Carlo è morto.
Carlo è morto, Carlo è morto a Genova, quando gli hanno sparato,
Carlo è morto a Genova quando una camionetta gli ha calpestato la faccia,
Carlo era li quando gli uomini e le donne piangevano sangue,
Carlo è morto quando il movimento moriva,
Carlo è morto quando si separavano gli amici,
Carlo è morto quando rosso e nero non erano più complementari,
Carlo è morto quando ha visto migliori amici isultarsi,
Carlo è morto quando è finito tutto,
Carlo è morto quando la paura ha diviso ciò che non si poteva dividere, ciò che non si doveva dividere,
Carlo è morto quando 8 anni dopo i suoi compagni e le sue compagne hanno borbottato processi alle intenzioni e hanno deciso di sabotare un nuovo più imponente contro G8,
Carlo è morto, noi siamo vivi, noi possiamo ancora litigare tra di noi, lui no.
Ma noi possiamo ancora scegliere se accettare o resistere all'ingranaggio;
Noi possiamo scegliere se rendere la morte di un nostro compagno vana o meno, noi possiamo ancora scrivere la storia.
Chiamatela V strategy, chiamatela A strategy, chiamatela Q strategy, voi non avete fatto nulla, solo parole.
Mi appello a tutto, hippie, fricchettoni e fricchettone, skinheads, punx, non violenti e non violente, autonomi e autonome, black blockers,pink blockers, suonatori e suonatrici, vagabondi e vagabonde, giocolieri e giocoliere, anarchici e anarchiche, comunisti e comuniste, libertari e libertarie, centri sociali, strutture, comitati, ribelli, asociali, zingari, delinquenti dentro e fuori le mura, emarginati e emarginate, mi rivolgo a tutto ciò che è ai margini di questa società malata, mi rivolgo a chiunque la testa non la voglia abbassare anche questa volta:
il 7 luglio non lasciamoci abbindolare da nessuno, il sette giugno ci troveremo tutti e tutte in un posto solo, non fidiamoci di chici vuole dividere, dobbiamo essere uniti e unite, rimaniamo costantemente aggiornati noi che frequentiamo indy, teniamo informate le perone comuni che non potranno leggere un manifesto ne nulla perchè qualcosa sta cercando di sabotare il contro G8.
Se non troveremo un appuntamento vero, che possa raccogliere tutti e tutte, l'appuntamento ce lo facciamo da soli ci diamo un appuntamento, la manifestazione ce la autoconvochiamo senza il permesso di capetti di movimento o di governo, senza organizzazioni o assemblee ognuno e ognuna porta il suo contenuto, e il percorso si deciderà sul momento.
Se non esisterà un appuntamento vero e proprio, ci vediamo il 7 luglio davanti l'università la sapienza a piazzale aldo moro, è un luogo centrale che tutti possono raggiungere in sicurezza a due passi da tutte le metropolitane e da san lorenzo.
inoltre l'università è un luogo potenzialmente sicuro.
Non sono un'associazione, non sono una struttura, non sono un centro sociale, non sono nessuno, sono un 1, ma tutti e tutte noi siamo un 1, sono gli 1 che fanno la storia, tanti 1 sono una moltitudine, non sono un mitomane, non soffro di manie di protagonismo, sono solo deluso per come si stanno svolgendo le cose, sono arrabbiato, ma credo ancora che possiamo uscire dalla merda in cui siamo.
Se non avremo un'appuntamento per tutti e per tutte ci vedremo li, se invece avremo un appuntamento comune , lasceremo che la polizia sprechi parte del suo arsenale per sorvegliare un appuntamento ormai fasullo.
Per Chi non vuole mollare,
Per Carlo,
Per la Libertà
Considerazioni sparse.
Considerazioni sparse.
Il "movimento" nei suoi numeri non è quello della vigilia di Genova. Vigliacchi ed infami a parte, i numeri sarebbero stati comunque fortemente minori ed in conseguenza, tutto ciò che ne deriva, fortissimamente ridimensionato.
Sui vigliacchi e gli infami, non gli imputo tanto la colpa di aver boicottato il corteo dell'Aquila, che per come stanno le cose può essere anche un fatto ed una scelta condivisa, con la differenza che in un caso si parlerebbe di precisa mossa politica, in un altro di vigliaccheria ed infamità.
Perchè vigliaccheria ed infamità? Perchè nel caso fosse stata fatta una scelta politica in relazione al terremoto e al disagio degli aquilani, si sarebbe convocato per il 7 un corteo nazionale qui a Roma, fatto che non avrebbe precluso in alcun modo le tanto decantatate azioni dislocate da portarsi avanti in quel giorno. Un corteo da convocare con larghissimo anticipo di modo da dare a tutti la possibilità di organizzarsi dall'estero e dall'Italia.
Non è stato fatto e non cambia nulla il fatto che possa essere dato ora un evenutuale appuntamento, sempre che lo si faccia. I numeri non si discosterebbero dal G8 sull'immigrazione e le modalità neanche. Cosa che non sarebbe potuta darsi per certa nel caso di grossi numeri mossi da fuori, perchè parliamoci chiaro, qua a Roma questi cani bastardi sono, vuoi o non vuoi, numericamente preponderanti. E forse un po' la colpa è anche di chi, sinceramente comunista e rivoluzionario, non è riuscito a tirare su un'alternativa, ma questo è altro discorso.
Sono fondamentalmente contrario allo scadenzismo, un corteo, degli scontri, nulla cambiano se non inseriti in un percorso politico di lotta di massa, cosa che ora non c'è, ne come percorso politico, ne tantomeno come percorso di massa.
Ma qui non è tanto il G8, che poi parliamoci chiaro a livello di intenti politici il comunicato V-Strategy risulta come al solito assai moderato e ben allineato alla vecchia storiella della re-destribuzione del reddito e tutti ben felici e contenti. No, non è il G8.
Qua si trattava, per quanto possibile ora, di onorare la memoria e le gesta di un compagno caduto ammazzato dai servi della stato borghese.
Non è stato fatto. La vigliaccheria e l'infamità si pagano, cani bastardi pagherete anche voi.
CARLO GIULIANI VIVE NELLA LOTTA.
MORTE AL CAPITALE. VIVA IL COMUNISMO.
V-strategy
G8 2009, da Roma guardando all’Aquila e al mondo
“Siete vientos en los calendarios y geografias de abajo:
primer viento, una digna juventud rabiosa”
(Subcomandante Marcos, Ezln, Chiapas, Mexico, messaggio alla Grecia
ribelle, dicembre 2008)
L’8, il 9 e il 10 luglio il presidente-padrone del governo italiano
Silvio Berlusconi ospiterà il summit dei “Grandi” della Terra nella
fortezza di un corpo di polizia dello Stato a Coppito, nei dintorni
dell’Aquila, fra le terre e le popolazioni sconvolte dal terremoto
d’Abruzzo: là dove per sua espressa volontà è stato spostato il vertice
dedicato alla crisi globale, originariamente previsto al largo delle
coste sarde della Maddalena, nel mare della Costa Smeralda e su una nave
extra-lusso.
Ad opera di questo satrapo del sistema di speculazione e guerra cui
questa crisi risale, prende così corpo anche sul piano dell’immagine il
tentativo di rilegittimare la fallimentare governance politica globale,
che non a caso vedrà la riunione del G8 trasformarsi in G14 e poi G21.
Il situazionista della reazione Berlusconi offre in tal modo ai potenti
della Terra - e alla scommessa dettata dall’emergenza di allargare il
loro “club” - l’occasione d’uno spettacolo di «sobrietà», come ha detto
lui stesso: uno spettacolo che si vorrebbe adeguato a fronteggiare i
crescenti segnali di ostilità e di ribellione, diffusi in ogni angolo
della Terra, a scelte strategiche poste al servizio degli interessi
delle poche corporations espropriatrici di quasi tutta la ricchezza
globale e affamatrici di oltre 1 miliardo di persone nel mondo.
Dietro il cabaret compassionevole allestito per portare a spasso i
massimi decisori politici mondiali fra le tende dei terremotati, in
verità il summit dei Grandi si prepara a confermare quelle scelte e quel
dominio: rifinanziare la speculazione finanziaria, salvare le banche,
precarizzare ed asservire ancor più il lavoro e al contempo rafforzare
le architetture securitarie, implementare la cooperazione degli Stati
nelle pratiche di repressione e accompagnare lo sfruttamento senza
frontiere dell’umanità e delle risorse del pianeta con l’innalzamento
ulteriore delle frontiere di sangue e vergogna che affrontano le grandi
migrazioni dalle terre umiliate, martoriate e desertificate da tale
sfruttamento, continuare la militarizzazione delle università, rendendole
sempre più luogo della repressione e non di socialità, con il fine di disciplinare le vite degli studenti e normalizzare il conflitto.
Ma questo G8-G14-G21, oltre che sulla scena disastrata d’un terremoto
come quello d’Abruzzo reso micidiale dalla speculazione e
dall’ingiustizia sociale, oltre che alll'ombra degli scandali addensati
intorno alla figura dell'"ospite" Berlusconi, si svolgerà sullo
sfondo d’una serie recente di rivolte contro l’oppressione, esplose ad
ogni latitudine e in diverse dimensioni precisamente nel pieno del
dispiegamento della dinamica di crisi: dall’Argentinazo alla rivolta di
El Alto in Bolivia a quella dell’Appo a Oaxaca in Messico e oggi alla
resistenza dei popoli originari dell’Amazzonia peruviana, alle rivolte
contro il Cpe e di sollevazione delle banlieues in Francia del 2005; da
quelle delle e dei migranti dentro e contro i lager e i sistemi di
espulsione e respingimento dei contrafforti dell’Unione europea, dal
Peloponneso a Ceuta e Melilla a Lampedusa, alla recente rivolta
giovanile in Grecia contro lo Stato e la repressione dopo l’assassinio
poliziesco di Alexandros Grigoropoulos a 16 anni; dalle tumultuose
proteste contro i poteri economici e i governi responsabili della crisi
in Islanda come a Dublino, alle rivoltose contestazioni del summit G20 a
Londra - dov’è stato ucciso dalla polizia il cittadino Ian Thomlison - e
poi di quello Nato a Strasburgo, fino alla notte di rabbia del 1° maggio
a Berlino.
Anche sul piano delle mobilitazioni d’attivismo contro il G8,
l’appuntamento di luglio è stato preceduto in Italia da una sequenza di
campagne, manifestazioni e iniziative di lotta rivolte ai vertici a
livello ministeriale e di lobbies che l’hanno preparato: nel caso dei
summit sull’Agricoltura e sull’Ambiente come in quello dei rettori
universitari che a Torino ha visto il corteo dell’Onda studentesca
concludersi in scontro frontale con lo schieramento repressivo, come
pure nei casi degli appuntamenti a Roma dei ministri economici il 28
marzo, quando sono state sanzionate sedi di banche e assicurazioni
durante un corteo di sindacati di base e di giovani studenti e precari
che ha battuto il tentativo di vietare il centro storico e politico alle
manifestazioni di dissenso, e dei ministri di Giustizia e degli Interni
il 29 e il 30 maggio, quando azioni dirette creative hanno colpito
l’Oim, occupato simbolicamente chiese e comunicato coi reclusi del
lager-Cie di Ponte Galeria e un corteo antisecuritario e antirazzista si
è svolto nelle strade della capitale italiana in continuità con quello
delle e dei migranti la settimana precedente a Milano.
Mentre nelle ultime settimane parti significative delle stesse
popolazioni terremotate dell'Aquilano hanno espresso ribellione,
portandola fin sotto i palazzi del Parlamento e del governo nella
capitale,
contro le politiche di menzogna sulla "ricostruzione" e contro la
scelta di trasferire lo spettacolo del G8 fra le loro tende.
L’assemblea nazionale a L’Aquila il 1° giugno ha lanciato un appello a
realizzare contro il G8 «una mobilitazione diffusa» nel segno della
«radicalità», la successiva assemblea del 21 ne ha stilato il
calendario. In questa cornice la Rete NoG8 di Roma, convergenza di
movimenti di lotta diversi della città che ha organizzato gli
appuntamenti di marzo e di maggio prima ricordati, propone per le
giornate del summit dei capi di Stato e di governo dei “Grandi” una
“Giornata d’Accoglienza ai Potenti della Terra” individuata nel 7
luglio, quando le delegazioni internazionali transiteranno per la
capitale, anche garantendo in diverse parti della città alcuni
"info-point" rivolti a chi voglia parteciparvi; e di praticare con
azioni per gruppi d’affinità una “Mappa della Crisi”, sul modello di
quella sperimentata a Londra durante il G20, in più città italiane,
europee e dei Paesi del “Club dei Grandi” nei giorni di effettivo
svolgimento del summit in Abruzzo.
Il 10, ultimo giorno del vertice, i sindacati di base e varie reti di
autorganizzazione sociale danno appuntamento proprio a l'Aquila per un
corteo generale al cospetto dei potenti del malgoverno globale.
Noi, attiviste e attivisti autocton* e migranti delle lotte
metropolitane, precarie e studentesche, umili costruttrici e costruttori
di forme di vita indipendenti, gelose e gelosi della nostra sincera e
convinta indipendenza politica, anticapitalist* e antifascist* tanto
quanto antiautoritar* e antimilitarist*, antirazzist* quanto
antisessist*, alternativ* quanto libertar*, aderiamo alla manifestazione
finale all'Aquila; e ci proponiamo di realizzare intanto nella
“Giornata d’Accoglienza” del 7 luglio a Roma una dinamica di blocco
della circolazione e della mobilità che, combinando pratiche creative e
intelligentemente radicali, rivolga la nostra degna rabbia ad ostacolare
la funzionalità della celebrazione dei potenti della Terra e della loro
bancarotta. La cooperazione tra realtà diverse che condividono pratiche e interessi spaventa chi gestisce la crisi, per questo riteniamo che questa inter-azione sia un passaggio fondamentale e necessario, un punto di forza per contrastare insieme il disegno di un mondo invivibile e asservito dalle
logiche di profitto.
Lo stesso proponiamo alle reti e a* singol* del movimento - italiano,
europeo e globale - che vogliano convergere con noi e che accoglieremo
per quanto possibile, con risorse ed iniziative di movimento a partire
dalla costituzione di almeno un "info-point" in un luogo da strappare
alla normalizzazione e alla pacificazione imposte, nel quadro delle
caratteristiche locali e delle modalità condivise della mobilitazione
unitaria a Roma.
Proponiamo ancora a tutte le reti, i movimenti, i collettivi, le singole
e i singoli attivist* nelle metropoli del “Club dei Grandi” di
condividere una “Mappa della Crisi”, aperta e quanto più possibile
globale; e di praticarla attivamente, in comunicazione reciproca, nelle
giornate successive.
Proponiamo di far convergere iniziative ed azioni su alcune direttrici
della crescita e della continuità d’un movimento di ribellione da
sviluppare nei mesi a venire, attraverso la denuncia pubblica e
l’assedio sociale:
- dei maggiori responsabili della crisi, della sottrazione di reddito, di
libertà e di diritti;
- delle strutture di architettura securitaria;
- dei maggiori responsabili della precarietà, dei licenziamenti, delle
morti sul lavoro;
- dei centri di distruzione delle risorse e della vita del pianeta;
- dei centri di aggressione contro le condizioni materiali primarie di
vita;
- dei centri responsabili dell’espropriazione della ricchezza sociale e
della conoscenza.
Con queste proposte e con questi obiettivi, da oggi ci poniamo a
disposizione d’una cooperazione politica attiva e d’una connessione tra
pratiche sociali alternative, a partire dalle giornate di luglio 2009.
“Akat qhiparux waranq waranqanakax kutinixa (tornerò e saremo milioni)”
Tupac Katari, 1781
Viola: è il colore dello spettro visibile a maggior frequenza e minore
lunghezza d’onda, è il colore del movimento di liberazione delle donne e
dell’autodeterminazione sessuale, è il colore del sogno, della
metamorfosi, della transizione, della magia, dell’urgenza d’espressione
dei bambini.
Pure, viola è il colore della schiavitù, nel XVI secolo in Inghilterra
designava il lutto estremo, nella capoeira è associato all’Orixa Iansa
dea dei venti e delle tempeste, a Lima è il colore della dedizione al
Cristo Nero, “Signore dei Miracoli”, dipinto e venerato dagli schiavi
africani e su cui gli indios trasferirono la devozione a Pachacamac,
“Colui che muove il mondo”, il padrone dei terremoti…
Nelle giornate contro il G8 della crisi, il viola sarà il nostro colore.
Vendetta: è una parola dura, che non lascia spazi.
E’ una dedica a chi si alza una mattina, prende un autobus o la macchina
o una moto, arriva al lavoro e vi trova la morte. E’ dedicata alle
statistiche che conteggiano queste morti, più numerose di quelle d’una
guerra.
E’ una dedica, ancora, a chi parte dalle proprie radici per cercare un
futuro migliore e trova confini, muri e razzismo: in Italia non è certo
raro trovare una vergogna chiamata Cie, “centri d’identificazione ed
espulsione”, formula anodina per aggirare qualsiasi rispetto
dell’umanità e che nascondo quelli già conosciuti nella storia come
lager.
Sono le nostre parole e le nostre mani, le nostre emozioni e le nostre
ragioni, che disegnano la vendetta. Sono un corpo collettivo che si
muove veloce per la metropoli. Quella stessa velocità che ci porta da
uno sfruttamento ad un altro, dall’incertezza del presente alla
negazione d’un futuro, la rivoltiamo contro chi ci espropria della
nostra vita.
V di vittoria: immagine classica, indice e medio divaricati in segno
d’una resistenza che vince.
Perché è necessario volere e perseguire un cambiamento reale e radicale.
La vittoria che cerchiamo non è fatta certo della stessa pasta del potere
che combattiamo. Ciò che vogliamo è il nostro tempo che ci rubano; la
partecipazione che impediscono e la voce che ci soffocano; la ricchezza
che ci sottraggono. Quella che ci muove è la necessità di nuove scelte
politiche, economiche e sociali di contro al segno di continuità nel
profondo di questa crisi che sarà riprodotta all’infinito per riprodurre
il capitale e il suo dominio. Quella che cerchiamo è la vittoria che sta
nell’aver strappato un metro in più, aver ripreso un respiro a pieni
polmoni, aver attestato la realizzabilità d’un progetto di liberazione.
E’ vittoria anticapitalista che cerchiamo di riprodurre e sostenere. Le
vittorie possono essere anche molto piccole, ma costruiscono un cammino.
Noi siamo decise e decisi a perseguirle. Questa volta, molte altre volte
ancora.
V come viola,
V come vendetta,
V come vittoria!
V-Strategy
Roma, Italia, giugno 2009
V COME VILI,V COME VERMI,V
V COME VILI,V COME VERMI,V COME VENDUTI,V COME VIGLIACCHI....in una sola parola:M E R D E!!!!!
come diceva goebbels
Ripeti una menzogna cento volte e diventa verità
15:01
perchè non t'ammazzi? vai vai, che berlusconi te lo meriti... coglione
v come veramente-poco-comunicativo
sarebbe bello poter leggere degli interventi argomentati e comprensibili: mettiamo che io, da "profano", legga il primo intervento, quello sulla spiegazione della V-strategy, e mi faccia un'idea. subito dopo leggo l'intervento del primo anonimo (se non hai il corggio di sostenere le tue idee, insulti o argomentazioni, dovresti vergognarti) che, evidentemente, ha opinioni ben diverse da quelle del primo che scrive. cosa capisco della situazione, che idea posso farmi, come agisco nei confronti della V-strategy? questa cosa mi convince e non mi convince, ma devo scegliere se andare in piazza il 7 e in quale piazza andare: è una cosa importante, perchè visto il livello di tensione che si raggiunge in questi giorni devo ponderare bene dove andare e quanto rischiare, che pratica seguire e come tutelarmi.
caro anonimo n.1, tu partivi da una posizione di vantaggio nei confronti del primo compagno che scrive, ma se avevi una possibilità di convincermi a venire in piazza con te, l'hai sprecata, perchè il tuo comportamento mi spinge verso una pratica opposta alla tua, seppur (a quanto leggo nell'intervento sulle V-strategy) presentata con una verbosità e una retorica che mi disturba non poco... ma questo è un'altro argomento...
poi ci si lamenta che indymedia è diventato un forum per insultarsi a vicenda... poi si rimpiangono i numeri del movimento di genova... grazie al cazzo, aggiungo io...