siano minacciati da un discorso
reazionario simile, a proposito della rete di cura della salute mentale. I
mascolinisti pretendono che gli uomini non riescono a trovare aiuto oggi, sotto
il pretesto che un vero uomo sarebbe incapace di parlare dei propri problemi ad
una semplice donna – una notizia certamente sorprendente per tutte le donne che
aiutano, incoraggiano, sostengono i loro compagni o mariti da anni…

Comprendiamo
come, sotto l’involucro umanista e liberale, il mascolinismo è effettivamente
un integralismo – un fondamentalismo come quello denunciato a proposito dei
gruppi religiosi che vogliono riservare a un sesso piuttosto che all’altro i
rapporti professionali con i loro adepti
. A credergli, solo un uomo potrebbe
rispondere ai bisogni di un uomo. Questi uomini reclamano, in quanto gruppo di
pressione, degli accomodamenti irragionevoli contrari alle libertà fondamentali
delle lavoratrici. Risultato:
alcuni e alcune tra di voi, che siete realmente qualificati, rischiate di
perdere il vostro lavoro a profitto di presunti specialisti della “condizione
maschile”, per i quali bisognerà liberare dei posti, i vostri, quelli che vi
siete meritati con la vostra reale esperienza e le vostre lotte sindacali nella
rete sanitaria.

Questo
movimento funziona così come alibi della strategia della privatizzazione della
sanità,
poiché il travaglio di ascolto e sostegno, oggi svolto da donne
impiegate, rischia di essere rinviato ai privati: questo si farà in cliniche
private, dove il medico ritroverà la sua posizione tradizionale di re e
maestro, allora che il suo personale si ritroverà con un salario minimo e
nell’impossibilità di negoziare le sue condizioni di lavoro. Un sistema
privato. Private di diritti, di denaro e, sempre più, private d’aiuto contro la
violenza domestica, poiché – voi lo sapete meglio di me – la rete sanitaria è,
per donne isolate e terrorizzate, uno sportello d’accesso necessario alle
risorse che possono salvare loro la vita.

Se
gli antifemministi devono oggi giocare la carta della psicologia, è perché
altri ostacoli, più concreti, si sono posti: alcuni ambiti hanno finalmente
ceduto di fronte alle lotte delle donne. Accesso al lavoro salariato, al voto,
alla contraccezione, all’educazione superiore, alle professioni liberali, ad un
reddito garantito (anche se relativo), alla giustizia e ad un riconoscimento
professionale per il lavoro d’educazione e di cura.

L’antifemminismo
inizia a quest’epoca, come movimento di reazione a questi avanzamenti. Una
resistenza prima passiva – poi attiva e violenta come quella di cui
commemoriamo oggi il ricordo,  rilevando come siano 850 – 665 donne e 185 minori – e non
solamente 14, i decessi che bisogna imputare alla violenza sessista a partire
dal 6 dicembre 1989 [N.d.R., il Quebec è una provincia canadese francofona
autonoma che conta meno di 8 milioni di abitanti]. 

Per
comprendere e disinnescare questa resistenza, credo che sia utile evitare di
vederla come unicamente psicologica o personale – messaggio martellato dai
media ad ogni nuovo omicidio. Quello che vi sto proponendo, è che non sia
veramente a causa dello stress o di qualsiasi altra incomprensione, o di una
cattiva educazione – ancora colpa delle madri – ma di uomini che resistono e si
sono organizzati politicamente.

Come
i padroni nel mondo del lavoro, il ricorso alla violenza – qui compresa la
violenza verbale del discorso antifemminista – si spiega molto meglio – il film
Nel nome del padre lo dimostra
chiaramente – attraverso la volontà di non voler dividere il potere e il
denaro, di non lasciarsi imporre nulla, di non voler negoziare insieme e
rispettosamente il lavoro domestico – compresi i rapporti sessuali -, ecco che
gli uomini riconoscono loro stessi nei gruppi dove si riuniscono per opporsi
aggressivamente ai diritti delle donne. A cominciare dal diritto agli alimenti
per i bambini.

Questo
si è dimostrato particolarmente evidente quando abbiamo assistito alle riunioni
di gruppi come Fathers for justice o
il Mouvement pour le respect et la
dignité
o L’Après-Rupture.

Queste
organizzazioni reclutano i loro membri nelle prigioni, ma anche attraverso i
media e gli organismi comunitari
. Insieme, si scambiano avvocati, tattiche,
appoggi, statistiche e pseudo teorie menzognere – come la “sindrome del falso
ricordo” o la “sindrome d’alienazione genitoriale” – che servono loro a
discreditare in tribunale e nei media coloro che denunciano incesti o,
semplicemente, le madri che chiedono l’affido.

I leaders di questi gruppi preconizzano una politica
d’intolleranza e di rifiuto per il congiunto aggressore da qualsiasi riconoscimento
dei propri torti. Ossessionati da una guerra dei sessi – una nozione che hanno
inventato loro ma che attribuiscono al femminismo – gli antifemministi cercano
dei soldati da inviare al fronte. Arrivano fino ad inserire nei loro siti web
delle immagini pornografiche di donne presentate come minacciose, che
“utilizzano i loro corpi per controllarci”.

Questi discorsi deliranti sono dannosi,
per gli uomini stessi
. Ne abbiamo
visti suicidarsi perché mal consigliati da avvocati improvvisati, nella più
completa illegalità
, per i quali nessun accomodamento è mai ragionevole, di
fronte alla “nemica”… addirittura nemmeno firmare un riconoscimento delle botte
inflitte alla moglie
. Degli uomini sono stati così spinti al suicidio da attese
chimeriche, dal sentimento irreale di essere dalla parte della ragione che è
stato loro inculcato da microgruppi mascolinisti.

Ma gli
antifemministi recuperano anche i suicidi maschili. Sfruttano grossolanamente
la condizione di uomini marginalizzati – giovani gay con problemi, autoctoni,
giocatori compulsivi, uomini sofferenti di malattie mentali o croniche, anziani
– per reclamare ancora più privilegi per i maschi alfa dominanti: gli adulti
etero non immigrati, il cui unico problema è una pensione alimentare che
rifiutano di versare ai loro figli o dei diritti coniugali che rifiutano di
condividere.

Uno dei problemi peggiori, è che anche se questi
gruppi
non riuniscono che una manciata di paranoici, sempre più giornalisti,
giudici, politici li riconoscono: la cantilena sulla mancanza affettiva che
propagano nei media fornisce un alibi comodo al sistema
, che si dà da fare
anche lui – più discretamente ma anche più efficacemente – a bloccare i
progressi delle donne verso una maggiore giustizia.

In effetti gli antifemministi
guidano e  definiscono le politiche
dei partiti conservatori e di destra
. La nozione di una discriminazione che
subirebbero gli uomini nel momento in cui si appoggia una donna – stuprata dal
compagno, per esempio – viene ad aggiungersi al mito di una parità che è andata
già troppo oltre
, messaggio ripetuto senza sosta dai media per scoraggiare le
donne e soprattutto le ragazze da ogni lotta per i loro diritti
.

Possiamo anche domandarci come gli
uomini ordinari “ricevano” la propaganda mascolinista, la quale tenta di
convincerli che sono vittime dei privilegi accordati ingiustamente alle donne.
Noi sappiamo, grazie al messaggio di odio che ha lasciato, che è proprio per
l’aver sposato quest’ideologia che un antifemminista armato è andato
all’università di Montreal e ha ucciso 14 donne, il 6 dicembre 1989.

In
seguito, altri antifemministi hanno moltiplicato le minacce e le aggressioni,
senza essere realmente sanzionati. Il massacro del politecnico potrebbe
riprodursi domani
. La femminista americana Andrea Dworkin pone la questione
della responsabilità collettiva, di ciò che possiamo fare, in Controllo e violenza sessista, un libro
appassionante che ho tradotto quest’estate e di cui vi ho portato una ventina
di esemplari.

Si presenta spesso il maschilismo
come una reazione giustificata al femminismo… lo sapete da dove nasce questa
propaganda d’odio indirizzata agli uomini? La scrittrice americana Barbara
Ehrenreich ha scoperto che è nelle riviste per soli uomini – Playboy, Penthouse
e Hustler – che questo discorso emerse a partire dal 1957, quindi PRIMA del
movimento femminista attuale. Ehrenreich scrive, in The Hearts of Men (1987) che, ogni mese, dei cronisti mascolinisti
invitavano gli uomini a ritrovare la loro vita da “playboy”, a pagarsi una
Mustang o una Porsche piuttosto che una familiare, e a pagarsi un buon avvocato
per far saltare gli obblighi di mantenimento o per far saltare un’accusa
d’incesto. Nel suo sostegno esplicito agli aggressori sessuali, il magazine
Hustler di Larry Flint ha addirittura pubblicato una lista di indirizzi di
tutti i rifugi antiviolenza degli Stati Uniti. Pensateci la prossima volta in
cui vi si dirà che la pornografia è inoffensiva… […]

Ci sono uomini pronti a tener testa,
insieme alle donne, all’antifemminismo? Sì, e ne avete dato la prova quando il
vostro appoggio ha salvato il Consiglio dello statuto della donna qualche anno
fa. […] Merci. Martin Dufresne.

Annessi. Qualche esempio nella rete sanitaria

Ecco qualche esempio di dossier dove
possiamo osservare chiaramente gli effetti dell’antifemminismo nella rete
sanitaria.

—>>>La lotta contro
l‘accesso all’interruzione di gravidanza
. 19 anni fa, un picchiatore di donne
di Montreal, Jean-Guy tremblay, trascinò in giustizia Chantale Daigle per
imporle di portare a termine la gravidanza quando lei aveva deciso di abortire.
Quello che poche persone notarono all’epoca, è che le spese processuali furono
pagate dalle lobby antiabortiste. I Chevalier
de Colomb
(gruppo antiabortista) aveva dodici anni prima finanziato un
altro ricorso giudiziario – il tentativo di censura di una pièce teatrale
femminista che fu ritirata dai cartelloni per due settimane nel 1977. Con
questo voglio dire che la lobby antifemminista non si limita a qualche
strampalato; è ben finanziata e non possiamo esimerci dal combatterla.
Ancora
oggi sei ospedali canadesi su sette rifiutano di offrire servizi di
contraccezione e aborto. Un’inchiesta della Coalizione
per il diritto all’aborto
segnala che questi ospedali portano spesso le
richiedenti su false piste, dandogli informazioni errate o mandandole da gruppi
antiabortisti. Il diritto all’aborto quindi, in Canada, non è fruibile che in
qualche ospedale e cliniche autonome, costantemente molestate da militanti
antifemministi organizzati
, e che queste trovano sempre più difficoltà a
reclutare nuovi medici, poiché le procedure d’aborto sono boicottate dalla
maggior parte delle nostre facoltà di medicina, nelle nostre università
cattoliche.

—>>>Si continua a
combattere la presenza delle donne nella medicina in nome dello stereotipo
virile del medico
. Qualche anno fa, il rettore della facoltà di Medicina
dell’Università di Montreal, si lamentò pubblicamente del “numero troppo
elevato” di studentesse selezionate. Sentiamo dire regolarmente che le donne
sono dei medici meno buoni, tenuto conto delle loro responsabilità familiari.
Un modo indiretto di riconoscere che i mariti sono ancora lontani dal fare la
loro arte a casa, nonostante il mito della “parità spinta troppo oltre”. Si
accusano addirittura di essere troppo sensibili ai bisogni dei loro pazienti
[…].

—>>>Una delle
tattiche antifemministe, a destra come a sinistra d’altra parte, è quella di
contestare alle donne il diritto di associazione, il diritto a spazi non misti,
la possibilità di esprimersi, discutere, scambiare informazioni e prendere
decisioni fuori dal controllo degli uomini
. Questo è un problema che emerge,
tra l’altro, quando una vittima di violenza coniugale arriva in sala d’urgenza
con suo marito e che questo insiste per ascoltare tutto quello che lei dice o
addirittura per parlare al suo posto. […].

—>>>A questo
proposito, è significativo come tutto il discorso “sostegno ai padri e ai
coniugi violenti” sia stato messo in piedi dai primi ideologi
dell’antifemminismo in Quebec, raggruppati attorno alla rivista Hom-Info durante gli anni ’80
. La loro
lotta inizia, all’epoca contro ogni tipo di sanzione giuridica per i padri e i
coniugi aggressori
, e prosegue ancora oggi tra gli antifemministi. Questo si
fa, tra le altre cose, appoggiandosi alle “false accuse”. I gruppuscoli
mascolinisti e in particolare uno di loro, installato all’Istituto di
Statistica del Quebec, diffondono nei tribunali delle statistiche erronee, dove
si fanno passare tutti i dossier che si chiudono senza un condanna per un caso
di accusa menzognera, un procedimento di rara grossolanità
.

—>>>Queste
tecniche, per discolpare gli aggressori sessuali, si mettono in atto anche
attraverso delle cosiddette “terapie per coniugi violenti”, sostituitesi alla
giustizia un po’ ovunque, improvvisate da mascolinisti in Nord America da 25
anni.
  Tuttavia, i numerosi studi
obiettivi che sono seguiti dimostrano l’inefficacità di questi programmi, tra
le altre cose, a causa dell’assenza di patologie comuni tra gli uomini che
picchiano le mogli. La lista di donne e bambini uccisi dagli uomini in Quebec
dimostra che gli aggressori continuano a beneficiare di un’enorme tolleranza, un
lassismo assassino per le vittime.
Questa tolleranza emerge dall’antifemminismo
di certi “terapeuti” ben impiantati nella rete sanitaria.
Conoscete senza
dubbio, come me, delle storie orribili a questo proposito. È ora di farne
altrettanti scandali.

—>>>L’immunità
reclamata per le violenze contro le donne non si limita alla famiglia.
In
parlamento, alcuni libertari di tre partiti d’opposizione federale sparano a
zero sulle femministe che resistono alle nuove libertà reclamate dall’industria
del sesso per vendere agli uomini delle donne povere e vittime di razzismo, costrette
alla prostituzione. Si reclamano infatti per questi clienti-re nientemeno che
la legalizzazione dello sfruttamento della prostituzione e dei bordelli. A
quando il lavoro forzato di escort o massaggiatrici per le donne ridotte alla
disoccupazione a causa della privatizzazione? Quando far prostituire la gente
cesserà di essere illegale, nulla farà più ostacolo. La domanda maschile è
là.

—>>>Vediamo poi degli
antifemministi lottare con le unghie e con i denti contro le proposte e le
modeste leggi di parità salariale.
André Gélinas, autore de L’equità salariale e altre derive e danni
collaterali del femminismo in Quebec
, fa parte del gruppo antifemminista l’Après-Rupture (il Dopo-Rottura).
Questo gruppo, che si dice un “gruppo d’aiuto”, attacca continuamente i finanziamenti,
già insufficienti, ai centri per le donne stuprate.

—>>>Incesto. Un
antifemminista americano, Warren Farrel, ha proposto all’Associazione dei
sessuologi americani di rimpiazzare la parola “incesto”, con l’espressione
“family sex”, col pretesto che il 50% dei “partecipanti” ad un incesto
avrebbero trovato l’esperienza piacevole
. Qualche anno prima, nel 1977, aveva
fatto delle dichiarazioni inquietanti sull’incesto (“genitally caressing
children”) a un giornalista di Penthouse.

—>>>Farrel non
riuscì ad imporre questo cambiamento di nome, ma altri mascolinisti più abili
sono riusciti a togliersi dai piedi la giustizia in gran parte dei casi d’incesto:
fanno finanziare dalla rete sanitaria, in nome del “Giaretto model”, dei programmi di riunificazione familiare forzata,
sotto il pretesto che questo genere di aggressioni implica sempre almeno due
persone e che bisogna insegnare a perdonarsi e a vivere insieme perché, dopo tutto,
un padre è essenziale e conserva dei diritti anche dopo uno stupro di un
bambino o l’omicidio di una madre. Altrimenti, arriva la minaccia dei traumi
provocati al figlio dall’assenza paterna.

Annessi. Uno smantellamento progressivo delle misure
accordate alle donne divorziate

In reazione alla riforma che ha
innalzato le tabelle delle pensioni alimentari dieci anni fa, la lobby dei
padri ha già ottenuto – con l’aiuto di alcune donne presentate come l’Associazione delle nuove mogli del Quebec
– uno smantellamento progressivo delle misure accordate alle donne divorziate:

—>>>è stata
soppressa ad ogni fine pratico la cessione di una pensione alimentare alla
sposa
(anche nel caso in cui un lungo matrimonio l’abbia allontanata dal lavoro
professionale;

—>>>se la prendono oggi con le pensioni
alimentari per i bambini sostituendole con l’affido condiviso
(che resta spesso
al livello di principio, essendo la madre spesso forzata a recuperare ai
mancamenti del padre);

—>>>si accorda un carattere sempre più
assoluto ai diritti d’accesso paterni ai bambini e soprattutto al controllo di
ogni spostamento dell’ex moglie, e questo per qualsiasi padre lo reclami, anche
se disinteressato nei confronti dei figli o violento. La violenza dell’ex
coniuge è raramente presa sul serio, le segnalazioni di minacce di morte si
urtano al sacrosanto “diritto del padre” – una politica che è già stata sancita
da numerosi morti, tutte scusate d’ufficio dai media in nome dello “stress
maschile”
;

—>>>infine, sapendo
che il governo non vuole sanzionare i padri, il movimento antifemminista tenta
sempre più di sostituirsi all’autorità poliziesca e giudiziaria con dei
“rifugi” per questi uomini stressati, dei luoghi che non offrono alcun tipo di
sicurezza alle persone minacciate, ma evitano agli aggressori qualsiasi perdita
di libertà o privilegi
.

Cari confratelli: circa l’uso di Indymedia!

La Pas è una malattia inventata dal nostro compagno d’armi Richard Gardner. Passato per la germania nazista nel ’31 egli approdò in america dove potè sperimentare in casa sua, da solo e senza nessuno strumento di rilevazione scientifica, una ideuzza che gli sarebbe stata utile per tirare a campare negli anni a venire.

Disse nientemeno che i bambini che non vogliono stare con un padre violento, che li terrorizza, beve, abusa di loro o picchia la loro madre, è "indotto" a pensare codeste cose perchè la femmina di casa è pazza.

Così mister gardner riuscì a sbarcare il lunario, si pubblicò a spese sue qualche libro con le sue strampalate teorie e cominciò ad essere chiamato da processati con l’accusa di pedofilia sui figlioli per consulenze sul tema. 500 dollari a botta non devono essere pochi anche se non gli sono serviti a riservargli un migliore destino giacchè si suicidò squartandosi con un coltello in età avanzata.

Queste cose le sappiamo io mammeta e tu e non le dobbiamo fare conoscere agli altri. Invece agli altri dobbiamo dire che la Pas è una signora malattia, che le femmine sono tutte pazze, che i bambini che ci accusano di violenza sono pazzi pure loro e alla fin fine ce li facciamo affidare e così li convinciamo ben bene che quello che hanno visto e vissuto era tutto un sogno.

Un sogno era, ‘u capisti picciriddu? E non ti arrischiare di dire niente di diverso perchè senno’ ti faccio una pas come te la dico io.

Insomma, cari miei confratelli, la questione è rischiosa ma ce la possiamo fare. Si compone di tanto convincimento e tanta buona volontà. Ripetetevi a preghiera tutte le notti che quando avete ammazzato di legnate vostra mugghiera era cosa falsa. Le botte erano false, i lividi erano falsi e pure il sangue che ci usciva dalla testa e dal naso era falso. Rosso fuoco ma falso. Un falso colorato insomma.

Ripetetevi che quando avete toccato la picciridda in mezzo alle cosce non era vero niente. Che se voi lo ripetete può essere che convincete pure la picciridda e per la madre, quella fetentona che vuole incolparvi per i vostri errori/orrori, voi ditele che è pazza e che sta facendo diventare pazza pure la bambina. Diteci che si è immaginata tutto, che è una visionaria, che anzi ci sta facendo troppo malissimo alla creatura perchè il troppo amore, si sa, è una cosa più grave di metterci le mani in mezzo alle cosce della picciridda.

Bisogna che tutti la pensano così perchè quello che vi evitate è la galera e quello che ci guadagnate è la vendetta ccu vostra mugghiera e la figghiuzza ancora in mano vostra.

Carissimi confratelli però mi raccomando a non esagerare perchè se strafate poi non ci crede nessuno. Dovete essere costanti, insistenti, ma senza esagerare, che poi la gente se ne accorge che state dicendo una montagna di minchiate.

Per esempio: come vi gira nel ciricopio di dire che indymedia conferma? Conferma cosa? 

Ve lo rispiego, camerati arripizzati, che qui rischiamo grosso:

indymedia è uno strumento a pubblicazione aperta. Qualunque minchione di passaggio può andare lì a scriverci quello che gli apre. Può scriverci pure che la terra è quatrata e poi andare in giro a dire che indymedia conferma. Può scriverci che il mare è fatto di latte scremato e poi può dire che indymedia conferma ma se ne accorgono tutti che è una bugia. Una bugia delle bugie, di quelle grosse e grosse che sfrutta uno spazio indipendente sostenuto da volontari mica per gente come noi e che infama tutta una comunità indipendente di medioattivisti, come gli piace chiamarsi a loro, e che sfriculìa sulla ignoranza della gente.

Dovete essere santoni ma senza pensare che la gente sia cretina precisa perchè un poco di gnegnero a quarcheduno nel ciriveddu gli è rimasto. Capistivu?

Diamogli un limite alle cazzate e stiamo bloccati almeno a superare l’estate che poi torniamo in forze a dire bla bla bla. Intanto studiatevi che cosa è la Pas e cosa non è – e mi raccomando: ‘sta conversazione deve restare tra noi.

Firmato

Dottor Gerlando Gioviale (detto IL Tigre)

Medico pedologo

Ricercatore dell’equilibrio infantile pedestre

Presidente della associazione Tu Pas, Io Pas, Egli Pas Nu Pas etceterà

Caritatevole benefattore della società equina in assistenza dei puledri vittime di cavalle malevole

—>>>Tutto sulla Pas, articolo per articolo, nell’apposita categoria

Cari confratelli: circa l’uso di Indymedia!

La Pas è una malattia inventata dal nostro compagno d’armi Richard Gardner. Passato per la germania nazista nel ’31 egli approdò in america dove potè sperimentare in casa sua, da solo e senza nessuno strumento di rilevazione scientifica, una ideuzza che gli sarebbe stata utile per tirare a campare negli anni a venire.

Disse nientemeno che i bambini che non vogliono stare con un padre violento, che li terrorizza, beve, abusa di loro o picchia la loro madre, è "indotto" a pensare codeste cose perchè la femmina di casa è pazza.

Così mister gardner riuscì a sbarcare il lunario, si pubblicò a spese sue qualche libro con le sue strampalate teorie e cominciò ad essere chiamato da processati con l’accusa di pedofilia sui figlioli per consulenze sul tema. 500 dollari a botta non devono essere pochi anche se non gli sono serviti a riservargli un migliore destino giacchè si suicidò squartandosi con un coltello in età avanzata.

Queste cose le sappiamo io mammeta e tu e non le dobbiamo fare conoscere agli altri. Invece agli altri dobbiamo dire che la Pas è una signora malattia, che le femmine sono tutte pazze, che i bambini che ci accusano di violenza sono pazzi pure loro e alla fin fine ce li facciamo affidare e così li convinciamo ben bene che quello che hanno visto e vissuto era tutto un sogno.

Un sogno era, ‘u capisti picciriddu? E non ti arrischiare di dire niente di diverso perchè senno’ ti faccio una pas come te la dico io.

Insomma, cari miei confratelli, la questione è rischiosa ma ce la possiamo fare. Si compone di tanto convincimento e tanta buona volontà. Ripetetevi a preghiera tutte le notti che quando avete ammazzato di legnate vostra mugghiera era cosa falsa. Le botte erano false, i lividi erano falsi e pure il sangue che ci usciva dalla testa e dal naso era falso. Rosso fuoco ma falso. Un falso colorato insomma.

Ripetetevi che quando avete toccato la picciridda in mezzo alle cosce non era vero niente. Che se voi lo ripetete può essere che convincete pure la picciridda e per la madre, quella fetentona che vuole incolparvi per i vostri errori/orrori, voi ditele che è pazza e che sta facendo diventare pazza pure la bambina. Diteci che si è immaginata tutto, che è una visionaria, che anzi ci sta facendo troppo malissimo alla creatura perchè il troppo amore, si sa, è una cosa più grave di metterci le mani in mezzo alle cosce della picciridda.

Bisogna che tutti la pensano così perchè quello che vi evitate è la galera e quello che ci guadagnate è la vendetta ccu vostra mugghiera e la figghiuzza ancora in mano vostra.

Carissimi confratelli però mi raccomando a non esagerare perchè se strafate poi non ci crede nessuno. Dovete essere costanti, insistenti, ma senza esagerare, che poi la gente se ne accorge che state dicendo una montagna di minchiate.

Per esempio: come vi gira nel ciricopio di dire che indymedia conferma? Conferma cosa? 

Ve lo rispiego, camerati arripizzati, che qui rischiamo grosso:

indymedia è uno strumento a pubblicazione aperta. Qualunque minchione di passaggio può andare lì a scriverci quello che gli apre. Può scriverci pure che la terra è quatrata e poi andare in giro a dire che indymedia conferma. Può scriverci che il mare è fatto di latte scremato e poi può dire che indymedia conferma ma se ne accorgono tutti che è una bugia. Una bugia delle bugie, di quelle grosse e grosse che sfrutta uno spazio indipendente sostenuto da volontari mica per gente come noi e che infama tutta una comunità indipendente di medioattivisti, come gli piace chiamarsi a loro, e che sfriculìa sulla ignoranza della gente.

Dovete essere santoni ma senza pensare che la gente sia cretina precisa perchè un poco di gnegnero a quarcheduno nel ciriveddu gli è rimasto. Capistivu?

Diamogli un limite alle cazzate e stiamo bloccati almeno a superare l’estate che poi torniamo in forze a dire bla bla bla. Intanto studiatevi che cosa è la Pas e cosa non è – e mi raccomando: ‘sta conversazione deve restare tra noi.

Firmato

Dottor Gerlando Gioviale (detto IL Tigre)

Medico pedologo

Ricercatore dell’equilibrio infantile pedestre

Presidente della associazione Tu Pas, Io Pas, Egli Pas Nu Pas etceterà

Caritatevole benefattore della società equina in assistenza dei puledri vittime di cavalle malevole

—>>>Tutto sulla Pas, articolo per articolo, nell’apposita categoria

In vista dell’autunno caldo, indyroma si rivede

Indyroma si rivede Domenica 3 ottobre al Volturno (via Volturno 37, nei pressi di Termini) alle ore 20.00 Dopo il periodo di “congelamento” abbiamo deciso di interrogarci sulle sorti di indyroma (ritornare attiva o meno), sui suoi rapporti con indymedia a livello nazionale, su critiche, proposte e spunti nati dalla mailing list, e commenti a [...]

Il contro-outing di Renato Zero «Amo le donne, mai stato gay»

Mi chiedono di fare outing, ma perché devo accettare l’idea di essere omosessuale quando so che ho amato e continuo ad amare donne?”. Lo rivela Renato Zero che, però, precisa: “Se arrivasse un uomo e mi provocasse un trauma formidabile non vedo che cosa ci sarebbe di male a starci insieme”.

Sul sesso dice: “Attribuirgli tanta importanza è un paravento per certe nevrosi. Se non viene l’erezione bisogna essere liberi di non scusarsi”.

Ammette di non essere “mai finito nei letti giusti”. “Ora dormo solo in un letto matrimoniale: non si sa mai”, prosegue il cantautore che il 30 settembre festeggerà i suoi 60 anni. “I tempi della stravaganza sono finiti. In ogni caso, non ci si traveste come Renato Zero per paraculaggine, ma – conclude – per una sorta di riscatto per chi, come me, viene da una zona d’ombrA

Ricoveri forzati, il Pdl vuole cambiare la legge 180

DAL SECOLO XIX ONLINE del 12/07/10:

Un tempo li chiamavano matti, e vivevano chiusi nei manicomi. La legge che li ha tolti dalla reclusione forzata, la legge 180 approvata nel 1978 aveva promesso un’assistenza a misura d’uomo delle persone affette da disturbi mentali, facendo intravedere la possibilità di un loro reinserimento nella società. Dopo 33 anni, in presenza di un bilancio in chiaroscuro di quella riforma, che ha avuto il merito di cancellare la vergogna dei manicomi ma che in molte zone del paese è rimasta lettera morta nella creazione di strutture alternative, c’è chi sta pensando di tornare alle vecchie strutture contenitive.

Proprio in questi giorni è in discussione alla Camera una proposta di legge presentata dal deputato del Pdl Carlo Ciccioli . Una proposta che vuole rivoluzionare la legge Basaglia.

Tutto ruota intorno all’idea di eliminare o ridurre il disturbo psichico, costi quel che costi. Tanto per cominciare, il periodo di ricovero obbligatorio per i malati di mente in fase acuta, passa da 7 a 30 giorni. Ma il clou della proposta è nella gestione dei malati gravi quando i «raptus» sono finiti. Tutto è racchiuso in una sigla: Tsop: “trattamento sanitario obbligatorio prolungato”. Si tratta del ricovero forzato per quei pazienti che secondo gli psichiatri del dipartimento di salute mentale hanno bisogno di un lungo periodo di cure. Il Tsop dura 6 mesi , ma può essere rinnovato. È deciso dal sindaco, con l’assenso del giudice tutelare, su proposta del dipartimento di salute mentale che ha in cura il paziente. Presa la decisione, il malato viene portato in una struttura non ospedaliera, dove vengono assistiti pazienti dello stesso tipo. Il trattamento obbligatorio serve a imporre al paziente la cura che lo dovrebbe portare se non alla guarigione o al contenimento della sua patologia. «Il Tsop è finalizzato alla possibilità di vincolare il paziente al rispetto di alcuni principi terapeutici come l’accettazione delle cure e la permanenza nelle comunità accreditate per prevenire ricadute».
L’optimum, per i presentatori della proposta di legge, è che durante il ricovero coatto, il paziente accetti di firmare un «contratto terapeutico vincolante». Un «contratto di Ulisse»: come il protagonista dell’Odissea che si fa legare all’albero della nave nell’episodio delle sirene, il paziente decide di seguire le cure prospettate dallo psichiatra e anche se cambiasse idea, non ci sarebbe nulla da fare, il programma va avanti. Quanto basta per mettere in allarme i difensori della legge 180, che temono un ritorno mascherato dei manicomi, anche se in una forma più soft.

Ma Ciccioli non molla: «I tempi sono maturi: entro settembre vogliamo arrivare al voto».

S. Maria della Pietà – Il PD continua a rigirare le frittate …

Per l’uso pubblico, sociale
e culturale
dell’Ex Manicomio di Roma
Santa Maria della Pietà

IL PD LANCIA UNA PETIZIONE POPOLARE SUL SANTA MARIA DELLA PIETA’: UN ALTRO MODO DI RIGIRARE LE FRITTATE

A prima vista la Petizione Popolare lanciata dal PD sul S.Maria della Pietà potrebbe anche sembrare una cosa seria.
Chiedono il rispetto del Protocollo di Intesa e la realizzazione dell’Università.

Ma l’operazione del PD altro non è che propaganda orientata ancora una volta a distrarre dalle proprie responsabilità e a distorcere la realtà, un’operazione demagogica come per anni è stato ogni annuncio sull’imminente trasferimento dell’università.

Come abbiamo ampiamente dimostrato se l’Università non comprerà gli 8 padiglioni previsti al S.Maria è per colpa proprio degli amministratori di quel partito che oggi lancia una petizione popolare.

Sarà anche vero che il Centrodestra, come dice il Pd, è “immobile”. Ma perché si dovrebbe muovere?
L’ospedalizzazione dell’ex manicomio, che il centrosinistra criticava quando governava Storace, è l’unico “risultato” ottenuto dal PD. Il Centrodestra non avrebbe saputo fare di peggio.

Il Direttore della ASL che non ha liberato i padiglioni per renderli disponibili (e non ne dimostra alcuna intenzione futura) è stato nominato dalla Giunta di Centrosinistra ed è di area PD così come del PD era l’Assessore Regionale alla Sanità che ha permesso alla ASL di non rispettare il Protocollo di Intesa e di gestire “alla carlona” il comprensorio.

L’Università è stata la scusa proprio del PD (e del centrosinistra tutto) per combattere il progetto di polo culturale richiesto da cittadini ed associazioni.
Nel Santa Maria della Pietà hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato campus.

Come non farsi tornare alla mente, immaginando alacri militanti del PD raccogliere firme, la Delibera di iniziativa popolare che di firme ne raccolse 9000 (con tanto di autentica) e che proprio il PD, per primo, non volle discutere nel 2004 infischiandosene dello Statuto del Comune, delle regole democratiche e della partecipazione popolare.

Oggi, mentre il PD lancia la petizione, nessun atto viene compiuto dalla ASL RME per liberare i padiglioni promessi. Anzi, il Padiglione 28 (anch’esso destinato alla Sapienza dal Protocollo), è gestito da gruppi privati senza alcun titolo che vi stanno realizzando ristrutturazioni per aprire servizi all’infanzia gestiti da una società srl.

Ma il PD si guarda bene dal denunciare l’operato del “suo” Direttore della ASL e tantomeno dall’assumersi la responsabilità di ciò che accade al S.Maria della Pietà.

L’Associazione Ex Lavanderia continua ad affermare che il Protocollo di Intesa era sbagliato ma che, per di più, non è mai stato rispettato proprio da coloro che ne rivendicano demagogicamente l’applicazione.

Il PD che oggi rivendica il rispetto del Protocollo è stato il primo a violarne le norme sul percorso partecipativo, a ignorare le osservazioni delle associazioni, a permettere che il S.Maria della Pietà fosse “colonizzato” prima della firma prevista dell’accordo di programma.

IL SANTA MARIA DELLA PIETA’ HA BISOGNO DI ESSERE TUTELATO CON ATTI SERI E PROPOSTE CONCRETE. LA PETIZIONE DEL PD NON E’ FRA QUESTI!

Oggi, prima che sia troppo tardi, è necessario pretendere che la ASL liberi gli 8 padiglioni ipotizzati per l’università ed i 5 ristrutturati ad ostello per verificare se la disponibilità della Sapienza è un fatto reale o, come abbiamo sempre sostenuto, un pretesto per favorire interessi privati e gestioni arbitrarie.

INVECE, IL PD, CONTINUA IMPERTERRITO AD USARE L’UNIVERSITA’ COME ALIBI.

Per noi è molto più serio pensare ad utilizzare ciò che è ancora disponibile per realizzare anche parzialmente il progetto di uso culturale pubblico con il ripristino degli Ostelli della Gioventù smantellati illegalmente nel 2003, la restituzione alla gestione pubblica e alla cooperazione integrata del padiglione 28, il museo della campagna romana, spazi teatrali e cinematografici, strutture di aggregazione per giovani, sviluppo della cooperazione integrata, luoghi di promozione dell’arte espressiva, un parco pedonale ed attrezzato, spazi di promozione dello sviluppo ecosostenibile, centri multiculturali e di cooperazione internazionale.

Un primo obiettivo è ancora difendere e tutelare le esperienza del Padiglione 31 (Ex Lavanderia) e del Padiglione 41 (Coop. Passpartout), cioè quello che anche il PD ha promesso e, ovviamente, si è ben guardato dal realizzare quando ne aveva la possibilità.

Perché di tutto questo la periferia ha bisogno e per tutto questo si sono spesi migliaia di cittadini.

Ex Lavanderia Occupata

Tracce di una notte da Brigata Furfante

“La Prudenza è una ricca e brutta vecchia zitella corteggiata dall’impotenza.
Chi desidera ma non agisce alleva pestilenza.”

(W.Blake, Proverbi Infernali)

Un giorno alle porte dell’estate, nonostante un cielo grifagno per molti tratti della giornata.
La pioggia che inizia a fiottare, impertinente, verso la fine.
I chilometri viaggiati sin dal primo mattino e quelli percorsi nel pomeriggio, tanto immersi nell’intensità di chi si oppone e grida forte, quanto circondati dall’indifferenza e dal torpore narcotizzato dei molti.
Quegli altri poi, esecutori del loro stesso essere servi, disposti e schierati con la consueta arroganza: guardano fisso, anche se non riusciranno mai a capire.

Un altro giorno si va a concludere tra lo scambio di parole di chi l’ha vissuto, con i vestiti bagnati e la stanchezza che affiora. Eppure. Che ne vogliono sapere.

La tavola si riempie e nella convivialità dello stare a fianco ci si riprende. Non serve tanto.
C’è un gruppo di persone: alcune si conoscono da molto, altre da meno. Ridono e scherzano: spontaneamente si scoprono in sintonia con la tensione verso l’esistente che ciascuno e ciascuna porta dentro. I bicchieri di vino vanno giù, anche quelli della prima bottiglia sgraffignata. Il tempo poi non sempre ha il valore che vogliono dargli e quell’orologio portato via a dispetto stava quasi a significare questo, oltre a voler dire che il vino stava già facendo il suo effetto.

La complicità si rivela nei piccoli gesti, ancor di più se espressi in uno strappo per un regalo da portare. E’ bastato intonare un coro per smuovere le intenzioni del direttore. La strada presa non sarà stata quella più breve e quell’allarme suonato durante l’atto di rivendicazione della nottata avrebbe anche potuto mandare in fumo i piani previsti: nonostante questo l’obiettivo di ricongiungerci intimamente nella calde acque sulfuree è stato raggiunto.

Alle prime luci di un giorno nuovo, con la solita goliardia che ha contraddistinto la nottata, si è ripresa la strada per far ritorno alle proprie dimore. Ma prima di arrivare abbiamo fatto anche vedere il culo dal finestrino.

Il controllo è un maledetto fantasma che prima di agire si insinua. Nelle menti e nelle coscienze. Uno sbirro in testa che limita, inibisce e reprime l’individuo stesso che ce l’ha dentro.

Il culo lo facciamo vedere anche a lui.

BRIGATA FURFANTE
ILLEGALITA’ MILITANTE