Chiappe d'oro e la fine del berlusconismo Italia
Erano altri tempi quando nelle redazioni ci si chiedeva chi potesse essere l'Antelope Cobbler del caso Lockheed o il Grande Vecchio del Terrorismo o il Boss dei boss della Mafia. Oggi il sommo quesito tra i giornalisti consiste nel sapere chi sia "Chiappe d'Oro".
L'identità del politico che si cela dietro il nomignolo affibbiatogli dalla banda dei trans di via Gradoli per via della particolare generosità con cui premiava le attenzioni per il suo latoB tiene desta la vigilanza democratica della professione, accende di sacro fuoco i più impavidi cronisti e restituisce alla categoria il senso e la coesione sperperati nelle piazze anti-censura.
Qui da noi - che siamo periferia seppure irrequieta dell'impero mediatico - sono giunte almeno una dozzina di diverse ipotesi. I cellulari però continuano a squillare e di certo a fine serata avremo personaggi a sufficienza per un romanzo corale.
Ogni nome suscita esclamazioni di sorpresa e di incredulità che però si trasformano rapidamente nel loro contrario: Quel ministro? No, non è possibile: si dice che sia un donnaiolo!! Però a pensarci bene certi atteggiamenti lo tradiscono... E quel politico di cui tanto si parla in questi giorni? Ma dai è sposatissimo e poi è un baciapile! Appunto, sono i peggiori. E la moglie? Sa e tace. E quel "destro" di prima fila? Ma scherzi, è il sinonimo del machismo all'italiana! E allora? Una perfetta copertura...! E quell'altro, così serio, così prodiano: non può essere! Perchè, ti sei scordato del portavoce??
E così via di nome in nome, vittime anche noi di un piccolo gioco al massacro che dà la misura del cabotaggio giornalistico nazionale.
Chi ha più bisogno del Grande Fratello, della Fattoria o dell'Isola dei Famosi? Basta la stampa di tutti i giorni - il famoso vangelo dei laici - affetta, questa sì, da una micidiale "febbre maiala".
Forse è davvero questo che vogliamo ed è davvero questo - per la legge della domanda e dell'offerta - che i giornalisti si sono specializzati ad offrire. Le vendite si impennano, gli share si gonfiano, gli editori godono e il lettori guardano.
E tutto gira allegramente e vorticosamente anche senza quello che ci avevano detto essere l'ingrediente principe di ogni storia ignobile, il motore immobile di ogni racconto immorale, oggi messo fuori gioco perché al di sopra di ogni sospetto: Silvio Berlusconi.
Che sia davvero arrivata la fine del berlusconismo?
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ma proprio l'articolo di un
ma proprio l'articolo di un giornale fascista dovete lasciare admin sveglia!
ma gli admin che cazzo ne
ma gli admin che cazzo ne sanno. Dopo 20 anni di ghetto tra mercatini equo-solidali, assedi sonori, percorsi di lotta, rilancio del rilancio del conflitto, ormai pure loro poverini vivono in una sorta di autismo, completamente estranei al contesto sociale.
Quando i centri sociali e i loro occupanti saranno finalmente un ricordo, ricomincerà la lotta
ma tu che cazzo ne sai
tu che fai invece
hai i mobili ikea in casa oppure
ti fai gli aperitivi al pigneto?
ti voglio vedere
vieni con un cartello
con scritto
'io sparo cazzate su indymedia'
sempre se ti sei mai fatto un corteo
admin levate sta roba
articolo compreso
non lo hanno tolto vedi.
non lo hanno tolto vedi.
14:02
faccio quello che fai tu: un cazzo!