Israele - killer ultrasionista venuto dalla Florida per uccidere gli arabi, i gay e gli ebrei non ortodossi
«Terrorista fai-da-te», «autodidatta», «lupo solitario». Le definizioni si sprecano sui giornali nel tentativo di riassumere in poche parole il profilo e le gesta di Yaakov (Jack) Teitel, 37 anni, volato come un angelo sterminatore dalla lontana Florida e atterrato in un piccolo insediamento a nord di Gerusalemme per depurare il mondo di alcune categorie a lui invise: palestinesi, cristiani, pacifisti e, da ultimo, gli omosessuali, «sodomiti» e corruttori della morale.
Per dare sostanza di fatti compiuti alla sua ideologia malata, Yaakov Teitel ha ucciso almeno due volte: un tassista di Gerusalemme Est e un pastore, colpevoli soltanto d´essere palestinesi; ha piazzato ordigni esplosivi a destra e a manca, in un caso ferendo gravemente un ragazzo di 15 anni appartenente a una setta di ebrei che riconoscono Gesù come il Messia e in un altro attentando alla vita del professor Zeev Sternhell, storico dei fascismi e militante pacifista.
Poi ha dato sfogo alla sua omofobia. Quando è stato arrestato il 7 di ottobre, attaccava manifesti che inneggiavano all´assalto a colpi di pistola compiuto il primo agosto scorso da un solo killer contro un centro giovanile per omosessuali di Tel Aviv (due morti e diversi feriti). Teitel ha confessato di essere l´autore dell´attacco, ma gli inquirenti non gli hanno creduto. C´è il sospetto che voglia coprire qualcun altro.
Arrivato in Israele nel 1997, Teitel si è subito dato da fare, uccidendo il tassista nel giugno di quell´anno e, due mesi dopo, il pastore, mentre pascolava le pecore vicino all´insediamento Carmel, a sud di Hebron. Fermato dalla polizia, l´assassino confessa i due delitti, ma viene rilasciato per insufficienza di prove.
Tornato a vivere in America dal 1997 al 2000, dove pare che abbia avuto guai con la legge, Teitel emigra definitivamente in Israele, si stabilisce nel piccolo insediamento di Shvut Rahel, sposa Rivka che gli darà quattro figli (oggi hanno dai 3 mesi ai cinque anni) e riprende la sua campagna di morte. Una campagna in cui, sostengono gli inquirenti, ha sempre agito da solo, in una solitudine persino più impenetrabile di quella in cui si sono rinchiusi Baruch Goldstein, il massacratore di Hebron, e Yigal Amir, l´assassino di Rabin, per preparare le loro imprese.
Avendo deciso di fare affidamento soltanto su se stesso - «altrimenti», ha detto agli agenti dello Shin Bet, «mi avreste scoperto subito» - Teitel avrebbe contrabbandato in Israele un vero e proprio arsenale (cinque fucili mitragliatori, tre pistole, migliaia di proiettili) nascondendoli in un container proveniente dagli Stati Uniti, mentre da Internet ha imparato a confezionare gli ordigni che assemblava in una stanza della sua casa, senza che la moglie, apparentemente, sospettasse nulla. Tanto meno i vicini.
Queste del «terrorista fai-da-te», del «lupo solitario», sono definizioni che giovano a sottolineare l´assenza di legami, di eventuali complicità con un contesto, quello degli insediamenti più estremisti e degli avamposti illegali, che Teitel frequentava e dove è assai probabile che incontri simpatie. In uno di questi aveva nascosto una delle pistole. Anche qui, nessuno sapeva. Quanto all´insediamento in cui viveva, Shvut Rahel, sembrano tutti colti di sorpresa. Ne parlano come un estraneo venuto dal nulla, «un tipo chiuso, introverso, che non parlava neanche l´ebraico». Ma se Yaakov Teitel non parlava la lingua, qualcuno gli avrà scritto e stampato in ebraico i manifesti che andava attaccando la sera del 7 ottobre. Il che rimanda alla questione delle complicità.
Arrestato un complice di Yaakov Teitel
Nel quadro delle indagini collegate all’arresto di Yaakov Teitel, accusato di terrorismo, la polizia israeliana ha arrestato martedì Shpinoza Yosef, un altro residente della colonia israeliana di Shevut Rachel nella Cisgiordania palestinese.