"La coscienza civile si risvegli, la libertà di dissenso va difesa". Lettera aperta sugli arresti di giovani per il G8
Lettera aperta sugli arresti di giovani per il G8
petizionearreg8 | 09 Luglio, 2009 18:37
La coscienza civile si risvegli, la libertà di dissenso va difesa
Segnali allarmanti sullo stato di salute delle garanzie democratiche e dei diritti di libertà in Italia si sono sommati in rapida successione in questi giorni. Ne hanno fatto le spese le giovani e i giovani colpiti dai provvedimenti di privazione della libertà personale in un contesto che dovrebbe essere tra i più protetti in uno stato di diritto: quello della manifestazione di dissenso, anche il più radicale. Con sorprendente tempismo, nella settimana del secondo G8 presieduto da Silvio Berlusconi, dopo quello tristemente noto di otto anni fa a Genova, ordini di carcerazione sono stati eseguiti a carico di 21 partecipanti alla contestazione dell'Onda studentesca nei confronti del "G8 dei rettori" di Torino, risalente a due mesi prima. Il giorno seguente, durante le prime contestazioni all'incontro dei capi di Stato e di governo, in occasione del transito a Roma delle delegazioni internazionali verso la sede del summit a Coppito nell'Abruzzo terremotato, gli ordini di carcerazione hanno riguardato 8 dei 36 giovani fermati nel corso di un corteo partito dalla terza Università pubblica della capitale. Un corteo caricato dalle forze dell'ordine senza ragione alcuna, nel momento in cui i manifestanti stavano per sciogliersi e raggiungere la manifestazione convocata all'Università la Sapienza contro gli arresti del giorno prima. Nulla aveva compiuto il corteo nei confronti di cose e persone, e non risulta, né è stata contestata agli indagati, lesione alcuna all'incolumità di chicchessia. Mentre tra i fermati, chi è stato trattenuto in carcere, in stato d'arresto e perfino in regime di semi-isolamento, è noto essere impegnato in quotidiane e trasparenti attività politiche e sociali. Esattamente come è avvenuto con gli arresti di esponenti dell'Onda e dei movimenti che l'appoggiano, effettuati il giorno prima in tutta Italia.
Non è una democrazia reale quella nella quale l'attività politica organizzata e l'espressione aperta delle proprie opinioni, anche rivolte al cambiamento più profondo dell'ordine costituito, diventano motivo di repressione e restrizione della libertà personale. Né si possono considerare integre, piene ed effettivamente tutelate le garanzie di agibilità democratica in un Paese, quando in esso l'autorità esercita forme di repressione generalizzata delle contestazioni collettive di dissenso, tanto più in occasioni delicate come un vertice internazionale di governi. La manifestazione del dissenso è infatti parte della normale dialettica di una società democratica.
Se la repressione delle posizioni "radicali" si fa sistematica e continua, se chi le esprime è altrettanto sistematicamente e continuamente sottoposto all'applicazione delle misure più estreme di restrizione della propria libertà, le coscienze di chi ha a cuore la democrazia devono allarmarsi. Devono allarmarsi per le sorti della democrazia e della libertà di tutti: si comincia dalle posizioni radicali ma non si può prevedere dove ci si fermi.
Se l'autorità si trasforma in attività di repressione politica, ogni coscienza democratica deve prendere voce, poiché la vigilanza civile non può essere a tempo determinato: se chiude gli occhi, si rassegna a perdere una quota di democrazia, un pezzo di libertà. E a pagarne i costi sono tutte e tutti, giacché la democrazia e la libertà sono indivisibili.
Reagiamo con una convinta e intensa mobilitazione politica, sociale e culturale alle lesioni che democrazia e libertà hanno subito con gli episodi repressivi di questi giorni. Non lasciamo sole e soli questi giovani. Denunciamo, in ogni sede, la grave responsabilità assunta da chi questi episodi ha voluto, disposto e realizzato.
La coscienza civile si risvegli, subito.
primi firmatari:
Franca Rame e Dario Fo, Gianni Vattimo, Giacomo Marramao, Luisa Capelli, Giovanni Cerri
prime adesioni di rappresentanti istituzionali:
Alessandra Tibaldi (assessora al Lavoro della Regione Lazio), Massimiliano Smeriglio (assessore al Lavoro della Provincia di Roma)
prime adesioni dei movimenti:
Rdb-Cub, Confederazione Cobas, Coordinamento cittadino di Lotta per la Casa - Roma, Action - Roma, Blocchi Precari Metropolitani - Roma, Rete delle/degli Indipendenti, Comitato madri per Roma città aperta, HorusLiberato2.0 - Roma, LOA Acrobax - Roma, Esc Atelier Occupato - Roma, CoMUniA - Roma, Sapienza in Onda, Studentesse e Studenti Roma 3 in lotta contro il G8
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Per adesioni lasciare un commento con la firma
http://petizionearrestig8.noblogs.org/post/2009/07/09/...
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This is the end. .....siamo
This is the end.
.....siamo alla difesa della "normale dialettica in una societa' democratica"....
....ma, per curiosita', la rivoluzione, ha qualcosa a che vedere con "la normale dialettica", o pensa alla sua soppressione, al suo superamento?
La verita' e' che il No-G.8 ha mobilitato qualche centinaio di attivisti, peraltro in forma avventurosa, distanti sia dalle popolazioni autoctone che da qualsiasi addentellato di classe.
La verita' e' che con i contro-vertici, sono finite anche le litigiose microburocrazie di movimento, che non smuovono piu' nessuno.
E' troppo chiedere di affrontare, e risolvere, simili problematiche?
p.s. come mai l'S.D.L. non ha firmato questa petizione?
.....gia' che non si occupa nemmeno dei suoi dirigenti ultimamente carcerati!
Costuire il partito
Finalmente qualcuno che capisce che ste rivendicazioni piccolo-borghesi non portano da nessuna parte, ma non fanno altro che mettere le c.d. avanguardie, ancora una volta, alla coda delle masse in lotta e non alla testa.
Quando cazzo lo rivendichiamo il comunismo? Quando cazzo la rivendichiamo la società dove i mezzi di produzione stanno in mano agli operai?
Ci vuole il partito, appresso ai disobbedienti non facciamo un beato cazzo. Ci facciamo qualche tafferuglio, qualche denuncia, qualche anno di carcere, ma non serve al superamento della società capitalistica.
Senza il partito del proletariato con una teoria rivoluzionaria non andiamo da nessuna parte.
Spurghiamo sti disobbedienti che so boni solo per la socialdemocrazia.
Costuire il partito
Finalmente qualcuno che capisce che ste rivendicazioni piccolo-borghesi non portano da nessuna parte, ma non fanno altro che mettere le c.d. avanguardie, ancora una volta, alla coda delle masse in lotta e non alla testa.
Quando cazzo lo rivendichiamo il comunismo? Quando cazzo la rivendichiamo la società dove i mezzi di produzione stanno in mano agli operai?
Ci vuole il partito, appresso ai disobbedienti non facciamo un beato cazzo. Ci facciamo qualche tafferuglio, qualche denuncia, qualche anno di carcere, ma non serve al superamento della società capitalistica.
Senza il partito del proletariato con una teoria rivoluzionaria non andiamo da nessuna parte.
Spurghiamo sti disobbedienti che so boni solo per la socialdemocrazia.