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1969-2009.Vogliamo ancora tutto…?! Meeting sull'autunno caldo del '69

A quaranta anni dall’Autunno Caldo del ’69, una giornata di confronto, testimonianze, analisi sulla stagione di lotta ed emancipazione che dichiarò i lavoratori e i salari variabili indipendenti dal capitale e li rese protagonisti del cambiamento di un’epoca.

Roma, sabato 7 novembre dalle 10.00 alle 18.00
ex Mattatoio di Testaccio (entrata via Monte Testaccio 22).

Hanno assicurato per ora il loro intervento:

Aloisi, Arciuolo, Bellofiore, Bernocchi, Cararo, Casadio, Ciabatti, Dalmasso, D’Ubaldo, Ferrari, Gattei, Mariti, Miliucci, Modugno, Natella, Papi, Polo, Russo, Timperi, Vasapollo. Una relazione sarà dedicata alle riflessioni sull’Autunno Caldo del compagno Marco Melotti, recentemente deceduto.

La redazione di Contropiano, confederazione Cobas, collettivo Vis a Vis, comitato di quartiere Alberone

ADUNATA DEI REFRATTARI.

A 40 anni dall’autunno caldo, la crisi accelera la copertura planetaria capitalistica che, amplificando e rendendo incompatibili le contraddizioni di sistema, riducendo oggettivamente gli di spazi di mediazione del welfare riformista-socialdemocratico, riapre la partita e la possibilta’ per il movimento della trasformazione rivoluzionaria.
1969-2009: per dare un senso a questa storia
12 dicembre 2009
ADUNATA DEI REFRATTARI

A 40 anni dal ’69, in un mondo cambiato ma sempre piu’ capitalistico, rimuove i passi, dentro la crisi, l’utopia di un nuovo assalto al cielo.
I padroni, il loro sistema di comando, si stanno attrezzando alla mutata condizione, cercando di superare la crisi.
Per loro, per i padroni, il nuovo mondo che uscira’ dalla crisi risentira’ di nuovi equilibri, frutto di nuovi rapporti di forza tra le potenze.
Il baricentro del processo di internazionalizzazione si spostera’ ad est, provocando un ulteriore indebolimento degli U.S.A., ed un possibile arbitraggio europeo a fronte di una possibile cogestione americo-cinese.
Aumento del ruolo dinamico paesi del bric, spesso truccati da nuovo socialismo ed esportati in occidente come nuovo modello di “stati guida”.
Sullo sfondo, la guerra imperialista diviene condizione permanente e possibilita’ concreta data la progressiva impossibilita’ di esportazione della contraddizione in territori da sfruttamento originario.
La borghesia cerca di sopravvivere, ben sapendo di essere una classe storicamente superata ed incapace di garantire un futuro all’umanita’.
Al contrario, il proletariato, classe del futuro che solo puo’ liberare con se stesso l’intera umanita’, e’ preda di ogni ideologia nazionalista, fascista, sciovinista, preda di preti e padroni di ogni risma, abile ed arruolato sotto mille bandiere, nazioni, eserciti.
Non riesce a vedere la comunanza di interessi di una classe in grande espansione, in grande concentrazione metropolitana, in grande contaminazione migratoria.
E’ classe in se, ma non ancora per se.
Le esplosioni di lotta, anche dure, spesso sono ribellioni dettate dall’isolamento e dalla disperazione; non riescono a collegarsi, e , ancor piu’ spesso, non riescono ad avere un quadro strategico di intervento nella mutevole realta’.
Non riesce ad esprimere una politica autonoma ed a rappresentarla organizzativamente.
Ha molte ragioni, ma poca forza, poca coscienza.

In Europa, ed in Italia, dopo il decennio sovversivo post ’69, i movimenti hanno ciclicamente provato a forzare le soglie delle compatibilita’, rompendo ed oltrepassando liturgie e linguaggi superati del vecchio mondo mandato in frantumi dalla rivoluzione capitalista dell’’89 ( pantera’90 ), o a vincere la scommessa competitiva con la rappresentanza sindacale di stato
( battaglia di S.Giovanni ’92 ).
Senza riuscirci, per le difficolta’ di fase ma anche per incomprensioni analitiche ed inadeguatezze delle soggettivita’ antagoniste.
La successiva stagione no-global, che pure riusci’ ad evadere dal ghetto autoreferenziale di movimento attraversando la societa’ civile con il suo altro “mondo possibile”, si infranse a Genova, nel 2001, sotto i colpi del diritto borghese ed assassino.
Poi, come spesso accade, le cose serie si sono ripetute in forma di pantomima, di copia ridotta di quelle del passato, scadendo nella farsa, nell’esercizio mediatico, nel passaggio giornalistico, nell’estetica personalistica.
La morte della sinistra di stato unita alla definitiva integrazione del sindacato di stato nell’apparato di sistema completano il quadro aggiornato all’oggi.
La realta’ e’ sotto gli occhi di tutti, e non puo’ essere cambiata riproponendo furberie politiciste, scorciatoie stantie, assemblaggi intermedisti, riesumazioni paraistituzionali, ne’ puo’ essere affrontata alla ricerca della “sponda” perduta, o solo dalla buona volonta’ e dalla passione politica pur sincera di singoli militanti.
A mondo cambiato, va contrapposta una moderna visione anticapitalista, ed una adeguata attrezzatura politica ed organizzativa, che cominci, da subito, a raggruppare, collegare ed omogeneizzare, le avanguardie operaie dei passati cicli di lotte e di sconfitte.
Occorre un primo passo pratico, che sciolga gli orticelli rinsecchiti che in molti continuano a coltivare, conquistando le condizioni di una liberta’ di confronto di azione coordinata finalmente libera da vecchie mutande arrugginite.
Il 12 dicembre ’09, a 40 anni dal ’69, rimane uno spartiacque tra chi vuole “abbellire” questa societa’ di brutture, tra chi invoca ancora “verita’ e giustizia”, e chi questa societa’ la vuole soppiantare, creando le condizioni per la verita’ di classe e la giustizia proletaria.
Vederci tra noi il 12 dicembre, refrattari alle sirene della “convivenza civile”.
Puo’ essere anche questo un primo passo pratico per riprendere il percorso della lotta di classe?

C O M B A T