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Il parruccone Mughini : "Non provo compassione umana per Diana Blefari"

dalla corte del salotto di due padroni Agnelli e Berlusconi e Casa pound! Difende morucci (http://notizie.tiscali.it/articoli/giampieromughini/09...) ma sputa su una suicida in carcere, forse perchè non era stato pagato dal sistema pduista di cui fa parte.

http://www.messinanews.com/cultura-societa/il-trionfo-...

Non provo compassione umana per Diana Blefari: lo dico a voce bassa ma è così

di Giampiero Mughini
Premesso che ogni vita è sacra e che la fine e la perdita di una vita è una sconfitta per tutta la società. Premesso che il carcere vale come punizione per quello che hai fatto ma non come strumento di annientamento. Premesso che la ex brigatista Diana Blefari Melazzi, responsabile diretta dell’assassinio del professor Marco Biagi, era psichicamente fragile e che forse andava protetta da se stessa più di quanto non sia stato fatto.

Premesso che è sacrosanta la mossa della procura di Roma, di aprire un’indagine sul come sia stato possibile che la donna abbia potuto attaccare brandelli di lenzuola l’uno all’altro, fare un nodo e darsi la morte senza che nessuno si accorgesse di nulla. Premesso tutto questo, la domanda che rivolgo a me stesso è semplice. Provo umana compassione per la sorte dell’ex terrorista, per quella che in un suo appunto aveva scritto che Biagi andava “torturato” prima di essere “giustiziato”? No, francamente no. Lo dico a voce bassa, ma è così. Persino alla compassione e alla umana pietas c’è un limite,
Il fatto è che la mia pietas era ed è enorme per il professor Marco Biagi, per quell’uomo mite che stava tornando in bicicletta alla sua casa sotto i portici di Bologna. Non è che Biagi fosse innocentissimo delle accuse che gli rivolgevano la Blefari e gli altri assassini suoi complici. Biagi era adamantino. Era un uomo che cercava di rispondere ai problemi del presente, alla realtà moderna del lavoro che non è più quella del lavoro dipendente a posto fisso. Biagi non lavorava perché la sorte dei “precari” fosse peggiore, lavorava perché fosse migliore al possibile. Era un uomo mite, che non aveva guardie del corpo e che per tornare a casa prendeva la bicicletta e non un taxi.
Gli sono andati alle spalle, non ricordo più se in due o in tre, e lo hanno ammazzato come un cane. Esattamente come erano stati ammazzati il mio amico Walter Tobagi, un giornalista che cercava di capire le complessità della politica e dell’ideologia degli anni Settanta, o il commissario Luigi Calabresi. Ammazzato come un cane da terroristi da due soldi che non avevano ragione, che non avevano ragioni. Una vita che è stata tolta via, una famiglia che è stata sconvolta. Di tutto questo era corresponsabile in prima persona Diana Blefari Melazzi.
Figuriamoci. In Italia non esiste la legge del taglione, togliere la vita o comunque annichilire chi ha tolto la vita. E’ un punto fermo della nostra legislazione ed è un punto fermo delle mie convinzioni. A suo tempo ho trovato orripilante la cerimonia della messa a morte di Saddam Hussein, che da criminale politico del nostro tempo di certo non scherzava. Ma qui non è in gioco una legge e neppure una convinzione, è in gioco un sentimento individuale, che ci sia o no una commozione umana. Vale per me come per ognuno di voi.
Ve lo ripeto, ancora a voce bassa. Io quella commozione non ce l’ho. L’avessi, mi sembrerebbe di attenuare l’orrore della morte di Biagi, l’orrore di quel piombo sparatogli a tradimento a spegnere la sua intelligenza e il suo lavoro di miglioratore della società italiana. Uno che non faceva chiacchiere sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci, ci provava in concreto a migliorarla e per quanto difficile sia. Dio, la mia commozione è per Biagi.

Allora l'avrai anche per Moro o dipende da quale parte sta la bilancia delle monete d'oro?


E' lui che fa pena, anzi

E' lui che fa pena, anzi schifo.

che merda d'uomo

je venisse un ischemia a sto zozzo