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Sull’attentato al dirigente Ansaldo

La classe del proletariato, oggi ancora incapace di porsi sul terreno della lotta di classe, mentre subisce direttamente le conseguenze del dispotismo economico e sociale esercitato dalla borghesia, dovrà indirizzare la sua azione di lotta verso la comunanza di interessi di classe, coi metodi e i mezzi della lotta di classe e non con i metodi della violenza individuale

 

 Il 7 maggio scorso l’amministratore delegato di Ansaldo nucleare, a Genova, è stato gambizzato da un “commando” che solo qualche giorno dopo si è saputo di quale organizzazione faceva parte e con quale motivazione aveva svolto la sua azione.

 All’inizio, le forze di sicurezza e di intelligence, e i media, hanno tenuto aperte diverse ipotesi: la pista terroristica legata in qualche modo alle vecchie BR, la pista degli anarchici insurrezionalisti già autori in tempi recenti di invii di “lettere esplosive” e di “pacchi bomba” (in verità incapaci di comportare danni alle persone) e la posta cosiddetta “commerciale”, ossia legata agli affari economici in cui l’Ansaldo nucleare è coinvolta.

 Il documento di rivendicazione inviato lo stesso giorno dell’attentato e ricevuto dal Corriere della sera l’11 maggio, svela che gli autori fanno parte della “Federazione anarchica informale” e del “Fronte rivoluzionario internazionale”, che i media ci dicono essere formazioni anarchiche collegate agli anarchici greci della cosiddetta “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”, 8 membri della quale sono in carcere dal marzo 2011 e stanno facendo lo sciopero della fame contro il regime carcerario. Da quel che si legge nei giornali, in questo documento, ritenuto attendibile dagli inquirenti, il nucleo anarchico che si è dato il nome di Olga Ikonomidou, anarchica greca del CCF, ha voluto sottolineare che l’attentato è stato portato contro un rappresentante della Finmeccanica “piovra assassina”, evidentemente scelto come simbolo di un potere che va attaccato cospirando e con azioni che possono andare “dal lancio di una molotov all’assassinio, senza alcuna gerarchia d’importanza, ogni gruppo o individuo deciderà come meglio vorrà” (Corriere della sera, 12 maggio 2012). A questa affermazione se ne aggiungono altre in cui questo gruppo cerca di spiegare perché è passato a colpire sparando: “impugnando una stupida pistola abbiamo solo fatto un passo in più per uscire dall’alienazione del non è ancora il momento” (il manifesto, 12 maggio 2012) e, rivoltosi probabilmente all’interno dei gruppi anarchici, invitando ad “abbattere il muro dell’oppressione quotidiana, dell’impotenza e della rassegnazione che ci hanno visti fino ad ora come pedine di un anarchismo insurrezionalista di facciata che con la sua mancanza di coraggio legittima il potere”.

 Non vi sono rivendicazioni di una società diversa, non si rivolge ai movimenti sociali esistenti, come gli indignati o il movimento operaio per raccoglierne almeno in parte un consenso; piuttosto si rivolge al loro stesso ambiente: “A voi anarchici che ci accusate di essere velleitari, avventuristi, suicidi, provocatori, martiri, diciamo che con le vostre lotte ‘sociali’, con il vostro cittadinismo, lavorate al rafforzamento della democrazia”, e ancora: “Tutta la nostra tensione rivoluzionaria si sfoga in articoli infuocati per i nostri giornali e siti, in testi infuocati per le nostre canzoni e qualche sporadico scontro di piazza, tanto per mettere a tacere la propria coscienza”; insomma, stanchi di un routine inoperante, “senza aver mai impugnato un’arma o colpito un oppressore” (Corriere della sera, cit.), han deciso di fare un passo in più che chiamano “salto di qualità”.

 In tutto ciò noi leggiamo un romanticismo di facciata che, basandosi sul disagio personale di elementi che da questa società non hanno avuto soddisfazioni personali, combattono la propria frustrazione individuale con azioni che realizzino l’atto violento contro un ben individuato “oppressore”. Il loro referente sociale non è il movimento operaio che si trova in difficoltà ancor maggiore oggi, in tempi di acuta crisi economica, a causa della pluridecennale politica e pratica riformiste e collaborazioniste, al quale indicare una strada per uscire dalla situazione di impotenza in cui è precipitato. In questo sono enormemente distanti dall’attitudine politica che avevano le Br e le formazioni lottarmatiste degli anni Settanta del secolo scorso; esse credevano di poter influenzare con i loro esempi il proletariato affinché quest’ultimo impedisse al Pci di compromettersi con la Dc in una politica di solidarietà nazionale e di alleanza governativa. Questi anarchici, invece, che hanno deciso di “colpire un oppressore” e che descrivono questa azione, e la sua preparazione, come un piacere fisico nobilitato da “un’idea di giustizia” e, contemporaneamente, dal “rischio di una scelta”, non sono che un’espressione della degenerante ideologia individualista propria della borghesia.

 Il proletariato, classe storicamente antagonista alle classi borghesi dominanti in ogni paese, basa la sua forza sociale sul rapporto di produzione che lo costringe ad essere forza lavoro salariata al servizio del capitale. Il suo movimento sociale e politico non risponde a impressioni o sensazioni individuali, né è la somma di scelte individuali: è, al contrario, espressione di una forza sociale, impersonale e anonima, che agisce sulla spinta di bisogni materiali di sopravvivenza. Agisce come classe per il capitale nella misura in cui è sottomesso con la forza e con l’influenza ideologica da parte della borghesia capitalistica; agisce come classe per sé nella misura in cui la sua forza sociale viene spostata sul terreno della lotta di classe, di un antagonismo che non è individuale, né tantomeno romantico, ma sociale in cui i proletari, per le condizioni sociali in cui sono costretti a vivere, si riconoscono come forza storica con propri interessi, proprie finalità, proprie organizzazioni, propri metodi di lotta di difesa e di offesa.

 La borghesia sa molto bene che, finché il proletariato non sposta la sua azione di difesa economica e sociale sul terreno dell’aperta lotta di classe, ha un enorme vantaggio nei suoi confronti, perché lo divide, lo frammenta, lo polverizza in tante unità individuali che vengono schiacciate con estrema facilità. La borghesia sa molto bene che la crisi economica e il disagio diffuso a causa di questa fra le masse proletarie provocano inevitabilmente reazioni violente: l’importante, per la borghesia, è che le reazioni violente non assumano le caratteristiche della lotta di classe, di una lotta che organizza i proletari sulla base di comuni interessi di classe da difendere con mezzi e metodi di lotta inconciliabili con gli interessi di conservazione borghese.

 La violenza economica e sociale è parte integrante della società borghese; non esiste pace possibile sotto il capitalismo, né sul piano della concorrenza capitalistica sui mercati né sul piano del rapporto tra capitalisti e proletari. Ed è lo Stato borghese a concentrare il massimo di violenza del potere borghese con cui la classe dominante esercita il suo potere sia contro il proletariato sia contro qualsiasi concorrente straniero. La necessità da parte borghese di esercitare il potere anche con la violenza sul proletariato deriva dal fatto che il proletariato deve essere mantenuto nella condizione permanente di schiavo salariato, cosa che non sarebbe possibile per la sola via pacifica. E’ dunque un necessità storica della borghesia quella di esercitare la propria violenza di classe sul proletariato per costringerlo a rimanere sottomesso alla legge del capitale e, quindi, all’estorsione del plusvalore dal suo lavoro salariato. Ma contro questa violenza di classe, il proletariato ha dimostrato storicamente di poter rispondere con altrettanta violenza di classe, nel senso rivoluzionario del termine, che in dati svolti storici, in presenza di condizioni favorevoli alla lotta di classe portata fino in fondo, ossia fino alla rivoluzione e alla conquista del potere politico, può anche contenere azioni di violenza individuale come in ogni rivoluzione è avvenuto. Ma il rivolgimento sociale non avverrà mai attraverso una sola serie di violenze individuali che, al contrario, sono perfettamente sopportate nella società borghese funzionando come valvole di sfogo di una pressione sociale che durante i periodi di crisi tende ad aumentare e che, oltre un certo limite, deve essere “sfiatata”.

 Episodi come la gambizzazione del dirigente dell’Ansaldo nucleare sono inevitabilmente strumentalizzati da tutte le forze democratiche e pacifiste che gridano al pericolo di un ritorno del “terrorismo rosso” e che trovano un’ennesima occasione per rafforzare la collaborazione tra le classi e il loro inevitabile asservimento alla difesa dell’ordine borghese costituito.

 Noi comunisti rivoluzionari, da sempre estremamente critici e contrari nei confronti dell’individualismo anarchico, sia pacifico che violento, non ci affiancheremo mai alla condanna della violenza in quanto tale che le forze democratiche chiedono ad ogni piè sospinto.Oggi il proletariato non è nelle condizioni sociali, politiche e organizzative per difendersi in modo adeguato dalle violenze continue che subisce dai padroni e dalle forze dell’ordine che ne difendono i privilegi e il potere; ma una situazione di impotenza come questa non dura in eterno. La storia ha dimostrato abbondantemente che la borghesia democratica non è meno violenta della borghesia fascista; anzi, di guerre, di stragi e di violenze di ogni tipo è zeppa la storia di tutte le democrazie del mondo, a dimostrazione che sono decisivi i rapporti di forza tra gli Stati e tra le classi e non i “confronti democratici” e i “negoziati tra le parti contrastanti”.

 Noi continuiamo a lavorare per la preparazione rivoluzionaria sebbene oggi all’orizzonte visibile non vi sia non diciamo la rivoluzione proletaria, ma nemmeno la ripresa ampia e duratura della lotta di classe del proletariato. Verrà il momento in cui il proletariato risponderà alla violenza della classe borghese con la sua violenza di classe, come due eserciti che combattono sapendo che la posta in gioco è, per la borghesia, la perdita per sempre dei propri privilegi di classe e del potere con cui li difende, e, per il proletariato, la conquista rivoluzionaria del potere politico e l’avvio alla trasformazione sociale dalla società del capitale e del lavoro salariato alla società di specie.

 

 13 maggio 2012                        Partito comunista internazionale (il comunista)      www.pcint.org

Methods used by the fbi to attempt to silence me.

 Below are the links to my reports that the fbi tries to discredit or ignore:
One of my reports focuses on the need to prosecute the fbi/cia for murders.*Must prosecute fbi/cia assassins For Clandestine Murders.

http://barbarahartwellvscia.blogspot.com/2012/03/must-prosecute-fbicia-assassins-for.html

*[Because otherwise,wholesale extermination of dissidents becomes public policy.]

The central question of our time is to determine how many people globally have been murdered by fbi/cia operatives in covert, illegal, counterintelligence programs, etc., by methods (among others) described in the links below.As the crime of murder has no time limits for court prosecutions, we must prosecute the criminals in the fbi/cia who are responsible for the crimes suggested herein.
[La question centrale de notre époque est de déterminer combien de personnes dans le monde ont été assassinés par le FBI / CIA operatives dans clandestines, illégales programmes de contre-espionnage, etc, par des méthodes (entre autres) décrit dans les liens ci-dessous.Comme le crime de assassiner ne pas a des délais pour les poursuites judiciaires, nous devons poursuivre les criminels au sein du FBI / CIA qui sont responsables des crimes suggérés.]

See:
(obscure methods to torture & kill):

 http://barbarahartwell.blogspot.com/2007/08/new-reports-from-ex-fbi-whistleblower.html

an hysterical fbi operative engaged in criminal stalking):

 http://www.sosbeevfbi.com/thefbistonyiomm.html

Kidney stone assault:

 http://www.sosbeevfbi.com/part16-updatefor.html
My personal reports:

 http://www.sosbeevfbi.com/mystory.html
Summary of intel community global crimes:

 http://www.sosbeevfbi.com/part4-worldinabo.html
My suggestion on what we must do to survive:

 http://portland.indymedia.org/en/2008/11/382350.shtml?discuss
Infection placed in tooth #14:

 http://www.sosbeevfbi.com/tooth14.html
Death messages:

 http://www.sosbeevfbi.com/hatemailpartsix.html

 

Horrendus program designed to force suicide:

 http://www.sosbeevfbi.com/non-consensual.html
Painful directed energy assaults 24/7 for the life of the Target:

 http://www.sosbeevfbi.com/hightechassau.html

also:
http://www.youtube.com/watch?v=_V-LkoGhEfQ&feature=share
Tracking device that itself causes life threatening risks:

 http://www.sosbeevfbi.com/tracking.html

Cointel program:

 http://www.sosbeevfbi.com/cointelprorevisi.html

My Note:

The president ‘presides’ over fbi/cia sponsored chaos, murder and global
terror. The world’s population must focus on the real problem: the fbi/cia cointelpro which in one form or another threatens all peoples:

For the layman, ‘cointelpro’ may be loosely defined as information and technology systematically used by government agents and operatives (particularly fbi/cia) who, while asserting powerful influence over all branches of government at all levels (including the judiciary), engage in torture, imprisonment or murder of an expanding number of Targets.

A form of genocide is apparently in the making whereby a massive program (sometimes referred to as ‘cointelpro’) is now underway to remove/kill/control large numbers of people. Only a few Targets have credibility because an integral part of the deadly operation is to discredit people who try to report the crimes associated with such operations.
Efforts by the fbi operatives to unlawfully assault and try to arrest me:

http://www.sosbeevfbi.com/part19a-updatefo.html
Medical authorities including doctors help the fbi assassins:

 http://www.sosbeevfbi.com/letterformthemed.html
My sworn affidavit:

 http://www.sosbeevfbi.com/affidavit2007.html
Finally prisoners are largely innocent on a relative basis:

http://sosbeevfbi.ning.com/profiles/blogs/free-my-brothers-sisters-from-their-prison-cells?xg_source=activity

Elezioni amministrative? Inganno continuo di una democrazia in putrefazione.

Elezioni amministrative? Inganno continuo di una democrazia in putrefazione.

Contro gli interessi borghesi, nascosti dall’inganno democratico, i proletari devono imboccare la strada della lotta di classe, unica via per l’emancipazione rivoluzionaria dall’oppressione capitalistica!

 

 

Con le prossime elezioni amministrative tornano a risuonare i soliti ritornelli su una democrazia presentata come unico rimedio ai mali di una società che è organizzata totalmente intorno e a difesa degli interessi borghesi.

 

Non passa giorno che non scoppi uno scandalo in cui i politici di questo o quel partito, noti o meno noti, vengono scoperti a rubare, a corrompere, a farsi corrompere, ad utilizzare la propria posizione per interessi privati, a coprire affari sporchi, a farsi ricattare dai cosiddetti poteri forti o dalle organizzazioni criminali. E non passa giorno in cui i proletari non debbano sopportare ogni genere di sopruso, di umiliazione, in cui non vengano colpiti dai licenziamenti, dai sacrifici, dalla decurtazione del salario e della pensione, dalla precarietà di lavoro e dall’insicurezza della vita nei posti di lavoro e nella vita quotidiana: la miseria si diffonde nelle masse proletarie, mentre dalla parte di una minoranza di borghesi si accumulano ricchezze senza limiti.

 

I borghesi fanno discorsi sulla crisi come se la crisi economica e sociale fosse un fenomeno “naturale”, una sciagura che cade dal cielo e, per superarla, chiamano i proletari a maggiori sacrifici.

Ma la crisi economica è crisi del capitale, della società borghese, del modo di produzione che si basa esclusivamente sullo sfruttamento del lavoro salariato: è un fenomeno sociale determinato dalle contraddizioni di una società che ha messo al centro della sua vita la legge del profitto, la legge della valorizzazione del capitale al quale tutto viene sacrificato e, soprattutto, l’esistenza delle masse proletarie.

 

I proletari, a causa delle condizioni di esistenza da schiavi salariati, sono spinti spontaneamente a ribellarsi, a lottare per non morire, per non restare eternamente schiacciati sotto la pressione e la repressione del sistema economico borghese e del suo Stato. E’ con questa spinta materiale a lottare per i propri interessi immediati che i proletari possono esprimere una forza sociale in grado non solo di opporsi all’oppressione economica e sociale borghese, ma di lottare per abbattere questo sistema sociale abolendo ogni tipo di oppressione economica, politica, sociale, razziale, militare. Ma, uno dei metodi che la borghesia utilizza per distrarre i proletari da questa lotta e dalla prospettiva della lotta di classe è quello della democrazia elettorale.

 

Il fatto stesso che la classe borghese dominante impieghi enormi risorse sociali per mantenere un apparato politico-burocratico-amministrativo che schiaccia la stragrande maggioranza della popolazione nella situazione di dipendenza assoluta da una mostruosa macchina divoratrice di forze umane e finalizzata esclusivamente a difendere gli interessi della minoranza borghese, mentre propaganda la “libertà di scelta”, la “libertà di opinione”, la “libertà di pensiero” che si concretizzerebbero nel depositare una scheda nell’urna come fosse un privilegio delle popolazioni civili, dimostra che il metodo democratico – anche se ormai logoro – serve ancora per continuare ad ingannare le masse.

 

Con le elezioni amministrative, per il fatto di chiamare a votare sindaci e consiglieri comunali candidati tra la gente che localmente è più facile conoscere, il metodo democratico appare più vicino alla possibilità di “scegliere” coloro che amministreranno le città; assomiglia di più ad una specie di “democrazia diretta” con la quale gli elettori possono sperare di essere ingannati di meno. In realtà, col metodo elettorale si possono cambiare i personaggi che siedono nelle poltrone del potere locale, ma non si cambia la direzione in cui la società borghese procede né, tantomeno, la struttura economica su cui poggia. L’inganno democratico a livello locale non è meno inganno di quello perpetrato a livello nazionale.

 

I proletari, fino a quando si faranno turlupinare dai borghesi e da quello strato sociale fatto di politicanti, di affaristi, di faccendieri, di mestatori che genera in continuazione i politicanti che si presentano alle elezioni sotto le bandiere dei vari raggruppamenti politici, siano partiti, leghe, movimenti, liste civiche o che altro, continueranno a rimanere prigionieri di un metodo che ha la funzione di mascherare in tutti i modi la realtà sociale e politica: la realtà di una società che è organizzata per sfruttare a più non posso il lavoro salariato delle masse proletarie, perché da questo sfruttamento trae il profitto capitalistico. Una società che è destinata a precipitare sempre più spesso in crisi economica, una società che, in conseguenza delle crisi, non può offrire alle masse proletarie alcuna certezza futura, mentre offre certamente il peggioramento delle loro condizioni di esistenza fatto di disoccupazione, precarietà, miseria, fame e, non ultima, la guerra.

 

I proletari, nella società borghese, non hanno alcuna voce in capitolo e quando vengono chiamati ad eleggere i loro “rappresentanti”  a livello locale, o nazionale, in realtà vengono chiamati ad eleggere coloro che li sfrutteranno e li opprimeranno fino a nuove elezioni.

 

Con l’elettoralismo, e con il parlamentarismo, la borghesia si assicura un’influenza determinante sulle masse proletarie inducendole a “lottare” su un terreno che non porta alcun danno nè ai suoi interessi di classe, né alla pace sociale, né all’ordine sociale.

 

I proletari hanno interessi del tutto opposti da quelli borghesi: devono difendersi dai colpi sistematici che i padroni, la classe borghese, sferrano contro gli interessi di vita dei proletari, devono difendersi dalla pressione economica che il padronato esercita con sempre maggiore arroganza in tutti i posti di lavoro, devono difendersi dallo smantellamento sistematico dei “diritti” conquistati con le lotte dei decenni passati sia come ammortizzatori sociali sia come barriera alla diffusa illegalità borghese e piccoloborghese, devono difendersi dalla lotta di concorrenza fra gli stessi proletari che la borghesia alimenta appositamente per dividere e per indebolire il più possibile la forza di reazione del proletariato, devono difendersi dalla repressione poliziesca che difende i padroni e le loro proprietà private. Credere di potersi difendere su tutti questi piani attraverso i metodi della conciliazione fra le classi, della collaborazione interclassista sostenuta dai sindacati tricolore e dai partiti cosiddetti operai, del “confronto democratico fra le parti sociali” in un clima di pace sociale e di “coesione nazionale” ritenuta indispensabile per “uscire dalla crisi” e per avviarsi verso un priodo di rinnovata “crescita”, vuol dire credere alle favole, e, in ultima analisi, condividere l’inganno borghese.

 

I proletari devono contare sulle proprie forze, sulla spinta materiale e oggettiva alla lotta contro il vero nemico di classe che è la borghesia; devono riconquistare il terreno della lotta di classe come avevano già fatto le generazioni precedenti, devono rompere i legami che le forze dell’opportunismo e del collaborazionismo interclassista hanno costruito in tutti questi decenni allo scopo di imprigionare la forza sociale che potenzialmente il proletariato rappresenta. E’ questa forza sociale che il proletariato deve riconoscere a se stesso, e lottando a difesa esclusiva dei propri interessi di classe immediati esso la riconquisterà.

 

Nella prospettiva della ripresa della lotta di classe, nella quale i proletari si inseriranno attraverso indiscutibili difficoltà fatte anche di scontri all’interno stesso del proletariato perché una parte avanzata si troverà sempre a dover combattere contro una parte arretrata e più facilmente influenzabile dalla borghesia, i proletari si riallacceranno alle grandi tradizioni di lotta del passato, lotta sociale e lotta rivoluzionaria. Su questa strada i proletari ritroveranno la forza di riorganizzarsi in associazioni economiche di classe, e ritroveranno il loro partito di classe, rappresentante nel presente del futuro della lotta rivoluzionaria: un partito che non trasforma le difficoltà della lotta in motivo per cedere al riformismo e alle lusinghe della collaborazione di classe; un partito che, difendendo la teoria del comunismo rivoluzionario, difende la prospettiva storica nella quale è inserita la lotta di classe del proletariato e il suo necessario sviluppo storico; un partito che non si sostituisce al proletariato e alla sua lotta, ma che, a contatto con la lotta proletaria sul terreno immediato, porta nelle file proletarie le lezioni storiche della lotta di classe e gli insegnamenti che internazionalmente il movimento comunista rivoluzionario ha tratto da esse.

 

Le elezioni hanno un altro aspetto ingannatore non secondario: esse danno l’impressione al proletariato di partecipare alla vita politica del paese, e di parteciparvi in modo attivo. Nulla di più errato. La partecipazione alle elezioni non è partecipazione alla vita politica del paese, nè tanto meno una partecipazione indipendente e di classe; è una sottomissione all’inganno con il quale la borghesia confonde e paralizza il proletariato. La partecipazione alla vita politica del paese il proletariato la esprime nella sua lotta di classe, accettando in questo modo il vero terreno sul quale si decidono le sorti dell’antagonismo fra proletariato e borghesia, antagonismo che non è stato mai sospeso finora e che ha visto la borghesia lottare su tutti i piani contro un proletariato finora incapace di reagire con la stessa forza.

 

Abbasso il circo elettorale!

 

Abbasso l’inganno democratico! Per la ripresa della lotta di classe!

 

Astensionismo rivoluzionario: o preparazione elettorale, o preparazione rivoluzionaria!

 

 

 

2 maggio 2012                 Partito comunista internazionale (il comunista)    www.pcint.org

Y a t-il une vie avant la mort?

Y a t-il une vie avant la mort?
La vie est un sacré sport!
Il faut travailler, il faut suer
Les catholiques toujours coliques
Qui mènent le monde à la trique
Aiment souffrir, aiment bannir
Il faut mériter, il faut en chier
Les protestants à l’argent
Toujours prêtent le grand serment
Certes, je suis un mécréant
Les religions, grande foire aux illusions
Il n’y a aucune vie après la mort
Mais, y a t-il une vie avant la mort?
La vie est un sacré sport!
A l’usine, au bureau, au stade
Dans nos relations, dans nos amitiés, dans nos amours
Toujours se comparer
Toujours se calomnier
Toujours s’étiqueter
Toujours se flatter
Toujours se mesurer
Toujours se faire la guerre
Toujours se faire la misère
Partout, c’est le cimetière!
Y a t-il une vie avant la mort?
La vie est un sacré sport!
Tous champions, toutes championnes
Pour la souffrance, pour la défiance
Pour la démence, pour la vengeance
Pour l’intolérance, pour la violence
Pour la soumission, pour la prétention
Sans aucune clémence
Avec toujours des références
Y a t-il une vie avant la mort?
La vie est un sacré sport!
Et vivement qu’il flotte
Des pluies pleines de la vraie révolte

Patrice Faubert (2000) pouète, peuète, puète, paraphysicien, Pat dit l’invité sur “hiway.fr”

Là ha t una vita prima della morte?
La vita uno è incoronato sport!
Occorre lavorare, occorre sudare
I cattolici sempre coliche
Chi conducono il mondo al randello
Amano soffrire, amano bandire
Occorre meritare, occorre cacarne
I protestanti al denaro
Sempre prestano il grande giuramento
Certamente, sono un miscredente
Le religioni, grande fiera alle illusioni
Non c’è nessuna vita dopo la morte
Ma, vi ha t una vita prima della morte?
La vita uno è incoronato sport!
Alla fabbrica, all’ufficio, alla fase
Nelle nostre relazioni, nelle nostre amicizie, nei nostri amori
Sempre compararsi
Sempre calunniarsi
Sempre etichettarsi
Sempre lusingarsi
Sempre misurarsi
Sempre farsi la guerra
Sempre farsi la miseria
Ovunque, è il cimitero!
Là ha t una vita prima della morte?
La vita uno è incoronato sport!
Qualsiasi campione, qualsiasi campionessa
Per la sofferenza, per la diffidenza
Per la demenza, per la vendetta
Per l’intolleranza, per la violenza
Per l’offerta, per la pretesa
Senza alcuna clemenza
Con sempre riferimenti
Là ha t una vita prima della morte?
La vita uno è incoronato sport!
E vivamente che galleggia
Pioggie piene della vera sommossa

Patrice Faubert (2000) pouète, peuète, puète, paraphysicien, impasse dice l’ospite “su hiway.fr”

Il 1° maggio muore! Mayday W!

Non mi piace per nulla l’uso della lingua imperiale, e tanto meno così disseminata come appare in molti testi marxisti e marxiani degli ultimi anni. Ma in questo caso ha un senso preciso, e ve lo spiego subito.

Maledetta festa dei lavoratori, o peggio ancora: del lavoro! Anni e anni di piagnistei sui traffici sindacati-padroni, per tentare di garantire le fasce lavoratrici della classe, che ormai finiscono in una tragica caricatura. Ora che il capitale ha raggiunto il comando globale e una forza spaventosa, e decide di far fuori le ONG del settore lavoratore della classe, il sindacato appunto. Soprattutto laddove erano troppo potenti ed esigenti, in Europa.

Il peggior virus, o peggio ancora una vera e propria metastasi, quel concetto di “classe lavoratrice” che è servito a tutti i riformismi per sottomettere proletariati e classi operaie alla logica capitalista. Primi di maggio del lavoro salariato come disciplina inevitabile. Feste di falci e martelli dell’oppressione di classe, travestiti da rosse ideologie quasi sempre lavoriste e quasi mai antagoniste, insurrezionali e decise ad abolire veramente la schiavitù dello sfruttamento, e il furto, l’esproprio, l’alienazione di quasi tutto.

Ora pure l’alienazione di quel poco che sfuggiva al capitale, se parliamo dell’ultima fase più cancerogena di bioeconomia e biopolitica.

Pero i nodi cominciano a venir al pettine. Si sta delineando la realtà mondiale, o globale, di classe operaia. Comincia un cammino di ricomposizione dietro le consegne del 99% americano, che sta maturando dall’indignazione alla coscienza di classe.

E allora, questo triste 1° maggio europeo, ultimo baluardo di lavoristi, ONG del lavoratori garantiti e partitini marxisti o pseudo-marxiani, trova un riscatto proprio laddove il comando globale pareva più solido: nel nord America, attraverso le iniziative dei nuovi movimenti, che sfottono falci e martelli con tutte le ideologie novecentesche, e si presentano sempre più come personificazione in movimento e maturazione della classe. Operaia, non dei lavoratori. Operaia nel suo senso rivoluzionario di operatrice di comunismo.

Per Marx era un sogno. Per noi è il lavoro dei prossimi mesi.

    *   *   *

Più dettagli per questa critica in: Un’ALBA al tramonto,

http://napoli.indymedia.org/2012/05/02/un-alba-al-tramonto/

La crisi fa macerie del riformismo e porterà i lavoratori alla rivoluzione e al Comunismo, PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE – PRIMO MAGGIO 2012

SOLUZIONE BORGHESE E SOLUZIONE PROLETARIA ALLA CRISI DEL CAPITALISMO

Il capitalismo affonda nella crisi ogni giorno di più. I proclami dei governi borghesi d’ogni colore, di destra come di sinistra, che vagheggiano un superamento della crisi più o meno remoto, sono mera propaganda per convincere i lavoratori ad accettare i sacrifici secondo la formuletta “stare peggio oggi per star meglio domani”. La crisi, al contrario, non farà che aggravarsi, avvitandosi in una spirale di cause ed effetti sempre più drammatici, fino al tracollo mondiale dell’economia capitalistica, perché ad essa non esiste soluzione sul piano della “politica economica”.
Il capitalismo ha già attraversato nella sua storia crisi analoghe a quella odierna. L’ultima fu la Grande depressione degli anni trenta. Oggi, la cosiddetta politica economica keynesiana, ossia l’intervento dello Stato a sostegno dell’economia capitalistica, è invocata dalla sinistra borghese, sia da quella moderata che da quella cosiddetta “radicale”, quale cura alla crisi. Allora, questa politica economica fu praticata indifferentemente da tutti i regimi borghesi, sia democratici che nazi-fascisti, e non risolse affatto la crisi. Ciò che permise al capitalismo di tornare alla “crescita” – obiettivo, allora e oggi, spacciato come “bene comune” a borghesi e lavoratori – fu la seconda guerra mondiale. Il decantato “boom economico” degli anni ’50-‘60 fu figlio del sacrificio di 55 milioni di vite, naturalmente quasi tutti proletari e contadini. Questo è il prezzo da pagare al Capitale per la sua crescita!
Nel 1929 come nel 2008 nessun “grande” economista o politico borghese ha previsto la crisi. Solo il marxismo rivoluzionario lo ha fatto, fin dalle sue origini e su basi scientifiche. Le vere cause della crisi, indicate dal comunismo rivoluzionario fin dal Manifesto (1848) e dal Capitale (1867), sono la sovrapproduzione e il calo del saggio del profitto, due fenomeni ineliminabili ed inarrestabili dell’economia capitalistica perché implicati alle sue stesse fondamentali leggi di funzionamento. Il capitalismo italiano, ad esempio, è passato da un incremento medio annuale della produzione industriale dell’8,3% fra il 1946 e il 1970, al 4,7% fra il ‘70 e il ‘74, all’1,6% fra il ‘74 e il 2000. Dal 2000 la produzione non è più aumentata. Questo declino, con piccole differenze non sostanziali, vale oggi per tutti i paesi capitalistici maturi ed è l’inevitabile destino anche dei giovani capitalismi emergenti.
Il capitalismo non può fermare la crisi ma al più frenarne l’avanzata. Questo è avvenuto, dalla crisi del 1973-’74, che segnò la fine del ciclo trentennale di forte crescita del secondo dopoguerra e l’inizio della crisi generale del capitalismo, agendo su tre leve: l’aumento del debito, l’allargamento del mercato mondiale e l’aumento dello sfruttamento della classe lavoratrice. In questo modo il capitalismo è riuscito a diluire e dilazionare la crisi, permettendo altri 35 anni di crescita debole, ma non ha potuto fermarla: è esplosa quattro anni fa e continuerà fino al completo collasso dell’economia capitalistica.
Non esiste dunque una soluzione economica alla crisi del capitalismo ma un’unica soluzione politica borghese: una nuova guerra mondiale, per distruggere l’enorme massa di merci in eccesso, fra cui la merce forza-lavoro, e sottomettere la classe lavoratrice internazionale al massimo sfruttamento. Ed esiste un’unica soluzione politica proletaria: la rivoluzione, per superare questo modo di produzione inumano e antistorico.

CONTRO LE ILLUSIONI DEL RIFORMISMO

Dal riformismo proletario a quello borghese

Alle origini del movimento operaio, all’epoca in cui nacque la giornata di lotta internazionale del 1° maggio, marxismo rivoluzionario e riformismo si combattevano duramente ma condividevano le stesse organizzazioni – come la Seconda Internazionale, e, in Italia, il Partito Socialista – perché condividevano lo stesso obiettivo: la società senza classi. Esisteva cioè un riformismo di classe, che prospettava ai lavoratori il superamento graduale, con la lotta di classe ma senza la rivoluzione, del capitalismo: una sua pacifica evoluzione nel socialismo. La stessa CGL, fondata nel 1906, seppur diretta da accaniti riformisti, nel suo statuto proclamava obiettivo finale del movimento operaio e sindacale l’“emancipazione dal lavoro salariato”.
La prima guerra mondiale segnò il fallimento del riformismo perché dimostrò che il capitalismo non marciava affatto pacificamente verso il socialismo ma portava alla più grande carneficina che la storia avesse fino allora conosciuto – superata poi dalla seconda guerra mondiale – e perché tutti i partiti socialisti, guidati dai riformisti, appoggiarono la guerra, abbandonarono in ogni paese la lotta di classe legando i lavoratori alla borghesia, portandoli al massacro fratricida sui fronti, calpestando l’internazionalismo proletario fino al giorno prima falsamente ossequiato. Il riformismo proletario morì, come previsto dal marxismo rivoluzionario, divenendo da allora e per sempre riformismo borghese: il superamento graduale del capitalismo divenne il suo mero miglioramento; l’“abolizione del lavoro salariato” fu sostituita con la “difesa della democrazia”.

Riscossa del marxismo rivoluzionario e nuova degenerazione opportunista

Di fronte al tradimento del riformismo e sull’onda rivoluzionaria che dopo la prima guerra mondiale attraversò tutta Europa, riuscendo però a portare al potere la classe operaia solo in Russia, le correnti marxiste rivoluzionarie si staccarono da quelle riformiste. In Italia, l’estrema sinistra del PSI, con una scissione minoritaria, fondò a Livorno nel 1921 il Partito Comunista d’Italia. Ma la forza rivoluzionaria fu insufficiente a vincere l’influenza tradizionale dei vecchi partiti riformisti sulla classe operaia che fu determinante nel far fallire i tentativi insurrezionali in Germania e nell’impedire ai lavoratori di resistere alla reazione borghese col fascismo in Italia. Il potere comunista in Russia, isolato, privo della necessaria vittoria proletaria nel resto d’Europa, nel tentativo di sopravvivere, ricorse a mezzi tattici incoerenti con le finalità politiche comuniste, favorendo così l’insorgenza di una nuova degenerazione opportunista, lo stalinismo, che si affermò con la teoria anti-marxista della “costruzione del socialismo nella sola Russia” (1926), menzogna con cui da allora e per oltre 60 anni si sarebbe spacciato per Comunismo il capitalismo di stato.
In pochi anni lo stalinismo liquidò il comunismo rivoluzionario in Russia, nella Terza Internazionale e nei suoi partiti. Anche in Italia la Sinistra Comunista, la corrente di sinistra del PCd’I, che aveva fondato e guidato nei suoi primi anni il partito, fu sopraffatta e il PCd’I fu portato nell’alveo di quel riformismo, ormai borghese, da cui si era staccato nel ’21, sostituendo l’obiettivo della rivoluzione contro il capitalismo con la lotta contro il fascismo per la democrazia.
Come nella prima, con l’eccezione del partito bolscevico, così nella seconda guerra mondiale i lavoratori di tutto il mondo si trovarono nuovamente privi di un partito che indicasse loro di trasformare la guerra imperialista nella rivoluzione di classe, rovesciando i propri governi borghesi con quelle armi che essi avevano consegnato loro per sparare sui proletari degli altri paesi. Lo stalinismo spinse i lavoratori al fronte così come aveva fatto il riformismo nella prima guerra mondiale, nascondendo con la menzogna del falso socialismo russo, le finalità imperialistiche del capitalismo russo.

Parabola del riformismo dopo la seconda guerra mondiale

Tutto ciò che la classe operaia ha conquistato lo ha fatto al prezzo di dure lotte, con scioperi preparati e condotti come autentiche prove di forza per piegare il padronato, costati anche la vita a decine di operai e braccianti uccisi nelle piazze delle forze dell’ordine.
Il riformismo, in Italia il PCI, favorito dalla crescita economica del secondo dopoguerra, ha invece illuso i lavoratori che quei miglioramenti erano il frutto di un capitalismo nuovo in quanto democratico; che non erano suscettibili di essere messi in discussione in qualsiasi momento la borghesia lo ritenesse necessario, ma erano definitivi; che non erano conquiste, difendibili solo con la stessa forza che le aveva procurate, ma diritti, a cui appellarsi abbandonando i metodi della lotta di classe, in quanto la democrazia, e non la forza della classe, avrebbe difeso i lavoratori!
Si vede oggi come non esista conquista passata che non sia messa in discussione. Pur di sopravvivere il capitalismo porterà i lavoratori alla fame, come si sta già sinistramente delineando in Grecia. E dopo alla guerra.

PER IL RITORNO ALL’ORIGINALE PROGRAMMA COMUNISTA RIVOLUZIONARIO

La sinistra borghese, negando la prospettiva del superamento di questo modo di produzione, di fronte al suo incombente tracollo, ai lavoratori ha solo da proporre: o capitalismo o morte!
Là dove è al governo si fa artefice degli stessi provvedimenti messi in atto dai governi di destra. Quando è alla direzione dei sindacati, come in Italia con la CGIL, non organizza vere lotte per non danneggiare l’economia nazionale già colpita dalla crisi. Se i lavoratori si oppongono con veri scioperi li accusa d’irresponsabilità, perché in questo modo metterebbero in discussione la sopravvivenza di quella che sarebbe la loro stessa fonte di vita: il Capitale. Ma questo è il punto: ciò che è un bene per il Capitale è dannoso ai lavoratori. E viceversa!
Il riformismo ha predicato sempre il contrario, cioè la conciliabilità degli interessi dei lavoratori con quelli dell’economia capitalistica: il bene del paese. Oggi si dimostra che esso non può esistere. I richiami all’unità nazionale hanno sempre un solo significato: nuovi sacrifici sull’altare del Capitale.
Accettare questi sacrifici nell’illusione che sia possibile salvare il capitalismo significa per i lavoratori porsi già oggi sulla strada che li condurrà all’estrema sottomissione agli interessi del Capitale: una nuova guerra. La “salvezza” della classe lavoratrice non è nella “salvezza del paese” ma oltre questo modo di produzione e quindi contro il “bene del paese”, che altro non è che il bene del Capitale.
Non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di riscoprire e recuperare l’originale programma comunista rivoluzionario facendo pulizia dalle macerie dell’ultima e peggiore delle ondate opportuniste, quella dello stalinismo, che ha nascosto e mistificato agli occhi dei proletari il senso e il significato vero del Comunismo.
Questo è possibile non certo con un’opera intellettuale ma di lotta politica, militando in quel partito, il Partito Comunista Internazionale, che è l’autentica continuazione del Partito Comunista d’Italia nato a Livorno nel 1921 e della sinistra comunista italiana che lo costituì, unica corrente politica che quella degenerazione combatté dalla prima ora e che da quella sconfitta ha saputo trarre le lezioni per la riscossa proletaria futura.

Partito Comunista Internazionale

www.international-communist-party.org

Mad Max 2038

Ainsi c’ était arrivé
Morte était la liberté
Les prisons s’ étalaient partout
Tout le monde devenait fou
L’ amour n’ était plus
Et toute amitié, s’ était tu
Les pauvres
Se faisaient mercenaires
Des riches
Aux ressources aurifères
L’ on se souvenait, avec faveur
Des Sarkozy, Le Pen, Hollande, sans saveur
Des Franco, Salazar, Mussolini
Et même de l’ as des crétins
Dont les torturés poussent encore des cris
Bachar el- Assad à l’ inhumanité infinie
Qui en 2038, seraient et de loin
Des hommes de gauche, sans aucun lien
Maintenant, c’ est la terreur
Aujourd’hui, c’ est l’horreur
Ainsi c’ est arrivé
Et tout s’ est joué
Dans le passé
Partout, des milices privées
Toutes bien armées
Afin de bien garder
Toutes les denrées des magasins
Qui sinon, seraient pillées
Par des hordes de huns
Maintenant, seuls des oligarques
A leur faim, peuvent manger
Mad Max 2038
Tout le monde s’ alarme
Et voudrait des armes
C’ est le premier qui dégaine
Avec toute sa haine
Il n’ y a plus de futur
Il n’ y a plus de nature
Il n’ y a plus de culture
Tout s’ est joué dans le passé
Ce n’ est plus dans ce temps
Que tuer ou être tué
Les oligarques se font changer
Leurs membres artificiels
Les pharmacies sont des bijouteries
Qui sont réservées aux officiels
Mad Max 2038
C’ est dans le passé
Que nos tombeaux furent creusés
C’ est dans le passé
Que nous nous sommes tués
Les oligarques
Réservaient encore quelques privilèges
A ceux et celles qui les protégeaient
Des pauvres et pauvresses devenus des forces policières
Des indigents et indigentes parvenus des troupes militaires
Il fallait mater les révoltes de la faim
Plus de travail, plus de chômage, presque plus rien
Vous n’ aviez voulu
Que le faux socialisme
Vous aviez les oligarques
Et toutes leurs matraques
Vous aviez la vraie barbarie
Vous aviez si peur de l’ anarchie
Mad Max 2038
Tout s’ était effondré
Tout s’ est joué
Dans le passé
Les banques, les bourses
Du monde entier
Le monde est devenu une cage
Où l’ on meurt sans aucun âge
Le présent se mélange au passé
Le passé se confond avec le présent
Fini le temps des secours sociaux
Allocations, retraites, même plus d’ impôts
Mais j’ entends une milice
Qui pleine de malice
Va me prendre, et me faire la peau
Juste le temps, de cacher ce mot
Juste le temps, mais c’ était trop beau
Et, je n’ ai plus le temps
Car l’ on va me pendre
Me considérant dément, dans ce moment

Patrice Faubert (2012) pouète, peuète, puète, paraphysicien, Pat dit l’ invité sur “hiway.fr”

Così era arrivato
Morta era la libertà
Le prigioni si dispiegavano ovunque
Tutti diventavano pazzi
L’amore non era più
E qualsiasi amicizia, si era tu
I poveri
Si facevano mercenari
Ricchi
Alle risorse aurifere
Ci si ricordava, con favore
Sarkozy, Le Pen, Hollande, senza sapore
Franco ,Salazar, Mussolini
Ed anche dell’asso dei cretini
Di cui torturati li spingono ancora dei grida
Bashar al-Asad alla barbarie infinita
Chi nel 2038, sarebbero e di gran lunga
Uomini di sinistra, senza alcuno legame
Ora, è il terrore
Oggi, è l’orrore
Così è arrivato
E tutto si è giocato
In passato
Ovunque, milizie private
Tutte ben armate
Per bene conservare
Tutte le derrate dei depositi
Chi altrimenti, sarebbero saccheggiati
Con orde di unni
Ora, solo oligarchi
Alla loro fame, possono mangiare
Mad Max 2038
Tutti si allarmano
E vorrebbe armi
È il primo che sfodera
Con tutto il suo odio
Non c’è più futuro
Non c’è più di natura
Non c’è più cultura
Tutto si è giocato in passato
Non è più in questo tempo
Che uccidere o essere ucciso
Gli oligarchi si fanno cambiare
I loro membri artificiali
Le farmacie sono gioiellerie
Chi sono riservati agli ufficiali
Mad Max 2038
È in passato
Che le nostre tombe furono scavate
È in passato
Che ci siamo uccisi
Gli oligarchi
Riservavano ancora alcuni privilegi
A quelli e coloro che le proteggevano
Poveri e mendicanti diventati forze poliziesche
Poveri e povere giunti delle truppe militari
Occorreva sottomettere le sommosse della fame
Più lavoro, più disoccupazione, quasi più nulla
Non avevate voluto
Che il socialismo falso
Avevate gli oligarchi
E qualsiasi loro manganella
Avevate la vera barbarie
Avevate se paura dell’anarchia
Mad Max 2038
Tutto era crollato
Tutto si è giocato
In passato
Le banche, le borse
Del mondo intero
Il mondo è diventato una gabbia
Dove si meurt senza alcuna età
Il presente si mescola al passato
Il passato si confonde con il presente
Finito il tempo degli aiuti sociali
Assegnazioni, pensioni, anche più imposte
Ma consulto una milizia
Chi pieno di malizia
Mi prenderà, e mi farà la pelle
Appena il tempo, di nascondere questa parola
Appena il tempo, ma era troppo bello
E, non ho più il tempo
Poiché mi appenderanno
Considerandolo demente, in questo momento

Patrice Faubert (2012) pouète, peuète, puète, paraphysicien, impasse dice l’ospite “su hiway.fr„

Discours de Jean Rostand

Discours de Jean Rostand

Extrait idiosyncrasique d’ un discours de feu Jean Rostand (1894-1977) qui fut prononcé le 15 novembre 1968 à la Mutualité à Paris. Des extraits en furent lus à Europe 1 par feu Georges Brassens (1921-1981), qui en recommanda la lecture. Feu Jean Rostand fut l’ un des plus grands savants français, et en autres choses diverses, fut aussi le poète des crapauds et des grenouilles, comme feu J.H. Fabre (1823-1915) fut le poète des insectes, et n’oublions pas qu’il y a 200 millions d’ insectes par individu, et j’ ai donc eu la chance de correspondre avec feu Jean Rostand lorsque j’ étais jeune, à une époque où je m’ intéressais grandement à l’ erpétologie.

Long  extrait d’ un  discours de feu Jean Rostand

“  Chers amis

Comment peut-on être Persan? s’ écriait-on au siècle de Montesquieu.
Moi, je dirais volontiers aujourd’hui : Comment peut-on ne pas être citoyen du monde?
Quand on voit les atrocités, les injustices, les exactions commises au nom de l’ idole patrie;
quand on voit à quelles sanglantes impasses conduisent tous les nationalismes; quand on voit comment, pour un peu de pétrole, de cobalt, ou d’ uranium, les sentiments les plus élémentaires d’ humanité se trouvent bafoués; quand on voit comment les exigences de l’ égoïsme sacré font bon marché de la vie et de la dignité humaine, s’ il s’ agit d’ assurer la possession d’ une matière première ou d’ une zone d’ influence, quand on voit les sommes fabuleuses gaspillées pour des armements qui ne serviront jamais, ou qui, si par malheur ils servaient, mettraient en péril l’ espèce entière, autrement dit, quand on voit les peuples se ruiner, ou pour rien, ou pour leur suicide : quand on songe qu’ avec ces dépenses militaires on pourrait créer partout l’ abondance annoncée par Jacques Duboin, résoudre tous les problèmes économiques et sociaux – à cause desquels le monde est divisé en blocs antagonistes ; quand on songe à tout ce que la science , la médecine, la culture, la démocratie pourraient gagner à une pacification du monde qui libérerait tant de puissance
et d’ énergie , absorbées jusqu’ici par l’ oeuvre de mort; comment ne pas rêver , tout au moins, d’ une humanité sans frontières et capable enfin de se consacrer à des tâches non plus mesquinement nationales, mais planétaires.

Le spectacle que donne présentement le monde n’ est pas fait pour rassurer les amis de la paix. Jamais, il n’ a paru plus désuni et plus éloigné de l’ union. Partout flambent les nationalismes, les chauvinismes, les racismes, les fanatismes.
Partout règnent en maître l’ esprit de rivalité, la volonté de domination, la sauvagerie des soi-disant civilisés.
Armer l’ esprit de l’ enfant pour que sa main n’ ait plus à être armée : voilà une belle formule. Oui, débarrasser , purger les manuels scolaires de tout ce qui peut nourrir les funestes séparatismes; épargner aux collégiens le sinistre récit des batailles; se garder de leur détailler les beautés de la stratégie napoléonienne, leur faire comprendre qu’un boucher sur un trône n’en est pas moins un boucher et que les arcs de triomphe et les colonnes Vendôme ne sont que des reliques d’une proche barbarie : les initier aux découvertes scientifiques et aux progrès de la justice, plus qu’aux prouesses meurtrières; les pénétrer de cette notion qu’aucune guerre n’ est belle, qu’aucune victoire n’ est glorieuse – puisque les te Deum
se chantent sur les charniers, leur enseigner dès le plus jeune âge qu’aucun peuple ne vaut plus qu’un autre, qu’aucune race n’ est supérieure à une autre, qu’aucune patrie ne s’est au cours des temps noblement conduite plus qu’une autre; leur montrer qu’il n’est pas d’histoire nationale qui ne soit un tissu de férocités et de félonies; bannir des programmes tout ce qui peut contribuer à mettre dans l’esprit des jeunes un sentiment de primauté nationale, en quelques domaine que ce soit ; matériel, spirituel, moral.
Un de mes amis, professeur d’histoire, me citait naguère , le mot d’un écolier, qui venait de recevoir son livre d’histoire; ” J’ai reçu mon livre de guerre ” . Et bien, nous ne voulons plus que les livres d’histoire soient des livres de guerre.

Pour moi, être pacifiste, ce n’est pas forcément être prêt à tout sacrifier à la paix, mais c’est quand même être capable de lui sacrifier beaucoup de choses et à quoi l’on tient.
C’est voir obstinément en toute guerre la gigantesque erreur judiciaire que fait la somme des peines capitales infligées à tant d’innocents; c’est ne pas consentir aux grossières simplifications et falsifications que diffusent les propagandes pour attiser les haines ; c’est refuser d’égrener le chapelet des slogans de commande et des calomnies de consigne; c’est ne pas clamer qu’on veut la paix quand on fait le jeu des fanatismes qui la rendent impossible; c’est dénoncer sans relâche l’atrocité, l’ignominie de la guerre, mais se garder d’imputer à l’un des belligérants des atrocités hors série; c’est s’interdire de dénoncer d’un côté ce qui se fait ou se ferait aussi du côté adverse; c’est condamner, dans tous les camps; les jusqu’au-boutismes et les intransigeances; c’est s’affliger quand, pour quelque cause que ce soit, on voit un fusil entre les mains d’un enfant; c’est être obsédé par les fantômes de tous ceux qui sont morts pour rien; c’est préférer que les réconciliations devancent les charniers; c’est n’être jamais sûr d’avoir tout à fait raison quand on souscrit à la mort des autres…
Un monde uni ne pourra être bâti que par des hommes et des femmes ayant au coeur ce pacifisme-là . ”

Jean Rostand ( 1968 )

Patrice Faubert (2012) pouète, peuète, puète, paraphysicien, Pat dit l’invité sur “hiway.fr”

Discorso di Jean Rostand

Estratto idiosyncrasique di un discorso di fuoco Jean Rostand (1894-1977) che fu pronunciato il 15 novembre 1968 alla reciprocità a Parigi. Estratti ne furono letti ad Europa 1 da fuoco Georges Brassens (1921-1981), che ne raccomandò la lettura. Fuoco Jean Rostand fu uno dei più grandi scienziati francesi, ed in altre cose diverse, fu anche il poeta dei rospi e delle rane, come fuoco J.H. Fabre (1823-1915) fu il poeta degli insetti, e non dimentichiamo che ci sono 200 milioni di insetti per individuo, ed ho dunque avuto la possibilità di corrispondere con fuoco Jean Rostand quando ero giovane, ad un’epoca dove mi interessavo in gran parte all’erpetologia.

Lungo estratto di un discorso di fuoco Jean Rostand

“Cari amici

Come si può essere persiano? si esclamava al secolo di Montesquieu.
Io, direi volentieri oggi: Come si può non essere cittadino del mondo?
Quando si vedono le atrocità, le ingiustizie, le estorsioni commesse in nome dell’idolo patria;
quando si vede a quali vicoli ciechi sanguinanti conducono tutti i nazionalismi; quando si vede come, per un po’di petrolio, di cobalto, o d’uranio, le sensazioni più elementari d’umanità si trovano ridicolizzate; quando si vede come le esigenze dell’egoismo incoronato trasformano a buon mercato la vita e della dignità umana, in se si tratta di garantire il possesso di una materia prima o di una zona d’influenza, quando si vedono le somme favolose sprecate per armamenti che non serviranno mai, o che, se per disgrazia servissero, metterebbero nel pericolo la specie intera, in altre parole, quando ci si vede i popoli rovinare, o per nulla, o per il loro suicidio: quando si pensa che con queste spese militari si potrebbe creare ovunque l’abbondanza annunciata da Jacques Duboin, risolvere tutti i problemi economici e sociali – a causa dei quali il mondo è diviso in blocchi antagonistici; quando si pensa a tutto ciò che la scienza, la medicina, la cultura, la democrazia potrebbe guadagnare ad una pacificazione del mondo che libererebbe tanta potenza
e d’energia, assorbite finora dall’opera di morte; come non sognare, almeno, di un’umanità senza frontiere e capace infine di dedicarsi a compiti neppure mesquinement nazionali, ma planetari.

Lo spettacolo che dà attualmente il mondo non è fatto per riassicurare gli amici della pace. Mai, non è sembrato più diviso e più distanti dall’unione. Ovunque fiammeggiano i nazionalismi, gli sciovinismi, i razzismo, i fanatismi.
Ovunque regnano in padrone lo spirito di rivalità, la volontà della sovranità, la ferocia a quanto pare dei civilizzati.
Armare lo spirito del bambino perché la sua mano non debba più essere armata: ecco una bella formula. Sì, sgomberare, purgare i manuali scolastici di tutto ciò che può nutrire i separatismi disastrosi; salvare agli scolari il sinistro resoconto delle battaglie; conservare di esporre nei dettagli loro le bellezze della strategia napoléonienne, fare loro capire che un macellaio su un trono non è meno uno otturarne e che gli archi di trionfo e le colonne Vendôme sono soltanto reliquie di una vicina barbarie: iniziarli alle scoperte scientifiche ed ai progressi della giustizia, più che alle prodezze mortali; in penetrarli di questa nozione che nessuna guerra è bella, che nessuna vittoria è gloriosa – poiché il te deum
si cantano sui carnai, loro insegnare fin dalla più giovane età che nessun popolo non vale soltanto un altro, che nessuna razza è superiore a un’altra, che nessuna patria nel corso dei tempi si è nobilmente condotta più soltanto un’altra; mostrare loro che non è di storia nazionale che non sia un tessuto di ferocità e di félonies; bandire programmi tutto e questo può contribuire a mettere nello spirito dei giovani una sensazione di primato nazionale, in qualche settore che sia; materiale, spiritoso, morale.
Uno dei miei amici, professore di storia, la citava un tempo, la parola di uno scolaro, che aveva appena ricevuto il suo libro di storia; “Ho ricevuto il mio libro di guerra„. E bene, non vogliamo soltanto le sterline di storia siano sterline di guerra.

Per me, essere pacifista, non è inevitabilmente essere pronto a tutto sacrificare alla pace, ma è comunque essere capace di sacrificargli molte cose ed a che si tiene.
È vedere ostinatamente in qualsiasi guerra l’errore gigantesco giudiziario che fa la somma delle pene capitali inflitte tanto ad innocenti; è non acconsentire alle semplificazioni grezze e falsificazioni che diffondono le propagande per attizzare i odi; è rifiutare di sgusciare la catena degli slogan di comando e delle calunnie di consegna; è non protestare soltanto si vuole la pace quando si fa il gioco dei fanatismi che la rendono impossibile; è denunciare senza sosta l’atrocità, gli ignominia della guerra, ma conservarsi di attribuire ad uno dei belligeranti delle atrocità speciale; è proibirsi di denunciare da un lato ciò che è realizzato o sarebbe realizzato anche del lato sfavorevole; è condannare, in tutti i campi; a – boutismes e le intransigenze; è affliggersi quando, per qualunque causa, si vede un cannone tra le mani di un bambino; è essere ossessionato dai fantasmi di tutti coloro che sono morti per nulla; è preferire che le riconciliazioni precedono i carnai; è non essere mai sicuro di avere completamente ragione quando si sottoscrive alla morte altri…
Un mondo unito potrà essere costruito soltanto da uomini e donne aventi al cuore questo pacifismo. “

Jean Rostand (1968)

Patrice Faubert (2012) pouète, peuète, puète, paraphysicien, impasse dice l’ospite “su hiway.fr„

fbi/cia use new, secret tool against selected Targets

The fbi abuses the Global Disease Surveillance System Against Dissidents & Whistleblowers

                                                      The Public Needs To Know

GLOBAL DISEASE SURVEILLANCE SYSTEM AND ITS ABUSE BY FBI

http://www.newciv.org/nl/newslog.php/_v194/__show_article/_a000194-000369.htm http://sosbeevfbi.ning.com/forum/topics/abuse-of-the-global-disease

 

From: http://www.buzzle.com/articles/contagious-diseases.html

 

 

Deadly Communicable Diseases The following is a list of deadly contagious or communicable diseases that have killed millions of people all over the world. •All Lower respiratory infectious diseases •HIV/AIDS •Tuberculosis •Malaria •Measles •Whooping Cough •Tetanus •Meningitis •Hepatitis B

Contagious Diseases List

The following is an alphabetical list of common as well as highly contagious diseases. This is a non exhaustive list. •Athlete\’s foot •Bacterial meningitis •Chancroid •Chickenpox •Chlamydia •Common cold •Conjunctivitis (Pink eye) •Crabs •Croup •Cryptosporidiosis •Diphtheria •Encephalitis •Epstein Barr virus •Flu (Influenza) •Fungal skin infections •Giardiasis •Gonorrhea •Hepatitis •Herpes •HIV/AIDS •HPV •Impetigo •Leprosy •Leptospirosis •Measles •Meningococcemia •Molluscum contagiosum •Infectious mononucleosis •MRSA staph infection •Mumps •Nail fungus •Nongonococcal urethritis •Pelvic inflammatory disease •Plantar warts •Polio •Ringworm •Roseola infantum •Rubella (German measles) •Scabies •Scarlet fever •Shigellosis •Smallpox •Strep throat •Swine flu •Syphilis •Tonsillitis •Trichomoniasis •Tuberculosis •Vaginitis •Viral gastroenteritis •Viral laryngitis •Whooping cough (pertussis)

 

 

 

 

From:

http://www.pbs.org/newshour/rundown/2011/09/the-silent-deadly-epidemic-of-non-communicable-disease.html

Roughly two out of every three deaths on the planet is now caused by non-communicable disease, and the U.N. estimates that by 2030, 52 million people will die annually from these diseases. That\’s five times as many deaths as the estimated death toll for infectious disease.

But the burden of non-communicable illness falls heavily on the poor.
BTW:http://napoli.indymedia.org/2012/03/09/to-all-armed-forces-of-the-united-states-of-america-from-geral-sosbee/

Dictature des sondages

Les sondages sont une dictature
La dictature des sondages
Pour contrôler, orienter, camisoler
Et éviter toute déconfiture
Ainsi, aucune réelle surprise
N’ est possible, l’ on soupèse les mises
Et tout, ce qui contrôle
Et tout, ce qui oriente
Et tout, ce qui camisole
Est contre la démocratie
Tout sondage est une dictature
La dictature des marchés
La dictature des banquiers
Aucune surprise n’ est possible
Et cela en est risible
Et si c’ est cela la démocratie
Et bien, dessus, je chie, je chie, je chie

Patrice Faubert(2012) pouète, peuète, puète, paraphysicien, Pat dit l’ invité sur “hiw

I sondaggi sono una dictatura
La dittatura dei sondages
Pour controllare, orientare, camisoler
Et evitare ogni déconfiture
Ainsi, nessuna reale surprise
N’è possibile, si soppesano i mises
Et tutto, cosa che contrôle
Et tutto, cosa che oriente
Et tutto, cosa che camisole
Est contro la démocratie
Tout sondaggio è una dictature
La dittatura dei marchés
La dittatura del banquiers
Aucune sorpresa non è possible
Et ciò è risibleEt se è ciò démocratie
Et bene, sopra, io la caca, caco, io chie

Patrice Faubert (2012) pouète, peuète, puète, paraphysicien, impasse detto l’ospite aspro sur”hiway.fr”