Tristi saluti dall’Italia caro Claude Levi-Strauss
Era morto tra sabato e domenica, come conviene a chi sceglie la giornata per concludere la vita e forse sorridendo, lievemente.Bastava far passare ancora una trentina di giorni e avremmo dovuto scrivere 101, questi gli anni che avrebbe compiuto il 28 novembre, se non avesse deciso diversamente, il signor Claude Levi-Strauss. Sono certa che l’ha voluta lui la fine, era ancora troppo lucido e giovane, per non sapere che poteva , poteva tutto, anche chiudere o aprire un nuovo giorno. Avevamo odiato e amato certe morti nel fine settimana, prima di quelle rituali del 2 novembre 2009 all’ italiana , con la riscoperta post mortem della sana Alda Merini per la poesia , e la folle Diana Blefari per la rivendicazione brigatista-rivoluzionaria , ma di questo Signore dei Tristi Tropici, Affabulatore dolcissimo di storie vere e primitive, centenario su terraferma e isole non famose, se ne è avuta notizia dalla Francia solo poche ore fà.
Cominciò la sua ricerca nel campo a San Paolo del Brasile, nel 1935, l’indagine sull’altro da sè. Ma tra un armistizio, una guerra e una persecuzione, inventa con altri suoi pari amici ricercatori, una sorta di università-in-esilio, École Libre des Hautes Études, oggi un’ Ecole des hautes etudes en sciences sociales , che ha deciso di dirci a posteriori di questo addio e bene ha fatto.
Tristi Tropici inizia così: “Odio i viaggi e gli esploratori”… poi più in là: “viaggi, scrigni magici pieni di promesse fantastiche, non offrirete più intatti i vostri tesori”
e poco dopo “ciò che per prima cosa ci mostrate, o viaggi, è la nostra sozzura gettata sul volto dell’umanità”
e per finire…: “ed ecco davanti a me il cerchio chiuso: meno le culture umane erano in grado di comunicare fra loro, e quindi di corrompersi a vicenda, meno i loro rispettivi emissari potevano accorgersi della ricchezza e del significato di quelle differenze. In fin dei conti, sono prigioniero di un’alternativa: o viaggiatore antico, messo di fronte a un prodigioso spettacolo di cui quasi tutto gli sfuggiva – peggio ancora, gli ispirava scherno e disgusto – o viaggiatore moderno, in cerca di vestigia di una realtà scomparsa. Nell’un caso e nell’altro, sono sempre in perdita, e più che non sembri: poiché, io che mi rammarico di trovarmi davanti a delle ombre, potrei forse comprendere il vero spettacolo che prende forma in quell’istante, o il mio grado di umanità manca ancora della sensibilità necessaria? Fra qualche secolo, in questo stesso luogo, un altro esploratore altrettanto disperato, piangerà la sparizione di ciò che avrei potuto vedere e che mi è sfuggito. Vittima di una doppia incapacità, tutto quel che vedo mi ferisce, e senza tregua mi rimprovero di non guardare abbastanza“.
Mai mi sembrarono così tristi e così non lontani i tropici che non ho guardato abbastanza, al punto da non vedere dove mettevo i piedi e rimanevo a vedere, sparire ed è sfuggita, la carezza tra “fragili e falliti”, famigliare, tra parenti. Grazie per avercelo ricordato, come conviene a chi non viaggia ma vive, per sempre.
Doriana Goracci
quando parli di mago
quando parli di mago merlino?
Sul Mago Merlino ci stiamo attrezzando.
intanto ricordiamo, con il suo libro più importante Tristi Tropici, l’antropologo ed etnologo Claude Lévi-Strauss che è morto purtroppo, la notte fra sabato e domenica a Parigi. Era nato a Bruxelles il 28 novembre del 1908, fra pochi giorni avrebbe compiuto 101 anni.
Il mondo è cominciato senza uomini. E così anche finirà.
Questa è l’infinita, straziante melodia di Tristi Tropici, mai sdolcinata, un requiem alla cultura occidentale, la «grande creatrice di tutti i prodigi, dei quali ci rallegriamo» - una cultura alla quale non è riuscito «produrre questi portenti senza il loro rovescio della medaglia». Quanto miserabile è il suo mito di eterno progresso, il riciclaggio senza visione della propria vacuità - e quanta memoria è insita nei rituali dei «selvaggi», che ricevettero il loro passato in vita e in ogni albero incontrarono il loro antenato. L’Occidente non ha alcuna intuizione che la sua presunzione è provinciale, il suo raziocinio imperiale e il suo benessere vacuo. «Noi non comprendiamo perché principi, che sono stati fruttuosi per il nostro sviluppo, non siano apprezzati dagli altri tanto da indurli a prenderli per il loro proprio uso».
Un triste saluto a Claude Lévi-Strauss
(Doriana l'analisi logica, per favore)
la logica
caro hardenberg@ ti ringrazio del garbo con cui mi inviti, ed è la seconda volta se non sbaglio, ad usare l'analisi logica ma il tempo della scuola teorica per me è passato, mi sono ripresa quello della licenza di scrivere e analizzare come mi sento e mi diverte, come mi viene e come spesso mi viene male;il tuo triste saluto in ogni caso a Claude Levi-Strauss, anche se usando un'analisi metodologica ben più rozza, coincide col tuo. Bisognerebbe soddisfare il desiderio di polveri magiche che emerge ed urge sempre al lettore anonimo ma in quello sei maestro tu, a togliere la sete col prosciutto.
(Non chiedermi un impegno logico che non posso e forse non voglio soddisfare...)